Inter- Milan 2-2: il derby che vale la stagione di Pioli

Il derby vale una stagione.

Appena ho sentito la dichiarazione di Stefano Pioli, alla vigilia del derby, mi è preso uno strano tremore. Ovvero quella strana sensazione che mi ha accompagnato per ogni singolo istante dal momento in cui il Corriere dello Sport, con De Boer ancora in panchina, ci ha anticipato chi avrebbe preso il suo posto sulla panchina dell’Inter.

Estraneità.

Non perché Pioli sia una cattiva persona (anzi) e non perché sia poi più scarso di tanti che abbiamo avuto negli ultimi anni: per dire, lo reputo uno o più gradini sopra i vari Gasperini e Mazzarri. Semplicemente perché, proprio come Gasperini o Mazzarri (o, peggio ancora, Benitez), l’impressione era quella di un allenatore che si trovava in una dimensione decisamente diversa dalla sua: non più grande o migliore, semplicemente diversa. Unfit, come diceva la nostra Sorella Baderla.

Per un certo periodo, però, era riuscito a scacciare le mie personali paure trasformandole in fisime: bravo Pioli, dicevo e mi dicevo, perché ha capito che è il suo passo a dover essere diverso, non quello dell’Inter.

Nelle 7 vittorie consecutive c’era un’idea, un progetto, qualcosa che cominciava seriamente a somigliare ad un futuro: Pioli mi era sembrato piuttosto abile a fare di necessità virtù, dando all’Inter una precisa conformazione. Poi sono arrivate Lazio di Coppa Italia e Juventus… ed è tornato il Pioli unfit.

Quando si perde una partita come quella di Crotone, dopo avere attraversato un periodo di scandalosa magra, tanto da realizzare 7 punti su 6 partite, 13 su 9, ti aspetti di trovare un certo tipo di stimolo verso l’ultimo traguardo avvicinabile.

Che non è e non può essere una partita, anche se questa è il derby. Semplicemente perché il derby, soprattutto questo derby, non valeva alcuna stagione. O almeno così credevo.

IL DERBY CHE VALE LA STAGIONE…

di Pioli. Ecco, mi sbagliavo: questo derby valeva davvero una stagione, e questa è quella di Pioli. La prossima, verosimilmente, perché cambiare oggi non avrebbe senso e si creerebbe soltanto un precipizio di fronte ai calciatori: si deve arrivare in fondo quantomeno con dignità.

Si poteva soprassedere persino alle partite con Sampdoria e Crotone (persino!), perché avevamo posto una condizione d’obbligo per la permanenza di Pioli all’Inter: le grandi sfide rimanenti, ovvero Milan, Fiorentina, Napoli e Lazio. La prima ci ha mostrato, già dalle parole prima della partita, che Pioli non è da Inter, semplicemente.

Decide di giocarsela con il solito 4-2-3-1, ma con Joao Mario che ha più libertà di svariare rispetto a Banega: in molte situazioni di campo si è visto un chiaro 4-3-3, che continuo a percepire come la vera destinazione di questa squadra.

Pioli teme di soffrire dal lato sinistro, dove c’è Suso che all’andata aveva fatto una gran partita. Personalmente sono più per le difese di sistema che non quelle individuali e, come massimo esempio di quest’idea, basterà ricordare Santon contro Cristiano Ronaldo. Pioli la pensa diversamente, pensa agli scontri individuali e decide di mettere Nagatomo per Ansaldi: alla fine il campo gli darà torto.

Medel confermato in mezzo con Miranda, tutto il resto invariato.

Montella, invece, prova a mettere più qualità in un 4-3-3 che spesso si ricompone in un più visibile 4-1-4-1, con Suso e Deulofeu sugli esterni, a metà campo Kucka e Mati Fernandez poco più avanti di Sosa.

L’Inter parte contratta, forse le polemiche pesano: per molti sono quelle dopo la partita di Crotone, per Gagliardini forse quelle (stupidissime) a seguito della sua presenza nella partita di Champions League tra Juventus e Barcellona. Dopo 2 minuti commette un errore clamoroso a metà campo e innesca un’azione insistita del Milan, sventata prima da Handanovic su Deulofeu, poi da un difensore e poi da Bacca stesso che calcia alto.

L’Inter risponde 3 minuti dopo con Joao Mario che fa una magia sull’out di sinistra (zolla preferita in questa partita) bevendosi sia Calabria che Kucka, arriva in area, mette in mezzo ma Icardi spara alto.

La partita va a strappi, con il Milan che sembra più quadrato e compatto, e l’Inter che ci prova ma senza grande energia soprattutto in contropiede. Tra il 14esimo e il 15esimo due occasioni per il Milan: prima è Suso (fronteggiato da Perisic) che di sinistro impegna Handanovic e poi è Deulofeu, sugli sviluppi di un angolo, che colpisce il palo da posizione defilata: è il 13° palo in stagione.

L’Inter prova a verticalizzare appena può e questo incide negativamente sulla precisione dei passaggi, che cala vertiginosamente. In difesa si soffre molto un po’ tutti, da Medele a Miranda a D’Ambrosio, ma l’Inter tiene comunque botta, provando piano piano a riprendere il controllo del match.

Per un quarto d’ora circa non succede praticamente nulla e, proprio quando pensi che l’Inter sia ormai padrona della partita, ecco l’azione pericolosa per il Milan, con Deulofeu che si beve Medel sulla sinistra e viene fermato solo da un ottimo Handanovic in uscita. Sugli sviluppi, Kucka simula un volo e si becca un meritato giallo.

Gol sbagliato gol subito, regola del calcio. L’Inter aveva ripreso campo e il Milan già da qualche minuto aveva abbassato i ritmi del pressing, lasciando troppa libertà da dietro ai nerazzurri. È su questo scenario che Gagliardini si trova il pallone a metà campo, libero da ogni pressione: inventa un lancio al bacio per Candreva, Donnarumma ha due incertezze, la prima nell’uscita e la seconda in posizione e subisce il gol. Secondo derby della Madonnina per Candreva e secondo gol. Qualche dubbio sulla posizione di partenza dell’italiano, ma è impossibile stabilirlo con la moviola, figuriamoci dal vivo.

Il Milan fa fatica a ricomporsi e l’Inter ne approfitta, prima con un gran cross di Joao Mario (che aveva rubato palla in mezzo al campo, poi scambiata con Candreva) in mezzo per Icardi, che però è in ritardo e fa fallo su Zapata; poi con una  straordinaria azione di Perisic sulla sinistra che duetta con Icardi e poi lo trova da solo a due metri dalla porta. Icardi segna il suo primo gol nel derby di Milano e timbra una statistica importante: a parte l’Inter, ha segnato a tutte le squadre di Serie A.

Il primo tempo si chiude così, con l’Inter davanti 2-0 e risultato piuttosto bugiardo: per 20 minuti un Milan decisamente migliore e poi partita calata di tono e di interesse. Nel complesso, comunque, un derby piuttosto noioso.

SECONDO TEMPO

Per certi versi, ancora più noioso del primo, ma con l’Inter che, nonostante il Milan produca comunque qualche azione pericolosa, sembra in pieno controllo del match. I rossoneri non ne hanno più e, a dire il vero, neanche l’Inter: le due squadre si spaccano e a pagarlo è soprattutto il Milan. Ogni volta che abbozza la pressione parte il contropiede dell’Inter; ogni volta che la difesa resta più bassa, l’attacco rimane isolato e facile preda dei difensori nerazzurri.

Candreva ci prova al 49esimo, su un gran recupero in area rossonera di Kondogbia: palla alta.

La partita si scuote nuovamente dopo una decina di minuti, protagonista Perisic: scambia con Joao Mario, arriva in area e calcia a lato, con Icardi che si dispera in mezzo perché era solissimo.

Poi Deulofeu brucia D’Ambrosio che sbraccia un po’: lo spagnolo cade (fuori area) ma Orsato non concede nulla.

Qualche minuto prima si era registrato l’ingresso di Locatelli per Kucka.

Il Milan prova ad alzare i ritmi, soprattutto allungando la distanza delle giocate. Al 65esimo Deulofeu ci prova da fuori sugli sviluppi di un calcio d’angolo ma Handanovic è insuperabile.  Poco dopo è Bacca che impensierisce Miranda, ma è sempre il portiere nerazzurro a togliere le castagne dal fuoco.

Bacca ci prova di nuovo da posizione invitante ma è Medel a fare il miracolo; poi è Deulofeu a impegnare a Handanovic che fa un grande intervento.

C’è qualcosa che non torna nell’Inter, soprattutto riguardo alle distanze tra i reparti. In teoria sarebbe persino facile da leggere: stringere due linee e provare le ripartenze, anche perché il Milan sembra davvero fuori giri.

Pioli è costretto a sostituire Perisic. Qui la prima mossa dubbia: ci sarebbe la possibilità di allargare Joao Mario per mettere un altro giocatore dai piedi buoni per controllare la partita e alzare la percentuale di possesso palla (il Milan supererà il 60% a fine match), e invece entra Eder.

Montella risponde con Lapadula per Sosa, ma l’effetto è piuttosto sterile: l’unica cosa che aumenta è il nervosismo, con Locatelli protagonista.

La partita sembra indirizzata sui binari nerazzurri. Pioli serve l’assist a Montella: dentro Murillo e fuori Joao Mario. Difficile immaginare un cambio peggiore e infatti l’allenatore milanista fa entrare Ocampos per Calabria.

Ecco uno dei grandi limiti di Pioli. Piuttosto che difendere di sistema, compattando la squadra e chiudendo tutti gli spazi con due linee strettissime, difende con i singoli, aggiungendo un difensore. Perdendo la scommessa.

A sinistra ci si era sempre ben comportati, tutto sommato, sia perché Perisic era stata spina nel fianco e sia perché il croato era stato bravo anche in diversi ripiegamenti. All’83esimo, invece (2 minuti dopo i cambi), Suso, sugli sviluppi di un angolo, riesce a trovarsi finalmente uno contro uno contro Nagatomo con campo disponibile sia a destra che sinistra, la situazione peggiore: il giapponese difende da par suo (ovvero da schifo) e Suso mette un cross al bacio. Ed è su questo cross che si manifesta la pochezza dell’idea di aggiungere un difensore: perché su quella palla ci sono tre interisti, di cui due ampiamente in vantaggio; ma Romagnoli supera il suo avversario (Romagnoli) e anticipa tutti, compreso un Miranda che era anche scivolato, e insacca il 2-1.

Il Milan la butta sui nervi, soprattutto con Locatelli, e l’Inter ci casca.

Pioli al 90esimo fa un altro errore, anzi, in realtà ne fa due. È una delle cose che odio di più: la sostituzione nel momento in cui il 4° uomo sta dando il recupero. È una cosa che indispone l’arbitro, in maniera quasi naturale direi, oltre a fare aumentare la percezione della perdita di tempo: quei famosi 30 secondi diventano di più. Ricordiamolo, non sono regola e rimangono comunque discrezionalità dell’arbitro: possono essere 30 come 10 o come 60, è semplicemente una scelta discrezionale dell’arbitro.

L’Inter perde circa 1 minuto e mezzo in questa operazione, tanto da riprendere al minuto 91 nonostante il gioco fosse fermo prima del 90esimo: Orsato dice chiaramente che il recupero non l’ha neanche fatto partire e ci saranno 5 minuti dalla rimessa in poi. Poi, dico, per fare cosa? Fare entrare Biabiany? Per provare cosa, i contropiedi invece che gestire la palla?

In questi 5 minuti l’Inter perde anche la testa, perché invece che gestire la palla prova addirittura a far gol con Biabiany che calcia alto. Il cronometro segna il minuto 96:34 quando il Milan batte l’angolo: come detto prima, la scelta della quantità del recupero è una discrezionalità dell’arbitro, ma sinceramente aggiungere 30 secondi ai 60 già considerati dal 91esimo è sembrato eccessivo. Orsato aveva deciso per 5 minuti nonostante mancasse una sostituzione, arrivata proprio al 90esimo. Tutto ci è sembrato tranne che una partita da 6 minuti di recupero ed è piuttosto bizzarro, per usare un eufemismo, pensare ad un recupero da “tempo effettivo“.

L’Inter difende malissimo su questo corner: ci sono 3 nerazzurri contro 2 rossoneri sul primo palo; altrettanti nerazzurri contro 4 rossoneri in mezzo all’area e colpisce di testa proprio l’unico libero, Bacca: non ci crederete, e no ci credo neanche io nonostante lo stia riguardando da 10 minuti, ma a marcare il colombiano c’era Medel… che, in ritardo, si stacca dal gruppetto e va verso la linea di porta. La deviazione del colombiano è insufficiente per arrivare in porta, ma tanto basta per servire Zapata, perso sciaguratamente da Miranda: il tiro rimbalza sulla traversa e Medel non riesce a salvarla, la goal line technology conferma il gol.

inter milan 2-2 gol di zapata.jpg

Orsato fischia la fine e mostra a Medel l’orologio, secondo lui tutto corretto. Peccato che a richieste del capitano Icardi, lui risponda minaccioso con un “vai via, conto fino a 5”: solito problema degli arbitri permalosi.

CONCLUSIONI

Al netto della reazione di pancia e dell’invito elargito a Orsato, Pioli e calciatori nerazzurri, la sostanza della partita è racchiusa in questi pochi caratteri. Orsato, che non aveva arbitrato male fino al 70esimo, ha mostrato limiti pazzeschi di gestione della partita quando la tensione è salita, inventandosi un recupero monstre difficilmente giustificabile e che non trova appiglio in nessun regolamento: quell’orologio fermato e poi fatto ripartire stupisce se abbinato ai già generosissimi 5 minuti di recupero.

Pioli ha preparato la partita provando a coprirsi e puntare al contropiede. Nessuno prescrive all’Inter che debba giocare bene, purché accada di tanto in tanto e sia funzionale alla vittoria: quindi andava bene la tattica che ha portato l’Inter sul 2-0.

Molto meno bene i cambi, cervellotici e soprattutto pavidi. Pioli dovrebbe ormai sapere che le sostituzioni trasmettono emozioni ai calciatori, trasmettono sensazioni: che si tratti di coraggio o di paura, di fiducia o di pavidità. Il cambio di Eder non si sposava molto con la situazione, molto meglio tenere Joao Mario sulla sinistra e mettere un altro dai piedi buoni per provare a controllare la partita invece che subire il Milan.

La scelta di Murillo è cavillosa, perchè arriva prima dell’ingresso di Ocampos, e non è giustificata. In questi casi si può difendere di sistema, accorciando la squadra e disponendo linee strette, lasciando la possibilità di raddoppi in ogni zona del campo. Invece Pioli prova a giocarsela uomo contro uomo, pensando di barricarsi sul 2-0: messaggio sbagliato e la squadra ha recepito.

In ultimo, la scelta di Biabiany è letteralmente folle. Anche qui, invece di tenere palla e giocarla meglio, decidi di mettere in campo uno che sa fare due sole cose, correre e contropiede, la seconda tra l’altro neanche benissimo? Ed è proprio Biabiany a sciupare un’azione importante, che non doveva neanche essere un tiro in porta, ma una corsa a perdifiato verso la bandierina a recuperare minuti.

L’ultimo, grossolano errore è stato quello di fare la sostituzione al 90esimo, tipico della Coverciano che tanto piace ai giornalisti italiani.

Insomma, derby che valeva una stagione e l’impressione è che Pioli se la sia giocata malissimo, la stagione. Niente spettacolo e, peccato, perché quando l’Inter ha alzato i ritmi e il pressing ha mostrato sempre (ma proprio sempre, anche contro la Juventus) di essere davvero temibile per chiunque. Peccato, perché i numeri gli danno torto: sparito il possesso palla (Milan 60%), nessun controllo solido del match, percentuale di passaggi riusciti calata vertiginosamente (74% contro l’85% del Milan), troppi lanci lunghi, troppe palle perse, troppi errori individuali,

Joao Mario è stato il migliore in campo e, sì caro Ausilio, i milioni in campo ci vanno se sono spesi bene: e Joao Mario vale più di tutti quelli che hai speso malamente finora. Il perché l’ostracismo di queste ultime partite è qualcosa che andrebbe spiegato ai tifosi.

Ma Pioli dovrebbe anche spiegare perché questo Milan ha un gioco, un’identità e decisamente più cuore nonostante una rosa di indubbio minor valore. Un Milan che faticherebbe, in condizioni normali, ad arrivare 8° e invece è a +2 dall’Inter, nel frattempo a -4 dall’Atalanta e -5 dalla Lazio, -11 dal Napoli (che gioca stasera) e -16 dalla Roma.

Lo score di Pioli, nel frattempo, si aggiorna: 14 punti nelle ultime 10 partite, 8 punti nelle ultime 7, e per la prima volta sotto i 2 punti a partita considerando da quando è all’Inter. 20 partite, 39 punti, 1,95 di media.

Le dichiarazioni post partita confermano un allenatore in confusione e lontano dalla realtà, perché non vede l’errore commesso e tradisce soltanto l’ansia di riabilitarsi agli occhi di tutti.

“Il Milan giocava con 4 giocatori offensivi e noi non dovevamo concedere spazi. Ma abbiamo preso due gol su palla inattiva. Un po’ più di scaltrezza sarebbe servita ma il cambio tattico non ci ha penalizzato, anzi, il cambio tattico ci ha dato sostanza ma l’assetto tattico conta fino ad un certo punto.  Siamo rimasti comunque con due giocatori offensivi e parità in mezzo al campo, loro erano molto sbilanciati. La partita era quella, vincere i duelli in fase difensiva e cercare di ripartire. I commenti e giudizi sarebbero stati diversi se non avessimo preso gol sul calcio d’angolo. Ci sta ora che ci siano commenti negativi […] Il mio futuro è legato alle scelte della proprietà che dovrà giudicare tutto il percorso e non una partita […]

 

La proprietà non deve giudicare una partita sola, deve giudicare il percorso. Oggi avevamo la partita in pugno.”

Se il Milan ha 4 giocatori offensivi, invece che proporre raddoppi con linee strette, che fai? Giochi gli uno contro uno lasciandogli ampiezza per darti un uomo in più in mezzo? E perché non inserire il 6°, allora, con Ocampos in campo? Semplice: perché non è il numero di difensori che conta, ma come difendi.

L’allenatore ha mostrato fiducia nelle scelte della società ma, sinceramente, la maschera di Pioli è già caduta qualche turno fa: che chiuda il campionato e saluti per andare dove calza meglio, dove non sarebbe com’è all’inter: unfit.

PAGELLE

HANDANOVIC 7,5: se l’Inter porta a casa 1 punto è anche per merito suo.

D’AMBROSIO 5,5: non soffrire la velocità di Deulofeu è impossibile. Lui patisce, in un paio di casi anche nettamente, e il suo avversario è sempre una sfina nel fianco: ma dal suo lato il Milan alla fine non sfonda mai davvero.

MEDEL 5: la partenza è disastrosa, poi cresce nel finale, anche facilitato da un Milan che si spacca in due. Stavolta non riesce neanche a impressionare con i recuperi e le chiusure, fatta eccezione per quello in extremis sul tiro di Bacca (esemplare): ma non basta a giustificare la confusione nel finale, ma soprattutto la non marcatura su Bacca (ma perché deve marcarlo lui, che gli concede una dozzina di centimetri?).

MIRANDA 4,5: ne azzecca molte, ma ne sbaglia altrettante. Sul primo gol scivola, sul secondo gol si perde Zapata: imperdonabile.

NAGATOMO 5,5: discreto in difesa per tutta la partita, anche perché Perisic aiuta molto, sebbene lui faccia il suo con molti interventi puliti. Nullo in attacco, ma assolutamente insufficiente e fuori luogo nell’azione del 2-1 milanista.

GAGLIARDINI 5,5: con la testa ancora allo Juventus Stadium, parte malissimo regalando un pallone d’oro al Milan. Poi cresce e inventa un lancio superbo per Candreva. Cala alla distanza, ma gravi responsabilità sul primo gol rossonero: è lui a perdersi Romagnoli.

KONDOGBIA 6:  di legnare, legna, ma perde troppi palloni e sparisce dal campo per troppi minuti.

CANDREVA 7: se D’Ambrosio se la cava con Deulofeu lo deve anche ai costanti rientri di Candreva che, inoltre, segna un gran gol, pur aiutato da due errori di Donnarumma. Nel finale poi gira a vuoto, come tutti, ma il discorso è più ampio del singolo.

PERISIC 6,5: ad intermittenza, come spesso gli accade negli ultimi periodi. Quando si accende è imprendibile, come quando serve a Icardi un assist per un gol che per più di metà è del croato.

JOAO MARIO 7+: primo tempo sontuoso, da uomo ovunque e di grandissima qualità, dal pressing alla gestione della palla. Cala nel finale e, invece che essere messo più a suo agio più indietro, viene sostituito. L’Inter di fatto sparisce. Le panchine delle ultime giornate gridano vendetta.

ICARDI 7-: stavolta lotta come un leone e segna un gol da attaccante d’un tempo. Peccato sfrutti male un paio di buone occasioni.

EDER 5,5: facciamo fatica a capirne l’utilità.

MURILLO SV: vedi sopra.

BIABIANY SV: vedi sopra.

TABELLINO

INTER-MILAN 2-2
MARCATORI: 35′ Candreva (I), 43′ Icardi (I); 83′ Romagnoli (M), 96′ Zapata (M).
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Medel, Miranda, Nagatomo; Gagliardini, Kondogbia; Candreva (90′ Biabiany), Joao Mario (80′ Murillo), Perisic (67′ Eder); Icardi.
All. Pioli.
MILAN (4-3-3): Donnarumma; Calabria (80′ Ocampos), Zapata, Romagnoli, De Sciglio; Sosa (74′ Lapadula), Mati Fernandez, Kucka (57′ Locatelli); Suso, Bacca, Deulofeu.
All. Montella.
ARBITRO: Orsato.
SANZIONI: ammoniti Kucka (M), Candreva (I), Handanovic (I), Kondogbia (I), Locatelli (M).

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