Fiorentina Inter 5-4: inqualificabili

Comincio a scrivere questo articolo attorno alle 12 di domenica mattina, 23 aprile 2017. La partita contro la Fiorentina è finita circa 12 ore e ancora non si legge in giro di dimissioni di nessuno, tantomeno Pioli. Bene così, aspettiamo.

INQUALIFICABILI

Ci hanno raccontato che il problema prima era un allenatore che non conosceva la lingua italiana ed era completamente a digiuno delle “arti magiche di Coverciano“.

Ci hanno raccontato che non si poteva giocare in un determinato modo, perché era folle e fuori dalla logica di questa squadra.

Ci hanno raccontato che con questa rosa bastava un normalizzatore per mettere le cose a posto.

Ci hanno raccontato che bastava stare 15 metri più indietro.

Ci hanno raccontato che il normalizzatore in realtà era un potenziatore, tanto era bravo e preparato. Lui, sì, laureato in arti magiche di Coverciano.

pioli power potenziatore.jpg

Ci hanno raccontato che bastava poco per recuperare Brozovic e Kondogbia.

Ci hanno raccontato che verso il croato era mobbing, fatto anche su Barbosa.

Ci hanno raccontato che questa rosa era improvvisamente risorta ed era diventata tra le più apprezzate d’Europa.

Dopo un giorno o due hanno cominciato a raccontarci che finalmente l’Inter giocava a calcio, anche se aveva perso 3-0 col Napoli e giocato una partita oscena contro il Genoa.

Ci hanno raccontato che Medel era un gran difensore e che sarebbero bastati 10 Medel più Icardi per vincere tutto.

Ci hanno raccontato che Miranda è un difensore eccezionale che giocava male solo perché costretto a stare troppo alti, come se fosse una colpa.

Ci hanno raccontato che, dannazione, Icardi era sempre troppo solo: 4-2-3-1 o 4-3-3, che diamine, che squadraccia era quella? Molto meglio quella di Pioli.

Ci hanno raccontato che non ci vuole spessore e coraggio, che Inter-Juventus dell’andata è pura casualità, mentre la strada giusta era quella del pragmatismo e del buon senso all’italiana.

Potremmo continuare ma vogliamo fermarci così per evidente stanchezza, abbattimento, depressione ed ancora più evidente scoramento.

Ci hanno raccontato un mucchio di cazzate. Per imbonirci, per giustificare il proprio operato tramite i media, che a loro volta ci sguazzavano perché… perché hanno fatto così anche quando c’erano Mazzarri e Gasperini, e sappiamo tutti perché.

Alla fine, le uniche due cose giuste dette quest’anno le hanno dette i due allenatori uscenti. Il primo, Mancini, che stante così le cose, con questa rosa e con queste ambizioni (fuori misura, a dire il vero) era necessario investire anche e soprattutto in gente già pronta e funzionale alle idee dell’allenatore. Non ero d’accordo in assoluto, ma nel caso specifico gli si deve dare ragione, inevitabilmente: perché l’Inter non è pronta, e non lo sarà neanche a breve, per un salto generazionale di un certo tipo, per investire su una formazione più giovane, per essere il Borussia d’Italia, o il buon Arsenal di qualche anno fa.

Il secondo, De Boer, che quando doveva uscire dalla porta, prima di chiuderla, nonostante gli insulti, le mancanze di rispetto, la violenza perpetrata dai media (sempre ad uso e consumo interno) sull’uomo e sul nome dell’Inter, ha detto parole di una signorilità uniche e che andrebbero marchiate a fuoco sulla fronte di questi 24 inqualificabili calciatori che si definiscono professionisti e percepiscono compensi da professionisti, nonostante in campo si veda troppo spesso praticamente tutto tranne che professionismo. E le sue parole valgono a prescindere dal fatto che lo si apprezzi o meno come tecnico:

“Vi auguro il meglio, ma anche con un altro al mio posto, se non lavorerete tutti insieme non cambierà niente” (F.de Boer, 2/11/2016)

Era il 2 novembre 2016 e nulla è cambiato.

LA PARTITA

E dire che l’Inter non comincia poi così male. I primi minuti vedono un buon Perisic (si attacca quasi esclusivamente da sinistra) e un discreto pressing alto, accompagnato, però, da una difesa esageratamente bassa come dimostrano due dei tanti screenshot che avremmo potuto prendere.

Prima del rinvio di Tatarusanu, l’attacco è disposto tutto sommato bene perché riesce a tenere le posizioni ideali per impedire il gioco da dietro alla Fiorentina:

A rilancio effettuato, però, Medel e Miranda sono molto oltre la linea di metà campo, trascinati da Babacar:

Questo qualche minuto dopo, con il rilancio di Tatarusanu che vede 4 uomini davanti:

La palla arriva a metà campo e sulla ribattuta di testa di Kondogbia non c’è possibilità di aiuto:

L’Inter è troppo slegata, troppo lunga e disunita: già divisa in due all’inizio della partita. Per fare un raffronto, basta guardare la Fiorentina qualche minuto dopo, quando Nagatomo è costretto a rinviare per il pressing avversario:

A rinvio effettuato, la Fiorentina è decisamente più avanti:

Dopo un paio di minuti di schermaglia in cui sembrano emergere i nerazzurri, la Fiorentina prende campo, esponendosi però al contropiede interista. Già all’11esimo una combinazione Perisic-Candreva è sciupata dall’italiano, ma sembra essere la via giusta per fare del male alla difesa a 3 viola.

I ritmi sono lentissimi, le due squadre non hanno voglia né interesse ad accelerare se non in maniera assolutamente isolata. L’Inter, però, mostra di soffrire sulle fasce perché il meccanismo difensivo, nell’insieme, prevede molta densità centrale, con Perisic e Candreva che stringono molto anche in fase di non possesso: nonostante questo, lo spazio tra le linee è enorme e sia Vecino che Borja Valero si inseriscono con continuità.

Il primo tempo e i primi gol, nonché le prime azioni pericolose, nascono da questi canovacci.

Al 21esimo, uno dei tanti esempi di movimenti sbagliati di Medel: un vero mistero vederlo in campo, roba che al solo pensarci viene voglia di mettersi una camicia di forza perché o sono pazzo io o è pazzo il resto del mondo che lo vede lì.

Come succede praticamente sempre, piuttosto che giocare in linea e guardare l’uomo, Medel preferisce accompagnarne il movimento, come fanno tutti i centrocampisti del mondo. Il problema, però, è che così lasci alla Fiorentina altri 10 metri di campo e il fuorigioco non lo fai mai:

L’azione viene sprecata da Borja, con recupero finale di Medel: il resto del mondo applaude al recupero sul cross (sbagliato), io immagino che quell’azione non sarebbe mai esistita senza un uomo staccato di 10-12 metri dal resto della squadra.

Nei primi 20 minuti due episodi da moviola che mi sembrano entrambi rigori: il primo è una cintura di Miranda su Babacar, l’altro è un atterramento di Icardi (credo da Tomovic o Vecino).

Poi la Fiorentina segna.

La partenza vede proprio Borja Valero tra le linee e in cui sbagliano sin troppi interisti. Sbaglia Candreva ad alzare il pressing, così come Gagliardini, sbaglia Medel a non salire prima sulla posizione dell’avversario.

D’Ambrosio è costretto (giustamente) ad accentrarsi, la palla va sull’esterno e poi di nuovo al centro dove Vecino, liberissimo, segna.

Sbagliata la posizione di D’Ambrosio, sbagliato il tempo di Medel, sbagliata la mancata scalata di Miranda, ma soprattutto errore di Gagliardini che si perde clamorosamente Vecino (prova, fuori area, anche a fermarlo trattenendolo).

L’Inter subisce un gol su una situazione piuttosto leggibile e prevedibile già da diversi minuti.

L’Inter smette anche di pressare alta ed è davvero un brutto spettacolo, con i viola che fanno anche accademia di palleggio per qualche minuto senza che ci siano interisti vogliosi di recuperare palla.

C’è un momento in cui gli attaccanti nerazzurri proprio si fermano, senza inseguire i viola, lasciando i 6 compagni sguarniti. Fortuna vuole che Joao Mario azzecchi la posizione, che Perisic azzecchi il tunnel sulla palla persa dal portoghese e che trovi Candreva libero: come accaduto nei primi minuti, ma stavolta Candreva ritorna la palla al croato che pareggia.

La Fiorentina, però, sembra troppo supponente, così come Bernardeschi che qualche minuto dopo (è il 34esimo) prova un colpo di tacco inutile che diventa preda di Medel: Joao Mario è ancora nella posizione giusta, scambio con Gagliardini e corridoio giusto per Mauro Icardi che fa a spallate con Sanchez e poi batte Tatarusanu.

Non vorrei sbagliare, ma era la prima palla toccata dall’argentino o quasi.

I viola sbandano e al 38esimo rischiano nuovamente, di nuovo sull’asse Perisic-Candreva: il taglio di 35 metri è splendido ma l’Italiano stoppa male e la palla va a Tatarusanu.

Fino alla fine del primo tempo non succede molto: l’Inter si copre, la Fiorentina preme ma senza esagerare, puntando molto sulla fascia sinistra e sul movimento tra le linee che l’Inter non riesce a leggere.

Tra il 44esimo e il 45esimo gli unici due pericoli: Perisic sbaglia un lancio, palla recuperata e subito scaricata su Borja Valero; né D’Ambrosio né Gagliardini decidono di stringere sull’avversario che decide di tirare, il colpo è buono ma Handanovic lo è di più.

Poi, su cross di Milic, Miranda prova ad anticipare Bernardeschi ma colpisce verso la porta: Handanovic è straordinario e para anche questa. Lui e Perisic i migliori in campo nei primi 45 minuti, ma Inter con troppi buchi.

SECONDO TEMPO

Da quando c’è Pioli, nella stragrande maggioranza delle partite, i nerazzurri concedono sempre un tempo all’avversario. Successo praticamente con tutti, compresa la Fiorentina all’andata, quando nel secondo tempo, pur con la superiorità numerica, l’Inter subì moltissimo le iniziative dell’avversaria.

Così accade al ritorno.

L’Inter praticamente non parte e già al 51esimo è costretta in affanno. C’è una palla rinviata male da Nagatomo e un leggero contrasto tra D’Ambrosio e Babacar: l’arbitro Valeri non ha dubbi e assegna il rigore. La maglia tirata c’è e il rigore, a mio avviso, sarebbe anche giusto se non fosse che a) Babacar prima commette gioco pericoloso su D’Ambrosio e b) con la b…

Ma Handanovic intuisce la mozzarella di Bernardeschi e para.

Pochi minuti dopo altro contatto Babacar-Miranda: il primo cade con eccessiva facilità e non sembrano esserci gli estremi per il rigore.

Paulo Sousa decide che ne ha abbastanza dell’insofferenza e della superficialità di Bernardeschi (davvero l’Inter spenderà milioni per questo calciatore?) e fa entrare Ilicic. Sembra un cambio conservativo e invece varrà la partita.

Perché l’Inter perde totalmente il controllo del centrocampo… se mai l’avesse avuto, e fa una fatica bestiale a uscire palla al piede, né ha i calciatori adeguati per appoggiarsi in avanti anche con qualche rinvio.

Al 62esimo è proprio Ilicic che sfonda centralmente, la palla finisce a Borja che tira e trova nuovamente Handanovic pronto: sul calcio d’angolo, però, è gol di Astori.

Ancora una volta la sufficienza e la superficialità sono di Gagliardini che perde l’uomo, libero di colpire.

Bastano pochi secondi per il raddoppio… che andrebbe rivisto per capire il concetto di confusione in campo. Il primo pezzo a cadere è Kondogbia, che esce sulla sinistra senza un reale motivo: c’è il buco al centro e, come sempre, Borja lo occupa con intelligenza, Medel decide di uscire ad cazzum e, su quel buco, Vecino si fionda dopo il triangolo con Borja Valero:

Quel che fa veramente male è vedere Vecino letteralmente circondato da 5 avversari ma nessuno che decida quantomeno di abbatterlo sul posto:

L’Inter non corre più, le distanze si fanno siderali e fanno fatica soprattutto i due in mezzo: mai come in questa partita si sarebbe sentita l’esigenza di passare ad un più compatto 4-3-3.

Al 67esimo altra sciocchezza di Medel che, sulla trequarti e su una ripartenza viola, prova una scivolata delle sue: la Fiorentina, fortunatamente, spreca.

Al 70esimo l’apoteosi.

L’Inter attacca in massa, anche se senza convinzione. La palla viene rinviata malamente ma fuori dall’area viola non c’è un solo interista: per i viola è un gioco far ripartire l’azione.

Babacar si invola, uno contro uno con Medel. Non ne avevamo bisogno, non noi che lo diciamo da tempo immemore, ma ci si augura quantomeno che sia la pietra tombale sul concetto di Medel difensore: perché il movimento su Babacar è ridicolo, è così fuori dal concetto di difensore che, se non sei interista, fa ridere al solo guardarlo.

Esatto, lui affronta in are l’avversario come se lo affrontasse a metà campo, proteggendo il centro e pensando di spingerlo sull’esterno: peccato che lo fa a un metro di distanza e senza alcun istinto di dove sia la porta.

Un disastro.

Pioli decide di perpetuare sé stesso, dentro Eder e fuori Nagatomo: si passa ad una sorta di 3-3-4. Poi Brozovic per Kondogbia, altro cambio che lascia basiti.

Ti aspetti un’Inter all’arrembaggio e invece ti ritrovi un’Inter in confusione. Al 70esimo altro errore di posizionamento, stavolta del duo Gagliardini-Miranda, soprattutto quest’ultimo, che decide di uscire su Borja Valero:

A completare il pasticcio: Brozovic che non segue Salcedo e Medel che parte con estremo ritardo e si perde Babacar. Il gol è comunque in leggero fuorigioco.

I gol di Icardi sono buoni giusto per traguardi personali e per le statistiche. Alla fine ci sarebbe anche un tiro di Brozovic bloccato sulla linea, ma pareggiare in rimonta sarebbe stato persino peggio e avrebbe solo messo polvere sotto il tappeto.

CONCLUSIONI

Ovviamente non è più tempo di “De Burrone” o “il burro di Frank” o “Inter, ma non ti vergogni?”: in panchina c’è il meglio di Coverciano e finalmente la proprietà ha dato ascolto alla “dirigenza italiana“, e quindi non è il caso di fare guerre sante sui giornali, quindi il problema diventa l’Inter, che è pazza e che non sa difendere:

L’ecatombe delle ultime partite è, come più volte sottolineato in queste settimane, vede protagonisti tutti, nessuno escluso.

A partire dalla proprietà, che ad oggi non ha avuto il vero coraggio di identificare i veri responsabili, i primi responsabili, i più diretti responsabili, i promotori principali di questo scempio e, anzi, li portano con sé in tribuna oppure gli rinnovano l’ingaggio come se fossero degli impiegatucci con nulle responsabilità.

Ed è inevitabile parlare di quella dirigenza che non ci mette mai la faccia abbastanza, che ha gestito in maniera oscena e fuori dal mondo tutti i singoli momenti di crisi quest’anno: dall’affaire Mancini alla scelta del sostituto, dalla mancata protezione a De Boer (anzi…) allo stillicidio sui media di attacchi personali, villani, offensivi, per l’allenatore e per l’Inter come società; dai casi Brozovic a quelli di Icardi e la Curva; dal calciomercato fatto in barba agli allenatori per finire all’incapacità di dire una sola cosa giusta negli ultimi mesi. E potremmo continuare, soltanto che ce li ritroveremo ancora lì, col loro sorriso cartonato o la faccia imburberita ad uso e consumo delle tv, a sentire le solite menate di ogni anno, buone per ogni stagione e per ogni sacrosanta presa per il culo al tifoso: che sono tutte finali, che abbiamo 38 partite per mostrare quello che valiamo, poi 25, poi 15, poi 10, poi il campionato è finito e c’è sempre una prossima stagione per fare meglio le cose, che però questa squadra è difficilmente migliorabile, e tutti i blablabla di cui ormai c’è un certo, reale, pragmatico professionismo.

Continuo a leggere, ancora, imperterriti, peana e giustificazioni nei confronti di Pioli. Benedettiddìo, caro Stefano, avevi trovato la strada giusta e l’hai smarrita in nome di cosa? Di quale paura? Di quale sacro terrore? Di quale sacro totem? Di quale ordine di spogliatoio?

Nessuna giustificazione già da qualche partita ma, vi prego, non parlate delle ultime 2, delle ultime 4, delle ultime 5; non guardate all’effimero e ingannevole successo contro l’Atalanta: a partire dal match contro la Juventus abbiamo fatto 11 partite su 14, tanti quanti De Boer, ma nessuno ancora si è dimesso o è stato licenziato.

Appena l’asticella si è alzata, appena c’è stato il primo momento di incertezza, che abbiamo individuato nel match di Coppa Italia contro la Lazio, c’è stato un regressivo affidarsi a moduli improvvisati, a movimenti diversi, a atteggiamenti remissivi, con cambi sempre uguali, sempre gli stessi, come se fossero ordini di scuderia e non necessità contingenti.

Appena l’asticella si è alzata abbiamo fatto 14 punti su 11, tanti quanti De Boer, a partire dalla Juventus.

2 punti nelle ultime 5.

13 gol subiti nelle ultime 5 partite, 2 appena su 15 disponibili.

Appena l’asticella si è alzata l’Inter di Pioli le ha sonoramente buscate da chiunque, che si chiamasse Napoli, Lazio, Juventus, Roma o Fiorentina, con il capolavoro nel pareggio del derby che, al netto di Orsato e del suo recupero ad cazzum, ha certificato la pavidità di Pioli.

Punto. Non sono due partite, non sono 4, non sono 6: sono undici cazzo di partite.

Basta.

Non c’è giustificazione che tenga: ciò che è valso per un allenatore deve valere anche per l’altro. Con l’aggravante che all’altro non è stato dato neanche il tempo di ambientarsi, media contro già dopo la partita col Chievo nonostante preparazione assente e i due acquisti dell’ultima ora arrivati in ritardo per gli impegni precedenti, nonostante ci potessero essere delle giustificazioni. Non sono state date? Non andava bene? Era tutto sbagliato?

Deve valere anche per Pioli.

Poi ci sono loro, i protagonisti veri, quelli che scendono in campo. I calciatori.

Ah.

I calciatori.

Per loro abbiamo scomodato la storica prima pagina de L’Equipe dopo la sconfitta e l’eliminazione del PSG da parte del Barcellona, a seguito dell’ormai celeberrima remuntada.

Inqualificabili.

E come dovrei definirvi? Che cosa si può spendere ancora nei vostri confronti, dopo che avete fatto le scarpe ad un allenatore, poi ad un altro allenatore, magari pretendendo anche di farle a qualcuno in società, decidendo di non scendere in campo a Crotone o a Firenze perché, tanto che importa?, ci sono solo milioni di coglioni che vi seguono in casa o in trasferta, dalla tv o da postazioni di fortuna, che impiegano tempo, tanto tempo, tantissimo tempo, e denaro, tanto denaro, vita privata, relazioni e quant’altro per seguirvi mentre vi sentite in spiaggia e invece di 10° di temperatura vi immaginate già distesi in qualche spiaggia a Thaiti o il Salcazzia con cocktail accanto e massaggiatrice personale?

Non sappiamo più come insultarvi. Perché buona parte di voi non merita l’Inter, non merita questo tifo, non merita questa passione, non merita il tutto esaurito nel derby alle 12.30.

Non meritate queste attenzioni. Siete indegni, siete inqualificabili.

Non vi giustifica neanche la fatica, perché il peggio lo avete dato quando non c’erano più coppe e coppette da giocare a metà campionato, con tutta la settimana per allenarsi e prepararsi. Ed è successo giocando 15 metri indietro, come piace a Miranda. Ed è successo con Medel difensore (bontà divina, finalmente qualcuno in tv comincia a dirlo che razza di oscenità sia questa) perché fa tanto spogliatoio ed è tanto gradito ai piani alti.

PERCHÈ?

Tutti responsabili, nessuno escluso. E i perché sono facilmente individuabili.

Serve carattere, serve voglia, servono gli attributi. Serve mentalità vincente e qualche leader vero in campo e fuori: questa squadra ne è carente in maniera imbarazzante.

La rosa è stata assemblata male e con evidenti limiti, non scarsa in assoluto, ma costruita male: basta che si faccia da parte un Candreva o un Perisic e siamo costretti a un cambio modulo/atteggiamento perché il primo cambio è una punta che il meglio l’ha dato da prima punta, Eder; e le seconde o terze scelte sono un giocatore dai piedi poco educati, monotematico e di imbarazzante ignoranza calcistica (Biabiany, che ti voglio bene lo stesso) oppure un ragazzo mobbizzato e ancora tutto da scoprire come Barbosa, che è comunque un attaccante.

Una squadra senza un cervello a metà campo. È bastato inserire un ragazzo come Gagliardini, in naturale e giustificabile flessione, per far sembrare tutto il resto della truppa dotata di mono neurone. L’unica combinazione possibile per rendere questa squadra davvero interessante, di qualità e prospettiva avrebbe visto il terzetto Gagliardini-Joao Mario-Banega, ma per Pioli gli ultimi due sono incompatibili: l’avevamo detto ancora prima che firmasse, ma non ci aspettavamo zero tentativi di vederli in campo. E anche se ne togliessi uno dei tre, i primi sostituti sono giocatori diversi, per costanza, per qualità, per mentalità, per capacità tecniche: Brozovic e Kondogbia, per non parlare di Medel.

In difesa, naturale anche che affondi l’unico che ha mostrato reali progressi quest’anno, ovvero D’Ambrosio, mentre in mezzo c’è davvero una imbarazzante pochezza. Miranda sembra fuori dal mondo, Murillo era stato recuperato alla causa ma messo in naftalina per fare spazio all’onnipresente Medel, che deve giocare per forza e non si sa perché: alle loro spalle solo Andreolli, che però non ha meritato chance vere. Quasi quasi ci viene da rimpiangere persino Ranocchia in questa foga.

A sinistra l’imbarazzo della scelta, solo che non possiamo schierare il miglior terzino visto quest’anno in stagione, perché qualcuno ha deciso di sbarazzarsene: Miangue. Ad oggi non c’è un solo terzino che possa dire di avere giocato partite migliori del ragazzino. E questa va bene così.

Infine, in attacco… Icardi, sempre Icardi, solo Icardi. Per fortuna che c’è, ma non c’è neanche alternativa, non c’è affiancamento possibile, non c’è possibilità di variazione. Avrei voluto fare un’analisi dei suoi movimenti, evidenziare i limiti ed esaltarne le qualità, approfondire l’argomento da altri punti di vista… ma cosa vuoi criticare a ‘sto ragazzo? Cosa vuoi evidenziare di negativo in mezzo a questa melma? 24 reti in 31 partite, varranno non meno di 25 punti in stagione: Icardi quest’anno si è salvato da solo, il resto dell’Inter un po’ meno.

ANDRÀ BENE LA PROSSIMA

Non ci resta che questo mantra da recitare già da adesso per il settimo anno consecutivo alla vigilia dell’ottavo anno zero. Otto anni buttati alla ricerca della competitività subito a tutti i costi, dell’accontentarsi purché si arrivi all’obiettivo minimo.

Puntualmente disatteso e non raggiunto.

Puntualmente.

Purtroppo il rinnovo di Ausilio non va nella direzione sperata: i segnali vanno dati con ampio anticipo e quello sarebbe stato piuttosto corposo.

Ci siamo illusi per una parte di questa stagione… e non che in assoluto sia scarsa, ma evidentemente mancano altre qualità oltre quelle tecniche. Questa squadra, ormai è più che ufficiale, andrebbe ripensata a fondo, rivista, ripulita da troppi calciatori… troppi per Ausilio, che difficilmente rinnegherà la gran parte del suo lavoro, e pertanto farà il solito mercato conservativo con pochi uomini.

E allora la speranza è che il mercato porti 4-5 giocatori di spessore e qualità, ma anche di grande mentalità, capace trasmettere valori morali e sportivi di altezze superiori e di trascinare tutto il resto della mandria.

Perché, con quale altro nome vuoi chiamare questo gruppo pascolante visto a Firenze?

Finisco scrivere questo articolo attorno alle 18 di domenica mattina, 23 aprile 2017. La partita contro la Fiorentina è finita circa 19 ore e ancora non si legge in giro di dimissioni di nessuno, tantomeno Pioli. Bene così, aspettiamo.

TABELLINO

FIORENTINA-INTER 5-4
(primo tempo 1-2)
MARCATORI: Vecino (F) al 23′, Perisic (I) al 28′, Icardi (I) al 34′ p.t.; Astori (F) al 17′, Vecino (F) al 19′, Babacar (F) al 25′ e 34′, Icardi (I)al 43′ e 46′ s.t.
FIORENTINA (3-4-2-1): Tatarusanu; Tomovic (dal 9′ s.t. Salcedo), Sanchez, Astori; Tello (dal 36′ s.t. Cristoforo), Badelj, Vecino, Milic; Borja Valero, Bernardeschi (dal 12′ s.t. Ilicic); Babacar.
All. Paulo Sousa.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Medel, Miranda, Nagatomo (dal 28′ s.t. Eder); Kondogbia (dal 30′ s.t. Brozovic), Gagliardini; Candreva, Joao Mario, Perisic; Icardi.
All. Pioli.
ARBITRO: Valeri di Roma.
SANZIONI: ammoniti Astori, Sanchez, Cristoforo, Handanovic.

 

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