Inter, la necessità di cambiare prima di somigliare all’asilo Mariuccia

Si rimane a bocca aperta.

Sbigottiti.

Disorientati.

Sopraffatti.

Vinti.

L’Inter di quest’anno sta davvero provando a vincerle tutte le amorevoli resistenze dei tifosi, di quelle resistenze che li lasciano attaccati al seggiolino dello stadio o davanti alla tv, a comprare i biglietti o una maglietta, a scrivere da qualche parte, che si tratti di social, blog o magazine online.

Inter Napoli ha già superato quota 50mila biglietti venduti e, benché non sembrano esserci le condizioni per il “tutto esaurito”, ci si andrà molto vicino. Vero, buona parte di quei biglietti sono comunque acquistati dalla tifoseria avversaria che potrà contare su un nutrito gruppo di sostenitori anche in tribuna. Ma la dose di interismo a San Siro sarà ancora una volta fortissima.

Nonostante l’attuale squadra non meriti praticamente nulla di questo attaccamento.

E se non fosse bastato tutto quel che è successo fino al 5-4 contro la Fiorentina dell’ultimo turno di campionato, ad aumentare la dose di prostrazione, sconforto, sfiducia, basterebbe quel che è accaduto in settimana, oggi compreso.

RIAVVOLGIAMO IL NASTRO

L’Inter perde contro la Fiorentina 5-4. La sconfitta in sé potrebbe non essere segnale di preoccupazione: lo sono, invece, gli atteggiamenti in campo dei calciatori, soprattutto nel secondo tempo. Troppo simili a quelli visti contro il Crotone, gestione Pioli, o contro l’Atalanta, gestione De Boer. Ovvero atteggiamento da calciatori quasi in ammutinamento, come se stessero lì a ciondolare per dimostrare chissà cosa a chissà chi.

L’unico vero effetto da valutare, però, è quello sui tifosi: e non credo ci sia un solo tifoso al mondo che non abbia, anche solo dentro di sé, definito quella prestazione “da inqualificabili”.

A fine partita, le parole di Stefano Pioli sembrano quelle di un allenatore ormai completamente fuori dal contesto e in grande confusione.

Quella del secondo tempo non può essere la mia squadra, non può essere la squadra che ha fatto bene fino a domenica scorsa perché anche nel derby abbiamo dimostrato compattezza. Oggi lo abbiamo fatto per 45 minuti, poi c’è stato un blackout inspiegabile. È stata un prestazione troppo brutta per essere nostraStefano Pioli

Confusione perché evidentemente non ci si rende conto della situazione. Come abbiamo scritto altre volte, non si tratta di una partita o di due partite o tre o cinque: qui stiamo parlando di ben 11 partite in cui sono stati collezionati 14 punti. 12 partite se consideriamo anche la partita di Coppa Italia contro la Lazio: 4 vittorie, 2 pareggi, 6 sconfitte considerando la partita contro la Lazio. La partita contro la Juventus è del 5 Febbraio, quella contro la Lazio del 31 Gennaio: i problemi dell’Inter nascono e si manifestano da ben tre mesi.

Tre mesi.

Non una partia. Non due. Non tre o cinque. Sono tre mesi.

Anche considerando le vittorie contro Empoli e Bologna, arrivate dopo prestazioni per nulla esaltanti, anzi, per non dire quella contro il Cagliari: l’unica eccezione è contro l’Atalanta, un 7-1 a questo punto spiegabile solo (prima lo era “in concomitanza”) con il suicidio clamoroso degli altri nerazzurri.

Dichiarazione che cozza violentemente con quello che si viene a sapere il giorno dopo, ovvero quando si diffonde la notizia che Pioli avrebbe presentato le dimissioni.

 

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Se uno è convinto che fino a domenica si è fatto bene, perché presentare le dimissioni per una sola partita andata storta? Evidentemente c’è qualcosa che non va e Pioli è andato… in protezione, di sé stesso.

Dalla dirigenza interista trapelano malumori e reazioni di fuoco:

 Pioli toccato il fondoSono dell’opinione che le dimissioni non si fingono: quando si arriva a quel punto è perché c’è davvero uno scollamento troppo importante con parti troppo vitali della squadra o della società. Evidentemente Pioli sente che c’è qualcosa che non quadra, qualcosa che non torna, probabilmente alcune che prescindono da lui e dalla sua figura professionale.

Che, giustamente, tende a proteggere. Lo farei anche io.

Ma…

Libero, indipendentemente dal fatto che il tuo attuale datore di lavoro le accetti o meno. A maggior ragione se sei un professionista.

Pioli, con tutta evidenza, la pensa diversamente da me: dimissioni respinte. Non solo, l’Inter risponde anche ai calciatori, direttamente, con un comunicato che sembra davvero molto duro e che non lascia sconti a niente e a nessuno.

MILANO – Successivamente a quanto accaduto sabato sul campo dell’ACF Fiorentina, il Club ha richiamato l’intera prima squadra a effettuare un ritiro prolungato presso il Centro Sportivo Suning di Appiano Gentile da domani martedì 25 aprile fino alla gara interna contro l’S.S.C. Napoli in programma domenica 30 aprile. Il modo in cui è maturata la sconfitta in casa della Fiorentina è stato inaccettabile per i nostri tifosi, sia in Italia che all’estero, e siamo intenzionati a far sì che questo non si verifichi più. Tutti all’interno del Club, dai giocatori all’intero staff, sono ora determinati a lavorare il più duramente possibile per ottenere il miglior risultato e terminare la stagione in crescendo. Conseguentemente, il Club conferma la sua piena fiducia e quella della proprietà a Stefano Pioli e all’intero staff tecnico. Pioli si è unito all’Inter in un momento complicato e il lavoro da lui intrapreso assieme al suo staff negli ultimi sei mesi, sin dal suo arrivo lo scorso novembre, è stato eccezionale e merita il nostro massimo rispetto. Il Club non si farà distrarre dalle voci circolate in ambienti esterni al Club stesso. Il nostro obiettivo resta quello di terminare il campionato di Serie A nel miglior modo possibile e qualificarci per una competizione europea, dando il massimo in ogni partita. I calciatori, inoltre, sono chiamati a rappresentare i colori nerazzurri con orgoglio e onore, come si addice alla storia e alla tradizione di questo grande Club. Comunicato ufficiale dell'Inter

In neretto i passaggi più importanti del comunicato, sul quale torneremo fra un po’.

Su Twitter ho espresso il mio pensiero sul comunicato:

Se questo messaggio fosse arrivato a ottobre, magari dopo la partita contro l’Atalanta, sarebbe stato perfetto. Oggi lo è nelle parole ma è fuori tempo massimo: il messaggio è arrivato ai calciatori che evidentemente sono molto ben organizzati tra loro, almeno una parte dello spogliatoio. E cioè buona parte di quelli che poi vanno in campo e che non si riconoscono in Icardi.

Il ritiro in sé mi è parso decisamente fuori luogo. Primo perché questa durezza arriva, ribadisco, con eccessivo ritardo; secondo perché, a obiettivi falliti per intero (davvero qualcuno spera nei preliminari di Europa League?), le motivazioni dei calciatori rasentano quasi lo zero assoluto e in ritiro difficile che ottieni qualcosa che conti davvero.

E qui, in questo contesto, si manifesta uno degli atti più gravi di questa stagione, sempre a firma dei calciatori, quelli che vanno in campo profumatissimamente pagati dalla società.

Mugugnano.

I calciatori mugugnano per il ritiro.

A darne notizia è Il Giorno. Il giornale racconta dello sbigottimento di Steven Zhang, che è lo stesso di tutti i tifosi interisti, probabilmente scevro di quell’incazzatura ormai cronica che affligge l’interismo da anni (precisamente 6,5). La notizia sarebbe che alcuni elementi del gruppo non hanno digerito né l’idea del ritiro né il comunicato di cui sopra.

Ma perdio, dopo una prestazione invereconda come quella di Firenze hai anche il coraggio di mugugnare se chi ti paga decide che devi quantomeno allenarti e sudartelo di settimana quel bonifico a fine mese?

Il motivo del (secondo) contendere sarebbe l’alzo zero del missile (?) contenuto nel comunicato: si solleva Pioli da certe responsabilità e si rivolge tutto ai calciatori.

E cosa si aspettavano? Che, dopo aver fatto fuori De Boer in comunella, la dirigenza accettasse supinamente il ripetersi dell’esperienza precedente sul proprio prescelto?

Di più, i calciatori avrebbero storto il naso per come sono state gestite certe cose a livello societario durante il passaggio di consegne e l’insediamento di Suning.

Fatemi capire.

La stragran parte del tifo interista vi reputa degli smidollati senza nerbo e senza palle e voi che fate? Sculettate in giro perché qualcuno in società avrebbe commesso degli errori in questa fase di transizione?

Ma fatevi i cazzi vostri, fate le cose che dovete fare: ovvero allenarvi e giocare bene le partite. Chi non ci sta e si sente un gran campione, che presenti offerte, di discreta fornitura danarosa, e prenda il primo aereo per dove gli pare.

Questi mugugni sono gravissimi e sono la certificazione che buona parte di questa rosa non è degna di vestire la maglia dell’Inter. Questa squadra va ripensata a fondo, vanno eliminate le fronte e i sobillatori, i professionisti dell’ammutinamento.

Mugugnano.

Neanche fossero bambini dell’asilo. Mugugnano.

Ma se il mugugno è un vero e proprio esercizio di idiozia stipendiata (profumatamente), come definire quel che succede oggi?

Preparatevi a stropicciarvi gli occhi.

 

Sì, esatto.

Dopo aver fatto schifo negli ultimi 3 mesi, con prestazioni invereconde; dopo aver scalciato come dei Lucignolo in versione trasformata e aver mandato a casa un allenatore arrivato da poco; dopo aver praticamente pascolato nelle ultime 3 partite per almeno 180 minuti; dopo aver fatto fare l’ennesima figuraccia all’Inter e offeso ancora di più la sua storia con il modo di perdere contro la Fiorentina; dopo aver mugugnato per i provvedimenti (sacrosanti, anche se fuori tempo limite) di chi vi paga profumatamente; che fate?

No, dico… che fate?

Pretendente qualche ora di libertà, costringendo il tecnico e la società (il comunicato dell’Inter parte col più canonico dei “in accordo con il club“) a fare i tripli salti mortali, rinnegando sé stessi e il comunicato che era ancora caldo di copisteria.

Facendogli fare la figura dei pirla.

Prendendoci ancora una volta per il culo.

Mugugnano? Invece di accontentarli, alla porta. In tribuna. Fuori rosa. Abbiamo tanti giovani a cui far giocare le ultime partite: ci garantirebbero più impegno e meno figuracce.

Il ritiro doveva essere “prolungato” e un qualunque professionista si sarebbe guardato allo specchio e avrebbe detto “me lo sono meritato”. Minimo.

Ci hanno detto che eravate determinatissimi a lavorare il più duramente possibile, e invece niente, mugugnate e pretendente le ore di libertà.

Vi è stato chiesto di rappresentare i colori nerazzurri con orgoglio e onore, come si addice alla storia e alla tradizione di questo grande Club. E gli fate fare ancora figuracce.

Cosa è un ritiro punitivo interrotto?

Se lo sono meritato.

Cosa si sarebbero meritato con sole 48h di ritiro, di cui non sappiamo quante di lavoro? Cosa? Cosa avrebbero fatto di straordinario per lavarsi la coscienza dopo tre mesi di prestazioni indecenti e risultati scadenti?

Cosa?

A uscirne con le ossa rotte è nuovamente la dirigenza, che prima si espone con durezza e poi acconsente a concessioni ridicole come questa. A uscirne con la reputazione traballante è persino la proprietà, che evidentemente ripone troppa fiducia nelle persone meno adatte.

Il nostro sogno rimane quello già espresso da mesi e ribadito in queste settimane: tabula rasa in società, inserimento di dirigenti di caratura internazionale e di qualità, scelta di un allenatore di spessore, squadra da ripensare a fondo. E pazienza.

Da Giugno, però, la pazienza. Perché oggi è il caso di riesumare uno di quegli articoli che tra ottobre e novembre ci raccontavano desideri nascosti e condivisi con molti tifosi.

SGUB! La conferenza stampa nascosta del dirigente Inter

E uno di questi desideri è quello di salutarne tanti di voi al più presto.

Senza rancore.

L’Inter è più grande di ciascuno di voi e la sua storia vi seppellirà. Senza rimpianti.

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