Inter-Napoli 0-1: a chi importa davvero dell’Inter?

Ci metti qualche minuto a razionalizzare, poi senti che deve accadere qualcosa, che in certi frangenti sembrano persino ineludibili. Una sensazione che ti accompagna e non ti lascia più.

E aspetti qualche minuto, che poi diventa qualche ora, poi tante ore e aspetti.

Aspetti, quasi fiducioso che debba accadere per forza.

Aspetti.

E invece niente, all’Inter non succede niente.

Nessuno che picchia nessuno, non una rissa, non una reazione, non una panchina divelta, un seggiolino preso a calci. Niente.

Elettroencefalogramma piatto.

Nonostante il tunnel imboccato ormai da mesi, nessuno alza la testa, nessuno esibisce un minimo di orgoglio… Almeno per sé stessi, non tanto una reazione per i tifosi, la squadra, la storia, l’onore e tutti i blablabla sproloquiati nel comunicato dell’Inter in cui si blaterava di ritiro punitivo, salvo poi dargli il pomeriggio-premio perché “l’avevano meritato”.

E avevano dimostrato lo spirito giusto.

Certamente.

Nelle ultime 12 partite sono stati realizzati 14 punti; nelle ultime 6 partite, l’Inter ha raccolto solo 2 punti subendo l’enormità di 14 gol; negli ultimi scontri importanti (Juventus, Roma, Milan e Fiorentina) ha racimolato la bellezza di 1 solo punto.

E non c’è sibilare di Jian o Dao (spade cinesi), non ci sono teste che rotolano, denti che saltano, licenziamenti.

Forse perché il sesto posto è ancora lì a soli 3 punti e si fa a gara a chi se la scansa, o almeno così credono: avvisateli che si può rinunciare. Discorso più complesso è comprendere cosa sarà della tournée estiva (ci sarebbe un derby a luglio da giocare in Cina), visto che al momento dovrebbe contare più l’immagine che la sostanza di una Europa League inaffrontabile se le condizioni imposte dall’Uefa saranno le stesse di quest’anno.

Nessuna luce in fondo al tunnel e nessuna reazione.

Se non bastassero i risultati, le prestazioni sono anche peggio, si stanno perdendo tutti, uno dopo l’altro. Fatta la tara a chi ha delle carenze (per non dire deficienze vere e proprie) di varia natura, tipo Nagatomo, Medel, Brozovic o Eder, anche quelli che avevano provato ad alzare la testa, chi si era persino migliorato rispetto al più recente passato, tutti, uno dopo l’altro sono crollati. Da Gagliardini a D’Ambrosio, da Kondogbia a Banega, da Joao Mario a Perisic.

Alla gran parte di questa gente non importa assolutamente nulla dell’Inter.

LA PARTITA (in breve)

L’Inter ha perso e non ha fatto una gran partita, anzi. È finita 0-1 con un gol casuale, agevolato dalla sciabolata loffia di Nagatomo, miracolosamente in campo a formare il terzetto ignoranza con Medel e Brozovic.

Non so cosa avesse in mente Pioli, sinceramente. Forse il ricordo della batosta dell’andata era ancora troppo forte e Pioli ha mostrato ampiamente di soffrire molto “i precedenti”, che si trattino di ravvicinati (vedi cambio improvviso contro la Juventus dopo la sconfitta contro la Lazio in Coppa Italia) o lontani, proprio nel caso del Napoli.

All’andata, nel primo tempo l’Inter non aveva capito assolutamente nulla del Napoli, facendo una figura davvero imbarazzante: i primi 15 soprattutto sono stati di dominio assoluto, sembrava uno di quei match fasulli di boxe in cui l’avversario è già pronto a cadere prima ancora che parta il colpo. Così Pioli decide di appiattire un po’ di più la squadra e provare le ripartenze in contropiede: fallisce, perché a fine partita l’Inter si avvicina ai 30 metri di lunghezza media, il Napoli sui 26. Il problema non è l’intento, ma il fatto che il Napoli abbia scelto di rispondere e ha dimostrato di avere identità, idee e qualità.

Alla lettura delle formazioni il primo dubbio: che senso ha giocare col 4-2-3-1 e Eder esterno? Davvero, non si capisce. Se fosse un 4-3-3, con un terzetto di centrocampisti più mobili, avrebbe senso: ma in un 4-2-3-1 Eder può ricoprire un solo ruolo, ed è dietro la punta. Anzi, avrebbe potuto fare la seconda punta (anche se il suo meglio in carriera l’ha dato senza grandi compiti in fase di non possesso) e quindi giochi col 4-4-2.

Forse è uno dei comandamenti nascosti di questa Inter, chissà.

Miranda è out e in mezzo Pioli sembra costretto a schierare la coppia orribile, Murillo-Medel: la collezione di errori in fase di posizionamento, sommati a quelli di Nagatomo e D’Ambrosio, raggiungono vette inesplorate per qualunque squadra di Serie A.

Il confronto fra le due squadre non regge: una gioca a calcio, l’altra improvvisa calcio.

Il risultato finale è piuttosto bugiardo e consente a Pioli di poter dichiarare un po’ quello che vuole, perché chi non ha visto la partita può pensare che è stata solo colpa della scemenza di Nagatomo: in realtà se fosse finita 1-5 nessuno avrebbe protestato più di tanto, visto che il migliore in campo per l’Inter è stato Handanovic: senza di lui sarebbe stata una Caporetto.

C’è un evidente scollamento tra la difesa e il centrocampo nerazzurro, sembrano essere due entità distinte e separate, ciascuna delle quali si muove per conto proprio: i difensori trovano voragini davanti e non hanno l’autorità di richiamare i compagni, così accade che spesso seguano l’uomo, aprendo altre voragini dietro. Poi si fa l’en-plein aggiungendo che Pioli, nelle ultime settimane, ha stretto di molto gli esterni, soprattutto quelli difensivi: l’intento è di fare densità centrale, l’effetto è di subire l’ampiezza avversaria, soprattutto se questo avversario ha uomini bravissimi a svariare e ad aprire il campo come Callejon, Insigne o Hamsik.

Sarri ha vinto anche questo confronto, dopo aver stravinto quello dell’andata. Ha chiesto ai suoi un gioco diverso, ha rinunciato al possesso palla esasperato, ha giocato molto meno da dietro con i difensori, ha cercato di allungare gli spazi dell’Inter cercando più verticalizzazioni lunghe rispetto al solito: l’Inter rimane tutt’ora una squadra di lettura piuttosto semplice.

Ma quel che ha fatto davvero la differenza sono l’atteggiamento in campo, la concentrazione e l’unità di intenti: da una parte c’era una squadra completa che aveva tutt’e tre le caratteristiche e un’altra che invece non ne aveva neanche una. Il risultato è quasi obbligatorio, soprattutto se si analizzano la quantità, la qualità e la frequenza di palle perse: 7 da Gagliardini, 6 da D’Ambrosio e Icardi, 5 da Joao Mario, Nagatomo, Candreva e Brozovic

E non perché i nerazzurri non abbiano corso, anzi, l’esatto contrario: hanno corso più del Napoli, ma male, spesso a vuoto. E a darne la prova più lampante è che a correre di più è anche quello che ha toccato più palloni, Brozovic, senza mai essere in grado di far girare a dovere la squadra:

E, quando c’era da metterci qualcosa, tutti hanno tirato indietro la gamba: prova ne è che Insigne fissa un numero che negli ultimi anni era stato sogno per molti attaccanti, ben 11 dribbling riusciti, subendo la bellezza di… un solo fallo. Nel complesso, la difesa dell’Inter ne ha fatti 3.

A certi livelli è inaccettabile. Nessuno si aspetta che si trasformino nella versione imbestialita di Sergio Ramos quando capisce che non può fermare Messi, però la tanto sbandierata garra dei sudamericani dovrebbe avere un peso: quanto ci mancano le entrate dure di Samuel al primo minuto…

Invece niente, elettroencefalogramma piatto.

CONCLUSIONI

Quasi in contemporanea si consumava un altro dramma sportivo, purtroppo anche lì piuttosto usuale: nella NBA, i Los Angeles Clippers perdevano l’ennesima serie di playoff, con annesso sconforto dei tifosi. Fatta eccezione per la primavera 2012, in cui furono spazzati via 4-0 da San Antonio, nelle ultime 5 apparizioni sempre fuori nonostante il vantaggio ad un certo punto della serie (clamorosa la débâcle del 2015, quando si fece recuperare da Houston dal vantaggio 1-3 e con gara 5 praticamente vinta a -14 minuti dal termine con 19 punti di vantaggio, e 2 soli realizzati negli ultimi 6:30, escluso ultimo finale inutile tiro di CP3).

C’è un filo sottile che lega i Clippers e l’Inter. Ogni volta che vedi i LAC alzare la testa, sai sempre che può accadere qualcosa che sfascia tutto. Inoltre, negli ultimi anni l’idea di entrambe è stata quella mettere delle toppe, cercare la soluzione nel breve termine piuttosto che risolvere i problemi alla radice: alla lunga puoi anche avere uno o due fuoriclasse, ma i problemi irrisolti alla fine vinceranno sempre.

È la solita storia del “benaltrismo“: con la solita solfa del “sono altri i problemi, lui in questa squadra ci può stare come primo/secondo/terzo cambio” si sono mantenuti in squadra dei veri e propri equivoci, e alla fine ci si ritrova con una squadra assemblata male, troppi doppioni e nessuno in grado di cambiare davvero il volto di questa squadra. Ah, e intendendo con “lui” un giocatore preso a caso, del tipo Ranocchia, Nagatomo, Medel, Eder, Biabiany etc…

Poi li vedi anche in campo e ti chiedi perché.

PIOLI

Già da settimane abbiamo evidenziato come Pioli sembra decisamente fuori. Ci hanno raccontato di dimissioni che poi l’allenatore ha smentito: testimonianza che la nostra ipotesi di un quadretto “da martire” costruito ad hoc non era poi così peregrina.

Severgnini lo terrebbe: se volevamo un segno dal cielo che ci dicesse che il suo futuro dev’essere lontano da Milano, eccolo.

I giornali, invece, provano comunque ad abbozzare, a giustificare, a trovare altri capri espiatori:

giustificazionismo pioli.jpg

Cliccate qui per vedere la prima pagina del Corriere dopo Chievo Inter (prima di De Boer), qui invece la Gazzetta dello Sport, e questa quella del Corriere alla seconda giornata. Qui siamo ad un disastro che perdura da fine gennaio e si cercano ancora le giustificazioni, le mezze misure… e notate anche le foto, in cui Pioli è sempre truce e ha l’aria particolarmente fascinosa.

A fine partita l’ennesima dimostrazione di come si sia adeguato all’andazzo:

Chissà cosa faremmo noi al suo posto: da tifosi forse terremmo duro, ma non ho mai creduto (mai ) che Pioli tifasse Inter e pertanto sarebbe persino comprensibile l’affanno di difendere il proprio lavoro, conservare la sua vendibilità visto che la sua storia in nerazzurro sembra proprio finita.

Comprensibile, ma da parte nostra ingiustificabile, perché ci si aspetta sempre il massimo da professionisti strapagati, in primis i calciatori… e in questo a Pioli abbiamo dato e daremo sempre l’attenuante di allenare degli smidollati che hanno capito che possono ammutinarsi di tanto in tanto, alla fine lo stipendio a fine mese arriva sempre.

Le dichiarazioni di fine partita non raccontano la partita: raccontano la necessità di Pioli di salvare sé stesso.

Da parte nostra ci voleva più precisione e non commettere quel grave errore sul loro gol. Da quel momento la partita si è complicata. Lo spirito è stato quello giusto: stiamo vivendo un momento in cui siamo meno dinamici e meno precisi, ma la volontà c’è stataStefano Pioli

Non siamo d’accordo con lui, sembra quasi superfluo dirlo.

A lui possiamo imputare molte cose, tra le quali, contro il Napoli, l’aver scelto una formazione ai limiti della follia e il voler persistere a tutti i costi entro certi binari, non riuscire a riadattarsi, cercando di risolvere gli evidenti problemi cercando qualche aggiustatina qui e lì, tirando la coperta piuttosto che cambiarla.

Quando è arrivato, ne abbiamo analizzato il limite più chiaro, ovvero quello dell’atteggiamento nelle grandi partite e il suo score contro squadre di pari livello o più forti, ovvero in quelli che definiamo big matches. Qui l’estratto dell’articolo del tempo:In nerazzurro è andata decisamente peggio:

  • Milan 2 pareggi, 2 punti;  4 gol subiti, 4 gol fatti;
  • Juventus 1 sconfitta, 0 punti; 1 gol subito, 0 gol fatti;
  • Roma 1 sconfitta, 0 punti; 3 gol subiti, 1 gol fatto;
  • Napoli 2 sconfitte, 0 punti; 4 gol subiti, 0 gol fatti;
  • Fiorentina 1 vittoria e 1 sconfitta, 3 punti; 9 gol subiti, 6 fatti;
  • Lazio 1 vittoria, 3 punti; 0 gol subiti, 3 fatti, ma eliminazione dalla Coppa Italia.

Il cabotaggio dell’Inter di Pioli, forse anche quello della sua intera carriera (gli auguriamo di migliorarla e dimostrare il suo valore, ovviamente) è inevitabilmente il più piccolo:

  • 0 punti su 4 partite contro le prime 3 della classe;
  • 9 partite e 8 punti fatti;
  • 21 gol subiti, 14 gol fatti.

A ringalluzzire il morale ci pensa soltanto la partita contro l’Atalanta, ma qui su queste pagine avevamo detto che è stata talmente strana e insolita da dover giocoforza rimanere fuori da ogni analisi di tipo statistico.

Insomma, la natura sembra essere proprio quella e le magate tattiche da covercianesimo acuto contro Juventus e Roma ne accentuano le colpe.

E ADESSO?

Da mesi sentiamo gli stessi discorsi e da mesi noi rispondiamo sempre con lo stesso refrain: la società e la squadra vanno ripensati nel profondo e alcuni rinnovi, già fatti o vicini all’essere fatti, vanno in direzione opposta al necessario. Per esempio quello di Nagatomo del 2016 (andava in scadenza, bontàdiddio!), quello di Ausilio di qualche giorno fa, quello di Medel in arrivo.

Cosa abbiano intenzione di fare Zhang padre e figlio non è facile intuirlo e non credo lo sappia in realtà neanche Ausilio, che in questo momento è quello più sulla graticola, anche perché è quello che più si è esposto con la vicenda Pioli: di Gardini e Zanetti si sono perse le tracce.

Su Twitter, dopo il gol di Nagatomo è venuta spontanea una riflessione:

Miangue avrebbe risolto qualcosa? Certamente no, ma sarebbe stata un’opportunità. Il tifoso interista medio, con me dentro, soffre di una certa esterofilia e a volte ci sfugge l’importanza di certi risparmi.

Santon lanciato da Mourinho cosa è diventato lo sappiamo tutti, ma non è certamente stato peggio di Pereira o Schelotto, gente per cui è stato pagato cartellino, fior di ingaggio e hanno lasciato melma sulla fascia.

A fronte dei Mudingayi, dei Gargano, dei Taider, dei M’Vila (che a me piaceva, eh), gente che è stata pagata e che ha reso praticamente zero, un Benassi non avrebbe sfigurato.

Miangue non avrebbe risolto il problema fascia sinistra, probabilmente avrebbe affrontato anche lui dei problemi: ma costava zero, mentre Ansaldi lo abbiamo pagato e a Nagatomo abbiamo persino alzato l’ingaggio a 1,5 milioni. E avremmo avuto la possibilità di valorizzare noi quel ragazzo, non darlo al Cagliari che non ha alcun interesse a dargli chance, trattandosi di prestito secco: forse troppi interisti dimenticano che il Triplete fu possibile grazie all’inserimento di Motta e Milito, ai quali arrivammo grazie anche a Bonucci, Viviano e Bolzoni.

E oggi Nagatomo è il 19esimo difensore dell’Inter per presenze e a breve potrebbe entrare nella top 50 di tutti i ruoli. Oggi Nagatomo è invendibile: qualunque cosa sarebbe diventato Miangue avrebbe avuto maggior valore.

Questo non significa che la speranza per l’anno prossimo sia far fuori Ansaldi e Nagatomo nell’ansia di avere Miangue titolare: avevamo descritto il profilo di Rodriguez come ideale, ma a quanto pare ormai è lontanissimo. Si vocifera di Mendy, che sarebbe probabilmente il più interessante tra i nomi restanti, ma al momento la vedo piuttosto complicata. Significa semplicemente che, se non puoi avere di meglio, almeno non peggiorare le cose mettendoci su anche dei soldi.

Solo che prendere un terzino non risolverebbe il problema, perché il problema è a monte: questa squadra si è rivelata sbagliata nel concetto, pur avendo delle buone individualità tecniche, manca di carisma e spessore, ha troppi doppini e serve metterci mano su pesantemente. Per farlo, però, Zhang si è affidato all’uomo che di fatto l’ha costruita.

La domanda è: Pierino sarà così coraggioso da rinnegare sé stesso? La risposta potrebbe valere la prossima stagione.

 

 

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