Nessuno è più grande dell’Inter

(chiediamo perdono al gruppo Zen Circus per l’uso letteralmente improprio della copertina del loro 6° album).

L’Inter perde […] terza di fila, inanellando uno scandaloso […] 2 soli punti in 7 partite, roba che neanche […] dei Palermo di Zamparini […]

Credo sia difficile […] situazione peggiore. Non lo fu con […] lo spettacolo […] che pensavamo […].

Di fronte a questo totale […] anche se in realtà le parole ci sarebbero: […] insulti come se […].

OK, TORNIAMO SERI

Ero indeciso su come affrontare l’inizio di questo articolo, perché… dico, cosa vuoi raccontare ancora? Cosa vuoi dire di più? Cosa vuoi analizzare?
E alla fine mi è venuta questa malsana idea di sperimentare la sensazione che stanno provando i nostri eroi in maglia nerazzurra (che non meritano). Ovvero quella sensazione di cominciare qualcosa, poi scioperare, poi impegnarsi un altro pochino e poi… poi “mollare”.

Sì, esatto, mollare. Come se il resto della frase, o intere parti di frasi, non importassero, perché tanto mollare si può, mollare è etico, mollare non intacca nulla del loro professionismo.
Così ho provato a scrivere un articolo con mozziconi di frasi, come la loro stagione: con mozziconi di prestazioni. E nel mezzo delle parentesi non ci sono puntini di sospensione, ma uno scazzo con il primo allenatore uscente, uno sciopero per esonerare l’allenatore burbero e sgarbato, poi farsi un paio di mesetti giusto per tenersi anche un po’ in forma, e poi farsi un po’ i cazzi propri, perché tanto l’allenatore non resta, la dirigenza non ha le palle, la società è lontana e… tanto lo stipendio a fine mese arriva puntuale.

Solo che, dopo averne scritte tre di frasi, mi sono stancato: che modo è?

CHE MODO È?

L’Inter perde contro il Genoa l’ennesima partita, la terza di fila, inanellando uno scandaloso filotto di 5 sconfitte e 2 pareggi: 2 soli punti in 7 partire, roba che neanche nei peggiori bar di Caracas e nel peggiore dei Palermo di Zamparini.

Credo sia difficile, per qualunque tifoso interista, trovare situazione peggiore. Non lo fu con Ranieri, non lo fu nemmeno con Tardelli in panchina: lo spettacolo offerto in queste settimane ha sondato abissi che pensavamo irraggiungibili.

Di fronte a questo totale menefreghismo si rimane attoniti, quasi senza parole… anche se in realtà le parole ci sarebbero: il problema è che sarebbero solo insulti, insulti, insulti a iosa, insulti a capofitto, insulti come se non ci fosse un domani.

C’è modo e modo di perdere e quelli scelti da questi scansafatiche che vestono di nerazzurro sono i peggiori: senza palle, senza orgoglio, senza dignità. Senza professionismo.

Zero. La storia dell’Inter vi ricorderà come tanti zero che corrono per un campo di calcio con la maglia sbagliata, perché ne siete indegni.

LA PARTITA

L’Inter ha fatto mediamente schifo e ha perso.

Inutile analizzare la partita, parlare di tattica, sforzarsi di capire.

Lo scenario che avevamo adombrato la volta precedente ci sembra oggi persino inequivocabile: a questi qui dell’Inter non interessa proprio.

Segnàtevi i nomi, per bene, memorizzateveli: perché stanno pensando unicamente al loro portafogli. Non è la prima volta nella storia del calcio e non sarà certamente l’ultima, ma credo che a queste latitudini sia difficile trovare situazioni paragonabili.

C’ERA UNA VOLTA

Mi ricorda una vecchia storia. C’era una volta una Società che, resasi autonomamente edotta e quindi consapevole degli errori commessi dai dirigenti, ed individuate le componenti marce incompatibili con un certo tipo di progetto, decide di rompere gli indugi.

La proprietà della squadra, che non conosce approfonditamente la mentalità europea e figuriamoci quella italiana, procede come onore vorrebbe: quando non proprio comunicazione diretta, almeno non si fa mistero delle prossime mosse. Compresi inviti, più o meno espliciti, di trovarsi migliore destinazione.

Chiamano i procuratori di alcuni calciatori e chiedono di trovare sistemazione adeguata ai propri assistiti, portando alla prima occasione utile anche la migliore offerta possibile.

Oh, non vi avevo detto che i proprietari erano cinesi e che forse hanno un senso dell’etica diverso.

E così in quella squadra comincia ad andare tutto a rotoli: muoia Sansone con tutti i filistei. Non giochiamo più, ti facciamo uscire dall’Europa e ti facciamo fare una figura di merda colossale. I nostri cartellini si deprezzano? Meglio, così abbiamo speranze di mantenere questo ingaggio, se non addirittura migliorarlo.

E ognuno prese a fare più o meno il cazzo che gli pareva.

C’È ANCHE OGGI?

Si possono davvero fare 2 punti in 7 partite, subendo 15 gol? Si può davvero perdere con un Genoa del genere, o con un Crotone che fino alla 29esima giornata ne aveva vinte solo 3?

In questo contesto Pioli non è esente da colpe, anzi. L’impressione è che abbia mollato pure lui e, chissà, magari fa anche il tifo affinché finisca più nella merda possibile: questo in qualche modo lo salverebbe, perché tanto sarebbe colpa dei calciatori e della società. Al punto che trovare sui giornali una critica seria nei suoi confronti è un vero e proprio miraggio. Altrimenti non si spiega la mancanza di dimissioni.

Se anche fosse questo lo scenario, vivaddio, sapremmo che almeno in 6-7 verranno epurati e che la ricostruzione è già a buon punto.

Quindi, paradossalmente, la speranza è proprio che abbiano “mollato” (Mollate anche gli stipendi, vigliacchi) perché hanno capito che non c’è più trippa per gatti  e sono destinati ad andare a svernare la loro pochezza altrove.

Sarebbe la realizzazione della ricetta che auspicavamo a ottobre e che abbiamo più volte richiamato in queste settimane: repulisti profondo, ripensamento integrale che comprende anche pezzi interi di dirigenza, e solo dopo può arrivare l’allenatore. Programmare dal 1 giugno potrebbe non essere un problema nel caso in cui ci fossero le idee chiare su tutto il resto.

Quindi, sì, la speranza è che abbiano “mollato” svelando la parte peggiore. Perché qualunque altro scenario sarebbe ancora più desolante: davvero dovrebbe rimanere lo zoccolo duro di questa creatura informe?

Sarebbe disperante.

 

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