#PioliOut: Zhang rompe gli indugi e inizia la ricostruzione

“F.C. Internazionale Milano comunica di aver sollevato l’allenatore Stefano Pioli ed il suo staff tecnico dalla guida della prima squadra. L’Inter ringrazia Stefano ed i suoi collaboratori per la dedizione ed il duro lavoro svolto per il Club durante gli ultimi sei mesi di quella che si è rivelata una stagione difficile”

L’immobilismo dell’Inter si disgrega in un lampo quasi inatteso. Non sfuggano due dettagli importanti, perché il messaggio che arriva dalla proprietà è duro.

Il primo, l’orario, sono le 22:30 e segnatevi la data perché ci auguriamo che fra qualche anno la ricorderemo come il vero inizio della nuova Inter.

Il secondo, il giorno. La fantomatica “dirigenza italiana” (che poi sarebbe italo-argentina, quantomeno) ci ha provato ancora una volta: diffuse veline alla stampa in cui si parlava di fantasmagoriche, spettrali e tenebrosissime reazioni della stessa nei confronti della squadra, che sarebbe stata strigliata per bene.

Un discorso asciutto, senza fronzoli, sintomo di grande disappunto” riporta la Gazzetta dello Sport.

Ma ormai parte della tifoseria ha capito il giochino: ogni volta che c’è bisogno di salvare il culo a qualcuno, ecco che si utilizza la stampa come veicolo per rabbonire il popolo interista. Ogni tanto si tira fuori il nome di Conte, poi di Simeone, di grandi progetti, di Mbappe, di grande mercato, di questo e di quell’altro.

Ci hanno provato anche con le finte dimissioni di Pioli per farlo passare da martire e puntare il dito contro la squadra: mossa sbagliata, perché hanno insegnato a questa squadra qual è il metodo per sbarazzarsi dei problemi… ovvero “smettere di giocare“.

Mossa geniale.

E pertanto, nonostante la strigliata, nonostante il disappunto, nonostante gli scenari di un Gardini infuriato, di uno Zanetti senza sorriso, di un Ausilio imbruttito dai risultati, Zhang-padre-e-figlio (unica entità incorporea capace di risollevare questa società) decide di tagliare la testa al toro… e ce ne scusi Pioli, ma non stiamo parlando di lui. La testa che salta è la sua ma non perché toro.

Lo chiedevamo da tempo, ma abbiamo ritenuto che fosse un atto inderogabile già dopo la sconfitta contro la Sampdoria, figuriamoci dopo il Crotone.

Inter al punto di non ritorno

E ci siamo stupiti che neanche il derby avesse sortito effetti.

Un immobilismo deleterio. Qualcuno potrà pensare che Pioli non sia, non fosse il vero problema. Ecco, io ho un cattivo rapporto con questa forma di benaltrismo: ovvero quella scorciatoia masochistica che ti fa credere che si debba investire prima di tutto sulle grandi cose e poi su quelle meno grandi, come se ci fosse una scala di preferenza.

Questo genere di ragionamento ci ha fatto tenere Nagatomo fino a oggi; che ci fa pensare che Medel possa essere una buona riserva… in difesa, a 2,5 milioni l’anno, fino al 2020 quando avrà 33 anni e sarà un peso morto sul bilancio nerazzurro; che ci ha fatto credere, nel recente passato, che “sì, ok, questo però potrebbe essere buono” e ci ha fatto sopportare M’Vila, Gargano, Mudingayi, Pereira, Guarin, Alvarez, Cassano e ciarpame continuando.

Non è così: il benaltrismo è la prima forma di masochismo.

Quando c’è un problema, non importa quanto sia grande: devi eliminarlo.

Pioli era diventato un problema e la sua diagnosi era arrivata con il doppio cambio nel derby: era terminale. Quando i calciatori ammettono, con una tale faciloneria e una tale faccia da schiaffi, che “hanno mollato“, è chiaro che il primo manico è quello che non funziona.

Lo dimostra anche la reazione dei tifosi dell’Inter. Prendiamo un sondaggio su Twitter dell’amico Fulvio Santucci:

Soltanto 1 su 4 si dice tra scettico e preoccupato. Significa che ormai la situazione era insostenibile.

Non solo. Pioli aveva trovato una strada buona, percorribile, che aveva convinto anche me, che ero molto più che sospettoso nei suoi confronti, salvo poi rimangiarsi tutto, perdere contro la Lazio in Coppa Italia ed entrando in confusione per… per cosa? Per paura? Quella paura che ti costringe a stravolgere te stesso e perdere comunque contro la Juventus e contro la Roma, imboccando una discesa che non si è più fermata.

Non fatevi ingannare dalle vittorie contro Empoli, Bologna e Atalanta: l’Inter di Pioli è finita contro la Lazio in Coppa Italia. Anzi, poco dopo che è finita, quando già in tv si capiva che c’era qualcosa che non andava nelle sue parole, quel sacro terrore di non essere all’altezza, di non avere gli strumenti.

Quando invece tutti, sono convinto tutti, saremmo stati con lui se avesse proseguito per la sua strada, con convinzione, provando a far giocare a calcio questi scansafatiche, senza imbarbarimenti, senza improvvisate difese a tre, senza Medel in campo per forza indipendentemente dal ruolo, senza i Nagatomi, senza la guerra sacra contro gli acquisti non voluti dalla dirigenza italiana, Joao Mario e Barbosa.

Pioli era un dente cariato e andava tolto: chissenefrega che poi dobbiamo toglierne altri 6 o 7.

Che sia una scelta chiara della società non ci può essere dubbio, e ce lo dimostra anche il fatto che i media non ne sapessero nulla. Anzi, oggi provano persino a rintuzzare e abbozzare difese fuori tempo massimo e fuori luogo, questo è il CDS:

Un atteggiamento inaccettabile. La cui colpa non può essere addebitata all’allenatore, se non in parte. Semmai all’etica e alla moralità di un gruppo che ha completamente tradito la fiducia che gli è stata concessa e che non accenna a mostrare cambiamenti.” E quindi l’etica dei calciatori è deleteria solo quando c’è un allenatore che dobbiamo difendere eh? Quando invece ce n’è uno che possiamo insultare è tutta colpa sua e del suo essere olandese, burbero e poco comunicativo. Mavaccaghér.

Certo, speravamo di più in una dimissione, anche perché è rimasta ancora della stima per l’uomo Pioli, soprattutto dopo averlo visto in difficoltà, ad arrampicarsi sugli specchi per raccontare in pubblico una realtà inventata sul momento, che era solo buona per salvare il suo lavoro e la sua figura… e va letto in questo modo la finta sorpresa nell’aver saputo delle dimissioni.

Ma tant’è, alla fine è andato e questo basta.

E ADESSO?

Quando c’è da fare pulizia è necessario che il secchio d’acqua sporca si butti: mischiare l’acqua buona e l’acqua vecchia è pratica che non porta da nessuna parte.

Ora Zhang-padre-e-figlio deve dimostrare il coraggio giusto, far vedere lo spessore delle idee e del peso: perché fino ad ora è stato persino troppo semplice occuparsi dei bersagli più semplici, anche se sulla permanenza fino a fine anno di Pioli scommettevano in tanti.

Quando è stato esonerato De Boer ne abbiamo anche illustrato le dinamiche, almeno dal nostro punto di vista. Ed era chiara una cosa: FDB ha avuto guerra interna sin da subito, lo dimostrano i giornalisti per nulla timorosi di attaccarlo dopo neanche una settimana di permanenza, talvolta con una violenza verbale oltre i limiti della decenza e del rispetto verso la persona.

Perché tanto sapevano che a nessuno, in casa nerazzurra, interessava difendere FDB. Era diventata carne da macello, chissenefotte se poi di mezzo c’era l’Inter e se questo ha consentito ai più di inventarsi titoli che rimarranno macchie indelebili nella storia di questa squadra.

Il punto di non ritorno di questa dirigenza è stato il giorno dell’esonero di FDB, con la notizia passata ai giornali: è stato scelto Pioli, quando ancora la proprietà non aveva scelto un bel nulla. Che gran modo di mettere in difficoltà tutti… non dimentichiamoli mai certi dettagli.

Pioli è stato scelto da questa dirigenza, poco ci piove. L’abbiamo letta in tutte le salse questa preghiera di ascoltare la dirigenza italiana, di dar retta alla dirigenza italiana, che se non avessero dato retta alla dirigenza italiana sarebbe stato tutto molto peggio, che l’unica via possibile e giusta la conoscenza la dirigenza italiana. A mero titolo esemplificativo:

In una crisi più profonda. Se andate a cercare gli articoli del tempo sono tutti uguali, figli tutti della stessa velina.

La dirigenza italiana, che ai miei occhi si era delegittimata da sola con l’affaire De Boer, aveva tracciato una strada dicendo “fidatevi di noi”. E tutti giù a dire che sarebbe andata bene, e pertanto sarebbe stato merito loro.

Così come dell’acquisto di Gagliardini, solo che se fosse andato male sarebbe stata una scelta di Kia, mica di Ausilio. Ma vabbe’, questa è una deviazione.

Avrebbero voluto il merito e invece eccola qui la crisi ancora più profonda.

L’hanno creata loro. E noi incassiamo, perché avevamo puntato il dito verso altri responsabili: alla fine sono emersi tutti, perché la storia sa essere impietosa e non dare appello.

E pertanto le prossime teste che dovrebbero saltare sono le loro: mancasse questo passaggio, nessun tifoso capirebbe e si rimarrebbe a riempire il secchio d’acqua nuova quando ancora è rimasta troppa acqua vecchia e sporca.

Perché è chiaro che a quest’Inter manchi la cosa essenziale: l’unità. Se ognuno pensa di portare avanti il proprio progetto, pensando che sia per forza migliore di quello degli altri, l’unica strada possibile è quello di crisi ancora più profonde.

È stato forse il vero e più grande male del morattismo: va scacciato senza alcuna pietà.

SABATINI, ALLENATORE E CALCIATORI

È stato ufficializzato l’inserimento di Walter Sabatini come consulente tecnico del gruppo Suning, e che si occupera sia di Inter che di Jiangsu. Anzi, coordinatore dell’area tecnica.

È una figura certamente particolare e insolita, perché dovrà occuparsi di realtà diverse e non conciliabili tra loro. Al momento, il suo “gancio” all’Inter sarebbe quel Piero Ausilio rinnovato da poco.

Ausilio ha vissuto già un’esperienza simile, all’ombra di Marco Branca. Non so quanto siano compatibili e, sinceramente, mi sembra un’operazione azzardata i cui contorni sono sin troppo sfumati: ben presto potrebbero nascere delle divergenze non da poco, anche perché, da quello che si vede dall’esterno, i metodi di lavoro, i percorsi, le scelte di Sabatini e Ausilio non potrebbero essere più diverse.

Chi farà mercato? Come si sceglierà l’allenatore? Quali saranno le strategie?

Sabatini, lo dice la sua storia, dal punto di vista del mercato ha sempre fatto molto meglio di Ausilio. Ha sbagliato anche lui? Certo, chi non sbaglia? Ma aver preso uno dei migliori, sotto questo punto di vista, e non dargli un ruolo fortemente decisionale sul mercato potrebbe essere persino deleterio: è un aspetto di chiarezza che va dato con una certa rapidità.

Altrimenti, lo dico in anticipo, la cosa mi preoccupa assai. Anche se in tutto questo va tenuto in conto che sul sito ufficiale dell’Inter non c’è ancora una notizia che parli di Sabatini.

Per chi è affascinato dalle ricorrenze e dai dettagli non può sfuggire che la presenza di Sabatini e l’eventuale ritorno di Oriali sembrano dei chiari ammiccamenti verso Antonio Conte. Continuiamo a ritenere che tutta la pantomima di questi mesi serva solo a fargli avere un ingaggio più alto da parte del Chelsea, ma il nuovo assetto potrebbe essere un po’ più stuzzicante, e in settimana analizzeremo i pro e i contro di Conte all’Inter e perché questa potrebbe essere una strada più comoda per lui.

Da qui a fine maggio andranno sciolti altri dubbi e poi sarà la volta dell’allenatore: anche questa dovrà essere una svolta epocale.

Anche perché c’è un nutrito gruppo di calciatori che è il caso che sverni da qualche altra parte: perché molto di questi qui, sinceramente, hanno già dimostrato di non valere questa maglia.

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