È andata così anche per voi, vero?

Abbiamo deciso di non buttarci a capofitto su Spalletti, stiamo raccogliendo materiale per degli approfondimenti alla “nostra maniera”. Nel frattempo, Kongo è rimasto un po’ come tutti noi, nella dimensione godereccia lasciata dalla partita di sabato scorso e ci ha voluto raccontare l’esperienza stretta del “tifoso contro”, quello che gode ancora…

 

È sabato pomeriggio. Non uno come gli altri, però. È Sabato ed ho la testa piena di ricordi, il cuore di palpitazione e mi ritorna su quel leggero “splin” baudelaireiano che avevo anche quel sabato pomeriggio lì. Sì, proprio quello a cui state pensando anche voi che leggete. Quello che precedeva la più bella tra le vittorie belle. Quella vittoria che avrebbe cambiato non solo la nostra storia, ma anche la storia degli avversari. Destinati, da allora, solo ad inseguire coloro che ritenevano perdenti, perché vincere imbrogliando è facile, ma perdere da imbrogliati è molto difficile e questo ci ha dato una forza ed una resistenza che non si trova da altre parti. E questo non ce lo perdoneranno, ma nemmeno noi perdoneremo i loro imbrogli.

Mia moglie parla ed io rispondo anche, benché non sappia esattamente cosa. Ho quel pensiero fisso che sta lì: “lo sento, la vincono … e tutta la pletora di nani e ballerine si farà attorno alla regina, esaltandone ogni dote oltre il paradosso; perfino quelle che doti non sono. Non so se ce la faccio a sopportare tutto questo”.

La Televisione Svizzera è il canale scelto sia per la smisurata neutralità dei commentatori, sia perché non posso più sostenere Piccinini che urla “Numero”, “Sciabolata morbida”, “Miracoloogni volta che un coglione con la maglia del Notts County piscia contro vento. Sono pacati, obiettivi e poi … sono svizzeri: non capiscono un cazzo di calcio, ma gli piace da morire. Come me.

Comunicata la ferale notizia che “’stasera c’è la finale di Champions”, mi sono preso la relativa dose di insulti da parte della coniuge che, in sciopero durissimo, si è ritirata in camera con la gatta. Cosa che, lei lo sa benissimo, non è quello che si può definire un toccasana per la mia gelosia. Così assisto all’inizio che sono già agitato per questioni mie di tifoso, a cui devo aggiungere un disagio perché non ho la micia che mi si struscia sulle gambe. Pessimo segnale.

Il Notts County inizia forte e penso: “Vuoi vedere che hanno imparato a giocare una finale?”: non mi piace per niente. Passano i primi dieci minuti in cui ho respirato sei, forse sette volte, non di più. Poi però colgo un gesto che è sempre indicatore preciso di come sta la squadra del giocatore che lo compie. Dani Alves riceve un passaggio che va dritto dritto in fallo laterale. Passaggio di non so chi, ma cannato di brutto. “Mh – penso – tensione e nervosismo a mille. Ottimo segnale”. Intanto il Real ha alzato il suo raggio d’azione e penso “Da quanto tempo in Italia non vediamo giocare così? Palla che circola velocissima e Notts che corrono come matti in un pressing forsennato. Se continuano a questa velocità, altri cinque minuti e sono morti… o forse sono bombati”.

La porta si apre, escono dei riccioli: “Io vado a dormire

GAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!

Sei un cretino!

Inebetito nella penombra guardo lo schermo in trance. La gatta è arrivata e mi si sdraia sopra e comincia a leccarmi una mano fino a portarmi via il primo strato di pelle, forse per farmi scaricare un po’ di tensione.

Il Notts pareggia con un gol incredibile e dal più profondo della mia depressione del momento sale piano, ma inesorabile, un ricordo. Fu contro il Dortmund. Del Piero fece un gol di tacco “Leggenda, miracolo, figata, oeh, ma chissà quanto ce l’avrà grosso…” e via discorrendo. E la persero. Pure quella. Potrebbe essere il segnale esoterico che stavo aspettando. Però il Madrid ora è lì e non molla più un cazzo. Il primo tempo se ne va ed io sono ancora in iperbarica. Esco sulla terrazzina e me ne fumo una… eccheccazzo… quando ci vuole ci vuole.

Scendo in cucina e mi verso due dita di whisky poi salgo perché sento che ricomincia.

Il Notts è già in campo ma il Madrid ancora non si vede: di solito questo è un segnale molto negativo ed io trangugio in un colpo il whisky che doveva durare 50 minuti più supplementari, nella peggiore delle ipotesi prima dei rigori avrei rifatto il pieno. Invece non è ancora iniziato il secondo tempo che già ho il bicchiere vuoto. La gattina è sul divano che mi guarda in attesa di riattaccare la scarnificazione della mano. Mi seggo. Guardo quelli del Real rientrare guidati da Ramos. Hanno la faccia cattiva. Riesco ad alleviarmi un po’ dell’ansia che la presenza del solo Notts in campo mi aveva provocato.

Ricominciano. Il Notts non la vede più. La palla comincia a stazionare regolarmente tra i piedi dei viola e nella metacampo del Notts. Questo mi rende più tranquillo. Ma la palla non sembra voler entrare.

Il Notts non ne ha più è già evidente al 10° del secondo tempo. Dybala insegue le maglie viola caracollando come se stesse giocando contro i pulcini del Sacro Cuore di Gesù. Il Pallone d’Oro mi sa che se lo deve comprare alla fiera degli O’bej o’bej. La BBC annaspa a chiudere tutte le penetrazioni in area degli uomini del Madrid. Quelli si muovono come gli aghi di un telaio ed il Notts insegue sempre più in affanno. Ma la palla non sembra voler entrare.

Già mi immagino i titoli del giorno dopo “Trionfo!”, “Il vero triplete”, “Solo il Notts ha vinto”, “Nessuno come voi”, “Eroi” e via così. Perché lo so come vanno queste cose, io. Quelli attaccano come forsennati e poi all’87° una qualunque merdina del Notts devia un tiro del cazzo destinato alla bandierina e vanno a casa tutti.

Ma quando la palla entra dopo una deviazione, sento che mi verrà un ictus. Con l’urlo strozzato in gola, ma senza emissione di suoni, in ginocchio davanti al TV esulto come esultai quella sera lì. Si, proprio quella sera lì. La nostra sera.

La gatta mi guarda preoccupata dall’alto della libreria dove si è rifugiata per lo spavento. Scende piano piano. Sale sul divano e dopo qualche tentennamento mi si accuccia di nuovo sulla gamba. Ed è proprio in quel momento che Ronaldo la mette. A quel punto ho la certezza che l’Ictus mi è venuto e mi zittisco di colpo, ascoltando il mio corpo per capire se sto morendo oppure ho soltanto la pressione a 220. La gatta è una palla irsuta che mi soffia dalla soglia della porta.

Questa cosa mi ha distratto e non ho nemmeno visto il replay per godere della giocata rabbiosa di CR7 che aggredisce lo spazio come un unno alla carica, giustiziando il Notts che a quel punto fa entrare Cuadrado. E rifletto: ma se CR7 in questo Notts County  starebbe in panchina, non sarebbe nemmeno una secondo scelta, se il primo che entra è Cuadrado perché spacca le partite. Nel frattempo CR7 vi sta spaccando diversi esemplari di glutei e apparentemente senza fatica.

Gli ultimi minuti li guardo in trance senza nemmeno ben capire cosa succede, chi entra, chi esce. C’è soltanto quel rettangolo riassuntivo in alto a sinistra: Not-Rma 1-3. Eppure non mi sento ancora tranquillo. Sento che questi possono ancora farcela. Lo so che sono pessimista, ma in realtà, non giocando l’Inter, questa è una partita che ho vissuto nell’ottimismo più spinto. Ma lasciamo perdere…

Quando il Real segna il quarto gol non riesco ancora a trattenere un nuovo urlo, sempre silenzioso, che mi porta con estasi a guardare la premiazione e a sciogliere tutti i miei pensieri. Quante parole? Quante inutili parole sono state dette per questa partita, per questa squadra, per la sua proprietà? È come se un’intera nazione (diciamo un 25% di una nazione, che forse è meglio) si fosse mobilitata per ricostruire, attraverso l’uso di incredibili paradossi, la verginità di chi, questa verginità, l’ha usata senza vergogna e senza pudore da sempre. Per esaltare, in una comunicazione da Minculpop, la forza di chi forte non è, ma solo arrogante nel detenere ed esercitare il potere. Perché è questo… il Notts è la squadra del potere, quello più rancido, quello rancoroso e totalizzante. “Dovete tifare per il Notts perché è una squadra italiana e se non lo fate non siete degni”.

Che cosa?

Io tifo chi cazzo voglio e se voi perdete io godo. Godo. E godo tantissimo a vedere le vostre facce distrutte. I vostri sguardi persi. E come i vostri anche quelli di tutto quel popolo bue che vi segue attaccato all’amo del “Cantarsela e suonarsela” alla finta logica del “Tanto tutto alla fine si equilibra”. Si è vero, però … tutto alla fine si equilibra. E quello che nel corso della mia vita mi avete fatto vedere per ben 7 volte e mezza (e quella mezza non ve la può perdonare nessuno!) è la giusta nemesi per chi, con la scusa che “Vincere è l’unica cosa che conta” ha saputo calpestare persino la propria dignità e quella dei propri tifosi, ammesso che ne avessero una.

Oh, cazzo! Quanto è bello! “Non sei sportivo, dovresti essere dispiaciuto per il fatto che una squadra italiana ha perso”. Vaffanculo ipocriti! “I cani si lanciano sul leone ferito, ma il leone resta leone ed i cani cani”. Vaffanculo, cretino. Manco fossi in Germania con la X Legione a combattere i barbari. “L’importante è essere arrivati in finale”. Vaffanculo, voltagabbana. Quando non vi conviene allora non è più vincere la cosa importante. “E voi dove eravate mentre noi giocavamo la finale?”. Vaffanculo, pirla. Eravamo nelle catacombe a pregare ogni sorta di divinità perché vi cadesse addosso un meteorite (o un meteorismo?).

Sono ancora inebetito dalla botta emotiva. È stato come vincere uno scontro armato con un esercito golpista. Ma è stato bello. Bellissimo. Incredibile il numero di persone che non vi possono vedere e che hanno festeggiato. Perché se c’è una cosa positiva nell’esistenza del Notts è che unisce l’Italia.

Dite la verità: è andata così anche per voi, vero?

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