Inter, finalmente è finita, finalmente è ricominciata

OVVERO: SPALLETTI ALL’INTER, PARTE 1/3

Perché parlare anche della stagione passata? Semplice: perché vogliamo che ricordare sia un monito iniziale.

Mai più come ieri.

Mai più.

Non è per pessimismo, anzi, è ottimismo: in giorni in cui il calciomercato vede l’Inter in attesa, sui social e nei bar è tutto uno sproloquiare di insulti, di delusioni, di tafazzismo cronico, ricordarci la tempesta che abbiamo appena superato è un atto rivoluzionario di ottimismo.

Non è per pessimismo: potevamo scrivere “Inter, una nuova stagione, finalmente” e avremmo mostrato il lato positivo della vicenda, il bicchiere mezzo pieno. Eppure abbiamo scelto diversamente e lo abbiamo fatto con consapevolezza.

Perché la nuova stagione e la nuova Inter (e lasciateci anche usare i plurali…) devono partire da un assunto, ovvero che sono stati commessi degli errori marchiani, imperdonabili, talvolta quasi da dilettanti allo sbaraglio che non possono essere più tollerati e ripetuti.

La lista è piuttosto semplice, seppure non esaustiva:

  • Mercato gestito senza sentire l’allenatore;
  • Allenatore altresì usato come arma per quello che si è rivelato un chiaro regolamento di conti;
  • Giocatori “autorizzati” a scazzare in pubblico (vero Eder?), a giocare svogliati e sbuffanti (vero Miranda?), con una superficialità imbarazzante (vero Brozovic) e “autorizzati” all’ammutinamento;
  • Dichiarazioni in pubblico da licenziamento in tronco;

Dannazione, la lista sarebbe lunghissima ma intanto ci fermiamo qua. E partirei proprio dall’ultimo punto.

LE DICHIARAZIONI IN CHIUSURA

Incredibile come Piero Ausilio sia ancora al suo posto, per quanto ad oggi l’impressione è che abbia meno diritto di parola. Che lo sia dopo avere sproloquiato talmente tanto da essere persino di nocumento alla squadra che lo stipendia. Trovate tutta la sequenza in questo articolo:

Parlano tutti. Zhang, poni fine a questo scempio!

Dichiarazioni fuori da ogni logica e prive di senso, se contestualizzate all’interno di un progetto che vuole rilanciarsi. Se poi ci mettiamo che a parlare è quel dirigente che da mesi non ne imbrocca una…

Eppure Ausilio è ancora lì e, anzi, da buon ventriloquo, ha messo una buona controfigura nelle ultime partite: buona per giustificarsi. Parliamo di Stefano Vecchi. Sì, esattamente: quel bravo ragazzo che è appena diventato campione d’Italia con la sua Primavera.

Negli ultimi periodi era diventato uno stillicidio di… perdio, come vuoi chiamarle altrimenti?… minchiate sesquipedali a ruota. E dire che gli si vuole anche bene perché il suo lavoro con i giovani è straordinario: ma quando ha dovuto trattare i “grandi”, è uscita una versione che inizialmente si potrebbe essere tentati di definire “aziendalista”, ma non è così. La lista (un’altra?) delle dichiarazioni fuori luogo è imbarazzante;

  • Qui c’è gente abituata a vincere e trovarsi in questa situazione non è semplice;
  • La differenza (nelle gare) la fa il fatto di provare a superare i propri limiti e andare oltre nel momento della fatica, ma in questo momento (la squadra) non accetta lo sforzo;
  • La squadra ha bisogno di essere incitata, spinta, sempre e in ogni situazione. L’aspetto mentale è una cosa che fai fatica a ritrovare. Fisicamente la squadra sta bene, ma fatica ad andare oltre (domanda, ma non erano abituati a vincere?);
  • Ringrazio coloro che si sono impegnati, la parte del gruppo che ha deciso di ripartire in questo finale;
  • Al mio successore dico che è necessario partire dalla cultura del lavoro, dando entusiasmo ad una squadra che di batoste ne ha vissute parecchie;
  • (domanda: quanti sono i giocatori che meritano di continuare a vestire questa maglia?) Non faccio nomi perché non è detto che la società condivida il mio parere;
  • (domanda: se dipendesse da te, c’è qualcuno che non indosserebbe più questa maglia in futuro?) Posso avere in mente valutazioni di questo tipo, ma non posso esprimerle perchè la prossima stagione ci sarà un altro tecnico e toccherà a lui considerare certi aspetti;
  • su Gabigol: credo sia particolare che venga applaudito ed esaltato prima dell’ingresso in campo, sarebbe meglio premiarlo dopo qualche giocata, così da stimolarlo;
  • su Gabigol:  oggi Gabigol ha lasciato la panchina e la società prenderà provvedimenti;
  • Salvo l’attaccamento alla maglia di Nagatomo, Santon, D’Ambrosio, Andreolli che con la qualità di Perisic Brozovic, Eder e Candreva sono risorse importanti. Possono essere la base per l’anno prossimo.

Ha descritto la squadra come una massa di imbecilli senza nerbo; gli ha anche detto che sono smidollati; che mancano di professionismo; si è sbilanciato dicendo cose che non erano sua pertinenza; ha forzato la mano su Gabigol (io applaudo chi voglio e quando voglio, e soprattutto non sei tu che devi chiedere la sanzione del calciatore, non in diretta tv). Tutto vero? In parte sì, in parte no, ma non era e non era nel suo ruolo prendersi quelle libertà.

Ma all’ultima, giuro, ho rischiato di dare di matto. Ci hai raccontato che Nagatomo è un top da cui ripartire? Che le qualità di Brozovic e Eder sono risorse importanti? Eddai, questa non è una valutazione super partes: questo era il ventriloquo Ausilio che parlava.

Per non dire delle formazioni da arresto sul posto, così come delle punizioni a Joao Mario e a Gabigol, nell’anno in cui più o meno tutti hanno fatto i propri leggendari “porci comodi”. Ma si sa, “ogni scarrafone è bello a mamma soja”, e Joao Mario e Gabigol sono evidentemente orfani (in società).

 

OGGI

Insomma, le ultime settimane ci hanno chiarito ulteriormente una cosa: c’è bisogno di un uomo forte in società che zittisca tutte le voci in giro, che affianchi l’allenatore e lo protegga. Ma che, soprattutto, azzeri questa squadra.

Non c’è alternativa. Dal punto di vista mentale, il danno fatto in questa ultima stagione è enorme e il rischio è di ritrovarsi gli stessi problemi fra 6 mesi, con un’altra stagione da buttare.

Come abbiamo scritto più volte, non può essere Ausilio a disfare ciò che ha fatto in questi anni: significherebbe chiedergli di rinnegare il proprio lavoro.

Dal punto di vista societario qualcosa dovrà pur muoversi: la stagione non è neanche iniziata che già c’è un fuoco di fila pazzesco, roba che abbiamo superato i parossismi visti con Mourinho e De Boer.

In un giorno, i nerazzurri si sono beccati la prima “Crisi Inter” della stagione, ancora prima della presentazione di Spalletti:

  • Per il Corriere dello Sport c’è un vero e proprio incubo Capello per Spalletti. Che poi, scusate, dirlo a uno calvo mi pare proprio una cattiveria, ma tant’è. Per cui, non s’è ancora cominciato con Lucianone, non s’è fatto ancora neanche mercato, non ha fatto ancora la presentazione ufficiale, epperò… epperò Zhang, da buon diavolo cinese qual è, ha deciso già il suo sostituto: Capello. Grande.
  • Tuttosport è in versione Bargiggia: che schifo questa Inter che fa affari solo esteri. Bloccata l’evoluzione italiana che tanto piaceva ai giornali, anche perché è andato via il vero architetto della rivoluzione made-in-Italy, ovvero Pioli, il guru dell’operazione Gagliardini (tutto merito suo). Ora c’è quel cattivone di Sabatini che fa solo plusvalenze con i giovani stranieri. Poi vai a guardare il mercato che si è appena profilato, o si è già realizzato, a hai un colpo: Kessié, Biglia, Schick, Hector Moreno, André Silva, Musacchio, Rodriguez, Kalinic, Valero, Krychowiak… ma la cattivona è sempre l’Inter.
  • Per la Gazzetta dello Sport… “E l’Inter che fa?“, prologo ad un approfondimento in salsa nostalgia: il Milan compra e si proietta nell’empireo e i nerazzurri… niente, l’Inter è morta. Il mercato si ferma, si deve cedere per forza, le piste si raffreddano, tutto si rallenta, le trattative subiscono frenate. Nel frattempo ci verrebbe da chiedere (così vi diamo anche il link del nostro profilo Twitter):

Insomma, è tutto un fiorire di tristezza, nubi e Crisi Inter. Insomma, esistesse un Eraclito nerazzurro reinventerebbe il “tutto scorre” in “tutto sfuma”.

Anche se il premio “titolo minchione del mese” lo diamo a questo del Corriere dello Sport:

Come se non bastasse, nei giorni scorsi c’è stato chi ha deciso di chiudere il cerchio: dopo aver mostrato il contratto di Gabigol e mostrato al mondo quanto guadagnano quel cattivone di Kia e i suoi amici, lo si è fatto con il contratto di Joao Mario. Inutile starvi a spiegarne la logica, vero? Dico, lo abbiamo fatto solo per gli acquisti suggeriti da Kia, non per tutti gli altri. C’è bisogno che ce lo diciamo?

Che poi in Italia si spendano 200 milioni per l’anno solare 2016 in commissioni ai procuratori è secondario. Ce lo racconta calcioefinanza.it:

E se l’Inter spende 8 milioni di commissione per Joao Mario e Gabigol, figuriamoci se possiamo chiedere ai giornalisti di fare i giornalisti: gli altri 15 milioni e spicci a cosa saranno mai serviti? Quali agenti ha pagato l’Inter? Per quali affari? Banega? Candreva? Eder? La chiusura di Miranda? Erkin?

Misteri della fede giornalistica.

SPALLETTI

Per fortuna c’è Luciano Spalletti. Ora, senza fretta: “per fortuna” nel senso che si è scelto l’allenatore con un buon tempismo e con il tempo giusto per poter programmare il mercato e l’estate. Probabilmente la scelta era già stata fatta qualche settimana prima della fine del campionato e tenuta in naftalina in attesa di sviluppi: c’è chi dice “in attesa di Conte”, ma chi ci legge sa che su Conte non abbiamo mai avuto chance.

Perché Conte non sarà allenatore dell’Inter

Partiamo da un assunto: Spalletti è un upgrade rispetto a qualunque cosa abbiamo visto da Benitez in poi. Si possono avere delle preferenze, certo: io sono un appassionato di De Boer e Stramaccioni, ho (tutto sommato) apprezzato il lavoro di Leonardo e in parte di Ranieri; c’è chi pensa che Mancini fosse l’uomo perfetto e che il problema vero fosse l’Inter… mentre mi pare che su Mazzarri e Gasperini ci troviamo (ormai) più o meno tutti d’accordo.

Ma Spalletti è un upgrade per molte ragioni: è già ambientato in Italia, conosce il campionato (sempre che sia davvero una qualità: Conte in UK ha vinto il primo anno), ha molta esperienza alle spalle, ha anche fatto esperienza all’estero (che non fa mai male), non ha passati troppo scomodi (chiari battibecchi da romanista con i nerazzurri, ma non è Conte col suo armamentario di scheletri nell’armadio), è abituato a lottare per il vertice e nelle sfide di Champions League. Questo non ne fa il migliore in assoluto, ma probabilmente il profilo più “fit” sotto molti punti di vista.

La cosa più importante, però, è che è legato a doppio filo con il dirigente che attualmente ha maggior peso in società, Sabatini.

Pertanto, che ci piaccia o meno, che ci entusiasmi o meno, ci resta una sola cosa da fare: farcelo piacere.

Certo, può non sembrare una ottima prospettiva di partenza, ma questa è. Spalletti è un allenatore capace, una scelta necessaria, razionale oltre ogni limite: probabilmente, nell’attuale panorama degli allenatori disponibili, era persino l’unica scelta possibile per un progetto che già a breve termine vuole aggrapparsi a delle certezze.

Sono passati i tempi dei sogni (Mourinho, declinato oggi in Simeone), delle follie (Leonardo o Stramaccioni), ma per fortuna anche della realpolitik di bassa lega che ci ha regalato Mazzarri e Gasperini. Finite anche, almeno per adesso, le idee rivoluzionarie: niente De Boer, ma niente Pochettino o chi volete voi.

La prospettiva non sembra essere proprio il massimo, ma ho buone impressioni, almeno dal punto di vista mediatico: i primissimi passi sono stati persino piacevoli, con punte di inatteso stupore anche. Come una delle prime dichiarazioni che rischia di entrare nella storia iconica dei messaggi rivolti ai tifosi:

Bisogna far vedere ai tifosi la luce abbagliante di questo club“.

Per certi versi ha più profondità anche di quel “io non sono un pirla” di mourinhana memoria. Ma non sono male neanche quei:

  • abbiamo dalla nostra parte il supporto e il sentimento di milioni di sportivi può sembrare un peso ma invece non lo è: dobbiamo usarli come una spinta, come un’energia da portare in campo“;
  • l’appartenenza diventerà una cosa fondamentale“;
  • e al tifoso juventino “Può essere di chi le pare, noi siamo interisti“.

Anche l’atteggiamento è cambiato: siamo passati dal piatire una cessione a furia di prestiti, sconti, dilazioni, vedremo, chissà, a condizione che, siamo arrivati a “Sconto al Siviglia per Jovetic? Stiamo studiando la situazione ma non credo, è un giocatore che ha mercato“, così come l’atteggiamento per il caso Perisic: il ragazzo vuole andare, ha una chance importante (Manchester United?), richieste e promesse di ingaggi pesanti… se vuole andare, vada, faccia alzare l’offerta.

LA CONFERENZA DI IERI

Ha avuto molto tempo per prepararla, chiaro, però è stata interessante e ha fatto emergere cose interessanti, tre su tutte.

La prima è che sembra essere un fottuto narcisista, innamorato di sé stesso e delle cose che dice. Non è un difetto in sé, ovvio, ma è chiaro che gli piacciono la telecamera, i microfoni e i riflettori. All’Inter ne troverà tanti, tantissimi, come ha già avuto modo di vedere: se capirà che dovrà accentrare moltissimo la comunicazione avrà fatto metà del lavoro.

La seconda è che è una persona più intelligente di quanto da lontano ci aveva fatto pensare.

La terza è che sembra sapere già molto dell’Inter ed è stato bravo a toccare molte corde giuste. Intanto il chiaro riferimento alla data del 30 giugno come scoglio prima degli acquisti, cosa che molti tifosi hanno dimenticato: inutile guardare il Milan, che sta facendo una scommessa pericolosa che sono felice l’Inter non abbia tentato. Ma è chiaro che l’Inter si è già mossa per tempo, visto che lui stesso si augura di avere giocatori nuovi già 3 giorni dopo.

Poi l’orgoglio mostrato per essere allenatore dell’Inter e il “ripudio” delle polemiche facili di giornalisti che non vedevano l’ora:

Quanti allenatori c’erano prima di me come candidati per questa panchina? Non me ne frega niente di chi era in corsa per questa panchina, sono io l’allenatore e sono eccitato. E ve lo farò vedere” entra di diritto tra le cose memorabili che ricorderemo a lungo. Così come il “Tutti mi dicono che mi sono preso una bega venendo qui. Non la vedo così e comunque me la prendo tutta volentieri questa bega“.

Per finire ai messaggi chiari ai calciatori: partendo dal “Senza senso di appartenenza non ci possono essere risultati. Ci dovranno essere cambiamenti radicali“,  passando per “Niente cori per Spalletti, Spalletti non fa gol. Più remeremo tutti dalla stessa parte, più riconcilieremo squadra e risultati” e finendo con la stoccata sugli allenamenti “La partita più importante? Io vado oltre, contano gli allenamenti. Sennò ci passano sopra“.

Anche questa dà la dimensione di un allenatore che ha oggi le idee chiare: “ne stiamo parlando ora con i direttori e la proprietà per creare una squadra più forte anche se non sarà facile perché gli acquisti non vanno assolutamente sbagliati. Stiamo lavorando sentendo anche l’umore dei calciatori, l’Inter forte deve essere l’Inter, non questo o quel nome. Siamo una squadra e tutti devono vivere dentro la squadra, mettere il sudore comune per lo stesso obiettivo. Non ci sono obiettivi individuali se non c’è l’obiettivo comune.

Il discorso su Icardi si può leggere in due modi: Icardi dovrà provare a fare il lavoro di Dzeko oppure la squadra dovrà fare in modo che non sia necessario? Anche questo sarà un ottimo spunto tattico: “Dobbiamo lavorare nel quotidiano, questa è la premessa. Icardi ha delle qualità incredibili che non voglio perdere: dobbiamo metterlo nelle giuste condizioni, sia in fase di possesso che di non possesso. Dzeko è bravissimo a giocare per la squadra, forse meno di Mauro all’interno dell’area di rigore”.

Qualche dubbio sulle dichiarazioni relative a Joao Mario. Spalletti è stato bravo a lasciare intendere e non intendere, a giocare sui doppi sensi e sugli equivoci: non credo sia casuale, anzi, credo proprio che sia un atteggiamento studiato a tavolino. “Joao Mario? Parliamo di un calciatore offensivo in grado di giocare tra le linee, bravo a offrire ottime soluzioni. A Roma, per esempio, cambiai ruolo a Pjanic e Nainggolan: il primo più indietro, il secondo più avanti. Poi conta anche la disponibilità del ragazzo, a volte si può anche stare fuori“. Il dubbio nasce dalla valutazione fatta sul calciatore, che io non considero “in grado di giocare fra le linee”: chi volesse rispolverare cosa ne penso può leggere questo articolo, la valutazione è rimasta intatta, anzi, si è rafforzata dopo un anno di Inter. Però, nella valutazione spallettiana, c’è il riferimento a Pjanic che fa brillare una luce di speranza: sarà il suo Nainggolan (e per me sarebbe un errore) o il suo Pjanic (e per me sarebbe la sua collocazione ideale)?

Su Nagatomo l’exploit che rischia di fare innamorare una fetta consistente di tifoseria, me compreso: “Nagatomo è un ragazzo serio, quando gioca ha le qualità di cui si è parlato finora gettando tutto oltre l’ostacolo. E’ una bella persona, poi ha commesso alcuni errori come tutti i calciatori, ma sulla professionalità del calciatore nessuno gli si può dire niente. Fa parte del ragionamento di prima che faremo con il direttore perché nel suo ruolo abbiamo diversi calciatori e bisogna analizzare bene la cosa“.

A questo fa coppia il fatto che per Medel l’Inter sta ascoltando le richieste che arrivano, non più intoccabile e rinnovo congelato: la valutazione di certi calciatori, questo è il vero discrimine tra il passato recente e Spalletti. Su questa parte della sfida-mercato si giocherà parte della sua credibilità, e anche quella di Sabatini: la cessione di giocatori sopravvalutati e che non hanno più nulla da dare a questa squadra, soprattutto dopo l’ultima stagione.

Se fosse poi capace di liberarsi di entrambi in una sola sessione di mercato potrei rischiare di andare ad Appiano piangendo nudo e abbracciarlo pubblicamente dichiarandogli il mio amore eterno.

CONCLUSIONI

Insomma, l’inizio non è per niente male, anzi: sinceramente mi ha stupito. È entrato subito nel ruolo, ha catturato l’attenzione, ha usato i toni giusti e ha svicolato a dovere le fosse preparate da media con la critica pretestuosa facile.

Spalletti è un buon allenatore dal carattere un po’ particolare… diciamo più particolare di molti altri. Questo lo metterà presto in una condizione particolare e ho l’impressione che non ci saranno mezze misure: potrà essere bravissimo (fuori dal campo) e trascinare i tifosi come un vero capopopolo, figura che gli era rimasta inespressa a Roma per fattori endogeni; oppure cederà alla sua parte più lamentosa e meno interessante.

Intanto i primi punti virtuali sono per lui: sembrano non valere nulla, ma sciogliere il ghiaccio con una tifoseria diffidente, naturalmente ritrosa per via delle recenti ferite, è un passo importante. Domani approfondiremo degli aspetti tattici del suo passato e del suo presente, in attesa di una più esaustiva trattazione delle ultime due stagioni romaniste.

Loading Disqus Comments ...