La FIGC tifa Juventus? (Magari non solo lei…)

L’Inter vince il campionato Under 17 A-B contro l’Atalanta ed è il terzo del settore giovanile. Nell’arco di 10 giorni, infatti, l’appena menzionato campionato giovanile si aggiunge ai già conquistati Beretti e Primavera.

Insomma, l’unico triplete del calcio italiano lo fa ancora una volta l’Inter.

Nonostante la Gazzetta ci abbia provato in tutti i modi a sbeffeggiare l’Inter nei giorni scorsi (ringraziamo l’amico Diego Sgambati per la preziosa segnalazione):

Il responsabile del Settore Giovanile, Roberto Samaden, si gongola giustamente per il risultato straordinario che probabilmente non ha precedenti nel calcio italiano: sottolineiamo l’avverbio perché sarebbe necessaria una verifica su tutti gli albi e, sinceramente, non ce la sentiamo. Consentiteci la partigianeria di gongolarci anche noi a occhi chiusi.

Su Samaden prima o poi dovremo approfondire, così come di tutto il settore giovanile: l’Inter negli ultimi 8 anni ha disputato 20 finali vincendone 15.  Intanto possiamo dire che ci sono piaciute, molto le sue parole, riportate sul sito ufficiale:

Quest’anno in Italia si è parlato poco del nostro Settore Giovanile, ma noi abbiamo pensato solo a lavorare, in silenzio. E, con un po’ di fortuna, siamo riusciti a ottenere un risultato storico. Da quello che mi risulta nessuna società è mai riuscita a vincere il titolo Under 19, Under 18 e Under 17 nella stessa stagione. Negli ultimi 6 anni abbiamo disputato 20 finali, vincendone 15. Allo stesso tempo abbiamo lanciato una quarantina di professionisti che stanno giocando nei principali campionati d’EuropaRoberto Samaden, responsabile Settore Giovanile dell'Inter

Quel “si è parlato poco” dice moltissimo.

Dice intanto di una stampa allergica ad affrontare certi argomenti con un piglio diverso. Per cui, nella stessa edizione de “La Gazzetta dello Sport” in cui si piatisce il ripensamento di Gigio “Dollar” Donnarumma come in una enorme riproposizione mediatica de “”O Zappatore” di Mario Merola ma in salsa sportiva:

Dicevamo, nella stessa edizione che si fregia di una delle prime pagine che ritengo tra le più scandalose di ogni tempo, c’è anche un riferimento al settore giovanile dell’Inter. C’è in una delle ultime pagine, talvolta considerate più nobili, talaltra meno nobili, dipende dai punti di vista: precisamente nella sezione delle lettere rivolte alla redazione, in questo caso a Alberto Cerruti.

Ebbene, la domanda era:

Caro Cerruti, l’Inter ha appena vinto lo scudetto Primavera, ma qual è lo scopo di investire su uno dei migliori settori giovanili d’Italia se poi nessuno arriva in prima squadra? Capisco che il salto è sempre critico a ogni livello, ma parliamo di una società di prima fascia, che fa reclutamento anche all’estero. Allora il fine è creare giocatori per l’Inter, o creare plusvalenze di bilancio vendendoli?

Domanda più che legittima per la quale ti aspetti una risposta di una certa levatura. Ovvero che, sì, il settore giovanile può avere due funzioni: la prima è quella di fornire calciatori utili alla prima squadra (vedi Balotelli, Biabiany o Santon), oppure essere comunque utili alla causa, perché chi non trova spazio (per millemiliardi di ragioni possibili) ma ha comunque buone prospettive diventa un “asset”, un patrimonio dell’azienda-Inter. Tipo quelli che hanno consentito di (più che) dimezzare il costo di Thiago Motta e Diego Milito, ovvero Bonucci, Acquafresca, Bolzoni, Fatic e Meggiorini. E nessuna delle due funzioni è più importante dell’altra: se hai la fortuna di trovare un De Rossi o un Marchisio, bene, altrimenti bene uguale: non è detto che tutti siano destinati a alte vette.

Cosa c’è di male? Tu fai crescere dei giovani e poi se restano dipende da mille fattori. Ma per Cerruti è un peccato mortale:

“[dal 2011] l’Inter non ha più promosso stabilmente almeno un giovane cresciuto nella Primavera“.

E poi si dipana in un discorso fatto tutto di “che brutta l’Inter che non ha pazienza, spende soldi per il settore giovanile e poi li dimentica“, dimenticandosi di fare lo stesso ragionamento anche per altre squadre che si trovano nella stessa posizione se non peggio. Eppure l’Inter ha sfornato, negli ultimi anni un bel gruzzolo di giocatori che, a vario titolo, si sono districati nel calcio professionistico con alterne fortune e alterne vicende:  Balotelli, Bolzoni, Biabiany, Bonucci, Andreolli, Santon, Destro, Krhin, Caldirola, Obi, Mbaye, Duncan, Benassi, Bonazzoli, Belec, Bianchetti, Longo, Crisetig, Rocca, Gnoukouri, Miangue a cui giustamente affianchiamo Pinamonti. E sappiamo di dimenticarne diversi, anche se non sempre sono state carriere importanti.

Anzi, proprio perché molti giovani non hanno saputo districarsi in altre realtà, oggettivamente più semplici dal punto di vista emotivo e della pressione mediatica, ci restituisce il segnale di una carriera che probabilmente non avrebbe avuto altri sbocchi, che ci piaccia o meno. Non ce l’hanno fatta alla Salcazzese, figuriamoci a San Siro dove talvolta ti fischiano anche se metti male i pantalocini (oh, è una iperbole).

Certo, per alcuni sembrava essere scritto un destino superiore (vedi Balotelli, Andreolli, Santon, Destro, Bonazzoli), per altri ci sono stati chiaramente errori di valutazione della società (vedi il caso di Miangue quest’anno), mentre per altri possiamo parlare o di miracolati (Biabiany) o di giocatori che non hanno saputo fare il salto di qualità vero. Poi è chiaro che le carriere siano influenzate anche da altri aspetti: a sostanziale parità di prestazioni, Andrea Pinamonti dai media è relegato a mera curiosità statistica mentre Moise Kean è riportato costantemente sui giornali quasi si trattasse del nuovo Lionel Messi in pectore.

La Gazzetta dello Sport si preoccupa del futuro di Kean un giorno sì e l’altro pure:

Mentre per Tuttosport è addirittura da prima pagina: voi ne avete mai vista una così?

Solo che il mio pensiero torna sempre là, alla tragicommedia per eccellenza, alla sceneggiata d’autore, roba che il “non si vende Kakà” è, al confronto, qualcosa persino di normale e accettabile. Quindi prendiamo l’edizione odierna della Gazzetta su Donnarumma, roba che davvero si fa fatica a descrivere, anzi, ci prova l’amico Santucci su Twitter:

IL SETTORE GIOVANILE DIMENTICATO

E quindi, invece di fare i complimenti all’Inter per il continuo investimento, corposo, si punta sempre e comunque il dito. E chi se ne importa se i problemi sono strutturali (Cerruti ne fa solo un breve accenno) e impediscono, di fatto, una crescita reale di tutto il settore giovanile. Il punto lo ha centrato lo stesso Samaden, un paio di anni fa:

Con una seconda squadra gente come Marco Benassi e Alfred Duncan ora sarebbe la coppia di centrocampisti titolari dell’Inter, perché avrebbero avuto il ponte ideale e non li avremmo persi. Comunque, la Figc si è accorta che è necessario investire nei giovani, a regime saranno creati 200 centri di formazione. Ora tocca ai club investire in progetti a medio-lungo livello. La tradizione ci vede sempre ad alti livelli, se saremo sostenuti potremo continuare ad esserloRoberto Samaden, responsabile Settore Giovanile dell'Inter

Ma non è neanche la cosa più grave. La cosa grave è quando ti accorgi che a questa sostanziale differenza di spinta mediatica partecipa anche la Federazione Italiana Giuoco Calcio (sì, è ufficialmente ancora con la famosa “u”).

Cardiff, diciamolo chiaramente, ha lasciato segni non solo tra gli juventini, ma anche in chi faceva il tifo trasversale per loro… chissà perché poi. Cardiff è una bastonata sui denti.

Tornando a noi… i complimenti della FIGC per la conquista del campionato Under 17 dell’Inter arrivano con un tweet (1, UNO, one etc…), diremmo quasi “obtorto collo”:

Grazie FIGC!

Il social ufficiale dell’Inter, invece, ne dà giustamente più spazio, e ci mancherebbe:

Fin qui niente di strano. Ma poi?

Poi per la Danone Nation Cup Under 12 la FIGC si sbilancia, ben tre Tweet per la Juventus vincitrice, olè:

Dai, diamine, siamo davvero malpensanti: uno è un torneo nazionale e l’altro è un torneo internazionale (pur se nella fase nazionale), certo che gli si dedica dello spazio in più, è naturale!

E allora parliamo del torneo Under 15? Nazionale anche questo. Tweet ufficiali della FIGC.

Soli tre tweet? Macché, in piena fase agonistica del godimento da vittoria, i social della FIGC retwittano anche la Juventus (!!!):

E di retweet ne è rimasto solo uno anche se in realtà inizialmente erano due! Ovvero ben CINQUE tweet per la vittoria della Under 15 bianconera.

Nel frattempo l’account social dei bianconeri fa le moine alla FIGC:

Nell’ansia, rigorosamente ligi al motto “melius est abundare quam deficere“, perché ritwittare anche della promozione in A femminile, direttamente dall’accont della Juventus:

Al punto che sorge un sospetto: ma non è che l’account è gestito da una sola persona?

Ovviamente non c’è un solo cenno riguardo alla Primavera dell’Inter vincitrice: la “scusa” ufficiale è, ovviamente, che si tratta di torneo organizzato dalla Lega Calcio e non dalla FIGC.

Questa è una delle dimostrazioni, tra le tante, di come la promozione dei vivai e delle giovanili è condizionata da moltissimi aspetti, non secondario l’attenzione delle istituzioni e dei media: che sono chiaramente sproporzionati. Anche perché prendere posizioni dall’una o dall’altra parte sembra essere conveniente, nel senso che può portare molta, moltissima fortuna.

Michele Uva, ricordate?, direttore generale della FIGC? A marzo 2017 va a gamba tesa contro la Commissione Antimafia pur di difendere la Juventus:

La data l’avete memorizzata? 24 Marzo 2017. Ecco cosa succede il 4 aprile 2017:

E cosa succede il 5 aprile:

Insomma, porta davvero fortuna difendere la Juventus, forse è per questo che il settore comunicazione della FIGC è così prolisso quando si tratta di adulare i bianconeri. Quindi non stupitevi se da domani lo facciamo anche noi (oh, stiamo scherzando!).

En passant e in chiusura, la storia degli ultimi anni dell’Ufficio Stampa e Relazioni Istituzionali FIGC è interessante. Per un periodo è stato assegnato ad interim allo stesso Uva (ma va?), ma prima era gestito da Antonello Valentini, che è una figura interessante che negli ultimi tempi è sembrata voler tornare in auge in qualche modo, prima con una partecipazione alla Rai durante gli europei del 2016 (partecipazione che fu osteggiata, giustamente, dallo stesso Uva), e poi con questo intervento (sperava anche lui in qualche botta di fortuna?):

Solo che quando sento quel cognome mi torna un mente una famosa intercettazione, quella che reputo tra le più importanti di Calciopoli, al tempo stesso una delle più “dimenticate”. Perché, forse, anche “dimenticare” porta fortuna:

 

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