Il senso di #Pellegri e #Salcedo all’Inter

L’Inter sembra sul punto di chiudere una di quelle trattative che lasceranno tracce e segni per anni a venire: in dirittura di arrivo, nel senso che pare ci sia l’accordo tra le due società, Pietro Pellegri e di Eddy Anthony Salcedo Mora, attaccanti classe 2001 del Genoa.

Il primo, 190 cm adattabile sugli esterni, ha già debuttato e segnato contro la Roma nella prima partita da titolare (a 16 anni e 72 giorni: terzo più giovane dopo Amedeo Amadei e Gianni Rivera) ed è da molti considerato come un investimento sicuro. Per quanto riguarda Salcedo Mora, attaccante centrale/seconda punta, si sa che c’era l’interesse di alcuni club (tra cui il Milan) e che l’Inter dovrebbe aver battuto comunque una concorrenza piuttosto agguerrita.

Due gli aspetti che rendono questa trattativa davvero unica, di cui una è una sorta di bomba “ignorante” lanciata sui social: costano 60 milioni. Più o meno è questo il tenore di come viene annuciata la notizia, anche se in realtà l’operazione è definita in maniera diversa: per Pellegri si tratta di 15 milioni più 15 di bonus, per Salcedo 5 più 25 di bonus. Entrambi resteranno due anni al Genoa e i bonus si concretizzeranno in base, pare, alle presenze, ma non sarebbe strano che si aggiungessero altri parametri.

La domanda nasce spontanea: sono impazziti?

Se si guardano i freddi numeri sembra proprio di sì. A ben guardare, invece, la mossa ha risvolti che possono persino cambiare la geografia del calcio italiano, soprattutto se consideriamo anche le altre operazioni sui giovani, vedi Coulibaly e Pompetti. Vediamo perché.

IL MERCATO PROIBITO

Vi ricordate qual è l’ultimo calciatore giovanissimo che l’Inter è riuscito ad acquistare sul mercato italiano per portare in prima squadra? In effetti è un esercizio di memoria complesso: l’ultimo dovrebbe essere stato proprio Balotelli (correggetemi se sbaglio) acquistato dal Lumezzane, operazione che è andata in porto perché la trattativa con la Fiorentina era saltata e il Barcellona si era inceppato in strane (per i blaugrana) questioni economiche. Altrimenti è probabile che non sarebbe arrivato.

I quattro acquisti, soprattutto se messi in relazione anche all’affare Gagliardini, costituirebbero una sterzata brusca e inequivocabile: l’Inter c’è, e quel mercato di adolescenti, che in Italia gli era “proibito” fino a ieri, si apre improvvisamente a nuove opportunità. Non è solo una questione economica, sembra proprio una mossa per riscrivere la geopolitica del calcio italiano, dove tante piccole squadre si trovano sempre troppo facilmente schienate verso altre grandi realtà italiche.

Oggi Hamsik compie il suo decimo anno in azzurro (partenopeo) e molti ricordano la cifra sborsata dal Napoli, senza ricordare due cose: una, che quella richiesta all’Inter era una cifra sensibilmente più alta; due, che il Napoli fu “costretto” ad acquistare Mannini e Santacroce per altri 13 milioni di euro circa. Ma la vicenda Hamsik ci ricorda che l’Inter non ha mai avuto corsie preferenziali e che, per esempio, anche il miglior affare mai fatto in Italia tra squadre italiane (Thiago Motta+Milito) è costato molto in termini di contropartite (Bonucci, tra gli altri).

sostieni ilmalpensante.comL’impressione è che ci siano le idee molto chiare e che gli Zhang, inoltre, stiano facendo sul serio anche in prospettiva futura: investono seriamente anche sui giovani, segno tangibile che credono in questo progetto e che fra 4-5 anni, forse qualcosa di più, l’Inter potrà contare su giovani italiani già avvezzi al campionato italiano.

Potere economico e potere politico, presenza forte sul mercato, partnership: non so come gli avversari vedano queste vicende, ma l’impressione è che non siano tranquillizzanti.

GLI ALTRI ASPETTI

Perché non deve essere sottovalutato il secondo aspetto della trattativa: i bonus. Per esempio, qual è stato il grosso limite dell’affare Miangue? Che il Cagliari non aveva un solo motivo, uno che fosse uno, per valorizzare un calciatore che poi avrebbe dovuto pagare o restituire all’Inter: risultato è che Miangue a Cagliari ha fatto la muffa.

Con Salcedo e Pellegri si è trovato una chiave diversa: il Genoa stavolta ha davvero tutto l’interesse affinché giochino, e tanto, si misurino con il campionato italiano, costi quel che costi, “costringendoli” a crescere in fretta.

Se ci pensate è davvero  un cambio di rotta non indifferente, e la soluzione potrebbe portare benefici enormi a medio termine… con la sua normale dose di rischi, perché nessun giovane, per quanto promettente, può dare garanzie. Il tutto, però, senza conseguenze sul bilancio attuale… e “aiutando” (non poco) il Genoa, con ovvie conseguenze per il futuro.

Poi, sia chiaro, fosse andato da altre parti o avesse un nome più esotico (che so, inventiamone uno: Kean), quantomeno di Pellegri se ne parlerebbe in termini entusiastici al punto da candidarlo già ai prossimi 6-7 palloni d’oro.

Ultima considerazione, mercato in uscita. L’Inter ha diversi esuberi che difficilmente troveranno collocazione all’estero: pensiamo ai vari Ranocchia, Biabiany e si è anche parlato di giovani come Puscas, per non dire di quelli che forse possono interessare meno al Genoa, come Nagatomo.

Sembra piuttosto improbabile non vedere uno di questi nerazzurri cambiare maglia e vestire rossoblu. Il loro mercato è praticamente zero, l’Inter ha necessità di bilancio e questo porta il loro valore a zero, pur non essendo tale nella realtà: quanta gente peggiore di Ranocchia c’è in Serie A? Ecco, darli a zero sarebbe deleterio (anche nel caso di valore a bilancio a zero), perché si perde un’opportunità di creare una plusvalenza. Nel caso specifico, è lo stesso ragionamento dietro l’affare Skriniar, che porta la valutazione di Caprari a cifre interessanti, probabilmente più vicine alla realtà: altrimenti l’Inter dovrebbe fare come con Banega, ovvero di fatto “svendere” il calciatore pur di realizzare plusvalenza e liberarsi di un calciatore considerato fuori dal progetto.

BANEGA E BORJA VALERO

Postilla proprio sul prossimo 10 del Siviglia. In molti si stanno chiedendo il senso dell’operazione: è chiaro che si tratta quasi esclusivamente di ragioni di bilancio, come abbiamo detto nell’articolo precedente (si ammortizza solo il costo della commissione all’agente). Ma per comprendere l’operazione non si deve sviare lo sguardo dal suo “sostituto”: Borja Valero.

Potremo star qui ore a raccontarci chi è più bravo o meno, del fatto che la tecnica di Banega sia sopraffina e di pregio superiore, ma la verità è che il ragazzo è sempre stato di difficile collocazione, sin dagli esordi: è un regista ma vuole fare il trequartista (qui ne abbiamo scritto fiumi). Borja Valero è decisamente più funzionale, è più adattabile, costa meno e, pur non avendo la stessa qualità tecnica, migliora la squadra.

Insomma, l’impressione è che, mai come quest’anno, il mercato dell’Inter, che certamente aumenterà il suo profilo, si dovrà valutare nel suo complesso a settembre, a tutte carte scoperte. E, in qualche caso, anche oltre. Soltanto che adesso il motto #InterIsComing comincia ad assumere altri toni.

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