Var si inceppa? No, lo stanno sabotando

Partiamo da due doverose premesse. La prima è che con il termine “VAR” ci si dovrebbe riferire all’assistente dell’arbitro: la denominazione è, infatti, “video assistant referee”, che in Italia potremmo chiamare “moviolista”. Al limite dovrebbe includere tutto il pacchetto, e comunque l’articolo da usare rimane al maschile.

La seconda è che non si tratta di una “moviola in campo“, che era intesa in senso più invasivo, ma riguarda specifici settori di intervento, ovvero quelle che sono state definite come “game changing situations“: goal/non goal, rigore/non rigore, cartellini rossi, scambio di calciatori nelle sanzioni. Il primo caso di VAR? Fu “non ufficiale” e consentì all’Italia di vincere un mondiale:

Il sistema del VAR è molto “calcistico”, ovvero ingessato: l’arbitro scambia informazione con il moviolista (scambio di informazioni bidirezionale) su una situazione da rivedere; i moviolisti verificano e comunicano con l’arbitro, che dovrà decidere se va bene così o se dovrà rivedere lui stesso.

PREGI E DIFETTI

Quando si è parlato per la prima volta di VAR si è pensato che, sì, finalmente era arrivato il momento di dire basta a certe ingiustizie, alcune delle quali avevano cambiato il mondo del calcio: basti pensare, per esempio, alla famosa “mano de dios”. Ma in Italia potremmo citare centinaia di casi: e non sto neanche esagerando.

La più prosaica realtà ci racconta che il sistema è imperfetto e, per come è pensato, è troppo rigido e per certi versi poco funzionale, benché si tratti di un passaggio, a mio avviso, assolutamente necessario per quello che sarà la vera evoluzione dell’assistenza video.

Ne abbiamo parlato per la prima volta qui in questo articolo: non è lungo né questo né quello, pertanto Vi consigliamo di leggerlo se non l’avete fatto al tempo.

Chi ha paura della tecnologia nel calcio?

Nel corso di questi mesi non sono cambiate di un millimetro, anzi.

Ma è cambiato qualcosa dal punto di vista dell’utilizzo, questo sì e si vede. Sembra soprattutto esserci anche una sorta di “movimento politico” contro l’uso del VAR, anche se la facciata dei grandi dirigenti sembra andare in direzione contraria: ma si sono schierati contro allenatori, calciatori… ma anche altri, come Busacca, designatore FIFA degli arbitri.

Si poteva fare meglio sull’episodio del possibile rigore per il Cile, ma è normale: con il Var siamo in una fase di sperimentazione e ci serve proprio per oliare il meccanismo e preparare gli arbitri alle potenzialità del mezzo. Ci sono dei punti fermi, dove il ricorso della tecnologia ha già portato un contributo decisivo. E mi riferisco ai fuorigioco, agli scambi di persona, ai gesti violenti. Ma se c’è una interpretazione, come sui falli in area, allora resterà possibile una linea grigia. Nessuno ha mai annunciato che il Var avrebbe risolto ogni problema arbitrale. È impossibile, non accadrà. Ma si può migliorare, questo sì

Il caso si riferisce ad un contatto tra Francisco Silva e Fonte in una partita di Confederations Cup di qualche giorno fa tra Cile e  Portogallo: l’arbitro Alireza Faghani non è intervenuto e i due VAR non hanno comunicato nulla. E giù tanti titoloni di giornali sulla credibilità di un sistema che perde già colpi.

Avete letto le parole di Busacca, no? Ecco, teniamole a mente.

Tra le casistiche, da segnalare un errore che ha toccato da vicino l’Italia durante il mondiale Under 20. Nel match dei quarti di finale tra Italia e Zambia, al 41′, Chilufya va verso la porta di Zaccagno e, nei poco prima dell’area di rigore, viene sfiorato da Pezzella con la mano sulla spalla: solo dopo aver saltato il portiere azzurro si lascia cadere… una sorta di Dybala al Cuadrado, perdonateci la battuta.

Prima si assegna il rigore e giallo al portiere, poi ci ripensa, chiede assistenza: il risultato è punizione dal limite e espulsione di Pezzella.

Sempre nel mondiale Under 20, oltre a qualche situazione positiva, in Costa Rica-Portogallo si verificano ben due errori, ovvero due rigori che senza VAR definiremmo “molto più che generosi” e che invece l’addizionale video ci restituisce come errori e basta.

Infine, oggi altra clamorosa topica del VAR: Gonzalo Jara sgomita chiaramente contro Timo Werner durante la finale tra Germania e Cile di Confederations Cup. L’arbitro Mazic stavolta va a rivedere l’azione e decide per un giallo, l’azione è questa e la didascalia del tweet è chiara: come fa a non essere rosso?

Se avete pazienza e avete dimestichezza con l’inglese, leggete questo articolo e troverete la maggior parte dei casi VAR ad alto livello.

CHE SUCCEDE?

Pazzesco come un sistema così giovane abbia già accumulato così tanti errori. L’idea iniziale, almeno la mia, era che il VAR non avrebbe eliminato le polemiche, non certo con questo utilizzo così contingentato, tra l’altro senza chiara segnalazione agli spettatori presenti (e in tv) che dovrebbero interpretare i gesti dell’arbitro: una roba fuori dal mondo.

Mi aspettavo tempi lunghi, anche se nell’articolo che abbiamo citato sopra c’è anche la “giustificazione”: dal primo fischio al triplice fischio intercorrono 90 minuti, più il recupero (azzardiamo una media di 4 minuti) e 15 di intervallo; mediamente una partita dura 50-55 minuti di tempo effettivo; questo significa che su 109 minuti, la metà del tempo speso allo stadio o alla tv si perde in cose che non sono calcio. Se vogliamo eliminare dal conteggio l’intervallo, parliamo comunque di almeno 40 minuti: cosa vuoi che siano 2/3 casi di VAR a partita?

Pensavo anche che ci sarebbero stati molti, moltissimi casi in cui VAR e arbitro avrebbero avuto opinioni differenti. Da qui la (mia) speranza, ovvero di una squadra di arbitri specializzati esclusivamente in VAR, in grado di assumere anche una certa autorevolezza nei confronti del primo arbitro. Sogno anche questo da riporre nel cassetto, credo.

Ma quello che sta accadendo negli ultimi mesi è troppo reiterato per trattarsi di un caso. Quando di fronte a un caso eclatante, indiscutibile, che esclude anche il beneficio del dubbio (vedi la gomitata di Jara), non ti rimane che pensare una sola cosa: stanno sabotando l’esperimento.

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E per sabotare non intendo per forza manovrare affinché il VAR si riponga nel cassetto delle buone idee mal realizzate, no… penso decisamente peggio.

Penso che vogliano ribadire, se ce ne fosse ancora bisogno, che la prima assoluta necessità è quella di lasciare il più alto margine possibile di errore all’interpretazione individuale, che sia eclatante o meno, VAR o non VAR: rendere digeribili gli errori per il semplice fatto di reiterarli. Insomma, VAR o non VAR, sarà sempre l’arbitro a decidere, ad avere potere discrezionale, a commettere l’errore, a conservare quella “zona d’ombra” tra decisione corretta e interpretazione che è l’unico sistema possibile per far sì che si possa pilotare una qualunque partita di calcio.

Ce lo ha detto Busacca stesso: “Ma se c’è una interpretazione, come sui falli in area, allora resterà possibile una linea grigia.”

Perché? Perché un VAR che funziona fa paura, perché certi sistemi hanno troppo da perdere con un sistema “infallibile”, nonostante ci siano sistemi più sopraffini, come vi scrivevamo a inizio ottobre 2016.

Quanto conta un arbitro e l’opportunismo delle lagnanze

E a ricordarcelo è stato il buon Beppe Marotta in un’intervista di qualche mese fa: “Ben venga l’innovazione tecnologica, ma non dimentichiamoci dell’essenza del calcio“. E quale sarebbe l’essenza del calcio? L’errore scientifico quando serve e poi magari, a fine campionato con tutto già deciso, dare in pasto alle statistiche un numero di segno contrario perché tanto tutto si compensa?

Se c’era qualche dubbio ce lo hanno tolto. L’interpretazione deve rimanere la regina dell’arbitraggio: il VAR, quindi, non sarà un antidoto alla malafede, ma probabilmente la sua regolare certificazione. E ci vogliono fare abituare a questa idea di fallibilità nonostante l’assistenza video.

La formula è facile e preconfezionata, vi consiglio di impararla per bene perché sarà ripetuta ossessivamente da tutti gli organi di stampa possibili e immaginabili: la tecnologia non è sempre perfetta perché dietro c’è sempre la scelta di un essere umano. E ci convinceranno di una delle due cose: o che l’assistenza video è totalmente inutile (e ci faranno una guerra se funziona: sarà persino dannoso), oppure che, nonostante l’evidenza, l’errore ci può stare e deve essere accettato. E a dire il vero ci sono già riusciti: questo è il risultato di un sondaggio di qualche settimana fa proposto da Squawka.com:

A certificare gli errori e le idee dei “Marotta” di tutto il mondo ci ha pensato il Presidente degli Arbitri Nicchi un paio di mesi fa:

Caso certo significa che la palla è certamente dentro, che c’è uno sgambetto plateale non visto o un gol in fuorigioco. Ci sono poi i casi non certi in cui la tecnologia non verrà applicata perché il protocollo che stanno approfondendo non lo contempla e quando c’è dubbio interpretativo, la tecnologia rimane fuori – ha continuato il presidente dell’AIA -. La tecnologia interverrà quando è certo che il gol è in fuorigioco e nel caso contrario non si controllerà se il fuorigioco è di un naso o di un ginocchio perché quello ritorna ad essere un caso non certo. La macchina non sarà totalmente infallibile e diciamo che è difficile che sbagli, ma può capitare. Ma chi si aspetta una rivoluzione resterà deluso“.

Amen.

D’altra parte, ricordate il nostro amico Rizzoli?

Le bugie di Rizzoli a “le Iene”, gli errori con la Juventus e i pasticci del Giudice Sportivo

Dopo una serie di errori catastrofica e dopo avere chiaramente, palesemente, gravemente violato il regolamento AIA sui doveri dell’arbitro con delle dichiarazioni pubbliche indegne… ebbene, ricordate? Dicevamo che non avrebbe più dovuto arbitrare, no? Macché, ha sbagliato pro-Juventus, quindi va promosso:

Fate due più due.

Ci chiamiamo malpensanti mica per scherzo.

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