Il grosso rischio (calcolato) di Spalletti

Erano passati pochi giorni, neanche due settimane… c’era stato giusto il tempo di qualche chiacchierata (Luciano Spalletti è stato presentato il 14 giugno) e un paio di interventi di Sabatini, ma una cosa è sembrata essere chiara sin dall’inizio: qualcosa è davvero cambiato nell’Inter tra una stagione, la scorsa, e l’altra, quella appena iniziata.

In realtà sembrano essere cambiate molte cose, e del mercato ne parliamo a parte, ma quello della strategia comunicativa è forse stato il cambiamento più immediato e importante:

Quando abbiamo parlato di Spalletti in queste settimane non abbiamo mai nascosto uno dei maggiori rischi che si corrono con l’allenatore di Certaldo in panchina, ovvero doversi confrontare con certe sue asprezze caratteriali che nella sua carriera gli sono valse diversi fratture con calciatori e dirigenza (molte anche sanate, a dire il vero), molto più spesso con i giornalisti che all’Inter non gli perdoneranno assolutamente nulla.

Da quando è all’Inter sembra avere scelto una strategia precisa: ovvero puntare molto sull’orgoglio dei calciatori, anche mettendoli di fronte alle loro gravi responsabilità sulle brutte, o comunque sotto le previsioni, stagioni passate.

La conferenza venerdì ha aggiunto un ulteriore livello di questa strategia. Conosciamo i nostri polli, come si usa dire, e scommetto che qualcuno ha già alzato la cresta infastidito da certe parole, sostanzialmente buttate giù come un mantra sin dal primo giorno. Ma per leggerla è necessario anche introdurla, ovvero riportare le parole di Piero Ausilio rilasciate poche ore prima:

A volte non conta solo il mercato. A volte basta scegliere bene l’allenatore, conservare chi c’è già e rilanciarlo, per sfruttare al massimo le risorse che ci sono in squadra. A volte ci si fa prendere dalla frenesia, si perde tempo e denaro. Ci sono tanti esempi di giocatori, anche all’Inter, che cambiando ambiente o allenatore dopo una sola stagione si sono rilanciatiPiero Ausilio

È lecito farsi una domanda, ovvero se Ausilio c’è o ci fa, ma soprattutto è lecito chiedersi se questa risposta è il classico rimbalzare la domanda oppure se nasconde un più lineare ragionamento su ciò che pensa realmente della squadra.

Io propendo per la seconda. Lo vado dicendo da mesi: l’Inter si trova nella posizione scomodissima di dover rifare la squadra tenendo il dirigente che più di tutti l’ha voluta costruire così. Ausilio dovrebbe distruggere il lavoro di Ausilio: ecco perché reputavo necessario che non rimanesse… e lo penso tutt’ora.

Per cui è ragionevole ritenere che il suo discorso fosse una semplice autodifesa, che rispecchiasse, cioè, la realtà del suo pensiero. D’altra parte quasi tutte le sue idee si stanno capovolgendo, non ultima la cessione di Medel dopo essere stati ad un passo dal rinnovo con adeguamento contrattuale da 1,8 milioni a 2,5 milioni: sarebbe stata un’altra delle follie colossali di questi ultimi anni.

Se poi valutiamo le dichiarazioni da altri punti di vista, queste si aggiungono alle tante altre che nell’ultimo anno hanno caratterizzato l’immagine di Ausilio stesso, devastandola: ogni volta che ha aperto bocca ha fatto danni, talvolta pochi, talvolta innumerabili. Sarà anche un grande scout (e con i giovani sono convinto ci sappia fare), ma dal punto di vista mediatico è un disastro sotto ogni punto di vista.

Sono bastate poche ore per aggiungere un tassello fondamentale all’Inter di questa stagione. Nella conferenza stampa pre-ritiro, Luciano Spalletti ha parlato con una chiarezza che non si sentiva dai tempi di Mourinho e, nel suo discorso, sembra proprio che abbia voluto rispondere in qualche modo alle parole di Ausilio. Col rischio, che si percepisce da lontano, che i due siano già in rotta di collisione, magari ancora lontani dallo scontrarsi per davvero.

Sono convinto che questa sia una squadra che ha delle qualità. Ci siamo detti delle cose che in parte si possono dire e in parte no. Il mio pensiero rivolto a loro su come la penso, su quello che ho visto da fuori, sul tragitto che dovremo costruire insieme è che devono ridarmi quello che ho lasciato. Io per allenare l’Inter ho lasciato la Champions e loro me la devono ridare. […]

Noi vogliamo integrare la rosa che già c’è con le qualità che ci sembrano corrette. Ma dobbiamo ancora conoscere qualcosa. Stiamo lavorando. Il fatto di andare a cercare il giocatore esperto è che ti dà quella certezza costante e giornaliera. Il ragazzo probabilmente ti dà più esplosività di qualità e emozione però te lo alterna. C’è da trovare questo equilibrio dentro la squadra sia di testa che di gioco. 

Per integrare il discorso c’è qualche giocatore che è meglio se va a giocare perché è qualche campionato che non è riuscito a dimostrare le sue qualità. Bisogna far bene subito. Ci sarà qualcuno che viene a integrare e qualcuno che per il suo bene è meglio se va a giocare. Noi in tutta sincerità cercheremo di fargli capire quali sono le nostre intenzioni. Quando ci siamo un po’ guardati la situazione. Non vogliamo fare confusione.[…]

[Sulle dichiarazioni di Ausilio e sul mercato] Lo ringrazio del complimento. Ansia o pressione? A me sono state promesse delle cose: se non vengono mantenute vengo qui e dico che mi è stato promesso e non è stato mantenuto. State tranquilli. Per cui le cose promesse bisogna poi portarle a casa nel senso che staremo attenti sul mercato e alcuni calciatori verranno acquistati.

sostieni ilmalpensante.comNon sono sicuramente più bravo di quelli che hanno allenato prima di me. Loro sono più bravi di me. Dobbiamo fare qualcosa di diverso, metterci qualche giocatore da integrare.

Io ho il contratto di due anni, ma o faccio bene quest’anno se no il prossimo anno conta poco. Il prossimo anno conta poco, perché o fai il contratto di 4 anni e allora hai tempo e via dicendo… ma se tu accetti un contratto di due anni, il secondo dipende dal lavoro che hai fatto nel primo.

Ci sono dei calciatori qui che hanno visto passare e ascoltato 5-6 allenatori di livello, di grandissimo livello e di grandissimo livello umano e calcistico. Non la raccontano più a nessuno: è colpa anche loro se non si fanno risultati. E quando si arriva in fondo… è l’ultima possibilità che abbiamo, questa stagione qui. Ma non solo per me, secondo me anche per molti dirigenti e per molta gente dell’Inter è l’ultima possibilità. E lo debbono sapere: quindi si dà tutto in questa stagione.

IL SENSO DELLE SUE PAROLE

Chiare, cristalline, senza giri di parole: con bersagli e destinatari altrettanto chiari e cristallini.

Ausilio ci ha provato a far passare Spalletti per il vero grande acquisto, il “top player” fatto allenatore: un po’ come si era provato a “vendere” Pioli con l’idea del potenziatore… giochino che già al tempo ci era sembrato più cercato che spontaneo. Tentativo fallito proprio per mano del neo allenatore interista, che rispedisce al mittente la bomba a mano senza sicura.

Spalletti sa benissimo che sposare una tale teoria ha due sole vie d’uscita: riuscire, oppure diventa colpa sua. Ed è giusto che non ci stia, anzi, che rincari la dose inchiodando Ausilio al fallimento dei suoi mercati precedenti: è giusto che qualcuno vada via. Perché non è da Inter, perché non sente l’Inter, perché non rende e non ha reso, e non certo per colpa degli allenatori.

E lo fa con un grande giro che coinvolge anche sé stesso, con dichiarazioni che rendono tutto il discorso davvero importante per questa squadra: o faccio bene sin da subito o l’anno prossimo conta poco. Chi si era illuso di un allenatore “da progetto”, o quantomeno da lungo corso, deve già alzare bandiera bianca e sperare che tutto vada bene già da quest’anno.

E deve andare bene non solo in campo, ma anche fuori. Per la prima volta sentiamo un allenatore che dice a chiare lettere che un fallimento quest’anno significherebbe anche il fallimento di molta gente all’Inter, anche di dirigenti: per estensione, neanche loro la raccontano più a nessuno.

Quindi, vada per i giovani, ma è necessario trovare l’equilibrio con gente esperta e di valore. E che costa, ovviamente. Gli è stato evidentemente promesso di essere competitivo sin da subito, e così va fatto.

Caro Pierino, non c’è più un De Boer da lanciare al macero, da mettere in mezzo come un bersaglio o un punching ball, non c’è più alcuna scusa, non la scarsa conoscenza della lingua o del campionato italiano, non c’è più alcuna via d’uscita: non la raccontate più a nessuno, insomma.

E Spalletti sta forzando la mano, da questo punto di vista, perché evidentemente il suo rapporto con Sabatini glielo permette: penso sia addirittura improbabile che i due non abbiano discusso anche di certe strategie mediatiche, conferenza di venerdì compresa.

È un gioco pericoloso, perché conosciamo i nostri polli, come dicevamo, e sappiamo che molti sono permalosi e conoscono anche il potere dell’ammutinamento, ma è un gioco ad alto tasso di rendimento: adesso gli è stato tolto l’elmetto e il giubbotto antiproiettile. Gli è stato detto a chiare lettere: non la raccontate più a nessuno. Fine dei giochini, fine delle giustificazioni, delle scuse: fine di tutto.

Certo, non è piacevole riscoprirsi al 9 di luglio con qualcosa che serpeggia tra le parole e le dichiarazioni dei diretti interessati, ma evidentemente è meglio mettere tutte le carte in tavola sin da subito, senza indugio. Per quanto sia un azzardo, lo condivido in pieno e, anzi, più sento parlare Spalletti e più mi convinco che sia stata la scelta più giusta, almeno per questo preciso momento storico.

IL MERCATO

Nel frattempo il mercato langue un po’, nonostante Milan Skriniar sia stato preso con una operazione che a me è parsa intelligente: 23 milioni + 2 di bonus, con l’inserimento di Caprari di cui non si conosce l’esatta valutazione (si suppone comunque una cifra tra gli 8 e i 12 milioni).

Borja Valero sarà un inserimento di grande affidabilità e che sistema un paio di cose a metà campo, pur non potendo essere lui il tassello giusto per elevarne le qualità in maniera tale da rendere l’Inter immediatamente competitiva per i traguardi più alti. Ma il suo ruolo sarà anche quello di aiutare i compagni più giovani a crescere: è qualcosa che ci è mancato terribilmente.

Se Spalletti fa capire di non essere felicissimo per questo mercato ancora non proprio decollato, i tifosi sono ancora peggio. Ogni giorno è l’occasione buona per strapparsi le vesti e i capelli all’idea che non sia arrivato nessuno e ad ogni notizia confermata (che si tratti di Padelli o di Skriniar) sui social si assiste ad una ondata di pessimismo e odio.

Compulsione da calciomercato, anche a causa di un Milan iperattivo e che ha speso tanto. Per cui non importa chi sia o se sia o meno funzionale all’idea di gioco di Spalletti, o quali sono i pro e i contro: che sia Di Maria, Costa, Nainggolan, Vidal o chi per loro, l’unica cosa che sembra contare è acquistare e subito. Adesso o mai più.

Ma l’Inter è in una situazione delicata al momento: tra un acquisto fatto bene e un acquisto fatto subito io preferisco il primo, a costo anche di vederlo fra un paio di settimane. Non dimentichiamoci che fino al 30 giugno si è praticamente lavorato solo su un obiettivo, che era quello dei famosi 30 milioni da coprire per rispettare il settlement agreement tra Inter e Uefa.

Nel 2009, l’Inter ufficializzò Lucio il 16 luglio, l’operazione Ibrahimovic-Eto’o il 23 luglio, Sneijder alla fine del mercato: io vi sto scrivendo l’8 luglio (pubblicheremo domani). Motta e Milito, insomma, sono una casualità, non la regola.

Il tempo c’è, insomma, anche perché non tutti sono ancora in ritiro e l’Inter non ha impegni a brevissimo.

Ho fiducia in Suning. Le operazioni sui giovani, tante e tutte di altissimo profilo, sono la prima dimostrazione di una società che sta programmando a lungo termine, che ci crede e che vuole scommettere molto più che per un anno o due. E le parole di Berti alla Gazzetta dello Sport rispecchiano esattamente il mio pensiero:

Adesso non dobbiamo avere fretta, ma una saggia pazienza. Nemmeno ci rendiamo conto che con la famiglia Zhang sta per iniziare una delle avventure sportive che faranno la storia“.

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