Inter, abbiamo un problema?

Quel che ha dato la stura (definitiva) è stato l’acquisto di Leonardo Bonucci da parte del Milan: quelli che fino a 15 giorni fa erano sparuti tifosi scontenti si sono visti affiancare da un crescente numero di interisti che sono passati dalla fase di dubbio a quella di pessimismo, mentre i primissimi sono ormai da diverso tempo allo stadio “moriremo tutti”.

Sta di fatto che le file dell’interista scontento, a dirla con un eufemismo, sembrano essere diventate decisamente più corpose di quelle composte dall’interista ottimista… ma fin qui era piuttosto semplice, visto che i veri ottimisti eravamo in pochi (mi conto ancora, presente): il problema è che, comunque, sommare tutti quelli che stanno tra chi dice “aspettiamo il 31 agosto” e chi ha fiducia incondizionata sembra non produrre un numero superiore di chi ha pensieri negativi.

La principale responsabilità dell’accaduto va ascritta, e su questo non ci piove, al mercato del Milan (chiunque vi dica il contrario lo fa solo per amore delle proprie idee e dell’Inter, quindi dovreste anche volergli bene. L’apparente immobilismo nerazzurro è, semplicemente, un’aggravante): “quelli” dovevano essere i cinesi tarocchi, quelli fasulli, quelli senza grandi speranze, quelli con gli affari a rischio, partnership nebulose, closing barzelletta etc… etc… eppure sono gli stessi che hanno imbastito la campagna acquisti più costosa della storia italiana e, probabilmente, quella realizzata in minor tempo.

Detto en passant, perché se ne occuperà più approfonditamente Francesco Santavenere, la situazione del Milan andrà analizzata molto più a fondo più in là e, in sostanza, c’è una sola differenza tra le due squadre: che una è già soggetta ad un accordo con la Uefa, l’altra (ancora) no. Il Milan probabilmente accederà ad un nuovo “voluntary agreement” (il vecchio è stato ritirato), diverso dal “settlement agreement” firmato da Roma e Inter, che concede molto più spazio, dà possibilità di investimenti da far rientrare nell’arco di massimo 4 stagioni, pur con stime ragionevoli, prudenziali e attendibili: il Milan è già nei parametri per accedervi, visto che al VA si accede (è una delle tre condizioni) se il club ha cambiato assetto societario. L’Inter, ovviamente, passare dal SA al VA, fermo restando che al VA la Uefa dovrà dare una valutazione che prescinde dai semplici numeri: la scelta è discrezionale, non come nel settlement agreement.

Poi, sia chiaro, un mercato come quello che sta facendo il Milan non sarebbe visto neanche come soddisfacente dal tifoso interista: l’investimento per Biglia e Bonucci è importante (per il secondo siamo sui 120 milioni in 5 anni!); Kessié, Andre Silva e Calhanoglu sono scommesse, seppure tutte interessanti sono comunque costose (col riscatto di Kessié si supereranno i 90 milioni). In questo momento l’unico che invidio davvero al Milan è Ricardo Rodriguez.

Si può valutare il mercato dell’Inter solo partendo da questi presupposti, altrimenti non si capisce assolutamente nulla in un contesto in cui all’interista medio (detto senza alcuna offesa, sia chiaro) l’unica cosa che interessa è un acquisto di livello, che sia uno, a prescindere che sia funzionale o meno al gioco di Spalletti. Non comprendendo, però, che uno dei veri mali di questi ultimi anni (e non solo) è stato proprio questo atteggiamento compulsivo da accatastatori di figurine. Non dei tifosi, chiaro.

A dire il vero un po’ rimango stupito, perché vedo una certa devianza da certi valori etici che hanno sempre (o almeno spesso) contraddistinto l’Inter e l’interista. Dal desiderio di avere Conte come allenatore agli strepiti per non avere preso Bonucci il passo è breve, come se non ci fossero mille giustificate ragioni per non volere l’uno e almeno centomila per schifare l’altro: il timore, mio personale, è che un giorno di questi, nelle mie timeline, possa leggere un interista che si diletta con il più gobbo del “vincere è l’unica cosa che conta. Se lo avete già letto, vi prego, non segnalatemelo.

Ma non tergiversiamo.

Cosa sta succedendo?

È la domanda che si fanno tutti, ce la facciamo tutti. Partiamo da quello che sappiamo, che è l’unica cosa che conta… anche se non è come vincere, ovviamente. L’Inter deve comunque sottostare al settlement agreement sottoscritto con la Uefa: non ci sono alternative, non ci sono strade diverse, non c’è possibilità di scelta. E l’accordo prevede un massimo di 30 milioni come perdita aggregata, rispetto al break even in 3 anni consecutivi: l’Inter ha un deficit di 30 milioni nell’anno 15-16, zero in quello appena concluso. Significa che dovrà fare zero anche quest’anno, che si chiude il 30/06/2018: e questo comunque a condizione che i soci siano disponibili (e ovviamente lo sono) a ripianare il deficit, altrimenti quella che la Uefa chiama “acceptable deviation” sarebbe di appena 5 milioni di euro.

L’allegato X del Club Licensing and Financial Fair Play Regulations spiega come si calcola il risultato di break even: in molti sbagliano a definire “break even” il cosiddetto “pareggio di bilancio”.  In realtà non parliamo di quello contabile, visto che non contiene tutti i costi e i ricavi ma soltanto quelli ai fini del fair play finanziario e secondo regole precise dettate dalla Uefa stessa, proprio nell’allegato X del CLFFPR.

L’Inter ha mostrato di potere e volere investire quando le regole gliel’hanno permesso, vedi una campagna acquisti a dir poco sontuosa sui giovani che raccontano di una società proiettata nel futuro.

E il problema non è soltanto il break-even, perché l’Inter dovrà mantenere l’equilibrio tra acquisti e cessioni, oltre che mantenere gli stipendi (tesserati e dipendenti: capite perché Sabatini non è a libro paga dell’Inter?) ad un livello accettabile per l’Uefa, ovvero il 70% dei ricavi operativi. Ecco spiegato uno dei motivi per cui l’Inter non può permettersi un difensore, probabilmente sopravvalutato, di 30 anni a 7,5 milioni netti + bonus e diritti di immagine che si traducono in una cifra variabile tra i 15 e i 20 lordi. Anche perché sarebbe stata una follia, trasformata in boomerang nell’arco di massimo due anni. Di questi ingaggi l’Inter potrà permettersene uno, forse due: e su questi non dovrà sbagliare: giocatori tra i top di ruolo nel pieno della loro carriera. Vidal lo è? È coetaneo di Bonucci, per me il rischio è piuttosto grosso a meno di non fermarsi ad un triennale: il quarto, per me, sarebbe già troppo.

D’altra parte non è per nulla facile, siamo fuori dalle coppe e per questo è più facile parlare di giocatori che si devono rilanciare: una delle tante, gravissime colpe di chi l’anno scorso ha remato contro, giocato contro, pensato e agito contro.

Sappiamo, quindi, che non potranno arrivare calciatori con stipendi di un certo rilievo, a meno di non ridurre la rosa, così come sappiamo che fino al 30 giugno l’Inter ha dovuto lavorare per raggiungere quello “zero” tanto agognato.. E sappiamo, anche, che l’Inter non potrà fare acquisti senza criterio, dovendo procedere prima con le cessioni e poi con le acquisizioni: scordatevi di uscire da questo vincolo e non fate voli pindarici. Di fatto, le trattative dovrebbero andare di pari passo e finora è stato così: fuori Banega dentro Borja Valero, mentre Skriniar è un pezzo dell’operazione che ha consentito la cessione di Caprari e funzionale a quello “zero” di cui sopra, oltre ad essere un prospetto di grande interesse.

Da una parta, l’apparente immobilismo si può spiegare anche in questo modo: sfido chiunque a raccimolare somme interessanti per le cessioni di Santon, Murillo, Brozovic, Medel, Ranocchia, Biabiany, Jovetic. La cosa migliore che ci possa capitare è quello che sta avvenendo, pare, con Schick (ne parliamo a parte), ovvero trovare qualcuno che voglia abbassare il prezzo tramite una di queste contropartite: secondo voi il Bayern prende Medel come parziale contropartita di Vidal? E se il loro (degli esuberi nerazzurri) valore attuale è già infimo, figuriamoci se l’Inter dovesse esporsi acquistando: il valore diventerebbe praticamente zero perché dall’altra parte sanno che c’è necessità di vendere.

L’attendismo ha funzionato per Banega, sta funzionando per Perisic, che erano gli unici vendibili concretamente e capaci di realizzare una buona plusvalenza.

Se si mette sul tavolo tutto ciò che sappiamo con assoluta certezza, il mercato dell’Inter ritorna ad una logica persino inappuntabile. Fastidiosa per molti versi, ma inappuntabile.

Ma, lo sappiamo, il tifoso non ama la logica e parla per semplice passione: dategli un acquisto purché sia uno. Quindi sappiamo di essere fallaci agli occhi di chi in questo momento vive di una certa ansia da mercato: i numeri non servono, sembra tutto un giustificare etc…

A questo si aggiunge il gioco sporco dei media, che hanno dimostrato di non sapere praticamente nulla dell’Inter, eppure hanno sparato a zero ogni giorno. Nomi di qui, nomi di là, certezze, e un continuo martellare fino al 30 giugno: si è creata, così, una aspettativa secondo la quale, superato il 30 giugno, finalmente si sarebbe vista quella che è stata definita la “potenza di Suning” (“putienza”, nella sua versione sarcastica).

Non solo, ci si mettono i siti a “trazione nerazzurra” a ramazzare sul malcontento dei tifosi, alzando polveroni. Così diventa pericoloso anche mischiare le notizie di mercato, confondendo i tifosi, come accaduto qualche giorno fa:

Il tweet sembra essere sparito, per fortuna, ma il danno è stato fatto: passa il messaggio che l’Inter non può raggiungere Kroos, Vidal o Nainggolan e progetta l’alternativa, che si chiama Duncan. Uno svarione inaccettabile che ha creato panico… tra l’altro rimasto impresso e tutt’ora usato sui social.

Quindi va tutto bene?

Certo che no, nessuno vuole imbonire nessuno: è, però, giusto analizzare la realtà.

E in questa realtà rientrano anche le dichiarazioni dei giorni scorsi di Ausilio, Sabatini e Spalletti, che sembrano all’apparenza uscire da tre società diverse, ma che probabilmente sono il puro frutto del classico “gioco delle parti” . Che Spalletti si sia incupito è chiaro, forse si aspettava di più, forse c’era più fiducia in cessioni rapide, rosa magari più corta ma un paio di acquisti di un certo livello e, su questo possiamo convenire tutti, magari anche il solo Nainggolan: e, da come l’ho vista io, il problema del tecnico è focalizzato su Radja, perché è contestuale alle voci di rinnovo. Al limite su Vidal, anche se Sabatini sembra essere stato chiaro sui nomi dei big accostati all’Inter:

 

Però, certo, un allenatore cupo già a metà luglio fa ricordare le vicende dell’anno scorso con Roberto Mancini in sella: fortunatamente non sembra che lo scenario sia lo stesso, anche perché Spalletti è appena arrivato, ma certo non aiuta alla distensione.

A molti tifosi piacerebbe ricevere indicazioni chiare, ma va detto che non è sempre così facile… lo possiamo fare qui, su ilmalpensante.com, lo possiamo fare su Twitter o su Facebook, ma i dirigenti dell’Inter non sono come noi, fortunatamente.

Forse siamo abituati male, malissimo, dalla politica e dai politici, che ormai parlano come noi, come il classico “uomo della strada”: pensano che sia l’unico modo per farsi capire e finiscono per essere grotteschi. È giusto che i dirigenti abbiano un profilo di un certo tipo, che non stiano lì a raccontare che la squadra fa schifo e che ne cambierebbero più di metà: basterebbe una sola di questa frase per azzerare il valore di ogni singolo giocatore rimasto, sempre che ne sia rimasto qualcuno… di valore, intendo.

Quindi il basso profilo è d’obbligo, sia in entrata sia in uscita.

D’altra parte, ricordiamoci cosa era il calciomercato entusiasta quando arrivò Podolski. Oppure quando arrivò Shaqiri. Per non dire dell’ottimismo all’arrivo di Kondogbia o del ritorno di Jovetic. Il Milan oggi sta facendo ciò che l’Inter ha fatto per due stagioni: fatta la tara ai costi dilazionati nel tempo, siamo sui 250 milioni in due anni, compresi Joao Mario e Barbosa, che l’anno scorso ci sembrava fosse arrivato il nuovo Ronaldo.

Il mercato non decide nulla e non fa vincere nulla: al massimo ci fa passare delle ore estive. Per giudicarlo dovremo aspettare il 1° di settembre, e poi valutarne gli effetti in campionato.

Il ritardo è quasi fisiologico, ed è probabilmente la controindicazione più grande di questo mercato, il suo vero vulnus.

Ci piace? Non ci piace? Non conta molto al momento. Mai come quest’anno sarà importante dare un giudizio il più tardi possibile, poi vedremo che opzioni si saranno realizzate: Schick (che, se si chiude, è davvero un grandissimo colpo!) ne è un esempio. Ma ho l’impressione che a fine estate saremo soddisfatti.

Felici? Chissà, probabilmente no: forse questo ennesimo atto di pazienza è gesto d’amore più profondo di altri. Ma neanche questo conterà molto: per quello che conta davvero, aspettiamo i risultati.

 

 

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