Il PSG ha i conti a posto per acquistare Neymar

Sottotitolo: e non avere problemi con il Fair Play Finanziario. O quasi.

Si prospetta come l’affare del millennio, una roba mai vista che ha scatenato un’infinità di proteste tra i tifosi, ma anche da parte del Barcellona che ha minacciato di “denunciare” il PSG per violazione del FPF, almeno stando a quanto riportano i giornali spagnoli Mundo Deportivo e Sport, in genere vicini ai blaugrana.

Abbiamo usato le virgolette perché non possiamo usare, per serietà, le faccine. E, se anche avessimo voluto, avremmo dovuto usare le faccine che si sbellicano dalle risate: e purtroppo non ci sono.

Perché?

Per due ordini di ragioni.

Ma davvero si lamenta il Barcellona (senza dimenticare che ha rinunciato alla “sacralità” della propria maglia proprio per sponsor del Qatar…), che è stata condannata e sanzionata per violazioni sul tesseramento dei giovani? Proprio il Barcellona?

Non solo, sarebbero pronti denunciare chi a cosa e perché? La UEFA non ha bisogno né di denunce né di delazioni: all’inizio della stagione 2018-2019 farà i suoi controlli e, se ci saranno irregolarità, provvederà; altrimenti niente. Ricordate che i bilanci delle società coprono il periodo che va dal 01/07, in questo caso 2017, fino al 30/06, in questo caso 2018.

Non c’è bisogno di denunce, di alzare polveroni: questi servono solo a dare in pasto ai tifosi una forma di resistenza a quello che è visto come uno scippo vero e proprio.

La verità è che Neymar ha già deciso di andare al PSG: lo fa certamente per soldi, ma anche perché la sua carriera ha bisogno di emergere dall’ingombro e dall’ombra di Messi, così come, più in piccolo (perché le proporzioni sono diverse, ma il concetto è quello) sta accadendo nella NBA con Kyrie Irving che vuole emanciparsi da Lebron James.

In molti non lo farebbero, ma è un desiderio lecito da parte di chi vuole imprimere un’impronta propria nella storia del calcio.

I conti del PSG

Ma il FPF? Come la mettiamo? Se lo fanno è una buffonata e crolla tutto.”

La posizione comune sui social, ma non soltanto sui social, è questa. Il PSG non avrebbe i numeri per fare l’operazione.

La clausola rescissoria.

È la parte più importante di tutta l’operazione. Chi la paga? Cosa è?

Noi la chiamiamo “clausola rescissoria” ma in realtà si dovrebbe chiamare (in inglese c’è la definizione esatta di “buy-out clause“) “indennizzo di risoluzione” o “clausola penale” (il termine è congruo perché, trattandosi di importo generalmente più consistente del valore di mercato, assume il carattere proprio di “penale”) o anche, ma meno efficace, “clausola risolutiva” perché introduce, nel contratto in essere, una forma di recesso dietro il pagamento di un indennizzo. L’art. 13 del “Regolamento Fifa sullo status e i trasferimenti internazionali dei calciatori” dice esplicitamente che “il contratto fra un Professionista ed una Società può aver fine solo alla sua scadenza o per mutuo consenso“.

La formula sarebbe perfetta se non che è previsto, nel successivo e più famoso art. 17, la possibilità di rescindere dal contratto senza giusta causa.

Articolo 17 – Conseguenze della risoluzione di contratto senza giusta causa.

Le disposizioni seguenti si applicano nel caso di risoluzione di contratto senza giusta causa:

1) In tutti i casi, la parte inadempiente pagherà un’indennità. Fatte salve le disposizioni contenute nell’art. 20 e nell’allegato 4 sull’indennità di formazione, e a meno che non sia stato previsto diversamente nel contratto, l’indennità per la risoluzione del contratto sarà calcolata nel dovuto rispetto delle leggi nazionali vigenti, della specificità dello sport e di tutti i criteri oggettivi del caso. Tali criteri comprendono: la remunerazione ed altri benefici dovuti al giocatore ai sensi del contratto esistente e/o del nuovo contratto, la durata del tempo rimanente nel contratto esistente fino ad un massimo di 5 anni, l’importo di qualsi asi quota e spesa pagate o contratte dalla vecchia Società (ammortizzato nel corso della durata del contratto) e se la risoluzioneavviene durante un “periodo protetto”.

2) L’indennità non può essere assegnata a terzi. Nel caso in cui un Professionista debba pagare l’indennità ne risponderà in solido con la sua società. L’ammontare dell’indennità può essere prevista nel contratto o può essere stabilita fra le parti

Cosa impariamo da questo? Intanto che, nella forma, chi dovrebbe pagare la clausola deve essere una delle parti coinvolte all’interno del contratto: in questo caso o Neymar o il Barcellona, essendo il PSG parte terza e non (ancora) in causa. La seconda cosa che impariamo è che, come dice il comma 2, l’indennità può essere prevista nel contratto o stabilita tra le parti.

La terza cosa, e più importante, è che nel caso di risoluzione da parte del calciatore, l’obbligo di risarcire il danno, tramite il pagamento dell’indennizzo, obbliga in solido anche la nuova società con cui stipulerà il contratto.

Attenzione, per altri futuri casi, perché se la risoluzione senza giusta causa dovesse avvenire all’interno del cosiddetto “periodo protetto” possono essere comminate sanzioni di tipo sportivo: per i calciatori sotto i 28 anni sono 3 anni dalla prima stipula, per gli altri sono due anni.

I due articoli rivestono il carattere di eccezionalità e sono inseriti nel capo IV del Regolamento sopra citato che, nel suo concetto, nasce per proteggere quella che viene definita “stabilità contrattuale fra professionisti e società“. Ovvero, i contratti e gli accordi devono essere rispettati. Non pensiate sia una spetto secondario, perché sulla stabilità contrattuale si è fatto gran rumore, soprattutto dopo la sentenza Bosman (di cui prima o poi parleremo), perché un eccesso di instabilità potrebbe pregiudicare il corretto svolgimento dei campionati, con continue variazioni e trasferimenti che renderebbero tutto molto difficile e anche pericoloso dal punto di vista della speculazione: ecco perché ci sono solo due “finestre” di mercato e perché i contratti non possono essere risolti, senza giusta causa, a stagione in corso (art. 16 del Regolamento). Si sono, inoltre, definite così durata minima (una stagione) e massima (cinque stagioni).

La buy-out clause è prassi che la Fifa, ma in generale tutto il mondo della burocrazia sportiva, si augura prenda piede, anche se in passato c’è stato chi (Luis Figo) ha più volte lamentato una forte carenza e la necessità di adattarla a realtà in cui già funzionano: Spagna, per esempio. Nel 2010 fece scalpore la sua frase “Senza un club che paga dall’altra parte, l’articolo 17 non esiste“: se qualcuno lo avesse ascoltato anni fa non ci sarebbe mai stato un caso Neymar-PSG.

Neymar è legittimato a pagarla da sé?

Si dice che O’Ney ricevebbe 300 milioni per una sponsorizzazione e pagherebbe da sé la clausola rescissoria. Approfondendo la questione sembra proprio che non ci sia possibilità di scelta, perché la legge spagnola prevede (decreto Real Decreto 1006/1985) espressamente che a pagare questa clausola sia il calciatore: il contratto tra le parti è stipulato in Spagna quindi sembrerebbe che non ci sia altra strada. In Spagna è prassi prevedere una buy-out clause, altrimenti potrebbe essere un giudice a stabilirla, questo perché, secondo la legge spagnola, l’impossibilità di recedere dal contratto sarebbe una intollerabile limitazione della libertà e autonomia del lavoratore (diritto sancito dall’art. 35 della costituzione spagnola).

La clausola ha, chiaramente, valore sia in ambito nazionale che internazionale, e potrebbe essere impugnata dalla nuova società o calciatore solo in caso di abuso, ovvero di quantificazione talmente esagerata da essere mero pretesto per dissuadere chiunque anche dal semplice tentativo, trattandosi in sostanza di un obbligo imposto al giocatore di rimanere nella squadra attuale (la clausola, quindi, sarebbe nulla e senza valore). Se un giorno qualcuno volesse provarci, per esempio, la clausola di Ronaldo (1 miliardo di euro) ha tutti i requisiti della nullità.

Certo, il regolamento FIFA parla piuttosto chiaro e dice che a essere obbligato in solido è il PSG, ma qui il problema diventa di altro genere.

In questi giorni qualcuno sta scrivendo di tasse da pagare sul trasferimento, ma in realtà non è così: perché, per rendere più semplice il passaggio e scoraggiare i club a usare il “martello” delle tasse come deterrente negativo dei trasferimenti, nel 2016 la legislazione spagnola è cambiata e non si pagano più tasse sulle “buy-out clause”.

Un caso da manuale si è avuto quando il Bayern ha ingaggiato Thiago Alcantara: la clausola era di 18 milioni, ci si accordò per 20 milioni, proprio per risparmiare sulle tasse.

Oggi non è più così e per liberare Neymar “bastano” 222 milioni.

La questione FPF e il bilancio del PSG

Ed è qui la questione più delicata. Perché poniamo che a pagare Neymar, che verserebbe la clausola al Barcellona, possa essere la Qatar Sports Investments, o comunque una qualunque organizzazione/fondo/associazione qatariota: sarebbe impossibile non includere il Paris Saint-Germain nell’equazione, essendo la QSI proprietaria del PSG.

Questi 222 milioni andrebbero a bilancio del PSG?

Stante così le cose, formalmente Neymar andrebbe al PSG come “parametro zero”. Quindi zero a bilancio.

Ciaociao Fair Play Finanziario. Almeno così sembra al tifoso.

Ma è davvero così? Vediamo.

Il problema è, anzitutto, di natura contabile: fosse vero, il PSG potrebbe non inserirebbe in bilancio un solo centesimo dell’affare.

Fermi un attimo.

Quelli del PSG non sono degli sprovveduti né credo abbiano voglia di rischiare, perché la Uefa potrebbe persino decidere per l’esclusione dalle coppe in ultima ratio in caso di violazioni e difficilmente accetterà un affare di questo tipo con uno “0” alla voce “Neymar” sul bilancio PSG.

PSG e QSI sono società diverse, benché la seconda sia proprietaria della prima. Pertanto, è presumibile che non la facciano così sporca e “girino” il costo dell’operazione da QSI al PSG: quest’ultimo non avrebbe alcun vantaggio nell’ignorare il costo, visto che un eventuale bilancio in utile significherebbe anche pagarci su le tasse.

Non potrebbe essere diversamente, soprattutto in considerazione del fatto che l’UEFA avrebbe comunque titolo a considerare quel costo ai fini del calcolo del break-even. Entrambe le cose sono state dette, più o meno direttamente, qualche giorno fa da Andrea Traverso, responsabile FPF della Uefa:

  • “Se un club acquista, presumiamo abbia fatto bene i conti. In caso, sarà punito. Non siamo nella posizione di impedire ai club di comprare calciatori”;
  • “Nessun club gode di eccezioni, ma il fair play fa i controlli a po­steriori e loro devono rispettare le regole. Non possiamo dire co­sa fare e cosa no: ognuno è libe­ro, poi ci sono conseguenze”;
  • “L’acquisto del potenziale trasferimento di Neymar al PSG avrebbe effetti sulle finanze del club su molti anni. È davvero difficile giudicare questo tipo di operazione in anticipo, dato che non sappiamo i piani del club francese. Potrebbero vendere alcuni calciatori per un importo simile o addirittura superiore”.

Quindi, sì, Neymar andrà nel bilancio del PSG.

Come farà il PSG a fare rientrare il costo di Neymar all’interno del bilancio PSG è un problema che risolveranno loro: nel caso non lo facessero, ci penserà la FIFA nel calcolo del break-even, ma l’impressione, vedendo i bilanci passati e il margine di manovra, è che abbiano possibilità di farlo.

Su questo dato, però, va fatta un’altra precisazione. Noi ad oggi NON sappiamo quali siano i numeri presentati alla UEFA e da questa accettati. Abbiamo visto alcune cifre di bilancio che parlano di una società in assoluta salute, che fattura oltre 500 milioni e produce utili: gli ultimi due anni sopra i 10 milioni. Ma questo è un bilancio civilistico, non parla delle cifre in ordine al FPF, che potrebbero essere peggiorative o anche migliorative.

Quindi solo UEFA e PSG hanno elementi sufficienti per dire quale sia la situazione.

Ma prendendo per buono che anche il risultato d’esercizio ai fini del FPF sia uguale a quello del bilancio, il PSG non deve raggiungere il fatidico “-30 milioni” partendo da zero: ha prodotto 20 milioni di utili in due anni, può permettersi serenamente un -50 milioni quest’anno.

E già questo è il primo punto che ci permette di capire perché il PSG può.

Per chi volesse una “ripassatina” in termini di costi, ricavi, uscite di cassa, calcoli etc…, vi rimandiamo a questo articolo:

La strategia di Milan e Inter: parte 1, i bilanci

Il costo di 222 milioni finisce nel bilancio del PSG alla voce “diritti pluriennali” relativa alle prestazioni dei calciatori, trattandosi di un contratto di 5 anni, produrrà un costo di 44,4 milioni. Con l’attuale tassazione l’ingaggio dovrebbe aggirarsi tra i 53 e i 55 lordi, quindi siamo nell’ordine dei 100 milioni l’anno.

Questi due semplici numeri ci danno la dimostrazione di come, per il solo primo anno, il disavanzo da recuperare è di una 50ina di milioni. Il gap si recupera? Già fatto: -30 permesso e gli utili degli ultimi due anni. Senza considerare “l’effetto Neymar”.

Negli ultimi due anni ha fatturato 484 milioni nel 2015 e 542 nel 2016, con un incremento sostanziale di quella che si definisce “gestione caratteristica: stadio, commerciale e tv.

Per capire quale sia il margine di crescita possibile in caso di successi (e, pertanto, di maggiore appetibilità mediatica e di rapporti commerciali), la Juventus quest’anno ha avuto un incremento di “diritti tv” di oltre 30 milioni (quasi tutti UEFA), 7 di “ricavi commerciali” in più, 22 come “ricavi da gare”: sono 59 milioni di incremento rispetto all’anno precedente. Se retrocediamo all’anno prima della finale col Barcellona, la differenza si fa più abissale: “ricavi da gare” +24, “diritti tv” +77, “ricavi commerciali” + 30. La somma dice di 130 milioni da un anno con una brutta Champions League a un anno con la finale.

Questo per comprendere quanto sia potenzialmente fattibile, in termini di bilancio e di break-even, questa operazione solo con migliori risultati e una strategia di marketing più aggressiva. Neymar sarebbe uno spot mondiale: gli interisti sanno cosa significa, l’abbiamo provato con Ronaldo. L’effetto domino dal punto di vista economico sarebbe pazzesco e incalcolabile oggi, al punto da far pensare persino a una operazione che, a lungo termine, potrà dare utili, altro che perdite.

Per fare un altro esempio: il semplice loghino di Tinder sulla manica del Manchester United può diventare quest’anno uno sponsor da 12 milioni l’anno.

In più, uscite dal concetto dell’importo singolo, dei 222 milioni per un solo calciatore: il City l’anno scorso ha speso oltre 210 milioni, il Milan quest’anno ne ha impegnati 200, la Juventus l’anno scorso oltre 190. Con stipendi complessivi che, in qualche caso, superano il singolo ammontare di Neymar.

Il tutto senza bluffare, senza barare, senza nascondere nulla: buttando dentro al bilancio 100-105 milioni di costi in più.

Oltre al fatto che il PSG potrebbe decidere di vendere 1-2 calciatori e creare plusvalenze (più facile a gennaio che in estate): potrebbero permettersi di non farlo già quest’anno e rimandare al prossimo. E tra centrocampo e attacco ci sono calciatori che farebbero gola a molte società.

Altro aspetto da tenere conto ai fini del FPF: i salari non possono superare il 70% del fatturato. Ebbene, il PSG è sotto il 60% e l’operazione Neymar terrebbe comunque la percentuale sotto il 70%.

Inoltre, non dimentichiamo la terza via, che non so se sia praticabile, è un argomento che dovremo approfondire: la UEFA ha già più volte detto, e mostrato, che preverisce un “approccio riabilitativo piuttosto che uno punitivo“, concetto ricordato da Traverso stesso. Questo può significare che il PSG potrà trovare nuovi accordi con la UEFA per tornare in linea con i bilanci, nel caso fossero squilibrati? Probabile, è previsto dalle norme.

Per concludere, due sono, quindi, gli aspetti controversi.

Il primo è se Neymar finirà o meno in bilancio e se la UEFA lo considererà ai fini del FPF e la logica ci fa dire “sì” a entrambi: il secondo “se”, però, a mio avviso è puramente teorico, chiunque vi dica diversamente azzarda o non conosce la materia.

Il secondo, di cui non abbiamo fatto cenno, è dovuto alla differenza tra la sponsorizzazione (300 milioni) e la clausola (222 milioni): questi 78 milioni costituiscono il punto più interessante di tutta la vicenda, perché potrebbe essere valutato come un modo per abbassare l’ingaggio annuale. Ma da questo punto di vista diventa sin troppo complicato e fuori dalla nostra portata. L’Uefa potrebbe valutarli in qualche modo? Al momento non sembra: ripeto, l’impressione è che Al Khelaifi non farà un errore così grossolano, e pertanto sarà il PSG a pagare la clausola.

La squadra parigina ha, in definitiva, tutto lo spazio in bilancio e tutta la capacità, gli asset, la determinazione, le potenzialità di espansione e la rete commerciale giusta per approdare a Neymar con tutti i costi correttamente inseriti in bilancio: senza violare neanche un briciolo di FPF. Violazioni che, eventualmente, emergerebbero dopo il 30/06/2018, ovvero dopo la chiusura del bilancio: al limite sarà la Uefa a chiedere al PSG di presentare un business plan che giustifichi, nel medio termine, un acquisto così oneroso.

Neymar diventerebbe uno spot per la squadra, per tutta la Francia, diventerebbe una fonte di reddito inesauribile e oggi non preventivabile, in senso positivo. Già oggi Neymar ha un potenziale di marketing superiore a quello di Messi: con l’operazione PSG potrebbe avvicinarsi a vette che sono solo di sportivi inarrivabili (tipo Curry o Lebron della NBA). E ha solo 25 anni!

Avrebbe una sola controindicazione, che noi conosciamo benissimo: un infortunio grave che ne limiti le potenzialità. Ma questo non lo si augura davvero neanche al peggiore degli avversari.

C’è un’ultima strada, che è la più ragionevole per tutti. Il PSG ha dei calciatori che potrebbero interessare al Barcellona, primo tra tutti Verratti: ormai è chiaro che i blaugrana siano parte passiva di questa vicenda e riuscire a ottenere, in questo caso a prezzo più che ragionevole, calciatori funzionali al proprio gioco potrebbe essere la soluzione migliore per tutti. Qualcuno potrebbe pensarlo come ad un atto di “arresa”, ma è chiaro che non è così, perché perderebbe Neymar comunque in quello che sarà il trasferimento del secolo, e anche di più. Il problema, semmai, è che l’imprenditore qatariota non sembra il tipo da compromessi.

Certamente si aprirà un nuovo capitolo nella storia del calcio: parleremo di questo trasferimento per decenni, così come stiamo tutt’ora parlando della sentenza Bosman. Perché da questa vicenda la UEFA potrebbe (e secondo me è praticamente certo) rivedrà le norme e potrebbero aprirsi scenari nuovi, come quelli di un tetto salariale (il “salary cap” della NBA) e la “luxury tax”, ovvero una “tassa” da pagare, e che si redistribuisce a tutte le altre squadre, per acquisti di una certa onerosità o lo sforamento di un determinato tetto salariale per un singolo calciatore, oltre a limitare il numero degli acquisti e alla diversa regolamentazione dei prestiti.

Occhio, però, perché da questo punto di vista la burocrazia UEFA non è mai stata molto sveglia: il rischio è che la toppa sia peggio del buco.

sostieni ilmalpensante.com

Loading Disqus Comments ...