Lo strano caso del Sig. Zidane, allenatore

Lo sport è spesso uno specchio della vita. E, così come nella vita, anche nello sport le fatidiche “sliding doors” si affacciano ad ogni occasione.
Una delle più enormi “sliding doors” della storia del calcio si ha quando, a inizio gennaio 2016, Florentino Pérez decide di averne abbastanza di Rafa “sudo-datemi-un-asciugamani” Benitez nonostante le rassicurazioni di un paio di settimane prima: troppo brutto il Real per essere vero, spesso preso di mira anche per scelte ridicole, come mandare in campo lo squalificato Denis Cheryshev, oppure per partite dove non c’è neanche un minimo di impegno e di determinazione madrilena, come nello 0-4 contro il Barcellona, nonostante gli ultimi due allenatori (Mourinho e Ancelotti) avessero già raddrizzato la squadra dal punto di vista della personalità.
Pérez si trova in difficoltà e sa che quello è il momento cruciale: o si perde tutto o si vince tutto, non si può sbagliare nulla.

È così che decide di affidarsi al suo uomo di maggior fiducia, quello che lui chiama solo e unicamente “Zizou” con un’aria innamorata e ispirata che è difficile da non cogliere. Una decisione che era nell’aria già da qualche tempo e che aspettava solo l’accettazione da parte di Zinedine Zidane.

Non poteva essere altrimenti: troppo forte il legame tra il franco-algerino e il Real Madrid.

Quando accetta, però, il 99,9% periodico di chi segue il calcio ha emesso una sentenza senza neanche aspettare di vedere cosa sarebbe accaduto in campo: Zidane non è un allenatore, è lì solo perché uomo di Florentino Pérez che vorrà decidere tutto lui e ha solo bisogno di una estensione fisica dentro lo spogliatoio, qualcuno col carisma e la protezione giuste per farsi rispettare, gestire lo spogliatoio e mettere in campo più stelle possibili.

Il meglio che si diceva è che si trattasse di semplice autogestione dei calciatori: comandavano Cristiano e Ramos.

Anche scavando per bene, trovare voci favorevoli era più che complicato: nonostante fossi all’interno di quel 99,9% periodico di (quantomeno) scettici, ho voluto approfondire leggendo di più sui giornali spagnoli. Ho trovato un, seppur sparuto, sottobosco di ammiratori quasi intimiditi dall’idea di dire esplicitamente “guardate che questo diventerà un grande allenatore“: di più, terrorizzati. Era talmente enorme lo scetticismo verso il franco-algerino che anche chi lo aveva visto da vicino maturare esperienze manageriali, tecniche e tattiche, aveva una qualche forma di ritrosia a esprimersi liberamente.
Nonostante non ci fosse uno che avesse davvero il coraggio di parlarne male, perché di Zidane non si poteva parlare male. Comunque. E per Perez non poteva che essere lui l’uomo giusto, lui che non poteva non essere il numero due: essere il numero uno era ed è nel suo destino.

Ad aumentare lo scetticismo anche la sua precedente esperienza con il Castilla, con un inizio disastroso: cinque perse nelle prime sei, a cui fa seguito la sospensione della Federazione perché non aveva l’abilitazione di tecnico. A sistemare le cose arriva l’aiuto di Guy Lacombe, che lo aveva allenato al Cannes (e che aveva, in passato, ammesso che, pur talentuoso, da giovanissimo non sembrava destinato a carriera di questo livello): cambia un po’ l’approccio alla gara ma anche ai calciatori.

Lo stesso Lacombe poi lo seguirà per il conseguimento del patentino Uefa, con dei master di altissimo livello su cui spiccano quelli con Bielsa e con Guardiola (Lacombe è il tizio con i baffi accanto al tecnico spagnolo, Zidane è a destra, Makélélé a sinistra nel tweet ufficiale della Federazione Francese):

Si dice che Zidane sia una persona molto sensibile a quello che gli succede attorno: parla poco, ascolta molto, tiene in considerazione ogni osservazione che gli viene fatta. E pare abbia anche una straordinaria dose di umiltà unita a un sano realismo che, evidentemente, non guasta.

Chissà cosa avrà pensato Perez quando, nella prima conferenza di Zidane, il suo allenatore ha già voluto prendere le distanze da una certa idea di Madrid, quella esclusivamente “galacticos”: “il mio stile di gioco sarà diverso. Sarà propositivo, ma con equilibrio” ma l’impressione è che Perez non abbia contestato alcunché.

Forse poco consapevoli del personaggio che si aveva di fronte, molti giornalisti provarono ad azzardare delle soluzioni, alcune delle quali clamorosamente sbagliate. Due su tutte.

La prima, che avrebbe fatto a meno di Casemiro perché esempio di quel madridismo che poco piaceva ai madrileni: quello di Rafa Benitez, della troppa tattica, dell’attendismo, dei piedi poco educati. Non solo per questo: Casemiro era stato fortemente voluto da Mourinho, operazione che era costata al portoghese un’infinità di critiche, c’era chi addirittura lo accusava di non avere rispetto per il lavoro della cantera madrilena, che il suo obiettivo era addirittura distruggere il concetto stesso di madridismo. Casemiro  era, per molti, l’emblema di tutto questo e veniva dato sul mercato a prezzo di saldo.

La seconda, che il Real avrebbe giocato con il 4-3-3 ancelottiano perché Zidane gli è molto legato (a Ancelotti: è stato suo vice), mentre non ha mai amato molto Mourinho, figuriamoci Benitez.

Zidane si disinteressa di tutto questo e il suo primo obiettivo sembra chiaro non appena la sua squadra mette piede in campo: far tornare la squadra compatta e ordinata, con un senso logico in campo. Chiedendo a tutti di essere squadra, correre insieme: che si chiamassero Ronaldo o Bale, Marcelo o Kroos o Ramos.

E nella prima partita, stravinta per 5-0, si vedono subito cose semplici ma efficaci: è effettivamente un 4-3-3 ma con movimenti in fase di non possesso che riportavano il Real ad un più accorto 4-4-2. Cose semplici, però c’era già la mano di Zidane, sorprendentemente. Anche se il Real aveva concesso sin troppo, nonostante il risultato. La prestazione migliore è proprio di quel Gareth Bale che aveva più di tutti sofferto la partenza di Benitez e sul quale Zidane aveva speso parole al miele e elogi.

A stupire (soprattutto me) la centralità di Isco, che non era titolare con Benitez e che spesso era costretto a giocare o più largo o proprio da attaccante. Nel corso del tempo ho avuto l’impressione che Zidane veda in Isco un giocatore che somiglia in qualche modo a Zidane calciatore.

Dopo due cinquine, primo cambio di modulo con il 4-2-3-1 e Isco trequartista: finisce così così nel risultato (1-1 contro il Betis), ma l’impressione è che le cose quadrino meglio, che il Real abbia più identità e gioco. Il risultato è bugiardissimo.

Fino a fine campionato il Real si muoverà in questo continuo cambio di moduli, tra 4-3-3 e 4-2-3-1. Il campionato lo perde solo per un punto, decisiva la partita contro l’Atletico alla 26esima giornata, persa per 1-0: da lì in poi solo successi, 12 partite, 33 gol fatti e solo 9 subiti, nonostante assenze e infortuni non lo avessero aiutato.

Zidane in questi mesi diventa l’ambasciatore calcistico della realpolitik, qualcuno addirittura lo accosta timidamente, per scelte tattiche, a Mourinho (al quale, per usare le parole di Marcelo, somiglia e a cui comunque questa squadra deve molto). Zidane sa che sono importante i Bale e i Cristiano, sa che senza l’intelligenza e la conceretezza di Modric (voluto da Mourinho) e Kroos (voluto da Ancelotti) verrebbe a mancare qualcosa di troppo importante al suo Real, ma ricorda perfettamente anche quando giocava lui nel Real e l’uomo più importante di tutti non era Zidane, non era Raul o Figo o Roberto Carlo: era Claude Makélélé. E lui, nel suo piccolo, il suo Makélélé ce l’ha già in squadra: nonostante l’innamoramento per Isco, a marzo Casemiro rientra nelle rotazioni per non uscire più, se non per qualche rara eccezione, dall’11 titolare. Nelle molte partite viste, gli errori del brasiliano si contano sulle dita delle due mani… complessivamente.

Proprio a metà campo si registra il lavoro più interessante dell’allenatore franco-algerino: è da lì che parte la costruzione di una squadra che solo oggi in molti stanno riscoprendo molto organizzata, compattissima, persino più forte della somma dei suoi singoli elementi. Anche a costo di dover affrontare delle critiche, pur velate, su un presunto calcio speculativo… e sappiamo che a Madrid è quasi un insulto.

A strabiliare è soprattutto la Champions vinta, proprio nell’ambito del giudizio sul quale Zidane era stato giudicato con troppa fretta, causa la sconfitta per 2-0 contro il Wolfsburg: in troppi avevano dato per morto il Madrid, capace però poi di ribaltare il risultato e di chiudere, con il 3-0 del ritorno, la questione qualificazione.

Zidane vince eliminando il Manchester City e in seguito battendo in finale l’Atletico. In entrambe le occasioni il Real non merita, per niente, soprattutto in finale: Simeone imbriglia tutto l’imbrigliabile del Real Madrid. In campo il classico 4-4-2 di Simeone contro il 4-3-3 di Zidane, con Bale-Ronaldo-Benzema in attacco, ma soprattutto Kroos, Modric e Casemiro a metà campo.

C’è chi storce il naso ma sono in pochi a volersene lamentare. Nonostante sia un estimatore di Simeone, e non fatico a dire che tifai Atletico, a fine partita mi frullava quella domanda che nelle settimane precedenti era rimasta nel limbo dei pensieri, a metà tra il detto e il non detto, tra le cose che non vuoi ammettere di pensare ma che ti scopri pensare: vuoi vedere che questo qui è davvero un bravo allenatore?

Vero, aveva una squadra formidabile ma aveva preso un Real psicotico, capace di prestazioni monstre (pure un 8-0 e un 10-2!) e poi di eclissarsi la partita successiva, per farne una macchina da guerra: 21 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte considerando tutte le competizioni e contando come pareggio la finale con l’Atletico. Sono quasi 2,6 punti a partita, non ci si arriva né per caso né per autogestione.

LO STRANO DESTINO IN ITALIA

In Italia arriviamo sempre molto dopo a comprendere le cose che altrove hanno già compreso da tempo. Zidane non fa eccezione.

Nella stagione successiva Zidane ha puntellato la sua creatura, l’ha plasmata ancora di più, l’ha abituata ad adattarsi all’avversario: dai 4-3-3 e 4-2-3-1 si è cominciato a vedere persino qualche difesa a 3 e soprattutto il rombo, con tutta la qualità e la sostanza del quartetto migliore, Casemiro, Kroos, Modric e Isco, probabilmente la soluzione che più gli somiglia e più gli piace e che gli consentirà di vincere la seconda Champions.

I movimenti dei centrocampisti cominciano a farsi routine e vedi che dietro ci sono delle idee, delle ottime idee; la costruzione dell’azione cambia sostanzialmente, con Modric o Kroos che si abbassano moltissimo nella fase di costruzione, consentendo agli esterni di giocare molto più alti: questo migliora la distribuzione in ampiezza ma anche le spaziature in fase di transizione negativa.

Il Real diventa una creatura camaleontica, difficile da prevedere e da inquadrare, capace di cambiare assetto facilmente durante i 90 minuti e di ribaltare le inerzie dei match. E anche quando perde (vedi contro il Barcellona in campionato o contro l’Atletico in Champions) hai sempre la sensazione che lui l’abbia preparata bene e che, semplicemente, gli altri siano stati più bravi.

Proprio contro l’Atletico, a novembre, quella che per me è stata la sua definitiva consacrazione, sempre che ce ne fosse bisogno. Non è soltanto per il risultato (0-3), ma per come l’ha ottenuto: lasciato spesso il pallino in mano all’Atletico (che in genere non è bravissimo a gestirlo contro le grandi squadre), baricentro più basso, modulo che parte dal 4-3-3 (a metà campo Kovacic, Casemiro e Isco) per poi “spalmarsi” in un 4-4-1-1 in fase di non possesso per occupare meglio gli spazi.

Non basta avere di fatto reimposto Casemiro? Non basta avere calmierato la sete di Real galatico? Non basta la rincorsa folle in campionato, la Champions e la Supercoppa Europea?

Ricordate i numeri del finale di stagione precedente? Se prendiamo solo il campionato, 12 vittorie , 33 gol fatti e solo 9 subiti; se prendiamo tutte le competizioni, dalla sconfitta contro il Wolfsburg, sono 9 vittorie e 2 pareggi (compresa la finale), 26 gol fatti e 6 subiti.

A questi si aggiungono 12 vittorie e 4 pareggi con 45 gol fatti e 16 subiti in campionato: la striscia racconta di 24 vittorie e 4 pareggi, 78 gol fatti e 22 subiti.

Prendendo tutte le competizioni, la stagione 2016-2017 racconta di 20 vittorie, 9 pareggi, 0 sconfitte, 86 gol fatti e 33 gol subiti, per una striscia complessiva di 29 vittorie e 11 pareggi, 112 gol fatti, 39 subiti.

A qualcuno non basta, e allora serve raccontare un altro numero: 2544. Sono i minuti di Cristiano Ronaldo in Liga. Dopo il leggero infortunio di inizio stagione, Zidane convince Cristiano a dosarsi, anche perché la stagione è fitta di impegni e sa che comunque dovrà superare i 4mila minuti stagionali. Cristiano si era fermato a 2540′ nel 2013-2014 e 2465′ nel 2009-2010, stagioni però segnate da diversi infortuni e qualche espulsione di troppo. Per trovare una stagione con minutaggio inferiore in campionato si deve andare indietro al 2005-2006, a 20 anni, con Ferguson in panchina che prova a gestirne l’estro e indirizzarlo.

Ultimo aspetto, ma non per importanza, la gestione di Karim Benzema, calciatore capace di prestazioni sublimi affiancate da un’indolenza insopportabile e un’apatia nel gioco che gli hanno impedito di raccogliere meriti che la disponibilità di talento e tecnica gli avrebbero consentito. Il primo upgrade di Benzema era avvenuto con Mourinho (capace di trasformare anche Marcelo nel miglior terzino sinistro in circolazione, anche in fase difensiva). Il portoghese e il francese erano stati spesso in conflitto: il secondo era sempre in ritardo agli allenamenti e Mourinho lo riprendeva spesso. In pubblico si era più volte lamentato della gestione madrilena, troppo “Benzema-centrica”: un po’ fu anche una fortuna, perché con Higuain infortunato sperimentò Cristiano centravani. Ma di Benzema arrivò a dire “quando vai a caccia con un cane, hai buone possibilità di successo; se ci vai con un gatto, cacci lo stesso ma il risultato non sarà lo stesso“. Pian piano Benzema è cresciuto sotto il portoghese, ma quello che gli si vede fare con Zidane non ha paragoni con nessuno: pressing, scalate, coperture, impegno quasi costante nei 90 minuti pur essendo molto meno cercato rispetto al passato: segna anche meno, ma è infinitamente più utile. Merito di Zidane.

In Italia, dicevamo, tutto questo non esiste, non c’è, non si racconta. Su Zidane circola sempre la solita voce stantìa di un gestore di uomini, niente di più, niente di meno. Che poi abbia imposto scelte societarie, abbia fatto apprezzare a tutti Casemiro, fatto accettare panchine a Bale e Cristiano, modellato il Real Madrid per fargli usare non meno di 5 moduli in campo, convincere Modric a un lavoro spesso sfiancante (analizziamo meglio in seguito) e avere fatto del Real non solo, spesso, una bella squadra ma anche una squadra talvolta bruttina ma efficacissima, per i giornalisti italiani era roba da poco.

Roba da gestore di fuoriclasse, da estensione di Perez.

Questo è il quadro che emerge quando il sorteggio accoppia il Real Madrid al Napoli negli ottavi di finale, e questa è la descrizione che ne fanno alla fine dei due match. Il Napoli bellissimo e sfortunato, il Real che ce la fa solo grazie ai colpi dei campioni, alla fortuna, a Sergio Ramos e blablabla.

Talvolta è bello anche rileggersi alcuni resoconti a distanza di tempo per comprenderne meglio la dimensione all’interno della storia. Non c’è dubbio che il Napoli abbia giocato, a tratti, del gran calcio, così come è sembrato chiaro che il Real non abbia giocato calcio-champagne, la cui assenza in Italia si rimprovera all’avversario quando vince ma che diventa superfluo quando a vincere “siamo noi”, perché tanto vincere è tutto quello che conta, se a vincere “siamo noi”. Poi guardi le statistiche e vedi che in due partite il Real tira in porta 34 volte, il Napoli una ventina; riguardi le partite e vedi che il Real, pur soffrendo, ha sostanzialmente meritato e ti accorgi anche della preparazione della partita da parte dei madrileni, partita studiata per sfruttare tutte le debolezze del Napoli.

La sfortuna (italiana) di Zidane non finisce qui, perché c’è una cosa peggiore dell’affrontare una squadra italiana: affrontare un allenatore italiano all’estero che gode di stampa amica in Italia. E Zidane deve scontrarsi contro Ancelotti e il Bayern Monaco, i super favoriti della Champions League, almeno in Italia.

Ovviamente non c’è storia: Ancelotti farà a brandelli Zidane.

E qui si ritorna allo strano destino di Zidane in Italia. Gli arbitraggi delle due partite sono terribili: all’andata, per esempio, si punisce un mani di Carvajal che non sembra esserci: il rigore di Vidal va fuori.

Al ritorno, Lewandowski segna su un rigore assegnato per fallo (per me inesistente) di Casemiro su Robben (cambiando l’inquadratura, il contatto c’è ma il volo è assolutamente ingiustificato), mentre nel raddoppio (autogol di Ramos), lo stesso Lewandowski è in fuorigioco essendo più avanti di tutti, anche di Muller quando questi gli passa la palla di petto.

Vidal è espulso per una doppia ammonizione che non c’era (in diretta sembra fallo nettissimo), ma la seconda gli era già stata risparmiata in precedenza, in apertura di secondo tempo, per un intervento indecente su Casemiro e per almeno un altro intervento: in diretta sembra chiaro a tutti.

Per il Real Madrid i due gol di Ronaldo sono in fuorigioco.

Le telecronache sono oltre limiti del vergognoso, al punto da arrivare a dire “il Real passa solo grazie all’arbitro” (Piccinini lo ha ribadito poi più volte nella telecronaca della sfida contro l’Atletico), quando in realtà è tutta la gestione a essere disastrosa. Eppure soprattutto in Italia (in Germania direi che è persino naturale…) dalle moviole spariscono tutti gli errori pro Bayern. Alla fine il conteggio degli errori dice “pro Real”, ma è lontano dalla mattanza descritta in Italia e Germania.

Arbitro a parte, nelle due partite che ho visto il Real viene fuori con una dimensione enorme, perché ha comunque meritato, e di gran lunga, nei 180 e più minuti di partita, soprattutto all’Allianz Arena. Non solo, le attenzioni tattiche di Zidane erano state molte e intelligenti, al punto da limitare uno squadrone come il Bayern, a cui comunque devi concedere sempre qualcosa, ma che mettere sotto è un problema per chiunque. In questa partita Zidane sceglie definitivamente il rombo, con Isco vertice alto, che però in fase di ripiegamento diventa un 4-4-1-1: è soprattuto Modric a sacrificarsi in un ruolo da “elastico” tra regia, mezz’ala e esterno in fase di non possesso.

Ma la cosa stupefacente si avvera pochi minuti dopo il match e nei giorni successivi, quando i tifosi bianconeri e giornalisti italiani si sono messi a esultare. Esattamente, esultare: perché avevano scansato il Bayern e avevano la strada spianata verso la Champions: bastava evitare l’Atletico.

Fino al 3 giugno è uno stillicidio di sorrisini sotto i baffi, di pacche sulle spalle, di colpi di gomito con occhiolino annesso: più o meno era un “si gioca contro lo scemo del villaggio“, che vuoi che faccia contro il mago della panchina italiana. Al punto che il 27 aprile per il Corriere dello Sport non c’è alcun dubbio… il più bravo allenatore d’Europa è nientepopòdimenoche Allegri.

Davvero.

Ci vorrebbe un articolo a parte per discutere di questa prima pagina che, per sua natura, non è definibile, pena un improvviso piovere di querele a destra e manca. Ma tant’è, ognuno fa il giornalismo che crede migliore.

Il problema è che un sondaggio del genere, in teoria, andrebbe contestualizzato. In termini assoluti non c’è e non ci può essere gara: metteteli come volete, ma il terzetto Mourinho, Ancelotti e Guardiola è intoccabile. Se lo contestualizzi, come fai a mettere addirittura Jardim prima di Zidane? Lasciamo stare Sconcerti che lo mette addirittura ultimo tra i 10 (in verità l’unico a farlo).

Come si fa a non premiare un allenatore che, appena sbarcato a Madrid, vince la Champions, la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club, oltre a essere in testa al campionato spagnolo (il 26/04 il Real ha battuto il Betis 2-6, era già in testa)? Oltre ad essere già stato premiato in patria e all’estero come allenatore rivelazione della Liga e della Champions.

Misteri della fede calcistica italiana.

Prima della partita eravamo costretti a sorbirci questo pensiero sprofondato sul nulla da parte di Marocchi, Sky, che probabilmente non aveva mai visto il Real Madrid e neanche Isco in azione:

Oppure, per il Corriere, maestro su tutti del concetto “può perderla solo la Juventus”:

Ma vi risparmio il resto perché è ancora peggio.

Lo strano destino del Signor Zidane si realizza soltano il 3 Giugno 2017, ovvero il giorno in cui il suo Real Madrid schianta la Juventus nella finale di Cardiff: in quel giorno il Signor Zidane diventa “allenatore”, dopo la virgola. Per qualcuno ancora tra le virgolette.

Perché Allegri-il-migliore-d’Europa non può perdere contro un non-allenatore… e allora vuoi vedere che, sì dai, con un anno e mezzo di ritardo possiamo dire che Zidane è un grande allenatore?

Di quella finale ci sono stati pochi, pochissimi approfondimenti seri. Tutti a parlare di fuoriclasse, di Ronaldo e di Kroos, ma in pochissimi ad analizzare il disegno di Zidane, che schiera il rombo e che chiede a Modric e Isco di fare il quadruplo lavoro, del movimento perpetuo di Isco, di come Kroos e Modric si dividano sapientemente il ruolo di regia. E che inizialmente allarga Ronaldo a destra per tenere più basso Alex Sandro e costringendo la Juventus a “tirare” le sue maglie: il gol dell’1-0 nasce proprio da un Ronaldo che riceve a destra, sa che sta arrivando il compagno (Mandzukic non lo segue a sufficienza) e che la Juventus è impreparata.

Da una parte, Zidane si prende un rischio, quello di esporsi sugli esterni (è il grosso limite del rombo), ma lo fa consapevolmente perché ha fiducia nei suoi, a volte sin troppa e nel primo tempo non ha pagato, almeno nei primi 20 minuti; dall’altra, mostra di conoscere la Juventus, sa che da quando c’è Allegri, e soprattutto nella stagione 2016-17, ha una caratteristica: parte spessissimo forte, ma poi cala alla distanza. Così, dopo il gol, il Real cambia ancora: Ronaldo a sinistra, Isco a destra, 4-5-1 bello stretto e Juventus imbrigliata, benché il gol arrivi proprio per una disattenzione di Isco, lento a seguire Alex Sandro: ma il capolavoro lo fa Mandzukic, quella non è certo un’azione che assicura gol nel 99,9% dei casi.

Sull’1-1 quello che ho considerato il vero capolavoro di Zidane: ha chiuso la partita, l’ha bloccata, ha abbattuto i ritmi della Juventus. Così si presenta nel secondo tempo con una squadra molto diversa, pressing più alto (una delle cose che la Juventus soffre di più), centrocampo più stretto per consentire ai terzini di salire molto di più, ma meno possesso palla, circolazione più rapida e verticalizzazione appena possibile. E proprio da queste caratteristiche nasce il 3-1: Modric intuisce un rinvio, anticipa e poi si fionda sul triangolo con Carvajal. Ronaldo mette dentro, ma senza il resto non ci sarebbe gol.

Il secondo tempo si chiude con uno score di 14 tiri madrileni contro 1 bianconero, squadra più corta, possesso palla meno insistito e verticalizzazioni più rapide: due squadre diverse tra primo e secondo tempo.

Chiara autogestione e velina trasmessa da Perez, che dalla tribuna vede di più e meglio.

La vera dimensione di Zidane

Insomma, finalmente anche in Italia ci si accorge che l’allenatore del Real Madrid è un signor allenatore e scommettiamo che nessuna prima pagina di qualunque giornale lo escluderebbe, oggi, dal novero dei migliori 5-6 del mondo. Vuoi per i risultati, vuoi per quello che ha mostrato, vuoi anche per la sapienza di riparare a propri errori o sbagliate valutazioni.

Pochi dubbi: nell’arco di poche settimane si è passato dallo scemo del villaggio a favorito, migliore del mondo con la squadra migliore del mondo, nella sfida di Supercoppa contro Mourinho e il Manchester United. Era questo il senso di tutti gli articoli in Italia ad anticipare la sfida. Che strano il calcio.

Qual è la vera dimensione di Zidane? La vera domanda è cosa potrà mai fare fuori dal Real Madrid, squadra che lo protegge a tal punto da consentirgli sostanzialmente ogni scelta senza contraddittorio:

Fuori dal Real che allenatore sarebbe? L’impressione è che le doti ci siano tutte, anche dal punto di vista umano. Certo, sarà una sfida enorme per una persona dal carisma debordante ma dal carattere, come ce lo raccontano, mite e introverso. Ma nessuno si poneva questo genere di domande su Guardiola quando allenava il Barcellona, e ad oggi Guardiola non ha raccolto quanto ci si aspettava dopo la sua uscita dall’ambiente blaugrana.

Per il futuro di Zidane ce lo dirà… il futuro di Zidane. Oggi, è inevitabile dirlo, di lui non si può che parlare di un allenatore vero, un grande allenatore. Un signor allenatore.

  • Alessandro
  • JulioDicass

    avrei preferito un post sul mercato (deludente si può dire?) dell’inter

    • BlueFry

      Il mercato chiude il 1 settembre, siamo ancora a 3/4. Fino ad allora mi pare giustamente inutile giudicare.

  • BlackSail33

    Giornalisticamente siamo a uno che CR7 nei gobbi lo vedrebbe in panchina. Se questo è il livello, possiamo anche non parlarne.

  • Gus

    Post defatigante. Ci voleva, in questa fase di stress, in cui l’Inter è equidistante tra un mercato deludente ed uno intelligente. Zidane è un bel racconto. Campione dai gesti tecnici emozionanti, anche se a lungo con una maglia inguardabile. Protagonista di un drammatico epilogo di carriera in cui a chiudere il cerchio è la pulsione del figlio della banlieu. Poi il grigio interregno anonimo, dentro il cono d’ombra della rendita di posizione. E quindi, inaspettata, l’occasione per ritrovare la scintilla, il talento che si ripropone, altri trionfi. Non più il Madrid di Ronaldo, ormai il Madrid di Zidane.

    • RanieroB

      Nella finale mondiale 2006 ero per la Francia, e nella testata a Materazzi io ero per Zidane benché juventino contro il Materazzi interista, per almeno un paio di motivi:
      – Quel mondiale vinto dall’Italia era un mondiale juventino, con Lippi in panchina, con tre quarti di Juventus, e SOPRATTUTTO era il mondiale dell’amnistia (alla Juventus). La vittoria dell’Italia era auspicata da tutti quelli che speravano che avrebbe fatto dimenticare (e perdonare) Calciopoli.
      E così è stato, le condanne sono state molto mitigate, le squadre implicate se la sono cavata con molto poco (tanto che ora qualcuno si sente in diritto di rivendicare scudetti rubati), e gli stessi che ci avevano derubato, truffato e preso per il culo per anni, venivano celebrati come eroi nazionali.
      Vergogna di un paese specialista del volemose bbene, tarallucci e vino.
      – Vai a capire quanto è stato offensivo (magari pure razzista) quella testa di legno di Materazzi, che non ho mai amato e mai amerò. Purtroppo Zidane è stato ingenuo, e ha contribuito a regalare gloria e perdono a tanta gente che starebbe meglio dietro le sbarre.

      • BlackJack92

        scusa ma il tuo primo punto è un pò impreciso: 3/4 di squadra erano della juventus?
        Italia(4-4-1-1): Buffon; Zambrotta Cannavaro Materazzi Grosso; Camoranesi Gattuso Pirlo Perrotta; Totti Toni

        sono 4 su 11.

        per favore non alimentiamo il mito gobbo della “squadra per 10/11 italiana in finale!11!!!!1!!1!!URR”

        • RanieroB

          …sono andato un po’ a memoria… comunque buffon, zambrotta, cannavaro, grosso, camoranesi fanno 5. più del piero che è entrato.
          e poi mi ci è finito un pirlo ante litteram e con lui iaquinta…
          facciamo metà, ok?
          comunque, sarà che com’è come non è dell’inter non c’è mai un cane, ma la nazionale la sento estranea, se non proprio gobba.
          infine: che cos’è 11!!!!1!!1!!URR” ?

          • RanieroB

            …ahehm… grosso no… 🙂

          • BlackJack92

            grosso era del palermo e poi passò all’inter 😀

            metà no, direi 1/3 che è molto meno del solito 10/11 che sostengono i gobbi…

            11!!!1!!URR è un, diciamo, modo per prendere in giro quelle persone che sostengono una cosa nonostante tutto dica il contrario, cosa che fanno spesso gli juventini 😀 vedi caso calciopoli o appunto formazione mondiale 2006

          • RanieroB

            sì, ma una traduzione per chi non conosce questa simbologia? non mi offendo eh…
            (grosso l’avevo già ‘corretto’, come puoi vedere qui sotto), comunque non ne farei una questione matematica, l’importante era il secondo argomento, quello di perdono e oblio.

  • Andrea Smedile

    sicuramente il secondo anno di Zidane ha rivalutato il suo operato, ma vincere la Champions al primo anno da subentrato c’era riuscito anche Di Matteo col Chelsea per esempio…

    certo, vorrei sempre vederlo alle prese con l’immaginifica rosa dell’Inter (non dico Crotone eh) per vedere cosa combina, perchè alla fine, a schierare Ronaldo + altri 10 (parliamo di almeno 5 giocatori top nel loro ruolo su 11, una roba quasi da Milan di Berlusconi con Papin in tribuna) sarei bravo anch’io…

    • AyameH2

      Schierando “Ronaldo + altri 10” Mourinho in 3 anni non è mai arrivato in finale e Benitez pareggiava con squadre del calibro di Sporting Gijón, eppure sono due che la coppa l’hanno vinta, non proprio gli ultimi arrivati. Allenare lì non è semplice per nessuno, non è un caso il lungo digiuno prima della Decima.
      Di Matteo vinse la champions con un bel catenaccio + buttala in avanti e vedi cosa fa Drogba, approfittando di suicidi altrui. Calcisticamente è simile alla Grecia del 2004. tatticamente era il nulla.

  • Giovanni Lievi

    zidane primo estratto è stato un allenatore che ha gestito con pazienza, ha fatto valere il suo carisma nello spogliatoio e ha fatto pesare il talento dei suoi.
    nel 15/16 il real aveva dei problemi di costruzione nonostante quel popo di roba in roba in mezzo al campo
    nel 16 17 ha cambiato marcia, è riuscito a far capire a cr7 che la fascia non fa più per lui (trattare con l’uomo di funchal è difficile) forse facendogli capire che giocando così avrebbe fatto fuori bale (che il portoghese odia).
    la costruzione è diventata molto più fluida e il campo col real sembra davvero larghissimo con marcelo e carvajal uomini ovunque.
    la fase difensiva è ben congegnata sfruttando le doti di ramos e varane, aggressivi in anticipo ma veloci a recuperare.
    da sottolineare pure una panchina di valore perchè asensio o kovacic non fanno rimpiangere troppo i colleghi più affermati, merito di un sistema ben oleato.

  • RanieroB

    Grazie Alberto per il contributo, tra l’altro per caso proprio ieri ho scaricato con Emule la finale di Cardiff che non ho visto, e così ora la vedrò con più ‘consapevolezza tattica’.

  • Christian

    Comunque alla Juve Zidane potrebbe al massimo allenare la Primavera (Sconcerti docet!)

  • RanieroB

    Off Topic: Palacio al Bologna… mi piange il cuore!

  • Marco Primi

    Articolo interessante, permettetemi di esprimere due giudizi personali: i giornalisti sportivi italiani non sono minimamente preparati in materia di calcio europeo, basti pensare che non conoscevano nemmeno le mosse tattiche applicate negli ultimi tempi da Zidane, per loro il Real sarebbe stato 4-3-3 senza se e senza ma, salvo poi accorgersi di aver sbagliato, e di brutto, in quel di Cardiff. Allegri è un discreto allenatore, come ce ne sono tanti, ciò che lo distingue dalla massa è il fatto di aver avuto una fortuna sfacciata in carriera: arriva al Milan e vince lo scudetto grazie al suicidio interista (non me lo toglie dalla testa nessuno che senza il Benitez sopra citato e con un allenatore vero, lo scudetto lo avremmo vinto noi quell’anno), poi va sempre peggio fino ad essere calciato a pedate. Quindi arriva alla giubbe, beneficiando del lavoro (e che lavoro) fatto da Conte in 3 anni e con una squadra troppo più forte delle altre concorrenti: fortune che gente come Spalletti, tanto per citarne uno, non ha mai avuto in carriera.

    • Giovanni Lievi

      più che di suicidio interista, sarebbe bastato avere da subito pazzini/cavani pre esplosione, insomma sarebbe bastato sostituire balotelli in maniera decente

  • Gus

    Dunque sembrerebbe arrivare Cancelo. Bene, mi dico, una valida alternativa Candreva. Poi leggo che va via perchè Marcelino lo vedeva esterno alto mentre lui si vede terzino. E che gli veniva preferito Montoya (!!)… E comincia a venirmi qualche dubbio. Spero Spalletti ed il ragazzo si siano parlati chiaro. Intanto sono andato a recuperare un’analisi de l’ultimouomo
    http://www.ultimouomo.com/prospettiva-terzini-joao-cancelo/
    Certo che per pensare di puntare ad un posto CL il mister deve vincere un pò troppe scommesse (lavorare sulle 2 fasi di Dalbert e Cancelo, mettere gol nelle gambe di Vecino, Gaglio, JM…). A meno che in queste due ultime settimane il mercato non gli regali qualche certezza in più (ma finora siamo fermi al Ranocchia rifiuta questo, Jovetic rifiuta quello…che condiziona tutto).

  • teone

    Ragazzi che dite di cancelo?

    • Alessandro

      Non posso credere che ce lo danno per quella crosta di kondo

  • Jiminy

    Per ls fiorentina Spalletti ha il dubbio Dalbert/Nagatomo per una maglia di terzino sinistro. Certo che se esistono dubbi del genere incomincio ad avere dubbi sulla qualità di Dalbert. L’altra alternativa è Gaglia/Vecino. Cosa è stato preso a fare Vecino se non è altro che un doppione di Gagliardini?

    • RanieroB

      forse deve ancora lavorarci ancora un po’ tatticamente?

      • Andrea Smedile

        perchè, giocava a tennis prima?

        • RanieroB

          al di là del fare gli splendidi, smedile, magari i movimenti difensivi dell’inter di spalletti (o quelli di centrocampo) non sono gli stessi delle altre squadre. non è che la fiorentina viene a s.siro in vacanza.
          ci lamentiamo dei medel e nagatomo, poi se dalbert alla prima uscita fa un paio di errori, giù tutti i bauscia a fischiare, che quasi sembra gli faccia piacere. è anche così che arriviamo sempre settimi.

  • Jiminy

    Se si fanno soffiare Schick per non rinunciare ad Eder, mi incazzo come una bestia