Approfondimento Inter-Fiorentina, statistiche e video (fase di pressing)

Nota: questo articolo avrebbe dovuto essere accompagnato da un video che, per un problema tecnico, è andato perso e sembra irrecuperabile. Proveremo a recuperarlo o rifarlo stanotte per pubblicarlo domani.

Inter-Fiorentina è stata una partita per molti versi inattesa. A posteriori persino sin troppo semplice prevedere una vittoria nerazzurra ma, a ben vedere, in genere le difficoltà all’inizio arrivano proprio da squadre che, lontane dalle ambizioni dei primi posti in classifica, vivono le prime settimane con maggiore intensità per mettere il proverbiale “fieno in cascina” per i mesi invernali, ovvero quando tutte, grandi e piccole, avranno già passato il periodo di rodaggio.

La storia degli esordi difficili è lunghissima e attraversa in sostanza tutta la Serie A. Limitandoci a periodi più recenti: l’anno scorso, prima giornata, il Milan soffrì contro il Torino, l’Inter schiantò contro il Chievo; seconda giornata, ferma sul pari la Roma a Cagliari e l’Inter contro il Palermo, che poi soffre a Pescara ma fa una prestazione monstre contro la big delle big, la Juventus.

Nel 2015-2016, la Juventus perde contro l’Udinese, l’Inter passa di misura contro il Atalanta , la Roma impatta a Verona. Seconda giornata, l’Inter vince con difficoltà contro il Carpi, così come il Milan contro l’Empoli. La Juventus, sconfitta dalla Roma, alla quarta pareggia contro il Chievo.

Nel 2014-2015, la Juventus passa dopo una partita complicata contro il Chievo, l’Inter pareggia contro il Torino. Seconda giornata, scintille tra Parma e Milan 4-5) e Roma che vince a Empoli ma in ambasce. Alla terza, l’Inter pareggia contro il Palermo.

Andando più indietro nel tempo di dieci anni e osservando solo gli esordi nerazzurri:
2007-2008: pareggio (Udinese);
2008-2009: pareggio (Samp);
2009-2010: pareggio (Bari);
2010-2011: pareggio (Bologna);
2011-2012: sconfitta (Palermo) ;
2012-2013: vittoria (Pescara);
2013-2014: vittoria (Genoa);
2014-2015: pareggio (Torino);
2015-2016: vittoria (Atalanta, di misura);
2016-2017: sconfitta (Chievo);

(nel 2011-12 il campionato cominciò con la seconda giornata: l’Inter avrebbe dovuto giocare contro il Lecce. Si ringrazia @Freddi137 per la segnalazione.)

Insomma, i numeri ci raccontano di  3 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte alla prima giornata nelle ultime 9 stagioni, 14 punti in 9 partite, 1,56 a partita… non certo un ritmo da “contender”, per utilizzare un termine anglofono.
Gli esordi, quindi, soprattutto negli ultimi anni, non sono stati molto amichevoli (seconda giornata decisamente meglio) e, pertanto, una vittoria così larga si incastona come un unicum all’interno della storia recente dell’Inter.

Inizio che si preannunciava altresì complicato soprattutto a causa dell’orribile esperienza dell’anno scorso, che si è chiusa con una delle serie più brutte e tristi che io possa ricordare a memoria. Da non sottovalutare l’ingresso di un nuovo allenatore e l’inserimento di tre titolari in 3 posizioni chiave e centrali, tra cui i due centrocampisti, ruoli sempre piuttosto complicati da far girare a dovere.
Insomma, non era semplice pronosticarlo, figuriamoci realizzare un risultato del genere. Non c’è da esultare in maniera smodata né è sufficienze per tarare nuovamente gli obiettivi stagionali, ma neanche sottovalutarla e mettersi a fare i pompieri anche sui naturali sorrisi che porta con sé un risultato netto, incontestabile e senza gol subiti.

A stupire è stato soprattutto il modo in cui è arrivato: giocando a tratti anche un gran calcio, nuovo, palla a terra, con movimenti interessanti e sapendo alternare possesso palla e ricerca rapida della verticalizzazione, predominio territoriale e ripartenza, difesa compatta e pressione intelligente.

Oltre che a vedere confermata l’ottima tendenza del precampionato, ovvero quella di una difesa che subisce pochi gol. Qualunque risultato si determinerà a fine stagione, le statistiche difensive conteranno più di quelle offensive.

Le statistiche

A livello statistico è interessante il dato del possesso palla (50/50) perché, in genere, dopo un 2-0 nei primi 15 minuti le squadre che sono in vantaggio concedono molto il possesso all’avversario… esperienza che l’anno scorso l’Inter non ha vissuto con continuità, per usare un eufemismo.
Indicativo anche il dato relativo alla corsa, con ben 4 giocatori interisti sopra gli 11 km (Candreva 12,3km), tra cui spicca anche un Perisic particolarmente voglioso e attivo nella top 5, mentre tra i viola c’è soltanto Carlos Sanchez.
Nel complesso, l’Inter ha corso di più (5km) e più veloce: numeri che talvolta ci dicono anche di una squadra in affanno e invece raccontano di una squadra in salute.

Il dato sulla corsa conferma una delle impressioni avute dal vivo e che analizzeremo nel video: troppo spesso l’Inter è stata troppo lunga. Non si tratta di una lungezza esagerata (quella media è oltremodo buona, attorno ai 26,5 metri) né si può parlare della squadra sfilacciata e senza logica che abbiamo visto nel finale della scorsa stagione: però sono state troppe le occasioni in cui la distanza tra i reparti si faceva improvvisamente troppo ampia e, di riflesso, pericolosa.

È soprattutto un problema della difesa, che talvolta tende ad arretrare al primo accenno di possesso palla avversario, nonostante (diremmo soprattutto “proprio a causa di”) un baricentro altissimo (52,53mt!): è uno dei limiti su cui deve lavorare molto Spalletti, perché le sofferenze di fine primo tempo e di parte del secondo sono dovute all’eccesso di spazio tra le linee, al quale dovevano sopperire un Brozovic svogliato e fuori dalla logica della squadra in campo, ma soprattutto Vecino e Borja Valero (poi Joao Mario).

Da questo punto di vista il ruolo di Borja Valero è molto importante, perché è quel classico centrocampista dal fiuto particolare per le uscite in pressing: spesso lascia campo all’avversario di fronte per poi accorciare al momento giusto in fase di ricezione. Vedremo alcune di queste azioni nel video.

Vecino, importante tanto quanto, ha spesso giocato sulla verticale di Borja quando il pressing viola riusciva a chiudere gli spazi: avrei scommesso il contrario. Proprio il centrocampista uruguaiano si è subito imposto come il fulcro dell’azione nerazzurra, il centrocampista “più a disposizione” di tutti, quello che ti offre sempre l’appoggio: 86 tocchi, di gran lunga primo (Candreva secondo a 76)… e, per capire la prestazione di Brozovic, ne ha fatti 47, mentre Handanovic 43 e Nagatomo 50.

I calciatori più precisi: Joao Mario (94%), Vecino (92%), Borja Valero (90%), Gagliardini (87%) e Skriniar (87%), che ha ricevuto particolari attenzioni da parte di Pioli, come vedremo nel video.

Joao Mario (4) e Candreva (3) hanno creato più chance di tutti per i compagni. In totale 10 occasioni da gol con 10 assist, segno di una squadra che ha cercato il gol con buona continuità e da… squadra.

L’Inter ha cercato con una discreta insistenza il lancio lungo, non sempre alto: Vecino, Candreva e Brozovic i più assidui (6), seguiti a ruota da Miranda (5). Interessanti le soluzioni di Skriniar, soprattutto palla a terra: vedremo come una di queste ha creato una delle azioni più pericolose dell’Inter.

I movimenti degli esterni sono stati totalmente diversi tra loro. Mentre Perisic cercava costantemente la profondità, talvolta persino più avanzato rispetto a Icardi, Candreva si è destreggiato in un continuo movimento tra destra e centro, indipendentemente dalle salite di D’Ambrosio. In genere questo movimento serve per far salire il terzino (in Italia è straordinaria la sincronia a destra del Napoli, con Callejon intelligentissimo nei tempi e nei modi dell’accentramento). Nel video analizziamo un paio di situazioni del genere, in cui Candreva si piazza in pratica da trequartista per creare superiorità in mezzo.

Nonostante questo, dalla fascia destra sono arrivati molti più cross che da sinistra.

Infine, rispetto all’Inter di Pioli si registra una squadra che cerca di più la conclusione dall’area: solo 3 i tiri da fuori area.

La fase di pressing

Le scelte in fase di pressing raccontano molto della partita che vuoi fare, della tua conoscenza dell’avversario e del tuo stile di gioco.

Il pressing è probabilmente l’aspetto principale del calcio moderno: quello che si fa in fase di possesso palla avversario è diventato talmente predominante da ribaltarsi nella prima arma d’attacco per tutte quelle squadre che hanno fatto della transizione positiva il primo schema offensivo.

In Italia e in Inghilterra la fase di pressing è meno curata rispetto a quanto avviene in Spagna o, soprattutto, in Germania. Questo perché molti allenatori nostrani sono legati ad un concetto più vecchio di organizzazione difensiva che a quella di aggressione dell’avversario. Questo porta le squadre italiane a quell’atteggiamento “difensivista” che tante volte gli viene rimproverato fuori dall’Italia, mentre dalle nostre parti viene osannata con continui osanna a queste devianze del “covercianesimo”.

Qui occorre fare anche una precisazione: ci sono allenatori che scelgono scientificamente, partita su partita, se aggredire o attendere, se stare più alti o bassi. Uno di questi è Mourinho, che adatta il suo pressing all’avversario e alle sue qualità.

Uno dei pochissimi, rarissimi esempi di pressing moderni ce lo dà il Napoli, non a caso la squadra più spettacolare d’Italia: è un calcio certamente più dispendioso e rischioso, che necessità di massima concentrazione (le singole incertezze si pagano carissime), ma che ha anche altissimo tasso di redditività, anche in termini di piacevolezza estetica. Non è un caso che il gol di Callejon contro il Nizza arrivi su un recupero altissimo.

Certo, la partita col Nizza andrebbe commentata e rivista anche in base alla quasi totale incapacità dei francesi di predisporre una fase difensiva quantomeno di buon livello (il gol di Insigne è un florilegio di movimenti sbagliati), ma questo non sminuisce i meriti dei partenopei, capaci di disinnescare l’aspetto più produttivo dell’avversario, ovvero la fase di possesso, pur lasciando il pallone all’avversario più spesso del solito (possesso 50-50).
Ma, anche se ci piacerebbe, non siamo qui per parlare di Napoli…

A portare novità in Italia, Sarri a parte, ci aveva provato Frank De Boer l’anno scorso, con ottimi risultati dal punto di vista della riuscita sull’aspetto in sé, molto meno con i risultati della squadra. Qui il video che parla dei due match contro Juventus e Empoli dell’anno scorso:

L’Inter di Spalletti, tra precampionato e Fiorentina, ha fatto un pressing a metà strada. Il problema, come anticipato e come vedremo, al momento sembra essere costituito dalla linea difensiva: sempre parlando di Napoli, basterebbe fare un raffronto tra la linea difensiva tenuta dal Napoli contro il Nizza e quella dell’Inter contro la Fiorentina… imparagonabili.

La fase di pressing fatta bene costringe l’avversario a giocare spesso di fretta, con meno precisione (vedi giornataccia di Seri sempre contro il Napoli) e a cercare spesso sfogo sugli esterni, dove è più facile chiudere l’avversario: nel video lo vedremo fare spesso dalla Fiorentina.

Il pressing dei nerazzurri visto finora è portato, nella fase primordiale della costruzione avversaria, dal trequartista e non da Icardi, più impegnato a controllare le linee di passaggio verso il difensore che Spalletti individua come il più tecnico e più abile a costruire. Su questo aspetto si è giocato molto dell’impianto difensivo della partita: Brozovic è risultato totalmente inadeguato per tempistica, intensità e applicazione sul pressing che era deputato a portare, costringendo troppo spesso Borja o Vecino a movimenti di emergenza che l’Inter, fortunatamente, non ha pagato pochissimo.

Se questa pressione va bene, pur non recuperando palla, si costringe l’avversario a scaricarla sugli esterni.

Successivamente l’Inter si ridispone, riprendendo la fase di pressing a elastico, soprattutto puntando su alcuni specifici calciatori, in particolar modo su Sanchez che ha perso ben 9 palloni (il peggiore Dias, 11; per l’Inter Nagatomo e Perisic, 7) conditi anche da qualche fallo di frustrazione.

L’impianto, Brozovic a parte, ha tutto sommato funzionato e consentito ben 5 ripartenze da recupero, le situazioni in cui l’avversario deve in genere improvvisare la difesa e che risultano essere le azioni più pericolose, anche dal punto di vista psicologico.

Sarà interessante verificare come evolverà col tempo l’idea tattica di Spalletti, che ha risposto indirettamente a una nostra domanda:

Se la fase di pressing è fatta bene, con la difesa che riesce a stare più alta, non è necessario avere distruttori di gioco o cagnacci alla Medel: Valero ha recupero 7 palloni, Vecino 4, Joao Mario 3 (so che ve lo state chiedendo: Brozovic 1). Per fare dei raffronti: in Verona-Napoli Diawara 6 e Zielinski 4; in Juventus Cagliari è Pjanic (non certo un “cagnaccio”) a recuperare 7 palloni, Marchisio 2.
Quello del “distruttore di gioco” potrebbe non essere (per me non lo è) un problema se l’Inter riuscirà a mantenere alta la concentrazione e l’organizzazione, soprattutto accorciando la distanza tra i reparti.

La strada tracciata, però, sembra essere quella giusta.

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