Spalletti chiarisce un po’ di cose (ma non come giocherà contro la Roma)

Luciano Spalletti comunica quello strano senso del “piacersi” che alcune persone sanno trasmettere meglio di altri. Forse più che “piacersi” sarebbe più corretto parlare di “stimarsi” proprio dal punto di vista intellettivo, dei processi di pensiero. Da questo punto di vista (ma non solo) non è un allenatore normale e lo abbiamo già definito “the different one” non a caso.

Spalletti: the different one

Non è un allenatore da poche parole, perché è sempre più che prolisso e talvolta speri che qualcuno gli tolga il microfono per interrompere un flusso di coscienza che potrebbe fare invidia al Joyce di “Finnegan Wake” o al discorso senza interpunzioni del Saramago de “Le intermittenze della morte” (se odiate il calciomercato e volete un impegno serio, leggeteli entrambi).

Ogni sua conferenza stampa è piena di sorprese. Lo vedi lì, al centro dell’inquadratura, consapevole di quello che gli accade attorno, spesso con un leggero sorriso che è tipico di chi, parlando, sa che sta scavalcando qualche pensiero che è meglio tenere per sé, snocciolare parole e frasi e pause che sono importanti allo stesso modo, soprattutto le ultime che gli servono per riallacciare fila e trame che troppo spesso rischiano di dipanarsi troppo e non avere più la forza giusta per ritornare.

Non è, come Mourinho, un allenatore che ama preparare i discorsi, a volte neanche i concetti, tanta è la fiducia che sembra avere nella sua capacità di controllo del suo flusso di pensieri.

Ascoltarlo può essere fastidioso o estremamente piacevole, dipende molto da quanto e se riesci a apprezzare certe sfumature: ma è certo che non ti annoi e che raramente arrivano solo banalità.

In quest’ultima conferenza stampa ha chiarito alcuni punti sui quali molti, troppi tifosi interisti stanno sbattendo la testa da giorni, in una antologia di insulti e polemiche come raramente se ne sono viste nello sport al tempo dei social. Al punto che c’è addirittura chi si augura che Spalletti e/o Sabatini si dimettano per far fare figuraccia alla proprietà, come se l’Inter da tutto questo possa uscirne indenne e bastasse per costruire da capo. Tutti innamorati dell’anno zero morattiano, magari tutti convinti che, tolta Suning, ci sia la fila alle spalle per comprare un’azienda in perdita come l’Inter…

Dicevamo che Spalletti risponde, quasi involontariamente, a moltissime domande.

Borja Valero e Vecino

Identificati da molti, addirittura, come il simbolo di un mercato mediocre, Borja Valero e Vecino non lo sanno, forse non leggono neanche i social, e continuano a giocare bene, dando dimostrazione di avere idee chiare e ottima qualità. Spalletti chiarisce: li ha voluti lui, espressamente.

Vecino e Borja Valero sono due calciatori che conosco bene e ho chiesto se ci fossero possibilità e si è portati a casa.Luciano Spalletti

E finché si acquistano giocatori voluti dal tecnico, a noi deve andare bene così.

Su Borja Valero si è espresso in passato (quando ancora non era in nerazzurro) dicendo che può fare sia il regista che il trequartista e che gli riconosce tantissima qualità. Vecino rimarrà probabilmente l’àncora a metà campo attorno al quale si alterneranno i compagni.

Dalbert e Cancelo

Abbiamo dovuto sterzare perché Kondogbia faceva delle richieste che all’inizio pensavamo di mettere a posto, nel senso di fargli cambiare idea, poi invece ha continuato così e abbiamo dovuto… e sono stati bravi i direttori, perché hanno portato a casa un giocatore forte, perché Cancelo è un giocatore forte, è un altro giocatore da Inter.Luciano Spalletti

Abbiamo espresso delle perplessità sull’accoppiata Dalbert-Cancelo. Perplessità non legata alle qualità tecniche dei due, che sono conclamate (nel caso di Cancelo) e in prospettiva interessanti (nel caso di Dalbert), ma più al fatto che sono due terzini che entrambi non solo amano moltissimo attaccare, ma hanno anche una discreta predisposizione ad essere disordinati dietro e poco propensi a lavorare come si deve lavorare in una difesa con certe ambizioni, ovvero come un blocco unico.

Alcuni tweet sono chiarificatori:

Spalletti è stato piuttosto chiaro anche su questo.

Io penso che chiunque di noi che è chiamato a fare un lavoro abbia la convinzione di poter mettere mano al lavoro che fa e di poter dare delle indicazioni. Per cui si sta ricercando un modo di stare in campo a livello di squadra che prevede degli equilibri. Loro sono due calciatori molto offensivi, sono due calciatori che tutto sommato per noi vanno bene, perché noi vogliamo essere propositivi, vogliamo andare a fare gol, vincere le partite, ma allo stesso tempo c’è da alternare questa caratteristica. Ci sono dei tempi di scappata per il reparto difensivo che bisogna conoscere e bisogna un pochettino mettere in pratica perché se no… non è il metro di 10 secondi e il centesimo e i 10 centimetri che poi fa fare i gol all’avversario che prende il tempo alla linea difensiva. Per cui bisogna essere bravi a saper far comportare la linea difensiva come un blocco unico, come un reparto, insomma, in questo c’è da fare un passettino in avanti naturalmente. Poi quando li lasci andare a briglia sciolta sono due cavallini che arrivano oltre quelle che sono le possibilità che credi che abbiano. Cancelo anche dietro, anzi, lui è più attratto da questa posizione, perché non è uno da spalle girate all’avversario, dove gliela giochi sui piedi e incomincia… essendo uno che ha bisogno dello spazio davanti, per cui se parte da dietro è più facilitato ad esprimere quelle che sono le sue qualità. Poi però c’è anche una fase difensiva, perché troveremo degli attaccanti fortissimi sugli esterni e magari uno ti dà più in un senso… Però sono comunque due giocatori, due professionisti da Inter.Luciano Spalletti

sostieni ilmalpensante.comSpalletti nella sua ultima Roma ha giocato spesso con tre centrali, e più volte abbiamo visto uno di questi adattato sugli esterni per consentire al terzino opposto di salire con più frequenza: è successo con Juan Jesus a sinistra (e Florenzi o Peres dall’altra parte) oppure con Rudiger a destra e Emerson o Digne (o Mario Rui, più raramente) dall’altra parte. In molti la chiamano “difesa a 3 e mezzo” che è una definizione che non mi piace moltissimo ma che chiarisce. Spalletti in passato l’ha spiegata benissimo con due passaggi semplicissimi: fase difensiva a 4, fase di impostazione a 3. Ma non è solo questione di difensori, perché questo cambia l’atteggiamento a metà campo e soprattutto degli attaccanti, ma ci torneremo con calma.

Se nella sua prima Roma si sono visti spesso anche due terzini di spinta (è lui ad avere sperimentato per primo Taddei esterno basso), ma negli ultimi tempi sembra proprio vada altrove come impostazione.

Pertanto, anche in considerazione della lettura sugli attaccanti esterni avversari, la possibilità che Cancelo e Dalbert giochino assieme è direttamente proporzionale alla loro capacità di impegnarsi e scacciare le perplessità che il loro recente passato ha suggerito riguardo alle loro capacità difensive. Ribadiamo, non individuali (perché individualmente hanno anche una buona propensione al contrasto e al tackle) ma di squadra/reparto. Soprattutto se di fronte ci sarà una squadra con attaccanti esterni forti, magari schierati con 4-3-3 o 4-2-3-1: a Roma, quindi, non se ne parla neanche.

Preparazione mirata a un inizio sprint?

Ne parlavamo nel precedente articolo: in genere, con la preparazione, partono fortissimo le squadre di medio-bassa classifica, per mettere su quel fieno in cascina che servirà in inverno, quando anche le big saranno a pieno regime e rodate. L’Inter ha fatto un precampionato splendido e con la Fiorentina ha fatto un’ottima partita, pur con delle lunghe pause e un crollo, forse più di concentrazione, per una ventina di minuti nella ripresa. Le parole di Spalletti suggeriscono che, probabilmente, l’Inter ha puntato molto sulla capacità di partire fortissimo, di evitare partenze ad handicap come l’anno scorso.

E lo fa con una precisazione splendida sul professionismo.

la prima qualità che devi avere è la tua, è essere squadra. Noi andiamo a giocare a Roma contro una squadra, ma se sei un’altra squadra forte e organizzata, nel calcio non ci sono trasferte. Dipende da come tu ti proponi e come vai ad affrontarla: non ci sono squadre fortissime, ci sono squadre che se la giocano con te, si giocano il risultato con te. E di conseguenza noi per ambire alle nostre posizioni dobbiamo essere quelli lì. Dobbiamo sapere anche, nell’essere professionisti, che ci sono delle occasioni nel calcio che oggi ti capitano e che domani non possono ripresentarsi. Per cui questa qualità di essere già dentro con la testa e con i muscoli ed essere una squadra che ha un blocco unico la dobbiamo esibire da subito, anche se c’è stato poco tempo. Luciano Spalletti

Stelle in squadra da riscoprire

Spalletti, dicevamo, si piace e si stima, e lo fa anche e soprattutto per il suo ruolo di allenatore. Per l’Inter parla di “stelle da rispolverare” e mostra estrema fiducia nel poterlo fare, così come fatto a Roma con Emerson Palmieri: “C’ha Emerson la Roma… anche se ora non c’è, che doveva fare il parcheggiatore a Trigoria, per tutti doveva essere quello che parcheggiava le macchine ai calciatori. Sarà un giocatore della nazionale brasiliana perché è un giocatore fortissimo”. Poi lo correggono e gli dicono che è in orbita nazionale azzurra.

Non firmo niente, anche perché non è possibile ripeterli. Non voglio mettere limiti, a porre dei paletti che poi possono essere smentiti nel lavoro dei ragazzi. Io ho fiducia in loro. Io so che loro hanno delle potenzialità importanti, lo sapevo prima e lo so ancora di più adesso. Io so che ho a disposizione le mie stelle… qualcuna va un po’ rispolverata ma stella è. E di conseguenza si va a giocare anche come si è fatto poi… il calcio d’estate non conta nulla, però si è visto che andano a giocare contro certi avversari non ci siamo nascosti dietro i cartelloni pubblicitari […] da un punto di vista mio quelli che non alleno non sono i più forti: sono quelli che alleno i più forti. Io non vado a credere che il mio avversario abbia qualcosa di più. Io sono di quelli che sa di avere a disposizione, soprattutto in questo momento qui, delle potenzialità e vuole metterle in pratica contro qualsiasi avversario. Luciano Spalletti

Che Inter sarà, che Inter è

Abbiamo già espresso delle perplessità sulla difesa troppo spesso troppo bassa, apprezzando però la fase di pressing e quella di costruzione. Spalletti mette in ordine tutto:

Dobbiamo essere continui […] Dobbiamo essere una squadra che ha questa facilità nella cadenza di palleggio, di comportamento, questo blocco unico attorno alla palla, che dà continue letture di alzare la linea difensiva o di venire ad abbassare con gli attaccanti per rifare il reparto quando la palla è dentro la nostra area o al limite. Perché ci saranno dei momenti che, nonostante noi si voglia stare sempre di là, saremo costretti ad abbassarci perché la forza dell’avversario ce lo impone. Stelle da rispolverare? Se parliamo di squadra che deve entrare in Champions… siccome non è che la squadra sia modificata molto, però io sono comunque fiducioso perché ho visto grande qualità di grandissimo livello, di grandissimo valore che i nostri calciatori hanno senza andarli a prendere. È in generale il discorso, non vado a creare difficoltà psicologiche andandogli a dire a qualcuno che… noi abbiamo un certo tipo di lavoro che, ad esempio, Perisic e Icardi hanno già fatto vedere di essere due da Gran Premio. Son partiti subito forte. Qualcuno deve ancora migliorare, soprattutto dobbiamo migliorare nell’essere squadra, come dicevo prima, nell’essere blocco, nell’essere poi nelle condizioni di dividersi quelli che sono i vantaggi e gli svantaggi che una partita di calcio propone. Cioè, quando a un attaccante che fa gol gli chiedi di tornare 10 metri fuori della tua area… ma è meglio che stia là, perché lui fa gol… non funziona più così nel calcio. E le avete viste, ci sono delle partite che dicono questo. Se lui aspetta là… di pari livello la palla non te la fanno riprendere. E se non la prendi poi gliene restituisci di meno per fare gol. I 10 metri per dare una mano al compagno di squadra… per esempio domenica ci sono state rincorse di 100 metri pieni fatti di vampate di Ivan che sono lì, sotto gli occhi di tutti, basta vederli, e quei 100 metri li poteva usare da un’altra parte. Però state tranquilli che quei 100 metri lì gli vengono restituiti per quello che è la sua qualità e per il suo gioco offensivo, a 10 metri ciascuno dagli altri 10 calciatoriLuciano Spalletti

E il mercato mancato…

È l’argomento principe in questi giorni. In molti, troppi si stanno facendo prendere la mano: insulti a Suning, azzardate teorie che narrano di speculatori che stanno solo sfruttando l’Inter (?) e la sua immagine (??), Spalletti e Sabatini che dovrebbero dimettersi per mettere in difficoltà “‘sti straccioni” etc… per raccontare solo delle più urbane.

Detto che daremo una nostra versione a fine mercato, ci abbiamo provato a gettare acqua sul fuoco e provare a spegnere un entusiasmo ingiustificato dallo stato dei conti dell’Inter: ci è sempre stato chiaro che prima di acquistare avremmo dovuto cedere.

Inter, abbiamo un problema?

Avere tenuto duro su Perisic ha avuto un costo di cui Spalletti è sicuramente consapevole, così come ha avuto un “costo” non essere riusciti a piazzare calciatori come Jovetic o Brozovic (sempre che sia stato sul mercato), o Nagatomo e Ranocchia. In sostanza, ad oggi l’Inter ha monetizzato davvero molto poco, siamo più o meno a una dozzina di milioni di plusvalenza.

Spalletti ha parlato in qualche modo anche di questo aspetto, dando una chiave di lettura esaustiva e interessante, su domanda riguardante il mancato arrivo di top player:

Assolutamente no. Io alleno l’Inter e l’Inter le sue stelle, i suoi campioni li ha già in casa. Per cui io sono felice di allenare questa squadra, di lavorare insieme a questi calciatori perché mi hanno già fatto vedere di che pasta sono fatti. È bastato poco. E sotto l’aspetto della qualità delle persone ho poco margine di errore: la squadra è forte, ho a che fare con giocatori forti. È chiaro che se fossimo stati diciamo più ordinati all’inizio di quello che doveva essere un po’ il nostro mercato e le nostre possibilità, si poteva mirare subito a quello che era il percorso da fare. Invece inizialmente abbiamo cominciato un percorso mirando a situazioni diverse che poi si è visto non si sono portate a casa. Nel calcio per essere corretti a quelle che sono le regole e i paletti, che è giusto ci siano, a volte sei costretto, devi essere bravo a modificare qualcosa nel percorso che stai facendo, e di conseguenza noi lo abbiamo fatto e sono orgoglioso di averlo fatto, assieme alla società in base alle situazioni che ci chiamavano in causa […] Poi io non penso dipenda dai direttori se inizialmente si pensava, quando si è fatto il programma del mercato,  di poter arrivare a una certa quota e poi questo non è stato più possibile farlo. Per quello che sono i paletti, per quelle che sono le regole, per quello che è il buon senso e la logica che nel calcio poi bisogna anche usare. Ad essere dentro le regole, è fondamentale. Manca da tutte le parti, cominciamo qualcuno a farlo. Poi abbiamo conosciuto meglio la nostra squadra e siamo riusciti… grossomodo c’è da fare qualcosina, e riusciremo a definire un gruppo forte che possa soddisfare la ricerca delle ambizioni che noi abbiamo. Luciano Spalletti

sostieni ilmalpensante.comSpalletti interviene con un intervento chiarificatore, nonostante il suo arzigogolare a destra e manca per trovare le parole giuste. A cosa si riferisce quando parla di “quota”?

Riesco a darne una sola lettura: l’Inter sperava di recuperare di più dalle cessioni e, pertanto, potere investire di più in entrata. Non riuscendoci, considerata anche la buona soddisfazione del tecnico sull’attuale dotazione, non si è forzata la mano su alcune situazioni. Ci piace? Non ci piace? È così e non abbiamo possibilità di intervenire.

Piuttosto, Spalletti ci suggerisce che comunque qualcosa dovrà essere fatto (difensore centrale? Centrocampista?) ma in tutta la conferenza stampa ha lasciato trapelare, anche visivamente, un diffuso ottimismo che mi rasserena un po’.

 

E con la Roma?

Pazzesco che ci sia la partita e domande dal punto di vista tecnico/tattico pochissime.

“Brozovic l’ha soddisfatta?”

“Ha già detto che Borja Valero può giocare da trequartista: vista la forza dell’avversario è più probabile l’inserimento di Gagliardini o di Joao Mario?”

“Ha spesso fatto una difesa a 3 con due esterni bravi a difendere: quanto è probabile, con la Roma o in futuro, che si veda una difesa a 3?”

“Contro la Fiorentina, l’Inter ha avuto distanze non sempre ottimali, soprattutto a causa della difesa: l’approccio alla gara cambierà?”

Quattro domande, neanche molto intelligenti, alle quali mi sarebbe piaciuto che rispondesse.

Azzardando, Borja Valero dentro per dare più fastidio possibile ai costruttori di gioco romanisti, visto che Di Francesco, in controtendenza alla Roma dell’anno scorso, sembra volere evitare il lancio lungo nonostante le grandi capacità di Dzeko. Se pressata alta, la Roma ha sempre mostrato diverse difficoltà, e Spalletti evitava questa fase cercando il centravanti, anche perché a rimorchio aveva Salah e talvolta Florenzi bravissimi a rimorchio: nessuno dei centrocampisti giallorossi è a suo agio dovendo giocare spalle alla porta avversaria, e su questo punterà molto in fase di ricezione avversaria.

In difesa non dovrebbe cambiare molto, l’unica cosa che potremmo vedere è D’Ambrosio che si accentra di più e Candreva che scala ulteriormente per compattarsi a 5 dietro, ma forse è troppo presto per una scelta del genere. Nagatomo (“che a Spalletti piace” Sabatini dixit) sarà ancora titolare.

A metà campo Gagliardini e Vecino, con Borja Valero davanti. Tridente come al solito.

E noi ci siamo portati avanti già con gli scongiuri e i riti propiziatori.

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  • Alessandro Cattin

    Perfetto Alberto.
    Aggiungo solo una nota alle considerazioni di Spalletti sul mercato: sono andato a riascoltarmi la conferenza di Sabatini del 14 luglio, a precisa domanda sui vincoli del fpf Sabatini risponde “non so bene” e chiede informazioni a Gardini che a sua volta non entra nei dettagli.
    Questa era la situazione al 14 luglio e credo che Spalletti si riferisca a questo quando parla di ordine all’inizio. Invece adesso si parla di Suning che non mette i soldi, di capitali bloccati dal governo (però abbiamo appena offerto 40mln per Schick) e nessuno dice che dalle cessioni si sono ricavati a malapena 3mln da Medel, spendendone quasi 100 per Dalbert, Vecino, Skriniar,, Borja, Bastoni e Colidio.
    La cosa davvero pessima è avere 2 centrali abili e arruolabili in rosa, ma ovviamente qui si dovrebbe cominciare a criticare il Sabatini “uomo mercato” e questo va contro la teoria del Pezzentuning…

    • Alberto Di Vita

      tutto condivisibile, ma a Sabatini al momento non ho molto da rimproverare….

      • Alessandro Cattin

        A tre giorni dalla fine del mercato abbiamo solo Skriniar e Miranda come difensori centrali…

  • maigobbo

    Vorrei dire due cose: innanzitutto che la rosa dell’inter è qualitativamente valida (tolti alcuni giocatori che, però, come giustamente sottolineato, non si riesce a mandar via neanche gratis); la seconda è che ritengo non ci sia stata una corretta gestione delle aspettative di noi tifosi giacchè è stato Zhang Jr a parlare di mega colpi di acquisti roboanti ecc. Fosse stato più chiaro nessuno credo avrebbe da ridire sul nostro comunque discreto calciomercato, nel quale il nostro migliore acquisto è stato la non cessione di Perisic.

    • Alberto Di Vita

      mi riprendi queste interviste?
      Perché Zhang è cinese, e mi spiegano che i cinesi sono meticolosi, programmano, non improvvisano: per loro ci vuole tempo per fare le cose bene.
      NOn ti hanno mai detto “oggi” né domani. Una volta hanno dato una scadenza (5 anni) ma dicendolo di Suning come forza commerciale nel calcio

  • RanieroB

    Non credo che “quota” si riferisse alle cessioni, ma ai soldi spendibili in acquisti, che sono cambiati da un certo punto in avanti. E’ successo qualcosa in Cina. E ora non si può spendere un centesimo più delle entrate, non come l’anno scorso.
    Numeri, dopo la partita:
    -Icardi 2 gol.
    -Perisic 2 assist (identici).
    -Dalbert 2 ‘antigol’, cioè ha salvato 2 volte (quasi) sulla linea, 1 in acrobazia su El Shaarawi, l’altra da terra col corpo su botta sicura all’angolino di Nainggolan. E non è un ‘difensore’…
    -Roma 3 pali, ma il primo sullo 0-0 (quindi ininfluente), gli altri 2 ci è andata bene. Ma la fortuna è un buon segno.
    -VAR 2 dubbi: hanno guardato la caduta di Perotti? Credo che il mandato sia di assecondare la prima scelta dell’arbitro, a meno che non sia chiaramente sbagliata, e le immagini non dicono questo. E Dzeko sul gol è in gioco?
    -Inter 1 certezza: Valero trequartista è stato un fallimento. Non tanto perché non funziona lì, ma perché tolto dalla regia bassa, l’Inter non sa più che farsene della palla in impostazione. Vecino e Gagliardini se la girano e poi la ridanno a Miranda, che è il fulcro dell’impostazione (!). Rimetti Valero davanti alla difesa e Mario più avanzato e tutto torna. Se poi Mario spesso si abbassa, abbiamo 4 piedi buoni in impostazione e la Roma rinuncia quasi al pressing, che invece nel primo tempo ci tagliava le gambe.
    -Nagatomo meno casinaro e più tranquillo.
    -Icardi micidiale.
    -Vecino incursore al posto giusto al momento giusto. Non oso pensare a quanto i nostri sarebbero andati in apnea, se fossimo rimasti 1-2 fino alla fine.
    -Gagliardini per ora da panchina con Brozovic. Il centrocampo titolare è indiscutibilmente Vecino-Valero più Mario trequartista che si abbassa (un po’ come doveva fare l’anno scorso Banega).
    -Benché entrato al posto di Candreva, Cancelo stava dietro. Dalbert meno (ma appunto ha fatto i Salvataggi Decisivi).

  • Alessandro

    Non capisco come faccia di francesco a parlare di dominio per un’ora quando l’inter aveva il 60% di possesso, il centrocampo a disposizione e nessuna parata significativa di Handa che il 90 min non ha preso un tiro nello specchio. Si ok 3 pali ma almeno 2 da tiracci da fuori. Palo o occasione sbagliata non c’è differenza (occasione netta sullo 0-0 di candreva icardi, se li si segna voglio vedere). Ho visto solo una roma che attendeva in difesa e ripartiva, non mi pare questo squadrone. Naingolan top player???? può stare dov’è. E’ l’inter che ha fatto la partita, a volte ha sbagliato certo; ma capita a chi vuole giocare a calcio. Un complimento particolare per vecino.