Roma-Inter 1-3: che Inter!

La doverosa premessa a questo articolo è che se questa vittoria, esattamente così come si è determinata, fosse stata fatta da altre squadre, a quest’ora parleremmo di grande carattere, di impianto di gioco, di determinazione, di voglia, di nervi saldi.

“La Juventus non muore mai” titolerebbero i giornali e sarebbe il refrain continuo in qualunque trasmissione tv.

Perché, sì, l’Inter è stata fortunata nei singoli episodi… e non succederà spesso che tre tiri vadano sul palo, ma è anche vero che poi la fortuna devi saperla anche far fruttare.

L’Inter ha vinto perché non si è mai disunita, se non per il primo quarto d’ora della ripresa, davvero orribile sotto molti punti di vista, in cui quasi tutti i singoli hanno commesso errori non indifferenti. Ma è stata squadra capace di non perdersi mai, di non smarrire la propria identità, che ha insistito tenacemente nell’essere sé stessa e non cercare scorciatoie.

E tutto questo era già evidente nel primo tempo, anche quando si era già in svantaggio. Ed era per questo che, nonostante l’ondata di sfiducia che il popolo nerazzurro riversava davanti alla tv e sui social, ero ottimista: non perché fossi soddisfatto, ma perché quello che vedevo è totalmente diverso da quello che mi avevano fatto vedere le Inter degli ultimi anni.

Spalletti a questa squadra sta provando a dare un’anima, un’identità, una filosofia. Chi mi legge da tempo sa che è un tasto sul quale ho battuto moltissimo: credo che oggi sia l’aspetto principale che un allenatore deve curare. Altrimenti le vittorie diventano senza prospettiva, sono labili, inconsistenti, precarie, affondano su un terreno che non produce, come quando l’ultima Inter di Mancini vinceva ma non si comprendeva che squadra fosse.

Oggi questa caratteristica c’è tutta e ti trasmette fiducia anche quando stai soffrendo e magari il numero delle occasioni è più sorridente per l’avversario che per te.

La partita

L’Inter si schiera con l’ormai standard 4-2-3-1 e Spalletti propone la formazione che quasi tutti avevano ipotizzato: Borja Valero avanzato al posto di Brozovic e dentro Gagliardini.

La scelta è dettata anche dal fatto che la Roma ha giocatori importanti nel gioco aereo da fermo e Gagliardini poteva dare una mano, almeno questo è quanto dice in tv Spalletti e non fatichiamo a credergli.

sostieni ilmalpensante.comAnche la Roma si schiera con la formazione attesa, piazzata col 4-3-3, solo che Juan Jesus non fa il centrale né Manolas fa il terzino destro: i ruoli sono invertiti, ed ha un senso, perché Juan Jesus ha una velocità di base adeguata a rispondere alle folate di Perisic.

L’Inter comincia con pressione alta e provando a fare il suo calcio, quello che abbiamo visto già nel primo scorcio di stagione: palla a terra, circolazione rapida, scambi e triangoli stretti, squadra che prova a sorprendere l’avversario soprattutto dietro la linea dei centrocampisti. Se Perisic inizia (e fa quasi tutta la partita) svogliato, Candreva dall’altra parte fa un lavoro abnorme, alternandosi tra esterno e trequarti, proprio per offrire delle soluzioni in più in mezzo tra le linee: lo fa anche il croato, ma con meno intensità e frequenza.

Borja Valero alla Fiorentina ha spesso giocato in quella posizione, ma con una costruzione piuttosto diversa e con al fianco almeno un altro trequartista, cosa che gli consentiva di fare meno chilometri: invece in questo modulo è costretto a rincorrere troppo e perde lucidità. Non solo, avendo meno opzioni di gioco davanti a sé, e spesso dovendo giocare spalle alla porta, la sua efficacia si dimezza.

A metà campo Gagliardini entra come se fosse un Brozovic qualsiasi e si lascia prendere dall’indolenza, ritardando sempre i tempi dell’uscita e sbagliando costantemente il posizionamento: il gol di Dzeko è esemplare.

Nonostante questo, l’Inter parte decisamente meglio e la Roma ci capisce molto poco: per 15 minuti non riesce a prendere le misure ai nerazzurri e corre a vuoto. La squadra di Spalletti, però, si inceppa spesso dopo la trequarti: talvolta scelte sbagliate di Candreva, altre volte Perisic che sembra in giornata no, ma manca qualcuno che sulla trequarti sparigli e inventi qualcosa di definitivo. La pressione è però alta, la Roma remissiva, e su un rinvio a casaccio di Nainggolan, Gagliardini intercetta e trova largo Vecino (rimasto lì casualmente dopo aver subito un fallo, non fischiato, di Nainggolan) che la mette in mezzo dove Candreva cicca e Icardi sparacchia a lato con Alisson fuori dallo specchio e porta completamente vuota.

Qualche minuto dopo la Roma colpisce un palo: dopo un calcio d’angolo, palla buttata in mezzo quasi a casaccio verso Fazio, c’è un rinvio che trova Kolarov sui 25 metri che di sinistro scaglia in porta.  In questo caso a uscire male sulla ribattuta è Borja Valero.

Poco dopo c’è il gol, che è un compendio di alcuni piccoli e grandi errori difensivi, magari rivedremo con un video. L’azione parte con un pressing sbagliato di Borja Valero: ma non è lui a sbagliarlo, che giustamente fa cenno ai compagni di salire e nessuno sale. L’errore in questa fase è probabilmente di Gagliardini.  L’azione prosegue sulla fascia sinistra della Roma e D’Ambrosio, invece che temporeggiare su Perotti, pressa forte e sbaglia. Gagliardini fa un altro errore e si perde Strootman, che a sua volta sbaglia l’appoggio ma è Perisic a controllare male, salvo poi redimersi immolandosi sul tiro da lontano di Nainggolan, che la riprende e scarica su Defrel.

In questo momento si compie un altro errore che abbiamo già visto con la Fiorentina, ma dall’altro lato: nell’uno contro uno c’è evidentemente poca fiducia sui terzini e il compagno più prossimo raddoppia da vicino. Lo scarico per Nainggolan è facile e non ci sono centrocampisti in aiuto: inizialmente sembrava che l’errore fosse di Gagliardini ed è invece di Vecino. Quando Nainggolan prende palla, i due centrocampisti centrali sono troppo schiacciati inutilmente, e la difesa davvero lenta nell’uscita, movimento che in queste prime due partite non fa sostanzialmente mai:

Skriniar e Miranda salgono con ritardo, D’Ambrosio non sale completamente, salvo poi farlo fuori tempo massimo:

E perdendosi l’uomo. Chi ha visto il video che abbiamo fatto su Manchester United e Real Madrid può tranquillamente rivedere la stessa identica situazione di gioco (se non lo avete visto, fatelo) con Lindelof e Valencia, anche se in quel caso non c’era un Perotti alle spalle del terzino. In questi casi ci si deve adattare e si devono prendere le scelte del cosiddetto minor rischio: con Dzeko alle spalle di Skriniar (posizione che ha sempre cercato sostanzialmente in ogni fase di gioco), è d’Ambrosio a doverlo prendere, quantomeno facendogli sentire il corpo. D’Ambrosio lo sa e infatti prende la posizione giusta, ma timidamente e in ritardo:

Dzeko è in gioco perché, al momento del tocco di Nainggolan, è dietro al difensore nerazzurro: il punto da focalizzare è quello e non quando la palla lascia il piede. Fosse stato così, sarebbe stato fuorigioco, millimetrico ma fuorigioco.

Nonostante gli errori, questo è un gran gol che solo attaccanti dalla grande qualità possono fare.

Il vantaggio è decisamente a sorpresa.

L’Inter rimane un po’ in bambola, ci prova solo Borja Valero (alto) su cross di Candreva.

sostieni ilmalpensante.comE qui succedono due cose importanti per il seguito della partita. Da una parte l’Inter si lascia prendere man mano dalla sfiducia, spesso sbagliando anche facili appoggi e soprattutto la scelta dell’ultimo passaggio; dall’altra parte, la Roma esaspera la “tattica Sassuolo” e spinge di più sul lancio lungo verso Dzeko (a fine partita saranno 69 contro 36 dell’Inter!) e contropiedi rapidi, ma con squadra che parte bassissima: questa strategia comporta un dispendio di energie incredibili, perché costringe i centrocampisti a fare molti più metri, ma soprattutto sfianca gli esterni in un continuo on-off di accelerazioni.

A fine partita la Roma non ne avrà più e perderà il buon posizionamento che ha impedito alla metà campo nerazzurra di giocare palla a terra.

L’Inter non trova sbocchi perché di fronte ha un muro di 10 calciatori, con la difesa della Roma che, di tanto in tanto, si chiude a 5 con l’aiuto di Defrel a destra (lo faranno più spesso nel secondo tempo). Al 27esimo ci prova Dzeko ma è un tiro velleitario, pur bello.

Di Francesco impone, quasi marcature, distanze cortissime su Vecino e su Gagliardini, ed è soprattutto Strootman ad essere un problema per i nerazzurri, visto che i tempi di uscita e pressing dell’olandese sono da enciclopedia del calcio.

L’Inter continua con la sua pressione (che abbiamo visto contro la Fiorentina) ma spesso, dopo una palla recuperata, c’è troppa ansia di verticalizzare e si sbaglia: lo fanno Vecino, Gagliardini, Nagatomo, D’Ambrosio, Borja Valero, sostanzialmente tutti.

Al 30esimo ci prova Candreva, in posizione centrale, ma anche questo tiro è velleitario.

La Roma si mostra molto solida e compatta in difesa e si allunga bene, pur spendendo molto, in fase di possesso. L’Inter, invece, risulta prevedibile perché Perisic sembra in cattiva giornata e Borja Valero non becca quasi mai la posizione giusta. L’unico che prova a cambiare spartito è proprio Candreva, che si muove molto, crea superiorità al centro, prova a saltare l’uomo… anche se poi arriva a fine corsa con poca lucidità e spesso sbaglia, ma non è il solo.

Al 43esimo, però, l’Inter manovra bene al limite dell’area. Ennesima folata di Candreva che stoppa bene un lancio lungo e di slancio supera Fazio, si accentra e scarica a Perisic. Sulla destra sale Borja Valero che tira con un leggero ritardo, palla deviata da Fazio su Icardi che tira ma Alisson è ben piazzato e para.

Il primo tempo finisce così senza altro, ma nelle ultime azioni la Roma non aveva più pressato, l’Inter non si era disunita e aveva continuato a provare a giocare il suo calcio: da qui la considerazione sul tweet di una fiducia per il prosieguo della gara.

Secondo Tempo

Spalletti decide di porre rimedio al suo stesso errore: fuori un Gagliardini spentissimo e dentro Joao Mario, con Borja Valero che torna nel suo ruolo di centrocampista centrale.

Spalletti rientra con un minuto di ritardo e forse è un bene, perché se avesse visto il pasticcio dopo la ripresa del gioco ne avrebbe ucciso qualcuno sul posto. D’Ambrosio dorme e resta a metà tra accorciare su Perotti o tenere la linea, Vecino è in ritardo su Strootman dopo il filtrante di Kolarov; Miranda si perde Dzeko che fa una sponda splendida per l’olandese, ma è soprattutto Nagatomo a dimostrare, per l’ennesima volta, di non sapere cosa sia una linea difensiva, tenendo in gioco Strootman:

Fortuna che Skriniar ha il tempo giusto e devia in calcio d’angolo.

L’Inter sembra imbambolata, entrata in campo quasi con sufficienza: la Roma, invece, attacca con più continuità e occupa benissimo gli spazi in mezzo. L’Inter non ha grande qualità sulle fasce per cominciare l’azione e, pertanto, occupare bene in mezzo con giocatori (giallorossi) di quella sostanza significa impedirle letteralmente di costruire.

In più, i nerazzurri sbagliano tanti appoggi, arrivano spesso in ritardo sulla palla non per mancanza di forma, ma sembra proprio sfiducia, quella che ti fa partire un attimo dopo. Quando si riesce a recuperare palla, molte scelte che si fanno risultano approssimative e affrettate. L’Inter non è serena e si vede.

Al 56esimo caso da VAR: Perotti affronta Skriniar in area, i due si toccano e il romanista cade. A prima vista sembra rigore, guardando da diverse angolazioni sembra che Skriniar tocchi impercettibilmente la palla contestualmente a Perotti:

Skriniar

Chi ci legge sa della nostra passione nell’analizzare gli aspetti regolamentari senza faziosismi, pertanto è utile tornare a un episodio tecnicamente molto simile e sul quale ci siamo espressi nello stesso identico modo: Juventus-Inter dell’anno scorso, contatto Mandzukic-Icardi. Questo è quello che scrivemmo allora:

Senza essere faziosi, il rigore non è così clamoroso e, ribadiamo, per quanto possa apparire fastidioso dirlo, non scandaloso darlo, non scandaloso non darlo: perché il tocco di Skriniar c’è, lievissimo ma c’è, e il difensore ha il diritto di giocare il pallone; ma l’Intervento non è compostissimo, soprattutto col braccio da dietro, perché sembra più determinante del contatto tra le gambe.

Perché il VAR non è intervenuto? Perché la finalità del VAR è quella di chiarire dubbi e dare risposte chiare e inequivocabili a episodi che si ritiene possano essere corretti dall’intervento esterno: è stato chiarito che non serve per evidenziare ogni contatto in area né ad inventare casistiche che non ci sono, come dice bene l’amico Porri su Twitter:

È, per Spalletti,  il segno che qualcosa va cambiato definitivamente. A dire il vero mi aspettavo l’inversione di fascia di Nagatomo, perché D’Ambrosio ha davvero sofferto le pene dell’inferno con Perotti. Invece Spalletti, che la sa più lunga di me, sceglie di togliere comunque Nagatomo e mette Dalbert.
È il cambio che rivolta la partita come un calzino, perché costringe la Roma a chiudersi decisamente di più, nonostante certa timidezza del brasiliano: ma la sua presenza e la sua spinta, o anche semplicemente la possibilità che possa spingere, fa collassare la fascia sinistra della Roma e porta Perisic costantemente uno contro uno con Juan Jesus: e se Perisic punta un difensore uno contro uno, chiunque esso sia, è solo questione di tempo, perché presto o tardi la diga crolla e non lo tieni più.
Questo costringe De Rossi, Nainggolan e Defrel a un surplus di lavoro che pagheranno nel finale, perché a turno si schiacciano in difesa, pure troppo, come in questo caso:

Al 61esimo viene inquadrato Sabatini con le mani in faccia: forse mal di testa o forse è semplicemente meno ottimista di me. Ovviamente né lui né io sapevamo cosa sarebbe accaduto di lì a poco. Cioè che prima Perotti inventa un tiro imprendibile ma colpisce il palo, e poi che l’Inter scatena la tempesta perfetta.

Di Francesco mette dentro El Shaarawy al posto di Defrel, esausto.

La Roma molla il colpo, improvvisamente: la squadra si sfilaccia e si allunga, a metà campo si aprono spazi e salgono in cattedra Vecino, Borja Valero e soprattutto Joao Mario, che porta un pressing migliore di Brozovic e Gagliardini. Come quello da cui nasce il gol, su Juan Jesus che è costretto a sparacchiare dove c’è però Vecino che di testa serve Candreva, molto centrale e la Roma si fa trovare così, bassa e con praterie ovunque:

De Rossi sbaglia l’uscita su Candreva, Nainggolan è in estremo ritardo, Juan Jesus e Manolas collassano esageratamente all’indietro e il secondo dei due ha anche la sfortuna di inciampare sul piede per provare a salire e lasciare Icardi in fuorigioco: Candreva mette una palla geniale ma difficile che Icardi controlla comunque da grandissimo e trova il gol. Sbaglia anche Alisson, non piazzato perfettamente.

La Roma avrebbe la possibilità di riportarsi avanti: qualcuno ha visto un errore di Dalbert, che “formalmente” c’è, ma El Shaarawy parte da posizione di fuorigioco, cosa che scagiona il brasiliano, ma non il guardalinee che non lo segnala:

El Shaarawy la tocca troppo morbida per scavalcare Handanovic, Dalbert si immola e devia in rovesciata.

La Roma è ferma sulle gambe: Vecino, Borja Valero e Joao Mario possono costruire azioni rapide, triangoli stretti e verticalizzazioni senza più la pressione che c’era prima. L’Inter torna a essere quella squadra apprezzata in queste settimane.

In questo fermo immagine l’importanza di Dalbert e Joao Mario, a presidiare la fascia sinistra mentre Perisic comincia a svariare e non dare più punti di riferimento, e costringendo la Roma a difendere spesso a 5 o addirittura a chiudersi a 6, con notevole dispendio di energia (in basso a sinistra Dalbert):

Al 71esimo Joao Mario potrebbe tirare in porta ma decide di rimetterla in mezzo dove c’è Icardi, palla alta. Ma l’Inter pressa altissima e la Roma non riesce più neanche a trovare Dzeko con lanci lunghi.

Al 72esimo l’ultimo straccio di Roma: su calcio d’angolo, Alisson prende e lancia subito Perotti. L’Inter è disposta male e si fa fatica a capire perché si lascia Borja Valero a campo libero contro Perotti: lo spagnolo sbaglia a provare comunque l’intervento e il contropiede è pericolosissimo. La palla non è perfetta per Nainggolan che comunque tira, murato da Miranda.

Poi andatevi a rivedere l’azione del 2-1: chi ci ha letto vedrà molte cose già evidenziate.

Vecino raccoglie palla e Nainggolan gli è distante 15 metri, errore madornale.

La difesa della Roma è troppo dietro e tra le linee è persino troppo facile servire Joao Mario.

C’è un momento (faremo il video) in cui El Shaarawy può decidere se correre a raddoppiare, ma vede salire Dalbert e si preoccupa solo di lui: la difesa della Roma si chiude troppo sul portiere, De Rossi non copre la linea di passaggio, ma Icardi fa un altro miracolo su controllo palla e segna un grandissimo gol.

Da questa immagine da dietro vedete queste caratteristiche, ma soprattutto notate quanto Nainggolan sia dietro, ormai con benzina finita (per inciso, molti interisti hanno scritto “mostruoso”, in realtà non è questo il vero Nainggolan, appena sufficiente nel complesso la sua partita):

L’Inter potrebbe chiuderla subito. Grande intervento di Skriniar che poi, come sa fare benissimo, alza la testa e sulla verticale serve Candreva che appoggia al vicino Borja Valero: tre tocchi e palla in verticale perfetta per Icardi che arriva davanti a Alisson ma tira troppo centrale. Tutto molto bello.

All’82esimo la Roma potrebbe pareggiare: Borja Valero perde male una palla in uscita, che va a Dzeko vicino alla linea di fondo. Il bosniaco è bravissimo in queste situazioni e trova Nainggolan a rimorchio che spara in porta ma trova Miranda Dalbert che ribatte, il secondo tiro va alto.

Fuori Candreva per Cancelo: altro cambio previsto.

La partita la si chiude con un’altra azione da manuale. Nella prima ora di gioco, i rinvii dell’Inter erano controllati dalla Roma, ma non sempre in maniera eccelsa: poi, però, non sempre il contropressing interista era fatto bene.

Qui sì. Palla rinviata che poi arriva a Nainggolan, che è più che sfinito: Joao Mario lo pressa bene e il centrocampista romanista stramazza per terra senza alcuna ragione. I primi a ripartire sono Cancelo, Icardi, Perisic e Vecino.

L’Inter si presenta con un 5 contro 3 e Nainggolan dietro la linea della palla in affanno.

In questa azione c’è un momento in cui Spalletti sembra chiedere o a Vecino o a Cancelo di attaccare.

La palla va a Perisic. E lo sappiamo, prima o poi la diga crolla sotto il colpi del croato in uno contro uno: Juan Jesus non lo tiene, mentre in mezzo vi prego di riguardare il movimento di Manolas. Mi sarei augurato un suo arrivo, ma chi lo ha visto meglio di me a Roma mi dice di un difensore con grandi problematiche in certe scelte, come in questo caso: il suo movimento verso Icardi è sbagliato e lascia il corridoio giusto per Vecino, che trova il tempo e la posizione giusta tra due romanisti in mezzo e segna a 2 metri dalla porta.

Game, set and match con una azione da manuale della transizione positiva.

La partita si chiude con un’altra ripartenza rapida: punizione di Kolarov ribattuta, palla a Perisic che aggredisce il campo… è un altro 4 contro 3 in superiorità numerica che dimostra quanto stia bene l’Inter, se al 92esimo può permettersi “strappi” del genere.

Perisic forse sbaglia a non darla a Cancelo, ma la palla per Joao Mario è comunque buona, tiro e Alisson para.

Partita finita, andate in pace, amen.

CONCLUSIONI

Dovevamo farla breve, ma nel frattempo l’abbiamo rivista e speriamo di fare anche una video analisi.

L’Inter ha chiaramente avuto la sua grossa dose di fortuna, ma ha fatto solo un paio di errori difensivi veri: i tiri finiti sul palo sono invenzione di Perotti e tiracci da fuori. Poi la Roma davvero ha visto pochissimo la nostra area: sembrava più il Sassuolo che la Roma di Spalletti.

L’Inter non ha mai mollato e ha insistito a essere sé stessa, quello che è mancato soprattutto l’anno scorso.

Quando poi la Roma non ne ha avuto più, a causa di una tattica scellerata e troppo dispendiosa, l’Inter per mezz’ora ha pasteggiato con i resti.

Fortunata, ma con grossi meriti e soprattutto l’idea che questa squadra, se rimane sé stessa e non si scompone, può darci grandi soddisfazioni. Il vero momento di difficoltà è stato nel finale di primo tempo e soprattutto i primi 15 minuti del secondo tempo. Per il resto è una squadra che, pur fortunata e con dei limiti, ha mostrato una cosa importante: di avere idee e futuro. Spalletti lo dice con le nostre stesse parole:

C’è da sistemare la difesa troppo bassa, altrimenti i nostri due centrali di centrocampo li cuciniamo in un mese; c’è da lasciare il centrocampo così come nel secondo tempo; c’è da capire a destra cosa trovare per evitare che D’Ambrosio resti in affanno tutto il tempo nonostante il continuo e assiduo impegno di Candreva; c’è da migliorare la convinzione, ma soprattutto chiarire i tempi del raddoppio e delle uscite sulle ribattute, entrambi fatti male con la Roma. C’è soprattutto la necessità di velocizzare in certe situazioni di gioco, e recuperare la forma di Gagliardini che dovrà e potrà essere utile.

Non sono molte cose, ma sono sufficienti per impostare una squadra decisamente migliore. Poi un paio di cose sul mercato e la… tavola nerazzurra è imbandita.

Vero Nainggolan?

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Tabellino

ROMA-INTER 1-3
(primo tempo 1-0)
MARCATORI: Dzeko (R) al 15′ p.t., Icardi (I) al 22′ e al 32′, Vecino (I) al 42′ s.t.
ROMA (4-3-3): Alisson; Juan Jesus, Manolas, Fazio, Kolarov; Strootman, De Rossi (dal 38′ s.t. Ünder), Nainggolan; Defrel (dal 17′ s.t. El Shaarawy), Dzeko, Perotti (dal 46′ s.t. Tumminello).
All. Di Francesco.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Nagatomo (dall’11’ s.t. Dalbert); Vecino, Gagliardini (dal 1′ s.t. Joao Mario); Candreva (dal 39′ s.t. Cancelo), Borja Valero, Perisic; Icardi.
All. Spalletti.
ARBITRO: Irrati di Pistoia.
SANZIONI: ammoniti Candreva (I), Juan Jesus (R)
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