L’Inter e il problema del gol

A mercato ancora in pieno fermento, visto che l’ultimo giorno spesso è più movimentato di tutto il periodo estivo sommato, cominciamo a fare il punto della situazione su come sta l’Inter, che problemi dovrà affrontare e se ha le armi per risolverli o meno. Difficile in un momento del genere in cui ci si perde tra dirette tv, radio, web, notizie sparate ogni minuto: ansia da calciomercato ovunque. Noi, però, ci proviamo lo stesso, usando il metro della razionalità e senza farci prendere dall’ansia di giudicare in un senso o nell’altro.

Rassicuriamo gli amici e i parenti a casa: chi vi scrive sta bene e non ha bisogno né di cure né tantomeno di tso immediato. Sì, perché parlare di “problema del gol” per una squadra che ha fatto 6 gol in due partite potrebbe sembrare ai più savi un vero e proprio discendere nel maelstrom della pazzia.

Come fa ad avere un “problema del gol” una squadra che ha già fatto 6 gol?

La domanda si pone perché sembra essere una delle più grandi preoccupazioni del tifoso interista, alimentate da una intervista di Sabatini del 14 luglio:

Dobbiamo comprare dei gol, per non far pesare tutte le responsabilità sulle spalle di Icardi. Segna tanto, ma serve anche altro. Vogliamo cercare il gol, non parlo del valore di Di Maria, che è enorme, ma non mi sembra il profilo giusto per noi.Walter Sabatini

Partiamo da un presupposto, ovvero che il concetto di base non è sbagliato, anzi. L’Inter ha giocato un certo calcio che ha spesso avuto come controindicazione quella di isolare Icardi in avanti (cosa che, tra l’altro, lui sembra apprezzare particolarmente: ma ci torniamo con un video nel week end).

La splendida solitudine del centravanti non sembra(va) combaciare con l’esigenza di fare tanti gol: perché tanti gol significano anche più punti, almeno teoricamente.

Ma dall’esigenza di trovare un’altra seconda punta (l’Inter ne ha già una) alla disperazione letta un po’ in giro sui social ce ne vuole.

Come tutte le preoccupazioni, le ansie, le paure, proviamo a razionalizzare il problema.

L’unicorno e il passato

Le parole di Sabatini, dicevamo, hanno portato buona parte del tifo interista ad augurarsi una “seconda punta con 15 gol” in canna. E io ogni volta che leggo ‘sta roba qua ho uno spasmo improvviso.

Prima di fare qualunque valutazione, di qualunque genere essa sia, c’è da visualizzare i due fari che illumineranno il cammino dell’Inter 2017/18. Il primo è che l’Inter ha soltanto due competizioni da giocare ovvero, in uno standard valido per quasi tutti i calciatori di circa 38-40 partite. E per “standard” si intende una cifra tarata verso l’alto, visto che l’anno scorso le presenze sono state:

Candreva 45
Handanovic 43
Perisic 42
Icardi 41
Eder 40
D’Ambrosio 39
Miranda 36
Murillo 34
Banega 33
Joao Mario 32
Medel 31

Considerando solo calciatori che hanno fatto più di 30 presenze stagionali, con l’Inter che ha giocato 8 partite extra tra Coppa Italia e Europa League, per un totale stagionale di 46 partite per squadra.

Il secondo faro è che questa è probabilmente la stagione più “normale” da qualche anno a questa parte: nessuna improvvisazione tecnica, niente nazionali (Gagliardini a parte), con una guida tecnica sicura e che non parte ad handicap.

potremmo anche illuminare il terzo faro: la stagione dell’anno scorsa è davvero troppo brutta per essere probabile e ripetibile. Non solo, è stata strana tutta la stagione della Serie A,  come vi abbiamo raccontato molte volte mentre la stavamo vivendo: già a metà novembre c’era molto di deciso e tante squadre di metà classifica hanno quasi “mollato”, salvo poi diventare tutto più complesso nell’ultimo mese e mezzo a causa di improvvisi rischi o opportunità da evitare o cogliere.

E nonostante sia stata una stagione disastrosa, soprattutto dal punto di vista dello spogliatoio, l’Inter ha realizzato (la miseria di) 62 punti, che non sono bastati per raggiungere una qualunque qualificazione alle coppe, ma che sono anche “solo” 10 punti dalla quarta, l’Atalanta a 72. Avendo totalmente mollato, stavolta senza virgolette perché in qualche caso fatto persino scientificamente, in più partite sia con De Boer che con Pioli.

Ma, analizzando i gol, abbiamo già la prima sorpresa: l’Inter, quella che ha problemi di gol, ne segna 72, il quinto attacco della Serie A dopo Napoli (94), Roma (90), Juventus (77) e Lazio (74). Avete letto bene: l’Inter, con problema di gol, ha realizzato 5 gol in meno della Juventus, 2 in meno della Lazio e, soprattutto, ben 10 in più dell’Atalanta arrivata quarta. Segno che si può arrivare quarti anche a 62 gol fatti.

Nel 2015-2016 la Juventus, prima, ne ha realizzati 75, mentre la quarta (l’Inter di Mancini) la miseria di 50 gol.
Nel 2014-2015 la Juventus, prima, ne ha realizzati 72, la Roma seconda 54, la Fiorentina quarta 61.
Nel 2013-2014 la Roma, seconda, ne ha realizzati 72, la Fiorentina quarta 65.
Nel 2012-2013 la Juventus, prima, ne ha realizzati 71, uno in meno della Fiorentina quarta, il Milan terzo a 67.

E così via. Se vogliamo tirare fuori una statistica degli ultimi 5 anni per posizione:

Posizione Gol Fatti
1
75
2
73,8
3
78,4
4
62
5
65
6
59,4
7
55,6
8
56,2
9
54,2
10
53,6

Ovviamente sono medie semplici e la sequenza di dati presa in considerazione non ci consente di utilizzare strumenti più complessi e più credibili, essendoci dati non sempre congrui, delle vere e proprie “anomalie” che influenzano la media (vedi differenza tra quarta e quinta): vedi i casi di Roma 2012-2013 sesta con 71 gol o 2014-2015 seconda con 54 gol, così come Inter (72) e Torino (71) che l’anno scorso sono arrivate settima e nona nonostante la buona produzione di gol. Ma quest’ultimo dato è influenzato pesantemente anche dalla strana stagione della Serie A, come detto prima.

Pertanto, avere un calciatore che parte da una media di 20 gol significa avere fatto quasi 1/3 del necessario per arrivare alle soglie “psicologiche” che servono come dote necessaria per poter competere per il quarto posto. Almeno a livello di gol.

Andando più indietro nel tempo, riprendendo per esempio la stagione 2009-2010 (che citeremo più avanti), l’Inter del Triplete ne realizzò 75, seconda Roma a 68, Milan terzo a 60, Sampdoria quarta a… 49.

Pertanto, benché la cifra di gol risulti necessaria, la storia dimostra che si possono ottenere risultati inattesi anche segnando di meno, talvolta parecchio di meno.

Chi ha l’unicorno?

Ala/Seconda punta da 15 gol, l’unicorno che si pretenderebbe da questa Inter: chi ce l’ha avuto in Europa nella stagione scorsa?

Liga spagnola, fatta eccezione per Real Madrid (nonostante il primo sia stato Cristiano a 25 e il secondo Morata a 15) e Barcellona, ma sono squadre che superano 100 gol come se niente fosse:

  • Atletico Madrid: Griezmann capocannoniere a 16, Gameiro 12;
  • Chelsea: Diego Costa 20, Hazard 16;
  • Manchester City: Aguero 20, Gabriel Jesus e Sterling a 7;
  • Manchester United: Ibrahimovic 17, Mata 6;
  • Tottenham: Kane 29, Alli 18, Heung-Min Son 14;
  • Arsenal: Sanchez 24, Giroud 12;
  • Liverpool: Coutinho 13, Mané 13, Firmino 11;
  • Everton: Lukaku 25, Barkley 5;
  • Bayern Monaco: Lewandowski 30, Robben 13;
  • Lipsia: Werner 21, Forsberg, Keita e Sabitzer 8;

Andrebbero analizzati anche, degli altri, chi fa gol, questo è chiaro, ma una squadra come il Manchester United, per esempio, fa 69 punti, -7 dal Liverpool, segnando solo 54 gol. 

L’unicorno è, per definizione, una eccezionalità, così come possiamo vedere dai numeri sopra esposti: le singolarità (tipo Alli, che stagione!) in un verso vengono compensate da singolarità nell’altro (vedi Liverpool).

E in Italia?

  • Juventus: Higuain 24, Dybala 11;
  • Roma: Dzeko 29, Salah 15;
  • Napoli: Mertens 28, Insigne 18, Callejon 14;
  • Milan: Bacca 13, Lapadula 8, Suso 7.

E l’Inter?

  • Icardi 24, Perisic 11, Eder 8.

Insomma, l’Inter ha già la sua ala da almeno una dozzina di gol, e l’impressione è che Perisic abbia ancora più gol in canna. E a poco serve l’obiezione che “si dipende troppo da loro due”: la Roma dipendeva tantissimo da Dzeko e Salah, che hanno segnato praticamente metà dei gol della squadra. A ciascuno le sue dipendenze, insomma.

Anche facendo stime al ribasso rispetto all’anno scorso (ricordate il terzo faro? Tra le peggiori degli ultimi anni per gestione) Icardi 20, Perisic 12, Eder 8, Candreva 7, costituiscono una dotazione di 47 gol, marcatura più, marcatura meno.

E l’Inter del 2009-2010?

  • Milito 22;
  • Eto’o 12;
  • Balotelli 9;
  • Maicon 6;

E anche tre che avevano una buona confidenza col gol (Sneijder 4, Pandev e Stankovic 3) sono arrivati a 10 gol sommandosi. Insomma, tolta l’eccezionalità irripetibile di Maicon, 22-12-9-6 somigliano molto a 20-12-8-7… il che non vuol dire che questa squadra sia a livello di quella là eh, analizziamo solo la dotazione di gol.

Il contributo di Spalletti

E c’è un altro aspetto che non va sottovalutato, ovvero come giocherà l’Inter, come li disporrà Spalletti, cosa chiederà a ciascuno di loro. Le prime due partite ci dicono che l’Inter ha anzitutto cambiato gioco rispetto a Pioli o Mancini, con molta palla a terra, con alto tasso di riuscita, e pochissime palle lunghe e anche meno cross, soprattutto perché chiede a Candreva e Perisic di giocare molto più da centrali alle spalle dei centrocampisti avversari che non da ali vere.

Ci dicono anche di una buona produzione offensiva in termini di gol, di occasioni da gol e di assist o potenziali assist: la Lega Serie A riporta 23 tiri (di cui 16 in porta), mentre per Opta sono di più. Pochi i contrasti e relativamente poche le palle intercettate, pochissimi falli: 7,5 a partita, penultima, contro i 17 del Milan, secondo.

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L’Inter, rispetto al recente passato, ha anche una buona produzione di passaggi chiave, ovvero potenziali assist, che la Lega Serie A distribusce così: Perisic 4, Joao Mario 3, Candreva 3, Icardi 2, con l’argentino che viene accreditato di ben 4 tiri a partita, in controtendenza rispetto agli anni precedenti, mentre Vecino (4), Joao Mario (3), Perisic (3) e Candreva (2) completano la dotazione di una squadra che ha comunque un ottimo tasso di produzione, soprattutto considerando i cambiamenti e il nuovo allenatore.

Cosa potranno dare per tutta la stagione potrà dirlo soltanto il tempo. Alcuni calciatori hanno prodotto di più con Spalletti in panchina: Nainggolan ha segnato di più nelle ultime 2 stagioni (95 partite) che in tutto il resto della carriera sommato (277 partite); Perrotta con Spalletti è arrivato in doppia cifra stagionale (13 gol 2006-07); Amantino Mancini sigla il record di carriera (18) con Spalletti, così come Taddei che arriva a sfiorare la doppia cifra.

L’impressione è che uno o due tra Candreva, Joao Mario o Vecino potrà trovare la via del gol con più continuità: Candreva non sarebbe nuovo, visto che ha 3 stagioni in doppia cifra (tirando i rigori però: solo una stagione in doppia cifra escludendo i rigori), e ha un buon tiro, da posizione più (spesso) centrale ci proverà di più. E non sottovaluterei neanche Gagliardini, che l’anno scorso ha avuto non poche occasioni (1,5 tiri a partita per Opta) ma che può portare una discreta dote, seppure limitata anche dal possibile inferiore minutaggio.

Dal punto di vista dell’assistenza, lo stesso Candreva l’anno scorso ha superato la doppia cifra (11 assist potenziali stagionali, tanti quanti Perisic). Joao Mario, ultima stagione in Portogallo (33 presenze, 2700 minuti) assist potenziali in doppia cifra (11) e 6 gol, mentre Borja Valero l’anno scorso 9 assist potenziali (tutti dati Transfermarkt).

L’impressione, insomma, è che in questa squadra ci sia della potenzialità inespressa.

Va bene così allora?

Per molti sembra che non ci siano opzioni: o insulti a Sabatini/Ausilio/Suning oppure vuol dire che sei contento così. Più moderatamente, ci si può dire cautamente ottimisti (come nel mio caso) per tante ragioni che in questi giorni sviscereremo, pur riconoscendo che questa squadra ha delle manchevolezze e dei buchi che sarebbe stato più opportuno coprire per tempo e con giocatori più pronti.

Si tratterà anche di avere un pizzico di fortuna con la salute dei titolari, ma è la stessa fortuna che deve avere la Roma con Dzeko o la Juventus con Higuain. Certo, quest’anno si aggiunge anche che Icardi dovrebbe vedere più spesso la nazionale, e questo da una parte è una grande complicazione perché anche un piccolo acciacco potrebbe essere un problema… ma, d’altra parte, potrebbe significare moltissimo anche dal punto di vista della definitiva maturazione di Maurito, finalmente in palcoscenici che gli saranno utili da molti punti di vista. In passato ne avevamo scritto in questo articolo:

Il caso Icardi: emblema di un’Argentina che non vince (ma fa male anche a Icardi)

Capitolo Karamoh

A dare il suo contributo sarà chiamato anche il nuovo arrivato, Yann Karamoh. Giovanissimo (classe 1998), sarà dura dargli responsabilità che potrebbero compromettergli persino la carriera, come accaduto con Gabriel Barbosa. Fortunatamente non arriva con presentazioni alla Ronaldo e le attese sono commisurate alle modalità dell’arrivo: dopo un primo affondo (sembrava già fatta una dozzina di giorni fa) e la ritirata, l’Inter si è rifatta avanti anche a seguito dell’infortunio di Cancelo in nazionale.

Visto molto poco, ma sostanzialmente l’idea che me ne sono fatto è questa:

Il “rapido quanto basta” voleva essere anche un po’ ironico: se parte, lo prendi difficilmente. Chiarisco, però, che la base di questi giudizi è data da un numero davvero limitatissimo di partite…

Importante soprattutto l’ultima frase: bisognerà avere pazienza. C’è da capire se questa troppo lunga estate avrà forgiato ancora di più il tifo nerazzurro alla pazienza oppure se, come pare, qualche argine si è rotto e allora l’essere così spazientiti, se non proprio contrariati, si riverserà anche durante il campionato.

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