Inter-Spal 2-0: uno di quei match che…

Inter-Spal è uno di quei classici match che, nel recente passato, l’Inter avrebbe perso o pareggiato o almeno avrebbe fatto una fatica bestiale a sbloccarla. E non sarebbe neanche passata in vantaggio.

L’anno scorso ci sono state molte partite contro le medio-piccole in cui c’era una disparità enorme tra tiri fatti dai nerazzurri e dagli avversari: Palermo 15-6, Bologna 20-4, Sampdoria 12-8, Milan 18-10 (non ho resistito all’idea di inserirla tra le medio-piccole…), Torino 15-10 (ritorno), per fare una lista puramente esemplificativa, partite che sono valse appena 4 punti. E questo prendendo i dati della Lega Serie A, generalmente poco “generosi” nel conteggio delle occasioni da gol: usassimo i dati opta il divario sarebbe decisamente superiore.

Inter Spal vede un complessivo di 16-7 (19-9 per Opta) tiri con 12 chiare occasioni da gol per l’Inter, 3 per la Spal. Viene conteggiata una parata a Handanovic, probabilmente quella su Paloschi nel primo tempo in cui viene assegnato un angolo e che non c’era perché il portiere non la tocca: a fine primo tempo altra occasione di Paloschi ma va fuori, nel secondo tempo la terza su calcio piazzato ma con partenza in fuorigioco.

Insomma, nonostante qualche sbandamento nel secondo tempo, l’Inter non ha sofferto granché, eppure è chiaro alla maggior parte dei tifosi che questo è uno di quei match che negli anni passati l’Inter non avrebbe vinto neanche in superiorità numerica.

Non è vano riflettere sul fatto che in passato gli arbitri erano riottosi all’idea di concedere rigori all’Inter su episodi dubbi. Benintesi, lo sono anche oggi: nelle due occasioni nessuno dei due direttori di gara ha fischiato il rigore e si è dovuto far ricorso al Var per assegnarli. Altrimenti niente neanche quest’anno, ed è con un sorriso un po’ tra l’amaro e il sarcastico che, leggendo la classifica dei rigori pro e contro, l’Inter è prima (2) per quelli assegnati e la Juventus è prima per quelli subiti (2): tutti e 4 casi da Var, guarda caso.

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Benvenuto Var e, se c’è bisogno, prenditi anche più di 5 minuti: ho preso a caso qualche partita dell’anno scorso e ci sono stati rigori che hanno fermato il gioco per 2-3 minuti a causa delle proteste. Contro la Spal il tempo intercorso tra fischio e battuta (non assegnazione, come si affrettavano a dire quelli di Premium…) è di 5 minuti: se è per ripristinare una scelta sbagliata, ben venga.

Certo, questa cosa non piace soprattutto ai dinosauri di un calcio per i quai  le cose importanti non sono la sportività, l’etica e la regolarità di match e campionato, ma tant’è, noi la benediciamo e, anzi, ci auguriamo che si possa fare di più e meglio, con regole sempre più chiare e, perché no?, anche elastiche nell’utilizzo dello stesso.

La partita

La Spal si presenta a San Siro con una formazione per certi versi inattesa, soprattutto in attacco dove ha davvero abbondanza di scelte. A sinistra Costa prevale su Mattiello, mentre in attacco Floccari non recupera e Paloschi va in campo preferito a Bonazzoli e a scelte più conservative, mentre in mezzo il terzetto Viviani-Schiattarella-Mora è confermatissimo, per un 3-5-2 in cui però a destra c’è un interessante Lazzari da moto perpetuo (suo il contachilometri estense più impegnato) che è sostanzialmente un attaccante aggiunto.

Spalletti, invece, conferma tutte le indiscrezioni della vigilia: 4-2-3-1 con Dalbert alla prima da titolare e Joao Mario da trequartista.

L’Inter parte molto forte in pressing e non è una scelta casuale. In settimana Spalletti aveva più volte messo in guardia tutti delle difficoltà di affrontare la squadra di Semplici, molto organizzata, baricentro basso, linee strette, continui aiuti da parte di tutti e un attacco che in Serie A dovrebbe comunque fare la differenza nel lungo periodo.

La tattica nerazzurra alla fine produrrà un 64% di possesso palla (dato Opta, Lega Serie A 59%), più del doppio dei passaggi avversari (685), oltre il 55% delle azioni totali nella metà campo avversaria (di cui il 40% nell’ultimo terzo di campo) e, come dicevamo ieri, un baricentro pazzescamente alto al punto da sfiorare i 60 metri.

Considerati anche i dati sui tiri in porta e le occasioni da gol sembrerebbe che non ci sia stata partita. E invece non è così, perché al di là dei numeri c’è poi la verità del campo, nella quale è emersa una Spal dannatamente coriacea e pregna di quella resilienza che mi piacerebbe vedere sempre nelle squadre che tifo.

Simbolo di questo atteggiamento discretamente arrembante è Gagliardini, voglioso di dimostrare che può starci in questa squadra e che merita le stesse attenzioni di Borja Valero e Vecino: sono sue le occasioni più pericolose dell’Inter nel primo quarto d’ora, prima con uno scambio al limite con Icardi, poi con un tiro in autonomia dalla distanza, entrambi fuori. Il primo è generato da un ottimo recupero, da ancora più ottimo posizionamento, di Borja Valero, re indiscusso tra i nerazzurri per quelli che si definiscono “intangibles”: nella NBA si usa questa definizione per indicare tutte quelle piccole cose fatte in attacco e in difesa che non verranno mai registrate in alcuna statistica. Il calcio produce una quantità infinita in meno di numeri, però ci sono giocatori come Borja Valero che fanno tante piccole cose in attacco e in difesa che non vengono viste a meno di non piazzare preventivamente lo sguardo sul calciatore.

Tra le due dell’Inter, Spal ha una delle due/tre occasioni di poter fare male all’Inter: rimessa lunga, palla che schizza verso Paloschi (non si capisce perché debba marcarlo Dalbert…) che tira ma la mette fuori di poco, anche se le statistiche tendono a dare parata di Handanovic: il direttore di gara assegna l’angolo.

L’Inter rallenta un po’ il ritmo, anche perché la Spal è davvero ben organizzata, ma soprattutto ha la straordinaria capacità di muoversi come un blocco unico.

Allora si prova a cambiare spartito, con Candreva e Perisic che si accentrano di più, facendo densità in mezzo con Joao Mario che nei primi minuti aveva la tendenza o la consegna di allargarsi di più a sinistra. Questo è l’aspetto che cambia il volto del match: da Borja Valero palla sulla verticale centrale verso Perisic che sfiora verso Icardi, appoggio all’accorrente Joao Mario che viene steso in area.

Del Var abbiamo detto già praticamente tutto prima e sui social: il rigore, però, sembrava sinceramente netto già a prima vista ed è strano che l’arbitro abbia dovuto persino rivedere l’azione per assegnare un rigore sacrosanto che Icardi realizza con grande freddezza.

Nei primi 20 minuti sono ben 3 le sponde di Icardi, di cui una vincente: se migliora in questo fondamentale…

La Spal non accusa il colpo e continua con il suo canovaccio, così l’Inter insiste col suo possesso palla e presidio della metà campo avversaria. Al 29esimo Candreva inventa un pertugio per Icardi che da posizione defilata tira in porta ma Gomis in qualche modo blocca.

5 minuti dopo è Candreva che ci prova in autonomia: la palla circola da sinistra verso il centrodestra, da Joao Mario a Gagliardini a Candreva che da 25 metri lascia partire un tiro diretto verso l’incrocio (qualcuno dice fuori, da dietro sembrava dentro) che Gomis devia in angolo.

sostieni ilmalpensante.comI nerazzurri abbassano i ritmi anche per evitare di implodere nel secondo tempo, ma forse il rilassamento è eccessivo, perché nell’ultimo minuto si concede troppo alla Spal. C’è un rinvio di Gomis sul quale Miranda perde un tempo di gioco, riuscendo comunque ad anticipare di testa Borriello ma rimanendo scoperto alle spalle: il movimento trae in inganno i compagni che arretrano istintivamente, lasciando troppo spazio a Paloschi e tra centrocampo e difesa, come si vede dall’immagine.

Skriniar si perde Paloschi, Borja Valero non copre a linea di passaggio e Miranda copre con ritardo: fortuna che sul buon passaggio in verticale, l’eterno “giovane Paloschi” (anche lui afflitto dal morbo del “giovane Antonini”: 27 anni) calcia a lato da buona posizione.

Il primo tempo si chiude qui, con un’Inter che ha comunque concesso un paio di occasioni ma senza grossi patemi.

Inter che si è dibattuta a metà tra l’eccesso di frenesia individuale e una manovra troppo spesso troppo lenta, merito della Spal messa bene in campo ma anche demerito di una squadra che cerca più Gagliardini che Borja Valero. Joao Mario un po’ impacciato in alcune fasi, con troppa tendenza ad arretrare, forse dovuta anche alle tante “attenzioni” riservategli da Semplici. Più che sufficiente Dalbert, buono per circa mezz’oretta, salvo poi restare un po’ fuori fase per lunghi minuti quando sbaglia il tempo di un intervento. Si vede che è molto preoccupato di quello che fa in difesa, segno anche che non sono cose e movimenti istintivi…

Tutto sommato, però, una discreta Inter.

Secondo tempo

La premessa è che dovrebbe essere vietato dalle leggi morali mettere una gara di motogp o di F1 in contemporanea con una partita della tua squadra del cuore, soprattutto se è una gara che può offrirti un ultimo giro come quello di Marquez a Misano ai danni di Petrucci… ma tant’è, si guarda la partita e, con la coda dell’occhio, l’asfalto bagnato di Misano.

L’Inter rientra un po’ passiva e la gara si apre senza che ce ne fosse né motivo né bisogno. Forse il cattivo consiglio arriva anche dall’occasione di Perisic (palla deviata in alto) dopo uno scambio con Joao Mario: l’impressione di poter fare quello che si vuole della partita.

Non è così, perché appena l’Inter molla un attimo la Spal subisce molto meno l’iniziativa nerazzurra che diventa improvvisamente sterile, oltre che insopportabilmente lenta. Al 20esimo occasione su calcio piazzato di Viviani ma Salamon colpisce fuori, pur essendo azione viziata da fuorigioco.

Spalletti prova a inserire Brozovic, ma la mossa non sembra proprio delle migliori. Poco dopo sembra farsi male Dalbert, che però resiste, evitandoci la sofferenza di vedere Nagatomo in campo:

Una delle migliori prestazioni del giapponese da quando è all’Inter: questi gli highlights

Al 72esimo una di quelle azioni che sarebbe rivista a ripetizione se fosse stata fatta dal Napoli. L’Inter, lo abbiamo visto, tende a buttare poco e nulla la palla: c’è una sola eccezione ed è Skriniar, che quando si tratta di liberare non ci pensa due volte… e va bene così.

La palla resta a terra per poco più di 20 secondi, 9 passaggi, massimo due tocchi (Gagliardini escluso), buon movimento (uno dei pochissimi) di Brozovic che crea lo spazio giusto per Perisic imbeccato alla perfezione da Borja Valero: qui il croato non vede Icardi che fa il movimento giusto sul primo palo, decidendo di darla dietro a Brozovic che spara alto anche a causa di un contrasto avversario.

La partita di Skriniar fin lì era stata perfetta, al punto da farmi twittare con moderazione:

Qualche minuto dopo il tweet, un paio di minuti dopo l’occasione di Brozovic, Skriniar riceve palla ma sono tutti marcati e nessuno che abbia voglia di liberarsi. Così lo slovacco decide di mettersi in proprio, avanza e da più o meno (più) di trenta metri tira… per un istante ti chiedi cosa diamine stia pensando, cosa dannazione stia facendo, che roba infern… “SKRINIAAAAAAAAR” è l’urlo che spazza via tutti i dubbi: il tiro è formidabile e si stampa sulla traversa. Gran gesto tecnico.

A metà campo, però, le distanze si erano espanse a dismisura e Borja Valero aveva speso praticamente tutto, così come Gagliardini, ma Spalletti decide di regalargli minutaggio: dentro Vecino per lo spagnolo. Il centrocampista uruguaiano si piazza in mezzo e la manovra dell’Inter in generale ne benficia.

A poco dal termine Semplici prova il 3-4-3 con Bonazzoli dentro, ma non c’è tempo, perché è il momento di Ivan Perisic, scommessa che Spalletti sta vincendo a mani basse:

Ma prima di parlare del gol è giusto dire cosa è successo un minuto prima: ovvero un’azione in cui lo stesso Perisic sbaglia il cross e che, accorgendosi di Dalbert avanzato, fa uno scatto di 40 metri per recuperare la posizione del compagno, aiutare Miranda e recuperare il pallone. La palla ritorna a Handanovic, l’azione prosegue con Vecino che trova benissimo Brozovic sulla verticale centrale tra le linee avversarie: Icardi fa il movimento giusto ma l’assist non è eccellente. La palla finisce a D’Ambrosio…

In una situazione come questa, 99 volte su 100 chiunque avrebbe scaricato su Candreva liberissimo, con chance poi di servire uno tra Vecino o Gagliardini, oppure con tiro in porta. Ma D’Ambrosio sa qualcosa che noi sappiamo ma non razionalizziamo, qualcosa che il 99% dei calciatori che avrebbe scaricato non avrebbe potuto fare: trovare in mezzo uno come Ivan Perisic, che si coordina perfettamente e scaglia in rete un sinistro imprendibile che si fionda all’incrocio.

sostieni ilmalpensante.comAlla fine dell’azione ho guardato un po’ tra i social dei tifosi del Manchester United, avendo conferma di quanto detto più volte in queste settimane: il vero colpo del mercato è stato tenere Ivan, uno che ha già inciso profondamente in questa squadra e che avrebbe cambiato il volto dello United, anche se in questo momento non se la passano male… Martial 2 gol e 1 assist, Rashford 2 gol e 1 assist, Mkhitaryan 5 assist.

La partita finisce sostanzialmente qui, anche se c’è una mezza occasione per Eder, entrato al posto di un esausto Candreva.

Conclusioni

L’inter ha vinto uno di quei match che in passato l’avrebbe fatta penare e avrebbe aperto crepe e dato il via a polemiche senza sosta. Non che il tifoso interista ne rimanga immune, perché anche in una partita come ieri è partito il tiro al piccione anche contro chi ha fatto indubbiamente una buona gara, vedi Candreva e D’Ambrosio.

Uno di quei match in cui avrebbe pesato la difficoltà di Perisic a trovare gli spazi giusti, alcune incertezze di Dalbert o l’ennesima prova insoddisfacente di Brozovic. Spalletti, invece, si ritrova 3 punti d’oro, con una classifica che sorride dall’alto del 3 su 3, come Juventus e Napoli: ma non lasciatevi ingannare dall’apparenza, le due faranno corsa a sé e sarà già tanto se l’Inter si confermerà terza forza del campionato nel lungo periodo.

Ovviamente è uno di quei match che l’Inter in passato non avrebbe sbloccato se non su calcio piazzato: per qualche giornalista significa dover “ringraziare” il Var, per l’interista significa poter essere un filo più sereni e vedersi attribuito ciò che gli compete.

Una di quelle partite che l’Inter avrebbe pareggiato o, peggio, perso e si sarebbero sprecati fiumi di inchiostro, di status e tweet sul fatto che una grande squadra deve sapere anche essere più forte dei torti arbitrali e dell’avversario che si chiude: perché, dannazione, non vuoi davvero segnare neanche un gol contro la Spal e hai bisogno di un rigore? Sì, se c’è ed è giusto, sì. Anche se c’è qualcuno che preferirebbe gli errori… sì sì, siamo serii, basta leggere Massimo Mauro o Marco Tardelli:

Tante le cose interessanti di questa partita, a partire dal match disputato da Skriniar. Nei prossimi anni potremmo essere qui a raccontare di quell’estate in cui in tanti scemi si criticava l’onerosità dell’operazione Skriniar (8 milioni + Caprari), perché il ragazzo sta mostrando doti straordinarie: farà errori nel futuro, anche nel prossimo venturo più vicino, ma le qualità emerse in queste settimane sono chiare e indiscutibili.

Poi la prestazione di Perisic che, come Candreva, con Spalletti si accentra molto di più ed è l’uomo più pericoloso dell’Inter:

Sono emerse anche cose da sistemare e vivaddio se non è giusto anche così: distanze, circolazione palla, soluzioni alternative, movimenti di Icardi, tenuta della difesa e soprattutto Dalbert, visto che a destra si è sofferto davvero nulla.

Infine, accenno al pubblico di San Siro, strepitoso al punto da portare 57mila persone per Inter Spal alle 12.30 di una domenica di settembre. Al netto della presenza di tanti ferraresi, è un numero impressionante forse poco pubblicizzato e poco tributato dai media: San Siro colorato di nerazzurro si è ripreso, per due anni consecutivi, lo scettro dello stadio con più tifosi per media a partita, superando abbondantemente i 40mila (46 l’anno scorso). Testimonianza che c’è una passione unica, ma anche che alle spalle c’è un grande lavoro al quale presto o tardi si dovrà riconoscere anche ad altri livelli.

Un’ultima considerazione. L’Inter ha iniziato benissimo questa stagione e credo che fosse nei piani di Spalletti: tutte le sue conferenze ci ricordano che è molto attento all’aspetto psicologico. Il calendario sorride, perché le prossime dovranno portare tanti punti da mettere in cascina per l’inverno, quando verosimilmente l’Inter dovrà cedere qualcosa dal punto di vista fisico: Crotone, Bologna, Genoa e Benevento da tenere a bada prima di affrontare un’avversaria diretta, il Milan nel derby. Ho letto in giro che l’Inter l’anno scorso ha patito soprattutto con squadre di medio-bassa classifica e il ragionamento fatto all’inizio sembra dare man forte alla tesi: in realtà è negli scontri diretti che ha patito davvero moltissimo, realizzando solo 14 punti in 12 match. Passi per quelle che le staranno davanti, ma contro chi lotta per il 3° e 4° posto le vittorie dovranno arrivare.

Poi, verosimilmente, post sosta novembrina ci sarà un calo fisico e fortunatamente ci saranno tre match tutto sommato abbordabili con Atalanta, Cagliari (fuori casa) e Chievo prima del big match con la Juventus, nel bel mezzo delle ultime due sfide di Champions contro Barcellona e Olimpiacos.

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