Il Barcellona “under construction” di Ernesto Valverde

Quando la Juventus si accingeva ad affrontare il Barcellona nello scorso aprile, ci siamo dilettati in una sorta di presentazione della squadra blaugrana:

In vista Juventus: la normalizzazione del Barcellona

In quell’articolo si descriveva l’impatto di Luis Enrique sul mondo-Barcellona, nella sua interezza, più dal punto di vista culturale che dal punto di vista dei risultati o del calcio giocato.

Dal punto di vista tattico, avevamo individuato in Sergio Busquets una mancanza fondamentale per la squadra di Enrique, perché non c’era alcuno che potesse sostituirlo dal punto di vista delle letture di gioco e delle caratteristiche; ma soprattutto avevamo individuato alcuni problemi di quel Barcellona nei cambiamenti recenti del suo allenatore, oltre che alla “individualizzazione” della manovra: la Juventus fu bravissima a fermare i singoli e i blaugrana non avevano più quello spirito di squadra che era il marchio di fabbrica del Barcellona di Guardiola.

Ma oggi? A questo Barcellona manca l’imprevedibilità e la classe di Suarez, ma forse ha guadagnato qualcosa in più di pura “fatica” che prima non aveva.

L’inizio shock

Il Barcellona ha iniziato come peggio non si poteva, perdendo due volte contro l’odiatissimo Real Madrid. Ma non è stato solo perdere: si è trattato di come ha perso.

Nonostante una produzione di palle gol praticamente identica (11 vs 10 in due partite), la manovra dei madrileni è sembrata molto più fluida, matura, intelligente, e ha prodotto 5 gol contro 1. Zidane ha scelto di piazzare Kovacic davanti alla difesa che scalava in fase di costruzione (tra l’altro, nel ritorno, con una sorta di marcatura a uomo su Messi perfettamente riuscita), utilizzando così al massimo la spinta dei terzini per una classica “salida lavolpiana”. La reazione di Valverde in due partite? Nessuna.

Pian piano, però, l’allenatore blaugrana ha posto rimedio ad alcuni problemi e all’impostazione tattica, andando a ritoccare il modulo e i movimenti della squadra e fissando il modulo in un iniziale 4-3-3 che ha fatto riemergere i pregi di Messi, ma anche fatto sorgere altro genere di problemi. Vediamo i pro e i contro.

Il ruolo di Suarez

Assente nelle prime due partite, l’impressione era che Valverde avrebbe tolto Messi dal ruolo di “falso nueve” e riportato in mezzo il calciatore uruguaiano. Non è stato così: Messi confermato centrale, là dove si era imposto con Guardiola e dove è più a suo agio, non avendo neanche la preoccupazione di dover garantire corsa e coperture particolari.

Il meccanismo non è ancora stato recepito alla perfezione, ma ogni volta che Messi arretra, Suarez si accentra e uno tra Jordi Alba e Iniesta è obbligato a garantire l’ampiezza necessaria. Il che significa anche trovare spesso Messi e Suarez davvero vicini: talvolta è un problema, talaltra no perché Messi così ha una “boa” al quale aggrapparsi per i suoi triangoli rapidi in verticale al limite dell’area.

Suarez ha segnato 122 gol in 150 partite in blaugrana: è probabile che la media si abbasserà perché la porzione di campo da coprire diventa importante e dovrà lavorare non poco per fare questo elastico. È nelle sue corde, perché ha sempre mostrato una propensione al lavoro e al pressing non indifferente e certamente superiore a quella di Neymar e di Messi, ma ancora c’è bisogno di tempo per far diventare tutto naturale negli schemi del Barcellona.

Le pene di Iniesta

Altro sofferente a questo genere di modulo è Don Andrés, quello che reputo uno dei 5 (se non 3) centrocampisti più forti e completi della storia del calcio… ed è un vero abominio che non abbia neanche un pallone d’oro in tasca.

Iniesta ha già compiuto 33 anni e ha sempre beneficiato, in fase di copertura, delle ridotte distanze tra i reparti. Qui, invece, sembra soffrire sia per gli spazi più aperti, sia perché a sinistra, proprio per i movimenti di Suarez, è costretto a dividersi in 3 ruoli: interno, centrale e esterno, dovendo sempre guardarsi attorno per consentire ai compagni, soprattuto Jordi Alba, lo spazio necessario per prendere posizione.

Non facile, certamente non facile per un calciatore che, tra l’altro, ha sempre mostrato una relativa fragilità fisica.

E chi invece ne beneficia

Tre su tutti: Messi, come abbiamo già detto, ma soprattutto Rakitic e Jordi Alba. A destra, il terzetto Deulofeu-Semedo-Rakitic si è mostrato più standard come posizioni e movimenti ma, individualmente, il croato ha potuto godere di più spazio e possibilità di attaccare a fari spenti.

Sembrava addirittura che potesse partire dopo una stagione in chiaroscuro, e invece eccolo lì a diventare il perno di un meccanismo che deve ancora olearsi per bene. La presenza di Semedo lo aiuta, perché ha buone capacità difensive ma sa anche attaccare quando serve, oltre ad avere un’ala che impegna costantemente il terzino avversario, che si chiami Dembélé o Deulofeu.

Nella sostanza, Rakitic spesso si affianca a Messi in una posizione più da “10” che è quella che gli ha dato più soddisfazioni in carriera: difficile trovare le contromosse, soprattutto per la capacità di giocare tra le linee.

Anche Busquets sembra beneficiarne. Spesso utilizzato come difensore aggiunto, costretto a un ruolo apparentemente da comprimario ma di primissima importanza per letture, intercettazione e tackle (c’è anche qualche stagione con una media di 7 palloni a partita in queste tre casistiche) ma anche per l’apporto in fase di costruzione (non moltissimi palloni, in relazione al possesso palla, ma appoggio sempre sicuro e altissima percentuale di riuscita), in questo modulo sembra avere più libertà e quasi necessità di stare più avanti, soprattutto quando iniesta si allarga a sinistra. Questo dovrebbe garantire qualche recupero in più in fase di transizione negativa, ovvero dove i blaugrana ti fanno male sul serio.

Infine Dembélé, che dovrebbe avere spazio da titolare e che in una manciata di minuti ha mostrato quanto possa essere letale questa squadra in ripartenza, con il primo assist stagionale a Suarez. Il ragazzo ha in canna la doppia cifra fissa e con questo Barcellona e questo sistema non è escluso che possa fornire un apporto Neymar-like, almeno per quanto riguarda i numeri.

L’ultimo, ma non per importanza, a giovarsene è Jordi Alba, per il quale non solo si aprono praterie di fronte ma ha anche la possibilità di essere “servito da” e “duettare con” campioni assoluti e dalla visione di gioco straordinaria.

Conclusioni

È una squadra ancora in costruzione che deve trovare ancora la strada giusta: una cosa è affrontare il Real Madrid, un’altra è affrontare squadre come l’Espanyol (1 punto e 1 gol fatto), l’Alavés (0 punti e 0 gol fatti) e il Betis (3 punti e 3 gol fatti) in 3 partite di campionato. Così come sarà diverso affrontare la Juventus, che ha certamente una maturità tattica e una qualità tecnica che in Spagna è superata solo da Real Madrid e da (forse, almeno in parte) Atletico Madrid.

Certo che la prima cosa che si nota è aver sistemato la difesa (0 gol subiti in campionato), togliendo gli equivoci: due terzini e due centrali che dovremmo vedere oggi in campo (Semedo Umtiti Piqué Jordi Alba), che non sono il massimo della concentrazione e nell’uno contro uno, soprattutto in mezzo, ma che così sembrano funzionare. Da lì in avanti nessuna sorpresa: Busquets, Rakitic, Iniesta, Messi, Dembélé (o Deulofeu), Suarez, attacco che ha realizzato 9 gol in 3 partite di campionato.

Visti anche i match dell’anno scorso, per i bianconeri il primo posto sembra essere persino agevolmente alla portata: l’importante sarà approfittarne oggi, senza sottovalutare l’avversario, perché nella gara di ritorno fra una 70ina di giorni si potrebbe vedere un Barcellona decisamente diverso.

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