Crotone Inter: il cronico ritardo delle pagelle

Ligi al nostro dovere e ai nostri dogmi, ecco le pagelle, con il solito carico di ritardo.

HANDANOVIC 7,5: se ti chiamassi Buffon avresti mezzo voto in più ad ogni parata, prime pagine una settimana sì e l’altra pure, pochissimi contestatori e per di più timorosi di muovere critiche. Invece ti chiami Handanovic, giochi nell’Inter e le tue parate diventano persino una colpa per la squadra: ma come diamine ti viene in mente di PARARE, addirittura PARARE un colpo di testa che per 99 portieri su 100 sarebbe stato gol? La vittoria passa dalle sue mani.

D’AMBROSIO 6-: dal suo lato si soffre relativamente poco, anche perché Skriniar, pur quando si lascia andare a qualche sbavatura, è determinatissimo a impedire il gol avversario. In avanti combina relativamente poco e questo condiziona anche la partita di Candreva.

SKRINIAR 7: stavolta qualche piccolo passo indietro, sbavature, qualche errorino qui e lì, ma anche tanta sostanza e salvataggi in extremis di situazioni scabrose. La traversa del turno precedente gli aveva dato del credito con la fortuna: riscosso subito, per fortuna. Imprescindibile.

MIRANDA 5-: non prova mai, praticamente mai mai mai (ok dai, ho esagerato: le ho contate e sono 4), a dare una palla in verticale, a cambiare ritmo da dietro, a cercare qualcuno dietro le linee avversarie: scarico sugli esterni o palla a Skriniar e la fase di impostazione ne risente, soprattutto quando l’avversario è così chiuso. Poi commette un sacco di errori e fa strano che qualcuno debba ricordargli che, sì, quando si gioca alti e hai accanto a te uno più veloce di te, dannazione, fagli sentire il corpo invece che guardarlo a un metro: due dei tre grossi rischi vengono dal suo lato. Anche una ammonizione evitabile.  La cosa peggiore? Al minuto 8 la scellerata leggerezza che regala un’occasione all’avversario, ma anche fiducia, così come qualche paura di troppo ai nostri.

DALBERT 5,5: nel grigiore generale lui non fa la differenza, né in positivo né in negativo. È ancora da trovare l’intesa con Perisic, perché talvolta i due non si capiscono, ma è soprattutto da liberare dai fantasmi della paura di sbagliare, perché è chiaro che alcune imprecisioni dietro e certa timidezza davanti gli derivano da questo. Spesso avere paura è già foriero di errore: a questo punto, a briglia sciolta, accada quel che accada.

NAGATOMO 6: entra e fa il suo, con molta più convinzione del compagno di squadra. L’impressione è che non fosse un cambio necessario, e invece qualcosa in più ha portato, ed è sua l’azione che ha portato alla punizione da cui nasce il gol di Skriniar. Mezzo voto in meno, però, perché sull’occasione di Rhoden di testa, è lui che di testa rimette in mezzo al campo: in questi casi, con squadra sbilanciata dopo il calcio d’angolo, sarebbe stato meglio buttarla fuori.  Errore imperdonabile, sinceramente.

BORJA VALERO 6,5: è il perno del gioco interista ma, dei quattro davanti, nessuno è in giornata di trovarsi spazio adeguato tra le linee. Quindi gli capita troppo spesso di portare palla a zonzo in attesa di un compagno libero: fa 89 passaggi, mentre i due centrali si fermano a 88: segno delle difficoltà avute dall’Inter nel creare gioco. Medaglietta al 29esimo commette un grave errore, il Crotone non ne approfitta e l’azione ripassa dalle sue parti: lui sgraffigna la palla e scatena la ripartenza che genera l’occasione di Joao Mario.

GAGLIARDINI 4,5: di gran lunga il peggiore: 8 palle perse, appena 2 recuperate (5 Valero), 58 minuti di indolenza, brutta corsa, con la tendenza a nascondersi e non cercare né palla né gli spazi. Un notevole passo indietro anche dal punto di vista della voglia: il fatto che l’Inter sia più lenta nella costruzione con lui in campo è indiscutibile. Si capirebbe la sua presenza se garantisse recuperi, reparti accorciati, presenza fisica… e invece niente.

VECINO 6: senza strafare, si mette in mezzo a distribuire palloni. In una giornata così non è lui che può cambiare il corso della partita.

CANDREVA 5: partitaccia anche la sua: ha dalla sua il fatto che nessuno, sottolineo nessuno, detti mai un cross dentro l’area, quantomeno per fargli capire dove vorrebbero la palla, ma lui prova troppo raramente la giocata per la superiorità numerica e troppi cross finiscono sugli avversari. Poco cercato e si fa trovare poco, passo netto indietro rispetto alle ultime dove la sua presenza costante sulla trequarti centrale aveva creato fastidio agli avversari: perde più contrasti di quanti non ne vinca, ed è tutto dire.

PERISIC 6+: anonimo e svogliato per gran parte del match, di tanto in tanto prova l’accelerazione o a cambiare posizione per trovare un pertugio nel grumo centrale del Crotone, ma senza riuscire. Nel finale cresce, anche perché l’aiuto di Nagatomo si sente (ma non dite in giro che ho scritto questa cosa) e, quando il Crotone è sulle gambe, emerge la sua differenza di velocità: segna il suo terzo gol, senza rigori, tanti quanti Dzeko, per dire. Signori, vi presento la seconda punta interista dalla doppia cifra facile.

JOAO MARIO 6-: ha l’occasione più ghiotta della partita ma la spreca di un soffio. Ecco, resta l’impressione che abbia in canna ancora qualcosa da poter mostrare eppure gli manca quel quid di cattiveria per tirarlo fuori. È quello costretto a muoversi di più, a correre più velocemente per trovare spazio tra le linee: ma tra errori nel movimento e lentezza dei compagni non trova quasi mai né il tempo né il posto giusto.

ICARDI 4,5: il suo tabellino è di una desolazione unica. Appena 16 passaggi, con 4 duelli aerei (due vinti e due persi), 4 palle perse. Una desolazione imbarazzante alla quale non riesce a opporsi né per volontà né per movimenti: Icardi, purtroppo, è anche questo, ovvero quell’attaccante che, se imbrocca la giornata no, non riesce a essere neanche utile per i compagni, se non in una o due più che sporadiche occasioni. È mentalizzato sostanzialmente solo sul gol, Spalletti dovrà fargli capire che allontanarsi dall’area e dal centro può essere un’arma importante per realizzarne di più.

SPALLETTI 6,5: in panchina non c’è nessuno che può cambiare davvero il senso del match, a parte Karamoh che ancora non sappiamo cosa sia. L’impressione, però, è che si sarebbe accontentato del pareggio e ha voluto evitare esperimenti e qualche rischio di più tra il giovane e Eder. Alla fine l’Inter la scampa e l’ingresso di Nagatomo risulta utile, quindi il suo pizzico c’è. Meriterebbe mezzo voto in più per le dichiarazioni che aiutano l’ambiente a capire la sua reale dimensione.