L’insostenibile leggerezza di essere Mauro Icardi

Come vuoi titolare un articolo in cui devi in qualche modo analizzare una brutta prestazione di un calciatore che ritieni fortissimo? Anche perché non si parla di una semplice prestazione, ma di una vera e propria tendenza mostrata ampiamente nel complesso delle 184 presenze tra Sampdoria e Inter, tra Campionato e Coppe.

Parlare, cioè, di quella tendenza che ha Mauro Icardi di isolarsi dal resto della squadra, al punto da arrivare a chiedersi a fine partita “ma ha giocato?” oppure “salvandolo” nel giudizio per un gol, un guizzo, un’occasione.

Così come accaduto a Bologna martedì scorso: nelle pagelle ho visto molte sufficienze e ammetto di avere avuto più di qualche perplessità, anche perché le pagelle e le analisi le facciamo senza leggere nient’altro, per evitare di farci condizionare nel giudizio.

In quella partita il mio giudizio è stato categorico e qui lo riportiamo:

ICARDI 4: non ti salva neanche il rigore stavolta, fratello. Una partita di un grigiore assoluto, il nulla più totale, nessuna volontà di sacrificio, nessuna predisposizione ad aiutare i compagni. Solo e soltanto annegare nel mezzo dei due difensori centrali e cercare la profondità. A livello di mezzi non ci sarebbe storia tra i due, ma dall’altra parte Petkovic gli mostra come si può fare l’attaccante anche senza tirare in porta: sponde, sportellate, sempre a disposizione dei compagni, a tirare fuori il centrale per consentire agli esterni l’uno contro uno… Da questo punto di vista Mauro non sembra volerne sapere e questo è e sarà il suo più grande limite: alla fine conterà appena 9 passaggi. Se poi qualcuno volesse prestargli due dvd con i movimenti di Milito e Lewandovski forse…

Come possono coesistere due voti così diversi, radicalmente diversi? Nel leggerli, il motivo è semplice: nel mio ne do una motivazione dal punto di vista del gioco, dell’aiuto ai compagni, della sua presenza in campo; in molte altre pagelle c’era una sola motivazione alla sufficienza, ovvero il “coraggio” di tirare un rigore che emotivamente non doveva essere facile.

Motivazione davvero labile.

Per la realizzazione del video ho dovuto rivedere la partita altre due volte, la seconda delle quali, per fortuna, a una velocità più rapida. Nel rivederla, focalizzando l’attenzione su Mauro, il giudizio non è cambiato, anzi, se possibile è anche peggiorato.

La critica alla prestazione e non al calciatore

Perché Icardi ha fatto una brutta, bruttissima partita, svogliato, talvolta all’apparenza persino disinteressato al gioco dei compagni, spesso lamentoso e rimbrottante nonostante abbia creato appena 3-4 volte movimenti diversi dai soliti. Quella contro il Bologna è stata una di quelle partite in cui Icardi espone una micidiale, fastidiosissima monotematicità, ben oltre i limiti della monodimensionalità, che risulta alla fine dannosa per lui e per la squadra.

Nel caso specifico, la tendenza è quella di isolarsi al centro, di cercare quasi il “conforto” di avere un difensore vicino, non attaccare mai gli spazi invece che provare, 99 volte su 100, un solo tipo di azione: l’attacco in profondità alle spalle dei difensori avversari. Senza cercare nessun altro genere di azione, se non per mera casualità.

Questo dimostra che Icardi è scarso? Che è il male dell’Inter, come qualche tifoso vorrebbe insinuare? Assolutamente no. Icardi ha mostrato un lato di sé, una parte, quella in cui, se non segna, talvolta diventa un peso insostenibile per la squadra: un lusso per una formazione come l’Inter. E lo sarebbe per qualunque squadra, anche se con minore danno apportato alla causa.

Questo atteggiamento, questa tendenza, infatti, ce l’ha a prescindere dalla giornata dell’Inter: se attacca poco o molto, se ha tanto possesso palla o meno, se assedia l’avversario o se è più combattuta (o assediata lei, l’Inter), se si gioca di rimessa o se si provano lanci lunghi a far respirare la difesa. È proprio una caratteristica sua mentale che dovrà giocoforza superare.

Perché Icardi è un attaccante straordinario, e lo dimostrano non soltanto i suoi gol, ma la sua percentuale di pericolosità nei confronti dell’avversario, qualunque avversario: ma se riuscisse a manovrare di più con i compagni sarebbe devastante. Vi mostro una scheda estratta dall’ottimo sito squawka.com che usa i dati Opta per analizzare le prestazioni dei calciatori e delle squadre:

confronto Icardi Belotti Higuain Dzeko Kalinic 2016-17

Queste statistiche che cosa ci dicono? Intanto che il confronto è tra attaccanti che hanno giocato in Italia l’anno scorso e prende in considerazione la sola Serie A, che abbiamo giocato almeno 30 partite con una media non inferiore ai 75 minuti, oltre che giocare da centravanti in una squadra di un certo livello. Se avessimo avuto uno slot in più avremmo messo anche Ciro Immobile.

E ci racconta alcune cose.

  • Che Icardi è il calciatore che fa meno passaggi di tutti (seconda riga), così anche come i passaggi in avanti (prima riga);
  • Che la sua percentuale è decisamente nella media degli altri (solo Dzeko ha percentuali relativamente basse, ma dipendeva più dal gioco usato da Spalletti l’anno scorso);
  • Che nonostante la sua scarsa propensione al gioco corale, Icardi mostra una straordinaria capacità di trovare passaggi chiave (solo Belotti molto più in alto) e fare assist (ben 8, secondo in classifica: nettamente staccati Higuain e, soprendentemente, Kalinic);
  • Che nonostante la sua scarsa propensione al gioco corale la sua pericolosità per chance create è altissima;
  • Che la sua partecipazione alla fase difensiva è nettamente inferiore a quella degli altri;

La statistica sembra essere paradossale ma non lo è: Icardi mostra qualità eccelse in fase di attacco, anche quando non si tratta semplicemente di fare gol. E la domanda nasce spontanea: ma se partecipasse di più alla manovra? Quanto potenziale c’è ancora di inespresso, quanto tesoro da scovare, quanta pericolosità da gettare contro gli avversari per consentire alla squadra di essere più temibile?

Quella che potrebbe sembrare una critica diventa improvvisamente un rammarico: se ha questi numeri nonostante abbia queste tendenze, figuriamoci se non le avesse!

Che lavoro deve fare e i numeri di Bologna

Cosa gli chiede Spalletti? Cosa gli hanno chiesto Mazzarri, Mancini, De Boer e Pioli? Su questo punto si snoda ogni possibile riflessione negativa: se gli allenatori gli chiedono questo la questione si chiude qui. Ma non sembra credibile, considerando quello che hanno chiesto in passato ai proprio giocatori, De Boer compreso.

Evidentemente è una caratteristica innata di Mauro, che lo porta però a giocare non poche volte come accaduto martedì.

Ovvero toccando appena 18 palloni, di cui soltanto 9 sono passaggi (errata corrige: Opta ha portato il dato a 10). Pochissime, se si pensa che il dirimpettaio Petkovic ne ha toccati ben 50 di cui 29 come passaggi.

In genere gli attaccanti non toccano moltissimo la palla: da 1/3 a 1/5 rispetto a un normale centrale di difesa o di centrocampo. Ma Icardi negli ultimi anni ha accentuato questa tendenza. Ecco alcuni dati sulla media passaggi di alcuni dei centravanti più in vista in Europa durante la scorsa stagione (solo campionato):

Higuain 20 passaggi;
Dzerko 22,8;
Kalinic 18,7;
Belotti 20,2;
Lewandowski 21,5 (top in carriera 26,2 contando solo i campionati);
Suarez 24,8 (top in carriera 38,3 in Premier col Liverpool);
Milito ultime tre stagioni Serie A da titolare: 28,3 – 19,3 – 20;
Icardi 13,1 e negli anni precedenti a ritroso: 15,9 – 18,8 – 11,3 – 17,4 parlando solo di campionato;

Un giocatore totalmente diverso, un vero e proprio regista avanzato, è Zlatan Ibrahimovic con 48,9 passaggi di media per partita (!!!), ma con un top in carriera di 51,6 in CHampions League 2013-14: un catalizzatore a tutti gli effetti.

Insomma, tendenzialmente è questo calciatore dai pochi tocchi ma letale. Solo che potrebbe fare di più, molto di più: perché è nelle sue potenzialità.

La prestazione di Bologna è valsa a Icardi la critica di una parte del tifo, soprattutto di quella frangia che non lo ha mai amato molto e che dà peso più al chiacchiericcio intorno a lui che alle sue prestazioni in campo: tv e giornali sono stati 2/3 giorni a cincischiare sul colore dei suoi capelli, se sono rasati o meno, come sta o come non sta, così come in passato hanno eviscerato pubblicamente il suo rapporto con Wanda o con i figli, così come la valanga di sciocchezzaio riversatogli addosso per via dei tatuaggi.

Per quanto mi riguarda, il calciatore non deve essere un modello di vita o dare guide morali/etiche: ogni volta che sento di Buffon e Totti, per dirne due dei più celebrati, descritti come “grandi uomini” provo un certo fastidio. Non perché non lo siano, ma perché si tende a estendere alla sfera personale meriti sportivi che sarebbero di altra stoffa. Maradona è stato un calciatore unico ma con una vita privata per molti versi esecrabile, almeno per quel che è arrivato a noi come grande pubblico: il primo giudizio non dovrebbe influenzare l’altro e viceversa, sempre che il secondo sia “giusto” darlo. Personalmente non lo faccio: il giudizio umano al calciatore lo do solo in relazione a quanto questo possa influenzare le sue prestazioni o quelle dei compagni. Tutto qua.

Ebbene, critiche giustissime dal punto di vista della prestazione, un po’ meno se con Bologna si vuole far passare il messaggio che Icardi è un limite e un problema per l’Inter. Se l’intento della vostra lettura e della vostra visione è quella che un video vi serva per dire che, beh sì, guarda quanto è limitante Icardi, sappiate che ne state sovvertendo la natura e la finalità.

Però il video ci mostra la necessità di un cambio di marcia: Icardi deve migliorare dal punto di vista del gioco corale, della partecipazione, del sacrificio, perché quando esaspera la sua tendenza all’isolamento diventa persino dannoso perché si gioca in sostanza un uomo in meno.

Il video è piuttosto esplicativo. E credo che qualche malumore dei compagni, sempre che ci sia stato, sia nato più per questo suo allontanarsi dal sacrificio necessario per aiutare la squadra piuttosto che per un tatuaggio in più o in meno.

Ci aiuta Bruno Petković

È stata la grande sorpresa della serata. Tutti a parlare di Verdi e Di Francesco, ma dal canto mio apprezzavo questo calciatore che all’apparenza è sgraziato, ma che ha mostrato una grande intelligenza tattica, moltissima predisposizione al sacrificio e anche un’ottima dote tecnica che non guasta. Considerando che siamo a settembre e che è un armadio, direi persino che il meglio deve ancora venire e che potrà rivelarsi una delle sorprese del campionato.

Donadoni gli ha chiesto tanto lavoro, inizialmente addirittura come ala destra nel tridente, lui che è 192cm e peserà circa 90 kg. Eppure l’attaccante croato ha giocato a destra, ha spaziato, si è sacrificato, si è mosso, si è dato da fare anche con una certa qualità e sorprendente continuità e efficacia: ecco perché Donadoni lo sceglie anche se ha altre opzioni apparentemente più nobili.

Petković ci dà una mano a comprendere la partita di Icardi, perché abbiamo analizzato entrambe, mostrando come a volte basterebbe pochissimo per risultare più utili alla squadra. Talvolta basterebbe un movimento di appena 5 metri, come vi dimostra anche la chicca finale, una roba per nostalgici.

Bando alle possibili obiezioni: qua nessuno vuole sostenere la follia che Petković sia migliore di Icardi, ma credo si possa discutere di utilità in campo a prescindere dalle qualità individuali.

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Questo è un video autoprodotto, costato non meno di 16 ore di lavoro tra visione, selezione, montaggio, scrittura dei testi, registrazione audio etc…
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