Inter Genoa 1-0: dall’alto si ragiona meglio

L’Inter supera anche l’ostacolo Genoa e inanella la terza vittoria di seguito a San Siro, la quinta su sei partite, rimanendo imbattuta e potendosi fregiare ancora del ruolo di miglior difesa del campionato, avendo subito solo 2 gol (Roma e Bologna).

Ci piacerebbe chiudere qui il discorso e sorseggiare una qualunque bevanda (fate voi) tornando a leggere della confusione in casa Milan o delle sofferenze del Napoli contro la Spal… a proposito degli uomini di Semplici:

Ne avevamo scritto così 15 giorni fa e il campionato non ha detto granché bene: Lazio, Inter, Milan e Napoli nelle prime 6 partite. Al netto di 1 solo punto in queste 4, va registrato che hanno sofferto tutti, tutti nessuno escluso, e che questa potrebbe essere la vera rivelazione della Serie A.

Ma torniamo all’Inter.

Ma se gli aspetti positivi sono tanti, dall’altra parte ci sono altre sfaccettature che creano qualche apprensione che, in troppi tifosi, diventano vere e proprie ansie. D’altra parte non potrebbe essere diversamente se l’ambiente attorno all’Inter è quello che si registra al momento: un pianto continuo, estenuante. Roba che se leggi i giornali, cartacei o online, o i social dimenticando i risultati e la classifica, ti viene quasi il dubbio che l’Inter sia in zona retrocessione, che a breve arriverà un mega-var dei meriti in campionato e toglierà i punti dell’Inter ingiustamente scippati agli avversari di turno.

Non pensate che io sia esagerato, se Sky fa di tutto per trovare un modo in cui l’Inter, eh no e che diamine!, non è né può essere terza in classifica con tutti questi punti (si ringrazia l’ottimo Diego Sgambati per la segnalazione):

E che dire della Gazzetta che accomuna Milan e Inter, come se vivessero gli stessi problemi? Però, mi raccomando eh, cascateci sempre (si ringrazia Andrea Belmonte per la segnalazione)…

Insomma, fatta la tara alle cose positive e che ci piacciono, assodato che si sta vivendo una realtà parallela e che questa è una delle famigerate “Crisi Inter” dentro la quale ci sveglieremo un giorno, inconsapevoli, come in una sorta di Matrix, proviamo a parlare di calcio perché effettivamente (più di) qualcosa da registrare c’è.

Agatha Christie diceva «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova» e l’Inter ha fornito due prove: la prima, che riguarda le prime 3 partite del campionato, ma che si può espandere anche al precampionato, raccontava di una squadra che correva di più, che impostava anche con una discreta rapidità e che produceva un discreto numero di occasioni da gol, almeno una decina a partita.

La seconda prova è costituita da altri tre indizi: Crotone, Bologna e Genoa, dove si è vista una squadra più in difficoltà con la manovra, lenta, “scolastica” come l’ha correttamente (e lucidamente) definita Spalletti, ma che soprattutto ha creato davvero poco in fase offensiva.

I numeri sono chiari: secondo la Lega Serie A, nelle prime 3 partite l’Inter aveva una media di 13 tiri in porta e 11,67 occasioni da gol, nelle ultime 3 la media di 9 tiri in porta con 8 occasioni da gol. Contro il Crotone si è arrivati persino a essere meno pericolosi dell’avversario.

Eppure su queste pagine scrivevamo che, sì, sembrava effettivamente strano che la squadra corresse così tanto, al punto da ribaltare la partita contro la Roma dopo un’ora, con i giallorossi che boccheggiavano e cadevano per terra (vedi Nainggolan sul terzo gol) mentre i nerazzurri sfrecciavano contropiede su contropiede; e scrivevamo che la crisi fisica, naturale, sarebbe arrivata più in là, magari dopo metà ottobre, inizio novembre, nella speranza che arrivasse a novembre (molto) inoltrato.

E invece niente: già a metà settembre si soffre come vecchi randagi in mezzo alla pioggia e nessun riparo disponibile.

COSA È CAMBIATO?

Le chiavi di lettura dei match sono sempre moltissime e non è semplice trovare degli aspetti comuni in un così breve arco di partite, appena 3 confrontate con 3, anche per diversità di campi, di temperatura, di formazione, di avversari etc…

Ma intanto c’è un aspetto che possiamo certamente trovare come continuo. Da più parti, praticamente chiunque, è stato detto che questa Inter soffre di una certa monodimensionalità, che troppo spesso si traduce nell’essere scolastica e prevedibile, lato Inter, oltre che essere di facile lettura, lato avversarie. E credo che l’aspetto più importante a essere cambiato sia proprio questo: la lettura degli avversari.

Da questa analisi vorrei togliere Crotone, dove non ci sono stati particolari aspetti tattici, ma Bologna e Genoa ci hanno dato la misura della difficoltà che ha l’Inter nell’improvvisare dalla trequarti in su. Il Bologna ha provato a saltare il centrocampo interista, puntando molto sull’uno contro uno sugli esterni, facendo svariare molto i suoi attaccanti. Juric, invece, ha usato il buon vecchio metodo delle marcature a uomo: bersaglio particolare Borja Valero (marcato per lo più da Omeonga), che già contro il Bologna aveva sofferto il pressing molto alto degli avversari, soprattutto nel primo tempo, così come una discreta marcatura in fase di possesso.

E da questo aspetto nascono i grossi problemi dell’Inter, perché Valero ne è l’unico vero cervello, l’unico che riesce a cambiare il ritmo della regia. Già con la Spal c’era stato un tentativo di controllo stretto, ma non c’era stata applicazione tale da limitarlo così come avvenuto con Omeonga, che per un’ora circa si è davvero sacrificato, lavorando molto al centro in fase di non possesso e allargandosi in fase di possesso. Qui due animazioni come esempio di questa applicazione:

Borja marcato a uomo 1

 

Borja marcato a uomo 2

Come potete notare, c’è anche una marcatura su Vecino, così come su Brozovic ma con meno efficacia e vedremo poi perché. Il Genoa ha così lasciato di fatto il solo Pellegri a pressare i due centrali, il ragazzo si è applicato e qualche volta ha messo in difficoltà i difensori nerazzurri (a 16 anni ha lottato come se ne avesse 30), che però sono stati in genere liberi di impostare. Solo che non hanno la qualità di Vecino e Borja Valero: il primo, principale, problema dell’Inter è dovuto a questo. In pratica i due centrocampisti non riuscivano quasi mai ad avere palla, soprattutto lo spagnolo.

Questo ha comportato un rallentamento dell’azione, quasi fisiologico, con altrettanto fisiologico allungamento della squadra: con tanto possesso palla, l’Inter mancava di marcature preventive e spesso si trovava in difficoltà perché era troppo basso il numero dei calciatori sotto palla, aspetto che lo stesso Spalletti ha evidenziato a fine partita.

(sempre en passant, questo è un aspetto troppo trascurato fino ad ora: se l’Inter perde palla, rincula. Pericolosamente. Con la difesa che scappa subito e voragini che si aprono. Ma con un possesso palla così insistito sarebbe necessario che ci fosse un immediato accorciamento delle distanze, un “accorciare in avanti” per ridurre lo spazio di gioco sul quale si avventano gli avversari in transizione. Questo comporta anche un lavoro durante il possesso palla, con l’occupazione di spazi fragili per evitare brutte sorprese. Ovvero difendersi mentre si attacca.)

Tornando a noi, a seguito di certo possesso palla sarebbe servito che qualcuno dei 4 davanti variasse e l’unico che l’ha fatto è stato Icardi, in gran parte su dettato dell’allenatore.

Gli altri tre, però, avevano movimenti diversi. Brozovic non è riuscito a trovare quasi mai la posizione, mentre Perisic è rimasto troppo statico sull’esterno. Spalletti ha evidentemente chiesto a Icardi di cercare di più l’appoggio ai compagni, chiedendo al contempo a Candreva di inserirsialle spalle, sostanzialmente da centravanti aggiunto, prendiamo una sola immagine a spiegarne la dinamica:

Se nelle prime tre partite abbiamo visto Perisic e Candreva accentrarsi molto di più, e con efficacia, nelle successive tre non è successo e non si comprende il motivo: sarebbe servito qualcuno in grado di giocare alle spalle dei centrocampisti avversari, tra le linee, per dare soluzioni anche di prima ai due centrocampisti centrali. Invece niente, sia Vecino che Borja Valero, quando prendevano palla non si trovavano soluzioni se non indietro o laterale.

Perché, nonostante le particolari contromisure di Juric (en passant, tatticamente fa spesso un buon lavoro), i due hanno toccato un gran numero di palloni: Vecino si è fermato alla soglia dei 100 passaggi Borja Valero una quindicina in meno: soltanto che avevano spesso una sola opzione, zero alternative o quasi.

Il problema del giro palla lento è spesso dovuto a questa staticità, alla quale fortunatamente Icardi ha posto un argine rispetto alla tendenza che abbiamo evidenziato nell’approfondimento precedente: sono stati tantissimi i suoi motivmenti, soprattutto in fase di non possesso tra i quali brilla quel salvataggio in extremis con l’avversario da solo davanti alla porta sguarnita.

Ecco, abbiamo detto che Mauro ha chance e opportunità di crescita enormi, perché ha del potenziale inespresso: quando ci si rammarica di quello che non fa, non è perché lo si vuole criticare a prescindere, ma perché uno dei “salti” mentali che l’Inter dovrà fare passano inevitabilmente da questo suo aspetto del gioco. Se vuole fare il definitivo upgrade da grandissimo a fuoriclasse, dovrà dare qualcosa di più alla squadra.

Per concludere sulle “spine”, aggiungiamo la scarsa spinta dei terzini, o almeno una spinta timida e quasi mai in grado di mettere davvero in difficoltà l’avversario, oltre che un approccio, questo sì davvero scolastico, dei due centrali di difesa: delle belle verticalizzazioni di Skriniar nelle prime tre partite se n’è persa traccia, inspiegabilmente.

Quindi l’incastro è servito: più coraggiose; i 4 davanti poco mobili, fatta eccezione per Icardi; terzini con poca spinta, o non sempre portata con i tempi giusti e le velocità adeguate; centrali di difesa che non hanno rapidità di pensiero né il lancio lungo che altri, vedi Bonucci, usano con eccessiva confidenza ma che all’Inter servirebbe come il pane.

Eppur si muove…

Sembra sia il quadro di una squadra disastrosa, in realtà basta davvero poco, anche perché sono tutte cose che in qualche modo hanno già espresso in campo e possono ripetere.

Se controllata bene, e non è cosa difficile perché è squadra facile da leggere, l’Inter non ha modo di reagire né di improvvisare: e questo non dipende dal modulo, si potrebbe giocare anche col 5-5-5 di longobardiana memoria e non cambierebbe molto… anche se credo che al momento questa squadra sia più da 4-3-3 che non da 4-2-3-1. Al momento l’unica cosa che può fare è di alzare il pressing e variare l’attacco sfruttando la transizione positiva che, per sua natura, non rientra in un quadro tattico facilmente prevedibile. Non è un caso che la fase migliore dell’Inter sia stata quella del primo quarto d’ora quando ha aggredito l’avversario molto in alto, recuperando anche 3-4 palloni che potevano essere sfruttati meglio (così come quei rari contropiedi che si riesce a fare).

Spalletti, però, ha già posto qualche mattone interessante. Per la prima volta dai tempi di Mancini, si sono visti scambi tra i due esterni, cosa che era diventata una chimera e sinceramente inspiegabile. Ancora con timidezza, ancora con poca fluidità e imprevedibilità, ma è una possibilità che l’Inter deve sfruttare di più.

Così come deve sfruttare di più (scusate un attimo, devo tenermi sulla sedia perché lo sto scrivendo proprio io…) Eder e i suoi buoni movimenti visti nelle ultime occasioni in cui è subentrato. Una sorpresa.

Anche se la maggiore è chiaramente quel ragazzo lì, buttato in campo quasi casualmente al 71esimo e che ha letteralmente mandato in tilt metà difesa genoana. Un lavoro agevolato, è chiaro, da un Genoa fisicamente in calando, poi dal vantaggio nerazzurro, ma Karamoh ha mostrato di avere quella sfrontatezza e quella voglia di rischiare che nell’Inter sembra avere solo Perisic.

È una squadra che rischia poco da questo punto di vista: Torino e Lazio hanno una media di oltre 19 dribbling a partita, Roma e Juventus sopra i 17, e il Benevento è 5° a 15 dribbling a partita (stranamente il Napoli è 7° a 14,7). L’Inter è 15esima a poco più di 10 tentati, 7 riusciti: per questo i 4-5 di Karamoh in meno di 20 minuti sono stati salutati come una roba deliziosa.

Perché, quando hai difficoltà, la cosa migliore che ti può capitare è qualcuno che ti crei superiorità superando l’avversario diretto e costringendo gli avversari a perdere le posizioni per coprire le falle. Così come è vero che troppi dribbling possono essere il sintomo di mancanza di idee in attacco.

In Francia, Karamoh si è reso protagonista di una statistica particolare: ha fallito (molti) più dribbling di quanti ne sia riusciti a portare a compimento, 71 a 51: in Ligue 1 solo Thauvin ne ha sbagliati di più (82) ma con 91 riusciti e una media dribbling falliti/minuto più bassa. Però Karamoh è stato tra i più “dribblomani”, provandoci 1 volta ogni 18 minuti: significano almeno 5 dribbling a partita di media. Nell’Inter nessuno ha queste caratteristiche.

Dal punto di vista tattico ha mostrato limiti evidentissimi ad ogni attimo di necessità: se a Candreva si possono rimproverare tante cose, di certo rimane il giocatore più utile di tutti sullo scacchiere tattico. Faccio fatica a credere che Spalletti possa esporsi con Perisic da un lato senza avere il contraltare Candreva dall’altro. Karamoh, però, può essere utile quando è necessario spaccare le partite e aprire le difese avversarie, ma anche quando l’Inter sarà in vantaggio e servirà qualcuno fresco di buona corsa per ripartire con pericolosità. Per adesso, però, non chiedetegli miracoli né di cambiare l’Inter, e soprattutto non chiedete a Spalletti di metterlo titolare.

Anche se c’è una cosa che per me è valsa più di tutte… cioè, in realtà due. Da una parte, che la squadra è rimasta fedele alla sua identità costantemente; dall’altra, che non ha praticamente mai sbracato, non si è mai disunita anche se le distanze ancora sono da rivedere e correggere. Prova ne è che subisce relativamente poco, sia in termini di gol che di occasioni.

Diamoci sotto!

L’Inter deve lavorare ancora molto, ma è decisamente meglio farlo con tanti punti in cascina che non avendo l’affanno della vittoria a tutti i costi, altrimenti altro campionato buttato a settembre.

Le prime 6 partite del campionato ci dicono che la classifica in alto è più corta: tolte le prime due, che faranno quasi certamente un campionato a parte, ci sono ben 6 squadre in 5 punti, e a questo trenino si potrà aggiungere forse l’Atalanta se saprà correre sugli stessi ritmi dell’anno scorso.

 Insomma, un campionato spezzato in due ma che dà all’Inter già una chance non indifferente. Il prossimo turno vede il big match tra Roma e Milan, giusto un turno prima del derby di Milano e di Roma-Napoli e Juventus Lazio: un terzetto di partite che potrebbe in qualche modo segnare il campionato, soprattutto se in Milan-Roma i rossoneri dovessero perdere o pareggiare, con l’Inter vincente. Si creerebbe un solco importante all’approssimarsi del derby con quello che, nella migliore delle ipotesi per l’Inter, potrebbe già essere un colpo da knockout a una rivale, anche se a questo punto la rivale più accreditata è più la Lazio che il Milan… ma è un campionato che riscrive sé stesso nell’arco di un paio di settimane, vedremo chi è davvero cavallo di lunga corsa.

Ricordandoci, però, che nel turno successivo al derby i nerazzurri dovranno affrontare il Napoli sotto il Vesuvio, con la speranza che i postumi della sfida di Manchester facciano da contrappeso.

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Le pagelle in breve

HANDANOVIC 6

D’AMBROSIO 6+

SKRINIAR 6,5

MIRANDA 6

DALBERT 6

VECINO 6

BORJA VALERO 5

CANDREVA 5

BROZOVIC 5,5

PERISIC 6-

ICARDI 6+

EDER 7-

KARAMOH 6,5

JOAO MARIO 6+

Il tabellino

INTER-GENOA 1-0 
PRIMO TEMPO
 0-0 
MARCATORI
: D’Ambrosio al 42’ s.t. 

INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Dalbert; Borja Valero (27′ st Karamoh), Vecino; Candreva (15′ st Eder), Brozovic (36′ st Joao Mario), Perisic; Icardi. A disposizione: Padelli, Berni, Ranocchia, Santon, Vanheusden, Nagatomo, Gagliardini,  Pinamonti. Allenatore: Spalletti.

GENOA (3-4-2-1): Perin; Biraschi, Rossettini, Zukanovic; Rosi, Cofie, Veloso (34′ st Rigoni), Laxalt (8′ st Migliore); Omeonga, Taarabt; Pellegri (29′ st Pandev). A disposizione: Lamanna, Brlek, Gentiletti, Centurion, Galabinov, Palladino, Lazovic, Ricci, Salcedo. Allenatore: Juric.

ARBITRO: Guida di Torre Annunziata.

NOTE: Espulsi al 46′ st Omeonga (G) per fallo da ultimo uomo; al 48′ st Taarabt (G) per gioco scorretto. Ammoniti: Zukanovic (G), Migliore (G). Angoli: 8-4 per l’Inter. Recupero: pt 0′, st 4′.

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