Le opzioni d’attacco dell’Inter: quello che ha e quello che manca

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In attesa che termini questa agonia, che i vertici del calcio mondiale continuano a propinare al pubblico, chiamata “pausa per gli impegni delle squadre nazionali”, proviamo ad approfondire un tema che abbiamo più volte accennato senza però entrare molto nei dettagli.

In un paio di occasioni abbiamo analizzato alcuni aspetti. Specifici, come nel caso dell’articolo sui movimenti di Mauro Icardi con annesso approfondimento video (che, se non avete visto, Vi consigliamo. Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo e vedere il video):

L’altro, quando abbiamo parlato di un argomento largamente dibattuto tra i tifosi: se non segnano Perisic e Icardi, chi segna?

 

Abbiamo anche discusso di difesa e torneremo a parlarne in questa settimana, appena finita quella cosa lì che si chiama “partita della nazionale”. A proposito, a quando una mini-pausa invernale con più partite raccolte nell’arco di 15-18 giorni?

Ma come attacca l’Inter? E soprattutto, come segna?

I numeri

Le statistiche di questo inizio stagione raccontano di un’Inter propositiva e di un buon potenziale, pur con troppe pause e una manovra talvolta più lenta del necessario. Attenzione, perché per molti versi numeri simili per l’attacco c’erano anche con Frank De Boer in panchina. Guardiamoli prima di analizzare anche il senso di questo confronto:

Questo per dire che i numeri ci possono raccontare una realtà con una certa approssimazione: all’apparenza sembrano due squadre dalla produzione similare, e qualcuno ha provato (sbagliando) ad affiancarle anche come sviluppo del gioco. Eppure, chiunque sia dotato di buon senno non le paragonerebbe a cuor leggero, a partire dalla dotazione tecnica (sostituire Medel-Murillo-Kondogbia con Skriniar-Borja Valero-Vecino è un upgrade a prescindere) né da altri punti di vista.

Questo per dire che i numeri vanno presi comunque con le pinze, quali che essi siano, perché i risultati poi vengono influenzati da mille altri fattori.

Rimane, però, la buona produzione. Che è buona e non eccezionale, come ci raccontano altri numeri: l’Inter è quinta per tiri totali, terza per tiri in porta, sesta per tiri fuori.

Al tempo stesso è seconda per assist tentati, pur ritrovandosi quarta per assist vincenti:

Rispetto all’anno scorso, sia con FDB che con Pioli, è calata la produzione di cross, perché sia Candreva che Perisic quest’anno hanno l’indicazione di accentrarsi più spesso. Nelle ultime due partite, addirittura, Candreva si è inserito spesso alle spalle di un Icardi più propenso ad accorciare e offrire appoggio ai compagni. Nonostante questo, l’Inter è la squadra che sbaglia più cross in Serie A, risultando la sesta per cross utili:

Da notare che nella classifica non ci sono né Juventus né Napoli: è chiaro anche che avere un calciatore di certe caratteristiche possa spingere di più al gioco sugli esterni per cercarlo con i cross. Da questo punto di vista stupisce davvero la scarsa produzione della Roma (penultima per cross utili, 28, ma quinta per quelli sbagliati, con 47), mentre è “giustificata” quella dell’Inter che al momento è prima per gol realizzati di testa (4: e non a caso Roma 1), ma anche per la produzione di assist da cross: l’Inter è prima con 6, tutti gli altri dietro (per es. Napoli 3, Juventus 2, Roma 2).

Per quanto riguarda le performance fisiche, a parte il primeggiare per i gol realizzati nell’ultimo terzo di match, l’Inter è tra le squadre che corre di più in campionato, con una media complessiva di squadra di 108,853 km per partita. Non è un numero che amo granché, perché più che parlare della forma fisica ci racconta molto di più all’interno del match che non nel complessivo: l’Inter, fino ad ora, ha corso sempre più degli avversari diretti, e questo conta più di un qualunque posto in classifica.

Qualcuno esibisce la statistica come un fatto di “forma”. Lo hanno fatto parlandone del Milan in crisi e del suo preparatore licenziato: allora dovrebbero spiegare perché il Milan in crisi fisica ha una media di 105.513 mentre la Roma in scioltezza ha media di 105.801, così come la Juventus seconda di 106.838.

L’Inter ha attaccanti che giocano molto sull’ultima linea avversaria, soprattutto Icardi come abbiamo visto nel video: la tendenza, però, è da associare anche a Perisic. Il tentativo è quello di sfruttare la rapidità nel breve con dei passaggi filtranti (lunghi o corti, ma soprattutto corti). Questo porta i nerazzurri a essere terzi come fuorigioco (20, primo il Torino a 24) mentre squadre più manovriere come Roma, Napoli e Juventus sono ferme a 10, 11 e 12 rispettivamente.

Statistiche più approfondite

Queste le statistiche Lega Serie A, adesso usiamo le Opta.

Come possesso palla l’Inter è terza (57%) dopo Napoli (61%) e Juventus (58,2%), con Milan (56%) e Roma (54,6%) al seguito. Va detto, però, e ne approfitto per dirlo qui ma vale anche per le statistiche di cui sopra, che un gruppo di 7 partite può non essere un campione ideale per fare dei confronti e delle classifiche, mentre è un buon numero per analizzare tendenze. Per quanto riguarda l’Inter, però, ci sono 5 partite “penalizzanti” per alcune statistiche (squadre che si chiudono di più e con tutti gli uomini, marcature a uomo anche sui centrocampisti etc…) ma “esaltatrici” di altre caratteristiche, come quella del possesso palla, che avrà una sua definizione migliore già fra un mesetto.

L’Inter è terza (87,3%) anche come precisione nei passaggi, dietro le solite Napoli (89,7%) e Juventus (88,1%), una piacevole crescita rispetto agli anni passati, ma è in generale tutta la Serie A ad essere cresciuta negli ultimi 5 anni, con un gioco globlale, per alcuni versi, ha provato ad adattarsi alle tendenze europee. Se nel 2009-2010 solo 3 squadre superavano l’80% di precisione nei passaggi, l’anno scorso ben 11 su 20, con Empoli e Pescara ad un soffio dall’80%.

Adesso due aspetti della stessa medaglia. Da una parte, l’Inter è la squadra che perde meno palloni di tutti (9,4), persino meglio del Napoli secondo a 10 palle perse per partita (statistiche Opta, ricordiamolo). In questo senso stupisce il terzultimo posto della Roma (16,2) e del quintultimo del Milan (14,7).

Dall’altra ci sono altre statistiche che ci rivelano quanto questo sia un effetto del gioco interista, talvolta troppo lineare e senza particolari guizzi individuali. Da qui una delle statistiche meno entusiasmanti, che ho visto riportata in maniera errata ed è racchiusa in un numero: 7,7, spacciato semplicemente come “dribbling“.

7,7 è il numero dei dribbling riusciti a partita, non il totale: ai primi, infatti, va sommato il numero dei dribbling falliti, che per i nerazzurri è 5. Il totale fa 11,7.

Non che cambi la sostanza della cosa: l’Inter è 13esima in tutte le classifiche dei dribbling (riusciti, falliti e totali). Statistica che, se da una parta ci dice che l’Inter ha poca gente in grado di rischiare, o con la voglia di farlo, dall’altra ci racconta anche il tipo di gioco che è stata spesso costretta a fare.

Il Napoli, per esempio, ha giocatori molto più capaci nell’uno contro uno, eppure ha 1 solo dribbling riuscito di media in più rispetto all’Inter. Ultimissimo il Milan, con il Chievo, a 5,3, mentre svettano Torino (13,4), Juventus (12,6), Lazio (12,4) e Roma (11).

Per quanto riguarda il totale, invece, gli 11,7 dribbling tentati dai nerazzurri sono lontani dai 19,6 del Torino, dai 18,3 di Lazio e Juventus, e i 18,2 della Roma. Il Napoli cresce perché ne sbaglia qualcuno in più: con 6,4 sbagliati arriva a un totale di 15,1.

Numero, ripeto, che può raccontare molte cose diverse: mancanza di un certo tipo di individualità ma anche ricerca di un altro tipo di gioco, come accade nel caso del Napoli o del Milan, anche questa squadra che ha individualità più spiccate nella possibilità di affrontare l’avversario 1vs1. Certo che, però, è un numero che fa impressione per la sua nudità: nella Primera Division spagnola l’Inter sarebbe penultima (Barcellona a 26,7 totali, Atletico 20,6, Las Palmas a 19,4, Real Madrid a 17,3).

Ecco perché l’Inter è in assoluto, e di gran lunga, la squadra che gioca un calcio “più breve”. Inaspettatamente, a dire il vero, perché ci saremmo aspettati il Napoli. I nerazzurri hanno un totale di 22,7 passaggi lunghi completati a partita… per comprendere, il Napoli 32,3 a metà classifica e, stranamente, la Juventus prima a 40,7.

Per i totali (passaggi lunghi sbagliati e riusciti) l’Inter è comunque prima (o ultima, dipende come volete leggere la classifica) con 38,6 a partita, secondo il Napoli a 48,4, mentre nell’altra estremità della classifica svetta il Bologna a 72: la Juventus è 14esima con 63,6 passaggi lunghi tentati a partita.

Per i totali tra passaggi lunghi e corti: Napoli (740!), Juventus 621, Inter 578. Poi staccate Milan 527 e Roma 510: tutto il resto va dai 307 del Crotone ai 496 della Sampdoria. Questo ha significato portare molti nerazzurri tra i migliori calciatori per precisione nei passaggi (Valero Iglesi. è Borja Valero Iglesias):

(sono stati filtrati i calciatori con meno minuti. Vecino è comunque sopra il 90%). Mentre questa è la classifica per totali:

Ripetiamo lo stesso concetto di prima: con 5 partite fortemente condizionanti dal punto di vista del gioco, la manovra interista ha anche dovuto svilupparsi in un certo modo: ci prendiamo l’impegno di verificare tra una 40ina di giorni l’eventuale evoluzione.

E i gol che mancano?

Nel titolo c’è un’indicazione: all’Inter mancano dei gol, qui vediamo un paio di casistiche importanti.

L’Inter tira relativamente poco da fuori area: oggi è decima con 5,7 tiri da fuori area, mentre in testa ci sono Fiorentina e Milan (8,7), poi Napoli (8,4) e Juventus (7,7). In area piccola ci finisce sempre molto poco: il Napoli, primo, è arrivato al tiro 14 volte (2 a partita), l’Inter soltanto 5, ma in buona compagnia (Juventus 6).

Pur avendo già realizzato due gol da calci piazzati, è ancora relativamente bassa la produzione di occasioni da questa situazione, nonostante la buona predisposizione fisica: l’Inter è 11esima con sole 20 occasioni (Fiorentina prima con 31 poi Milan con 28), a pari merito con Napoli, Samp e Torino. Per “piazzati” escludo i calci di punizione diretta, come quella di Brozovic contro il Benevento e i rigori di Icardi. Contando i calci di punizione diretti (ma non i rigori) la Roma l’anno scorso si classificò prima con 18 gol accanto al Verona, Juventus seconda con 17.

La squadra di Spalletti non ha ancora segnato su contropiede puro. Il numero di partite è ancora troppo basso (a zero anche Juventus, Roma e Milan), ma questa squadra ancora non ha la fisionomia della Roma di Spalletti, che negli ultimi due campioanti, a fine anno, è stata sempre prima in classifica.

Sempre tenendo bene a mente che il gruppo di partite può condizionare queste statistiche, va detto che l’Inter è una squadra che non solo fa pochi falli (16esima, con la Roma ultima), ma è anche squadra che prova pochi contrasti (terzultima, in buona compagnia col Milan penultimo) ma, soprattutto, il suo pressing per adesso si è rivelato non proprio efficacissimo, condizionando fortemente il totale dei passaggi intercettati: solo 7,7 a partita, mentre ci sono squadre come Lazio (quinta a 14,3) e Juventus (settima, a 12,7), o anche lo stesso Napoli (appena 14esimo con 10) che ne fanno di più e anche di migliori.

È forse l’aspetto più carente, a mio avviso, in questo inizio di campionato, soprattutto in relazione al pressing e al recupero palla per una transizione positiva pericolosa. Per capirne l’importanza, guardiamo 4 video di una delle squadre che lo fa meglio in Europa, il Napoli:

In questo primo video vediamo anche altri due aspetti che sono carenti in questa Inter: il primo è l’inserimento del centrocampista su triangolo stretto (a memoria, una sola occasione sul rigore procurato da Joao Mario) e il triangolo offerto dall’appoggio del centravanti… vedete quanto possa essere importante uno o più attaccanti che si staccano di qualche metro dai difensori? A Mertens basta un movimento di appena 2 metri…

Come vedete, il Napoli ha la tendenza a stare molto più corto, di giocare alto e soprattutto di portare pressione immediata in fase di transizione negativa, ma anche di occupare prima gli spazi utili, sia con chi deve pressare che con chi dovrà/potrà ricevere palla. Sono tutti e 4 gol da pressing/recupero palla. Su questo tasto abbiamo insistito moltissime volte, con i calciatori interisti che non sono bravissimi a occupare gli spazi preventivamente.

Se non bastasse, allora andiamo a riguardare due cose del nostro recente gloriosissimo passato. Purtroppo non riesco a ritrovare l’intera azione del gol di Eto’o contro il Chelsea nel 2010: l’assist è di Sneijder, ma poco prima c’è un incredibile intervento di Cambiasso. Ma questo lo riconoscete?

È uno dei gesti tecnici più importanti del 2010 e probabilmente della storia nerazzurra: è il 60esimo e Thiago Motta, con l’Inter avanti 2-1 ma totalmente sbilanciata dal recupero palla blaugrana, prova una di quelle cose che se ti vanno male è finita (il Barcellona avrebbe avuto vita facile in ripartenza), se ti va bene… vai in paradiso, con l’azione del terzo gol, quello decisivo per la qualificazione in finale.

Ecco, all’Inter mancano soprattutto questi gol, che ovviamente non sono soltanto “gol che mancano”, ma anche e soprattutto situazioni di gioco: troppo spesso gli avversari ripartono senza subire vera opposizione. Quante volte abbiamo visto questa casistica negli ultimi 2 anni? Una infinità.

In serie A ci sono degli specialisti: per esempio quel Torreira che tanto mi piacerebbe in nerazzurro (l’anno scorso il più “polpo” della Serie A), il tanto vituperato Montolivo, oppure Biglia, Badelj, De Rossi, Strootman, Jorginho.

Nell’Inter, Borja Valero in Spagna era tra i più apprezzati in questo fondamentale, poi in Italia ha spesso giocato più avanti e non ha più ripetuto le stesse medie. Gagliardini aveva mostrato una discreta propensione l’anno scorso, salvo poi perdersi nella seconda fase del ritorno. Stessa cosa vale per Joao Mario, che avevo apprezzato in questo aspetto ma che si è perso col tempo: una involuzione generale che non comprendo ancora a fondo. Poi c’è Brozovic, che non ha l’intelligenza calcistica per piazzarsi con anticipo là dove finirà la palla.

Rimane Vecino, giocatore che per adesso è risultato per me imprescindibile nell’organizzazione della manovra. A quanto pare, Spalletti potrebbe persino provarlo da trequartista, ruolo che non dovrebbe avere mai ricoperto, eppure non è una notizia che ci lascia sorprese, anzi:

E questo perché, da una parte, Vecino ha spesso avuto buoni movimenti in fase di inserimento, sia nella Fiorentina che nell’Inter. Qualche settimana fa, in risposta a un utente Twitter, esprimevo la perplessità di così pochi gol nonostante una buona propensione a quello che gli addetti ai lavori piace chiamare “inserimento a fari spenti“, ovvero senza palla, in genere dal lato debole.

Inoltre, la qualità del pressing di Vecino, vista anche la buona corsa e il senso della posizione, ne potrebbe fare un surrogato di quello che alla Roma era Nainggolan alla Roma. Ne scriviamo già da tempo ma oggi anche la Gazzetta dello Sport ne dà conferma, probabilmente su “imbeccata” dall’interno: vedremo se lo proverà e quanto buono sarà questo surrogato.

Ma più che la fase di “assalto”, per usare le abusate parole giornalistiche pallonare, dovremo fare attenzione alla fase di interdizione, soprattutto a palla persa: è uno di quegli aspetti che mettono davvero difficoltà all’avversario. Ed è lì che l’Inter si gioca parte del suo futuro, magari anche a brevissimo.

Manca poco?

Viste già le mancanze degli inserimenti e dell’appoggio degli attaccanti (vedi approfondimento su Icardi e video del goal del Napoli contro il Cagliari), ci troviamo un’Inter costretta, insomma, a inventarsi gol da recupero palla se proprio i suoi calciatori non vogliono / vorranno rischiare qualche dribbling in più per creare superiorità numerica. È quella fase chiamata “transizione positiva” e che ha fatto le fortune di allenatori come Mourinho, Guardiola o Klopp: quella fase di gioco immediatamente successiva alla riconquista della palla e che comprende anche i movimenti “appena precedenti” che favoriscono una migliore ricezione della palla.

Quell’azione di Motta è una transizione negativa che si trasforma in positiva, così come le azioni del Napoli sono gol che nascono da recupero alto e transizione rapida… sono tutte sintomatiche della sua importanza: la squadra avversaria è meno protetta, è disposta male, non ha tempo di riorganizzarsi, saltano gli schemi e lì la differenza la fanno l’esperienza e la qualità.

Per il resto la distribuzione è discretamente bilanciata (la somma è superiore rispetto ai gol perché in una azione da gol possono esserci più casistiche. Per esempio, contro il Bologna ce ne sono 3: aiuto del centravanti, assist da destra, rigore):

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  • rigore 3;
  • assist da destra 5;
  • assist da centrale 4;
  • assist da sinistra 3;
  • su aiuto del centravanti 1 (l’azione che porta al rigore contro il Bologna);
  • Calci piazzati 2;
  • Punizione 1;
  • Recupero palla 1, quello di Joao Mario su Nainggolan che porta al gol di Vecino;

Ed è proprio con questo video che vogliamo lasciarvi, così per evidenziare ulteriormente quanto sia importante questa fase: Roma sbilanciata, superiorità numerica, possibilità di uno contro uno.

È uno degli aspetti più importanti del calcio moderno, ve lo abbiamo scritto già molte volte, e non si può sottovalutare: già dalle prossime l’Inter sfiderà squadre più portate ad attaccare, ottimo banco di prova non solo per le ambizioni di classifica.

 

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