L’Inter e il problema dell’assenza di… Kalinic

Nikola Kalinic non si è allenato neanche oggi con i compagni e aumenta il pessimismo rossonero: l’adduttore lesionato durante la sfida contro la Roma non sembra essere ancora guarito del tutto ed è probabile che, per non rischiare infortuni più gravi e più lunghi, l’attaccante croato non giocherà il suo primo derby milanese.

Al netto di una improbabile pre-tattica, c’è da chiedersi se la sua assenza penalizzi di più il Milan o l’Inter.

Comprendo lo stupore del lettore nel trovarsi di fronte un’affermazione simile, soprattutto se fatta da chi ha sostenuto che l’acquisto di Kalinic è un vero e proprio colpaccio fatto dai rossoneri.

Partiamo dal fatto che non rinnego il concetto, anzi, se possibile lo rafforzo. Espresso il dubbio che Belotti o Aubameyang lo fosse, quei tifosi milanisti che si aspettavano un attaccante di primissima fascia magari saranno rimasti delusi, ma sono convinto che si ricrederanno col tempo. L’unico vero big, tra le voci estive, era Diego Costa, ma era un accostamento improprio perché il suo destino era già segnato.

Kalinic è un attaccante all’apparenza classico, preso dagli anni ’90 e portato di peso in un calcio che non dovrebbe affatto digerirlo, e lui non digerire il calcio di oggi; lo guardi e in diversi momenti ti scattano delle immagini associative che ti fanno pensare a qualche grande attaccante di razza, lo osservi meglio e ti sembra troppo sgraziato per riuscire a compiere proprio quel gesto, quel movimento, quel passaggio. Lui però non lo sa e insiste nel muoversi, nel fare quel gesto, quel passaggio e ti accorgi che in campo ci sta benissimo e quella prima impressione viene spazzata in pochi minuti dalle mille cose che fa in campo.

Sa fare l’attaccante “punto di riferimento in avanti”, che tanto piace a certi cronisti… non fosse altro che per il discreto fisico che si ritrova e la sua capacità innata di occupare bene lo spazio e usare il fisico con consapevolezza. Ma ha anche una buonissima tecnica e ama svariare molto, farsi incontro, accorciare, allargarsi, al punto che quasi la metà dei palloni che tocca in una partita li tocca lontani dall’area e vicini alla metà campo, pur rimanendo chiaramente e senza alcun dubbio un attaccante centrale.

Chi ci legge sa che sono un appassionato dei numeri e delle statistiche, ma per una volta farò un’eccezione.

Perché Kalinic esprime in campo delle cose che risultano “intangibles“. Ricordate? Ne abbiamo parlato qualche volta, discutendo per esempio di Cambiasso: ci sono calciatori che fanno mille cose lontani dalla palla che non andranno mai in una statistica. Ma quel movimento, quel gesto, risulterà essere intrinsecamente fondamentale nello svolgimento dell’azione. Tempismo nei movimenti, finte, cambi di direzione, palle sporcate, avversari impegnati in corpo a corpo e tenuti ora lontani ora vicini.

Un attaccante, insomma, rognoso e utilissimo che ha il pregio di far giocare meglio i compagni.

Ma allora è un bene, no?

Detto più espressamente quanto avevamo accennato in breve sui social (e che avevo promesso a qualche buon lettore dal cuore rossonero!), come può essere un problema per l’Inter se manca un attaccante del genere, a maggior ragione, poi, in una squadra come il Milan che ancora non ha trovato ritmi, quadrature, modulo, coesione di gruppo?

Il problema insiste sulla natura dei difensori nerazzurri e nelle qualità del sostituto.

L’anno scorso lo scenario peggiore per la difesa dell’Inter era dato dalla presenza in campo di due attaccanti avversari, a maggior ragione se fisicamente importanti. Quest’anno la presenza di Skriniar ha sistemato molte cose da questo punto di vista, ritrovandosi improvvisamnete lui leader di una difesa a dispetto del suo compagno di squadra, Miranda, che ha ben altra esperienza e blasone. En passant, esprimo il rammarico per non averlo visto con Murillo, di caratteristiche diverse e più giovane, ma tant’è, ormai è andato e so che buona parte del tifo non la pensa come me.

La difesa nerazzurra è, al momento, la migliore del campionato e i meriti per essersi distinta vanno soprattutto ad Handanovic e proprio Skriniar. Occhio eh, non è un merito “totale”, ma hanno dato quel quid in più che ha permesso alla difesa di emergere e rimanere imbattuta per 4 partite su 7, subendo solo 1 gol nelle altre tre.

Senza Kalinic, il Milan probabilmente schiererà Suso e André Silva, altro attaccante ancora inesplorato e che ha grandi potenzialità per far bene. Da quel poco che ho visto quest’anno, in aggiunta alle partite contro le italiane in Champions l’anno scorso e nella sfida contro il Leicester, è anche lui un attaccante completo, bravo a fare da punto di riferimento, ma del quale ho apprezzato soprattutto altre qualità, come la straordinaria facilità di corsa e di progressione, la capacità di giocare alle spalle dei difensori per cercare il taglio in profondità, oltre che la qualità tecnica davvero superiore alla media, tale da renderlo un attaccante imprevedibile.

Kalinic sarebbe stato comunque un riferimento sicuro anche per i difensori nerazzurri, non così André Silva: prima punta, da 10, da esterno, è attaccante dalle skills trasversali che può fare tutti i ruoli d’attacco e che può, in sostanza, cambiare modo di giocare in qualunque momento.

Con Suso forma un duo sgusciante e di difficile lettura per una difesa come quella interista, che dovrà mettere quel qualcosa in più di concentrazione che, fortunatamente, il derby dovrebbe garantire di suo. Entrambi gli attaccanti hanno qualità per muoversi lontano dal centro, lasciando senza riferimenti i due centrali di difesa e sugli esterni si potrebbero creare momenti di superiorità numerica rossonera: da una parte i terzini ne potrebbero soffrire (e l’Inter sulle fasce basse ha il suo più grande punto debole), dall’altra i Skriniar e Miranda potrebbero vedersi arrivare i centrocampisti a rimorchio e con corsa già dispiegata, con al servizio attaccanti dai piedi buonissimi. Oltre a diventare tutti molto più pericolosi in contropiede, situazione di gioco che l’Inter deve ancora imparare a padroneggiare.

Insomma, il paradosso è che l’assenza di uno dei giocatori che apprezzo di più dei rossoneri rende il Milan più imprevedibile, in attesa che trovi la sua vera dimensione  e la sua quadratura tattica. Che, mentre ci siamo, per me sarebbe quella di un 4-3-1-2/4-3-2-1 con Suso e André Silva liberi di svariare alle spalle o al fianco di Kalinic: questa fissa di assecondare Bonucci sulla difesa a 3 è qualcosa che sinceramente capisco poco. Ma forse è un limite mio, motivo per cui scrivo su ilMalpensante e non sono sulla panchina del Milan.

L’Inter potrebbe non avere gli immediati anticorpi per risolvere il problema: i primi 15-20 minuti saranno fondamentali e sarà necessario aggredire sì, ma senza scoprirsi troppo.

E se fosse tutta pretattica e Kalinic dovesse giocare? In quel caso sapete già che attaccante ci si troverà davanti.

Vi rimandiamo a domani e domenica mattina per altri due approfondimenti sul derby.

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