Aria di derby: che avversario sarà il Milan

Cosa c’è di peggio che affrontare un derby, che so, con tanti assenti e in piena crisi di risultati? Farlo dopo una sosta per le nazionali e magari pensando di avere trovato quadratura e identità, lasciandosi lusingare dai buoni risultati e illudendosi di essere squadra da lunga corsa di testa.

Non è solo perché si tratta di un derby: questa è una partita difficile per mille ragioni diverse. E, non ultimo per importanza, perché il Milan è di certo una squadra molto più rognosa di quello che i risultati stanno dicendo e di quanto ci viene raccontato da più parti.

In questi giorni ho rivisto alcune partite, concentrandomi soprattutto su quella contro la Roma. Non l’avevo vista prima e devo ammettere che le parole di Montella nel post partita non sono così lontane dalla realtà. Non perché il Milan abbia trovato già la sua dimensione, ma perché effettivamente sembra la strada giusta. Forse non come modulo (come detto ieri, credo siano altri i moduli con cui potrebbero rendere meglio), ma soprattutto come atteggiamento.

Soprattutto il Milan visto a Roma è squadra che ha già compreso che il battage estivo, probabilmente anche a causa di troppi giornalisti vicini e simpatizzanti, era la più lampante delle chimere estive, un insieme di miraggi, proiezioni, sogni, usate il sostantivo che volete: si tratta pur sempre di scarsa aderenza alla realtà.

Ma c’è una cosa che può danneggiare più dell’illusione: è credere che sia realtà. A quanto pare, il Milan non soffre di facile creduloneria, perché con la Roma è stata squadra, sì con troppe sbavature, che a provato a essere molto concreta, corta e stretta, con la buona predisposizione di tutti nell’essere squadra.

La difesa

Ieri abbiamo visto qualche possibile pregio in attacco ma ce ne sono altri. La sorpresa più interessante è stata quel Borini largo a destra nel modulo 3-5-2 che, sinceramente, credevo fosse un azzardo e pensavo non replicabile: invece il numero 11 rossonero è stato persino il migliore in campo. Costante presenza in fase offensiva ma anche grandissima attenzione in difesa (alla fine è quello che ha recuperato più palloni), molta più del suo omologo sull’altra fascia che invece ha fatto spesso ammattire Romagnoli. In realtà non credo fosse un demerito di Rodriguez, ma una scelta precisa di Montella: con Borini che si trovava spesso sulla linea dei difensori, non era insolito vedere i rossoneri chiudersi a 4 con proprio Romagnoli costretto ad allargarsi.

Nonostante una lunga (ultima) militanza nel ruolo di difensore centrale, anche di difesa a 4, l’esterno svizzero ama giocare molto alto se gioca da esterno e non è insolito trovare spazio alle sue spalle: la sua interpretazione è molto più da centrocampista (addirittura da attaccante aggiunto) che non da difensore e forse Montella ha provato ad assecondare questa tendenza sfruttando la gran corsa di Borini.

Da questo punto di vista sarebbe interessante invertire di tanto in tanto gli esterni per costringere il Milan ad “aprirsi” di più in mezzo al campo; oppure a far viaggiare, come visto nelle ultime settimane, Candreva molto più al centro e alle spalle di Icardi, per ottenere l’effetto opposto ma creare confusione nei meccanismi rossoneri.

Il primo gol della Roma, per esempio, nasce da una leggerezza dello svizzero, così come nel secondo gol ha il grave demerito di non seguire mai Florenzi e di perderselo nel momento peggiore. Il rovescio della medaglia è che il Milan sembra attaccare meglio da sinistra (anche se lo sviluppo finale è quasi sempre centrale), nonostante la gran parte del lavoro sia sulle spalle di Rodriguez: D’Ambrosio dovrà fare una partita impeccabile.

La difesa è fatta di buone individualità ma con gravi lacune messe in mostra nelle prime giornate. Da una parte Bonucci ha mostrato, e non solo con la Roma, improvvisi cali di tensione e di concentrazione pericolosissimi. Non sempre puntuale sull’uomo e spesso indeciso nelle scelte tattiche… francamente il numero delle imprecisioni e delle scelte sbagliate è stato a tratti imbarazzante per un calciatore della sua esperienza. Sul primo gol della Roma sembrava spaesato e incapace di prendere una decisione, mentre sul secondo si fa sbertucciare da Dzeko lasciando il centro scoperto e mancando totalmente la fase di reazione all’azione: se la rivedete, passeggia.

Sarà fondamentale insistere sui movimenti di Icardi lontani dalla “comfort zone” di entrambi (Bonucci e Icardi, intendo).

Eppure l’asse Bonucci-Rodriguez è quello che, in fase di costruzione, ha generato più grattacapi tattici alla Roma pur se, in sostanza, non ha generato highlights di nota. Il centrale italiano è molto bravo nel lancio lungo, anche se probabilmente ne abusa, e Rodriguez sa farsi trovare largo e smarcato sul lato debole.

Musacchio e Romagnoli sono spesso andati in difficoltà, ma più per mancanza di meccanismi che per problemi individuali. La cosa che ha stupito di più è stata la difficoltà in fase di costruzione dal basso, soprattutto con Musacchio che si è ritrovato molte volte senza sapere cosa farne del pallone, anche se il peggiore, da questo punto di vista, è stato… Donnarumma. Il portierino rossonero è discretamente scarso con i piedi, un fondamentale davvero tutto da rivedere: sono stati moltissimi i palloni passati male o che hanno creato apprensione alla difesa. Pressing alla morte no, ma costringere il Milan a giocarla sul portiere può essere un buon modo per fargli perdere palloni.

Metà campo in su

Quella del lancio lungo è una soluzione che hanno cercato con discreta continuità (entrambe le squadre, a dire il vero, hanno insistito parecchio), con almeno 4 uomini che hanno, non solo il compito, ma anche il piacere di attaccare rapidamente lo spazio dopo il lancio e andare a rimorchio dell’attaccante in ricezione: stavolta c’è solo André Silva e con Suso, quindi, diventeranno 5.

Il lancio per il Milan è proprio una scelta filosofica e costruttiva come svolgimento dell’azione in determinati contesti e situazioni: da questo fondamentale ha creato pochissimo come occasioni da rete, assist o passaggi chiave, al punto da essere l’ultima per pericolosità da lancio lungo.

Come scritto ieri, sarà fondamentale André Silva e sarà importante capire quanto giocherà centralmente: più lo farà e più potrà essere di agevole lettura per la difesa nerazzurra e soprattutto per Miranda. Più svarierà e più facile sarà per il Milan saltare il centrocampo e far correre i centrocampisti nerazzurri, lasciando spazio a quelli rossoneri per inserirsi.

Contro la Roma, attaccanti e centrocampisti non hanno fatto un grandissimo pressing sui difensori, se non mirato e soprattutto sulle ricezioni tra le due trequarti.  Già dalla visione mi dava l’impressione di una metà campo che corre davvero tanto a dispetto del resto della squadra, le statistiche dicono che il contachilometri più impegnato sono stati proprio quelli di Biglia e Kessié, anche perché è squadra che è riuscita a stare davvero molto corta e stretta in fase di possesso palla avversario.

Quello dell’Inter, però, è un possesso palla spesso corto, palla a terra e che non sta sui piedi di un calciatore per più di due tocchi: se i nerazzurri sapranno tenere alto il ritmo del possesso palla, è alta la probabilità di farli correre a vuoto, soprattutto Kessié che è molto generoso, come dicono molti giornalisti naif (che termine osceno… “generoso”, intendo, non “naif”), e si è occupato spesso di dare man forte all’esterno.

Bonaventura è un giocatore diverso da Calhanoglu. Il turco è un vero mistero: ottimi piedi,  talvolta ottime idee, ma una impressionante discontinuità nella velocità di realizzazione, oltre a piacersi troppo e diventare, come i giornalisti di prima, un po’ troppo naif. A conti fatti, pur essendo tra i meno convincenti con la Roma (e espulso per doppio giallo), è stato anche quello che ci ha provato di più. Bonaventura, però, in questo sistema sembra essere destinato a trovarsi meglio per caratteristiche fisiche, tecniche e mentali.

Per l’attacco, come detto ieri, occhio al ruolo di André Silva, che è un ottimo creatore di gioco, bravo con i piedi e sa creare occasioni per i compagni, anche se non sempre è (ancora) precisissimo. E occhio anche a Suso che può mettere in difficoltà tutti i terzini schierabili dall’Inter.

Se per l’Inter ci sono Icardi e Perisic che giocano molto sulla linea dei difensori (Icardi è anche nella top ten della Serie A sorpresi in fuorigioco), il Milan non è da meno, classificandosi prima assoluta per fuorigioco subiti: 3,3 a partita contro 2,9 dell’Inter, terza. Inoltre, i rossoneri provano molto di più il tiro da fuori area: sono i primi in questa statistica, con la Fiorentina.

Solo che le due difese interpretano in maniera diversa la tenuta della linea difensiva: se Miranda tende a trascinare tutti più indietro, Bonucci fa di tutto per tenere quella linea più alta di quei 5-10 metri che possono risultare decisivi in un verso o nell’altro: in partite dall’alto tasso di concentrazione è un bene, in quelle in cui ti scappa l’errore è un male.

Conclusioni

Il Milan ha rivoluzionato la squadra e pensare di trovarla quadrata ed efficiente in tre mesi scarsi è più o meno come pretendere la luna. Con la Roma, però, si sono visti i primi veri segnali di crescita collettiva: ribadisco, non in ragione di chissà quale gioco espresso, bensì per la capacità di vedersi più squadra, essere più uniti e lavorare con più umiltà senza eccedere nella stima di sé.

È chiaramente squadra che deve trovare meccanismi e identità: non è certo il derby la partita giusta per farlo ma… è anche la partita giusta per trovare la prestazione della vita. Detto in parole povere: il Milan è la classica squadra di cui si dovrebbe dire “ha bisogno di tempo” ma tempo non ce n’è perché la posta in gioco è davvero altissima quest’anno.

Oggi l’Inter è chiaramente più squadra, ha una sua fisionomia ben definita anche se ha qualche carenza in più, in termini di sostituzioni e di imprevedibilità, anche se quella famosa statistica sui dribbling, tanto usata contro l’Inter, vede proprio il Milan come ultimo in classifica: i nerazzurri hanno provato 11,7 dribbling a partita, con 7,7 riusciti, mentre i rossoneri sono fermi a 8, con 5,3 riusciti a partita.

Quello che sembra divergere di più tra le due squadre è la reazione alle difficoltà: il Milan sembra squadra che si impantana facilmente. Anche il suo presunto top player, il giocatore che si è anche arrogato il compito di fare la differenza a livello etico e morale, ha mostrato una vertiginosa capacità di distrazione e tendenza a mollare. Se l’Inter ha trovato molto del suo bottino negli ultimi 15-20 minuti, il Milan l’esatto opposto e i numeri della Serie A recitano così:

  • l’Inter ha segnato 8 gol negli ultimi 15minuti;
  • l’Inter ha subito gol solo nel primo tempo;
  • il Milan non ha mai segnato negli ultimi 15 minuti;
  • il Milan ha subito il 70% (7 su 10) dei suoi gol nel secondo tempo;

Mi aspetto un’Inter con una partenza molto forte, con forte aggressione e pressing per i primissimi minuti, 5-6, non di più: è più utile aspettare il Milan e attaccarlo sugli spazi che non a difesa schierata, dalla quale può poi sfruttare la buona capacità di lanciare lungo e ripartire.

Poi bisognerà vedere cosa vorrà concedere Montella, se il contropiede o il possesso palla: non credo, però, a un Milan arrembante, quanto più a un Milan che giocherà molto corto e stretto e ripeterà la tattica usata con la Roma, alternando le tattiche di gioco per rendere più difficili le letture avversarie.

La Roma ha fatto molta attenzione su Biglia, soprattutto nella prima fase di organizzazione della manovra e con Nainggolan. Il milanista non è stato tra i migliori ma è sempre il punto di riferimento: per questo, pur avendolo sostenuto, non credo ci sarà il cambio di modulo. Si insisterà sul 4-2-3-1 anche per tenere un uomo proprio su Biglia.

Aspettare non sarà un dramma perché, come ci hanno detto i numeri, il Milan a fine partita schiatta, mentre l’Inter continua a correre. Al netto di quanto ha restituito la pausa per le nazionali, dopo il 70esimo potremmo vedere una partita nella partita con uno scenario completamente diverso.

Montella è anche un po’ fortunato, perché le assenze lo costringeranno a mettere Suso e Bonaventura: tenerli fuori non è stata una gran scelta fino a ora. Ed è anche un po’ bugiardo perché ho sentito nella conferenza di oggi che, secondo lui, il Milan gioca meglio dell’Inter: non è così.

Ha un gioco più verticale, prova a giocare più rapidamente, ma questo non significa in automatico “giocare meglio”. Ah, è anche squadra molto più fallosa dell’Inter.

Ci sono troppi aspetti sui quali la partita può risolversi, difficile sceglierne uno. È un derby senza grandi stelle, al momento, e senza calciatori in grado di fare la differenza da soli, fatta eccezione forse per Perisic e Suso, ciascuno per la sua capacità. Detto di Biglia, però, una grossa fetta del match potrebbe essere deciso dai due centravanti e dai loro movimenti: per l’Inter sarà fondamentale che Icardi tiri fuori dal centro soprattutto Bonucci e scompagini le spesso fragili certezze difensive del Milan. Ma sarà importante anche dargli fastidio in fase di costruzione, perché altrimenti il Milan recupera un regista.

Inoltre, per l’Inter sarà fondamentale il match di Borja Valero. Centrocampista sottostimato e di cui spesso non si afferra la reale importanza, non fosse altro che per la sua capacità di essere sempre sui radar dei compagni per uno scarico facile: è, dopo Hamsik, il centrocampista della Serie A che ha giocato più palloni, anche se Vecino ha una più alta media per minuto. Molte squadre hanno preferito alzare il tasso di marcatura su Borja Valero, costringendo l’Inter a giocare di più sul centrocampista uruguaiano. La manovra dell’Inter si sviluppa in maniera diversa: con Borja prova a essere più rapida e verticale (è il centrocampista che ha sbagliato meno passaggi nella metà campo avversaria), mentre con Vecino è più dialogante e lineare.

Infine, occhio di riguardo ai calci piazzati sui quali sembra che il Milan lavori moltissimo, anche se ha raccolto molto meno di quanto seminato in termini di pericolosità: ma sono molte le occasioni in cui è sembrato chiaro che si stava elaborando uno schema da piazzato.

Poi è un derby e i derby, si sa, sono partite che sfugge a ogni logica e ogni previsione… almeno finché non è stata giocata, perché a posteriori la trovi perfettamente logica e coerente.

Statistiche e curiosità

  • Il Milan schiererà una formazione in media più giovane: se l’Inter dovesse giocare con Joao Mario e Vecino avrebbe un’età media di 27,7, mentre il Milan un sorprendente 24,2;
  • le due squadre, però, avrebbero la stessa altezza media: 183,3 cm;
  • l’Inter ha tenuto la porta inviolata per le 3 partite casalinghe fin qui disputate;
  • Negli ultimi 6 derby giocati in casa, i nerazzurri non hanno perso;
  • l’Inter ha segnato 8 gol negli ultimi 15minuti;
  • l’Inter ha subito gol solo nel primo tempo;
  • il Milan non ha mai segnato negli ultimi 15 minuti;
  • il Milan ha subito il 70% (7 su 10) dei suoi gol nel secondo tempo;
  • l’ultimo gol su azione di Icardi è stato ad agosto, contro la Roma;
  • l’anno scorso è finita 2-2 entrambe le volte: non ci sono 3 pareggi consecutivi dal 1936-37;
  • l’Inter ha segnato nelle ultime 30 partite su 31 giocate in casa, con 21 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte;
  • l’Inter (27) è la squadra che crossa di più e che ne che sbaglia di più in Serie A;
  • il Milan, però, non è così indietro: sesto con 22,1;
  • Candreva e Perisic sono nella top ten dei cross sbagliati: Candreva 8,3 a partita, primo, Perisic 5,1 a partita, sesto;
  • in campo dovrebbero esserci i migliori assist-man: Perisic (10, vincenti 3) e Suso (7, vincenti 2);
  • Perisic è, al tempo stesso, il secondo (64) come numero di passaggi corti sbagliati: il primo è Insigne (72);
  • Skriniar (33, terzo) e Biglia (30, settimo) sono nella top ten del campionato per palle recuperate che vede primi Radovanovic e Torreira;
  • Icardi e Perisic sono i due giocatori nerazzurri che hanno tirato di più in porta;
  • per il Milan, invece, il primo è Kessié, poi Suso;
  • Inter e Milan sono le squadre che hanno intercettato meno palloni in serie A: ultimi con 7,7 i nerazzurri, penultimi i rossoneri con 8,7;
  • dopo Napoli e Juventus, Inter (terza) e Milan (quarta) sono le squadre con meno parate dei propri portieri;

sostieni ilmalpensante.com

Ci sbilanciamo?

Bando alle ciance e alla scaramanzia… vittoria di misura per l’Inter e sofferta: 1-0 o 2-1 con gol decisivo negli ultimi 15-20 minuti.

 

 

 

 

 

Loading Disqus Comments ...