Inter-Milan 3-2: la vittoria che ha il sapore delle cose formali

(Dai, Fassone. Dai, Mirabelli. Ma davvero credevate che insistere su questo odioso refrain non vi si ritorcesse contro un giorno? Dai, Fassone. Dai, Mirabelli. Dai.)

Il Derby, come vi abbiamo scritto oggi, di doveva vincere a ogni costo, in qualunque modo. L’Inter ha vinto e esce dalla sfida di San Siro in splendida solitudine al secondo posto in classifica proprio dietro il Napoli, che affronterà domenica prossima.

La classifica vede un piacevole +10 sul Milan, +7 sulla Roma, un rassicurante +3 sulla bella Lazio vista finora e un aleatorio quanto temporaneo +3 sulla Juventus… non fosse altro che per svolgere la normale attività da “gufo” nei confronti dei bianconeri. La classifica, nella grafica e nella sostanza, è più che piacevole:

Ottobre non decide sostanzialmente nulla per i nerazzurri ma apre inevitabilmente una crepa enorme nella stagione dei rossoneri che si trovano davanti a un precipizio col rischio di gettare al vento progetti, piani di rientro, voluntary agreement, mercato e ambizioni già prima della fine dell’anno. Aver cacciato a -10 e -7 due avversarie dirette è il lascito migliore per un derby che ha raccontato tante cose, alcune bellissime, alcune negative.

La partita

Sono oltre 78 mila gli spettatori a San Siro per un incasso record di quasi 5 milioni.

Spalletti e Montella confermano sostanzialmente tutto quanto era prevedibile: 3-5-2 per i rossoneri e 4-2-3-1 per i nerazzurri. Ma se nel Milan non ci sono sorprese di sorta nelle posizioni e nelle scelte, Spalletti sceglie Nagatomo a sinistra al posto di Dalbert, mentre decide di mettere Borja Valero sulle tracce di Biglia e non Vecino né tantomeno Candreva o Joao Mario (tonsillite, ma crediamo non avrebbe comunque giocato). Per un tempo la scelta gli darà ragione.

La partita si svolge in gran parte come avevamo previsto, senza un gran ritmo soprattutto a causa di un Milan molto attento e chiuso che ripete sostanzialmente la partita con la Roma, come avevamo scritto ieri: poco pressing sui difensori, se non in particolari situazioni di gioco, e aggressione in fase di ricezione. Ma, soprattutto, provare a giocare sempre con molti più uomini possibili sotto palla per togliere velocità al possesso palla dell’Inter.

L’Inter pressa quasi esclusivamente Bonucci e pedina Biglia con costanza: per il Milan sono problemi seri perché così non riesce a impostare un’azione fluida, sia perché Musacchio e Romagnoli non ne hanno le caratteristiche, sia perché il pressing dell’Inter sale con una certa logica, senza essere troppo ostentato, costringendo a giocarla anche su Donnarumma che con i piedi si è confermato assolutamente pessimo.

Al 5° minuto Candreva fa un cross totalmente sballato e dalla tv si sentono dei fischi incomprensibili: quando si capirà che questo genere di atteggiamento danneggia i calciatori, rendendoli insicuri, sarà sempre troppo tardi.

Candreva, però, sembra corazzato e si fa trovare spesso libero ed è vivace, ed è proprio lui il maggior protagonista della prima mezz’ora.

Al 13esimo c’è una bella combinazione D’Ambrosio-Borja Valero con Candreva che si accentra dopo il sopraffino dribbling destro-sinistro dello spagnolo: calcio anticipato d’interno e traversa con Donnarumma sulla traiettoria.

Senza fare nulla di trascendentale ma l’Inter è in campo meglio del Milan, con maggiore personalità e consapevolezza. Montella l’ha impostata troppo rinunciatario.

Nei primi 20 minuti si assiste, però, ad uno dei più tragici show messi in piedi da Joao Miranda Souza Filho. Una serie di imprecisioni, di pressappochismo, scarsa concentrazione e disavvedutezza che ti fanno dubitare che in campo ci sia Ranocchia con la maschera. André Silva  se lo porta a spasso, mettendolo costantemente in difficoltà, tirandolo fuori dalla sua comfort zone: e il giallo al 15esimo ne è la più logica delle conseguenze, così come una palla persa malamente su un disimpegno facile (se non erro contro Bonaventura).

Miranda, però, riesce quantomeno a essere pericoloso di testa sugli sviluppi di un corner: il colpo di testa del brasiliano finisce fuori.

C’è tempo anche per un paio di errori grossolani di Vecino, che anche lui paga col giallo, prima del gol dell’Inter. Peccato, però, che quel giallo sia una letterale invenzione di Tagliavento che prima non fischia fallo di mano di Biglia (e relativa ammonizione) e poi sanziona il centrocampista uruguaiano costretto ad atterrare un avversario sulla trequarti per evitare conseguenze peggiori.

Ma il gol è comunque nell’aria. Ricordate? Avevamo scritto della tendenza di Rodriguez a stare altissimo e lasciare troppo spazio dietro di sé che Romagnoli copre con eccessivo ritardo. Ed è proprio su questo spazio che si costruisce il primo gol dell’Inter. C’è una gran palla recuperata da Borja Valero su Biglia, una combinazione riuscita tra Candreva e D’Ambrosio, con Rodriguez clamorosamente in ritardo: la palla dell’esterno nerazzurro è perfetta per Icardi che non sbaglia, tornando al gol su azione dopo un digiuno di troppe settimane (l’ultimo contro la Roma ad agosto).

L’Inter qui ha il grande demerito di non spingere molto e si limita a controllare la partita, cercando qualche sortita di tanto in tanto. Montella ha studiato un piano per fermare Ivan Perisic: Borini mai da solo, Kessié (come previsto) in costante aiuto sull’esterno e Musacchio che esce non appena possibile. Si forma così una sorta di gabbia dalla quale il croato non riesce a uscire, né prova praticamente mai a variare lo spartito.

Dopo mezz’ora, però, qualcosa dell’impianto cede e il croato calcia prima alto su splendido appoggio di Icardi, poi fa tutto da solo, si libera sulla sinistra ma Msuacchio si oppone col corpo.

Al 42esimo è Vecino che prova ad andare in gol dopo un bello scambio con Borja Valero ma la conclusione di sinistro è morbida, facile parata di Donnarumma.

Il Milan in sostanza non c’è, è evanescente, non riesce a trovare la forza per ripartire: non che giochi una brutta partita in assoluto, ma quando si tratta di trovare la profondità non la trova mai. Suso da attaccante non rende e André Silva si fa un mazzo quanto una casa per creare spazi e corridoi che i compagni però non trovano quasi mai.

Sul finire del primo tempo, però, c’è un campanello d’allarme. Palla persa malamente da Gagliardini, Kessié vince il contrasto e va in percussione centrale: lo scarico per Borini è perfetto, l’esterno tira ma Handanovic c’è. La palla ritorna su Borini che di testa, invece di servire un solissimo André Silva in area piccola, tira a lato.

Il primo tempo finisce così, con l’Inter che dà la sensazione di poter fare ciò che vuole della partita. Ma gli ultimi minuti avrebbero dovuto suggerire più prudenza e meno spocchia a Spalletti e ai suoi.

Secondo tempo

Perché nel secondo tempo entra un altro Milan. Cambiato, anzitutto, nella filosofia con un solo cambio, azzeccatissimo: fuori Kessié, Suso va a fare l’interno di centrocampo e davanti Cutrone a sfruttare il gran lavoro del collega portoghese.

Al 3°, però, è l’Inter che potrebbe passare nuovamente con un bel tiro di Vecino da fuori area che finisce di pochissimo a lato. Ma è l’ultimo segnale di vita dell’Inter per la successiva dozzina di minuti in cui sembra di assistere al classico incontro di pugilato in cui uno le dà e l’altro le prende di santa ragione senza capirci nulla, con i pensieri annebbiati e il destino di cadere già scritto. Il Milan riesce a creare ben 5 palle gol, segnandone una.

Al 4° minuto André Silva riesce a liberarsi in area (la marcatura di Miranda è più che rivedibile… inguardabile) e calciare: la palla va sul palo e finisce sui piedi di Musacchio che segna. Gol annullato, però, per fuorigioco netto del difensore al momento del tiro di André Silva.

Al 5° minuto Gagliardini legge male l’azione di Suso che tira da fuori area impegnando Handanovic che manda in corner.

Al 6°, sugli sviluppi dell’angolo, la palla viene deviata da Skriniar sui piedi di Borini che trova un tiro fortunoso di sinistro che sembra diretto all’angolino in basso a sinistra nella porta di Handanovic: lo sloveno però c’è e para.

Al 9° l’unico vero errore della partita di Skriniar che, su un’azione dalla sinistra di Rodriguez, si perde per un istante Cutrone, al quale va riconosciuto il merito di un gran movimento: palla sull’esterno della rete.

Con l’Inter in difficoltà mi aspettavo una reazione da parte di Spalletti, l’unica cosa logica in quella situazione:

Ma Spalletti reagisce lentamente e sbaglia, perché anche qui il gol è nell’aria, quasi inevitabile. Due minuti dopo c’è una bella azione, dal punto di vista tattico, del Milan. La palla da Borini va a Suso che temporeggia; Borini fa uno scatto verso il centro portandosi con sé Nagatomo, proprio mentre Musacchio fa il movimento giusto, una sovrapposizione sull’esterno per portare via un giocatore a Suso.

Qui l’Inter ripete un errore che sta facendo con troppa frequenza: ovvero due difendenti che decidono di seguire il giocatore in sovrapposizione, lasciando troppo libero il centrocampista avversario con la palla. L’errore, benché sia formalmente di Vecino, è da imputare essenzialmente a Perisic che fa cenno al compagno, chiedendogli di seguire Musacchio:

Il gol rimane comunque un gran gol di Suso.

L’Inter prova a reagire ripartendo e a destra trova spazio con Candreva che vede bene con la coda dell’occhio Vecino a rimorchio: il centrocampista uruguaiano è solo, giusto al limite dell’area con la porta spalancata ma la calcia fuori di poco.

Il Milan però insiste e Spalletti prova a metterci qualche pezza, prima chiudendosi con una sorta di 4-3-3 che diventa 4-5-1: prima con Gagliardini da centrale e poi con Vecino.

Poi, però, il gol che non ti aspetti. C’è un Icardi strepitoso su Biglia (grande azione difensiva, merito anche dell’assetto modificato), gli strappa il pallone e poi lo cede a Perisic che ridicolizza Musacchio e la mette in mezzo. Ma qui subentrano i gravi, gravissimi problemi del Milan che per due volte ha lasciato troppo spazio a Icardi tra due difensori centrali: nel primo gol tra Bonucci e Musacchio, nel secondo tra Bonucci e Romagnoli.

Ma è soprattutto Bonucci a fare dei movimenti allucinatori che si fa fatica a interpretarli da calciatore che ha da poco giocato una finale di Champions League. Un utente su Twitter ha già tagliato il video, non guardate Icardi, guardate Bonucci:

Poi Icardi fa un gol splendido, in salto, sbilanciato e d’esterno, roba finissima e da grandissimo attaccante: ma se non fosse stato Icardi ci sarebbe stato Borja Valero, oltre ad avere un altro uomo libero in area. Difesa e meccanismi da rivedere in casa rossonera.

Spalletti ci fa contenti e si schiera a 3, con D’Ambrosio a fare il terzo centrale, Candreva ad aggiungersi alla linea, ma Antonio non ce la fa più ed è costretto a uscire, sostituito da Cancel che debutta proprio nella partita “peggiore” dal punto di vista emotivo.

Questo consente all’Inter di disporsi diversamente, con un 3-5-1-1 con Icardi che aiuta a metà campo e Borja Valero a fare il trequartista. In fase difensiva diventa un 5-4-1 piuttosto chiaro.

(l’utente Twitter @SalvoCup ci invia questa immagine che ci aveva stupiti in diretta: ma che fa André Silva?)

La scelta è giusta nella logica ma Spalletti paga soprattutto degli errori individuali, oltre a una certa… fortuna di Montella. L’alleantore rossonero, infatti, inserisce Locatelli per Romagnoli, chiedendo a Bonaventura di andare largo a sinistra e Rodriguez di fare il terzo centrale a sinistra. Il terzino rossonero, però, non sembra sentire le indicazioni e si vede anche Montella e Bonucci che provano a spiegarsi con Rodriguez.

Che però insiste, almeno per l’ultima volta. avanza largo a sinistra e poi taglia sul lato debole dove c’è Borini troppo solo e con Nagatomo (unico vero grande errore in una partita piuttosto sufficiente) troppo distante. Sarebbe una palla insidiosa e nulla più, anche perché in mezzo non la sfiora nessuno.

Solo che dall’altra parte ci sono due calciatori: uno che non ci crede e si ferma, facendo un errore clamoroso (Cancelo), l’altro invece ci crede e trova un tiro in scivolata. Handanovic sembra esserci, para ma, come accaduto l’anno scorso (non ricordo in quale partita, forse Cagliari su tiro di Melchiorri), il richiamo delle gambe non è perfetto e si trascina la palla in rete.

Al di là della “fortunosa” insistenza testarda di Rodriguez, il gol è merito delle mosse di Montella. Nuovo incubo 2-2 per l’Inter, che per certi versi starebbe anche un filo stretto al Milan.

Ma, si sa, i derby si devono vincere a tutti i costi, mostrandosi più forti anche quando non si riesce a essere più belli.

Spalletti ci prova fino alla fine, mettendo Eder al posto di Borja Valero. Saltano tutti gli schemi e emerge Vecino che fa una progressione pazzesca, taglia la difesa del Milan a fette e poi serve un gran pallone a Icardi che, giustamente e con grande intuito, non tira e di tacco serve Eder: la palla, però, sbatte su Rodriguez che si è immolato.

Sugli sviluppi del corner, però, il calciatore svizzero commette una gravissima ingenuità, trattenendo vistosamente D’Ambrosio. Il rigore c’è e Tagliavento non può non darlo, con la conferma del VAR… nonostante questo sia un filo meno rigore della trattenuta di Chiellini Lichtsteiner l’anno scorso sempre su D’Ambrosio. Contestare questo rigore, comunque, è follia che si consente solo al tifo più estremo: Montella dovrebbe avercela col suo difensore, non con la presunta astuzia di D’Ambrosio.

Icardi va sul dischetto e segna il 3-2 finale.

Nel finale, però, ultimo brivido con un errore grossolano di Gagliardini che consente a Locatelli di ripartire: Eder si immola, fa fallo da dietro e viene ammonito. La punizione di Suso finisce sulle mani di Handanovic.

La partita finsice e il pubblico nerazzurro può spruzzare felicità da ogni poro.

(si ringrazia Riccardo Giovacchini per la coraggiosa foto dalla curva sud!)

Conclusioni

Ancora una volta l’Inter si mostra più performante dal punto di vista fisico rispetto all’avversario (109km contro 105,7) e, se anche ha subito gol nell’ultimo quarto d’ora, la risolve ancora una volta, soffrendo, proprio negli ultimi minuti.

Nel secondo tempo è stata una gara molto più bella e vivace, sia perché il Milan ci ha creduto di più, sia perché Montella ha azzeccato i cambi e le variazioni tattiche, ma anche perché l’Inter ha concesso troppo e Spalletti ha reagito con un eccesso inspiegabile di lentezza.

L’Inter ha avuto il merito che le stiamo concedendo, volentieri, da inizio stagione: nelle difficoltà non sbraca e continua a essere sé stessa. Finora ha pagato poste altissime.

Il gioco dei nerazzurri, però, sembra troppo legato alle alterne vicende in campo di Borja Valero: finché ha avuto fiato, l’Inter è stata in sostanza padrona del campo, anche se non sempre c’era la soluzione giusta per i compagni. Al 20esimo minuto, per esempio, Vecino è costretto a portarsi avanti la palla per 20 metri perché tutti si nascondono o attaccano la profondità: è un aspetto da sistemare.

Il Milan del primo tempo, però, è sembrato decisamente peggiore e più lento e prevedibile.

Con una squadra più votata al controllo della palla e più tecnica, il Milan ha preso il sopravvento a metà campo, facilitato dalla mancata reazione dell’Inter che annegava in troppo spazio, anche perché Miranda oggi era inversione horror-picture-show e ha sbagliato una quantità industriale di marcature e movimenti.

Ovviamente questo ha concesso all’Inter di avere più spazio e, soprattutto, le ha consentito di approfittare di una giornata storta di Biglia: troppo grave la palla persa sul 2° gol nerazzurro.

In quanto a prestazioni, non bene neanche Gagliardini: non in termini assoluti, ma troppe pause e scelte sbagliate al momento sbagliato. Anche se il premio come “peggiore scelta del match” va all’esordiente Cancelo.

Non si tratta di una bocciatura, è chiaro, ma l’azione del secondo gol è tipica di chi non ha in genere l’automatismo delle diagonali fatte bene. Ho personalmente “punito” spesso Nagatomo per la stessa ragione e non si può usare un metro diverso. Certo è che ci ricorda quanto ci sia da lavorare su questo ragazzo se si vuole usarlo come terzino… anche se personalmente lo considero più un credibile sostituto di Candreva, che così può provare a giocare al centro. Limiti, come vi abbiamo provato a raccontare:

Bisognerà capire se sono problemi strutturali, quindi di automatismi che mancano perché non li ha proprio, o perché ha cali di concentrazione pericolosi.

Il ragazzo è comunque giovane, ha doti e potenzialità e potrà rifarsi.

Questa partita doveva raccontarci di che stoffa è fatta l’Inter, se scespirianamente della stessa sostanza dei sogni o di stoffa più grezza per lavori e destini più prosaici. Il fatto che Spalletti avesse le mani legate e cambi limitati la dice molto sul primo vero grande limite di questa squadra: la panchina cortissima.  Per la prima volta, però, l’allenatore nerazzurro non mi ha convinto appieno e ha mostrato incertezza e lentezza nel rispondere alle mosse azzeccate di Montella

L’Inter ha vinto non solo perché ci ha creduto di più (e il cambio di Eder è stato anche d’aiuto) ma anche perché si è mostrata più matura, più squadra, più quadrata nel complesso dei 90 minuti, nonostante un secondo tempo in affanno e tanti piccoli e grandi errori individuali, di possesso e in passaggi, talvolta anche in situazioni piuttosto semplici da gestire, situazioni dalle quali esce un Miranda letteralmente inconcepibile (72% di passaggi riusciti, lui che è generalmente attorno all’85% se non di più).

Montella, però, non ha torto: il secondo tempo del Milan è stato davvero un buon secondo tempo in fase di costruzione. I problemi dei rossoneri sono tutti in fase di non possesso e, soprattutto, in fase di transizione negativa. Dovrà anche riflettere su Bonucci che, sinceramente, se gioca così è più un danno che una risorsa: con Miranda fanno una bella coppia del buco. Perché i problemi della difesa pesano molto più di quelli dell’attacco.

Che Inter ci ha restituito questo Derby? Una squadra che è anche consapevole dei suoi limiti, ma che ha troppi cali individuali, tecnici e di concentrazione, ma che è capace di non perdere mai la bussola e di produrre le proprie trame con costanza: anche l’Inter, come il Milan, paga più gli errori in fase difensiva che non quelli in fase offensiva, dove comunque la produzione rimane buona.

Non un’Inter bella né spettacolare, anche se in crescita su molti aspetti rispetto alle ultime partite. Cresciuta anche dal punto di vista del gioco: finalmente contro una squadra costretta a scoprirsi e attaccare, Spalletti ha chiesto ai suoi giocate più verticali, anche a costo di sbagliare di più. Si sono visti lanci e ricerca della profondità, appoggi e tentativi di giocarla davvero più rapidamente. Con notevoli benefici in termini anche di piacevolezza estetica: c’è ancora strada da fare ma l’Inter si dimostra capace di fare delle piccole variazioni sul tema.
Altra crescita dovrà arrivare, anche la maturità nel gestire i momenti importanti, sapere quando spingere (vedi primo tempo, si doveva insistere) e quando controllare il gioco (vedi inizio secondo tempo). Così come evitare quelle ingenuità pazzesche all’ultimo minuto: stavolta prima Perisic (che non la tiene nell’angolo) e poi Gagliardini (che perde palla), ma è già la terza volta quest’anno e non va bene.

Troppo legata, però, a Borja Valero: lo spagnolo non ha più di 50 minuti sulle gambe al momento e l’Inter ne risente. Quello che fa dopo lo fa anche e soprattutto sul fisico e sugli spazi regalati dagli avversari. Ma anche favolosamente dipendente da Icardi, nel bene e nel male: oggi si è mosso di più, ha lottato e ha strappato quel pallone da cui è nato il 2° gol. Forse ha attaccato troppo la profondità, ma stavolta è sembrata più una scelta perché l’Inter lo ha cercato con più insistenza.

Avevamo previsto sofferenza e gol nel finale e così è stato, come era nella logica delle cose. E questa sofferenza verrà buona col tempo, perché aiuta a forgiarsi ed è elemento indispensabile per dare sostanza anche ai buoni risultati e ai punti che stanno arrivando. Nessuna illusione, però: il target del 4° posto ancora non cambia e non potrà farlo senza un sostanzioso aiuto a gennaio.

Diamo ragione al mister: restiamo umili.

sostieni ilmalpensante.com

Col Napoli sarà partita diversa, diversissima e molti degli errori visti oggi non potranno e non dovranno ripetersi. Ma sarà una partita diversa anche perché si tratterà di un vero e proprio scontro al vertice. Delle avversarie dirette, solo la Roma avrà un match discretamente complicato contro il Torino.

Uscire indenni dal San Paolo sarebbe già oro colato. Ma poi, se ce ne sarà la possibilità, perché accontentarsi?

Loading Disqus Comments ...