La Grande Bellezza di quel gesto tecnico di Icardi…

Prima di dedicarci interamente al Napoli facciamo l’ultima fermata-Derby, perché forse la stiamo sottovalutando un po’, nonostante c’è chi (noi, per esempio) ha indicato in questa partita uno snodo cruciale per questa stagione. Non il più importante, probabilmente, visto che il campionato è lungo e ci saranno altri bivii e diramazioni che determineranno il risultato finale… e, sì, la partita di sabato contro il Napoli è un altro di questi snodi.

D’altra parte, direte voi, il campionato è fatto di 38 partite e tutte “pesano”, in termini di punti, allo stesso modo. Lo diciamo anche e soprattutto noi, in realtà, quando guardiamo i risultati di quelle che sono le più probabili dirette avversarie per un posto in Champions League, mai tanto necessario come in questa stagione:

Però. C’è un però grande quanto una casa. Ci sono momenti della stagione che risultano essere particolarmente importanti, perché si innestano tra pause delle nazionali, perché possono dare o togliere conferme, perché si costringono gli avversari a rincorrere e a cercare soluzioni affannose (e, per definizione, foriere di altri errori) oppure gli si rende la vita più semplice anche in momenti di difficoltà.

Quante volte abbiamo scritto, nelle ultime settimane, che ricacciare un Milan a -10 sarebbe stato fondamentale per rendere un inferno questa parte di stagione ai malriusciti cuginastri? Ce lo auspicavamo persino con un paio di giornate prima del derby come una delle prospettive più rosee che ci poteva regalare questo scorcio di stagione. Perché adesso loro sono costretti a confrontarsi con un ambiente intriso di nervosismo e insicurezze (e le ultime due conferenze stampa di Montella sono esplicative in tal senso), cosa che abbiamo più volte sperimentato anche noi negli ultimi anni e sappiamo quanto possa far male al prosieguo del campionato.

Non siete così convinti. Allora fatevi convincere dai milanisti stessi:

Questo Derby è uno snodo cruciale per entrambe e, chissà, un giorno potremo guardare a questa partita come a una di quelle che decide qualcosa di importante, magari non solo di una stagione. Oggi non decide nulla ma, in futuro, incastonato in una stagione che chissà come evolverà, potrebbe significare molto di più.

Intanto ha lasciato, molto più di molti altri derby, un insieme indescrivibile e innumerabile di sensazioni e impronte sulla psicologia collettiva del tifo nerazzurro. Appena finito, ho avuto la sensazione che questo Derby avesse le stigmate di “uno di quei Derby” che saranno ricordati più di tanti altri, accanto a partite di certo più famose e con prospettive più illustri perché là si parlava di scudetto, di Triplete, di Champions League.

E se ciò è stato possibile lo si deve in gran parte a uno straordinario attaccante: Mauro Icardi.

Chi ci legge da tempo sa come la pensiamo: attaccante dalle doti eccezionali, dalla curva di crescita ancora inesplorata e la cui cuspide non è tuttora visibile, che purtroppo si adagia troppo spesso e si culla su un gioco che lo rende monodimensionale e prevedibile, forse perché sa di essere talmente letale che gli basta davvero un solo pallone giocabile a partita e talvolta si incaponisce alla spasmodica ricerca dell’occasione giusta. una, purché sia quella giusta. Di questo aspetto tattico ne abbiamo parlato in questo articolo:

L’insostenibile leggerezza di essere Mauro Icardi

Ovviamente non rinnego neanche una virgola di quello che è scritto in quell’articolo, anzi, se possibile i match successivi hanno mostrato che nelle corde di Mauro c’è un gioco “più totale” che può davvero portarlo a essere tra i più grandi attaccanti contemporanei. La partita contro il Milan ci ha restituito un attaccante decisamente più mobile di quello visto col Crotone o col Bologna, come dimostrano le sue “heatmaps” (dati Opta, sito Squawka.com).

Roma:

Crotone:

Bologna:

E infine Milan:

Ovviamente ho ruotato l’immagine della partita contro il Milan per avere tutte le immagini con l’Inter che attacca da destra a sinistra. Ho inserito anche la Roma perché è chiaro che affrontare i giallorossi o il Milan comporta movimenti diversi rispetto a Bologna o Crotone. Risalta, però, la differenza tra un Icardi che gioca quasi esclusivamente centrale (Roma), con poche variazioni (Crotone), quasi monodimensionale e evanescente sulla trequarti (Bologna) e… quella contro il Milan si commenta da sé.

Credo che Spalletti stia cercando una via di mezzo tra l’assecondare Icardi, quindi con più verticalità e lanci alle spalle dei difensori (prova ne è il diminuire della precisione dei passaggi), e il farlo muovere di più per assecondare, lui stavolta, le tendenze dei compagni di squadra che hanno evidentemente bisogno di un attaccante che dia maggiore appoggio all’azione. D’altra parte è lo stesso Spalletti a svelarci, ad agosto, quella che sembra proprio un’esigenza di squadra:

Perisic e Icardi hanno già fatto vedere di essere due da Gran Premio. Son partiti subito forte. Qualcuno deve ancora migliorare, soprattutto dobbiamo migliorare nell’essere squadra, come dicevo prima, nell’essere blocco, nell’essere poi nelle condizioni di dividersi quelli che sono i vantaggi e gli svantaggi che una partita di calcio propone. Cioè, quando a un attaccante che fa gol gli chiedi di tornare 10 metri fuori della tua area… ma è meglio che stia là, perché lui fa gol… non funziona più così nel calcio. E le avete viste, ci sono delle partite che dicono questo. Se lui aspetta là… di pari livello la palla non te la fanno riprendere. E se non la prendi poi gliene restituisci di meno per fare gol. I 10 metri per dare una mano al compagno di squadra… per esempio domenica ci sono state rincorse di 100 metri pieni fatti di vampate di Ivan che sono lì, sotto gli occhi di tutti, basta vederli, e quei 100 metri li poteva usare da un’altra parte. Però state tranquilli che quei 100 metri lì gli vengono restituiti per quello che è la sua qualità e per il suo gioco offensivo, a 10 metri ciascuno dagli altri 10 calciatoriLuciano Spalletti

Sì, ma il gesto tecnico?

Avete ragione, divagavo e, quando accade, mi faccio prendere un po’ troppo la mano. Se questo Derby non dovesse passare alla storia come una delle pietre fondanti di una rinascita nerazzurra, di certo segnerà a lungo la memoria dei tifosi interisti (e, invero, anche di quelli rossoneri) per la sontuosa prestazione di Icardi.

Non solo per i gol, come abbiamo scritto nelle pagelle, ma per tutta la prestazione. Solo che sappiamo anche com’è fatto il calcio: alla fine restano gli highlights e le prestazioni si perdono.

Ecco, Mauro Icardi ci ha lasciato (almeno) un gol da highlights, uno di quelli che vedremo chissà quante volte al riproporsi dei Derby, quando festeggeremo gli anni di Icardi, quando parleremo di un’altra tripletta, oppure di un momento di crisi. Questo gol potrebbe segnare anche la carriera di Mauro.

Che fosse un gesto particolare me lo ha raccontato l’istinto nell’esultanza: “che cosa ha fatto? Che cosa ha fatto! CHE-CO-SA-HA-FAT-TO!!!” è stata l’esultanza. Ne ho trascritto solo tre, in realtà l’avrò ripetuto una dozzina di volte.

Del gol su assist di Perisic c’è una straordinaria foto che si è rapidamente impressa nella mente dei tifosi, che sta facendo il giro del mondo e che contribuirà, in maniera sostanziosa, a fissare il ricordo di questo Derby.

Icardi Inter Milan gol

Chi si occupa di social ha deciso di farne anche artwork (in generale stanno facendo un grandissimo lavoro che sta portando e porterà frutti nel breve, medio e lungo termine), che abbiamo usato come immagine in evidenza: anche questa ha contribuito e contribuirà a fissare nella memoria questo gol e questa partita… conosco moltissima gente che l’ha messa come sfondo del desktop o del cellulare.

Un gol che giornalisticamente, però, ha ricevuto meno tributi di quel che avrebbe meritato. Quante volte rimaniamo lì a sorbirci telecronisti con l’ansia da superlativo seguiti da giornalisti/commentatori con la mania degli assoluti, decantare eccessivamente e raccontare per ore e ore quel gol là che, più lo guardi, e ti sembra normale mentre loro sono lì, tutti uguali nello stesso insapore brodo di giuggiole, a dire “un gol da fuoriclasse”. E tu sei lì a dire “maddeché?”, parola unica.

Con Icardi ci hanno pensato i tifosi, gli utenti dei social e dei blog, quella miriade di persone che guardano il calcio con una genuinità che i giornalisti ormai si sognano: quella massa innumerabile di gente che è, invero, fonte di ispirazione per chi, anche qui più genuinamente, non pretende di saperle tutte e, voi che ci leggete lo sapete, ama anche riproporre integralmente, con nomi e cognomi, link originali, di buone idee, racconti e quanto può essere utile per tutti gli altri o per guardare le cose da una prospettiva insolita. Avrei potuto prendere ispirazione e farlo totalmente mio… ma a che pro? Il bello di un rapporto onesto con i lettori è anche questo.

Voglio, quindi, qui riproporre la descrizione di questo gol come l’ha descritta un amico, Francesco Lilli, perché tributa il giusto omaggio a un gesto tecnico difficilissimo. Mi sono permesso, soltanto, di aggiungere qualcosina: il testo di Francesco è in corsivo, il mio no.

falli per la nord.jpg
(il nostro Max Solano ha modificato leggermente la coreografia della Curva Nord per adattarla alla realtà: da “fallo per la nord” a “falli per la nord)

Il gol di Icardi

Vorrei, se posso, celebrare qui fra amici – dopo che su twitter l’abbiamo fatto per un istante, subito superato dalla concitazione della partita – il gesto tecnico PA-ZZE-SCO di Maurito sul secondo goal.

Mi spiego: ho giocato a calcio poco e male, ma serbo un minimo-minimo ricordo di quello che sono certi movimenti del corpo. Allora, il passaggio di Perisic è stato molto bello, palla presa leggermente sotto (quello che un’odiosa espressione centritalica definisce a volte “scavetto”, sui rigori il ben più noto “cucchiaio”) una sorta di backspin con l’effetto al contrario e la sfera che, sì, viaggia col contagiri ma è a) appena un po’ troppo alta, rispetto ad una linea ideale di passaggio rasoterra anche se Perisic non ha alternative altrimenti non supera Musacchio; b) proprio per il backspin dato dal compagno, rallenta rapidamente; il passaggio è preciso ma appena un po’ troppo arretrato “su di lui”, rivedendola si ha quella impressione che gliel’abbia letteralmente “tirata addosso”.

(A fine articolo c’è il video che abbiamo messo su Youtube: bellissimo lo sguardo fulmineo di Perisic che vede Icardi e, se guardate bene la palla, vedrete che la prende proprio a “scavetto” e che l’effetto è proprio in backspin come descrive Francesco.)

In questa situazione, 99 volte su 100, un mancino naturale avrebbe tentato di anticipare il colpo, uncinando la palla con il sinistro lasciando ovviamente il piede destro ben piantato per terra, prima di esserne raggiunto e facendola correre oltre di sé: in questo modo sarebbe stato quasi impossibile “mirare” con precisione con lo specchio utile quasi totalmente coperto dal portiere; mentre il destro naturale – al netto del fatto di dover saltare per colpire col piede favorito, anziché, che so, con un ginocchio, per impattare la palla in modo utile doveva giocoforza arretrare e contemporaneamente saltare, se no la palla gli sarebbe semplicemente “rimbalzata addosso” e la chance sfumata.

Questo movimento – molto difficile, proprio perché del tutto innaturale (una rovesciata lo è, per esempio, molto di più) – una volta fatto in modo utile gli ha però regalato quel “quid” in più che si è rivelato, secondo me, decisivo e, cioè, avere 1-2 decimi di secondo in più (ritardando il tiro e lasciando “correre” la palla davanti a sé, anziché “anticiparlo” andandogli incontro) per poter “prendere la mira”, mettendo la sfera nell’angolo vicino al palo più lontano. Insomma, ha “aperto” il tiro (più difficile) anziché chiuderlo, come sarebbe stato più naturale, e lo stesso Donnarumma forse si aspettava di più un tiro alla propria destra, infatti pur essendo pronto alla deviazione viene colto di sorpresa e si tuffa alla sua sinistra in evidente ritardo (non l’avrebbe presa comunque).

Tutto ciò, ovviamente, riguarda l’intuizione [il “killer-instinct”, se vogliamo] di provare a fare (o anche solo pensarlo) una cosa inusitata e inaspettata, in termini di movimento e gesto atletico.

Altro, poi, è ovviamente il puro gesto “tecnico”, magari meno eclatante ed evidente di altri, di colpire la palla in quel modo – che è poi la differenza fra il mero “provare” una cosa e “riuscire a farla”, cioè la differenza tra il giocatore “normale” e il campione. Va infatti sottolineata, secondo me, la difficoltà estrema di colpire a) al volo a 40/50 cm da terra b) su una palla con quel backspin che arriva veloce verso di te ma rallenta rapidamente, c) di esterno (ed è questo forse l’aspetto più straordinario, considerando che il movimento fatto richiama assolutamente la deliberata volontarietà del prenderla d’esterno!), cioè con la parte del piede meno morbida e controllabil  d) ri-dando forza e direzione ben precise alla sfera.

Da quale parte l’abbiamo anche visto descritto così, come una “deviazione”. No, non si è trattato, infatti, di una mera “deviazione”, come per assurdo è stata più quella sul primo goal, quando colpisce palla e le cambia la direzione, ma quella ha già un’inerzia importante di suo.
Questo è invece un singolo tocco, violento, con l’esterno, a toccare la palla quel tanto da consentirle di baciare l’angolino basso. Lo sottovalutate? Provate a farlo voi in cortile: vi fate buttare anche da un metro di distanza, con le mani, la palla a mezz’altezza e la mandate, di esterno, tra le gambe di una sedia a 7/8 metri di distanza. Quando ci riuscite avvisate ilMalpensante.

A parte la battuta, in quella occasione ci vuole davvero un “killer istinct” particolare: Icardi è forse leggermente troppo avanti, il passaggio di Perisic leggermente troppo indietro per essere davvero perfetto (ma nessuno glielo rimprovererà mai). Ed è questo uno di quei momenti in cui deve succedere chissà cosa nella mente di un grande attaccante, quell’ispirazione rapidissima e inattesa, che diventa gesto più unico che raro, pieno di una bellezza intrinseca che, per quanto ci si provi, è quasi impossibile da descrivere pienamente.

Mi ha molto ricordato, sia al momento che poi nel rivederla, nel suo essere più precisa che violenta, chirurgica, una mossa di arti marziali (tipo il colpo della gru del finale di karate Kid – per quelli abbastanza agée da ricordarselo…). Insomma, un colpo DA CAMPIONE VERO. Quello che certamente è, senza se e senza ma, il nostro capitano.

sostieni ilmalpensante.com

Insomma, non fatevi ingannare dalle mancate cerimonie post partita: questo è un gol STRA-OR-DI-NA-RIO.

Ringrazio Francesco per il bel pezzo lasciato così, quasi casualmente, ma che ci consente di lasciare una (nostra) traccia su un gesto tecnico straordinario che, lo sappiamo, ci accompagnerà per moltissimo tempo da qui in avanti.

E adesso, sotto col Napoli… ecco, il primo effetto, quello più immediato, del Derby è che, vada come vada contro i partenopei, dopo questa giornata l’Inter rimarrà comunque seconda in classifica.

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