I media, il Milan e Vincenzo di Burro

(con la collaborazione di Alberto Di Vita)

Mi sento di fare una doverosa premessa a questo articolo di Francesco Santavenere, che abbiamo concordato… nel senso che ci siamo trovati d’accordo sul concetto e poi, come sempre, lui ha liberamente espresso il suo parere sull’argomento. Conosco, però, e soprattutto nel mondo moderno così veloce e consumista anche delle cose che ci diciamo.. dicevo, conosco il potere distorsivo delle parole, quei marchingegni diabolici per cui il messaggio non è altro che un involucro vuoto che viene riempito all’inizio e trasportato verso la fine, solo che alla fine arriva già vuoto e chi riceve il messaggio lo riempie del senso che vuole e preferisce.

Pirandello ce lo scriveva con parole migliori delle mie: “il guaio è che voi, caro, non saprete mai, né io vi potrò mai comunicare come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci, non ci siamo intesi affatto“.

Ecco, non vogliamo incorrere in alcun guaio: questo articolo non è e non vuole essere una difesa fuori tempo (e fuori luogo) di Frank De Boer. Questo articolo parla di media e di come si trattano in maniera diversa situazioni del tutto simili.

Otto giornate

Otto giornate di campionato possono essere tante o poche, a seconda del motivo per cui le si analizza.

Sono poche, pochissime, in quasi tutti i casi: se ad esempio volessimo capire chi possa essere più o meno attrezzato per lo scudetto, o per un piazzamento in Champions, o per la corsa all’Europa League, oppure ancora per la lotta retrocessione; se volessimo analizzare le squadre, i giocatori e le partite con gli strumenti della statistica; o ancora, se volessimo capire a che punto sono i “progetti” tattici portati avanti dai vari allenatori.

Insomma, otto giornate sono davvero una miseria per poter anche solo imbastire un discorso di medio-lungo termine.

Certamente, tanti piccoli segnali ci sono e sono ben evidenti e quello che cerchiamo di fare spesso è provare ad immaginare dove questi piccoli segnali potranno portare questa o quella squadra, questo o quel giocatore, alla fine della stagione e, perché no, anche oltre.

Esiste però un caso in cui otto giornate di campionato possono essere più che sufficienti per comprendere qualcosa di, ahinoi, tristemente noto ormai da tanti, troppi anni nella realtà pallonara nostrana.

L’Inter di De Boer

Dopo 8 giornate dall’inizio del campionato di Serie A 2016-2017, l’Inter di de Boer figura in 11° posizione, con 11 punti, frutto di 3 vittorie (tra cui quella spettacolare con la Juve), 2 pareggi e 3 sconfitte, con 10 gol fatti e altrettanti subiti, a 10 punti dalla Juve capolista e a 5 dal terzo posto (e, aggiungo, a 3 dal quarto).

Proprio all’ottava giornata, giocata subito dopo la pausa delle nazionali (come quest’anno), i nostri subiscono un’inaspettata quanto casuale (dal punto di vista del gioco) sconfitta interna contro il Cagliari. Una partita, però, caratterizzata dall’assurda contestazione di parte del tifo organizzato nei confronti di uno dei giocatori più emblematici della recente storia nerazzurra, ovvero Mauro Icardi. Una contestazione che porterà la squadra a giocare in un clima surreale per tutti i 90 minuti nei quali lo stesso centravanti si troverà a sbagliare un rigore tra l’esultanza grottesca dei suoi contestatori.

Si tratta sostanzialmente del punto di non ritorno per il tecnico olandese, poiché quella partita spalanca definitivamente (non che fosse particolarmente chiusa…) le porte alla mandria di pseudo-giornalisti nostrani che altro non aspettavano se non potergli vomitare addosso, con una veemenza ed un’acredine francamente inconcepibili ed incomprensibili, tutto l’odio sportivo e umano che fino a quel momento avevano dovuto (in minima parte, in realtà) reprimere.

Nelle successive 3 giornate, 2 sconfitte contro Atalanta e Sampdoria caleranno definitivamente il sipario sulla sua avventura milanese.

Su questo sito, lo scorso anno, abbiamo avuto modo di dilungarci parecchio sul rapporto “FDB-stampa italiana”. Molti di voi ricorderanno siparietti al limite della decenza (quando non oltre), in TV come sulla carta stampata. Abbiamo pubblicato, disquisito e sviscerato decine di articoli, servizi televisivi, interviste, opinioni, sulla falsariga di questo articolo , in cui tra l’altro, oltre al tecnico, ci si fa beffe anche della proprietà.

Avevano cominciato già dalla prima partita, ricordate?

 

Addirittura “analisi di un disastro”, persino un coraggiosissimo “vietati altri errori”.

Oppure ancora il tristemente famoso Frank di Burro” del Corriere dello Sport, pubblicato dopo soltanto due giornate di campionato e 20 giorni dall’insediamento del tecnico olandese sulla nostra panchina.

frank di burro

E, per rimanere in tema di prime pagine, il “Inter ma non ti vergogni?”:

inter-gazzetta

ideato dal principale quotidiano sportivo nazionale, all’indomani della sconfitta in Europa League contro gli israeliani del Hapoel Beer Sheva, che, pur non rappresentando un attacco diretto esclusivamente verso il tecnico, racconta perfettamente il clima di “confidenzialità” della stampa nazional popolare verso i nostri beniamini.

Vi ricordate tanta “violenza” nei confronti di una squadra? Noi no.

Oppure ancora i “finti raffreddori” in diretta TV, come accaduto negli studi televisivi di Sky mentre e Boer provava a spiegarsi in italiano, per non tacere delle innumerevoli gag durante le interviste post-partita sulla stessa emittente (se guardate il video, non vomitate al trattenere delle risate di Bergomi e Caressa).

Andando a rovistare nel nostro archivio si trovano le cose più inconcepibili e inaccettabili, che debordano nettamente da quanto dovrebbe essere “sport”.

brocchi a mandorla

Oppure qui:

gazzetta inter motorino carretto cinese Immagine 2.jpg

Avete visto in questi giorni strane battute da parte dei giornali sul fatto che i proprietari del Milan sono cinesi? Carretti? Occhi a mandorla? Risaie? Qualcosa che abbia una qualunque connotazione nazionalista? Noi no. Ce le segnalate?

Frank de Boer non era solo nel mirino della stampa, e non solo come allenatore perché i giudizi umani non si sono mai trattenuti (anzi), ma anche di quella parte del tifo che si bea del tanto caro cliché sul tifoso interista sofferente:

Salvo poi fare clamorosamente marcia indietro, una volta “raggiunto l’obiettivo” (perché trattasi di vero e proprio obiettivo, visto che c’è gente che gode nel vedere la propria squadra fallire, e c’è anche chi ci ha costruito intere carriere):

E come potremmo dimenticare lo splendido editoriale (oppure era un’intervista? O cos’altro era?) dell’allora direttore di Sky Sport (ora non più, visto che per la gioia degli abbonati ha deciso di concentrarsi soltanto sulle telecronache).

Imbarazzante, davvero. (N.B. Tenete bene a mente le parole di Caressa, ci torneranno utili più avanti).

Insomma, chiunque in quel periodo si sente in diritto di “raccontare” il tecnico, oltre che la squadra e la società, con un tono davvero inaccettabile anche per noi che siamo purtroppo abituati ad una certa stampa nemica (che, poi, se qualcuno gentilmente ci segnalasse qual è quella amica ci farebbe un grosso favore, grazie).

Potremmo pubblicare decine di altri link, in cui l’unico obiettivo era denigrare, offendere, insultare, professionalmente ma anche umanamente, una persona la cui colpa è stata quella di aver accettato una proposta di lavoro in condizioni naif, per usare un termine tanto caro [ironia mode on] ad un grande dirigente sportivo italiano [ironia mode off].

Le “piccole attenuanti”

Sì, perché diciamo che Frank de Boer non aveva cominciato la propria avventura all’Inter in quello che si definisce “un contesto di lavoro ideale”.

Viene ingaggiato il 9 Agosto, a soli 12 giorni dall’inizio del campionato di Serie A. Un tempismo alla Moratti (ci scuseranno gli incalliti ammiratori), frutto di una decisione alla Mancini (ci scuseranno gli incalliti ammiratori) che lascia la società senza tecnico a meno di 2 settimane dall’inizio di una stagione che, grazie al 4° posto della precedente e con l’innesto di elementi del calibro di Candreva, Banega e, di lì a pochissimi giorni, Joao Mario, si preannuncia(va) più stimolante delle tristi annate precedenti.

FDB viene catapultato in fretta e furia in un campionato completamente nuovo (non aveva mai calcato i campi della serie A nemmeno da giocatore), con alle spalle la sola esperienza come allenatore dell’Ajax. Esperienza più che vincente, a dire la verità, visto che eredita nel 2010 una squadra un po’ in declino (non vince il campionato da 6 anni) e la porta a conquistare subito 4 campionati di fila (unico nella storia del suo paese), lanciando al contempo una serie di giovani interessanti (su tutti Klaassen).

Ma, cosa più importante, non mette bocca in alcun modo sul mercato, non chiede (o, in ogni caso, non ottiene) alcun giocatore, nonostante manchino ancora più di 20 giorni al termine del calciomercato. Eredita e fa sua una rosa composta da giocatori che, per usare un eufemismo, non sono propriamente compatibili con la sua idea di calcio.

Entra in punta di piedi, con entusiasmo e umiltà, capisce che deve risollevare un ambiente frastornato e demoralizzato usando parole ad effetto ma, al contempo, evidenziando subito i problemi, e che pertanto ci vorrà un po’ di tempo (qui l’articolo).

Ad essere onesti (almeno noi), dopo otto giornate il cammino dell’Inter era sicuramente deficitario in termini di risultati. Tre sconfitte dopo sole otto giornate, per una squadra partita con ambizioni medio-alte, sono francamente tante. A queste, si aggiungono i due pareggi interni contro Palermo (poi retrocesso in B) e Bologna.

Eppure tanti di noi hanno un ricordo di quella squadra molto meno negativo di quanto i risultati facessero intravedere; una squadra che provava a fare calcio, a dominare l’avversario, a trattare la palla come un’amica e non come una bomba a mano da lanciare il più lontano possibile, a non adattarsi sempre e comunque agli avversari. Nonostante a metà campo non ci fosse l’educazione dei Vecino o Borja Valero (molto più propensi a correre e aiutare rispetto ai Banega e Joao Mario, alternative ai Kondogbia e ai Medel), molti dei concetti dell’anno scorso si rivedono anche quest’anno.

Su tutte, ovviamente, spicca la vittoria contro la Juve alla 4° giornata: non una semplice vittoria, ma una partita condotta dall’inizio alla fine, impedendo agli avversari di respirare facendo però il proprio gioco.

Video analisi di Inter Juventus 2-1

Bellissima Inter Batte Meritatamente la Juve #NoiStiamoConDeBoer

 

Pazzie di settembre

 

Insomma, l’Inter di De Boer, adattandosi al parco uomini a sua disposizione, che se in alcuni elementi (Candreva, Perisic, Joao Mario, Banega) poteva essere funzionale al proprio progetto tattico, in tanti altri si trattava decisamente di corpi estranei (vabbè, elencateli voi), stava faticosamente costruendo un progetto, almeno a nostro avviso, davvero molto interessante:

In questa tabella, estrapolata dall’interessante articolo di Alfredo Giacobbe sugli 84 giorni di De Boer all’Inter, vengono riportati alcuni dati statistici sull’Inter di de Boer a confronto con quella di Mancini della stagione precedente (conclusasi al 4° posto dopo essere stati in testa per 18 giornate).

Al momento del suo esonero, dopo 11 giornate, l’Inter era undicesima in classifica a 13 punti dalla Juve capolista e a 8 punti dal terzo posto occupato in quel momento dal Milan.

Ma, sia a livello di produzione offensiva che a livello di tenuta difensiva, la tabella sopra riportata indica che sarebbe dovuta essere molto più avanti in classifica, oltre ad aver prodotto, complessivamente, numeri decisamente migliori rispetto a quelli del suo predecessore. La manovra era lenta e troppo spesso prevedibile? Lo si rimprovera anche a questa squadra che è migliore di quella dell’anno scorso, e alcuni dei gol subiti l’anno scorso hanno davvero il sapore della clamorosa beffa del Fato, tra errori individuali clamorosi e rimpalli ai limiti di “mai dire gol”:

Ai numeri si aggiungono poi alcuni elementi, non quantificabili, meritevoli di un po’ più di pazienza e attenzione, come ad esempio il “triplo play” Joao Mario-Banega-Brozovic, e più in generale un approccio alle partite più europeo, con l’applicazione di principi più moderni, come la difesa aggressiva subito dopo la perdita del pallone.

Per carità, lungi da noi affermare che fosse tutto perfetto, anzi. Ma molti di questi ragionamenti possono essere oggettivamente usati come attenuanti e, in ogni caso, questa è la rappresentazione della situazione in casa Inter così come l’abbiamo vissuta nel periodo agosto-ottobre 2016.

Il Milan del “mago” Montella

Ma Montella? Che attenuanti ha?

Ci scuserà la buon’anima di Helenio Herrera per aver preso in prestito il suo soprannome, ma in quale altro modo avremmo dovuto definire il vate di Pomigliano D’Arco?

Montella è già ambientato, ha avuto modo di conoscere società e calciatori, ha fatto due mercati interi con la sua supervisione e di cui l’ultimo è stato definito da più parti faraonico: a Montella è stata costruita una squadra per vincere anche da subito e, se proprio qualcuno si lamenta della reale dimensione di certi giocatori, non è altro che un’aggravante. Perché lui era lì e decideva con la società.

Eppure, dall’inizio del campionato di Serie A 2017-2018, il suo Milan è decimo in classifica, con 12 punti frutto di 4 vittorie (di cui 3 casalinghe contro le corazzate Cagliari, Udinese e SPAL e una in trasferta contro il Crotone) e altrettante sconfitte (contro Lazio, Samp, Roma e Inter, di cui le ultime 3 consecutive), con 12 gol fatti e 13 subiti, a 12 punti di distanza dal Napoli capolista e a 7 punti dal quarto posto.

Fermandoci qui avremmo già dimostrato che Montella ha fatto decisamente peggio di de Boer, ma sarebbe ingeneroso, oltreché superficiale, limitarci ai freddi numeri della classifica. E quindi andremo più a fondo, scoprendo che la realtà è ben peggiore di quanto la semplice classifica racconti.

Ricordate quindi gli articoli, gli editoriali, le prime pagine, gli sfottò, la famigerata “ironia del web”, i servizi televisivi, i lapsus e le prese per il culo al povero Frank?

Ecco, dimenticateveli. E pure alla svelta.

Tralasciando i proclami, le cose formali, le aspettative enormi e il mercato faraonico… che abbiamo analizzato questa estate da noi da un altro punto di vista, decisamente più inquietante di una semplice sconfitta:

La strategia di Milan e Inter: parte 1, i bilanci

La strategia del Milan: parte 2

Dicevamo, ci concentreremo soltanto sul differente modo di raccontare i fatti quando ci si trova di fronte dei colori diversi rispetto al nero e all’azzurro.

E quindi Montella – il cui nome non sarà mai storpiato da nessun opinionista TV e che evidentemente è più bravo di altri a tenere alta l’attenzione dei propri ascoltatori, dato che nessuno russa durante le sue interviste – si può permettere di rilasciare dichiarazioni come queste:

Dichiarazioni rilasciate senza colpo ferire, anche dopo 4 (quattro!) sconfitte nelle prime 8 (otto!) giornate (quante erano state invece quelle di de Boer?).

Anche dopo aver perso, male, praticamente contro tutte le squadre che non lottano per la retrocessione finora incontrate.

Anche dopo aver proposto, in otto turni, 8 formazioni diverse e 2 moduli di gioco diversissimi fra loro.

Anche dopo aver depotenziato l’unico elemento davvero forte della propria rosa (Suso) piazzandolo seconda punta per permettere a cucciolo Bonucci di sentirsi più a suo agio con la difesa a 3 (con grandi risultati).

zizzi vignetta bonucci mirabelli equlibri bm
(condividete la vignetta, se vi piace. Ma non potete modificarla, tagliarla etc…)

Anche dopo aver richiesto Kalinic dopo che la squadra aveva speso la bellezza di 40 milioni per tale Andrè Silva.

Anche dopo aver preso il miglior difensore italiano [cit.] per la modica cifra di 42 milioni e avergli affidato la fascia di capitano in barba a qualsiasi regola di spogliatoio e, a quanto pare, senza consultarsi con calciatori ai quali era stata promessa.

Anche dopo aver vinto contro squadre più deboli senza MAI, MAI impressionare, ma anzi faticando tremendamente.

Ma, voi direte, sono le parole di un uomo che è vittima di una pressione pazzesca e che deve in qualche modo difendere il proprio operato, anche a costo di passare per pazzo.

Al di là del fatto che un briciolo di obiettività in più gli permetterebbe non solo di fare figure meno barbine davanti alle telecamere (ma forse, e dico forse, anche di analizzare con più lucidità la propria squadra e quindi riuscire a migliorarla), di certo la stampa, gli opinionisti e i cosiddetti “addetti ai lavori” saranno sicuramente sul piede di guerra nei suoi confronti. E infatti:

Vi ricordate le parole di Caressa su FDB? Ecco invece il suo pensiero sull’allenatore del Milan.

E vabbe’, Vincenzino nostro è italiano, la lingua la conosce perfettamente, che pretendevate che dicesse? Poi che non sappia fare l’allenatore è soltanto un dettaglio.

A tutto ciò si aggiunge, poi, un aspetto che non possiamo dimostrarvi pubblicando dei link, per il semplice motivo che la dimostrazione sta proprio nel fatto che di link… non ce ne sono! (Errata corrige: da ieri note qualcuno spunta. Ma praticamente solo da ieri).

Parliamo cioè del fatto che, in 3 mesi di gestione disastrosa e nonostante l’assenza totale delle attenuanti di FDB, nessuno abbia mai fatto partire il totoallenatore per il dopo Montella.

Provate infatti a fare un giochino semplice: cercate su Google “dopo Montella” e guardate cosa esce fuori: su 9 collegamenti 6 che appaiono nella prima pagina, soltanto 3 riguardano possibili allenatori in caso di esonero del tecnico rossonero. Se cercate “esonero” trovate quasi solo interviste di Montella… nonostante già da un mese la quota di un Vincenzo di Burro esonerato è calata vertiginosamente (articolo di Calcio&Finanza):

Purtroppo lo stesso giochino non è possibile farlo per de Boer, visto che sono passati 12 mesi e nel frattempo ha tra l’altro subito un esonero (dal Crystal Palace in Premier League, tra l’altro giustamente), per cui i risultati di Google risulterebbero “sporcati”.

Quindi ci limiteremo a pubblicarvi alcuni (e sottolineo alcuni) articoli che uscivano, quasi quotidianamente e ben prima del termine effettivo del suo mandato all’Inter, avvenuto il 1 novembre 2016.

http://www.ilgiornale.it/news/sport/linter-crisi-de-boer-rischia-lesonero-pronto-fabio-capello-1307391.html  16 settembre

http://www.si24.it/2016/10/16/de-boer-inter-esonero-sostituto-allenatore-europa-league/301483/  16 ottobre

http://www.calciomercato.com/news/inter-tutti-i-nomi-per-il-dopo-de-boer-35794  19 ottobre

http://www.goal.com/it/news/2/serie-a/2016/10/24/28786122/inter-de-boer-siamo-ai-titoli-di-coda-possibile-esonero 24 ottobre

http://www.gazzamercato.it/sondaggi/inter-la-colpa-e-della-squadra-ma-addio-a-de-boer-i-tifosi-vorrebbero-leonardo-in-panchina-votate/ 24 ottobre, con annesso sondaggio su chi preferireste come nuovo allenatore.

Anche se in realtà si è parlato di esonero praticamente già dal dopo-Chievo:

Montella solo oggi si vede, peraltro giustamente e inevitabilmente, sulla graticola: oggi che viene da una partita orribile contro l’AEK Atene, oggi che è persino più facile farlo diventare bersaglio anche perché Mirabelli giusto ieri lo ha di fatto scaricato, facendolo diventare una sorta di dead man walking che già alla prossima potrebbe finire le chance. Se accadesse, immaginate?, ci sarà arrivato come uno degli allenatori meno criticati della storia.

Conclusioni

Insomma, tutta questa manfrina per scoprire, in fondo, l’acqua calda. Sappiamo tutti che, a questi livelli, una stampa più o meno feroce incide significativamente sulla serenità di un ambiente e, di conseguenza, sul lavoro in campo e sui risultati.

Per carità, lungi da noi affermare che non ci sia stato, nel caso di FDB, un pesante concorso di colpa da parte di una società, intesa come dirigenza, a tratti vergognosa se non proprio incompetente, oltreché anche gravi errori, sia tecnico-tattici che comportamentali, da parte del tecnico stesso. E che l’ambiente Inter sia alquanto elettrico, paranoico e insofferente non lo scopriamo di certo oggi.

Ma tutto ciò, giova ribadirlo ancora una volta, non giustifica nessuno ad attaccare una persona anche su piani non prettamente professionali, come è stato il caso di de Boer, ad inventare notizie con il solo scopo di destabilizzare un ambiente (già destabilizzato di suo peraltro).

Senza contare, poi, i “due pesi e due misure” adottati a seconda della situazione, degli uomini e soprattutto, dei colori sociali coinvolti, che rende il tutto ancor più insopportabile e che smaschera senza dubbio alcuno la partigianeria di tanti “addetti ai lavori”.

E che ci porta, ogni volta, a dover fare la tara di tutti quegli elementi di disturbo che impediscono di analizzare le situazioni nella maniera più obiettiva e lucida possibile.

E che, francamente, avrebbe pure stufato.

 

(l’anno scorso ci eravamo dilettati in questa ironica prima pagina, non ce ne vogliano gli amici della Gazzetta. Il 29 settembre su Twitter scrivevamo così, oggi ancora di più).

 

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