Napoli-Inter 0-0: le pagelle

L’Inter ha superato indenne l’ostacolo San Paolo, con merito e con una prova di squadra come non se ne vedevano da tempo. Leggo in giro, soprattutto gli amici napoletani, di autobus parcheggiati e di critiche al gioco dell’Inter. Credo che non si possa fare lettura più sbagliata di questa, non fosse altro che al momento sembra impossibile non cedere qualcosa a questo Napoli. Che, ricordiamolo, veniva da 8 vittorie consecutive in campionato.

Tanto fiato e inchiostro sprecato per dire di un’Inter fortunata e invece, sorry, si tratta di una buona squadra che ha un impianto di gioco, identità e idee e, sì, è anche dotata della sua dose di bravura. Perché, come dicevamo ieri, la questione della “bellezza” nel calcio è piuttosto pelosa e, ormai da tempo, decisamente noiosa: il calcio funziona o no, è efficace o no. Il resto è filosofia che si aggrappa alla contingenza: il Napoli “parcheggiava autobus”, per usare la stessa abusata (e erronea) espressione di molti tifosi partenopei oggi per descrivere questa Inter, con Mazzarri (ma in quel caso era anche vero), e oggi ha guida e uomini per giocare un calcio diverso. L’anno prossimo, o fra due o tre, diventerà altra squadra ancora e saremo qui a parlare di tutt’altro. E magari riscopriranno il piacere di un calcio diverso che ha tutte le stimmate dell’efficacia. Quindi, stare schiscio con la filosofia del bel giuoco perché, se maneggiata senza cura, può portare a risultati imprevedibili

Anche perché l’effetto è quello di rendere il Napoli diverso dal solito, più lento e prevedibile, incapace per larghissimi tratti di creare superiorità numerica. Ci ha provato nel secondo tempo di più, quando l’Inter era stanca e Sarri ha deciso di giocare su una sola fascia facendo densità lì (tutte le passmap e heatmap sono indicative in tal senso). E forse si sottovaluta il fatto di avere tenuto a zero gol l’attacco più esplosivo della Serie A, capace di segnare 26 reti in 7 partite.

Il che non vuol dire che sia pronta per lo scudetto, anzi. Ci sono due cose raccontate a dovere dalla partita di ieri è proprio questa: l’Inter deve sempre dare il 100%, soprattutto in certe sfide, con una applicazione metodica, sistematica e per certi versi maniacale (vedere, su tutti, Nagatomo su Callejon) per ottenere risultati importanti; e le manca terribilmente qualcosa da metà campo in su, non fosse altro che come alternativa, per potere ambire a qualcosa di più del 3° posto, che sarebbe già un upgrade rispetto all’ambizione al 4°.

Gennaio dovrà raccontarci anche altro dal punto di vista del mercato: non assecondare e accontentare questo allenatore sarebbe un delitto imperdonabile.

Le pagelle

HANDANOVIC 8: per tutto il resto del mondo, giocare con un grande portiere è un pregio e un vanto. Per l’Inter no, è roba raccapricciante… quello là, ma lo vedete? Sapete cosa fa? Ah, orrore, orrore indicibile, ignominia e vergogna su di noi. PARA! HANDANOVIC OSA PARARE! E scusate il maiuscolo, ma ‘sta cosa non può che raccontarsi con l’orrore che ti scivola dalla mente alle dita. E che volete farci? Ce ne vergogneremo a lungo e, speriamo, con grande successo.
Le parate miracolose, però, sono soltanto due. Strepitoso su Mertens nel primo tempo, ma soprattutto su Miranda nel finale in un’azione che risulta tanto più imprevedibile quanto più è il compagno a toccarla. Batman c’è, Batman è vivo.

D’AMBROSIO 7: per una volta proviamo a depotenziare l’effetto negativo degli errori grossolani. Lui ne commette almeno tre lasciando troppo spazio a Insigne, soprattutto sul colpo di testa dell’attaccante partenopeo che gli scappa da dietro. Poi, però, fa una partita super, fatta di tanta concentrazione e attenzione contro l’avversario più difficile nella zona più difficile, dove i partenopei si moltiplicavano come dotati di superpoteri.

SKRINIAR 7,5: dopo la partita di ieri è lecito dirlo e scrivetelo su tutte le bacheche dei vostri social: in estate a Milano è arrivato un difensore forte, ma forte forte forte, capace di spostare seriamente gli equilibri di una squadra. Solo che è arrivato nella metà giusta di Milano e non si chiama Bonucci. E sappiatelo: se avesse Raiola come procuratore e giocasse nella Juventus, sarebbe già candidato al prossimo pallone d’oro e varrebbe non meno di ottomila fantastilioni di triliardi, più due Pogba e tre Neymar.
Se l’Inter non soffre delle vertigini da alta classifica lo deve soprattutto alla roccia a cui si aggrappa ad ogni partita. Ieri ha commesso un paio di errori piuttosto gravi, ma ha letteralmente murato ogni singolo dribbling che i partenopei provavano a portargli: non vorrei sbagliare, ma a memoria credo non sia stato saltato neanche una volta. Che si chiamassero Insigne o Mertens non fa differenza: lui è invalicabile.
In impostazione, nel secondo tempo, quando il Napoli apre un po’ le maglie, trova una serie di corridoi impossibili tra le linee che regalano aria e pause all’Inter. Ma in generale è facile esclamare: che regia sul pressing avversario!

In estate ci si aspettava e si è parlato tanto di un “Grande Milan”: ecce homo, è lui l’unico Milan di cui vale la pena parlare.

MIRANDA 6: continua la sequenza di passaggi sbagliati (78%) e la difficoltà in fase di impostazione: gli avversari ormai lo sanno e provano a direzionare il pressing in maniera tale che sia lui a dovere impostare di più. Partita che avrebbe meritato forse qualcosina di più, perché comunque dal lato di Nagatomo ha offerto un enorme aiuto, ma nel finale rischia un autogol clamoroso su una marcatura che non avrebbe dovuto sbagliare, nonostante sia un compagno a tenere in gioco Mertens.

NAGATOMO 6,5: prestazione con punte da 7 per l’attenzione spasmodica su Callejon. Ma il tasso di passaggi sbagliati è davvero enorme (68%) e talvolta si ha l’impressione che la butti lì solo per non correre troppo rischio… prova ne è che l’Inter, se proprio deve rischiare in impostazione, rischia dall’altro lato.
Il fuorigioco sbagliato su Mertens, però, è gravissimo e poteva costare carissimo. Responsabilità giusto un attimo attutiti dalla presenza di Callejon in zona, ma non basta. Il voto rimane comunque alto perché nel primo tempo l’unico a dargli davvero aiuto è Miranda, mentre Perisic era in vacanza venti metri più avanti.
Rimane, comunque, una delle più grandi e liete sorprese della serata per concentrazione e applicazione: d’altra parte, il compito individuale più difficile era proprio il suo.

VECINO 7: c’è una grossa fetta del tifo interista che in estate ha detto, scusate l’espressione: “chicazzè”. Detto proprio così, tutto unito. Nell’arco di poche partite Vecino dimostra che ne è valsa la pena eccome: ora il carro dei #Veciners è già ingestibile. Nel primo tempo costretto a nascondersi un po’ perché dal suo lato c’è Hamsik e lui ne limita fortissimamente la propensione offensiva: sbaglia anche un paio di passaggi per eccesso di sufficienza. Nel secondo tempo cresce, recupera palloni (6 nel finale) e ci regala il solito strappo a violentare la metà campo avversaria. Anche se già Fiorentina e Roma ci avevano restituito l’immagine di un centrocampista utilissimo e multidimensionale.

Nel primo tempo inventa un corridoio per l’occasione di Icardi e, se avesse fatto quel gol superando Reina, avremmo organizzato pellegrinaggi in venerazione di San Vecino.

GAGLIARDINI 6,5: bravo Gaglio che si riscatta dopo un derby non granché. Perde pochissimi palloni stavolta, ne recupera almeno 5 di cui un paio preziosissimi e fa una partita di grande sostanza. Poco in fase offensiva (peccato per quel tiro da fuori su Jorginho, soluzione che dovrebbe cercare più spesso) ma, in partite del genere, va bene così. Vero che gli capita l’avversario meno impegnativo, ma lui non se ne preoccupa più di tanto e distribuisce aiuto ai compagni.

CANDREVA 7,5: un’estate sotto torchio e fischiato spesso dai tifosi, ingiustamente, perché Antonio è uno che corre sempre, aiuta sempre, che punta molto alla sostanza delle cose senza perdersi in fioretti e sculettamenti che tanto fanno chic e tanti consensi riscuotono. In nerazzurro c’è stata gente indecente e Candreva non merita fischi, perché molto spesso il suo errore è dovuto anche al fatto che poi in attacco non ci arriva mai lucido lucido.
Prestazione da top, sia in difesa, dove non manca mai (ma mai mai mai mai mai) di sostenere D’Ambrosio (tanto da depotenziare quello che adesso è, giustamente, considerato il miglior terzino puro in Serie A, Ghoulam ), sia in fase offensiva dove è il più volitivo e pericoloso dei nerazzurri. Splendido l’assist per Perisic, che spreca di testa alto, e peccato per quella fatica che gli fa sbagliare l’altro assist, sempre per Perisic su contropiede: palla un filo troppo dietro e Napoli salvo. Detto che il numero dei cross è calato vertiginosamente, la heatmap è di un soggetto dotato di rara e prodigiosa ubiquità esterna.

BORJA VALERO 6: il voto è una media tra quello che fa in fase di non possesso e quella di possesso. Con lui, Jorginho non riesce mai a essere davvero libero: il centrocampista del Napoli è bravissimo a smistare palloni a un tocco perché ha grande qualità di posizionamento e visione prima di ricevere palla. Lo spagnolo, però, gli si piazza sempre in modo da disturbargli quella visione. Quando esce Borja Valero, Jorginho sembra rinascere: nel primo tempo solo 45 palloni toccati, nel finale diventeranno 113… e la differenza nel fluire dell’azione del Napoli si vede eccome.
Finché ha fiato trova anche la posizione giusta per ricevere palla alle spalle dei centrocampisti avversari e metterli in apprensione. Solo che dura un tempo, e se fosse uscito al 45esimo avrebbe preso mezzo voto in più. Non può bastare, anche se alla fine, a conti fatti, risulta essere sempre o quello che crea di più o quello più pericoloso: Reina gli ferma un gol che avrebbe meritato.

JOAO MARIO 6: nessuna insufficienza oggi, neanche a chi quella insufficienza avrebbe dovuto meritarla. Vada per la tonsillite, vada per gli antibiotici, ma l’impressione è che la panchina lo rammollisca invece che stimolarlo. Stupisce la differenza di applicazione tra due subentrati, lui e Eder: il secondo sembra scendere col sacro fuoco addosso, Joao Mario non ci mette grinta a sufficienza.
L’applicazione su Jorginho è quasi inesistente, se lo perde praticamente sempre e lui prova a fare legna e densità in mezzo. Ma davvero poco altro per cui farsi notare.

PERISIC 6+: media voto tra il primo tempo, largamente insufficiente, e un secondo in cui si trasforma nel più insospettabile dei Di Livio: soldatino che rinnega il giocatore fumoso e inconsistente del primo tempo e si mette a legnare tutto quello che gli passa di fronte e accanto. 2 tackles, 4 intercetti e 3 spazzate sono numeri quasi da mediano, non da top player che deve cambiare le sorti dei match con le sue accelerazioni.
Ma ieri era partita da martello di guerra e non da fioretto: Ivan nel secondo tempo ha capito e noi abbiamo apprezzato.

ICARDI 6: abbiamo detto niente insufficienze, neanche per chi le avrebbe  meritate non fosse altro che per quella costante, insistita, fastidiosissima lamentela ogni qualvolta l’azione si dipana e si chiude senza che i compagni provino a lanciarlo in profondità, sempre lì nel mezzo tra i due difensori centrali. Solo che, quando c’è da correre e coprire, corre e copre, fa legna anche lui e si immola in nome del risultato: col caschetto e tutti i DPI addosso.

EDER 6: sei perché, nonostante i pochi minuti, riesce a produrre un pressing allucinante ad ogni portatore vicino. Nel finale gli scappa anche la rubata giusta per innescare un contropiede, ma Banti decide che quell’azione deve fermarsi lì e ammonisce (giustamente) Koulibaly. Se l’anno scorso era uno dei (miei) imputati (da me) condannati più ferocemente, quest’anno sta mostrando voglia, determinazione, sacrificio e disponibilità anche nell’essere ai margini della titolarità che risultano da esempio per tutti. Tifosi compresi. Blogger e opinionisti compresi. E oggi a Eder, a questo Eder, non rinuncio.

JOAO CANCELO SV: come ampiamente previsto a inizio stagione, il ragazzo per adesso sarà l’alternativa a Candreva piuttosto che quella a D’Ambrosio. L’impressione, però, è che abbia bisogno di campo per partire in progressione. Tecnicamente interessante ma troppo pochi i minuti per dirne di più. Dopo il grave errore del Derby, però, è confortante vederlo lì.

SPALLETTI 8: la difesa perfetta del nostro ministro della difesa (che è anche quello della “offesa”, se serve). Squadra corta e stretta, centro coperto con parziale rinuncia agli esterni, perché tanto il Napoli non crossa mai (il numero è proprio zero) e prova monotematicamente e insistentemente questo continuo scambiarsi di posizioni, con l’occupazione degli spazi intermedi sia in verticale che in orizzontale alla ricerca del triangolo giusto ai limiti dell’area.
Spalletti disinnesca il Napoli chiedendo ai suoi un’applicazione feroce e costante per 90 minuti: il suo capolavoro è Nagatomo, per molti versi il peggior terzino dell’Inter (tatticamente parlando), su Callejon, che è probabilmente nella top 3 europea come gioco sul lato debole. Insiste su Gagliardini e ha ragione; non cede alla tentazione di invertire i due CC per opporre più fisico a Hamsik, e ha ragione; non cede alla tentazione della difesa a 3, e ha ragione; quando in Napoli attacca su Insigne o su Callejon, chiede soprattutto ai centrali di difesa un movimento in più, e ha ragione. Insomma, una partita in cui ne sbaglia davvero pochissime e ha ragione sempre.
Ma quello che stupisce di più è come ha trasformato la banda di scalmanati e fancazzisti travestiti da professionisti, che l’anno scorso ci aveva deliziati con indecenze una dietro l’altra, in un bunker in cui, se entri, te la passi brutta perché questi qui fanno sul serio e non mollano un millimetro. A livello di testa sta facendo un lavoro mostruoso. MO-STRUO-SO.

Adesso, però, la parte più difficile: convincerli che la partita più difficile è proprio quella di martedì.

BANTI 7: gravissimo l’errore nel finale in cui ferma un contropiede nerazzurro per ammonire Koulibaly. Ma nel complesso una gara eccellente in cui non casca mai nell’errore facile: pagheremmo per avere arbitraggi così sempre.

Pagelle Napoli

REINA 7

HYSAY 6,5

KOULIBALY 6

ALBIOL 7

GHOULAM 6

ALLAN 6

JORGINHO 6,5

HAMSIK 6,5

CALLEJON 6+

INSIGNE 7

MERTENS 5

ZIELINSKI 6,5

ROG 6

OUNAS SV

SARRI 7

Tabellino

NAPOLI-INTER 0-0
NAPOLI (4-3-3): Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan (30′ st Rog), Jorginho, Hamsik (27′ st Zielinski); Callejon, Mertens, Insigne (35′ st Ounas). (Rafael, Sepe, Mario Rui, Maggio, Giaccherini, Maksimovic, Chiriches, Diawara). All. Sarri
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Nagatomo; Gagliardini, Vecino; Candreva (38′ st Cancelo), Borja Valero (26′ st Joao Mario), Perisic; Icardi (42′ st Eder). (Padelli, Berni, Ranocchia, Karamoh, Santon, Eder, Dalbert, Pinamonti). All. Spalletti
ARBITRO: Banti di Livorno
SANZIONI: Ammoniti: Miranda e Koulibaly.
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