La reductio ad Handanovic: la nuova frontiera di un’Inter da sminuire

Gli argomenti assoldabili dalla Disinformatija sono sempre lì, pronti per essere presi dagli scaffali delle banalità quotidiane e gettate in pasto al pubblico: un pubblico credulone che spesso ama rimanere tale, accontentandosi dell’impressione di sapere. Che poi, direte voi, “chi te lo fa fare? Non è così, ormai la gente è evoluta, la gente ha internet, la gente può documentarsi“… e sarei anche d’accordo con voi se non fosse che viviamo nell’epoca in cui le fake news hanno più successo e condivisioni delle vere news (anzi, siamo al punto in cui non sappiamo più distinguerle tra loro), in cui basta lanciare un sassolino nello stagno per trovare onde ingigantite riverberate chissà dove.

Ed è qui che la Disinformatja si trasforma anche in (o diventa) Diseducatja, come ci racconta il buon Stefano Tamburini (@s_tamburini su Twitter): il termine è talmente bello e calzante che meriterebbe di “fare carriera”.

Volete un esempio? Ecco, un esempio di cui, se ci seguite, siete già a conoscenza. Durante l’intervallo tra Napoli e Inter c’è un momento in cui una conduttrice, non mi interessa saperne il nome, dice, come se si trattasse di una roba brutta davvero, qualcosa di cui vergognarsi… un difetto, capite?… lei dice “questa sembra un’Inter mourinhana” come se si trattasse di un difetto, un argomento di disonore. L’Inter di Spalletti a Napoli sarebbe stata simile, secondo la conduttrice, all’Inter di Mourinho e questa cosa doveva essere interpretata come un motivo di diminuzione del merito che le stava portando un buon risultato.

Ecco, disinformatija che diventa diseducatija. Ormai alla storia è passato che Mourinho faccia un solo tipo di gioco e quindi “mourinhana”, nella mente di certuni/e che sì e no avranno visto Barcellona-Inter… o al massimo ne avranno letto qualche resoconto sui giornali… ecco, per certuni/e quella Inter faceva solo quel gioco. Non ci sono altre storie, altre possibilità: una delle squadre italiane più belle degli ultimi 30 anni, l’Inter del Triplete derubricata a squadra monotematica per avere giocato sì e no 5-6 partite basandosi su concetti speculativi per sfruttare il massimo dei difetti avversari.

Un giorno riuscirò a partorire l’ebook promesso già qualche mese fa, la bibbia del Triplete, con un numero di statistiche mai viste, curiosità, articoli del tempo e quant’altro possa essere utile alla causa.

Insomma, i media hanno questo potere straordinario, per cui a volte basta lanciare un titolo (basta un titolo!) perché poi sul web diventi tutt’altro, montato come panna sito dopo sito, tweet dopo tweet, status dopo status.

Lo sport di certi media

Non è certo qui che dobbiamo affrontare un argomento importantissimo come “il ruolo dei media nel mondo di oggi”: ci vorrebbe un intero sito. Quello che notiamo, però, è che c’è un diverso atteggiamento dei media al verificarsi di eventi simili con squadre diversa. Si tratta di una cosa conclamata, anche se non volete ravvisarvi un atteggiamento preordinato. Insomma, anche se non la chiamate “prostituzione intellettuale”. E ne abbiamo dato un larghissimo esempio parlando del “caso Montella”:

I media, il Milan e Vincenzo di Burro

L’anno scorso, su De Boer, era evidente una spaventosa concordanza di contenuti, al punto da considerarla persino “concordanza di intenti”. Sempre l’anno scorso ci sono stati casi in cui le prime pagine dei giornali sportivi sembravano uno la replica dell’altro. Quest’anno Spalletti non è attaccabile, però si rinviene la stessa “concordanza” che, di volta in volta, prende piede.

Siamo partiti dal mercato estivo faraonico dell’Inter, nonostante tutti gli indicatori e tutta la logica del caso indicassero altre vie (e chi ci legge era perfettamente a conoscenza di quella che era la realtà, ovvero quella che poi si è realizzata): ovviamente a questo è seguita la “grande delusione” di un’Inter impotente sul mercato e di Suning che, dai è evidente!, non ha l’Inter nel cuore e quindi moriremo tutti. Chi dimentica è complice:

A campionato cominciato abbiamo attraversato, a settimane alterne, gli argomenti di un’Inter troppo brutta per meritare punti e quelli di un’Inter davvero troppo fortunata per essere vera.

Nell’ultima settimana si è cavalcato moltissimo l’argomento “legni a favore” dell’Inter, che ci avevano tanto ammorbato post-Roma. La causa è anche il palo di André Silva nel derby, unico vero argomento da scagliare contro l’Inter.

Sulla Gazzetta dello Sport esce un articolo a firma del buon Marco Guidi. E dico “buon” perché con il giornalista ci siamo intrattenuti per lunghe ore confrontandoci serenamente, pur con le normali asperità che sono fisiologiche quando i punti di partenza sono così lontani, almeno finché non si è riusciti a… “mandare in vacca” la discussione che invece stava proponendo argomenti interessanti.

Ecco, il buon Marco, scrivendo anche un articolo stilisticamente impeccabile, tira fuori la “statistica” dei pali a favore, elaborata da Whoscored, e il titolista ha deciso che il messaggio da passare era questo:

Ora, qui devo diventare ancora un po’ più noioso. Secondo Audipress, Gazzetta dello Sport ha circa 3,2/3,3 milioni di letture, solo che nessuno ci dice quanti di questi lettori si fermano alla prima pagina e quanti leggono, non dico tutto, ma gran parte del giornale. Sappiate, però, che la stra-grandissima parte di questi lettori leggeranno soltanto i titoli (al limite gli occhielli e i catenacci) di articoli che non siano i principali o che non siano di diretto interesse. Online e ancora peggio e… oh, beh, sappiate anche questo: i lettori de ilMalpensante sono degli eroi perché si sorbiscono articoli traboccanti di parole e fuori da ogni logica di lettura sul web. La vostra capacità di permanenza è commovente!

Tornando a noi, quell’articolo, quindi, per la maggior parte dei lettori non esiste, al contrario del titolo. Poco conta, quindi, quello che c’è scritto all’interno se poi il titolo è piuttosto chiaro. Ma la cosa più grave è che questo articolo è quel sassolino di cui parlavamo prima, gettato sullo stagno e le cui onde si sono propagate e cresciute indefinitamente, al punto che…

La statistica, tra l’altro, contiene un errore. L’Inter, in realtà, ha avuto in sorte 7 legni: l’ottavo, che anche io credevo essere legno, sembrava essere quello successivo alla parata di Handanovic su colpo di testa di Rhoden in Crotone-Inter: in realtà, altre inquadrature hanno tolto ogni dubbio e non è palo. Pertanto l’Inter non è neanche la “più fortunata”.

Però, per dirla con le parole di Guidi, quel dato, che non ha elaborato lui ma Opta (è bene precisarlo: lui si è solo fidato ciecamente come faccio anche io costantemente), il dato è semplicemente un dato, un numero, una curiosità sul quale scrivere un pezzo. Il problema è, almeno dal mio punto di vista (e credo di condividerlo con voi), il messaggio che passa, ovvero che l’Inter è fortunata.

Attenzione, perché qui entra in gioco l’aspetto più inquietante del web: la condivisione acritica, a partire dal semplice titolo. L’anno scorso un sito di news umoristiche ha pubblicato un articolo composto da semplici “lorem ipsum” (la classica frase “segnaposto”): è stato condiviso da oltre 46mila persone senza che il link fosse mai aperto.

Studi più seri portano questo dato al 60%, anche se i due maggiori social hanno comportamenti diversi.

Insomma, dall’articolo, che aveva all’interno anche altri argomenti, si è passati al titolo, che è letto da un numero di lettori di diverse grandezze superiori; poi questo titolo viene ripreso, identico, da altri siti/aggregatori e condiviso sui social, dove poi prende vita propria e in gran parte verrà condiviso e “appreso” (virgolette d’obbligo) come puro dato di fatto senza (in almeno 6 persone su 10!) alcun approfondimento: insomma, del lavoro di Marco si sarà beata soltanto una percentuale infinitesimale delle persone coinvolte dai titoli. Sui 3,2 milioni siamo con una percentuale di “zero virgola“… se non “zero virgola zero”: fate voi i conti. Un articolo de ilMalpensante ha più lettori, insomma.

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Da qui l’assunto: l’Inter è lì seconda in classifica perché è fortunata, grazie ai pali. E poi gioca male, sai che roba indecente, da non potersi dire. Solo che questo vale solo per l’Inter, non per la Roma che passa a Torino o Bergamo senza incantare affatto e solo su calcio piazzato. Ma tant’è, in Italia siamo ri-diventanti improvvisamente chic e si pretende che tutti si faccia in un solo modo.

Peccato che il calcio sia uno sport di agonismo e non ginnastica artistica, altrimenti invece che i gol conterebbero i voti dei giurati sull’estetica del gioco espresso: un giudice ce l’abbiamo già, uno di quelli che magari in campo avrà fatto anche la sua rivoluzione, ma fuori dal campo ha creato mostri e tocca a noi sorbirceli.

Anche voi, amici del Napoli… non dimentichiamo mai quello che siamo stati né quello che possiamo tornare a essere. Che senso ha parlare oggi di (inesistenti) “autobus parcheggiati” quando fino a un paio di anni fa c’erano quelli di Mazzarri sparsi per tutta la Serie A? Che senso ha parlarne dall’alto di uno scranno contingente, col rischio che, con qualche cessione e mandato via Sarri, la dimensione del Napoli potrebbe cambiare? Non dico come “lotta per lo Scudetto”, perché mi auguro che il Napoli resti competitivo a lungo, ne guadagniamo tutti: ma dal punto di vista proprio del gioco.

Reductio ad Handanovic

Adesso l’Inter ha un altro grosso problema. Non solo è brutta e fortunata, dal culo grande quanto una capanna… Occhio Inter eh, ti finisce sicuramente come l’Inter di Mancini: parti a razzo e poi crolli. Come ti permetti a fare solo punti? Come?

e, quasi dimenticavo, sappiate che all’Inter è stato rimproverato anche che fa gol negli ultimi minuti. Che diamine: come si permette l’Inter a realizzare ben 9 gol nell’ultimo quarto d’ora? E allora i giornali si imbizzarriscono e ti piazzano un “sennò” un po’ indispettito:

“Così sono arrivati punti e classifica” a questi accattoni dell’ultimo minuto. Oh, e Sky ci va anche giù più pesante, perché addirittura fa la classifica senza l’ultimo quarto d’ora… che diamine, anche voi: non lo sapete che il calcio va dal 1° al 75°? E che tutto quello che viene dopo ha il prosaico sapore della disperazione, senza più idee, schemi, gioco? Quindi eccovi un altro “dato statistico” (ah ah ah), erano trascorse 6 giornate:

Voi proprio non cogliete eh? Pensate che ad aprile 2016 l’Inter di Mancini (quella con cui viene spesso paragonata questa Inter), dopo il crollo di Natale, occupava la quinta posizione in classifica con la terza miglior difesa, ma soffriva proprio i finali, con il 40% delle reti subite (12 su 30) dopo il 75° (e 8 punti persi). Problemi che non si pongono Napoli e Juventus, che le partite le chiudono molto prima e che, se c’è bisogno di reazioni d’orgoglio per rimediare a uno svantaggio, non aspettano l’ultimo quarto d’ora: se le partite finissero al 75°, loro sarebbero comunque in testa a punteggio pieno.

Scusate… devo aprire una parentesi. Vi ho presi in giro nelle ultime righe, perché non le ho scritte io. Però voi le avete lette come se le avessi scritte io in un impeto di sarcasmo contro Sky, giusto? E avete provato ribrezzo, giusto? Scusate, ma il testo è proprio di Sky, da “pensate che ad aprile 2016” fino a “punteggio pieno”.

classifica sky ultimi minuti

Poi c’è anche stato il periodo del “VAR”. Dannazione, Inter, ma anche qui… come ti permetti? Osare vincere le partite grazie alla nuova tecnologia che ti permette di ricevere un sacrosanto rigore che altrimenti non avresti ricevuto? Ma dov’è finita l’emozione dell’errore? La piacevolezza delle moviole ad cazzum di Cesari? Tutta la settimana a discutere della poesia dell’amore profano di un gol rubato o di un rigore negato o sgraffignato al grido di “Giusto! Giusto!” anche se ti sei tuffato tu e il tuo caschetto biondo? Che diamine, tutta questa praticità, questa razionalità, questo voler mettere ordine alle cose! Dove andremo a finire un giorno? Un’altra fatal Verona a.d. 1985?

Ma non è finita qui, perché la frontiera del tentativo di sminuire sempre e comunque la stessa squadra (in settimana torniamo a parlare di Milan eh) ha un nuovo confine: l’Inter è lì grazie a Handanovic.

Rendetevi conto: l’Inter ha bisogno del portiere per potere giocare. Perché non si ingegnano a giocare anche senza porte, magari dal lato nerazzurro fare i touchdown come nel football? Che senso ha giocare con un portiere? Perché non giocare direttamente in 10, o magari in 9 se no poi diventa Icardi-dipendente?

Così si produce una quantità sterminata di Disinformatija che è anche Diseducatija:

Ed è talmente forte l’intento di sminuire che, ed è l’unica spiegazione che posso darmi per questa  roba che leggere qui sotto, alcuni giornali, tra cui i due “Corriere”, hanno valutato la prestazione di Skriniar con un 6 in pagella. Quale modo migliore di far risaltare il “grazie a Handanovic” se non quella di togliere non meno di 1 voto a quello che è stato, ma di gran lunga, il miglior giocatore di movimento tra gli altri 20 più sostituti visti in campo? Dai 6 a Skriniar, Handanovic diventa molto più che indispensabile. Purtroppo l’editing del Tweet lo ha rimaneggiato un po’: inizialmente era “qualcuno chiami la neuro” e quindi poi veniva “oppure faccia l’antidoping”, ma vabbe’, si capisce lo stesso.

Ora, se provate ad andare sui social cercando “Inter grazie Handanovic” troverete una quantità sterminata di gente che quasi quasi avrebbe voluto davvero che l’Inter giocasse senza portiere.

 

“Vergogna, portiere migliore in campo”, “senza il portiere”, capite? Quello che per tutti gli altri è un vanto, un pregio, un merito, per l’Inter diventa motivo di vergogna. Non sottovalutate il fatto che siano “idee” (anche qui, virgolette d’obbligo) che vengono da semplici utenti: questa  è l’opera della Disinformatija. Sui social spesso scriviamo con tale rapidità, e senza mettere su il filtro di una riflessione (lo stesso meccanismo della condivisione acritica), che vengono fuori alcune cose istintive, magari apprese anche a livello subliminale. Questa idea, lanciata così e ribattuta da ogni aggregatore possibile, prende vita propria e un giorno ci sarà una conduttrice di Sky o di Premium, che chiaramente non è il nostro riferimento ma lo diventa per chissà quanti altri, a ricordare che quell’Inter del futuro… ehi, ma sai che somiglia all’Inter brutta e fortunata di Spalletti che campava solo a pali e Handanovic e che, al limite, senza Icardi era da Serie B?

Tra i vari commenti sulla nostra pagina Facebook (beninteso: leggo tutto, ma tutto tutto tutto quello che ci scrivete quale che sia il canale che usiate), quelli di un utente Facebook sulla nostra pagina (l’utente si chiama “Mercato Calcio“) ha scritto questo commento che voglio riproporvi e che mi ha dato il titolo per questo articolo: abbiamo anche aggiunto il voto che gli abbiamo dato qui su ilmalpensante.com.

Non so perché quando l’Inter vince parta sempre la sfilata della “Reductio ad Handanovic”.

All’esordio, partita chiusa in 15′, per i media fu tutto merito dello sloveno, che in realtà fece una parata banalissima su Simeone e un ottimo intervento su Babacar, ma identico a quello di Sportiello poco prima su Brozovic. Evidentemente Sportiello non aveva salvato la Fiorentina da tracollo, Handa invece aveva fatto un miracolo. (voto de ilMalpensante a Handanovic 6,5: effettivamente 2 parate)

Dopo la partita col Genoa, si sentì dire che l’Inter era stata salvata da tre miracoli di Handanovic: avremmo potuto discutere di due (Taarabt e Omeonga), col forte sospetto che fossero parate normali spacciate per miracoli. Ma sul “tre” cosa vogliamo dire, che Handanovic tre parate non le aveva proprio fatte? Dato oggettivo, aveva toccato la palla due volte in 90′. (Voto de ilMalpensante a Handanovic: 6)

Migliore in campo contro il Bologna, si lesse, quando aveva fatto due rinvii da oratorio, una respinta pessima su punizione di Verdi e poco altro. Incolpevole sul gol, ma meriti nessuno. (Voto de ilMalpensante 6+)

Di interventi decisivi, nelle prime sette partite, c’è stato quello su Rodhen (pazzesco) e quello (già sul 2-0) su Babacar, poi normale amministrazione, fino al derby (voto Spal SV, Roma 6, Benevento 6-). Ovvero, il minimo sindacale per avere l’1 sulle spalle. Il derby, si diceva: parata su Borini nel primo tempo, normalissimo tiro da posizione defilata che Handanovic ha parato coprendo il palo.

Poi il tiro di Suso da tre quarti campo, forte ma centralissimo, poteva addirittura bloccare in due tempi. Angolo, tiro di Borini, parata facile facile.

Non ha colpe sul primo gol, poi una bellissima parata su Bonaventura e infine lo sfortunato ping-pong sul 2-2. Ricapitolando: una bella parata, decisiva, e un autogol sfortunato. (Derby e Crotone voto 7 e 7,5)

Il buon Ciro Ferrara parla di tre-quattro interventi decisivi:

https://www.youtube.com/watch?v=hWuR5uri0i4

E Taglialatela si aggrega a dire che quando l’Inter ha continuità, è sempre e solo merito di Handanovic. Dargli il merito di 22 punti in classifica mi pare da malafede.

Tre parate decisive in otto giornate (col Napoli ne aggiungiamo 2, a dire il vero). Bene, benissimo. Ma allora di Icardi cosa diciamo? Di Skriniar? Vogliamo dare ad Handanovic anche i meriti dei pali avversari? Lo sloveno è un Eolo che soffia via i tiri avversari?

Ma, per carità!, ottimo portiere, ha fatto ampiamente il suo dovere, ma ridurre la classifica dell’Inter alle sue inesistenti prodezze è da persone scorrette, in malafede. E ieri sera è uscito un nuovo capitolo di questa saga intitolata “Senza Handanovic l’Inter andrebbe in B”, esaltarne uno per sminuirne dieci.

Il commento è molto puntuale in tante cose, d’altra parte il portiere è proprio lì per parare, mica per guardare… anche se immagino che andando a controllare potrebbe venire fuori qualche paratina in più: ma non cambierebbe il senso del discorso. Ho provato a guardare le classifiche dei voti di fantagazzetta dei portieri. Sapete chi è primo?

fantavoto portieri

Eppure non sento di Lazio che è lì solo grazie alle parate del suo portiere…

E mentre per tutte le altre squadre avere un elemento, in porta o in attacco, di grande spessore è un vanto, per l’Inter si tratta dell’abominio di essere salvati da Handanovic o essere Icardi dipendente. Cosa diversa se il portiere avesse cognome diverso, che so, Buffon o Donnarumma: in quel caso solo lodi per averlo in squadra.

Se per le altre squadre segnare negli ultimi minuti è segno di cuore, coraggio, voglia, forma fisica etc…, per l’Inter è una colpa non essere riuscita a distribuire meglio i gol nell’arco dei 90 minuti: pensa te quel giorno che assegneranno lo scudetto con la classifica dal 31esimo minuto al 72esimo…

Se per le altre squadre giocare male e vincere (vedi Roma con Atalanta, Napoli con Spal, mentre per la Juventus il conto sarebbe più lungo) è cinismo, determinazione, voglia di imporsi a tutti i costi, carattere, per l’Inter è cosa abietta e causa di ignominia.

Magari, che so, dire che è una squadra che sta raccogliendo con merito anche grazie a intelligenza del tecnico, organizzazione, disciplina e cuore, là dove l’anno scorso erano rimaste macerie, consapevoli che si tratta di una posizione che si occupa solo transitoriamente no, vero? Dico, la Verità, nuda, cruda, semplice: si può raccontare con una frase, senza inventarsi classifiche, senza vendere nulla, senza numeri, statistiche. Senza doverci preoccupare, noi e voi, di interpretare parole e messaggi, inventarci architetture di sensi e piani di discussione. La Verità…

Eppure no… me li immagino lì, tutti ingrugniti di fronte ai loro computer in attesa che l’Inter inciampi per la prima volta, perda (merda!) malamente, faccia un passo falso per vomitare tutta la bile accumulata in queste prime 8 giornate.

E sarà allora che dal reflusso delle cloache emergerà vincente il pensiero unico di chi la sapeva lunga: “ve l’avevo detto io!

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