Inter-Sampdoria: il test più difficile

Forse può sembrare esagerato, forse può apparire come il tentativo di mettere le mani avanti, ma in realtà Inter-Sampdoria è davvero una delle partite più difficili che l’Inter dovrà disputare in questo periodo.

Più difficile di Napoli e Milan? Nello sport le motivazioni sono, se non tutto, quantomeno una delle componenti fondamentali per raggiungere obiettivi difficili. Per esempio, se l’Inter nel 2010 non avesse avuto quella motivazione feroce non sarebbe mai uscita dal Camp Nou con la qualificazione in tasca dopo avere giocato così tanti minuti in 10 uomini.

Motivazione

La motivazione, quindi. Napoli e Milan erano due partite dalle motivazioni naturali: il Milan perché è un derby, perché in casa, perché c’erano non meno di 11 milioni di motivi per vincere quella partita (noi ne abbiamo scritti soltanto 13); Napoli soprattutto perché è stata la prima vera sfida dall’ebbrezza dell’alta classifica, una di quelle sfide che contano semplicemente perché si disputano.

Ma anche e soprattutto perché era il Napoli dei fortissimi, dei bellissimi, dei sarrissimi, di tutti gli assoluti possibili e immaginabili, descritto fin qui con una pomposità che talvolta risulta un filo fastidiosa. Non perché il Napoli non se lo meriti, ma perché il calcio parlato/scritto è fatto troppo spesso di innamoramenti virtuali e improvvisi crolli, al punto che leggere lo stesso giornale a distanza di un mese può portare a pensare che siano stati scritti in un mondo diverso.

Quella contro la Sampdoria è una sfida importantissima e ci restituirà anche una cifra ancora più credibile del lavoro di Luciano Spalletti, che dovrà attingere a nuove risorse fisiche e morali dopo una sfida così logorante, e al tempo stesso entusiasmante, come quella di Napoli. Il rischio di uno shock… termico è altissimo: passare dalle alte temperature di una sfida al vertice alla Sampdoria può portare situazioni imprevedibili.

Non dimenticate mai gli insegnamenti della storia. Nel 2010 l’nter affrontò proprio la Sampdoria prima della sfida di andata contro il Chelsea: pareggiò 0-0, in seguito strappò la risicata vittoria all’Udinese per 2-3. Il 12 marzo affrontò il Catania in terra sicula e fu una delle peggiori sconfitte dell’era Mourinho: 3-1. Il 20 marzo, sempre in terra sicula ma stavolta a Palermo, pareggiò 1-1. In mezzo, il 16 marzo, la sfida che in quel momento valeva una stagione, che servì per far uscire finalmente dal bozzolo la splendida farfalla che volò verso il Triplete: da lì in poi le motivazioni erano già fluidi corporei, sangue, linfa, erano già diventati parte dei calciatori.

Ancora non siamo a questo punto. La creatura di Spalletti è giovane e per molti versi fragile, vive di un equilibrio precario: l’Inter sta trovando il suo asse attorno al quale ruotare, ma ancora non è fisso e di tanto in tanto, in campo, si notano ancora delle sbavature, degli atteggiamenti non proprio centrati rispetto all’obiettivo, che rischiano di… avete presente le trottole? Basta sfiorarle mentre stanno cercando l’equilibrio per farle saltare: l’Inter per adesso mi dà questa impressione di fragilità, che riesco a vincere quando mi accorgo dello straordinario lavoro psicologico che sta facendo Spalletti.

Ecco quale deve essere la fiducia: il fatto che il nostro “different one” abbia perfetta consapevolezza di quanto sia difficile questa gara.

La squadra dai due volti

La Sampdoria è una squadra per molti versi da ammirare, a tratti esprime anche un bel gioco e porta con sé concetti che non sono da squadra da media classifica: pur senza mai scimmiottare le “più grandi”, l’atteggiamento in campo è spesso quello di una squadra matura e con grande capacità di controllo, oltre che di trasformazione tattica, come vedremo.

Uno dei suoi più grandi difetti, però, è che fuori casa sembra perdere questo atteggiamento spavaldo, trasformandosi in una squadra dalle chiare stimmate della normalità. L’anno scorso, il differenziale era piuttosto importante: 30 punti in casa e soltanto 18 fuori, con una differenza di -12. È piuttosto normale avere un rendimento diverso tra casa e trasferta: l’anno scorso, per esempio, soltanto il Napoli ha avuto lo stesso identico rendimento, 43 punti in casa e 43 fuori. La classifica delle squadre con maggiore divario diceva:

  • Cagliari -25 (36-11);
  • Juventus -19 (55-36);
  • Torino -17 (35-18);
  • Fiorentina -16 (38-22);
  • Genoa -14 (25-11);
  • Milan -13 (38-25);
  • Udinese -13 (29-16);
  • Sampdoria -12 (30-18).

Anche quest’anno il trend sembra questo:

  • In casa: 4 vittorie contro Benevento, Milan, Atalanta e Crotone;
  • Fuori casa: vittoria con la Fiorentina, pareggio con Torino e Verona, sconfitta con l’Udinese.

Anche graficamente, i due andamenti sono davvero diversissimi:

Forti e quasi inviolabili in casa (anche in sfide contro squadre dallo stesso blasone, importanza e dimensione al momento come Milan e Atalanta), fragili e incomprensibili fuori casa: questi sono ad oggi i doriani.

Che concedono, concedono tantissimo fuori casa, anche perché cambiano anche modo di giocare: meno passaggi e meno possesso palla fuori casa, anche con minore precisione nel controllo della palla, che generalmente, e in maniera anche piuttosto sorprendente, è uno dei migliori di questo campionato.

La Sampdoria, infatti, è al momento la quarta squadra per possesso palla (54,5%) dopo Napoli, Juventus e Milan… quindi, sì, meglio di Roma e Inter; nella precisione dei passaggi, invece, è sesta, classificandosi alle spalle delle già citate cinque. Per numero di passaggi è complessivamente quarta (dietreo Napoli, Juventus e Inter), pochissimi lanci lunghi riusciti (quart’ultima, mentre l’Inter è ultima) anche se i doriani ci provano con più insistenza
Tant’è che i contropiede, pur avendone la possibilità e le potenzialità, non sono usati con frequenza… anche se ci aspettiamo un atteggiamento diverso contro l’Inter.

Tira pochissimo da fuori area (è ultima nella classifica) ma è tra le squadre che, più di tutte, sono arrivate al tiro in area piccola: terza, dopo Atalanta e Napoli.

Così come l’Inter, non è una squadra che gioca a “leggere” le trame dell’avversario, mentre preferisce difendersi con molti uomini dietro la palla con molto ordine e compattezza, soprattutto centrale anche per via del modulo usato (4-3-1-2), un modulo che le consente il presidio costante del centro in fase di non possesso, mentre in fase di possesso sono bravi a svariare e creare anche molto dalle fasce, più in casa che fuori casa.

Le chiavi

La chiave principale è Torreira, vera mente della Sampdoria e giocatore ampiamente sottovalutato, forse perché nel mondo del calcio esiste questa specie di strano razzismo verso i giocatori di piccola statura.

Torreira è un calciatore bravissimo nel contrasto, ne vince parecchi, e ha una regia intelligente: è bravissimo nell’indirizzare il gioco della squadra. Torreira, però, ogni tanto esagera nei dribbling e rischia di perdere diversi palloni: interessante opporgli qualcuno con una gamba diversa da Borja Valero, tipo Eder o Joao Mario. È comunque un centrocampista capace di fare tutto, distruggere e costruire, con la stessa sapienza e efficacia.

Chiaramente Quagliarella è il classico attaccante che non dà punti di riferimento, bravissimo ad aprire gli spazi per chi accorre alle sue spalle, tipo Caprari, se e quando giocherà (grosse chance di partire titolare), o uno dei trequartisti. In difesa, occhio a Strinic, che se in giornata può essere un osso duro per Candreva: a sinistra la Samp ha trovato davvero un’ottimo elemento.

Da capire quale sarà l’atteggiamento di Zapata (a meno che Giampaolo non voglia giocare diversamente con elementi tutti mobili), se sceglierà cioè di affrontare Skriniar lasciando Miranda in balia degli altri due folletti.

Mi aspetto una metà campo molto attenta ai costruttori di gioco nerazzurri, soprattutto su Vecino.

Il pronostico

Qualunque altra squadra, dopo un mercato estivo così, avrebbe subito il contraccolpo: Skriniar, Schick e Muriel sono perdite importanti. Invece il mercato in ingresso è stato davvero molto intelligente (Caprari, Zapata, Strinic su tutti) e il lavoro di Giampaolo sta pagando i suoi buoni dividendi, anche per alcune scelte azzeccate, tipo Sala terzino.

L’Inter dovrà essere molto brava a resistere alla pressione sui creatori di gioco, chiudendosi bene al centro in fase di non possesso ma allargando e insistendo molto sulle fasce, là dove la Sampdoria sembra più fragile come sistema. Il 4-3-1-2 consente di stringere molto al centro, ma se l’Inter riuscirà a spostare rapidamente il gioco sugli esterni riuscirà anche a far correre molto i centrocampisti doriani, ma anche Caprari e Quagliarella che dovranno aiutare moltissimo. Nel caso facesse scelte diverse (Praet, Ramirez, Verre) questi difetti potrebbero aumentare… così come i pregi della protezione centrale.

Giampaolo ha tante alternative di qualità simili e ha dimostrato di essere piuttosto lucido in partita, con ottime letture.

L’Inter dovrà fare una partita maiuscola e di spessore, soprattutto per preservare quella compattezza di gruppo che, fin qui, è stata fondamentale. Sappiamo che i nostri sono umorali, facili alla “depressione”. E in questo Spalletti deve fare la differenza.

Risultato? Ci abbiamo provato altre volte, lo facciamo anche oggi: 1-0 per l’Inter.

Partita che assume ancora più importanza dopo le vittorie di Roma e Lazio, nel turno precedente, soprattutto quella dei giallorossi  contro una squadra rognosa come il Torino. Domani la Lazio affronterà un buon Bologna (guardate la classifica e non sottovalutate la squadra di Donadoni) mentre la Roma avrà una sfida relativamente semplice come quella di Crotone.

L’Inter, però, ha già affrontato 3 dei 5 match contro squadre di testa (o presunte tali) ed ha fatto 7 punti. Partite come quella di oggi servono anche per non disperdere tutto il gran lavoro fatto nelle altre.

(nota: per chi ci segue su Twitter e Facebook, purtroppo oggi cause di forza maggiore mi impediranno di vedere la partita…)

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