Inter-Samp 3-2: (don’t) take it easy

Le parentesi.

Vi ho mai detto che amo le parentesi? Detto che potreste averlo capito dal largo uso che ne faccio, forse no, non ve l’ho detto: anche perché non credo vi interessi molto. E allora perché cominciare oggi? Perché una parentesi può salvare una vita: quella di chi deve scrivere due messaggi di (apparente) segno opposto e deve anche inserirli nello stesso titolo, dovendo altresì rimanere corto abbastanza per non farsi picchiare dalla necessità di esser brevi… quantomeno nei titoli.

Come sa già chi segue ilMalpensante su Twitter e Facebook, ho avuto la sfortuna di non vedere la partita in diretta ma, al tempo stesso, dovendone poi raccontare le dinamiche, la fortuna di poterla rivedere con calma, premere i tasti play/pausa e avanti/indietro con libertà: saltate tutte le inutili pause di non-gioco (ovvero quella quasi metà di partita che finisce ai margini del “tempo effettivo”) e rivisto quelle più importanti.

In più, è una visione scevra dall’ansia o dall’esaltazione del momento, ovvero di quei sentimenti che rischiano di contaminare (ed è più di un rischio) la lucidità nel valutare gli andamenti del match. Insomma, racchiuso in questa parentesi, in questa cella ovattata (e poi era anche notte piena, con le cuffie), mi sento il privilegio di poterla valutare con una distanza più equilibrata.

Pertanto mi sembra giusto partire dall’assunto che questa visione mi ha fornito: nonostante il risultato sia risicato, nonostante gli ultimi 10 minuti di sofferenza, la prestazione dell’Inter di ieri è inoppugnabile, chiara, lampante, una dimostrazione di gran gioco e di personalità, arricchita da maturità nel possesso palla, produzione, volume di gioco, occasioni da gol, capacità di anestetizzare l’avversario. Per larghissimi tratti questa è una prestazione che diventa tra le migliori degli ultimi anni, andandosi ad affiancare, per compattezza e bellezza, per idea di squadra, a quelle rare prestazioni di straordinario livello che rimarranno gioielli purtroppo isolate (su tutte: Juventus battuta nel 2012 e nel 2016).

Se vogliamo fare ancora più chiaro il concetto, la sfida con la Sampdoria è un colpo di spugna a tutti i discorsi sul Var, su Handanovic, su Icardi e su tutte quelle strategie mediatiche di “reductio ad unum” che hanno provato a restringere i meriti dell’Inter ad un unico fattore e, con questo, ridurre i meriti dell’Inter a pura estemporaneità.

Le statistiche dalla Lega Serie A sono la parte esteriore, numerica, di questo assunto:

Alla voce “parate”, la Sampdoria segna un bel 7, l’Inter segna uno zero… che dico zero: spazio vuoto, nullo, niente. Handanovic talmente inoperoso che le uniche cose per cui si segnala sono gli errori in uscita sui due gol (più chiaro il primo, meno il secondo).

Una squadra che ha creato davvero tanto e con continuità, subendo relativamente poco, come dimostra graficamente anche la zona dei tiri fatti:

Insomma, quale che sia stato il risultato, le valutazioni che seguiranno non possono ignorare dati di fatto, visivi e numerici, che raccontano una sola cosa: l’Inter di ieri è stata una grande squadra che ha annichilito per un’ora l’avversario. Cosa e perché ha pagato in seguito lo scoprirete con me nel prosieguo dell’articolo.

La partita

Sapete anche questo: ritengo sia impossibile fare un’analisi senza raccontare la partita, soprattutto per quanto riguarda le dinamiche di gioco, le evoluzioni individuali e di squadra, la cosiddetta “inerzia del match”.

Le due squadre si presentano senza sorprese, anche se qualcuno si aspettava un’Inter con qualche piccolo cambiamento. Io, per esempio, che reputavo questa partita ideale per le doti di Dalbert, visto che la Sampdoria non è una squadra che aggredisce molto ai lati se non a conclusione dell’azione o su sviluppi imprevedibili, e non cercati, di gioco.

La presenza di Nagatomo, però, ha un significato che spiegheremo più avanti.

Giampaolo, invece, stupisce un po’ perché rinuncia ad uno dei calciatori più interessanti di questo scorcio di stagione, ovvero quel Caprari che l’Inter ha ceduto per avere Skriniar e che in tanti indicavano come una presunta “valutazione gonfiata” per sistemare i bilanci. Niente di più falso: il ragazzo è davvero interessante, altroché. E ha già segnato più di Bernardeschi.

Con l’Atalanta, Giampaolo aveva ricevuto delle indicazioni chiare: Linetty e Caprari meglio di Verre e Ramirez. Lui ignora le indicazioni e insiste su Ramirez, inserendo quel Barreto che spesso in passato contro i nerazzurri ha giocato la partita della vita.

La cornice di pubblico è fantastica, così come lo sarà nella partita contro il Torino: sembra si vada verso il tutto esaurito e sarebbe davvero stupefacente.

Nei primi 2-3 minuti meglio la Sampdoria, ma perché qualcuno nell’Inter sembra essere partito con eccesso di leggerezza. Prima sbaglia Miranda su Quagliarella, contrasto perso e seguente tiro alto sono due piccoli pensieri; dopo, però, sbaglia D’Ambrosio nel rinvio, la palla arriva a Zapata che tira, sempre alto, ma più pericoloso di Quagliarella.

Deve essere stato il fatidico “click”, o perché Spalletti li ha smadonnati senza ritegno o perché lo hanno fatto da sé. Inizia la vera partita dell’Inter, fatta di tante piccole e grandi cose sorprendenti: gran possesso palla a partire dal basso, lanci (anche due stre-pi-to-si di Nagatomo!), uno-due ravvicinati, cambi di campo a sorprendere la Doria sul lato debole… insomma, una squadra che sembra giocare insieme da chissà quanto tempo.

“L’Inter fa le cose insieme, di squadra” ed è quello che si vede, anche perché i giocatori, a differenza dell’anno scorso, si parlano, si chiedono aiuto, si spiegano in campo: è una delle più vistose differenze.

L’Inter comincia a produrre (tiro di Candreva da fuori, a lato di poco: ma bravissimi Gagliardini nell’apertura e D’Ambrosio a fiondarsi in sovrapposizione per fare arretrare l’avversario quel tanto che basta), ma soprattutto prende possesso della partita tenendo la palla a partire dal basso… ma quando diciamo “basso” è proprio basso eh, persino sulla linea dell’angolo nerazzurro, altezza Handanovic. Cosa che abbiamo visto a Napoli e che ha una funzione precisa: quello non solo di allungare l’avversario, ma di innescare un tipo di attacco che a breve dovrà essere studiato a fondo. Ovvero una sorta di ripartenza in uscita dalla pressione avversaria. Saremo più chiari con qualche video nei prossimi giorni.

L’unico difetto? Troppo spazio tra le linee talvolta: fortuna che Ramirez non ne approfitti mai.
L’Inter è disposta meglio in campo, sono sempre in anticipo e anche sui palloni a metà è più reattiva. Raramente si lascia prendere in ripartenza e, quando succede, la risposta è sempre di livello, come al 13esimo quando Nagatomo fa un anticipo eccellente su Quagliarella lanciato da Ramirez sul corridoio giusto.

L’Inter, però, è padrona del campo e per circa un quarto d’ora la Sampdoria non riesce né a uscire né a ripartire, al punto che il possesso palla in questo frangente è di oltre il 70%. A determinare questo dominio sono soprattutto il gran movimento di Borja Valero tra le linee (la Sampdoria non riesce davvero mai a “leggerlo”) e la capacità di Vecino di essere àncora perfetta per una squadra che vuole controllare il pallone con questa maniacalità.

Ma c’è un altro giocatore che in questi aspetti diventa fondamentale: Skriniar. Come al 17esimo, quando esce maestosamente dall’area e parte, spaccando la Samp. Lui subisce fallo a metà campo ma la palla arriva all’uomo giusto, MV11, che la dà a Candreva sul centro destra: l’esterno arriva fin dentro l’area, tira ma la palla viene parato, poi la palla buttata in angolo da Barreto. Sugli sviluppi del corner dello stesso Candreva, Skriniar “stoppa” in area, si fionda sul portiere avversario e segna, ma tutto nasce dal suo recupero e rapida risalita.

Avevamo detto che la Samp si copre moltissimo centralmente, è uno degli effetti del 4-3-1-2, ma attacca anche molto centralmente: questo ha consentito all’Inter di stringere moltissimo con i terzini (ecco perché Nagatomo) sul terzetto d’attacco, mantenendo la superiorità numerica: i terzini doriani nel primo tempo non si sono mai fatti vedere. Al tempo stesso, questo comporta una certa sofferenza sulle fasce: Spalletti ha studiato e ha chiesto di allargare subito il gioco, ma soprattutto di cercare costanti cambi di campo per esporre il lato debole avversario e costringere gli interni a una rincorsa affannata.

Per capire, guardate come è stretta l’Inter e come la Sampdoria non sfrutti quasi per nulla l’ampiezza:

Tutto questo, nel primo tempo, è fatto con una precisione a tratti impeccabile.

Dal 22esimo al 23esimo segnalo un bello e insistito possesso palla dell’Inter per oltre un minuto, che poi si chiude con un corridoio inventato da Valero per Perisic, il cui cross va sul portiere. Un minuto dopo, progressione di Vecino (ci stiamo abituando eh), poi di nuovo Candreva per Icardi, tiro fuori. Al 28esimo Nagatomo sulla fascia splendido passaggio per Icardi, ma è un filo troppo lungo: il rinvio arriva sui piedi di Perisic che si trasforma per un istante in Dejan Stankovic. Il tiro di prima da 40 metri è splendido ma finisce sul palo.

Al 30esimo viene il dubbio che si sia all’interno di un gigantesco Truman Show, perché in nessuna realtà vera si poteva immaginare quello che si vede al 30esimo, ovvero un tiro da 30 metri di Nagatomo. Nagatomo. Tiro. Da 30 metri. Di sinistro. Bellissimo. Se fossi un automa sarei già entrato in un loop di concetti impossibile che mi avrebbe condotto all’autodistruzione.

Al 31esimo azione da ricordare, emblematica: l’Inter esce da una bella pressione doriana con un gran possesso palla, eccellenti anche Icardi in appoggio (da occhi a cuoricino) e Borja Valero sempre al posto giusto. La palla va a Candreva che crossa ma la palla finisce preda di un difensore avversario. L’azione sembra sfumare ma l’Inter riprende palla e, come detto, si vede che i giocatori si parlano.

E Perisic chiede a Icardi di rimanere largo a sinistra, indicandolo a Nagatomo per il passaggio. La palla arriva lì e il capitano si inventa un cambio di campo strabiliante su Candreva, scarico sul terzo uomo (Vecino) in arrivo (e contemporanea, bellissima, ennesima sovrapposizione di D’Ambrosio), cross in area, leggera deviazione e la palla arriva là, dove Icardi era rimasto, esterno, senza che nessuno si fosse accorto del movimento. Ovvero quello che chiediamo da tempo, che lasci perdere le sue tracce: il tiro al volo è un bijoux. 2-0 e grande Inter.

Ma anche questo gol, come il primo, nasce molto prima, da scelte precise e facilmente identificabili.

I numeri della partita fino al 40esimo parlando di una sola squadra in campo:

Unico pericolo per l’Inter al 46esimo su invenzione di Torreira, che lancia sull’unica discesa di Murru a sinistra: Candreva è in ritardo ma Zapata prova a stoppare malamente, palla a Handanovic.

Il secondo tempo comincia come è finito il primo. L’Inter segna il terzo gol al 54esimo dopo un’azione in stile playstation, che analizzeremo anche in video tanto è bella.

Al 63esimo l’Inter potrebbe chiuderla, ma Perisic prende la traversa (nel primo tempo palo di Icardi su calcio d’angolo) dopo una grande assistenza di Icardi.

Per un’ora un’Inter che, pur con qualche sbavatura, trova una vicinanza imbarazzante alla perfezione. Dopo un’ora, però, le distanze tra i reparti si fanno più importanti, la difesa non sale più con lo stesso (discreto) tempismo del primo tempo. E, in più, l’azione di Caprari in fase di pressing è diventata importante, decisamente superiore a quella di Ramirez; a questa si aggiunge anche quella di Quagliarella: per Gagliardini e Vecino si fa più dura, anche perché subentra, pian piano, la stanchezza.

La Sampdoria segna su un’azione piuttosto casuale, una ripartenza in cui D’Ambrosio fa un pressing incomprensibile, Skriniar si perde Kownacki (entrato da qualche minuto e decisamente più mobile di Zapata) e Handanovic non prende una palla che dovrebbe essere sua. Poi il doriano fa un gran gol dal punto di vista tecnico, ma gli errori sono tutti dell’Inter.

Caprari, Kownacki e, infine, Linetty al posto di un Barreto che non ci aveva capito granché. Giampaolo rimedia a tutti i suoi errori. In attacco la Samp gioca meglio, allunga l’Inter “creandosi” quello spazio su cui Caprari e Quagliarella cominciano a diventare pericolosi: prima attaccano la profondità e poi, a difesa nerazzurra arretrata, si fermano e fanno il contromovimento: l’Inter ha distanze sbagliate e il gioco doriano cresce.

Inoltre, prima l’attacco si svolge tutto molto centrale per poi allargarsi all’improvviso, soprattutto con Caprari, Quagliarella e un Praet in palla nel secondo tempo: i terzini perdono le misure, mentre Perisic e Candreva non hanno il tempo per aiutare, né i centrali di centrocampo possono. Due immagini spiegano meglio, la seconda si presenta giusto qualche attimo dopo la prima:

L’Inter, però, non sbanda. Anzi, il controllo della partita continua anche se la gara si fa più aperta. La Sampdoria continua a soffrire i cambi di campo (vedi Gagliardini o, addirittura, Nagatomo su Candreva al 38esimo… roba da… wow, solo wow!) e al 70esimo avrebbe ancora l’occasione di chiuderla.

L’azione è sui piedi di Miranda in area (l’azione è sugli sviluppi di un angolo e, ancora una volta, l’apertura giusta è di Nagatomo). Il difensore brasiliano riceve e supera un avversario e potrebbe scaricare dietro a Skriniar, liberissimo di tirare. Miranda, però, si intestardisce e tira, ribattuto. Peccato.

 

Poi esce Vecino e sembra sia un cambio obbligato per affaticamento. Da questo momento in poi succedono due cose che scombinano la quadratura dell’Inter avuta fino al 70esimo. Il primo è proprio l’ingresso di Joao Mario, assolutamente impalpabile, fuori luogo, quasi scazzato (mi perdonerete il modernismo), fuori tempo sia in attacco che in difesa. A tratti persino dannoso. Chi ci legge da tempo sa quanta aspettativa avessi su questo ragazzo ma, se questo è l’atteggiamento, è difficile pensare possa essere utile.
La seconda è… Miranda. Che comincia a svogliarsi anche lui: al 77esimo commette due gravi errori, prima servendo in ritardo un Gagliardini marcato da Torreira, poi perdendo il contrasto con Torreira stesso. L’azione per fortuna dell’Inter prosegue senza danni, ma questi errori disuniscono la squadra, perché poi si deve correre il doppio e si fa più fatica.

L’Inter, però, cede quasi di schianto dopo l’80esimo e si apre una… parentesi di 10-12 minuti in cui l’Inter va in apnea. Borja Valero, spostato al posto di Vecino, non ne ha più, idem Candreva, ma anche Icardi non pressa più e sia Perisic che Nagatomo mostrano segni di fatica. Spalletti ha la coperta corta, fa uscire Nagatomo e poi Icardi, per Santon e Eder. Nagatomo credo esca anche perché qualche aveva già mostrato segni di scarsa lucidità quando passa di testa un pallone rischiosissimo a Handanovic.

A fare soprattutto male sono le distanze e quel Caprari così bravo a muoversi, fare gli elastici, allargarsi, offrire sponde, dare profondità: che bella conferma!

All’82esimo occasione Sampdoria. Joao Mario sbaglia posizione di campo e disturba Borja Valero. Palla recuperata della Samp, l’azione prosegue e  bravissimo Caprari a trovare spazio in quei famosi 5 metri arretrati rispetto alla difesa avversaria: lì avrebbe dovuto esserci Joao Mario visto che Borja era a terra, proprio per il contatto con il portoghese. Caprari serve Quagliarella che tira a botta sicura ma c’è il grandissimo salvataggio di Perisic.

All’83esimo l’Inter sciupa un gran contropiede: l’errore finale è di Icardi ma il vero errore è di Joao Mario che poteva mandare in porta direttamente l’argentino, palla troppo corta e lenta.

Il secondo gol doriano nasce sugli sviluppi di un angolo. Leggerezza di Candreva che gestisce male una palla in uscita provando un dribbling impossibile (palla da un lato e… Candreva fermo perché non ce la fa più); la palla va a destra verso Praet, sul quale Joao Mario e Perisic sono in ritardo; Skriniar si perde Quagliarella e D’Ambrosio arriva giocoforza in ritardo. In più, forse Handanovic poteva uscire e fare sua la palla. Un errore di sistema forse dovuto alla fatica del forcing nel primo tempo.

Fortunatamente finisce qui, non prima di rischiare un altro paio di volte. Ma finisce 3-2 ed è quello che conta

 

Take it Easy

Ormai dovreste avere capito anche questo: quando posso, inzuppo un po’ di letteratura e libri. In questo caso tocca gli Eagles, anche se il brano fu scritto a 4 mani con da Glen Frey (Eagles) e Jackson Browne (in realtà la canzone è per la maggior parte opera sua), altro monumento della musica folk.

“Take it easy”, detto ai tifosi. Calmiamoci, andiamoci piano. E, ribadiamo, la partita dell’Inter va ascritta a quelle di alto profilo. I numeri li abbiamo visti, sono imbarazzanti: se il primo tempo fosse finito 4-0 o 5-0 non avrebbe fiatato nessuno; se il finale fosse stato un 6-2 non avrebbe fiatato nessuno.

Certo, il tifoso interista si trova nella caratteristica ambientazione surrealistica di un’Inter che da un lato incanta e dall’altro si fa croce e ansia, ma noi avevamo detto che sarebbe stato il test più difficile, non per mettere le mani avanti, ma perché la Sampdoria ha buone qualità di gruppo. Ne avevamo parlato ieri prima della partita, evidenziando limiti e difetti che Spalletti ha esaltato alla grande, impostando la squadra per fare davvero una gran partita. Avevamo anche lodato Giampaolo per le letture in partita e così è stato: i cambi del secondo tempo correggono molti dei difetti visti nei primi 45 minuti. Ma la verità è che l’Inter ha ceduto fisicamente: fino al 70esimo è stata in controllo, fino all’80esimo non ha rischiato granché e se ha ceduto è per ragioni piuttosto chiare che abbiamo già espresso.

Ma è davvero una partita da “pazza Inter”, quel fantasma così umorale che sembra destinato a perseguitare tutte le generazioni future?

Detto che partite così le abbiamo avute anche con Mourinho e Mancini (il primo), in questo caso mi sento di poter dire che, no, non è una partita da pazza Inter. Non è una partita in cui ci si è abbandonati in balia degli avversari.

L’Inter ha giocato in 9 giorni 3 partite difficili, due anche dal punto di vista emotivo: una più difficile dell’altra. E in queste tre partite ci sono non meno di 150-160 minuti da grande squadra, a tratti grandissima: con la Sampdoria addirittura un’ora di calcio che a tratti è stato letteralmente abbagliante per geometrie, attenzione e applicazione. Contro il Milan si è concesso soltanto 20-25 minuti, contro il Napoli una buona fetta di secondo tempo.

Ma, soprattutto, si è avuta una crescita verticale, evidente, indiscutibile, sulla qualità del controllo palla, sulla sicurezza e consapevolezza di poterlo fare, di poter gestire i tempi, ora lenti e ora più rapidi, in pieno governo del match e delle proprie potenzialità.

I tre gol, soprattutto, sono esemplari di questa nuova Inter. Rivedete le azioni con calma (lo faremo anche insieme) e vi accorgerete della qualità.

Dirsi soddisfatti è il minimo.

Don’t take it easy

Il fatto che, per la prima volta, l’Inter abbia ceduto nettamente dal punto di vista fisico negli ultimi minuti è un segnale che qualcosa potrebbe essere in fase di cambiamento nella forma dei nerazzurri, al netto del fatto che hanno giocato gli stessi 11 per 3 partite in pochi giorni.

Ma questo è un altro aspetto di tipo negativo, che ti fa dire “don’t”: i ricambi ancora non offrono garanzie e si è costretti con questi 11.

La rimonta, paradossalmente, ha degli aspetti positivi: ricorda a questa squadra che non può fare voli pindarici; che, anche di fronte a una grandissima prestazione, non ci si può rilassare. E conferma, se ce ne fosse bisogno, che questa è squadra costretta a giocare sempre al 100%, altrimenti i rischi che corre diventano troppi e ingestibili. Insomma, un po’ di paura non fa certo male a una squadra che deve comprendere il concetto di “impegno sempre e comunque”.

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Ancora una volta abbiamo avuto la dimostrazione che manca qualcosa nella gestione della palla durante i finali concitati, con passaggi sbagliati e leggerezze fuori luogo. Insomma, se l’Inter ha preso il diploma di maturità col Napoli, è ancora tanta la strada da fare verso una maturità piena, che passa anche nella capacità di gestire il risultato, “addormentando” la partita, gestendo meglio anche le forze. E, quando necessario, chiudendo definitivamente le partite come non è stata capace di fare ieri.

Fa bene, però, Spalletti a dare pacche forti sulle spalle e sulla testa di tutti, dicendogli “bravi bravi bravi bravi bravi bravi” con grande felicità, perché questa vittoria pesa, pesa tantissimo. E si deve sfruttare anche l’entusiasmo di vittorie così. Anche perché questo scorcio di stagione sta consentendo al tecnico di lavorare con più serenità e i risultati sono gli occhi di tutti, sia in termini di efficacia che di piacevolezza. Anche perché per le analisi ci saranno i prossimi giorni.

Sperando che tutto quello che stiamo vivendo non sia né un sogno né… una parentesi.

(ps: anche se in clamoroso ritardo, le pagelle arriveranno stanotte)

 

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