Inter-Samp 3-2: (don’t) take it easy

Le parentesi.

Vi ho mai detto che amo le parentesi? Detto che potreste averlo capito dal largo uso che ne faccio, forse no, non ve l’ho detto: anche perché non credo vi interessi molto. E allora perché cominciare oggi? Perché una parentesi può salvare una vita: quella di chi deve scrivere due messaggi di (apparente) segno opposto e deve anche inserirli nello stesso titolo, dovendo altresì rimanere corto abbastanza per non farsi picchiare dalla necessità di esser brevi… quantomeno nei titoli.

Come sa già chi segue ilMalpensante su Twitter e Facebook, ho avuto la sfortuna di non vedere la partita in diretta ma, al tempo stesso, dovendone poi raccontare le dinamiche, la fortuna di poterla rivedere con calma, premere i tasti play/pausa e avanti/indietro con libertà: saltate tutte le inutili pause di non-gioco (ovvero quella quasi metà di partita che finisce ai margini del “tempo effettivo”) e rivisto quelle più importanti.

In più, è una visione scevra dall’ansia o dall’esaltazione del momento, ovvero di quei sentimenti che rischiano di contaminare (ed è più di un rischio) la lucidità nel valutare gli andamenti del match. Insomma, racchiuso in questa parentesi, in questa cella ovattata (e poi era anche notte piena, con le cuffie), mi sento il privilegio di poterla valutare con una distanza più equilibrata.

Pertanto mi sembra giusto partire dall’assunto che questa visione mi ha fornito: nonostante il risultato sia risicato, nonostante gli ultimi 10 minuti di sofferenza, la prestazione dell’Inter di ieri è inoppugnabile, chiara, lampante, una dimostrazione di gran gioco e di personalità, arricchita da maturità nel possesso palla, produzione, volume di gioco, occasioni da gol, capacità di anestetizzare l’avversario. Per larghissimi tratti questa è una prestazione che diventa tra le migliori degli ultimi anni, andandosi ad affiancare, per compattezza e bellezza, per idea di squadra, a quelle rare prestazioni di straordinario livello che rimarranno gioielli purtroppo isolate (su tutte: Juventus battuta nel 2012 e nel 2016).

Se vogliamo fare ancora più chiaro il concetto, la sfida con la Sampdoria è un colpo di spugna a tutti i discorsi sul Var, su Handanovic, su Icardi e su tutte quelle strategie mediatiche di “reductio ad unum” che hanno provato a restringere i meriti dell’Inter ad un unico fattore e, con questo, ridurre i meriti dell’Inter a pura estemporaneità.

Le statistiche dalla Lega Serie A sono la parte esteriore, numerica, di questo assunto:

Alla voce “parate”, la Sampdoria segna un bel 7, l’Inter segna uno zero… che dico zero: spazio vuoto, nullo, niente. Handanovic talmente inoperoso che le uniche cose per cui si segnala sono gli errori in uscita sui due gol (più chiaro il primo, meno il secondo).

Una squadra che ha creato davvero tanto e con continuità, subendo relativamente poco, come dimostra graficamente anche la zona dei tiri fatti:

Insomma, quale che sia stato il risultato, le valutazioni che seguiranno non possono ignorare dati di fatto, visivi e numerici, che raccontano una sola cosa: l’Inter di ieri è stata una grande squadra che ha annichilito per un’ora l’avversario. Cosa e perché ha pagato in seguito lo scoprirete con me nel prosieguo dell’articolo.

La partita

Sapete anche questo: ritengo sia impossibile fare un’analisi senza raccontare la partita, soprattutto per quanto riguarda le dinamiche di gioco, le evoluzioni individuali e di squadra, la cosiddetta “inerzia del match”.

Le due squadre si presentano senza sorprese, anche se qualcuno si aspettava un’Inter con qualche piccolo cambiamento. Io, per esempio, che reputavo questa partita ideale per le doti di Dalbert, visto che la Sampdoria non è una squadra che aggredisce molto ai lati se non a conclusione dell’azione o su sviluppi imprevedibili, e non cercati, di gioco.

La presenza di Nagatomo, però, ha un significato che spiegheremo più avanti.

Giampaolo, invece, stupisce un po’ perché rinuncia ad uno dei calciatori più interessanti di questo scorcio di stagione, ovvero quel Caprari che l’Inter ha ceduto per avere Skriniar e che in tanti indicavano come una presunta “valutazione gonfiata” per sistemare i bilanci. Niente di più falso: il ragazzo è davvero interessante, altroché. E ha già segnato più di Bernardeschi.

Con l’Atalanta, Giampaolo aveva ricevuto delle indicazioni chiare: Linetty e Caprari meglio di Verre e Ramirez. Lui ignora le indicazioni e insiste su Ramirez, inserendo quel Barreto che spesso in passato contro i nerazzurri ha giocato la partita della vita.

La cornice di pubblico è fantastica, così come lo sarà nella partita contro il Torino: sembra si vada verso il tutto esaurito e sarebbe davvero stupefacente.

Nei primi 2-3 minuti meglio la Sampdoria, ma perché qualcuno nell’Inter sembra essere partito con eccesso di leggerezza. Prima sbaglia Miranda su Quagliarella, contrasto perso e seguente tiro alto sono due piccoli pensieri; dopo, però, sbaglia D’Ambrosio nel rinvio, la palla arriva a Zapata che tira, sempre alto, ma più pericoloso di Quagliarella.

Deve essere stato il fatidico “click”, o perché Spalletti li ha smadonnati senza ritegno o perché lo hanno fatto da sé. Inizia la vera partita dell’Inter, fatta di tante piccole e grandi cose sorprendenti: gran possesso palla a partire dal basso, lanci (anche due stre-pi-to-si di Nagatomo!), uno-due ravvicinati, cambi di campo a sorprendere la Doria sul lato debole… insomma, una squadra che sembra giocare insieme da chissà quanto tempo.

“L’Inter fa le cose insieme, di squadra” ed è quello che si vede, anche perché i giocatori, a differenza dell’anno scorso, si parlano, si chiedono aiuto, si spiegano in campo: è una delle più vistose differenze.

L’Inter comincia a produrre (tiro di Candreva da fuori, a lato di poco: ma bravissimi Gagliardini nell’apertura e D’Ambrosio a fiondarsi in sovrapposizione per fare arretrare l’avversario quel tanto che basta), ma soprattutto prende possesso della partita tenendo la palla a partire dal basso… ma quando diciamo “basso” è proprio basso eh, persino sulla linea dell’angolo nerazzurro, altezza Handanovic. Cosa che abbiamo visto a Napoli e che ha una funzione precisa: quello non solo di allungare l’avversario, ma di innescare un tipo di attacco che a breve dovrà essere studiato a fondo. Ovvero una sorta di ripartenza in uscita dalla pressione avversaria. Saremo più chiari con qualche video nei prossimi giorni.

L’unico difetto? Troppo spazio tra le linee talvolta: fortuna che Ramirez non ne approfitti mai.
L’Inter è disposta meglio in campo, sono sempre in anticipo e anche sui palloni a metà è più reattiva. Raramente si lascia prendere in ripartenza e, quando succede, la risposta è sempre di livello, come al 13esimo quando Nagatomo fa un anticipo eccellente su Quagliarella lanciato da Ramirez sul corridoio giusto.

L’Inter, però, è padrona del campo e per circa un quarto d’ora la Sampdoria non riesce né a uscire né a ripartire, al punto che il possesso palla in questo frangente è di oltre il 70%. A determinare questo dominio sono soprattutto il gran movimento di Borja Valero tra le linee (la Sampdoria non riesce davvero mai a “leggerlo”) e la capacità di Vecino di essere àncora perfetta per una squadra che vuole controllare il pallone con questa maniacalità.

Ma c’è un altro giocatore che in questi aspetti diventa fondamentale: Skriniar. Come al 17esimo, quando esce maestosamente dall’area e parte, spaccando la Samp. Lui subisce fallo a metà campo ma la palla arriva all’uomo giusto, MV11, che la dà a Candreva sul centro destra: l’esterno arriva fin dentro l’area, tira ma la palla viene parato, poi la palla buttata in angolo da Barreto. Sugli sviluppi del corner dello stesso Candreva, Skriniar “stoppa” in area, si fionda sul portiere avversario e segna, ma tutto nasce dal suo recupero e rapida risalita.

Avevamo detto che la Samp si copre moltissimo centralmente, è uno degli effetti del 4-3-1-2, ma attacca anche molto centralmente: questo ha consentito all’Inter di stringere moltissimo con i terzini (ecco perché Nagatomo) sul terzetto d’attacco, mantenendo la superiorità numerica: i terzini doriani nel primo tempo non si sono mai fatti vedere. Al tempo stesso, questo comporta una certa sofferenza sulle fasce: Spalletti ha studiato e ha chiesto di allargare subito il gioco, ma soprattutto di cercare costanti cambi di campo per esporre il lato debole avversario e costringere gli interni a una rincorsa affannata.

Per capire, guardate come è stretta l’Inter e come la Sampdoria non sfrutti quasi per nulla l’ampiezza:

Tutto questo, nel primo tempo, è fatto con una precisione a tratti impeccabile.

Dal 22esimo al 23esimo segnalo un bello e insistito possesso palla dell’Inter per oltre un minuto, che poi si chiude con un corridoio inventato da Valero per Perisic, il cui cross va sul portiere. Un minuto dopo, progressione di Vecino (ci stiamo abituando eh), poi di nuovo Candreva per Icardi, tiro fuori. Al 28esimo Nagatomo sulla fascia splendido passaggio per Icardi, ma è un filo troppo lungo: il rinvio arriva sui piedi di Perisic che si trasforma per un istante in Dejan Stankovic. Il tiro di prima da 40 metri è splendido ma finisce sul palo.

Al 30esimo viene il dubbio che si sia all’interno di un gigantesco Truman Show, perché in nessuna realtà vera si poteva immaginare quello che si vede al 30esimo, ovvero un tiro da 30 metri di Nagatomo. Nagatomo. Tiro. Da 30 metri. Di sinistro. Bellissimo. Se fossi un automa sarei già entrato in un loop di concetti impossibile che mi avrebbe condotto all’autodistruzione.

Al 31esimo azione da ricordare, emblematica: l’Inter esce da una bella pressione doriana con un gran possesso palla, eccellenti anche Icardi in appoggio (da occhi a cuoricino) e Borja Valero sempre al posto giusto. La palla va a Candreva che crossa ma la palla finisce preda di un difensore avversario. L’azione sembra sfumare ma l’Inter riprende palla e, come detto, si vede che i giocatori si parlano.

E Perisic chiede a Icardi di rimanere largo a sinistra, indicandolo a Nagatomo per il passaggio. La palla arriva lì e il capitano si inventa un cambio di campo strabiliante su Candreva, scarico sul terzo uomo (Vecino) in arrivo (e contemporanea, bellissima, ennesima sovrapposizione di D’Ambrosio), cross in area, leggera deviazione e la palla arriva là, dove Icardi era rimasto, esterno, senza che nessuno si fosse accorto del movimento. Ovvero quello che chiediamo da tempo, che lasci perdere le sue tracce: il tiro al volo è un bijoux. 2-0 e grande Inter.

Ma anche questo gol, come il primo, nasce molto prima, da scelte precise e facilmente identificabili.

I numeri della partita fino al 40esimo parlando di una sola squadra in campo:

Unico pericolo per l’Inter al 46esimo su invenzione di Torreira, che lancia sull’unica discesa di Murru a sinistra: Candreva è in ritardo ma Zapata prova a stoppare malamente, palla a Handanovic.

Il secondo tempo comincia come è finito il primo. L’Inter segna il terzo gol al 54esimo dopo un’azione in stile playstation, che analizzeremo anche in video tanto è bella.

Al 63esimo l’Inter potrebbe chiuderla, ma Perisic prende la traversa (nel primo tempo palo di Icardi su calcio d’angolo) dopo una grande assistenza di Icardi.

Per un’ora un’Inter che, pur con qualche sbavatura, trova una vicinanza imbarazzante alla perfezione. Dopo un’ora, però, le distanze tra i reparti si fanno più importanti, la difesa non sale più con lo stesso (discreto) tempismo del primo tempo. E, in più, l’azione di Caprari in fase di pressing è diventata importante, decisamente superiore a quella di Ramirez; a questa si aggiunge anche quella di Quagliarella: per Gagliardini e Vecino si fa più dura, anche perché subentra, pian piano, la stanchezza.

La Sampdoria segna su un’azione piuttosto casuale, una ripartenza in cui D’Ambrosio fa un pressing incomprensibile, Skriniar si perde Kownacki (entrato da qualche minuto e decisamente più mobile di Zapata) e Handanovic non prende una palla che dovrebbe essere sua. Poi il doriano fa un gran gol dal punto di vista tecnico, ma gli errori sono tutti dell’Inter.

Caprari, Kownacki e, infine, Linetty al posto di un Barreto che non ci aveva capito granché. Giampaolo rimedia a tutti i suoi errori. In attacco la Samp gioca meglio, allunga l’Inter “creandosi” quello spazio su cui Caprari e Quagliarella cominciano a diventare pericolosi: prima attaccano la profondità e poi, a difesa nerazzurra arretrata, si fermano e fanno il contromovimento: l’Inter ha distanze sbagliate e il gioco doriano cresce.

Inoltre, prima l’attacco si svolge tutto molto centrale per poi allargarsi all’improvviso, soprattutto con Caprari, Quagliarella e un Praet in palla nel secondo tempo: i terzini perdono le misure, mentre Perisic e Candreva non hanno il tempo per aiutare, né i centrali di centrocampo possono. Due immagini spiegano meglio, la seconda si presenta giusto qualche attimo dopo la prima:

L’Inter, però, non sbanda. Anzi, il controllo della partita continua anche se la gara si fa più aperta. La Sampdoria continua a soffrire i cambi di campo (vedi Gagliardini o, addirittura, Nagatomo su Candreva al 38esimo… roba da… wow, solo wow!) e al 70esimo avrebbe ancora l’occasione di chiuderla.

L’azione è sui piedi di Miranda in area (l’azione è sugli sviluppi di un angolo e, ancora una volta, l’apertura giusta è di Nagatomo). Il difensore brasiliano riceve e supera un avversario e potrebbe scaricare dietro a Skriniar, liberissimo di tirare. Miranda, però, si intestardisce e tira, ribattuto. Peccato.

 

Poi esce Vecino e sembra sia un cambio obbligato per affaticamento. Da questo momento in poi succedono due cose che scombinano la quadratura dell’Inter avuta fino al 70esimo. Il primo è proprio l’ingresso di Joao Mario, assolutamente impalpabile, fuori luogo, quasi scazzato (mi perdonerete il modernismo), fuori tempo sia in attacco che in difesa. A tratti persino dannoso. Chi ci legge da tempo sa quanta aspettativa avessi su questo ragazzo ma, se questo è l’atteggiamento, è difficile pensare possa essere utile.
La seconda è… Miranda. Che comincia a svogliarsi anche lui: al 77esimo commette due gravi errori, prima servendo in ritardo un Gagliardini marcato da Torreira, poi perdendo il contrasto con Torreira stesso. L’azione per fortuna dell’Inter prosegue senza danni, ma questi errori disuniscono la squadra, perché poi si deve correre il doppio e si fa più fatica.

L’Inter, però, cede quasi di schianto dopo l’80esimo e si apre una… parentesi di 10-12 minuti in cui l’Inter va in apnea. Borja Valero, spostato al posto di Vecino, non ne ha più, idem Candreva, ma anche Icardi non pressa più e sia Perisic che Nagatomo mostrano segni di fatica. Spalletti ha la coperta corta, fa uscire Nagatomo e poi Icardi, per Santon e Eder. Nagatomo credo esca anche perché qualche aveva già mostrato segni di scarsa lucidità quando passa di testa un pallone rischiosissimo a Handanovic.

A fare soprattutto male sono le distanze e quel Caprari così bravo a muoversi, fare gli elastici, allargarsi, offrire sponde, dare profondità: che bella conferma!

All’82esimo occasione Sampdoria. Joao Mario sbaglia posizione di campo e disturba Borja Valero. Palla recuperata della Samp, l’azione prosegue e  bravissimo Caprari a trovare spazio in quei famosi 5 metri arretrati rispetto alla difesa avversaria: lì avrebbe dovuto esserci Joao Mario visto che Borja era a terra, proprio per il contatto con il portoghese. Caprari serve Quagliarella che tira a botta sicura ma c’è il grandissimo salvataggio di Perisic.

All’83esimo l’Inter sciupa un gran contropiede: l’errore finale è di Icardi ma il vero errore è di Joao Mario che poteva mandare in porta direttamente l’argentino, palla troppo corta e lenta.

Il secondo gol doriano nasce sugli sviluppi di un angolo. Leggerezza di Candreva che gestisce male una palla in uscita provando un dribbling impossibile (palla da un lato e… Candreva fermo perché non ce la fa più); la palla va a destra verso Praet, sul quale Joao Mario e Perisic sono in ritardo; Skriniar si perde Quagliarella e D’Ambrosio arriva giocoforza in ritardo. In più, forse Handanovic poteva uscire e fare sua la palla. Un errore di sistema forse dovuto alla fatica del forcing nel primo tempo.

Fortunatamente finisce qui, non prima di rischiare un altro paio di volte. Ma finisce 3-2 ed è quello che conta

 

Take it Easy

Ormai dovreste avere capito anche questo: quando posso, inzuppo un po’ di letteratura e libri. In questo caso tocca gli Eagles, anche se il brano fu scritto a 4 mani con da Glen Frey (Eagles) e Jackson Browne (in realtà la canzone è per la maggior parte opera sua), altro monumento della musica folk.

“Take it easy”, detto ai tifosi. Calmiamoci, andiamoci piano. E, ribadiamo, la partita dell’Inter va ascritta a quelle di alto profilo. I numeri li abbiamo visti, sono imbarazzanti: se il primo tempo fosse finito 4-0 o 5-0 non avrebbe fiatato nessuno; se il finale fosse stato un 6-2 non avrebbe fiatato nessuno.

Certo, il tifoso interista si trova nella caratteristica ambientazione surrealistica di un’Inter che da un lato incanta e dall’altro si fa croce e ansia, ma noi avevamo detto che sarebbe stato il test più difficile, non per mettere le mani avanti, ma perché la Sampdoria ha buone qualità di gruppo. Ne avevamo parlato ieri prima della partita, evidenziando limiti e difetti che Spalletti ha esaltato alla grande, impostando la squadra per fare davvero una gran partita. Avevamo anche lodato Giampaolo per le letture in partita e così è stato: i cambi del secondo tempo correggono molti dei difetti visti nei primi 45 minuti. Ma la verità è che l’Inter ha ceduto fisicamente: fino al 70esimo è stata in controllo, fino all’80esimo non ha rischiato granché e se ha ceduto è per ragioni piuttosto chiare che abbiamo già espresso.

Ma è davvero una partita da “pazza Inter”, quel fantasma così umorale che sembra destinato a perseguitare tutte le generazioni future?

Detto che partite così le abbiamo avute anche con Mourinho e Mancini (il primo), in questo caso mi sento di poter dire che, no, non è una partita da pazza Inter. Non è una partita in cui ci si è abbandonati in balia degli avversari.

L’Inter ha giocato in 9 giorni 3 partite difficili, due anche dal punto di vista emotivo: una più difficile dell’altra. E in queste tre partite ci sono non meno di 150-160 minuti da grande squadra, a tratti grandissima: con la Sampdoria addirittura un’ora di calcio che a tratti è stato letteralmente abbagliante per geometrie, attenzione e applicazione. Contro il Milan si è concesso soltanto 20-25 minuti, contro il Napoli una buona fetta di secondo tempo.

Ma, soprattutto, si è avuta una crescita verticale, evidente, indiscutibile, sulla qualità del controllo palla, sulla sicurezza e consapevolezza di poterlo fare, di poter gestire i tempi, ora lenti e ora più rapidi, in pieno governo del match e delle proprie potenzialità.

I tre gol, soprattutto, sono esemplari di questa nuova Inter. Rivedete le azioni con calma (lo faremo anche insieme) e vi accorgerete della qualità.

Dirsi soddisfatti è il minimo.

Don’t take it easy

Il fatto che, per la prima volta, l’Inter abbia ceduto nettamente dal punto di vista fisico negli ultimi minuti è un segnale che qualcosa potrebbe essere in fase di cambiamento nella forma dei nerazzurri, al netto del fatto che hanno giocato gli stessi 11 per 3 partite in pochi giorni.

Ma questo è un altro aspetto di tipo negativo, che ti fa dire “don’t”: i ricambi ancora non offrono garanzie e si è costretti con questi 11.

La rimonta, paradossalmente, ha degli aspetti positivi: ricorda a questa squadra che non può fare voli pindarici; che, anche di fronte a una grandissima prestazione, non ci si può rilassare. E conferma, se ce ne fosse bisogno, che questa è squadra costretta a giocare sempre al 100%, altrimenti i rischi che corre diventano troppi e ingestibili. Insomma, un po’ di paura non fa certo male a una squadra che deve comprendere il concetto di “impegno sempre e comunque”.

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Ancora una volta abbiamo avuto la dimostrazione che manca qualcosa nella gestione della palla durante i finali concitati, con passaggi sbagliati e leggerezze fuori luogo. Insomma, se l’Inter ha preso il diploma di maturità col Napoli, è ancora tanta la strada da fare verso una maturità piena, che passa anche nella capacità di gestire il risultato, “addormentando” la partita, gestendo meglio anche le forze. E, quando necessario, chiudendo definitivamente le partite come non è stata capace di fare ieri.

Fa bene, però, Spalletti a dare pacche forti sulle spalle e sulla testa di tutti, dicendogli “bravi bravi bravi bravi bravi bravi” con grande felicità, perché questa vittoria pesa, pesa tantissimo. E si deve sfruttare anche l’entusiasmo di vittorie così. Anche perché questo scorcio di stagione sta consentendo al tecnico di lavorare con più serenità e i risultati sono gli occhi di tutti, sia in termini di efficacia che di piacevolezza. Anche perché per le analisi ci saranno i prossimi giorni.

Sperando che tutto quello che stiamo vivendo non sia né un sogno né… una parentesi.

(ps: anche se in clamoroso ritardo, le pagelle arriveranno stanotte)

 

  • Arturo

    L’Inter contro la Sampdoria ha giocato benissimo. Non c’è niente da dire e da criticare. Abbiamo preso tre legni clamorosi. Ora non possono nemmeno dire che siamo fortunati. Doveva finire 5-1. Su due sole occasioni hanno fatto gol subito dopo le occasioni da gol dell’Inter. Borja Valero ottimo come tutti gli altri. Disattenzione di Handanovic che ci sta perché nessuno è perfetto e così non possono nemmeno dire che dipendiamo da Handanovic. Non è possibile una partita senza nessun errore. Qualche errore lo commettono anche le grandissime squadre. Ad esempio l’Inter di Mourinho vinse 4-3 con il Chievo nel 2010 con errori dopo una grande prestazione. Lo stesso ritmo per 90 minuti non si può tenere. Ho insistito in altri commenti sulla necessità di vedere in campo Eder e lo stesso Spalletti ha precisato che gli piacerebbe schierarlo anche dall’inizio come altri giocatori.

    • Alberto Di Vita

      condivido!

      • maigobbo

        condivido: ma quando perisic ha preso il palo con quel tiro spettacolare ho tirato giù tutto il paradiso!!!

    • RanieroB

      ma anche questa storia dei pali è diventata stucchevole. il palo non è fortuna né sfortuna.
      il palo è un tiro sbagliato, di poco ma sbagliato, punto.
      ne prendi tanti ne prendi pochi, vieni salvato da.
      tutte cazzate.
      gol è quando palla oltrepassa linea.

  • Gourcuff87

    E ringraziate che giochiamo con D’ambrosio,Candreva e Gagliardini

    sennò quest’anno oltre ad essere l’unica squadra a dover superare giudizi estetici,ci toccava anche la solita manfrina che non c’erano italiani in campo.

  • FC

    Il gioco sta migliorando pian piano (grazie soprattutto a Vecino e a Borja che, pur non essendo trequartista, ce la mette tutta e finalmente fa dialogare il rombo offensivo), ma bisogna dire che la Samp si è suicidata con marcature incomprensibili: Perisic mai raddoppiato, Icardi lasciato libero troppe volte, Vecino pure, Skriniar libero di impostare; in pratica hanno commesso tutti gli errori che noi non abbiamo fatto a Napoli.
    La sofferenza finale sono d’accordo sia dovuta al calo fisico dopo 3 partite della Madonna giocate con gli stessi; proprio per questo però, non capisco i cambi così ritardati: non si può aspettare che Vecino scoppi per decidere di cambiarlo, piuttosto che entri prima JM (altrimenti avrà solo il tempo di rischiare di sbagliare). Eder per Icardi era giusto, ma andava fatto prima perché è uno che sa difendere il risultato.
    Quello che mi fa paura di Spalletti è come ha cambiato la difesa: non solo è solida finché regge il centrocampo, non solo gli esterni cominciano ad uscire fuori, ma sta cominciando a recuperare pure Santon! Se ci riesce vorrà dire che a gennaio potremo forse puntare su un trequartista di livello e lasciare così la difesa senza rischiare troppo (non credo faremo più di un acquisto anche se ci spero…).

    Da ultimo, un plauso a Perisic: viene criticato spessissimo perché è discontinuo, ed è vero, ma è uno che sa che dovrà giocare sostanzialmente TUTTE le partite TUTTI i 90 minuti finché non si romperà una gamba… ed è un giocatore che deve attaccare, difendere e pure coprire i buchi di Gagliardini a centrocampo. E deve farlo venendo costantemente marcato e raddoppiato (a meno che la squadra avversaria non voglia perdere). Insomma, un po’ di rispetto per lui e Danilone D’Ambrosio (pure lui, indistruttibile).

    • Viktor85 (WaitingForGodot)

      ….ma come diavolo si fa a pensare di criticare (oltre i limiti del buonsenso, ovviamente) PERISIC (o ICARDI)? #masochinterismo

      • FC

        Eppure molti non capiscono il lavoro difensivo che fa, ho sentito pure critiche perché dopo il gol sbagliato da lui la Samp ha segnato, ma non c’entravano nulla Ivan perché era Candreva ad aver sbagliato il passaggio

    • Alberto Di Vita

      La Samp non si è suicidata: gioca così. Se leggi il post di ieri parlavo proprio della debolezza sugli esterni e della necessità nostra di attaccarli sin dalla nostra metà campo sugli esterni, così potevamo farli correre un sacco. Spalletti studia 😀

      Per il resto d’accordissimo!

      • FC

        Ok, in effetti non seguo la squadra, in questo caso è strano che sia così in alto in classifica XD. Va bene la marcatura a zona, ma così si esagera! Se non altro abbiamo la conferma che se ci lasciano un minimo giocare il gioco c’è, per fortuna non pressano tutti come il Napoli.

  • Fabio Papubi

    Nel post partita di Sky, si è passati dai 60 minuti dominati dall’Inter e i 30 della Samp (già vergognosamente generosi con i doriani) al “un tempo per squadra” (allibito), fino alla perla di Ambrosini: “anche il primo quarto d’ora del primo tempo la Samp ha giocato meglio” (a quel punto avevo già la canna del gas in bocca)
    Veramente…sono senza pudore

    • Viktor85 (WaitingForGodot)

      …saranno stati 5 minuti nel primo tempo…il tempo di assestarsi…. occasioni clamorose anche sul 3-1 e infine sul 3-2 (quando io aveva cambiato canale x disperazione) …. #senzapudore

    • Alberto Di Vita

      Guarda, 15 minuti: la Sampdoria ha giocato meglio per soli 15 minuti.
      Nel primo tempo, contati da me, 3 minuti.

  • Smile

    Ottima analisi e non vedo l’ora degli approfondimenti video.
    Spalletti sta veramente dando fiducia ai suoi ragazzi, facendoli credere in loro stessi (da Ranocchia in estate a Nagatomo, ma anche Gaglia e chissà ora Santon), dovrebbe essere da esempio anche per noi tifosi, sempre troppo pronti a trovare facili “colpevoli” (non mi riferisco ad AdV perchè argomenta sempre bene).

    Per favore, non toglietemi fiducia a J,Mariooooo 🙂
    E’ vero che in fase di non possesso deve dare di più, ma non diamogli troppe colpe (e magari fischi). All’82esimo credo fosse più BV fuori posizione, che giocava al posto di Vecino sul centro destra, piuttosto che JM, secondo me (infatti no ho mai visto MV11 alla sx di Gaglia); all’83esimo è vero, palla corta per Icardi, ma si era fatto una 60ina di metri in scatto e pressing solitario. Poi Icardi poteva anche appoggiarla all’accorrente Candreva.

    Idem col Napoli, errori nella schermatura di Jorginho ma anche buona predisposizione a farsi vedere per lo scarico, appena entrato sulla sx con Peresic e poco dopo con Candreva sulla dx (posizionandosi bene con il corpo e facendo “rimbalzare” quel fuscello di Koulibaly).
    Ad ogni modo BV attualmente è il nostro miglior trequartista, le sue finte di corpo e il modo in cui si posiziona mi fanno impazzire.

    Detto ciò, credo che negli ultimi venti minuti eravamo troppo disordinati per mancanza di lucidità (dal pressing no sense di D’Ambrosio a BV che continuava a fare il tuttocampista invece che rifiatare nella sua zona di pertinenza), per il gran movimento dei doriani ma anche per la gran voglia di segnare di tutti i ragazzi (da Miranda a Candreva, Peresic ecc). La voglia di segnare ti dà benzina per correre in avanti, ma quando poi devi tornare in posizione ti accorgi che non ne hai più.
    Alla luce degli automatismi che stiamo acquisendo con il trio Vecino-Valero-Gaglia non è facile, nel breve periodo, fare cambiamenti.

    Condivido anche che, per il futuro prossimo, è un bene aver preso un bello spavento finale! Basti pensare al Napoli quanto tempo ci ha messo ad imparare a gestire le partite!

    p.s.:anche a me piacciono le parentesi 🙂

    • Alberto Di Vita

      Si cresce anche così!

  • JackSparrow32

    A mente fredda è stato uno stupro incondizionato per 70 minuti, ma sul momento sono volati Cristoni e Madonne in abbondanza.
    Così come è stato maledetto Spalletti per aver tolto Vecino facendoci perdere di fatto il centrocampo, salvo poi scoprire l’affaticamento dell’uruguagio e come il cambio fosse quindi obbligato.

    Il dubbio avuto a caldo e rimasto anche oggi è sul perché questa squadra, quando si trova in vantaggio e comincia a perdere un po’ di distanza tra i reparti (tendenzialmente fase centrale della ripresa), non passi in corsa ad un più protetto e meno dispendioso 4-3-3, se non addirittura 4-5-1.
    Avrebbe gli uomini per farlo senza dover passare dalle sostituzioni, dato che il trequartista può scendere a fare la mezzala e Perisic e Candreva possono tranquillamente fare gli esterni di centrocampo.
    Invece, a parer mio ingiustificatamente, s’insiste col tenere gli esterni troppo avanti, costringendoli a lunghi ripiegamenti (e infatti Candreva stava con la lingua per terra da molto prima dell’erroraccio), ed il trequartista troppo vicino alla punta, spaccando di fatto la squadra in due.

    Poi, per carità, già mettere uno con un pochetino più di palle di Joao Mario potrebbe essere un inizio, ma il problema di appannamento per nasce me da proprio da lì.

    • Alberto Di Vita

      Non era partita da “scalate” perché la Sampdoria con Torreira bloccato vale la metà

  • david

    a me interessa particolarmente questo punto nell’analisi di Alberto :
    “…ma soprattutto prende possesso della partita tenendo la palla a partire dal basso… ma quando diciamo “basso” è proprio basso eh, persino sulla linea dell’angolo nerazzurro, altezza Handanovic…”
    E’ da un po’ di tempo che lo noto anche io. All’inizio di campionato pensavo che lo facessero per abituarsi ad una ragnatela di passaggi in una zona del campo “tranquilla” senza rotture o pressing degli avversari, per poi riproporla in altre zone del campo “piu’ avanzate” con il proseguio del campionato.
    Invece succede il contrario, arretrano di partita in partita sempre di piu’. Adesso lo fanno praticamente dalla linea di fondo campo.
    Ci sono momenti che li guardo e penso al mio essere “trappattoniano” che urla : “SPAZZA!” , invece stanno li e se la passano

    • Alberto Di Vita

      L’ho spiegato un po’ maccheronicamente, però col video si capirà meglio. Praticamente “attirano” il pressing rallentando il possesso: poi però lo velocizzano e si viene a creare una situazione come se si trattasse di una transizione positiva.

  • Christian

    Veramente una grande partita, con un gioco (basta vedere il terzo gol) che non si vedeva da tempo fatto di manovra palla a terra. Peccato per gli ultimi venti minuti dove la stanchezza ha preso il sopravvento (Candreva era morto dal 60mo) e qui forse Spalletti poteva intervenire prima, ma col senno di poi sono tutti capaci. E comunque anche in quei venti minuti potevamo fare due gol…
    Ora dobbiamo continuare così senza guardare le altre, perché anche quest’anno la classifica è spaccata in tre e poche delle prime sei perdono punti se non negli scontri diretti. E magari a gennaio aiutare Spalletti che ha veramente cambiato sia la squadra che l’ambiente, non dimentichiamo mai cosa eravamo solo 4 mesi fa non solo come risultati, e con una squadra modificata solo in tre/quattro undicesimi.

    • Alberto Di Vita

      Ho letto qualche commento in tal senso e ho visto la partita anche con particolare attenzione alla forma fisica. In realtà Candreva ha corso ininterrottamente quasi fino all’80esimo, senza grandi cali. Poi è schiattato.

    • Alessandro

      Dobbiamo però considerare anche che questo e’ il vero primo anno della nuova società che per me sta facendo molto bene e pare che abbia le capacità di fare ancora meglio; sia in termini economici, sia di programmazione, sia di peso politico.

  • Alessandro Cattin

    Alberto come hai visto la posizione di Perisic? Nel primo tempo spesso ho avuto la sensazione che quando avevamo la palla noi eravamo messi a tre dietro, con Candreva e Nagatomo larghi e Perisic molto più vicino a Icardi….

    • Alberto Di Vita

      Una impressione, nel senso che, come ho scritto nell’articolo, Spalletti ha chiesto a tutti e due i terzini di stare molto stretti perché la Sampdoria fa molta densità centrale: c’è anche uno screenshot che lo spiega perfettamente.
      Sullo sviluppo dell’azione, è chiaro che uno dei due esterni fa più corsa e arretra di più, così come il CC aiuti più o meno da un lato che dall’altro.
      Pertanto Candreva si è trovato talvolta in posizione più arretrata, soprattutto nel primo tempo, dando l’impressione di una copertura a 5: ma era transitoria e di necessità, non uno schema come nel finale contro il Milan.
      Nel secondo tempo, l’allargamento di Praet in fase offensiva ha costretto Perisic a rientrare di più.

  • Masspi

    La mia é solo una sensazione,Spalletti prepara le partite molto bene mettendo la squadra e i giocatori nelle migliori condizioni sfruttando i punti deboli degli avversari,però quando le squadre avversarie cambiano assetto tattico(Milan Cutrone Samp Caprari)la squadra sembra che perda le sue sicurezze non riesca a trovare le contromosse adeguate e vada in sofferenza.Certo la panchina non aiuta.

    • Alberto Di Vita

      esatto

      • Masspi

        Alberto la tua opinione mi conforta, forse qualcosina di calcio riesco ancora a capirlo.Leggerti é come bere un bicchiere d’acqua fresca,purifica.

    • Alessandro

      Siamo contati

  • Gio-Bonimba ’61

    Penso non ci sia nulla da aggiungere all’articolo stupendo di Alberto, che poteva anche chiudersi già all’inizio dopo queste parole:
    “nonostante il risultato sia risicato, nonostante gli ultimi 10 minuti di
    sofferenza, la prestazione dell’Inter di ieri è inoppugnabile, chiara,
    lampante, una dimostrazione di gran gioco e di personalità, arricchita
    da maturità nel possesso palla, produzione, volume di gioco, occasioni
    da gol, capacità di anestetizzare l’avversario. Per larghissimi tratti
    questa è una prestazione che diventa tra le migliori degli ultimi anni,
    andandosi ad affiancare, per compattezza e bellezza, per idea di
    squadra, a quelle rare prestazioni di straordinario livello che
    rimarranno gioielli purtroppo isolate (su tutte: Juventus battuta nel
    2012 e nel 2016)”. Aggiungerei (non ricordo se è compresa in quelle date menzionate) l’Inter-Juve 3-0 di Coppa Italia prima del rigore fallito mi sembra dal buon Palacio.Nei post precedenti ho già parlato della mancata reattività di Handanovic e di altro.

  • willerneroblu

    Uno non fa in tempo ad assentarsi una notte da Milano che legge del Milan diventato Campione d’Italia coi suoi investitori pronti a tutto cavoli però 😎