Quanti punti ha l’Inter?

Quanti punti ha l’Inter oggi?

“Ma che domanda è”, direte voi, avendo cura di non inserire l’intonazione interrogativa. L’Inter ha 26 punti! Chiaramente se si guarda la classifica non può che essere così, come la riproponiamo nello screenshot qui sotto. Il problema, però, è che guardandola bene è una classifica che, in un certo qual modo, non ci convince né ci piace.

Classifica Serie A giornata 10 2017-18

Ci siamo fermati al Torino perché, da lì in poi, c’è tutto un altro campionato che stenta a decollare e dalla quale riuscirà a emergere solo qualcuna di quelle poche squadre che faranno qualche colpaccio con le grandi, o che usciranno vincitrici di qualche scontro diretto in più. Tra tutte, sinceramente, stupisce quel Genoa che ha oggettivamente qualità e organizzazione superiori rispetto al resto, e quindi mi aspetto che sia proprio la squadra genovese a emergere dal gruppone di fondo.

Quindi, accanto a quelle che pensavo essere destinate alla B (Benevento, Crotone e Hellas Verona), si sono aggiunte Udinese, Cagliari, Sassuolo e, appunto, Genoa. Del buon Fulvio Santucci ci fidiamo a occhi chiusi e ci riporta un particolare dato statistico:

Il senso è che una squadra con 6 punti (anche se a pari merito con le altre) che oggi sarebbe salva, in 12 dei 19 campionati sarebbe in zona retrocessione. La cosa che stupisce di più è che in ben due casi sarebbe stata ultima.

Quando l’anno scorso abbiamo parlato dell’Inter di Pioli abbiamo fatto notare che già a novembre quel campionato aveva già emesso delle sentenze quasi inappellabili, con il risultato di rendere molti confronti quasi un allenamento, per quanto brutto possa essere dirlo. Nell’analizzare la faccenda, abbiamo valutato che, dal derby contro il Milan in poi, ben sei squadre, per le 14 partite successive analizzate, avevano tenuto una media punti di almeno 2 a partita, con ben 4 squadre con ritmo superiore addirittura a quello complessivo dell’Inter del Triplete: 14 partite erano uno scorcio già importante per fare valutazioni del genere.

In quel momento, proiettando la media punti di 14 partite sull’intero campionato, avremmo avuto questa situazione:

Ci sono ben 4 squadre che hanno un ritmo a partita superiore all’Inter del triplete, chiaro che si tratti di anomalia irripetibile (e chiaro anche che quell’Inter giocò 38 partite): estendendo il periodo a un intero campionato, avremmo:

  1. Juventus 97
  2. Napoli 90
  3. Roma 90
  4. Inter 84
  5. Atalanta 79
  6. Lazio 76

E oggi? Arrotondando per difetto:

  1. Napoli 106
  2. Inter 98
  3. Lazio e Juventus 95
  4. Roma 80 (unico arrotondamento per eccesso, sarebbe 79,8)

Insomma, le cinque davanti stanno facendo un campionato sopra ogni possibile previsione, ma anche sopra ogni possibile realtà dei precedenti campionati, compreso il precedente che già sembrava l’anomalia delle anomalie. Così scrivevamo l’anno scorso:

Quando analizzavamo i risultati possibili dell’Inter, ritenevo che un gran campionato sarebbe stato con 2 punti di media a partita (sola gestione Pioli), che non sarebbero bastati per il terzo posto. Oggi Pioli va oltre. Ma quanto è davvero merito di Pioli?

Questo è uno tra i campionati più anomali mai visti. Facendo un excursus storico:

2015-2016: solo 3 squadre con almeno 2 punti a partita. Quarta l’Inter con 1,76;

2014-2015: solo 2 squadre con almeno 2 punti a partita. Terza la Lazio con 1,81;

2013-2014: solo 3 squadre con almeno 2 punti a partita. Quarta la Fiorentina con 1,71;

2012-2013: solo 2 squadre con almeno 2 punti a partita. Terzo il Milan con 1,89;

2011-2012: solo 2 squadre con almeno 2 punti a partita. Terza l’udinese con 1,68;

2010-2011: vince il Milan: l’Inter seconda ha 2 punti di media a partita (76 punti);

2009-2010: vince l’Inter di Mourinho con 82 punti (2,157 a partita) e dietro la Roma a 80 (2,11).

Se guardate, per esempio al 2011-12, l’Udinese sarebbe stata terza con 1,68 punti a partita… giusto un punto in più di media rispetto a questo disastrato Milan di Vincenzo di Burro.

“Pesiamo” la classifica?

Ecco il perché di una nuova necessità, ovvero quello di “pesare” la classifica, basandosi  su un paio di numeri che dobbiamo giocoforza presumere. Divideremo il campionato in 3 parti: quella di testa, che comprende le prime 5; quella successiva, che arriva al Torino; la parte meno nobile, che va da Udinese a Benevento.

Fascia A: Napoli, Inter, Lazio, Juventus e Roma;

Fascia B: Sampdoria, Fiorentina, Milan, Atalanta, Chievo, Bologna, Torino;

Fascia C: Udinese, Cagliari, Sassuolo, Genoa, Crotone, Verona, Spal e Benevento.

(errata corrige: nelle valutazioni che seguono ho inserito il Milan in Fascia A per potenziale, essendo comunque una squadra di caratura superiore rispetto a Sampdoria, Torino etc…).

Questo ci permette di valutare più oggettivamente l’attuale classifica e di “pesare”, in qualche modo, il cammino fin qui tenuto da tutte le squadre. E capire effettivamente quanti punti ha l’Inter.

  • L’Inter ha affrontato 3 squadre di Fascia A (7 punti), 3 squadre di Fascia B (7 punti), 4 squadre di Fascia C (12 punti);
  • Il Napoli ha affrontato 3 squadre di Fascia A (Lazio, Roma, Inter), 2 squadre di Fascia B (Bologna e Atalanta), 5 squadre di Fascia C (Verona, Benevento, Spal, Cagliari, Genoa);
  • La Lazio ha affrontato 3 squadre di Fascia A (Milan, Napoli, Juventus), 2 squadre di Fascia B (Bologna e Chievo), 5 squadre di Fascia C (Spal, Genoa, Verona, Sassuolo, Cagliari,);
  • La Juventus ha affrontato 1 sola squadra di Fascia A (Lazio), 4 squadre di Fascia B (Chievo, Fiorentina, Torino, Atalanta), 5 squadre di Fascia C (Cagliari, Genoa, Sassuolo, Udinese, Spal);
  • La Roma ha affrontato 3 squadre di Fascia A (Inter, Milan e Napoli), 2 squadre di Fascia B (Atalanta, Torino), 4 squadre di Fascia C (Verona, Benevento, Udinese, Crotone);

Ricordiamo che alla Roma manca la partita contro la Sampdoria, cosa che ci complica le cose anche nel volere azzardare eventuali “classifiche” basate anche sulla difficoltà degli avversari.

Al momento, però, possiamo dire che Napoli, Lazio e Juventus hanno avuto la parte più agevole per quanto riguarda le squadre di bassa classifica, mentre i bianconeri sono stati quelli più “fortunati” a inizio campionato per quanto riguarda gli scontri diretti. Ho usato le virgolette perché per i bianconeri dicembre sarà un mese di fuoco, dovendo affrontare ben 3 degli scontri diretti con Napoli, Inter, Bologna (che scontro diretto non è) e Roma, con in mezzo anche la Champions League: dopo la Sampdoria ci sarà lo scontro contro il Barcellona, e incastonato tra Napoli e Inter quello contro l’Olympiacos: devono proprio augurarsi di avere ottenuto già la qualificazione (è comunque a buon punto). Dicembre, però, potrebbe davvero determinante per la squadra di Allegri.

Fatta eccezione per i bianconeri, quindi, i percorsi sono quasi del tutto simili, con l’Inter che sembra avere avuto quello leggermente più ostico, benché la somma dei punti degli avversari affrontati dica diversamente:

  • Lazio 132
  • Inter 129
  • Napoli 127
  • Juventus 121
  • Roma 119

Con il risultato della Roma che cambierebbe sensibilmente con la partita contro la Sampdoria (che ha 17 punti).

Numeri che potrebbero non significare granché, ma che danno un’idea di quello che è stato il cammino delle 5 di testa oggi. Purtroppo, come si nota, il campionato ha una serie di squadre che davvero sembrano nettamente fuori luogo in un torneo come quello della Serie A, di fatto declassandola. È lo stesso discorso che abbiamo fatto quando c’era Pioli in panchina, nelle due settimane appena successive ai 7 match vinti consecutivamente: al netto di improvvisi tracolli o partite storte contro le medie e le piccole, il campionato sterza soprattutto negli scontri diretti. Ecco perché quest’anno sono più fiducioso, mentre l’anno scorso ero decisamente più scettico:

E Pioli ha, nel suo ruolino di marcia, 4 punti in 5 sfide importanti: Juventus, Roma, Napoli, Fiorentina e Milan, di cui una giocata con un uomo in più e tanta sofferenza comunque. Senza contare la Coppa Italia e, comunque, la seconda col Be’er Sheva.

Questo per sminuire il lavoro di Pioli? Certamente no, perché abbiamo anche ripreso articoli in cui ci si complimentava sinceramente col tecnico, e anche con un certo entusiasmo. I numeri servono semplicemente a dire che quelli di questo campionato sono anomali, abnormi per una grossa fetta della Serie A.

Numeri che restano abnormi, sia chiaro: lo dimostrano i confronti con i campionati precedenti, abbiamo visionato gli ultimi 9 (anno zero, arriva Mourinho). Anomalie che sembrano fare il paio con il campionato 2012-2013 quando la Juventus aveva totalizzato 28 punti e l’Inter 24, ma c’erano solo 3 squadre sopra i 20 punti; oppure l’anno successivo, con l’exploit della Roma a punteggio pieno e Napoli e Juventus a 25, ma le squadre sopra i 20 punti erano giusto queste tre.

Sopra i 20 punti sono state in quattro soltanto 2 volte (2015-2016: Roma, Napoli, Fiorentina e Inter; 2008-2009: Milan, Udinese, Inter e Napoli)) mentre per 4 volte sono state tre, altre 3 volte sono state soltanto due.

Oggi Lazio e Juventus hanno 25 punti: sarebbero prime in ben 7 campionati (a pari merito in 2). La Roma, pur con una partita in meno e a 21 punti, sarebbe prima in un campionato (2011-2012), 4 volte seconda e 2 volte terza.

Sono chiari i numeri? Penso proprio di sì.

Ecco perché il senso del tweet della sfida tra Lazio e Juventus:

Ogni punto perso negli scontri diretti diventa un macigno. Forse non per i bianconeri, che hanno la rosa più lunga e meglio assortita della Serie A, nonostante il campionato oggettivamente più facile e così pieno di insidie a Dicembre… per lo stesso ragionamento fatto finora, basterebbero un paio di sconfitte per metterli fuori, almeno temporaneamente, dalla lotta scudetto.

Ma sarà così per tutto il campionato?

E chi può dirlo? Ci si deve augurare che il gruppone che va dalla Sampdoria (sesta) al Torino (dodicesimo) rimanga il più a lungo possibile, magari fino a marzo/aprile, tutto compresso nell’arco di pochi punti, cinque, massimo sei, così da potere rendere appetibile a tutte l’ultimo posto Uefa, sempre che le prime 5 continuino a correre in questo modo. Inoltre, c’è da augurarsi che nessuna, da Udinese in giù, riesca a emergere davvero, anche se il Benevento sembra davvero spacciato già adesso: perché questo potrebbe significare rendere il campionato più complicato per tutti, dovendo lottare chi per un posto Uefa e chi per la salvezza.

L’anno scorso, l’Atalanta ha raggiunto il 4° posto con 72 punti, che significa una media che sotto la Roma non sta tenendo nessuno. Ma le prime 5 hanno alzato l’asticella, come ci si aspettava (anche se non con questo ritmo, francamente). A fine campionato, però, in genere si molla un po’ il colpo, un po’ come è accaduto a Inter e Fiorentina due anni fa: quando ci sarà un posto Champions League da giocarsi nelle ultime partite, sarà del tutto improbabile vedere certe partite di fine stagione quando non c’è proprio nulla da giocarsi.

Lo avevamo scritto a inizio anno e lo ribadiamo adesso: i 72 punti dell’anno scorso non dovrebbero bastare e giocoforza la soglia si alza verso i 2 punti a partita, se non oltre.

Chiaro che se si vincono partite dell’ultimo turno come quelle della Lazio (nel secondo tempo letteralmente sparita), è difficile fare selezione. Ecco perché, se da una parte è giusto avere entusiasmo per i progressi della squadra, dall’altra è lecito anche coltivare un certo cruccio ma anche una non indifferente dose apprensione, perché basta una casualità, un autogol, un errore individuale, un infortunio, un cambio sbagliato, per condizionare fortemente il cammino.

Rincorrere, ricordiamolo, a certe squadra non fa bene a livello d’umore, ad altre squadre sì. E per lo scudetto? La soglia sarà certamente sopra i 90 e potrebbe avvicinarsi ai 100 se novembre e dicembre non porteranno cambiamenti o se la Champions League non toglierà forze a Roma, Napoli e Juventus.

E in basso?

In basso si sta giocando un campionato veramente a perdere. Il Benevento a zero punti non solo è l’unica in Europa, ma è diventata la striscia iniziale peggiore della Serie A: l’ultima era del 49-50 del Verona, che arrivò a 8 sconfitte consecutive. Col girone unico a 20 squadre, il minimo è stato 16 punti (sempre Venezia 49-50), ma sembra essere destinato a crollare.

Togliamo il Benevento e prendiamo in considerazione la penultima? La distanza tra la seconda e la penultima nei 5 maggiori campionati:

  • Serie A 21 punti;
  • Liga 18 punti;
  • Ligue 1 16 punti;
  • Bundesliga 15 punti;
  • Premier League 13 punti;

Questo, però, è un problema?

Dipende. In Premier League il campionato sembra apparentemente storia a 3 squadre (sopra i 20 punti!) tra City, United e Tottenham, ma Chelsea e Arsenal sono ad appena 4 punti… e pensate che hanno gli stessi punti di Fiorentina e Milan (ma in Premier sono alla nona giornata). In Bundesliga si sta vivendo un anno strano, con il Bayern che sta pagando il prezzo di dover tagliare Ancelotti: Borussia e Bayern sono a 20 punti con 9 partite, la classifica ancora piuttosto corta.

In Liga, invece, Atletico e Real pagano un po’ l’inizio stentato, sorprende il Valencia ma le prime 4 sembrano già queste, a meno di miracoli da parte di Leganes, Villarreal, Betis o Siviglia.

La somma dei punti delle prime in classifica nei maggiori 4 campionati dice:

  • Serie A 104 (ma con una partita in più);
  • Liga 85;
  • Premier League 81;
  • Bundesliga 75.

A occhio e croce (ma davvero ho dato un’occhiata rapida), la Serie A sembra essere un’anomalia anche in Europa.

Chiaro che si deve trovare una soluzione e, a questo punto, neanche le 18 squadre basterebbero, perché hanno già fatto capire che le retrocessioni potrebbero essere due, se non addirittura una soltanto. Detto che la Premier League è una splendida isola sulla quale vorrei “abitare”, il rischio di vedere campionati con dominii in lungo e largo come quelli degli ultimi anni (duo Barcellona-Real, Juventus, Bayern Monaco, PSG) è troppo ampio e si rischia davvero di rendere tutto poco credibile e, alla lunga, poco interessante: i play-off/play-out potrebbero essere una soluzione.

Ma l’Inter? Quanti punti ha?

Tanti. Sono 26 e sono quanti ne aveva nel 1997-98, quando c’era Ronaldo e quando poi ci furono Iuliano, Ceccarini, De Santis e tutti quelli che abbiamo imparato a conoscere a menadito. La Juventus seconda a 22: l’ultima era il… Napoli a 5 punti.

I passi avanti ci sono, eccome, si vedono, si sentono, si toccano: nel gioco, nella personalità… soprattutto in quella rabbia a fine partita che ha quasi impedito ai calciatori di festeggiare, ed è dovuto intervenire Spalletti per dirgli che erano stati bravi. Anche nei punti, sia chiaro, perché nonostante un campionato anomalo, fare male non era difficile:

Brava, bravissima, ma non basta né sta bastando… e potrebbe non bastare. Per questo è necessario che continui a esserci quel pizzico di… fortuna, come la chiamano: forma fisica, pali, situazioni favorevoli, e i tanti dettagli di una singola partita. Ma anche e soprattutto impegno al 100%, sempre. Perché l’Inter ha mostrato di non avere chance di abbassare la tensione e giocare sotto il 100%, perché altrimenti finisce come negli ultimi 15-18 minuti contro la Sampdoria.

Ed ecco perché le partite come quella contro il Verona non possono essere sottovalutate. Quella diventa automaticamente la partita più difficile. “Ma ancora? Non era quella contro la Sampdoria?” direte voi. E io vi dirò di sì, che avete ragione: solo che ora è quella contro il Verona. E, chiusa, quella, lo diventa quella col Torino. E Atalanta, Cagliari, Chievo e… Juventus. Quella è sempre importante, classifica o meno. Importantissima.

Loading Disqus Comments ...