Spalletti può contare sulla panchina dell’Inter?

È forse l’argomento più a lungo dibattuto e sul quale è rarissimo trovare divisioni tra i tifosi nerazzurri quest’anno. Quel genere di argomento, cioè, che in qualche strana maniera riesce a riunire la quasi totalità del tifo interista con una sola affermazione: la panchina di Spalletti quest’anno è davvero corta.

Neanche io ne sono immune, neanche voi che state leggendo questo articolo, da qualunque parte ci stiate leggendo e anche se siete tifosi di altre squadre. La tesi si fa anche graficamente inoppugnabile quando ti vien voglia di fare uno screenshot sulla rosa dell’Inter dal sito ufficiale:

A far tremare i polsi (e non solo quelli) per quanto riguarda la difesa è il fatto che il primo rincalzo centrale è Ranocchia. Non perché il buon Andrea non possa avere chance in una squadra che ha saputo rivitalizzare Nagatomo (anche se i problemi di posizionamento rimangono sempre, anche con Napoli e Samp, due buone partite del giapponese): ma semplicemente perché non c’è un altro centrale di ruolo.

Quello che in difesa è tremolio, a metà campo diventa panico più assoluto quando ne conti 5 e sai che Spalletti ne usa costantemente 3, soprattutto se poi questi 3 ultimamente sono sempre stati gli stessi e anche in considerazione dell’affaticamento di MV11.

Non c’è nulla da dire, da questo punto di vista: la rosa è contata numericamente e questo, alla lunga, può essere un problema. Nel caso non sia un problema rischia comunque di annullare o quasi l’effetto positivo di non avere le coppe tra i piedi.

I numeri…

Ma è davvero così ristretta? Una delle cose che ci stupì dell’Inter del Triplete fu la (relativamente scarsa) rotazione scelta da Mourinho, soprattutto a partire da un certo punto in poi della stagione, quando alcune scelte furono piuttosto secche, anche in fase di mercato quando si cedettero quelli che ormai si consideravano “rami secchi” per ragioni diverse: Mancini, Vieira, Suazo, sostituiti soltanto da un utilissimo e imprescindibile Pandev e da un (alla fine) sottoutilizzato Mariga.

Perché proprio l’Inter del Triplete e non altre? Proprio per la rotazione di José Mourinho e anche perché quella squadra fu costretta a giocare ben 56 partite in stagione, mentre questa dovrà giocarne, contate, 38 più la Coppa Italia, sulla quale si potrebbero fare altro genere di scelte. Quella alla fine arrivò davvero con una forma in gran parte di buon livello per essere fine stagione, anche se ci furono problemini con Sneijder e Pandev (saltò la seconda sfida col Barcellona, ricordate?) e dovette fare a meno di Christian Chivu per quasi tre mesi a causa del brutto infortunio patito contro il Chievo.

Quella squadra, insomma, disputò l’enormità di 5.040 minuti (tutti dati Transfermarkt) in stagione: questa dovrà affrontarne soltanto 3.420 con in aggiunta la Coppa Italia che, nel caso più impegnativo col raggiungimento della finale, aggiungerebbe altre 5 partite e 450 minuti.

Per ragioni di coerenza, però, prenderemo soltanto i numeri del campionato, così da renderli congrui gli uni con gli altri.

Di quella squadra Soltanto due calciatori superarono i 3mila minuti, ovvero Julio Cesar e Javier Zanetti; 8 calciatori superarono i 2mila minuti, ai quali aggiungiamo Wesley Sneijder che si fermò a 1941; altri 5 calciatori superarono mille minuti.

In totale, soltanto 17 calciatori superarono il 20% del minutaggio disponibile in campionato ai quali aggiungerei Materazzi (19%) e Vieria (18,5%) che vi arrivarono vicini.

Ovvero, con tutta la necessità di dover giocare anche le coppe, tutte le coppe, straordinariamente fino in fondo, goduriosamente fino alla fine (noi sì, scusate), Mourinho scelse scientemente di ridurre la rotazione perché questa serviva a rendere i meccanismi più fluidi e maggiormente funzionanti. Per fare il confronto, la Juventus dell’anno scorso ha ben 21 calciatori dal 20% in su per il solo campionato, per un totale di 36.509 minuti, mentre Mourinho sui famosi 17 ne sviluppò 36.081.

Va detto, in tutta onestà, che il possibile 11 titolare per minutaggio era fatto di ben 5 difensori (Maicon, Lucio, Chivu e Samuel ai quali si aggiungevano Cordoba – non titolare – al 39% e Zanetti che poteva giocare a centrocampo) ma questo era dovuto anche alla carta di identità degli interessati. Sempre in onestà, che i 16 più utilizzati avevano una media del 65% sul totale dei minuti disponibili, ma questo è anche effetto di infortuni (piccoli o grandi), di scelte di mercato a gennaio, di espulsioni e scelte tattiche soprattutto nella seconda metà di campionato.

In questa stagione, Spalletti ha dovuto fare una scelta importante: dare un’identità alla squadra. L’ha anche detto in una intervista martedì dopo la partita con cui ha spiegato per quale ragione stanno giocando praticamente sempre gli stessi e nelle ultime 3 partite non ha cambiato formazione:

C’era da trovare un’anima di squadra, perché fino all’anno scorso ne dicevate di cotte e di crude su questa squadra. Facciamogli sentire che sono forti, però per farglielo sentire li devi far giocare un pochettino di più sempre gli stessi, li devi un pochettino proteggere quando sono presi di mira.

Per questa ragione, 14 calciatori sono stati (leggermente) sovrautilizzati, essendo tutti dal 30% in su, con 4 calciatori sempre presenti e mai sostituiti (Handanovic, Miranda, Perisic, Skriniar), D’Ambrosio a cui mancano appena 5 minuti sui 900 disponibili, Icardi e Borja Valero sopra gli 800 minuti e poi Vecino e Candreva sopra i 700.

Il “core” di 9 calciatori è tutto qui, inevitabilmente e anche fortunatamente non intaccato né da infortuni né da squalifiche: l’Inter è tra le squadre più corrette del campionato (il Napoli fa 9,9 falli a partita, l’Inter quinta con 10,8: per capire, il Milan ne fa 14,7) anche se ha pagato moltissimo in termini di sanzioni, perché l’Inter è quarta per ammonizioni (20) con un vergognosissimo trattamento da “squadra di Fascia C” per usare il concetto espresso ieri o comunque da ultime della classe. La classifica infatti dice: Bologna, Udinese, Verona, Inter, Cagliari, Spal, Genoa, Sassuolo, Torino, Atalanta.

C’è una evidente sproporzione nel rapporto tra possesso palla (Inter al 53,3%, settima per adesso), falli fatti e sanzioni subite. Ma non è questo il discorso.

Al momento, quindi, Spalletti dovrà riuscire a inserire 3 giocatori per ottenere una rotazione affidabile che possa affrontare il campionato con più serenità. E, si badi, si parla di 3 giocatori dell’attuale rosa, non di mercato: in questo momento si tratta di Eder, Cancelo, Karamoh, Santon e Ranocchia. Credo che già a Verona qualcosa da questo punto di vista si potrà già vedere… anche se dovrà essere fatto con attenzione e poco alla volta. Oppure no, visto che poi c’è la sosta e potrebbe chiedere un ultimo sforzo per chiudere questo ciclo di partite.

…e la questione tattica

La questione tattica ci dice che troppo spesso ragioniamo di calcio in compartimenti stagni. Perché la rosa di questa Inter è, per fortuna, dotata anche di una buona dose di adattabilità.

Ovvero, nel caso in cui si infortunasse Miranda, oddio, che si fa? Si gioca con Ranocchia? Detto che, sì, si può giocare con Ranocchia, c’è anche la possibilità di giocare con D’Ambrosio centrale difensivo: a destra le alternative non mancano, visto che tra Cancelo e Santon uno si trova, ma eventualmente si può spostare anche Nagatomo, benché questo gli mandi in malora più o meno tutta la logica (per esempio, lui le sovrapposizioni sa farle solo a sinistra del compagno: quindi a destra le fa, male, all’interno).

Non solo: nella sfortuna di avere Venheusden infortunato (il ragazzo credo proprio avrebbe avuto le sue chance), probabile che si faccia la riscoperta di quel Santon centrale visto qualche rara volta e che potrebbe aprire una nuova fase della carriera del calciatore: un esperimento interessante che però andrebbe prima provato in famiglia.

Cancelo e Dalbert possono giocare più alti per fare fiatare gli esterni, così come possono farlo sia Eder che Joao Mario (suo 1° ruolo di fatto in nazionale). Oltre a Karamoh che ha mostrato di poterci stare.

Trequartista? Forse è il ruolo che ha avuto più interpreti, con Borja Valero, Joao Mario, Brozovic e Eder. Per me c’è un candidato n. 1 in caso di necessità e si chiama Candreva, così anche altri che ancora lì non si sono visti e che sarà possibile vedere, perché l’interpretazione di Spalletti è chiara e il trequartista fa un movimento meno da attaccante rispetto a altri “10” di altre squadre: uno su tutti Vecino.

Il problema vero, al momento, è il sostituto di Icardi perché l’Inter ha pronto il solo Eder, poi c’è  Pinamonti. Ma qui subentra anche un altro aspetto della questione tattica: l’eventuale cambio di modulo con l’avanzamento di Perisic a seconda punta accanto a Eder se dovesse mancare Icardi.

Insomma, se si esce dall’aspetto puramente numerico dei ruoli, se ci si impone di analizzare i calciatori nella loro interezza e non per come li abbiamo visti o come li pensiamo, l’Inter ha varianti e soluzioni che coinvolgono anche i calciatori meno coinvolti.

D’altra parte, non è stato Spalletti a usare calciatori fuori dalla loro “mattonella”? Tommasi, Taddei e Florenzi come terzini, Perrotta e Nainggolan trequartisti, Totti centravanti… e questi sono solo i suoi più clamoroso “fuori ruolo”. Andrebbe aggiunto anche un “con alterne fortune” ma se si tratta di un piccolo gruppo di partite nell’arco di un intero campionato allora ho proprio l’impressione che Spalletti sappia cosa fare con uomini che hanno mostrato di essere disponibili.

La questione della qualità

Partiamo dal fatto che Spalletti sta facendo davvero un lavoro egregio, soprattutto sulla testa dei calciatori. Anche nelle interviste ha sempre rifiutato di accentrare su di sé i meriti di quanto sta accadendo, così come nelle ultime interviste post partita:

Quello che mi fa effetto e mi emoziona è il comportamento della squadra. Non c’è classifica bella se non c’è squadra forte.

Ha spiegato, sempre dopo la partita, che Cancelo ha ancora fastidio al collaterale, soprattutto quando arriva sul fondo per crossare e quando fa dei contrasti più duri. Su Eder ci punterà appena possibile perché, detto da lui, gli spiace e vorrebbe davvero trovargli posto perché secondo lui ha qualità.

Su Joao Mario si è espresso chiaramente, per lui è un calciatore fatto e finito, pronto, che gli sarà utile ma che ha avuto problemi con questo malanno che lo ha indebolito e ha difficoltà a respirare.

Infine Dalbert. Credo che sia la terza o quarta volta in cui Spalletti dice che “è un giocatore forte e diventerà fortissimo“, ma che deve conoscere ancora i meccanismi della squadra.

La panchina dell’Inter, insomma, per Spalletti c’è e tutti, uno dopo l’altro, saranno utilizzati. Parliamo quindi di un totale di 18 uomini più Karamoh, sul quale Spalletti sembra non volere mai davvero esprimersi: lo ha utilizzato contro il Genoa e in quei pochi minuti ha mostrato molte delle sue qualità, ma anche la sua tendenza all’anarchia. L’impressione è che lo si possa intendere più come un attaccante che non come a un esterno per sostituire Candreva.

Bisognerà, quindi, capire come saranno utilizzati.

Su Dalbert e Cancelo mi sono espresso in tempi non sospetti: entrambi hanno lacune evidenti per fare il terzino, da subito, in Italia. Si badi bene, non è un processo che riguarda solo loro, perché non sono pochi gli esterni che hanno faticato (e molto) all’inizio o che hanno avuto ingressi più “morbidi”, magari in moduli che garantiscono qualche sicurezza in più: fare il terzino del 4-4-2 non è la stessa cosa che farlo in un 3-5-2.

Alex Sandro alla Juventus ha giocato solo 7 partite da titolare sulle prime 21 e fin lì sembrava a tutti che l’investimento non fosse proprio il migliore:

 

Chiaro, poi, che è più facile inserire un giocatore del genere in un 3-5-2 come quello bianconero del tempo e facendogli fare la gavetta alle spalle di Evra.

Il Milan, invece, sta lanciando Rodriguez senza riserve e questo sta creando non poche complicazioni a quello che personalmente reputavo uno degli acquisti “più giusti” che l’Inter avrebbe potuto fare: ma sta soffrendo l’ambientamento e l’adattamento (in maniera anche più che esagerata…), come successo a moltissimi calciatori passati in Italia.

Dalbert, pur con questa sua necessità di apprendimento e adattamento, è persino già più pronto di Cancelo come difensore:

Cancelo ha una qualità tecnica probabilmente superiore a quella di Dalbert, perché anche stato abituato a giocare spesso davanti (praticamente più di metà della scorsa stagione al Valencia)  nel 4-4-2/4-2-3-1, dove è sembrato rendesse meglio, nonostante dia l’impressione di un calciatore che ha bisogno di campo davanti per esprimersi al massimo.

D’altra parte, figuriamoci, uno dei terzini più forti della storia, Maicon, ha avuto bisogno di accorgimenti tattici (non ultimo un Zanetti spesso schierato dal suo lato a metà campo) per consentirgli di esprimersi ai livelli che sappiamo. E, nonostante questo, non è mai stato immune da pecche e manchevolezze difensive. E si tratta di Maicon eh, figuriamoci chi non lo è.

Insomma, bisognerà avere pazienza ma sono convinto che Spalletti li userà e sapranno ritagliarsi posti importanti nella rotazione interista:

Spalletti sembra avere un’altra garanzia: è l’anno dei mondiali. Al netto della voglia di non infortunarsi, è chiaro che in molti vorranno dare il meglio per avere delle maggiori chance di andare alla massima competizione per nazionali: se talvolta è stato un problema, quest’anno credo sarà una risorsa.

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Alllora siamo a posto così!

Fermi fermi fermi fermi. Credo che sarà importante capire come arriveremo alle porte di gennaio, con quale stato di forma, con quale classifica, con quale convinzione e con quale… rotazione.

Gli interventi, però, potrebbero essere meno importanti di quanto non stiano pubblicizzando molti giornali (e ci torneremo a parte). Al momento, quelle che io individuo come priorità sono: un difensore centrale già pronto, un trequartista e una punta centrale. Di quale potrà essere il loro livello ne discuteremo a parte nell’approfondimento sul possibile mercato di gennaio, che faremo quando ci sarà la sosta per le nazionali: acquisti che, comunque, prevederebbe delle cessioni.

In quel caso, però, Spalletti potrebbe trovarsi 22 calciatori, che diventano troppi per una rotazione credibile e per riuscire a renderli tutti partecipi in un anno con la sola Coppa Italia come alternativa alla Serie A.

Se ci basassimo solo sulle nostre impressioni non ci sarebbe molto da essere ottimisti, anzi. A questo punto è necessario affidarci all’allenatore e fidarci di quel che ci dice, ma anche cedere all’istinto: se è vero, come è vero, che la crescita dell’Inter è praticamente a 360°… ecco, per raggiungere quel 360° pieno manca proprio il coinvolgimento pieno dei calciatori con meno minuti sulle gambe. C’è più cuore, voglia, determinazione, soprattutto una straordinaria unità di intenti come non si vedeva da tempo.

E vincere, come ho sempre sostenuto, aiuta a vincere, ma anche a gestire meglio le energie e uno spogliatoio che altrimenti avrebbe più di uno scontento. Quindi, Luciano, stupiscici anche su questo aspetto…

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