Verona-Inter 1-2: le pagelle del giorno dopo

C’è un che di piacevole nel fare le pagelle il giorno dopo. Ti vengono in mente su dei ricordi della partita, riguardi le azioni, analizzi con più calma e soprattutto fai in modo che non sia l’adrenalina a parlare per te.

Finita la partita, è rimasta l’impressione di uno spauracchio “halloweeniano”: una maschera messa su nel momento meno opportuno e nulla più. Perché il Verona, oggettivamente, all’Inter non ha creato grossi grattacapi, se non quella voglia di correre, correre sempre, di provarci salvo poi rimbalzare sui propri limiti tecnici.

I numeri, da questo punto di vista, sono impietosi e, per una volta, raccontano la partita meglio di ogni cronaca. Possesso 60%-40%, 16 tiri a 4, 3 parate a 1, 2 gol a 1, 1 traversa per l’Inter, 11 occasioni da gol a 5…. in condizioni normali una partita così finisce 0-3 se non concedono un rigore (sul quale torniamo dopo) che più lo rivediamo e meno rigore è. Anche la grafica dei tiri che ci offre Whoscored è lampante:

E sono anche buono, perché prendo come riferimento Opta e non la Lega Serie A, che graficamente è ancora più impietosa (perché non considera i tiri “stoppati”):

Eppure, nel vedere titoli di giornali e servizi televisivi, sembra che l’Inter abbia sofferto chissà cosa, abbia attraversato chissà che inferno… che, insomma, ti ritrovi dopo qualche minuto a sfogliare i giornali con una punta di timore al pensiero che, vuoi vedere?, sei stato tu a immaginarti una partita, che il palo colpito è del Verona, che Handanovic ne avrà salvate chissà quante e tu in quel momento eri distratto perché pensavi alle diagonali mancate di Nagatomo.

Niente di tutto questo: uno spauracchio e nulla più, uno spaventapasseri. Il tempo di avvicinarsi davvero e ti rendi conto che, citando Stephen King, “ciò che sta dietro la porta o in agguato in vetta alle scale non è mai così terribile come la porta stessa in cima alle scale“. Quando c’è da aprire la porta, il Verona si mostra come tanti film/libri horror… quasi una delusione, perché ti aspettavi che in realtà facessero davvero più paura, quella vera, quella che poi ti paralizza. Apri la porta e trovi un moscerino… che magari sarà anche alto tre metri, ma alla fine, sempre per dirla alla King, non è alto trecento e non ti uccide mica.

Eppure per tutti l’Inter avrebbe “faticato troppo”:

Beninteso, lo penso anche io, ma con un significato ben diverso da quello che gli viene dato in queste ore. Anzi. Esattamente opposto, per certi versi. Perché il passo da un’Inter che “fatica troppo” a un’Inter che non c’è con la testa o che sia di cartapesta ci vuole poco. Non mi credete? Uomini di poca fede! (si rinrazia il solito infaticabile @dondiegotheone)

Capite? Mancano testa e cattiveria.

Mancano testa e cattiveria a una squadra che ha segnato 9 gol negli ultimi 15 minuti.

Mancano testa e cattiveria a una squadra che nell’ultima mezz’ora ha segnato 12 gol su 22.

Mancano testa e cattiveria a una squadra che, nelle tre situazioni di svantaggio, ha saputo vincere contro una rivale diretta (Roma) e il Verona, pareggiando quella col Bologna.

Mancano testa e cattiveria a una squadra che subisce gol, potrebbe rimanere in bambola, e invece segna subito il gol del vantaggio.

Mancano testa e cattiveria, soprattutto, a una squadra che viene da un anno di tracollo, persino di ammutinamento, con macerie sparse ovunque e un inizio stagione in cui la maggior parte dei giornalisti si limitava a qualche sorrisino compiaciuto all’idea di un altro tracollo, di un altro anno di transizione nella melma di metà classifica.

Ma, sì, che presunzione avete? A questa squadra mancano testa e cattiveria. Volete sapere com’è la vicenda? Che se questa squadra davvero non avesse testa, cattiveria, e ci aggiungiamo convinzione e unità d’intenti, la partita di ieri l’avrebbe finanche persa. Altroché.

E invece no, ci si deve accontentare di queste partite vinte così. Un po’ sudaticce. Un po’ untuose. Tre punti che se si schifano non è poi così sbagliato:

Le pagelle

HANDANOVIC SV: udite udite. Handanovic senza voto. Non impegnato, nulla, zero: anche questa parata che arriva sui tabellini non me la ricordo o non me la voglio ricordare tanto è ininfluente. Sul rigore fa un errore di valutazione, ma più lo guardo e più mi convinco che si tratta di un fallo di Cerci.

D’AMBROSIO 4,5: non solo per il brutto rinvio sul rigore, ma perché gioca una partita sotto tono, distratto, con una superficialità e una sufficienza che non poteva permettersi neanche Maicon. E quello era Maicon, ovvero uno dei migliori 5 terzini della storia, mentre tu sei D’Ambrosio, ovvero solo il miglior terzino destro degli ultimi tre anni in nerazzurro… classifica facilitata dal nulla con cui ti paragoni. Ed è un peccato, perché in attacco sta facendo cose egregie anche e soprattutto senza palla.
Serata di confusione certificata definitivamente all’80esimo, quando su un facile appoggio di testa regala  un corner agli avversari. È l’emblema di quella squadra costretta a giocare sempre al 100%: quindi dalla prossima, mi raccomando, testa bassa e pedalare.

SKRINIAR 7: sul Corriere così recitano “Serata normale, senza guizzi particolari, non da superpoteri”. Rendetevi conto. Una partita in cui l’unica pecca è un anticipo su Handanovic che mette in difficoltà D’Ambrosio… che è difficoltà solo perché è D’Ambrosio e non è neanche in giornata. Per il resto impeccabile, si fa davvero fatica a trovare qualcosa da rimproverargli.

MIRANDA 6,5: va detto che anche lui è di quelli che, quando può, sbaglia il passaggetto, fa lo stop impreciso, si distrae, ma questo è il suo classico atteggiamento indisponente di superiorità e superficialità, quantomeno apparente. Stavolta, però, non gli si rimprovera nulla di particolarmente grave, anzi, nel finale si esalta quando l’Inter arretra il baricentro e lui si sente finalmente a casa.

NAGATOMO 5: non fai in tempo a finire la cremina usata per rivitalizzare le mani spellate per gli applausi nelle ultime partite che lui arriva lì e ti piazza una delle peggiori prestazioni dell’anno, quantomeno nel primo tempo dove sbaglia l’intero catalogo di movimenti e passaggi. Tant’è che dal suo lato Romulo sembra la riedizione di Cafù e, quando ci si mette anche Verde, lui vede i… sorci verdi.

Gagliardini 5,5: primo tempo da peggiore in campo, persino peggio di Nagatomo e D’Ambrosio. Secondo tempo in netto, nettissimo miglioramento nonostante la difesa non lo aiuti con questo suo continuo scappare all’indietro. Tanto meglio nel secondo tempo che il quasi 80% di precisione nei passaggi del primo tempo diventa d’improvviso un 90% abbondante nel finale. Si oppone col corpo a un tiro di Lee attorno all’80esimo, fondamentale. Il voto è una media tra le due prestazioni.
Meritava il giallo prima, lo becca su un grandissimo tackle corretto.

VECINO 7-: da stropicciarsi gli occhi. Perché ha una qualità di visione che andrebbe analizzata a parte, soprattutto senza palla: mostra sempre consapevolezza dei movimenti dei compagni, e lui va a trovare i varchi giusti per mettere in difficoltà l’avversario o aiutare i suoi. Un giocatore dalle mille sfaccettature, progressione, tiro, anche discreto di testa e fisicamente molto più roccioso di quanto si immaginasse. Tira, coglie una traversa, contrasta, imposta e regala una regia spesso silenziosa ma efficacissima. Chi lo ha chiamato “Wcino” dovrebbe fare penitenza.

BORJA VALERO 7-: due occasioni da gol, una marcatura, una palla da urlo a Candreva che se avesse segnato l’avremmo ricordata per anni e anni. Quando gira lui gira tutta l’Inter, soprattutto perché ha la sapienza di quando pressare e quando scalare con i due di centrocampo, quando allargarsi e quando accentrarsi. Con Vecino, poi, è un continuo spettacolo di cambio posizioni con gli avversari che non riescono mai a leggere. Purtroppo, però, per adesso dura davvero poco più di un tempo.

BROZOVIC 5,5: si costringe a farsi strigliare da Spalletti al 93esimo, quando perde palla sul fallo laterale, la butta lontano e si mette a saltellare come un deficiente fuori dal campo, sulla parte azzurra delle corsie di atletica: che se Spalletti avesse avuto la possibilità di un cambio lo avrebbe cambiato, e invece si limita ad andargli contro urlandogli di tutto (video nei voti di Spalletti) e guardarlo così:

Insomma, non proprio l’approccio giusto, e questo sta diventando un problema. Perché noi possiamo fare tutti i conti che vogliamo, minutaggio, qualità, fiducia etc… ma se i primi due cambi a metà campo, lui e Joao Mario, appena entrano non fanno altro che pascolare… sì, diventa un problema serio.

CANDREVA 6,5: partita anche da 7 in molti spezzoni, ma nel primo tempo partecipa di tanto in tanto alla sagra degli orrori, persino con uno stupidissimo dribbling al limite dell’area. Grande l’assist e grande anche l’intuizione del tiro dalla distanza (l’Inter ci prova relativamente poco in genere) che mette in difficoltà Nicolas: da quel corner verrà poi il gol di Perisic. Che la catena di destra in attacco funzioni è chiaro dalla sproporzione che nelle azioni offensive:

Non che sia un difetto: il Napoli a sinistra gioca molto più che a destra. Candreva, in più, ci mette tanta corsa e dedizione a sostegno di un D’Ambrosio che in partite come queste va tutorato.

CANCELO 6+: tanto critico sono stato con la sua prova contro il Milan, tanto piacevole è stato notare la differenza con questo match. Presente in attacco, propositivo e ha anche mostrato di avere ottime qualità tecniche, ma soprattutto bravissimo a fare una chiusura fondamentale nel finale in una specie di diagonale (che proprio diagonale non era) con lo sguardo sempre fisso al suo avversario. Ottimo!

PERISIC 6,5: irritante per gran parte della partita, salvo poi estrarre dal cilindro non solo il gol, ma una prestazione maiuscola appena si apre il campo avversario. Nel primo tempo Spalletti prova a rivitalizzarlo prima mettendolo al centro, chiedendo prima a Borja e poi a Nagatomo di occupare lo spazio lasciato libero; poi spostandolo a destra, visto che Verde e Romulo non gli danno pace e lo bullizzano ogni volta che possono. Poi, se c’è da soffrire, soffre e recupera, corre e contrasta, tira, crossa e, per una volta, sta più vicino possibile all’80% di passaggi riusciti.

ICARDI 6,5: vado controcorrente, perché credo sia necessario fare chiarezza. Se Icardi gioca così a me va non bene, ma benissimo. Nel primo tempo recupera un altro pallone in stile Biglia-Milan, la dà a Candreva che gliela ritorna e lui, da fuori area, cicca un po’ forse anche disturbato da Borja Valero. Ma la quantità di movimento e di appoggi che aiutano una manovra offensiva che, in assenza, avrebbe sofferto dieci volte di più. Questa azione su tutte:

Corre talmente tanto e si rende talmente utile e partecipe che le statistiche di occupazione media di Opta impazziscono e lo mettono accanto a Gagliardini. Spieghiamola anche questa statistica però, perché credo che non si tratti di semplice “media delle posizioni”, ma che influiscano molto anche delle azioni chiave che fanno emergere una posizione piuttosto che un’altra.

EDER SV: stavolta non c’è bisogno del suo estremo sacrificio.

SPALLETTI 6,5: forse poteva permettersi dei cambi, soprattutto Gagliardini e Nagatomo che erano i più indiziati per rifiatare. Lui, però, va dritto per la sua strada perché non vuole rischiare… paradossalmente rischiando. Ha la pazienza giusta per i cambi quando il Verona pareggia, anche se non convince la prima posizione di Brozovic (al posto di Candreva, largo a destra). Interessante l’esperimento del primo tempo con Perisic prima centrale e poi i due esterni invertiti: però, Mister, una cosa… è importante avvisare Cravero altrimenti rimane lì 20 minuti a chiedersi cosa ci faccia Perisic a destra.

È anche l’autore del gesto tecnico/tattico più importante della partita, che abbiamo raccontato già stanotte e che vi lasciamo in un video esplicativo.

Però, ovviamente, dobbiamo sempre ricordarci che, sì, Spalletti sta facendo bene ma, vuoi mettere?, è arrivato solo come seconda scelta, e solo perché Conte ha detto “no” a una proposta (mai formulata, ma tant’è). Come dite? Sono pazzo? Non io, non io:

ARBITRO E VAR 5: davvero inquietante la gestione di gara, con troppa permissività concessa ai padroni di casa. L’utilizzo del Var è quantomeno bizzarro. Anzitutto il fuorigioco, che c’è di poco ma c’è: dopo l’errore subito dalla Juventus dovrebbe essere chiaro anche il concetto. Secondo, il protocollo non è stato rispettato, perché il Var deve rimediare a un chiaro e inequivocabile grave errore dell’arbitro: e noi abbiamo dubbio che sia fallo di Cerci e non di Handanovic. Quindi non era casistica per Var.

Anche per comprendere: nel caso in cui avesse dato quel rigore, rimanendo un’azione dubbia e senza una interpretazione univoca, l’arbitro non avrebbe potuto/dovuto cambiare decisione. Il protocollo è questo: ogni altra interpretazione è desiderio, fantasia, invenzione.

 

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