Inter-Torino 1-1: quell’improvviso, inspiegabile sollievo

Il Torino non solo ferma l’Inter, ma ha anche il merito di fermare quella smaniosa prurigine di molti, troppi, interisti che cominciavano a parlare di scudetto: con troppa sicumera, con troppa nonchalance, con quel qualcosa in più che, sinceramente, stonava con le reali possibilità della squadra.

Il Torino porta tutti con i piedi per terra e lo fa in una partita che, nel complessivamente, non ha meritato di pareggiare, se pensiamo alle occasioni avute e alla reale pericolosità, ma che ha strappato con merito perché ha lavorato molto sui difetti dell’Inter e ha fatto una partita coraggiosa e senza barricate.

Certo, agevolata anche da una conduzione di gara che può vantare tutti i “sintomi positivi” della schizofrenia (ma è argomento che tratteremo all’interno del racconto del match), ma con l’indubbio merito di averci creduto e provato sempre, con i suoi mezzi e potenzialità.

L’Inter, invece, restituisce un po’ di amaro in bocca ai suoi tifosi perché, pur non essendo questa una delle sue migliori partite, riesce a produrre una quantità di occasioni gol che 99 volte su 100 finisce in goleada.  E quindi ti ritrovi nel cortocircuito logico di dover rendere merito agli avversari e al tempo stesso di rammaricarti.

Il senso della partita è francamente racchiuso tutto nel tweet di cui sopra e ci si potrebbe limitare a questo se non fosse per la quantità industriale di errori individuali che condizionano tutto il match e che (ri)apre un capitolo importante nella gestione degli uomini: è una questione di concentrazione? Di uomini? Di forma fisica? Di stimoli? Perché dall’esterno è difficile capire cosa accade a questa squadra in certi frangenti: imprecisioni, distrazioni, superficialità che l’Inter paga a carissimo prezzo, sempre.

La partita

Le due formazioni si schierano in campo con le formazioni attese, sia negli uomini che negli schieramenti.

L’Inter conferma in blocco quello che si può ormai a ragion veduta considerare come l’11 titolare, almeno per questo frangente di stagione, anche se prima o poi, è chiaro, qualcuno dovrà rifiatare.

Il Torino parte fortissimo nei primi 60 secondi (palla di De Silvestri per Belotti, in fuorigioco) salvo poi cominciare a tenere il baricentro più basso per rintuzzare gli attacchi dell’Inter che per una decina di minuti attacca a testa bassa, ma con logica, portando sugli altari un Candreva davvero tirato a lucido: in meno di 5 minuti ci sono almeno un paio di traversoni dell’italiano, più uno di Perisic, che trovano però Icardi in ritardo.

Sugli sviluppi dell’ultimo, è il 6° minuto, Icardi riceve palla da Nagatomo su “velo” di Borja Valero: la difende bene, va al tiro ma Burdisso si oppone con esperienza.

Al 14esimo reazione del Torino su una leggerezza dell’Inter, la solita leggerezza che stiamo registrando ormai da tempo: passaggio sbagliato di D’Ambrosio, palla recuperata da Ansaldi che scarica al limite dell’area dove c’è Baselli che tira di interno sinistro, con la palla che prende una strana traiettoria che rischia di ingannare Handanovic: la parata è molto più complicata di quel che sembra.

Il disegno di Mihajlovic è chiaro e sono tre gli aspetti: più che un 4-3-3 è un 4-1-4-1, a metà campo con interni Baselli sulle orme di Gagliardini e Obi su quelle di Vecino, mentre centrale è Rincon che segue Borja Valero. In effetti dire “sulle orme” non rende l’idea, perché trattasi di vere e proprie marcature a uomo: l’ultima delle tre, tra l’altro, in puro stile anni ’60, di quelle che certi allenatori delle giovanili di provincia, convinti di dover vincere la Coppa del Mondo, indicano ai ragazzi come “seguilo anche se va a pisciare”, se mi permettete il francesismo.

E Rincon obbedisce, diventando talmente l’ombra di Borja Valero al punto di disinteressarsi di quella zona centrale che dovrebbe coprire pur di seguire il centrocampista nerazzurro. A volte esagerando, tanto da rischiare per ben due volte il giallo e vedendosene sventolare zero:

Il secondo aspetto riguarda gli esterni, ai quali chiede di stare molto stretti finché è possibile, per evitare soprattutto di essere saltati. Sulla fascia sinistra granata, però, questa indicazione non funziona perché Candreva fa più o meno quello che vuole quando vuole.
Il terzo riguarda sempre gli esterni, con la chiara indicazione di cercare costantemente l’uno contro uno sugli esterni lato debole, con molti cambi di campo anche interessanti e con l’Inter non sempre pronta a ribattere.

Il Torino prova a gestire, quando può, e affondare appena c’è mezzo spiraglio. Ma è l’Inter ad avere un’altra grande occasione, qui letteralmente inventata da Vecino che, defilatissimo a sinistra, da fuori area  lascia partire un tiro di interno pericolosissimo che Sirigu para con difficoltà.

Nonostante i granata portino un ottimo pressing sui centrocampisti interisti, da segnalare soprattutto un Rincon stacanovista con Borja Valero, davvero francobollato. L’Inter, però, non sfrutta tutte le debolezze dell’avversario, anche perché Perisic sembra in fase calante di forma ed è in una di quelle partite in cui non ne imbrocca tantissime:

La fascia destra dell’Inter funziona: tra il 22esimo e il 24esimo è Candreva che emerge, prima con un traversone che Icardi colpisce male, e poi con un altro cross praticamente perfetto che Icardi liscia clamorosamente.

Nel frattempo si materializza la direzione schizofrenica di Orsato, che sembra intenzionato davvero a “far casino”, invertendo falli a caso, inventandosi di sana pianta situazioni fallose come al 21esimo, quando Borja Valero subisce prima una trattenuta da Rincon e poi un colpo da Ansaldi, ma Orsato decide che è fallo di Borja Valero per una trattenuta che vede soltanto lui in tutto l’universo. E, in più, lasciandone correre altre che andrebbero sanzionate.
elle scelte sembra più penalizzata l’Inter ma a soffrirne è tutta la gara… una di quelle che avrebbe bisogno di un arbitro trasparente e invece se ne ritrova uno ultra-protagonista.

Un minuto dopo l’occasionissima di Icardi è Gagliardini che ci prova da fuori area, palla alta.

Fatta eccezione per i primi 15 minuti, per l’Inter diventa difficile ripartire, perché gli uomini di Mihajlovic sono molto attenti nella fase di transizione negativa e fanno densità attorno al pallone, mettendo in difficoltà i centrocampisti nerazzurri nell’impostazione della manovra subito dopo il recupero palla.

Così il Torino cresce e l’Inter non riesce più a pungere come nei primi venti minuti: i granata potrebbero essere attaccati molto prima sulle fasce, provando magari quei cambi di campo che tanto male avevano fatto al Milan, per poi convergere al centro dove c’è davvero tanto, tantissimo spazio tra le linee, visto che Rincon è l’ombra di Valero. Tre immagini chiarificatrici dei continui duelli in mezzo al campo, con le tre coppie sempre vicine a prescindere dalle posizioni: Baselli-Gagliardini, Obi-Vecino, Rincon-Borja Valero.

 

 

 

Dopo il 35esimo l’Inter prova a dare uno strattone alla partita. Prima è Perisic che, servito bene da Nagatomo in profondità, la mette in mezzo ma non trova Icardi (che pigramente rimane in mezzo e non si fionda sul primo palo).

Un minuto dopo è sempre Perisic che, finalmente si accentra creando scompiglio: la palla di Gagliardini in verticale è pericolosa, il croato fa velo per Icardi che supera De Silvestri, tira di sinistro ma il terzino granata riesce comunque a deviare.

Sugli sviluppi del corner, Skriniar di testa impensierisce Sirigu che fa una gran parata.

Al 43esimo grande pallone controllato a metà campo da Icardi, Candreva si fionda centralmente, tira ma Burdisso prima blocca la palla poi, cadendo, la ferma: le immagini non sono chiarissime però sembra davvero solo petto e nessun fallo di mani.

Insomma, sembra proprio che l’Inter possa passare da un momento all’altro, ma è il Torino che chiude con una grande azione: Ansaldi sulla sinistra si trasforma per un attimo in Cristiano Ronaldo, fa ammattire Candreva con tre finte, mette in mezzo dove Baselli prende il tempo perfettamente a Skriniar ma Handanovic devia con la punta delle dita, anche se poi Orsato darà rimessa dal fondo.

Il primo tempo si chiude qui, con una occasione e mezza del Torino in mezzo a un’Inter che a tratti sembra poter dilagare pur senza riuscire a sviluppare un gioco fluido, merito anche dei granata che pressano moltissimo a metà campo e non lasciano possibilità ai nerazzurri di respirare. Icardi, non pervenuto per gran parte della partita, è in una di quelle sere in cui preferisce accucciarsi tra i difensori centrali, fatta eccezione per gli ultimi 10 minuti in cui riesce anche a rendersi utile come appoggio ai compagni (l’occasione di Candreva su tutte): Perisic, invece, davvero impreciso e spento.

Secondo tempo

Ti aspetti un ingresso un po’ più compassato, anche perché il primo tempo è stato piuttosto impegnativo per entrambe. E invece ti sbagli, perché i primi minuti del secondo tempo sono bellissimi.

Il Torino prova a spingere sulla destra ma, dopo un’azione insistita, il cross di Ljajic finisce preda di un rinvio interista: la palla finisce a Perisic che si fa beffe del recupero di Rincon, palla in mezzo ma N’Koulou anticipa Icardi.

Il Toro prova ad accelerare ma paga, perché l’Inter riparte e fa male. Sugli sviluppi di un contropiede (tiro di Gagliardini murato), Nagatomo mette in mezzo per Vecino che è perfetto di testa ma Sirigu para.

Interessante, in questa fase, analizzare i movimenti dei centrocampisti nerazzurri, a volte con Borja Valero e Vecino che si scambiano di posizione, altre volte con una sorta di “rotazione” che è più facile spiegare con una immagine:

Questo porta Vecino molto più vicino alla porta, Gagliardini più libero e Rincon lontanissimo dal centro (è quello più vicino a Borja Valero, in basso), con conseguente meno copertura per il Torino.

Al 51esimo ancora Nagatomo, stavolta di sinistro, sempre per Vecino, sempre nella stessa posizione ma con molta meno efficacia: Sirigu para facilmente il colpo di testa del calciatore uruguaiano.

Il Torino risponde con Belotti, sempre su cross: sembra palla facile ma Handanovic manda in angolo per sicurezza. Sembrano saltati molti meccanismi per entrambe le squadre, ma a beneficiarne sembrano più i nerazzurri che hanno più campo per ripartire, senza però concretizzare.

Al 56esimo finalmente il meritato giallo di Rincon, che però si rende protagonista di quel tipico fallo da “arancione” che, stando a sentire le solite raccomandazioni, dovrebbe essere punito con più del giallo, ma è già tanto che Orsato lo ammonisca.

Al 58esimo bella manovra dell’Inter, con Perisic sulla sinistra che serve Valero in mezzo dentro l’area, l’appoggio per Icardi al limite è perfetto, il tiro dell’attaccante argentino però viene deviato e finisce fuori di pochissimo.

Su questo angolo, però, l’Inter si addormenta un po’ e il rientro non sembra essere perfetto: già in diretta me ne ero lamentato. Il risultato è che la squadra è troppo allungata, Miranda scappa subito indietro come se dovesse salvarsi il gatto (e Nagatomo gli va sempre appresso); tra metà campo e difesa c’è una voragine sul quale pasteggerà Iago Falque, agevolato anche dal temporaneo (e non voluto) cambio di fasce tra Candreva e Perisic.

In questo frangente è stato bravo Baselli (è davanti a Borja Valero) che ha costretto Candreva prima a seguirlo e poi ad allargarsi per prendere De Silvestri. Qui Gagliardini fa un errore enorme, perché chiede a Candreva di seguire Iago Falque, mentre invece dovrebbe seguirlo lui, non fosse altro che per restituire una logica a quella voragine alle sue spalle.

Quando Gagliardini si accorge dell’errore è troppo tardi: Miranda è troppo indietro, Nagatomo è troppo indietro e per il Torino è davvero roba semplice imbastire un’azione elementare che ti insegnano già a 6 anni:

La palla di ritorno di De Silvestri (che ha ricevuto da Baselli e la dà a Iago Falque) non è precisissima e ci starebbe anche l’uscita di Miranda, la cui unica preoccupazione, però, è rinculare (come sempre).  Per l’ala spagnola è facile farsi un boccone del capitano del Brasile, che su queste situazioni fa sempre lo stesso identico errore ormai da anni: invece che accompagnare sull’esterno, concede l’interno. Poi guardi il groviglio di gambe da cui esce il tiro di Iago Falque e ti rendi conto che sembra esserci qualcosa di predestinato:

L’Inter, però, insiste e due minuti dopo Icardi riceve l’ennesimo pallone perfetto da Candreva (togliendolo, peraltro, dai piedi di Borja Valero che era in posizione migliore), stoppa la palla maluccio, supera N’Koulou e spara altissimo.

L’Inter sembra subire più il colpo dell’ennesimo gol fallito da Icardi che il gol subito e per mezza dozzina di minuti sparisce dal campo, anche perché il Torino affonda il coltello sulle piaghe della sinistra interista, dove né Nagatomo né Miranda sono autori di una partita impeccabile (anzi…).

L’occasione per uccidere la partita, però, capita dall’altra parte, su un errore madornale, l’ennesimo, di Gagliardini che tenta di giochicchiarla su Skriniar in una situazione del genere:

Il difensore centrale è preso alla sprovvista da Belotti e fa fallo, concedendosi poi tutti gli insulti possibili al compagno. Sul calcio piazzato, la palla arriva a Obi in mezzo che tira fuori da due metri. Inter graziata.

Spalletti memorizza e due minuti dopo sostituisce l’italiano con Eder, arretrando Borja Valero. Cambio un po’ in ritardo, probabilmente, e squadra che dal gol in poi aveva attaccato con troppa frenesia e senza alcuna logica:

Ottima anche l’intuizione di Mihajlovic di avanzare il raggio d’azione di Obi, che si trova spesso tra le linee in una posizione che dà davvero fastidio alla difesa nerazzurra.

Improvvisamente la manovra dell’Inter cambia, perché lo spagnolo è l’unico, ma davvero l’unico, a non dare quasi mai la palla tra i piedi ma sulla corsa. Anche perché, quando lo prova Vecino, trova i compagni in controtempo come in questo caso:

Mentre guardate qui cosa succede prima con Perisic e poi con D’Ambrosio: un pallone che perde due volte un tempo di gioco solo perché dato sui piedi invece che sulla corsa (e provate a guardare quante volte succede nella prossima partita!), ed è gravissimo soprattutto il secondo perché avrebbe permesso a Candreva di metterla in mezzo di prima:

Al 71esimo Borja protagonista di un lancio perfetto su Candreva, solo davanti a Sirigu, ma l’esterno nerazzurro non sembra crederci fino in fondo e la palla è fermata dal portiere in uscita.

Al 75esimo Spalletti si prende un rischio: toglie Nagatomo e mette Brozovic. Inizialmente ci si chiede se passa a una difesa a 3, ma bastano pochi secondi per capire che in realtà è un modulo sghembo in cui si chiede a Perisic di farsi tutta la fascia, aiutato ora da Borja Valero ora da Miranda, con una sorta di 3-3-3 con in aggiunta la richiesta a Perisic di moltiplicarsi e accompagnare tutte le linee da 3 sviluppate da centro a destra. Sembra una follia (e in realtà lo è) ma paga, perché il Torino tende a chiudersi a 3 in difesa, soprattutto per contenere il duo Icardi-Eder (il secondo più attaccante che trequartista).

Questa foto è l’inizio dell’azione, con Vecino che inventa un lancio splendido per Candreva: l’esterno rientra e la mette in mezzo di sinistro dove c’è Perisic, lasciato libero da De Silvestri che forse non si aspettava lì l’avversario. Il Torino è rientrato con eccessiva lentezza e Iago Falque sorpreso di Perisic tanto quanto De Silvestri.

Il croato la mette in mezzo dove Icardi ha trovato il pertugio giusto e c’è solo Burdisso tra lui e Eder:

Mentre Rincon si ferma, sbagliando, Icardi ha la lucidità di appoggiarla a Eder che da 5 metri non può sbagliare.

Il pareggio è più che giusto, anzi, sta stretto all’Inter.

Nonostante la fascia sinistra sia letteralmente preda del Torino, anche prima del gol, Spalletti decide di insistere con questi uomini, adattando il modulo ad un più logico 4-3-3, con Eder ala sinistra e Perisic terzino, anche se l’interpretazione è davvero molto spregiudicata.

All’82esimo grande azione di Borja Valero sulla sinistra: prima si sostituisce a Perisic recuperando palla, poi riportandosi in cabina di regia per realizzare un lancio al bacio per il croato che ritarda quel tanto il cross da rendere più semplice il recupero di Burdisso su Icardi che era solo al centro. Peccato. L’azione merita un replay dedicato:

Sugli sviluppi del corner l’azione più bella di Brozovic: Belotti parte in contropiede e il croato lo stende.

L’Inter attacca a testa bassa ma, vuoi per la stanchezza vuoi anche perché è una tendenza già vista, in troppi si nascondono piuttosto che proporsi per farsi dare la palla, per la disperazione di Borja Valero che ad ogni azione è costretto a indicare un po’ a tutti di attaccare lo spazio e farsi vedere (in questo caso Vecino):

All’88esimo ennesimo piccolo capolavoro di impegno di Eder che ruba palla sulla trequarti, subendo anche un fallo da Acquah (verrà ammonito), con palla a Vecino che si fionda e da 30 metri lascia partire un tiro che si schianta sulla traversa (ancora trema)… a proposito di fortuna dell’Inter e della classifica dei pali: fatela adesso questa classifica… anzi, vi risparmio io la fatica: l’Inter ne ha colpiti 8 e ne ha avuti in sorte 7.

L’Inter non sembra più avere energie per attaccare con lucidità e Spalletti decide di non fare l’ultimo cambio.

Dopo una partita oscena, Orsato decide di dare 4 minuti nonostante l’azione si sia interrotta un numero impressionante di volte e lui, in ogni dannatissima occasione, interpretava il gesto “recupero tutto”, tanto che ad un certo punto si credeva si dovessero giocare altri 97 minuti invece degli striminziti 4 (il minimo sindacale).

Conclusioni

I numeri sono impietosi: l’Inter questa partita avrebbe dovuto vincerla, perché ha prodotto davvero una quantità industriale di tiri in porta, tanto da ricordare partite molto prolifiche come quelle contro la Sampdoria e il Milan, in cui aveva sì concesso 2 reti ma ne aveva anche realizzate 3. Solo che in quelle aveva lasciato una dozzina di occasioni, in questa appena 8, di cui soltanto due davvero pericolose e in più il gol:

Questo per Opta: la Lega Serie A, invece, registra 16 tiri a 8, 9 tiri in porta a 3, 11 occasioni da gol a 6, con il Torino che in area ci arriva sostanzialmente una volta soltanto:

Il calcio, però, è questo: a volte prendi di più, altre volte devi restituire. Il problema è che sia Roma che Juventus hanno vinto e, benché i bianconeri siano fuori portata, diventano più pericolosi i giallorossi che stanno mostrando di essere squadra tignosa, concreta e che sa rinunciare anche allo spettacolo pur di portare il risultato a casa: deve ancora recuperare la partita contro la Sampdoria ed è a 4 punti dall’Inter.

Lazio-Udinese non si è potuta giocare a causa del maltempo, ma l’Inter è a 30 e la Lazio a 28.

In testa si gioca davvero in un fazzoletto di punti, con addirittura la Sampdoria che emerge, a -9 dal Napoli, come sesta forza del campionato, mentre il Torino ha dimostrato che il 7° posto è più che meritato e, giustamente, si augura che il Milan dia chance di salvezza al Sassuolo: anche noi facciamo il tifo affinché i granata conservino quella posizione.

Nulla di compromesso, ovviamente, per quanto riguarda la corsa sul 4° posto. Il paradosso è che questa Inter che prende forma, e magari soffre anche (vedi Napoli, Sampdoria, Milan e Torino: quattro delle ultime 5), è più bella e convincente di quella vista nella primissima parte di stagione. L’impressione è che ormai lo spartito sia chiaro, che la squadra giochi con buoni automatismi. Anche di fronte a un avversario che ci mette tutto l’impegno possibile per non farla giocare, marcando a uomo, provando a disinnescare i pregi della banda-Spalletti, questa riesce comunque a produrre, a rimanere ancorata saldamente a un’idea e ad una identità: elementi essenziali per andare avanti e riuscire a essere convincenti anche nel lungo termine. Sono due punti persi forse, ma l’Inter guadagna qualcosa di indefinibile, una solidità di squadra che prima sembrava aleatoria e passeggera.

A fine partita rimane un misto tra il rammarico di non aver raccolto i frutti di tanto lavoro in fase di creazione… d’altra parte, se Icardi tira ben 5 volte in porta e segna zero gol capisci che può anche essere solo una partita con la luna storta.

Ma da questo pareggio viene anche la convinzione che questa squadra non è affatto improvvisata: è lì per meriti reali. E questi due punti persi possono servire per scrollarsi di dosso certe presunzioni e potere inquadrare nuovamente, e correttamente, l’unico vero obiettivo che al momento è da prendere in considerazione: non oso immaginare cosa sarebbe accaduto con i nerazzurri in testa alla classifica. Insomma, mai perdere la propria dimensione: è il rischio più grave che si possa correre.

Se ci avessero prospettato questa classifica giorno 31 agosto alle ore 23:59 avremmo tutti firmato col sangue.

Perché i difetti ci sono, come ci sono per tutte le squadre a qualunque latitudine. Per esempio, Borja Valero rende l’azione molto più fluida ed è un regista come non ne abbiamo in squadra, l’unico che abbia davvero una visione a 360° e con il senso della profondità, neanche Vecino ha questa lungimiranza. Spalletti saprà trovargli spazio più indietro garantendo comunque copertura alla squadra? Vedremo.

Il difetto più grosso e che fa impressione è evidenziato dal mancato terzo cambio e suona anche di bocciatura per qualcuno in panchina (vero Joao Mario?) o anche per chi è in campo e pasticcia piuttosto che rendersi utile (vero Brozovic? Si può chiudere una partita di neanche 20 minuti con il 66% di precisione? No). Ci sarà da stringere i denti fino a gennaio e fare delle scelte: nessuno si aspetta miracoli ma, se davvero qualcuno non è adatto o non ha la fiducia dell’allenatore, ci vuole anche il coraggio di liberarsene, anche a costo di una minusvalenza. Perché perdere il treno Champions costerebbe di più… di gran lunga di più.

sostieni ilmalpensante.com

Nota a margine

Orsato: 18 falli subiti dal Torino, 10 dall’Inter.

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