Inter: le inconfutabili prove di una drammatica crisi

Mi sento persino sollevato all’idea che non siamo in testa alla classifica perché se già rimanendo in linea di galleggiamento con le altre si levano voci di scudetto, di ambizioni, illusioni, ovvero tutto quello che non si dovrebbe fare, l’errore che non dovremmo commettere.”

Poco dopo la partita scrivevo questo commento a un amico che mi chiedeva la sensazione restituita dalla visione di Inter-Torino. La risposta era stata “sollievo“, insomma, perché riportava un po’ tutti con i piedi per terra: il fatto di vivere in una Serie A così malmessa in cui le grandi, o almeno quelle che sono in vetta, perdono pochissimi punti con le medio-piccole ha lanciato un messaggio sbagliato.

Ovvero che bisogna vincerle tutte.

Ovviamente è qualcosa che non si può realizzare, se è vero che squadre molto più attrezzate tecnicamente (vedi Napoli) e/o numericamente (vedi Juventus e Roma) non le vincono tutte né potrebbero farlo e se hanno da soffrire con Chievo o Benevento, ovvero quella che non si perde mai occasione per indicare come la peggiore d’Europa, soffrono. Molto spesso vincono, certo, ma talvolta no.

Sembrano talmente banalità che non ti viene neanche di scriverle per intero: dici solo che ti senti sollevato dal fatto che prima o poi un calcio o una sberla ti riportano di peso dentro la realtà, dentro quello che sei e le ambizioni che è giusto tu nutra.

E invece no, evidentemente non sono banalità. Ma non lo sono neanche per chi, dall’altra parte, dopo un’estate a scommettere sull’ennesimo fallimento, non vede l’ora di puntare il dito e dire che, beh, è davvero tutto merda (ps: e ricordati che devi morire), che pareggiare contro Bologna e Torino equivale a una sconfitta, che ormai è finita e che questo pareggio ha decretato la fine del nostro campionato.

Credete stia esagerando? Fatevi un giro sui social e verificate di persona.

La sconfitta col Torino diventa qualcosa di mistico, di… eh? Che dite? L’Inter non ha perso contro il Torino? Ma state dicendo sul serio? No, perché a leggere i menagramo alla fine uno crede che l’Inter abbia perso.

E c’è chi non spera altro, come gli ineffabili amici de La Gazzetta dello Sport.

Gazzetta dello Sport TorinoMi spiego. Tu vedi questo articolo e lo leggi, poi lo finisci e lo dimentichi perché sai come vanno queste cose: in mancanza di argomenti cogenti, quelli che diventano verità euclidee, il giornalista che deve fare? Scrive e deve pur agganciarsi a qualcosa per aprire e chiudere gli articoli. L’aggancio poi è facile, Torino era e Torino è, pareggio era e pareggio è.

Solo che tu sei fuori dalla sua scrivania, vivi in un mondo reale, di fatti concreti, e comprendi che di euclideo non c’è nulla, che l’argomento è posticcio, raffazzonato e attaccato con lo sputo e, bon, lo dimentichi in fretta. Certo, per un attimo ti blocca il cortocircuito logico tra questa parte qui e quello che hai letto in prima pagina…

Oh, sai che figata essere settimi da soli? Vuoi mettere? Una squadra come l’Inter  ormai ai margini della Champions League contro una che fa la sua “rimontella” e si alza poderosa al 7° posto. Da sola. In solitaria. A svettare in 7° posto.

Roba che te la sogni di notte essere al 7° posto da soli. Eh? Che dite? Che la disastrosa Inter dell’anno scorso è arrivata al 7° posto? O che diamine, siete sempre precisini e perfettini!

Torniamo alle cose serie. Dicevamo che sei lì per dimenticare tutto, cancellare, come si fa con i pensieri fastidiosi e che sono chiaramente contro la logica, salvo poi rientrare sui social… sì lo so, non dovrei, ma serve esserci “altrimenti non ci si sta”… dicevo, salvo poi rientrare sui social e trovare che questa teoria del Torino-era-Torino-è e pareggio-era-pareggio-è prende piede e sono in tanti, ma davvero tanti che sono terrorizzati all’idea del bis:

Abbiamo preso solo uno dei più accaniti #OutSuningers dell’anno, ma potevamo farlo con decine e decine di account.

L’anno scorso, insomma, l’Inter chiuse i suoi sogni di gloria, finì la rimonta e… cosa dite? Che quest’anno non sta rimontando? Sempre a sottilizzare voi! Dite che serve un riepilogo?

L’anno scorso Stefano Pioli subentrò a novembre in una situazione a dir poco drammatica che non è il caso di rispiegare. L’Inter si mette a correre, raccoglie risultati su risultati e arriva alla 28esima giornata a -6 dal Napoli, terzo in classifica. Ricordiamo che l’anno scorso per la Champions League serviva il terzo posto, non il quarto. La frenata col Torino allungò la classifica, portando l’Inter a -8 dai partenopei.

D’Ambrosio ha confermato nei mesi successivi che quel pareggio fu “decisivo” nelle loro teste: chi ci legge sa quante volte li abbiamo insultati per quel blackout, perché nel turno successivo il Napoli pareggiò con la Juventus e l’Inter perse contro la Sampdoria: con una vittoria sarebbe stato nuovamente -6. Sempre a partire dalla visuale post-torino, non sarebbe cambiato nulla probabilmente (8 vittorie e 2 pareggi nelle ultime 10 partite), però il Napoli doveva affrontare la Juventus e poi lo scontro diretto con l’Inter.

Ma quest’anno? Che c’entra quest’anno? Ci sono ancora 26 partite, ventisei, un’infinità. Le due casistiche non potrebbero essere più diverse.

Ma la crisi?

Ovviamente è sempre vivo il ricordo del 2015-16, siano dannati lui e quei risultati ingannevoli che portarono la banda Mancini in vetta alla classifica per diverse giornate. Chi ci legge già da tempo sa come la pensiamo: anche qui non ci può essere paragone più sbagliato. Gli abbiamo anche dedicato un approfondimento:

Perché questa Inter non somiglia a quella di Mancini 2015/16

Di questa analisi credo sia necessario sottolineare un punto: Mancini, invece, nelle prime 10-12 partite aveva già esplorato non meno di 5 moduli: rombo, 4-3-3, 3-5-2, 4-2-3-1 e 4-4-2 puro, e sono buono nell’assimilare il 4-5-1 al 4-3-3.

Questa squadra, invece, ha costruito la sua identità su un modulo, anche a costo di adattare qualcuno in qualche ruolo non propriamente suo… anzi, solo uno: il trequartista, perché tutti gli altri stanno al posto giusto. Ed è chiaro come il sole che quella squadra, così approssimativa nella manovra, così improvvisata nei concetti, così priva di un’idea di fondo, non può essere paragonata a questa che, invece, ha meccanismi ormai chiari, un’idea di gioco evidente anche nelle difficoltà, un’identità palese.

Solo che poi apri i social, sempre quelli, e ti trovi nientepopòdimenoche Sky Sport che inverte la tendenza: l’Inter è in cerca di identità. E sapete perché è in cerca di identità? Perché Spalletti insiste sempre sugli stessi uomini. Davvero, è scritto così eh, e ci fanno anche il conto di quanti soldi stanno in panchina (calcolo che è giusto si faccia solo per l’Inter, sia chiaro anche questo):

Insomma, ogni corso passato, purché negativo, è un buon candidato per accoppiarsi a questo che diventerebbe il suo ricorso e quindi, sì, diamine, moriremo tutti e la grande corsa è già finita, chiudiamo il campionato altrimenti è di nuovo 7° posto.

A dimostrarcelo ci sono anche le statistiche, chiaramente. Anche a costo di invertire i mantra che fino a oggi avevano avuto il sapore di verità inconfutabile: si è passati dal “saranno troppo decisivi gli scontri diretti” al “chi perde punti con ‘le altre’ sarà svantaggiato”, con una improvvisa sterzata di logica tale da far venire le vertigini (ci concediamo il buon Capuano come esempio, sull’interismo del quale nessuno dubiti):

Si badi, fuor di polemica con Giovanni: è per dire che le statistiche puoi guardarle da molti lati e ti restituiranno scenari diversi in base a come le rigiri. Sui social, però, c’è un sacco di gente attenta e pronta a darti la risposta giusta al momento giusto, magari brando un po’…

Il tutto nel giorno stesso in cui Sconcerti dice… sì, lo so che Sconcerti pensa l’esatto contrario di ciò che vuole la logica, però… però leggete, leggete:

Il lettore disorientato si chiederà: ma valgono di più i 3 punti contro il Milan o i 3 punti contro Fiorentina o Genoa? Pesa di più il punto contro il Napoli oppure quello contro il Torino? Solo che quando ti metti a far di conto con le due mani, 3 è uguale a 3, 1 è uguale a 1, anche se per un attimo ti senti come Winston Smith di fronte al suo O’Brien e, per non impazzire, sei persino disposto a credere che 2+2 faccia 5.

Perché se voi, voi interisti illusi, pensate di essere lì perché avete fatto scelte logiche in fase di mercato, pensate che sia chiaro chi ha fatto bene o ha fatto male, no, vi sbagliate e ci sarà sempre una statistica a dirvi, in chiaro bimbominkiese, che Biglia+Kessié>>>Borja+Vecino (non so risalire all’autore della grafica, scusate, me l’hanno inviata):

Così Ti metti a fare “zapping” tra i giornali e ti ritrovi l’ennesimo salvatore della patria: per Mediaset Premium è Eder che salva Spalletti, e vabbe’.

 

E siccome siamo in periodo di nazionale, perché non cerchiamo qualcosa sulle nazionali? Ecco che ti sbuca un articolo di ieri, sul Corriere della Sera, rubrica “lo dico al Corriere”, risponde Aldo Cazzullo a una domanda che io avrei cestinato per un miliardo di motivi validi: “Dove sta il divertimento quando nella squadra del cuore giocano 7/8 calciatori di mezzo mondo?

Davvero, la domanda è questa. E tu credi che il Cazzullo di turno risponderà con una pernacchia, magari facendo una tiritera sulla bellezza della multiculturalità, dell’importanza della contaminazione sociale e culturale, che l’umanità è nata grazie alla migrazione e all’incontro di popoli diversi, che… no, niente di tutto questo. Per Cazzullo la risposta da dare è un’altra:

E chissenefrega se poi Gagliardini e Candreva sono stati tesserati dall’Olanda e Eder (oh, lui sì naturalizzato!) è tornato brasiliano dall’oggi al domani. Il resto ve lo risparmio.

Se se poi avete voglia di un po’ di amarcord, perché non tornare a quei geniacci dell’estate, quelli che era già Crisi ancora prima di mettere piede in campo? Eccovi con una chicca segnalataci da Claudio Filiberto Benedetti:

E quindi?

E quindi è Crisi Inter.

Lo è se Handanovic para.

Lo è se Handanovic non para.

Lo è se è fortunata con i pali.

Lo è se è sfortunata con i pali.

Lo è se fa più punti con le grandi che con le piccole.

Lo è se fa più punti con le piccole che con le grandi.

Lo è se Skriniar gioca bene perché presto o tardi si murillizzerà.

Lo è se Skriniar sbaglia, perché non dovrebbe sbagliare mai.

Lo è se non ha italiani in rosa.

Lo è se ha troppi italiani in rosa e nessuno se ne accorge.

Lo è se Icardi segna, perché poi si è Icardi-dipendenti.

Lo è se Icardi non segna, perché dove vuoi andare senza una grande punta da 30 gol?

Lo è se ha Moratti presidente perché è un mecenate fuori tempo e fuori dal tempo.

Lo è se è di proprietà cinese, con mentalità manageriale… ma vuoi mettere il mecenatismo?

Lo è se vince contro il Benevento perché le partite difficili saranno altre.

Lo è se vince contro la Roma, perché tanto contano le sfide con le medie.

Lo è se gioca bene e domina, perché comunque l’avversario non era competitivo al punto giusto.

Lo è se non gioca bene, perché comunque dovrebbe essere più forte e prenderli a pallate come fa la Juventus.

Lo è se sta davanti, perché tanto la Serie A ormai è in fase di declino.

Lo è se arranca più indietro, perché dovrebbe stare davanti in una Serie A così in declino.

Sapete che potremmo continuare a lungo, vero? Diciamo semplicemente che ogni scusa è buona per la Crisi Inter. L’unica cosa che mi dà veramente fastidio, però, è che di fronte a tutto questo si dovrebbe fare fronte comune, senza tentennamenti, e quantomeno godersi il momento felice, perché è incontestabilmente felice.

Basterebbe gaurdare alla splendida reazione della squadra, quei 20 minuti finali in cui, dopo un iniziale sbandamento, ha preso letteralmente il coro per le corna e lo ha stretto al muro, ha mostrato consapevolezza, voglia, determinazione come non ne vedevamo da tempo. Guardate quella squadra, in svantaggio e con sulle spalle una statistica impietosa, ovvero quella che la vuole sempre con più chilometri dell’avversario diretto: ebbene, quella squadra correva più dell’avversario e lo faceva con logica, seguendo una linea di principio evidente, in cui nulla è improvvisato e, quando vedi un’improvvisazione, la vedi perché stona, come quel tiraccio di Perisic da 30 metri ribattuto.

Pensate che il prossimo turno vede il derby di Roma, quindi bene o male qualcuno dovrà rallentare, il Napoli ospita il Milan e la Juventus va fuori casa con la Sampdoria: e pensate che, tra quelle di testa, la squadra che affronta l’avversario meno convincente in trasferta è proprio l’Inter che ospita l’Atalanta.

Se non tutto questo, cos’altro potrebbe convincervi? È  persino inutile fornirvi numeri su numeri, statistiche su statistiche: vi basta guardare la classifica e chiedervi cosa pensavate ad agosto, quali fossero le vostre previsioni dopo 12 partite. E fare poi il paragone.

O davvero vi hanno convinto che 2+2 fa 5 e i 30 punti su 36 non contano granché?

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