La (mia) Maratona di New York

(ndr: sull’esperienza di Luca c’è anche stato un breve intervento su Radio Deejay che pubblicheremo nella seconda puntata.)

Avvertenza per i lettori: questo articolo potrebbe cambiare, per sempre, la vostra vita.

Ricordo perfettamente la data in cui tutto ebbe inizio; il 28 novembre 2016, lunedì giorno di Inter – Fiorentina (4-2). Quel giorno stavo percorrendo l’autostrada in direzione di Milano insieme ad alcuni fra i miei amici più cari, per andare a presentare la biografia di Gigi Simoni proprio a San Siro. Può esserci momento più felice, per un tifosotto interista qualunque come il sottoscritto, che non quello di andare a San Siro, invitato dall’Inter, a presentare un libro di cui si è coautori, sulla vita di un allenatore amatissimo come Simoni?

Avrei anche parlato, brevemente, di fronte a Massimo Moratti, Simoni, Corso, Suarez, Pirlo, Berti, Bergomi, Gianfelice Facchetti e moltissimi altri giocatori che hanno fatto la Storia del nostro club; proprio io che non sono neppure uno scrittore. Provate a mettervi per un attimo nei miei panni: da un punto di vista sportivo, potrebbe esserci un evento più straordinario? Difficile, ne converrete. Eppure il vero “evento” non sarebbe stato quello; ed ancora non lo sapevo.

Ricordo anche dove ci trovavamo, autostrada della Cisa. Il viaggio da Pisa a Milano, è abbastanza lungo, quindi in macchina (per l’occasione eravamo in 7 con una macchina da 9 posti e fra questi 7 c’era anche Lisa, mia figlia più grande, DNA nerazzurro) parlammo un po’ di tutto ed arrivammo a parlare di uno sport molto particolare: la corsa. Fu allora che Roberto Ianett (cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti) mi pose la domanda cruciale: “Luca perché non vieni con noi alla maratona di New York l’anno prossimo?”.

La domanda mi colse all’improvviso, sapevo che Roberto era un runner, anzi di più, un maratoneta, ma non mi sarei aspettato che mi chiedesse di andare a farne una con lui, proprio a me che sono poco allenato e che non ho mai fatto una gara di corsa in vita mia! Neppure i 1.500, figuriamoci una maratona… Eppure mi sentii rispondere: “Sì, vengo!”. Pensavo fosse finita lì, quasi una battuta, ma Roberto mi prese immediatamente sul serio e mi disse: “ti devi iscrivere subito allora, perché altrimenti non c’è più posto, abbiamo prenotato con Terramia di Pizzolato”.

Gli rispondo piuttosto stupìto: “scusa ma manca quasi un anno alla maratona ci dobbiamo iscrivere così presto? Quanto tempo ho?”.

Ti devi iscrivere subito, noi ci siamo già iscritti, se vuoi unirti al nostro gruppo, devi farlo entro la prossima settimana”.

(La foto è scattata dall’Empire State building, si vede Manhattan (Sud) con la Freedom Tower e, in fondo, quasi nel centro, il ponte da Verrazzano, da cui parte la Maratona di NY. Da lì la maratona arriva fino al Bronx (che sta alle spalle di chi ha scattato la foto) attraversando tutto il quartiere di Brooklyn, il Queens, Manhattan, poi dopo un breve giro nel Bronx fa ritorno a Manhattan e si conclude a Central Park.)

Ero di fronte ad un bivio, o mi buttavo anima e corpo, oppure rinunciavo subito. Feci la domanda più saggia: “Roberto per curiosità, quanto costa? Sai com’è io non ho mai affrontato neppure una gara, il rischio che non riesca a correre la maratona, visto anche la mia età, è elevato, non vorrei buttare via i soldi”.

Il pettorale costa 400 euro circa, comunque fra viaggio, albergo per 5 notti e pettorale spendiamo circa 1.500 euro”.

Sono sincero con tutti voi, la cifra è indubbiamente ragguardevole per una semplice corsa, ma mi aspettavo un costo più alto, in fondo si trattava pur sempre di una gita a New York di 6 giorni; quindi la spesa era “accettabile” e decisi definitivamente: “mandami una mail domani con tutti i riferimenti, mi iscrivo”.

Così è iniziato tutto, con una semplice domanda ed una semplice risposta e da lì in poi il susseguirsi degli eventi è stato logico e lineare. Voglio narrarvelo, a grandi linee, perché (spero) se qualcuno volesse fare la stessa cosa, troverà questi consigli preziosi.

Innanzitutto, mi iscrissi pagando la prima parte dell’intera cifra: circa 600 euro, il dado era tratto, da lì in poi non potevo più tirarmi indietro, nella mia mente l’obiettivo era chiaro: mi sarei allenato per fare la maratona, costasse quello che costasse. Iniziai nell’unico modo in cui so iniziare qualunque cosa che abbia necessità di un minimo di pianificazione: apro il mio pc e scrivo su un foglio word tutte le cose che devo fare, l’elenco è lungo, vi riepilogo le principali.

  1. Visita medico sportiva per attività agonistica atletica leggera
  2. Passaporto (non avevo un passaporto in corso di validità)
  3. Esta (per entrare negli Stati Uniti)
  4. Liberatoria per lo Stato di New York specifico per la maratona (si deve firmare un documento on-line)
  5. Saldo quota
  6. Acquistare abbigliamento adeguato alla corsa
  7. Orologio satellitare
  8. Allenamenti

Dall’età di 39 anni, dopo aver abbandonato qualsiasi sport praticato in modo abbastanza assiduo (l’ultimo era il tennis) mi ero prefissato un obiettivo, quello di fare un minimo di attività sportiva. Ho mantenuto questo proponimento andando a correre un paio di volte o tre a settimana per circa 30 minuti, ma negli ultimi due anni, debbo confessare, che le due o tre volte erano diventate una o due ed i 30 minuti a malapena 20. Insomma, parliamoci chiaro, ero scarsamente allenato.

La prima cosa che feci, misurai in macchina il percorso usuale che facevo e con mia massima sorpresa vidi che si trattava di 4 km scarsi al contrario di quanto pensassi (5 km … forse 5 e mezzo mi ripetevo). Dovetti quindi aggiungere un altro km al mio percorso per arrivare almeno a 5 km.

La seconda cosa che feci fu di chiedere ai miei amici runners, cosa mai dovessi fare e la risposta fu una tabella di allenamento che mi sconvolse ed a voi do una prima dritta: se non siete runners (ed io non lo ero) e soprattutto se non siete allenati ed avete “una certa età”, lasciate perdere qualsiasi tipo di tabella, non fa per voi. Le tabelle, le prenderete in considerazione a tempo debito, se ne seguite una da subito, temo che il risultato sia una solo: smetterete di correre. Dare una tabella di allenamento per la maratona ad un neofita è come dare in mano il libro di “Analisi 1” ad un bambino dell’asilo; completamente inutile, anzi, dannoso.

Decisi quindi, istintivamente (e per fortuna debbo dire) di portarmi ad un livello per cui potessi permettermi di approcciarmi, con qualche speranza di successo, ad una tabella di preparazione alla maratona. Iniziai dunque a correre i 5 km che avevo misurato, dando un’occhiata all’orologio per vedere in quanto tempo li percorressi. La prima volta li percorsi in circa 40 minuti, era un sabato, esattamente il 3 dicembre 2016 ed avevo percorso i primi 5 km di quelli che sarebbero diventati un numero elevatissimo. Il giorno dopo mi cimentai nuovamente nella corsetta. Tragedia: mi fermo dopo 4 km, mani due spugne salivazione azzerata (cit.), dolore alle caviglie, dolore al ginocchio sinistro, al tendine di Achille destro insomma un vero disastro. Torno a casa con il morale sotto i tacchi: dove cazzo voglio andare, mi domando. Quello che mi aveva demoralizzato di più non era la mancanza di fiato (quella me l’aspettavo) erano i dolori emersi, tornai zoppicando, ma chi volevo ingannare?

Il lunedì mattina fu, se possibile, ancora peggiore, le gambe mi facevano male ed avevo dolore anche al tendine di Achille sinistro che il giorno prima non avevo avvertito.

Avevo commesso il primo errore che avrebbe potuto costarmi la maratona, evitatelo come la peste. Non correte mai, ma proprio mai, senza l’attrezzatura adeguata e per i runners la cosa più importante (ed è davvero banale) sono le scarpe. Non correte mai, ripeto mai, senza scarpe adeguate. Risparmiate su tutto, ma non sull’abbigliamento e assolutamente non risparmiate sulle scarpe. Non si tratta solo di spendere dei soldi (non crediate di cavarvela con meno di 120 euro), si tratta di avere un vero esperto che vi consiglia. Come si riconosce un vero esperto? Semplice, informatevi che abbia fatto gare vere ed accertatevi che abbia un tapis roulant su cui farvi correre, sia per farvi provare le scarpe, sia per vedere come correte voi. In base al vostro peso, al vostro ritmo di corsa, al vostro modo di correre vi darà la scarpa giusta. Ed i dolori, molto probabilmente, non compariranno o perlomeno se compaiono, non dipende dalle scarpe. Perché una cosa è certa: se correrete con scarpe non adeguate è matematico che vi fermiate, un conto è percorrere qualche km un conto allenarsi per una maratona, dove dovrete allenarvi per centinaia e centinaia di km.

Impiegai dunque il primo mese abbondante a correre due o tre volte a settimana, cercando di non forzare sul dolore; un mese buttato via in pratica. A metà gennaio feci la visita medico sportiva per svolgere gare agonistiche. Passai la visita medico sportiva e lì ebbi il mio primo colpo di fortuna. Il medico mi chiese che gara volessi correre, gli risposi: la maratona. “Se corri con quelle scarpe, cambiale”. Disse solo questo ed io seguii il suo consiglio. La mia scelta dell’abbigliamento era stata assolutamente inadeguata; ero stato in un reparto per “runners” di una nota catena di negozi, ma, visto con gli occhi di adesso, mi viene da ridere pensando a quello che avevo scelto. A parte che sceglievo gli indumenti in base al mio gusto personale e non in base alla reale utilizzabilità, ma mi ero fatto consigliare le scarpe da un “ragazzetto” che non sapeva assolutamente nulla, se non i prezzi.

Cambiai strategia, mi rivolsi ad un professionista, mi comprai un orologio adeguato per calcolare tempi, distanze, battito cardiaco, tempi intermedi e molto altro e soprattutto un paio di scarpe ammortizzate adeguatamente ed idonee per la corsa che dovevo intraprendere. Tutto questo, unito ad un buon fisioterapista, mi aveva fatto passare quasi del tutto i dolori e la mia preparazione prese forma.

Veniamo al dunque. Tutto ha un prezzo, il prezzo di preparare una corsa è quello che … si deve correre. Sempre, con qualsiasi tempo, se fa freddo o se fa caldo, se piove, se tira vento, se c’è il sole. Si corre la sera alle 20 se non abbiamo avuto il tempo, oppure la mattina alle 5. Gli allenamenti non si saltano se non per motivi seri. Fra questi motivi (seri) non c’è il “sono stanco”, “è tardi”, “fa freddo / caldo / ecc.”, “ho fame”, “c’è un bel film in tv” seguiti magari dal sempreverde: mi alleno domani. Perché poi, il domani arriva, diventa oggi, magari fa più freddo di ieri, e si è più stanchi. E si resta a casa.

Programmate tutto, con cura e con calma. C’è chi dice che la maratona si prepara in 3 mesi. Stupidaggini. In 3 mesi la preparano le persone già allenate. Ce ne vogliono 9, di mesi, come minimo e solo per arrivare ad una condizione da principiante.

I primi 3 mesi, dovete farvi una base agonistica. Correte 3 volte a settimana, una il sabato, una la domenica ed una un giorno infra settimanale, il giorno più indicato per me è stato il mercoledì (ma a volte mi allenavo il martedì o il giovedì). E’ in questi 3 mesi che dovrete arrivare a correre almeno 7 o 8 km senza fermarvi, tenendo presente l’unica cosa che dovrete SEMPRE fare e che è anche l’unica cosa che dovete leggere sulle tabelle di allenamento (prima di arrivare ali ultimi 3 mesi in cui le dovrete seguire… queste tabelle…): prima dell’allenamento fare 10 minuti di riscaldamento, alla fine fare 5 / 10 minuti di defaticamento, e chiudere con lo stretching. Non importa quanto correte e neppure a che velocità. Riscaldamento, allenamento, defaticamento e stretching: li dovete fare sempre in questo ordine.

Fate attenzione, quando dico “arrivare a correre” almeno 7 o 8 km, come avrete notato non dico “in quanto tempo”. Potete anche fare 7 km in un’ora, va benissimo! Non è la velocità che conta, non conta in assoluto, men che meno nei primi tre mesi: non stiamo preparando una gara per vincerla o per fare una prestazione, ci stiamo allenando per portare a termine una maratona in modo dignitoso e senza conseguenze dannose per il nostro fisico.

Al termine di questi 3 mesi, se vi siete allenati davvero ed avete seguito una buona dieta alimentare, dovreste notare un miglioramento generale delle vostre condizioni psicofisiche /motorie. Se per caso avete fatto le analisi del sangue prima di iniziare a correre e le ripetete adesso, rimarrete positivamente impressionati dal miglioramento. Non trascurate la buona dieta alimentare e, cosa ancora più importante, prima ancora di iniziare gli allenamenti, rivolgetevi al vostro medico, il quale saprà indirizzarvi su dove fare la visita medico sportiva e (se è in gamba) saprà darvi qualche consiglio su quali siano i cibi più adatti. Se vi aspettate che vi dica io qualcosa sui cibi rimarrete delusi, vi dò però qualche dritta (oltre a quella di rivolgervi ad un buon nutrizionista):

  1. non seguite le diete su internet
  2. non fumate (mi dispiace, ma il fumo è assolutamente vietato)
  3. non bevete super alcolici
  4. mangiate yogurt greco
  5. mangiate mirtilli

I consigli ve li ho dati, non dite che non vi avevo avvertito. La dieta giusta è basilare, senza quella si va da poche parti.

Vi lascio ad affrontare i primi, difficilissimi, 3 mesi con un idea (un trucco). Volete iniziare a correre? Camminate. Soprattutto se siete sovrappeso e/o completamente fuori allenamento, iniziare subito a correre sarebbe quasi dannoso. Prendetevela comoda, le prime due settimane (SENZA SALTARE NEMMENO UN ALLENAMENTO), la vostra seduta potrebbe essere: camminare a passo lento 10 minuti (riscaldamento), camminare a passo veloce per 1 km, corsetta per 500 metri, (ripetere 2 volte la prima settimana, ripetere 3 volte la seconda settimana) infine 5 minuti di passo lento (defaticamento). Stretching. Vi sembra poco? La prima settimana avrete percorso 800 metri nei 10 minuti di riscaldamento, 3 km nell’allenamento, 400 metri nel defaticamento. Fanno 4 km e 200 metri, moltiplicati per 3 (le sedute di allenamento) fanno 12 km e 600 metri (circa). La seconda settimana 800 metri + 4,5 km + 400 metri; sono 5,7 km a seduta, 17 km e 100 metri nella settimana. Niente male vero?

I successivi 3 mesi, servono per arrivare a correre 10 km senza mai fermarsi, e sarà questa la vostra base, quella su cui costruirete la vostra maratona. Prendete il tempo che riuscite a fare dopo questi 3 mesi (imparerete che il tempo, nella corsa, si misura in “quanti minuti impieghiamo per fare un km” che viene anche detto “passo”). Supponiamo che ci mettiate 1 ora, significa che correte a 6 min/km (è un passo che fa sorridere chi corre “davvero”, ma vi garantisco che è un ottimo passo). Adesso è giunto il momento di prendere la famosa tabella (quella che se incontrate una testa calda, vi fa seguire da subito) ed iniziare ad allenarsi davvero.

In questo momento, dopo 6 mesi che vi allenate, sono tentato di dirvi i benefici. Lo faccio, ve lo meritate. Non importa da quale condizione partiate, scattatevi una foto prima di iniziare il percorso, vale a dire nello stesso istante in cui decidete di diventare runners. Segnatevi il peso, la circonferenza addominale, fatevi questa foto il meno vestiti possibile (scusate l’ardire). Riponete tutto in un cassetto, non pesateci per 6 mesi, poi passato questo lasso di tempo, pesatevi, misuratevi, fatevi il selfie. Ci sarà un abisso! Tutto è migliorato nella vostra vita (e quando dico tutto, intendo tutto), persino l’umore. Adesso, uscire ad allenarvi è un piacere, non vedete l’ora. Finiti i tempi in cui dovevate stringere i denti, finiti gli stenti. Si fa ancora fatica ovvio, ma è una fatica che dà piacere, che vi fa stare solo bene. Mi torna in mente la frase che mi disse Roberto: “non capisci mai quanto stai male, fino a che non ti metti a correre e, dopo che hai finalmente raggiunto la forma, ti guardi indietro e capisci che stavi male senza saperlo.”

Siamo arrivati agli ultimi 3 mesi, quelli decisivi.

Occorre prendere una tabella di allenamento, ne ho consultate tante, le più sono complicate, faticose da seguire, soprattutto per chi si approccia per la prima volta ad un allenamento serio. Ne ho trovata una, stilata da Pizzolato, per fare la maratona da principianti, studiata per arrivare a percorre i 42 km senza uscirne distrutti. Ve la lascio in fondo all’articolo.

Dei 48 allenamenti nelle 12 settimane della tabella, ho saltato solo 3 allenamenti, fino a due settimane dalla Maratona. Questo per dire: gli allenamenti si rispettano.

La prima settimana (dal 14-08 al 20-08) è coincisa con un evento particolare: la marcetta di ferragosto a Castagneto Carducci. Si svolge ogni anno da moltissimo tempo, è una corsa competitiva di 10 km, vi partecipano runners piuttosto in gamba, alcuni sono professionisti che si stanno allenando. Avevo sempre voluto parteciparvi, ma non ero mai stato in grado.

Mi iscrissi un pò titubante, non avevo mai fatto gare ma, del resto, da qualche parte si deve pur iniziare. La domenica precedente avevo fatto il mio ultimo allenamento “senza tabella”, l’ultimo dei 6 mesi di avvicinamento: 18 km, senza mai fermarmi, sempre di corsa.

Il primo allenamento era proprio martedì 15 agosto 2017. Prevedeva 50 minuti di corsa. Il mio personale (chiamarlo “record” mi sembra eccessivo) sui 10 km era di 1 ora e 8 minuti, la gara si svolgeva in parte su strada cosiddetta “poderale” (non asfaltata) ed in parte in pineta, su un percorso che conoscevo fin da bambino (dunque lo conoscevo a memoria). Sapevo che era piuttosto faticoso, c’erano salite, tratti nella sabbia, fondo disconnesso. Valutai che lo avrei potuto fare in 1 ora e 15 minuti circa, perdendo cioè 30” al km sulla mia velocità massima che avevo fatto in allenamento sui 10 km. Mi chiesi se fare 1 ora e 15 anziché 50 minuti come previsto dall’allenamento fosse un male; decisi che avrei fatto la gara, ero troppo curioso di vedere come sarebbe andata.

Al via ci sono 261 persone, mi sembrano tantissime. Le guardo incuriosito, ho il mio inseparabile lettore mp3, compagno di tutti gli allenamenti, metto la musica ed effettuo un breve riscaldamento (sono le 9 del mattino e fa un caldo micidiale, anche se siamo in pineta). Mi posiziono fra i partenti. Si parte, è iniziata la mia prima corsa ufficiale, sono quasi commosso!

Premetto una cosa: ho sempre corso da solo, per me correre insieme ad altri rappresentava una novità assoluta, per cui, correre in una gara ufficiale era una doppia novità.

Mi sfrecciano da tutte le parti, sembrano impazziti, non capisco dove stiano andando a quella velocità. Ero partito con l’intenzione di fare il mio primo km in 7 minuti, mi trovo ad accelerare istintivamente ma tutti mi superano. Finisco il mio primo km in 6’ e 10” (un ritmo troppo elevato per i miei gusti), vedo che nessuno mi sorpassa più: finalmente penso! Mi volto: sono ultimo. Non c’è nessuno dietro di me, nessuno. Stavo correndo a quello che per me era un ritmo elevato ed ero ultimo stecchito.

Potete immaginare la mia delusione. 6 mesi che mi alleno, pronti via … e sono ultimo!

Sapete una cosa? Non mi è passato neppure per l’anticamera del cervello di fermarmi. Bene, mi sono detto, ho sempre corso da solo, correrò da solo anche questa volta.

Dopo 2 km, nel pieno delle stradi poderali, fatte di curve e qualche breve rettilineo, non vedevo più nessuno. Ho anche pensato di essermi perso ma poi, ragionando, ritenni fosse impossibile, c’era solo quella strada e le uniche deviazioni erano “presidiate” da addetti alla corsa. No, nessun dubbio! La strada era giusta, ero io ad essere “il corridore sbagliato”.

Vi presento, anche se in ritardo, alcuni miei “compagni” di corsa, non li conoscevo e non so neppure come si chiamassero, ma li ho soprannominati quando li ho visti. Il primo è “Ali di pollo”, un signore vestito iper tecnologico, che correva con i gomiti in fuori, come se fossero ali. Poi c’era Einstein, l’ho soprannominato così perché correva contro ogni legge della fisica; muoveva il corpo, le braccia e le gambe assolutamente fuori sincronia, come facesse a procedere è un mistero che forse solo la meccanica quantistica può spiegare. C’era, e come poteva mancare, Miss Pineta, tutina super aderente, scarpe rosa (ma fanno anche le scarpe da running rosa?), coda di cavallo che ondeggiava dalla spalla destra alla spalla sinistra, che se non spostavi lo sguardo da un’altra parte, ti ipnotizzava. C’era Pettone, così da me chiamato perché correva con il petto tutto in fuori e Cavallo Pazzo (ondeggiava la testa in su ed in giù, nemmeno fosse un puledro). E poi c’era lui: “Scansatevi”. Mi è stato sul cazzo, da subito. Mi ero presentato la mattina per ritirare il pettorale ed avevo chiesto se qualcuno sapesse il percorso, perché dal volantino non era chiaro un passaggio. Interviene lui dicendo “non rompere i coglioni, corri e basta”. Proprio così. Parole testuali, senza neppure conoscermi. Alla partenza, poco prima del via, lo vedo litigare con tutti quelli che gli stanno intorno perché, a suo dire, lo stanno spingendo. Appunto: “Scansatevi”.

Ma nonostante questa moltitudine di personaggi, dopo 2 km, l’ultimo posto era saldamente nelle mie mani.

Continuo ad andare del mio passo, che poi era poco più di 6’ al km, per me era già davvero un bello sforzo. Però mi sentivo bene, le gambe giravano ed il fiato, fino a quel momento non mi dava problemi. Fra il secondo ed il terzo km supero qualche persona: stavano già camminando. Fra il terzo ed il quarto raggiungo diversi corridori, uno è Einstein, inconfondibile da parecchi metri di distanza. Faccio attenzione quando lo supero, perché la strada è stretta e muove le mani a mulinello, non si sa mai che mi arrivi uno schiaffo.

Poi è la volta di un gruppetto di tre persone.

Dopo 5 km si entra in pineta ed inizio a vedere diversi corridori davanti a me, ma di “Ali di pollo”, “Scansatevi” e Miss Pineta, nessuna traccia. La stradina si fa ancora più stretta, ma la conosco a menadito, so dove si può superare senza problemi, so dove sono le due salite e come affrontarle, ci corro fin da bambino su quegli stradelli, li ho fatti a piedi, in bici, in motorino…

Insomma, mi lascio alle spalle diverse persone, nella seconda salita pure “Ali di pollo” è sistemato. Infine si arriva ad un pezzo di strada dritta dove si vedono quelli più avanti che stanno già tornando indietro. Fra questi Miss Pineta, che sarà pure Miss, ma che corre davvero forte, Pettone e, un po’ più indietro, ma sempre parecchio davanti a me, Cavallo Pazzo.

Non vedo però “Scansatevi”.

Sarà mica già arrivato, penso fra me e me. Se non è già arrivato, significa che è al massimo 200 o 300 metri davanti a me, perché altrimenti lo avrei visto nel pezzo di strada che tornava indietro. E’ un attimo. Avverrà così anche a voi, prima o poi, si chiama adrenalina. Non importa il motivo: quando arriva la sentite. Non sono più ad una marcetta per la quale mi basta solo arrivare in fondo. Non sto serenamente correndo in una pineta che amo, immerso nella natura.

Non più.

Devo prendere “Scansatevi”. Non so perché, è così e basta.

Le mie gambe iniziano ad andare da sole, aumento il ritmo, so che deve essere vicino, faccio il percorso che mi separa dal rettilineo finale a 5’ al km, non sento nulla, i cespugli mi graffiano le gambe perché nel frattempo passo un altro paio di persone, ma dei graffi me ne accorgerò solo al traguardo. Una, due, tre curve ed ecco il rettilineo. E’ lì! “Scansatevi” è a non più di 100 metri davanti a me, quando ne mancano circa 800. Sta “arrancando”, lo prendo in un amen, mancano ancora 200 metri e gli sono di fianco. “Grazie del consiglio”, gli dico. Gara finita. Il tempo? 1 ora, 1 minuto e 36 secondi. “Scansatevi” superato anche da altri.

La mia posizione finale? 222 esimo su 256 arrivati. Voto alla mia gara: 7. Mi sono divertito, è stato un buon allenamento, ho migliorato il mio personale sui 10 km ma soprattutto sono arrivato alla fine della gara senza particolari problemi. Cosa volere di più?

Gli allenamenti proseguono a ritmo serrato. Il lavoro mi impegna moltissimo e riuscire a non saltarli è davvero faticoso, nel senso che il tempo lo trovo con difficoltà, spesso il martedì ed il giovedì (i due giorni dedicati alla corsa, insieme al sabato ed alla domenica), devo allenarmi dopo le 19 e 30, a volte dopo le 20.

Mi iscrivo alla mezza maratona di Pisa, che è programmata per il giorno 8 ottobre, domenica; torna bene anche con la tabella degli allenamenti, la decisione è presa, devo correre almeno una mezza maratona prima della (mia) maratona di New York.

La domenica precedente, nel “lungo” (si chiamano così gli allenamenti che durano molto), avevo corso 22 km in 2 ore e 43 e terminato la mezza maratona in 2 ore e 37 minuti. Ero pronto per la gara.

Rispetto alla marcetta di ferragosto che avevo disputato, c’è un abisso, a livello di partecipazione, organizzazione, fascino del percorso ed infine al livello delle capacità agonistiche (molto alto) dei partecipanti.

Vorrei farvi notare una cosa importante: la corsa (ed in particolare la mezza maratona e la maratona), è fra gli sport più democratici che esistano. Chiunque abbia un tesserino Fidal, può partecipare ad una gara che vede coinvolti fra i più grandi corridori del mondo. Chi ha vinto questa edizione, Tiongik Paul, lo ha fatto in 1 ora, 3 minuti e 56 secondi, un tempo di valore assoluto. Nel 2014 ha vinto Meucci. E’ come se qualcuno di noi, giocando a calcio, potesse giocare una partita a San Siro contro l’Inter. Fate voi l’esempio che volete con qualsiasi altro sport (ciclismo, pallavolo, tennis, ecc.), non troverete alcuno sport in cui un neofita come il sottoscritto e come chiunque lo desideri, possa competere con i migliori in una gara ufficiale.

Sono emozionato al momento del via, questa volta non sono solo, perché conoscevo un paio di persone che facevano la stessa corsa, ma ho comunque il mio inseparabile lettore mp3.

(nella foto, prima della mezza maratona di Pisa)

Non pianifico come correre, so che posso farlo per tutti e 21 i km che mi separano dal traguardo, decido solo che sarei partito piuttosto lento a circa 7 minuti a km ed avrei mantenuto quell’andatura per i primi 8 km.

Al colpo di pistola che dà il via alla corsa, vedere un fiume di persone che inizia la corsa è veramente emozionante, iniziare a correre sulle strade di Pisa è affascinante, corro senza pensieri in questo fiume e mi ritrovo ad aver percorso il primo km in 6 minuti scarsi; rallento lievemente, quel ritmo non sarei stato in grado di tenerlo a lungo, penso, ed appena rallento centinaia di corridori, mi passano da tutte le parti. Il secondo km lo faccio in 6 minuti e 15, ancora troppo, decido di rallentare ancora, ma sento un rumore appena dietro di me, mi volto per guardare ed ho un sussulto: c’era l’ambulanza! Ero di nuovo ultimo, insieme ad altri per la verità, ma insomma, questa cosa stava diventando un vizio. Era talmente vicina l’ambulanza che temevo, nel caso fossi caduto, di essere investito e già vedevo i titoli sul giornale: atleta (scarso), travolto dall’ambulanza! Mi rassegno, stavolta non posso essere proprio io l’ultimo, non è possibile che negli oltre 1.280 partecipanti, nessuno sia al mio (scarso) livello, che diamine! Decido che avrei continuato a circa 6 minuti al km (o poco più), 10 km li avrei retti sicuramente. Cosa è successo? Che ho tenuto un buonissimo ritmo per tutta la gara, mai andato sopra i 6’ e 50” al km. L’ultimo km l’ho fatto a 5’ e 4” (12 km/h), addirittura gli ultimi 500 metri ho corso ad un ritmo di 4 minuti al km: mai successo!

Conclusione: mezza maratona percorsa in 2 ore e 14 minuti. Per un neofita come il sottoscritto, il cui obiettivo era solo quello di arrivare fino al traguardo, un risultato eccellente. In termini assoluti, ovviamente, è un risultato di nessun valore, ma solo perché rapportato a professionisti e ad atleti veramente preparatissimi.

La mia posizione finale? 1.160 esimo posto su 1.272 arrivati.

Volete che vi dica la verità? Credo che potrei essere in grado di scendere (adesso) sotto le due ore nel correre la “mezza”, ma non me ne interessa nulla, amo la corsa, mi piace, mi dà soddisfazione, mi fa stare bene. Questo è l’importante.

Forse un giorno correrò sotto le 2 ore, ma sarà solo perché il mio allenamento mi porta ad essere più veloce, non perché mi sforzo per arrivarci: non è il mio obiettivo.

Mi piacerebbe approfondire questo concetto. Hanno partecipato alla gara, alcuni atleti diversamente abili, ed alcuni erano in carrozzina, spinti da altri atleti per tutti i 21 km. Conosco bene (ed ogni tanto dò una mano), i Caregivers, associazione di ragazzi diversamente abili di Pisa. Sono ragazzi meravigliosi, dai quali ho solo da imparare, sono i miei eroi, i miei amici. Da loro ho imparato molto, starci insieme, condividere le esperienze (nel mio caso musicali) è meraviglioso. Allora mi domando: se loro sono in grado di correre, da una carrozzina, una mezza maratona, arrivano magari ultimi, ma arrivano sorridenti e felici, per quale motivo non dovrei essere felice, indipendentemente dal tempo impiegato, per essere riuscito a correre anche io, insieme a loro, una gara così impegnativa?

Voto alla mia gara: 9.

Siamo a 4 settimane dalla maratona di New York, ho l’ultima settimana di “carico”, poi gli allenamenti diminuiranno di intensità. Adesso è ufficiale, sono un runner, ed è curioso osservare i comportamenti delle persone che mi conoscono e sanno della mia gara, dopo che ho portato a compimento la mezza maratona. Ve li suddivido, perché sarà importante per indicarvi su cosa vi dovrete basare per decidere di diventare runner.

  1. Gli indifferenti. Sono molti, forse il “partito più numeroso”. Non sono e non possono essere vostri amici, ma datelo per scontato: a moltissimi non potrà fregargliene di meno. Magari fanno fatica a salire tre scalini e se devono fare una corsetta di 10 metri per prendere un taxi, gli viene il fiatone; ma non daranno alcun valore a ciò che avete fatto e state facendo.
  2. I finti estimatori. Sono (forse) i peggiori, vi riempiono di (finti) elogi ma dentro di loro biasimano ciò che fate, credono che siate dei matti, o peggio.
  3. Gli invidiosi. Ci sono anche loro, non dubitate. Hanno un atteggiamento simile agli indifferenti, ma si distinguono in un aspetto che li rivela: quando possono, vi sminuiscono o vi criticano. “Sei arrivato dopo il millesimo posto? E cosa ci sei andato afare? Io sono stato a … (segue l’attività che ha fatto, che spesso si racchiude in due parole: un cazzo)… e non ho fatto la figuretta che hai fatto te”.
  4. I dubbiosi. Sono fra i più sinceri. “Dove vai? A fare la maratona di New York? Ma sei impazzito? Non ce la farai mai, è troppo faticosa!”. Sono persone preziose, li adoro. Ti fanno pensare perché dicono la verità: sarà dura, anzi, durissima. Questa categoria, tende a diminuire, dopo che avrete rivelato al mondo che siete realmente dei runner e che state facendo terribilmente sul serio.
  5. Questa categoria ve la lascio scoprire da soli.

Perché vi ho descritto queste categorie? Perché se pensate di diventare runner per far colpo sugli altri o qualcosa di simile, avete sbagliato strada. Dovete farlo solo ed esclusivamente per voi stessi e vi garantisco che i benefici che ne trarrete, faranno bene anche a chi amate. Del resto, voi siete già dei runner, perché tutti lo sono: solo che non lo sapete. Chi di voi non affronta fatiche immani ogni giorno? Per alzarvi ed andare al lavoro fra mille problemi, per “resistere agli urti della vita” (cit.) che inevitabilmente capitano, per restare voi stessi anche nelle difficoltà. E cosa è, in fondo, la corsa se non una metafora della vita? Ci prepariamo, ci poniamo un obiettivo, iniziamo a correre, fatichiamo, superiamo ostacoli ed alla fine, arriviamo al traguardo. Quanti traguardi tagliate (idealmente) ogni giorno? Quante cose riuscite a fare? Moltissime vero? Allora perché non tirate davvero fuori il runner che è in voi? Fate uscire il gigante che è dentro il vostro cuore e non vede l’ora di correre.

Tutto bene dunque? Maratona preparata e New York vicina? Niente affatto. Sabato 21 ottobre, esco per il mio solito allenamento. Sono solo 50 minuti, nulla di impegnativo; esco inizio a correre dopo un breve riscaldamento (errore…) e sento subito male al piede destro. Non è nulla mi dico, del resto ho superato molti doloretti. Questo però è persistente, non diminuisce con la corsa, ed arriva la botta: un dolore fortissimo, una fitta bruciante al piede destro, dopo 35 minuti che correvo.

Mi fermo subito, provo a ripartire, ma il dolore è fortissimo; lo capisco immediatamente: è un infortunio serio. Torno a casa zoppicando, faccio il ghiaccio, metto lasonil, Cetilar un pochino passa ma poggio malissimo il piede in terra, temo la frattura. Non riesco a darmi pace, decido di andare al pronto soccorso la domenica mattina presto, tanto andarci il sabato pomeriggio avrebbe significato stare in attesa una decina d’ore. La domenica mattina la radiografia esclude fratture, ma devo fare la risonanza magnetica.

La faccio dopo qualche giorno ed il verdetto (nella foto) è sconfortante: microfrattura intraspongiosa del II metatarso. Addio Maratona di New York, il medico la esclude categoricamente.

Non devo mettere il gesso, e posso camminare, ma assolutamente non posso correre e, de resto, mi fa male anche solo se cammino normalmente flettendo il piede.

Finisco qui la prima parte. Vi lascio (spero) con il fiato sospeso.

Ecco la tabella di allenamento che ho seguito nelle ultime 12 settimane.

PRIMO GRUPPO DI TABELLE

per correre la TCS New York City Marathon 2017 con una preparazione di 3 mesi:

TABELLA PER IL CORRIDORE PRINCIPIANTE, IN 12 SETTIMANE

Settimana Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica
dal 14/08/2017
al 20/08/2017
R CL 50′ R CL 50′ R CL 40/50′ LL 1h15′
dal 21/08/2017
al 27/08/2017
R CL 50′ +
AL 5x100m
R CLS 40′ R CL 40/50′ LL 1h30′
dal 28/08/2017
al 03/09/2017
R CL 50′ +
AL 5x100m
R CLS 45′ R CL 40/50′ LL 1h45′
dal 04/09/2017
al 10/09/2017
R CL 50′ +
AL 5x100m
R LL 1h10′ R CL 40/45′ LL 1h30′
dal 11/09/2017
al 17/09/2017
R CL 50′ +
AL 5x100m
R CLS 50′ R CL 50′ LL 2
dal 18/09/2017
al 24/09/2017
R CL 50′ +
AL 5x100m
R CLS 50′ R CL 40/45′ LL 2h20′
dal 25/09/2017
al 01/10/2017
R CL 45′ +
AL 5x100m
R LL 1h10′ R CL 50/1h’ LL 2h40′
dal 02/10/2017
al 08/10/2017
R CL 50′ R CLS 1h R CL 40/45′ LL 1h45′
dal 09/10/2017
al 15/10/2017
R CL 45′ +
AL 5x100m
R CLS 1h R CL 40′ LL 3h
dal 16/10/2017
al 22/10/2017
R CL 50′ R CM 50′ R CL 50′ LL 1h45′
dal 23/10/2017
al 29/10/2017
R CL 50′ +
AL 5x100m
R CLS 50′ R CL 50′ LL 1h15′
dal 30/10/2017
al 05/11/2017
R CL 50′ R CL 40′ +
AL 5x100m
R R MARATONA

 

SIGLE: AL = allunghi; CL = corsa lenta; CLS = corsa lunga svelta; CM= corsa media; G = gara; LL = Lungo Lento; R = riposo; REC = recupero; RL = ripetute lunghe; RM= ripetute medie

Note: prima delle sedute di CM, RL, RM e della G, deve essere fatto il riscaldamento, una fase di corsa a ritmo facile, della durata di 20-30′. Prima della seduta di CLS è sufficiente fare un riscaldamento di 10′.

Ritmi da tenere nelle varie sedute con riferimento al ritmo gara di 10km recentemente corsi.

Tipo di sedute LL CL CLS CM CV RL 3km RL 2km RM
Differenza al chilometro + 50/60″ + 45/50″ + 30/35″ + 20/25″ + 10/15″ + 5″ 0″ – 5″

 

Nella foto, da sinistra verso destra: Marco, Roberto, Federico ed io a New York. Ovviamente, avendo già pagato tutto, almeno a New York dovevo pur andare…

 

  • david

    fuori la seconda parte !!!!!!

  • maigobbo

    grande! Mi hai convinto! Finisco la mia quinta birra media e poi corro…a prenderne un’altra!

  • RanieroB

    Questo non è un articolo sulla Maratona di New York. E’ il racconto – godibilissimo e appassionante anche se non sei uno scrittore! – di cosa vuol dire essere sportivi (nel giorno dell'”Apocalisse” del calcio italiano), senza l’ossessione del risultato, del “vincere è l’unica cosa che conta”. Un insegnamento di cosa significa impegnarsi a fondo in una cosa, senza le scorciatoie che troppo spesso nel nostro paese si cercano. Tutti siamo in grado di fare qualunque cosa, ma nulla si improvvisa. Bisogna crederci e applicarsi con costanza.
    Bravo Luca, ci voleva proprio una ventata di serenità, serietà e sport vero.
    Conosco bene (e amo) New York, e mangio anche yogurt greco, ma non credo che intraprenderò una simile sfida. Anche la mia schiena non credo ne sarebbe contenta. Ma l’esempio che hai dato è notevole.
    A proposito dei 5 gruppi in cui hai suddiviso le reazioni di chi ti era vicino, se ti conoscessi io farei parte di tutti e 5 e di nessuno, perché faccio fatica a salire 3 scalini e a fare una corsetta di 10 metri, ma per questo mai mi permetterei di sminuire quanto hai fatto; ti riempirei di elogi (veri), ma un po’ matto lo sei, dài; ti invidio tantissimo, e proprio per questo mai ti sfotterei per il risultato agonistico; e dubbioso lo sarei, come sempre; la quinta categoria… è libera, no?

    • Luca Carmignani

      Raniero, ti ringrazio moltissimo delle tue belle parole. Poteri dirti che ho visto persone affrontare la Maratona in condizioni assurde, al limite del temerario e che conosco un 90 enne che ancora fa le mezze maratone. Diciamo così: il modo di muoversi, lo si trova sempre, se si vuole davvero. Le proprie condizioni ci possono portare a scegliere un tipo di movimento, piuttosto che un altro. Non l’ho scritto, nemmeno nel secondo (ed ultimo) articolo, ma ho continuato ad allenarmi anche senza camminare, facendo altro: bici, nuoto … qualunque cosa, pur di muovermi. La quinta è libera :-)))

      • RanieroB

        no, grazie a te per aver condiviso con noi questa tua esperienza!