#ItaliaFuoriDaiMondiali: la balla raccontata per nascondere i problemi

Lo sfogo di Pochesci, infarcito di populismi e luoghi comuni degni del peggior bar-sport di Caracas, ha dato voce al pensiero di una massa non indifferente di italiani, pensiero spesso ben imbeccato dai media e, ahimè, anche da qualche “santone” del nostro calcio.

Questa Italia ha tanti limiti, è vero… ma, tralasciando i discorsi relativi ad alcune dinamiche malate di spogliatoio e di federazione, sarà davvero colpa dei troppi stranieri se non meniamo abbastanza? Sarà colpa degli stranieri se giochiamo in modo tanto improvvisato? Sarà colpa degli stranieri se l’onesta Svezia ci mette alle corde?

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Se io fossi un alieno atterrato oggi sulla Terra e leggessi quanto si è detto e scritto intorno all’impatto dell’eccessivo numero di stranieri in serie A e riguardo al “vizio” dei nostri top team di pescare solo all’estero, mi farei un’idea piuttosto radicale del nostro panorama calcistico: pochi grandi club quasi privi di giocatori italiani, una nazionale costretta a pescare tra i club medio piccoli, tanta gente convocata pur avendo avuto scarso minutaggio.

Ma è davvero così? Abbiamo davvero una nazionale costretta ad attingere dalle medio piccole e dalle panchine delle grandi? Sembra quasi che un tale risultato contro una modestissima Svezia sia fisiologico, col materiale che abbiamo a disposizione. E invece, allargando lo sguardo sul bacino di convocabili, salta all’occhio che…

Portieri. Abbiamo la “leggenda” Buffon. Fino a ieri si parlava ancora di pallone d’oro e ancora oggi è considerato il meglio sulla piazza mondiale, c’è anche chi si è sbilanciato: è il miglior portiere della storia. Siete tra i pochissimi eretici che pensano che sia ormai ora di pensionarlo? Poco male: in seconda linea brilla un certo Donnarumma (quello giusto, non il fratello… ma domanda: sarà convocato in nazionale anche il fratello?), recentemente indicato come il più promettente under 21 a livello mondiale. Uno è il titolare della Juventus, l’altro il titolare del Milan. Mica Sanbenedettese e Manfredonia.

Difensori centrali. E  che ve lo dico a fare? C’ABBIAMO LA BIBBICCì!!1!1!!1!  Pochi mesi fa si giocava una finale di champions e tutta l’Italia era impegnata nel cantare le lodi di questo trittico difensivo che, a sentir media e tifosi, non ha nulla da invidiare ai vari Baresi, Maldini, Nesta, Cannavaro, Scirea, Gentile, ecc… Bonucci è considerato addirittura un top ten del ruolo: qua lo dice il sig. Mario “Ronaldo-in-panchina” Sconcerti ma è tesi piuttosto diffusa:

Può davvero bastare il passaggio di Bonucci al Milan, recente nominato come miglior difensore della Champions, per rompere l’incantesimo? Ricapitolando: abbiamo la BBC (Juventus-Milan-Juventus), abbiamo l’altro juventino Rugani e pure qualche buon rincalzo da squadre come la Fiorentina (Astori): guardando le altre nazionali, difficile trovare sostituti di pari livello dei titolari.

Terzini. Si parla tanto dei top club che non danno spazio agli italiani, ma con Darmian e Zappacosta come la mettiamo? Niente top club italico, per loro, ma siamo sicuri che giocare nel Manchester United o nel Chelsea sia un passo indietro? Diciamo l’opposto! Allargando lo sguardo, ci rendiamo conto di avere anche altre frecce nel nostro arco: quel D’Ambrosio ormai titolare fisso nella tanto lodata Inter di Spalletti, il duttile Florenzi, jolly della Roma, l’attualmente indisponibile Conti, giocatore del Milan pagato profumatamente, e a breve tornerà a disposizione anche l’ottimo Emerson Palmieri, autore di una stagione ad altissimo livello nella Roma di Spalletti. E meno male che s’era detto che i nostri italiani non trovano spazio dei top club…

Centrocampisti. De Rossi, capitano e leggenda romanista. Parolo, anima di questa ottima Lazio. Jorginho, regista del fantastico Napoli di Sarri e recentemente finito nella top 11 europea per rendimento. Marchisio, bandiera della Juventus. Gagliardini, titolare nell’Inter. Senza dimenticare, ovviamente, che 2/3 del manovriero centrocampo del ricchissimo Paris Saint Germain è italiano: Thiago Motta e Verratti sono l’anima di uno dei reparti più incilini al possesso palla in tutta Europa. Squadre come la Croazia incantano facendo giocare un rincalzo come Brozovic, e noi “piangiamo” se dobbiamo pescare tra questi qui? Certo, non sono dei fuoriclasse assoluti… ma davvero non sono sufficienti per imbastire una idea chiara di gioco e per affrontare con un piglio diverso squadre come la Svezia?

Esterni alti. Candreva, ala inamovibile nello scacchiere di Spalletti all’Inter. Insigne, una delle stelle più luminose del magico Napoli di Sarri e della intera Serie A. Bernardeschi, recentemente acquistato dalla Juventus per una cifra che basterebbe per comprare mezza nazionale svedese se non di più. Eder, apprezzatissimo 12° titolare dell’Inter. El Sharaawy, recentemente mattatore romanista in quel di Londra. Senza dimenticare Bonaventura, stella del Milan da qualche anno, né il viola Chiesa, giocatore di indubbio talento.

Attaccanti. Per anni è stato uno dei problemi veri di questa nazionale: la mancanza di un bomber vero, di quelli che non solo segnano con continuità, ma capaci anche di condizionare positivamente la manovra. Negli ultimi anni ci si è dibattuti tra pur buoni giocatori (Pazzini, Gilardino, Osvaldo su tutti) oppure virare verso centravanti atipici come Di Natale o Miccoli, per finire alla coppia Balotelli-Cassano… una garanzia di continuità mentale, insomma.

Adesso, finalmente!, eccolo qua, il giocatore “pescato” dalle piccole: il gallo Belotti! Peccato che abbia già una valutazione tale da essere diventato irraggiungibile quasi per tutti: i giornali si sprecano parlando di oltre 100 milioni per lui. Lo hanno cercato Milan, Chelsea e altre big. Mica la Ternana di Pochesci. Il resto del reparto può contare su Immobile (Lazio), che va per la scarpa d’oro, su Zaza, che sta segnando tantissimo nella Liga Spagnola, su Gabbiadini (Southampton). Fanno parte del ventaglio di possibilità anche altri “emigrati” come Balotelli (Nizza) e l’americano Giovinco. Non siamo ai livelli di Vieri, Totti e Del Piero, però rispetto agli anni precedenti è un upgrade sostanziale.

Vabbe’, ma con questi non si vincono mica i mondiali”, direte voi. Vero: non siamo né la Francia, né la Germania, né il Brasile o l’Argentina. Ma non siamo neanche una selezione fatta di calciatori inesperti pescati tra Crotone, Verona e Benevento. Abbiamo una rosa di giocatori che, vi piaccia o no, giocano quasi tutti in grandi squadre, italiane e non. Esperienza a volontà, nomi di alto livello, cartellini costosi. Qualcuno è sicuramente sopravvalutato (da chi? Sarà forse ora di far cascare qualche “mito” intoccabile? Sarà mica che i media si prestano volentieri a ipervalutazioni?), altri sono ingiustamente snobbati ed è chiaro che nessuno ha lo spessore per trascinarci, da solo, a vincere qualche titolo internazionale: ma smettiamola con la grande balla del gruppo giovane, inesperto, con poco spazio nei club e senza un top team alle spalle.

Il materiale che abbiamo è indubbiamente in grado di garantire risultati di gran lunga superiori a quelli che abbiamo oggi davanti agli occhi, nonostante una stampa prona, nel bene e nel male, ad assecondare piuttosto che analizzare. Nel prossimo articolo che ADV mi segnala ci saranno altre spiegazioni in merito.

Modulo e ricorsi storici

Così, en passant, mi piacerebbe anche soffermarmi un attimo sul modulo, facendo finta che l’ultimo articolo de Il Malpensante non abbia già chiarito i motivi di tutto ciò: quanto è furbo giocare con una disposizione tattica che, BBC a parte, sacrifica tutti gli altri?

Immaginate un bel 4-3-3: Buffon nel suo ruolo (lo sarebbe con qualunque schema), difesa a 4 con i due centrali della juve, catena di destra dell’Inter (D’ambrosio e Candreva hanno mostrato ottimo feeling e gran continuità), Verratti e Jorghinho nel loro ruolo naturale, Insigne nella zolla di campo che l’ha elevato a stella indiscussa della serie A, e uno tra Immobile e Belotti perfettamente a suo agio nel consueto ruolo di unica punta. Il terzo centrocampista potrebbe farlo chiunque..

E invece no: noi preferiamo sacrificare Candreva a tutta fascia, adattare Verratti in zone che non gli appartengono, lasciare che Immobile e Belotti si pestino i piedi, relegare i due napoletani addirittura in panchina! Se essere dei punti fermi del Napoli di Sarri non è sufficiente per giocare in nazionale, beh… allora diamo definitivamente un taglio a tutte queste chiacchiere su top club e stranieri, per piacere.

Se poi credete che siano tutte solo esclusivamente scelte di Ventura…

Prima di chiudere, vorrei lasciarvi con un piccolo cenno storico: quando, nel 1966, la Nazionale uscì sconfitta dalla celeberrima sfida con la Corea, la Federazione reagì con l’autarchia. Quale migliore ricetta per uscire dalla crisi?

L’effetto della chiusura delle frontiere fu un complessivo impoverimento del tasso tecnico del campionato e le formazioni si fecero sempre più difensive e sterili. Il livello degli italiani non migliorò di molto, perchè le occasioni di crescita con i campioni stranieri mancarono e i risultati internazionali a livello di club, assorbiti gli effetti, dopo qualche anno scomparvero quasi del tutto, fatta eccezione per quel che c’era già (Milan e Inter fine 60) e Milan 73-74 in coppa delle coppe. Unica società a beneficiare di questa situazione fu la Juventus, che potè far valere il suo potere economico per accaparrarsi la quasi totalità dei migliori prospetti nazionali: nacque così l’Italjuve del Trap, che dopo ben 11 anni di autarchia centrò la Coppa Uefa nel 1977. Ricordiamocelo bene, perché gli effetti si sentirono eccome sulla qualità generale: “chiudere le frontiere” serve soltanto ad abbassare drasticamente il livello del campionato, a vantaggio unico di chi può permettersi di comprare tutti i migliori, scenario che, in genere, porta a vincere tutto entro confine e nulla al di fuori. Le virgolette sono d’obbligo, visto che appare uno scenario improbabile dopo la famosa sentenza Bosman: ma le vie delle soluzioni improvvisate all’italiana è sempre lunga e non priva di fantasia, pertanto ribadire il concetto male non fa.

esthia immmobiliareDesideriamo davvero un campionato tipo quello Belga, con l’Anderlecht che fagocita tutto quanto il calcio nazionale sia in grado di produrre?

Per togliere gli ultimi dubbi, vi dirò soltanto che dopo la Juventus unica finalista italiana del periodo autarchico, con la riapertura delle frontiere e con i primi anni 80 il calcio italiano riuscì a portare in finali europee Milan, Inter, Napoli, Roma, Lazio, Sampdoria, Parma, Torino e Fiorentina. Con un bel Mondiale nel mezzo, quello del 1982. Con buona pace dei milioni di Pochesci italici.

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