Inter-Atalanta 2-0: la vince Spalletti, Gasperini s’arrende

L’Inter alza la mano e dice “presente” alla chiamata della dea bendata che aveva deciso di incastrare più cose difficilmente prevedibili in una giornata che dà una scossa non indifferente al campionato: la Lazio perde il Derby, il Milan affonda e la Juventus perde contro la Sampdoria. Per questa ultima partita non leggerete, qui, che si tratta di una vittoria “clamorosa”: chi ha letto l’anticipazione di Inter-Atalanta sa anche il perché.

L’Inter vince una partita complicata, con l’Atalanta che per 45 minuti ha corso, lottato, contrastato e provato a giocarla alla pari e, se possibile, vincerla anche se la formazione sembrava piuttosto rinunciataria. Nel secondo tempo Spalletti azzecca la mossa giusta, inverte il triangolo di centrocampo e chiede agli interni di centrocampo di supportare gli esterni, così come avevamo anticipato:

Gasperini, subito il secondo gol, sembra alzare bandiera bianca, con un occhio alla sfida contro l’Everton che è importante, benché la qualificazione sembra davvero quasi una formalità (al limite ci penserà il Lione contro l’Apollon).

Insomma, l’Inter sorride e guarda la classifica con un senso di leggerezza inatteso e impronosticabile a inizio campionato: fanno impressione quello zero nella casella delle sconfitte e i soli 9 gol subiti, vero e proprio miracolo se pensiamo ai problemi degli anni recenti e ai 49 dell’anno scorso.

La partita

Spalletti si presenta all’appuntamento con una sola variazione, azzerando tutti i discorsi fatti in settimana: ovvero niente record di partite consecutive con la stessa formazione, perché al posto di Nagatomo c’è Santon. La mossa era stata già un po’ preannunciata il giorno prima, proprio quando Spalletti ha parlato di Santon: “Santon che mi piace proprio per testa, disponibilità, conoscenze calcistiche, lui conosce il calcio, sa attaccare, sa difendere, è fisico. Per me è uno di quei calciatori che ci darà una mano importante” e il perché la scelta sia ricaduta su Santon e non su Nagatomo o Dalbert è spiegata nel passaggio successivo “Domani si gioca con l’Atalanta che non ha preso gol su palla inattiva, ha una struttura fisica importante, i giocatori hanno la struttura dei giocatori di basket e sanno giocare con i piedi. Quando si va su palle inattive e calci di punizione se non hai fisicità soffri, ci sono allenatori già bravi di me che hanno costruito squadre fisiche. La palla inattiva è un momento frequente nel nostro campionato, va tenuta in considerazione. Santon ha queste qualità.

Quindi dentro un calciatore alto 186 cm, fuori uno che arriva a malapena a 170 cm per contrastare la forza fisica dei bergamaschi e soprattutto la loro abilità nelle palle alte.

Il cambio assume maggior senso se si pensa che chiunque era convinto del fatto che giocasse Petagna (190 cm) e che sulla sinistra avrebbe giostrato uno dei riferimenti più importanti per l’Atalanta quando è in difficoltà ed è costretta a cercare il lancio lungo per uscire: Ilicic, ovvero altri 190 cm.

esthia immmobiliareSolo che Gasperini stupisce tutti e imbottisce la squadra di centrocampisti, schierandosi con un 3-5-2 piuttosto malleabile, molto mobile, che prevede due sole punte: Papu Gomez, spesso addirittura come unico riferimento, e proprio Ilicic. Un 3-5-2 che diventa 3-6-1 in fase di non possesso, con Gomez isolatissimo, mentre in fase offensiva la dinamica non è mai chiarissima, perché Kurtic si allarga spesso a sinistra, togliendosi spazio con Gomez (abituato per inclinazione a pestare quelle mattonelle).

Sugli esterni il solito enorme affollamento, mentre in mezzo risparmiato Cristante da ruoli di regia puri affidati a un De Roon non meno impreciso. A sinistra Spinazzola è sostituito dal discreto Castagne, mentre al posto di Caldara c’è Palomino che farà una partita molto “maschia” nei confronti di Icardi, col benestare del pessimo arbitro Fabbri. Freuler fuori per squalifica.

L’inizio sembra essere tutto interista e già dal primo minuto emerge la prima indicazione di Spalletti: attaccare la prima ricezione bergamasca sulla fascia, provando l’anticipo. Come abbiamo detto nella preview, Gasperini imposta il 90% del suo gioco tutto con triangoli e rombi sugli esterni per provare a mandare in tilt la metà campo avversaria. Spalletti lo sa e prova la contromossa: quando riesce bene questo anticipo, l’Atalanta non ha gli anticorpi per reagire. E nel primo minuto è già D’Ambrosio a recuperare palla, poi palla tra Candreva-Borja-Candreva con un cross che Palomino devia.

Già nei primi minuti si capisce come sarà buona parte della partita, con l’Atalanta che aggredisce uomo su uomo, con marcature precise anche se non all’antica, con l’uomo francobollato ovunque. Questo consente una certa libertà a Borja Valero che svaria molto, soprattutto a destra quando si scambia posizione con Candreva: fatto più volte, non è parsa una casualità.

A destra l’Inter attacca meglio, anche se D’Ambrosio è meno attivo del solito, mentre a sinistra c’è più disciplina atalantina e Perisic trova davvero poco spazio, oltre ad avere poca voglia e meno brillantezza del solito.

L’Atalanta riparte non appena può, cercando spesso Gomez: nei primi quindici minuti un paio di duelli interessanti con Skriniar, con Gomez che mette in difficoltà l’Ivan Drago nerazzurro senza però mai superarlo davvero.

Partita molto tattica, tanta corsa, piuttosto bloccata nelle occasioni: è una di quelle che si può sbloccare su piazzato o su un errore individuale. E l’Inter nel primo tempo ne commette molti: appoggi sbagliati di Vecino, Gagliardini e Icardi creano ripartenze pericolose. Errore grave, da matita blu, è quello di Santon, in collaborazione con Gagliardini, che sulla destra si perde Hateboer sche riceve da Ilicic (che aveva costretto Miranda a uscire larghissimo alla sua sinistra) su una sovrapposizione interna e si trova quasi a tu per tu con Handanovic defilato sulla destra: il tiro non è complicatissimo ma la parata è comunque importante.

Proprio mentre l’Atalanta sembra prendere più coraggio nel suo pressing, l’Inter trova la combinazione giusta per sbloccarla. Miranda (finalmente!) trova in verticale Borja Valero che di tacco devia quel tanto da far arrivare la palla a Icardi, che vince il duello fisico con Palomino e si trova a inizio area col pallone un filo troppo indietro: il tiro alla destra di Berisha è parato di piede. Grande occasione.

Un minuto dopo l’Inter ha un’altra chance: Borja Valero allarga per Candreva che mette il cross di prima sul primo palo dove Icardi ha rubato il tempo a tutta la difesa atalantina: l’argentino però riesce appena a spizzarla e la palla finisce fuori. Peccato, perché dietro c’era Vecino solissimo.

Così l’Inter si concede un altro spezzone di possesso in più, con i bergamaschi più contratti, salvo poi, attorno al 30esimo, concedere troppo campo e troppo possesso agli uomini di Gasperini (43% milanese il possesso nell’ultimo quarto d’ora): non che si conceda chissà cosa, ma la partita rallenta e l’Atalanta la controlla, con i nerazzurri che corrono molto di più.

Si arriva così al 39esimo, con Candreva che crossa dalla linea dei 25 metri, altro traversone delizioso sul quale però Icardi non arriva di un soffio: si lamenta con Fabbri di una cintura e, effettivamente, non ha torto. Palomino ha letteralmente abbracciato Candreva, ma avendo la furbizia di lasciarlo proprio qualche attimo prima che la palla arrivasse. Se Fabbri è giustificato, Orsato al Var non lo è: non conta quanto sia fisico l’intervento, quanto duri o quanta forza si usi, perché se un difensore impedisce all’attaccante di ricevere palla quello è rigore. Punto.

Lo screenshot a destra è precedente rispetto a quello a sinistra: su Premium persino Cesari dà rigore.

Al 43esimo Perisic si inventa una accelerazione sulla sinistra, supera Toloi, palla in mezzo ma Berisha interviene.

Il primo tempo finisce qui, con pochissime occasioni da entrambe le parti: match molto tattico, Inter in difficoltà in certi frangenti, ma soprattutto manovra che non riesce a essere davvero veloce, aspetto fondamentale per mettere in difficoltà la squadra di Gasperini.

Secondo tempo

A fine primo tempo queste erano state le considerazioni: l’Inter doveva cambiare marcia oppure attendere che l’Atalanta scoppiasse.

La risposta giusta è la prima, perché nel secondo tempo rientra una Inter davvero diversa. Spalletti cambia un po’ la squadra, perché sugli esterni l’Atalanta è sempre in superiorità numerica nonostante formalmente ce ne sia soltanto uno. Nella analisi pre-partita avevamo annunciato la difficoltà, con la susseguente necessità dei centrocampisti di allargarsi e dare una mano:

In questo caso Spalletti sceglie Vecino e Borja Valero per dare un aiuto sugli esterni e cambia la squadra con una sorta di 4-3-3 in fase di non possesso che in attacco cambia un po’, anche perché Valero è davvero molto libero di muoversi come preferisce. A darci conforto nell’interpretazione anche le posizioni medie del secondo tempo:

Spalletti azzecca la mossa giusta, perché l’Atalanta non riesce più a trovare il bandolo della matassa. Da una parte i bergamaschi provano a rallentare i ritmi, dall’altra i nerazzurri cambiano atteggiamento e li alzano, andando più forte in pressione e soprattutto cercando più rapidamente la verticalità.

L’Atalanta non resiste e l’Inter dilaga.

Prima è la combinazione Borja Valero-Perisic a creare un assist per Icardi, solo in mezzo ma il cross è troppo sull’uomo e Icardi riesce solo a direzionare la palla verso Berisha che para.

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Cinque minuti dopo l’Inter sblocca. D’Ambrosio si conquista un calcio di punizione vicino al corner, Candreva lo batte con una pennellata d’autore, Icardi stacca in mezzo in piena solitudine nella marcatura a zona atalantina: il gol è persino troppo facile.

L’Inter prende un po’ più campo, gestisce meglio la palla e dopo 10 minuti Gasperini ammette l’errore e fa uscire un irriconoscibile Ilicic per Petagna. Qualche minuto dopo ha anche l’occasione di pareggiare, ma Gomez spara alto.

Al 59esimo Spalletti urla un “vai vai vai” a Icardi e compagni per alzare il pressing. La scena è questa:

Quando Palomino prova a lanciare sull’esterno, D’Ambrosio sa esattamente cosa fare: attaccare la prima ricezione sull’esterno. E quando conquista palla, l’Inter è persino in superiorità, con l’Atalanta sbilanciata in questa transizione:

D’Ambrosio si trova così contro Masiello e, nell’evoluzione dell’azione, preziosissimo l’apporto di Candreva che “tira via” Castagne (dal fuoco: perdonate, ma non ho resistito) che avrebbe raddoppiato su D’Ambrosio.

Abbiamo parlato di Icardi molte volte, gli abbiamo dedicato anche una “puntata tattica speciale” parlando di alcune sue abitudini deleterie, della sua tendenza a stare troppo sui centrali difensivi, a non avere voglia (si tratta di voglia, perché ne è capace) di crearsi lo spazio… ebbene, proprio mentre D’Ambrosio si prepara per il cross, Icardi fa la cosa giusta, ovvero rallenta la corsa, guarda l’avversario e poi il compagno, scattando proprio nel momento più opportuno: questo gli consente di potere scegliere la direzione, di potere attaccare lo spazio, di non avere l’avversario addosso e di potergli prendere il tempo. Insomma, di sfruttare al massimo le sue capacità.

Per Gasperini è sufficiente e ammaina la bandiera corsara e issa quella bianca della resa: fuori Gomez e dentro Orsolini… come anticipato, la partita contro l’Everton, benché la qualificazione sembri una formalità, non vuole essere sottovalutata ed è considerata anche una partita di grande prestigio.

La sostituzione, però, paradossalmente libera l’Atalanta che conquista anche della fiducia. È proprio Orsolini, che opera sulla destra, a farsi trovare libero sul lato debole uno contro uno su Santon, mentre Hateboer lo accompagna in sovrapposizione. Piccola incomprensione tra Santon e Miranda (l’unico vero errorino della sua partita), palla in mezzo a Petagna, dimenticato da Skriniar, che riesce a superare lo slovacco lanciandosi verso Handanovic: il portiere sloveno, però, si mostra impavido e si lancia sui piedi di Petagna, occasione sventata.

Sullo sviluppo dell’azione c’è Cristante che la rimette in mezzo e ci sono Petagna e Orsolini soli davanti a Skriniar: il secondo non riesce a deviare, il primo viene leggermente spinto da Skriniar, ma sembra accentuare di molto la caduta.

C’è poi il tempo per vedere di nuovo il cambio meno comprensibile dell’Inter, ovvero fuori Candreva e dentro Brozovic, con il croato che non si capisce né cosa debba fare in campo né cosa voglia fare, con il solito atteggiamento indisponente e senza voglia. Poi un paio di occasioni sui piedi e sulla testa di De Roon, ma nulla di incontrollabile per l’Inter.

La partita si chiude giusto il tempo di vedere Eder in campo e quattro minuti di recupero.

Conclusioni

Dal punto di vista individuale, ancora una volta evidenziata la centralità e l’importanza di Borja Valero, al di là di alcune imprecisioni e di alcune difficoltà in certe fasi di gioco dove servirebbe più rapidità. La sua centralità è evidenziata anche dalla passmap dell’account 11tegen11 di Twitter:

L’Atalanta, invece, conferma quanto avevamo preannunciato: gioco quasi esclusivamente sulle fasce, gioco di triangoli e rombi, centro lasciato spesso volutamente vuoto:

 

Una partita molto tattica, piuttosto bloccata, in cui l’Atalanta per 50 minuti ha fatto il diavolo a 4 per impedire che l’Inter sviluppasse il suo gioco. L’Atalanta non solo ha corso tantissimo, ma ha fatto correre l’Inter come nessuna altra squadra in campionato. Da questo punto di vista la partita è stata addirittura folle per ritmo e quantità di corsa e forse troppi tifosi nerazzurri hanno sottovalutato la quantità e la qualità della corsa degli atalantini.

Ci vengono i soccorso i numeri della Lega Serie A. Questa è la media dei km percorsi da ogni squadra: come potete vedere, Inter e Atalanta sono le prime due squadre per media (dato aggiornato a stanotte, con Inter-Atalanta già giocata).

Questo è il dato che viene fuori dal match di ieri:

Se la media è di 111 km per squadra, l’Inter ha corso per 118km e l’Atalanta per 115,7! Non solo si tratta di dato insolito, ma è chiaramente una rarità all’interno di un campionato.

E se ci eravamo stupiti del fatto che Vecino avesse superato i 13km in una delle partite precedenti, stavolta sono ben 2 i nerazzurri sopra il muro dei 13: Vecino e Gagliardini, con gli altri tre

Per comprendere, questo è quello che viene fuori da Sampdoria-Juventus:

Nel secondo tempo Spalletti ha tolto le due armi preferite da Gasperini: la corsa e il predominio sulle fasce. Per la prima, ha chiesto ai suoi di accelerare le giocate, di cercare di più la transizione, di non dare tempo all’Atalanta di risistemarsi e metterla sul piano dell’uno contro uno. Per la seconda, ha arretrato Borja Valero, si è disposto con un 4-3-3 in grado di ripristinare i confronti numerici sulle fasce e al tempo stesso di alzare il pressing. Se rivediamo il fermo immagine dell’azione in cui D’Ambrosio recupera palla per il secondo gol di Icardi, è apprezzabile notare la posizione di Borga Valero e di Vecino (è quello dietro Candreva) che consentono una migliore occupazione degli spazi.

Insomma, una reazione dal punto di vista tattico che ha smontato l’arma confezionata da Gasperini, che ad un certo punto ha preferito non rischiare nulla in ottica Europa League. È uno dei rischi che corre un campionato così sbilanciato come questa Serie A: l’Atalanta è a +7 dalla zona salvezza e in basso ci sono, oltre al Benevento già di fatto spacciato (per salvarsi dovrebbe fare 1,6 punti a partita da qui alla fine, un ritmo che varrebbe 60 punti su 38 giornate) ci sono altre 6 squadre che non sembrano potere emergere nell’immediato, o almeno non tutte e 6 contemporaneamente.

Pertanto, Torino, Fiorentina, Chievo, Atalanta, Cagliari e Bologna, più una o due che emergeranno dal fondo, potranno diventare, tra dicembre e febbraio, degli avversari meno temibili di quanto potrebbero esserlo normalmente, anche perché è venuta fuori questa bellissima Sampdoria che potrebbe fagocitare tutta la residua attenzione verso un posto nelle coppe.

Anche se, nel caso specifico, per quasi un’ora si è trattata di una partita vera, verissima, che ha visto l’Inter più impegnata rispetto ad altre partite, con un avversario concentrato e con grandissima applicazione individuale, collettiva e tattica.

Per l’Inter era una vittoria fondamentale che non poteva e non doveva sfuggire: troppo importante approfittare dello stallo di 3 avversari diretti (contando ancora, benevolmente, il Milan), soprattutto allungare sulla Lazio, oggi a -5 con una partita in meno.

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Sarà un campionato duro, impegnativo, dove saranno fondamentali molti dettagli. Ma con questo Spalletti, così ben dentro la realtà nerazzurra, il tifoso interista può affrontare tutto con una serenità imprevista e imprevedibile.

L’impressione è che sia talmente calato nella dimensione interista da non essere lì per caso, che ci abbia studiati per molto tempo, che avesse l’ambizione di essere qui, di conoscere l’ambiente interista nei meandri, nel profondo. Sa toccare le corde giuste, fino ad ora nessuna parola fuori posto, molto bravo sia con i calciatori sia con i tifosi. Per l’Inter era proprio quello che mancava: un allenatore appassionato, voglioso di sposare la causa, consapevole di pregi e difetti dell’ambiente, conscio di quanto e come si può incidere anche soltanto con le parole, oltre che con la preparazione tattica.

La partita contro l’Atalanta la vince sostanzialmente lui.

Tabellino

INTER-ATALANTA 2-0
(primo tempo 0-0)
MARCATORI: Icardi al 6′ e al 15′ s.t.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Santon; Vecino, Gagliardini; Candreva (dal 27’ s.t. Brozovic), B. Valero (dal 38’ s.t. Joao Mario), Perisic; Icardi (dal 45’ s.t. Eder). (Padelli, Berni, Cancelo, Ranocchia, Karamoh, Dalbert, Nagatomo, Pinamonti). All. Spalletti.
ATALANTA (3-5-2): Berisha; Toloi (dal 32’ s.t. Haas), Palomino, Masiello; Hateboer, Cristante, De Roon, Castagne; Ilicic (dal 10’ s.t. Petagna), Gomez (dal 22’ s.t. Orsolini), Kurtic. (Gollini, Rossi, Gosens, Cornelius, Vido, Melegoni, Mancini, Schmidt, Bastoni). All. Gasperini.
ARBITRO: Fabbri di Ravenna.
SANZIONI: Palomino e Kurtic per gioco scorretto.
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