Ma il Milan è davvero nei guai?

Partiamo da un presupposto, che ritengo fondamentale per comprendere la situazione del Milan. E il presupposto si riassume con una frase: che bello il giornalismo d’inchiesta!

Quello coraggioso, intendo, che va dritto al cuore delle questioni, che investiga, che scopre, che anticipa, che serve anche per da indicare direzioni, dare opinioni forti, anche correndo il rischio di mettersi contro poteri forti e rischiare querele una dietro l’altra.

esthia immmobiliareEcco, purtroppo il giornalismo d’inchiesta in Italia ormai è ridotto al lumicino e nel calcio, di fatto, non esiste. O meglio, esiste qualcosa che vuole vagamente somigliargli ma che non gli riesce e, anzi, alla fine risulta essere una macchietta fastidiosa che non riesce a essere neanche divertente, una caricatura, uno scimmiottamento grottesco. Come quello, per esempio, impersonato da diversi giornalisti italiani quando c’era da capire la situazione dell’Inter sul mercato, i (presunti) problemi con il blocco cinese degli investimenti etc…

Che c’entra con il Milan? Ora ci arriviamo, perché dal punto di vista giornalistico, sul Milan la situazione è grottesca. In Italia non si muove una foglia che sia una, a meno che non venga fuori qualcuno che faccia rumore prima. Rigorosamente e tassativamente fuori dall’Italia.

Inizialmente, ricordate?, nell’operazione doveva essere coinvolta Sino-Europe. L’agenzia internazionale Reuters mette in dubbio l’esistenza stessa di Sino Europe come ente che esiste e fa operazioni, il perché ce lo spiega questo articolo de il Corriere dello Sport:

Sino Europe

Ad alimentare i dubbi è ora la ‘Reuters’, che ha inviato dei suoi giornalisti al World Trade Centre di Changxing – due ore a Ovest di Shanghai – presso gli uffici registrati a nome della Sino-Europe Sports. Cosa hanno scoperto? Che gli uffici delle otto delle società di comodo connesse all’operazione e registrate lì praticamente «non esistono», o perlomeno sembrano virtuali.

Ricercando l’articolo origianle, quando parla degli uffici delle otto società di comodo connesse all’operazione e registrate lì praticamente : “Non esistono – scrive l’agenzia di stampa britannica – Guardie e impiegati del palazzo dicono di aver sentito nominare Sino-Europe Sports, ma solo raramente, se non mai, hanno visto alcun dipendente”.

“Non esistono” è parola che ricorre anche in questi giorni.

Poi con SES sappiamo come è finita e l’operazione è andata in porto con il solo Li.

Fino a Maggio, praticamente le uniche notizie erano state diffuse dal “The Guardian” che, già nel titolo (cliccate sulla grafica per l’articolo originale), si pone un paio di interrogativi: A) crescono i dubbi sulle risorse di Li; B) Li ha i soldi per la Serie A? C) quali sono le ragioni del prestito da un fondo comune di investimento?

A quel tempo, la definizione più usata fu che quei 300 milioni risultavano essere “un granello di sabbia” rispetto al vero patrimonio di Li: se poi, chi ne parlava, era a conoscenza o meno delle reali disponibilità di Li è un mistero.

Il The Guardian riportava le parole di Alain Wang, giornalista del quotidiano cinese Titan Sport: “Il governo ha posto delle restrizioni sugli investimenti all’estero, perché ha il timore che possa essere una scusa per spostare capitali fuori dai confini. Nel caso di una società di calcio, poi, realizzare profitti dopo l’acquisto è impossibile: l’unica spiegazione è che si tratti di un’operazione volta a sfruttare il marchio Milan per investire in realtà nel mercato immobiliare”.

“È incredibile come la stampa italiana abbia completamente perso la capacità di analizzare la situazione, scrivendo di un grande futuro per il Milan senza nemmeno cercare di chiarire la provenienza dei nuovi proprietari“, nota il sociologo Pippo Russo, professore di stanza all’Università di Firenze. Un argomento trattato ampiamente sempre sulle colonne del The Guardian dallo stesso Wang: Fin dall’inizio dell’operazione il mio giornale ha scritto considerazioni totalmente opposte a quelle riportate dalla stampa italiana. Che solo ora comincia ad avere qualche sospetto sulla vera consistenza di questo progetto. Ma la realtà ci dice che sarà il fondo Elliott a diventare a breve il proprietario del Milan, mentre dietro Yonghong Li ci sono molti investitori cinesi con altri interessi e non si possono rivelare i loro nomi”.

La cosa interessante di questo articolo è che, nella sua parte introduttiva, si cita un giornalista del Corriere della Sera, Alberto Costa, che esprime un dubbio su una non ben definita televisione italiana:

alberto costa the guardianIl dubbio è espresso con chiarezza: “Non sono così sicuro che questo nuovo Milan abbia le risorse per tornare a vincere. Ci sono debiti da coprire e il Milan non farà abbastanza per coprirli“. Se provate a cercare in rete questa affermazione, la troverete solo e unicamente da aggregatori e blog, in alcuni casi in una versione diversa: nella seconda parte, più che “coprire” si usa il termine “spendere”, inteso sul mercato. Non lo trovate curioso? Io sì.

Prima del “The Guardian”, le uniche notizie su Li provenivano da un quotidiano cinese, Shanghai Zhengquan, come riporta il Correire della Sera:

Che, nello specifico, recita così:

Il Shanghai Zhengquan, quotidiano finanziario fondato nel 1991 e di proprietà della Xinhua (Nuova Cina), agenzia di Stato e colosso dell’informazione, riporta — l’articolo è stato pubblicato il 23 novembre scorso — un profilo del «misterioso compratore del Milan». E il quadro che ne emerge è tutt’altro che rassicurante. Stando al quotidiano, Yonghong Li alla fine degli anni Novanta è stato al centro di una colossale truffa ai danni di 18 mila risparmiatori che pensavano di investire nell’«economia del futuro» (agricoltura sostenibile) e invece hanno visto dissolversi tutti i loro soldi: un totale di 800 milioni di yuan (circa cento milioni di euro). La società coinvolta, la «Sanda zhuangyuan» aveva come amministratori Yonghong Li, il padre, Naizhi Li, e i fratelli, Hongqiang Li e Yongfei Li. Per la cronaca, i due fratelli di Yonghong sarebbero latitanti dal 2004 dopo una condanna al carcere per truffa.

Praticamente Li era uno sconosciuto e, da quel poco che si sapeva, ce n’erano davvero tante per invogliare una qualunque testata giornalistica di rilievo per fare del vero giornalismo di inchiesta. Risultato? Zero.

A meno che qualcuno non parlasse per primo:

Se, però, cercate un approfondimento tutto italiano credo farete la stessa fine che ho fatto io: ovvero non trovare assolutamente nulla. Anzi, se trovate qualcosa segnalatecelo, così proviamo a dargli risalto.

L’unica cosa che trovate sono notizie riportate: dopo averlo fatto con quelle di Reuters, The Guardian, Shanghai Zhengquan e chi più ne ha più ne metta, stavolta è stata la volta buona per riportare quanto detto prima dal New York Times e poi da Marca.

Prima è il NYT, qui potete leggere l’articolo di Repubblica:

yonghong li

Nello specifico, così dice:

Il New York Times getta ombre sul Milan. In particolare sul presidente Yonghong Li etichettato come “proprietario misterioso” e in possesso di “denaro oscuro”. Il quotidiano statunitense ha seriamente messo in dubbio la proprietà del principale asset finanziario dichiarato dal cinese, un giacimento di fosforo che a quanto pare apparterrebbe ad una società che ha cambiato 4 proprietari negli ultimi 2 anni, e per due volte a titolo gratuito. “Quando il businessman cinese Yonghong Li ha comprato il Milan, praticamente nessuno in Italia aveva sentito parlare di lui. Lo stesso vale per la Cina”

Ieri è stato il momento di Marca. Precisiamo, per mera curiosità, che Marca.com e Gazzetta dello Sport hanno la stessa proprietà: RCS Mediagroup.

Cosa ci dice Marca.com?

Ovvero che il Milan potrebbe ricevere sanzioni dalla Uefa, nel caso specifico addirittura l’esclusione dalle Coppe, perché sarebbe negativo il giudizio sul piano di rientro presentato da Fassone che, ricordiamolo, prevede il pareggio di bilancio nel 2020 e addirittura un utile di esercizio nel 2021.

All’Uefa interessa chi è Mr. Li?

Ora, credetemi sulla parola, che Yonghong Li sia un truffatore squattrinato o un onesto miliardario, non mi importa assolutamente nulla. Anzi, lo ritengo sostanzialmente ininfluente rispetto al futuro del Milan. O meglio, quasi ininfluente, se non fosse per alcune complicazioni che spiegheremo a breve.

Perché in realtà c’è una barriera, una garanzia per la squadra, qualcosa che non può essere valicato: se anche Li fallisse oggi stesso e si scoprisse che non ha un centesimo, alle spalle dell’operazione c’è Elliott. Ricordate? Ne abbiamo parlato in lungo e in largo: Li potrebbe rifinanziare il debito con Elliott o un altra , o addirittura trovare investitori.

Anzi, toglierei i condizionali. Perché? Perché l’operazione è stata messa in piedi con sin troppa fiducia, fissando il rimborso del debito entro 18 mesi dall’operazione: l’impressione è che tutto porti a soluzioni alternative come quelle appena esposte.

L’operazione è già cominciata qualche tempo fa perché, sempre secondo l’agenzia Reuters, Mr. Li era in cerca di investitori anche italiani, cosa che avrebbe destato non pochi sospetti, dato che questo avrebbe significato l’assenza di investitori cinesi in grado di avere fiducia in Li, a maggior ragione con le limitazioni del governo cinese. La notizia è stata smentita, ma è chiaro che una soluzione si deve trovare entro e non oltre ottobre 2018.

Qui sorge il problema con la Uefa in tutte le sue ramificazioni.

Elliott, è chiaro, non ha interesse nel gestire il Milan: se dovesse accadere, la prima cosa che farebbe è trovare un acquirente. Nel caso si trattasse di altri finanziatori, l’operazione avrebbe senso se il Milan conservasse il suo attuale valore nonché la sua competitività. Nel caso in cui fallisse la Champions, la competitività salta; e in quel caso Elliott stessa avrebbe tutto l’interesse a rendere il Milan appetibile. Come? Tagliando i costi senza stare lì a sottilizzare, come si fa con le aziende in dissesto.

Ma quanto vale il Milan?

Bella domanda, a cui ovviamente non ho le competenze per rispondere: ho provato a capirlo da chi dovrebbe saperne più di me… risultati zero.

A quanto pare, l’idea di Li era di valutare il Milan circa 800 milioni, ad eccezione del debito, ovvero una quotazione già più alta di quella di qualche mese fa… con l’intento di cederne il 25%: 200 milioni che potevano essere girati a Elliott. Tenete in mente questi numeri, ci torniamo fra poco.

In questi giorni, però, c’è stata una svolta: il Milan ha affidato a BGB Weston l’incarico di trovare una banca o un finanziatore che porti la scadenza del debito ad un più umano, logico, accettabile, 2023. Qualcuno ha fatto confusione titolando “Milan, ecco i soldi“, come se affidare l’incarico a BGB Weston fosse la panacea di tutti i mali. È chiaro, non sfugge, che se un gruppo del genere accetta un incarico del genere è piuttosto fiducioso di trovare la soluzione o, chissà, ha già trattative in corso: ma da qui a dire che ci sono già i soldi ne passa.

Anzi, qualcosa c’è sul fuoco, ovvero la smentita che dietro questa manovra ci sia l’interesse diretto di JP Morgan. In realtà, i qualcuno in Italia ha fatto confusione, si parla di HPS Investment Partners, nata da una “costola” di Highbridge: JP Morgan ha conservato le attività di “hedge fund” di Highbridge, mentre HPS ha rilevato da JP Morgan la divisione di private equity e quella specializzata in investimenti definiti “non-investment grade” di Highbridge. Cosa sono i “non-investment grade”? A meno che non si tratti di un “non-investment grade” di tipo speculativo, il significato è questo:

O qui, su Affari Italiani:

Tirate voi le conclusioni.

In questo contesto si innesta la questione della Uefa, che diventa di importanza capitale anche e soprattutto per le trasformazioni societarie future.

Quelle che seguono sono considerazioni che non ho ancora letto sui giornali italiani, tutti prontissimi a utilizzare condizionali, ultra-condizionali, a spegnere fuochi, rassicurare, utilizzare formule più che dubitative e, quando necessario, addirittura il raddoppio dei condizionali con parentesi annesse, ovviamente articolo non firmato:

Quali considerazioni?

Che il Milan ha già fatto un errore con la Uefa, presentando inizialmente un business plan evidentemente poco credibile. Così poco credibile che hanno dovuto ritirarlo. E adesso sono nelle condizioni di non potere più sbagliare.

Il piano era ambizioso e si fondava in gran parte sull’espansione in Cina (che sul nuovo piano sembra essere stata ridimensionata) e sui successi sportivi, qualificazione in Champions League su tutte. Cosa che in queste ultime settimane sta diventando un problema. Ora il Milan ha presentato un altro piano che, a quanto pare, non è da meno come ambizioni di espansione e crescita.

In questo momento, e credo che sia davvero l’unica considerazione da fare, è che il Milan si trova “incaprettato”. Quando Thohir ha acquisito l’Inter, gli scenari erano due: uno di questi si è rivelato quello più esatto, ovvero un’operazione lucrativa che si basava anzitutto sul mettere in ordine i conti della squadra. Solo così, solo con una società in gran parte risanata, è stato possibile arrivare a Suning, azienda interessata al mondo del calcio come motivo di espansione anche a livello statale, con la benedizione del Presidente Xi Jinping stesso.

Nulla di strano, quindi, che Li possa essere un “personaggio alla Thohir”, anche se le attività di Thohir esistono e si toccano con mano. Ma per trovare un altro Suning è necessario che il Milan sia competitivo e sano… e un Milan fuori dalle Coppe o con un settlement agreement al posto di un voluntary agreement vale decisamente meno: altro che 800 milioni.

E questo significa alcune cose.

a) che può diventare più complicato trovare un finanziatore;

a.1) che l’eventuale tasso di interesse potrebbe persino essere più alto, e quello di adesso è già altissimo;

b) che diventa certamente più complicato trovare un partner/socio;

b.1) che il Milan diventerebbe appetibile ad un partner/socio solo a condizioni economiche piuttosto distanti dagli 800 milioni di cui sopra.

Solo che il finanziatore arriva se il Milan continua a valere tanto; l’eventuale socio è più probabile che arrivi se il valore del Milan scende.

Credo sia soprattutto questo uno dei motivi della massima cautela Uefa: perché una decisione di questo genere diventa anche politica, forse soprattutto politica perché si rischia di tenere fuori il Milan dal calcio che conta per qualche anno. E non per le penalizzazioni riguardo al mancato rispetto del Financial Fair Play…

La Uefa, però, ha delle regole. Ricordiamo che per poter derogare dalla regola generale sottoscrivendo il voluntary agreement un club deve:

  1. presentare un piano a lungo termine, costituito da un piano finanziario “basato su ipotesi ragionevoli e prudenti” che preveda il raggiungimento del pareggio di bilancio in quattro esercizi;
  2. dimostrare di avere le risorse finanziare a finanziarsi fino al termine del periodo coperto dall’accordo volontario;
  3. presentare un impegno irrevocabile da parte dell’azionista o di una parte correlata a coprire le perdite relative agli esercizi precedenti a quello in cui sarà raggiunto il pareggio di bilancio. Questo impegno irrevocabile – dice il regolamento – dovrà essere sancito per mezzo di un accordo giuridicamente vincolante tra il club e l’azionista (o la parte correlata). Non solo, l’UEFA Club Financial Control Body  potrebbe anche chiedere al nuovo azionista del Milan o a chi lo ha finanziato di presentare precise garanzie finanziarie.

E qui le domande sorgono spontanee, con in testa soprattutto la prima: quanto è considerato “prudente” il piano del Milan? Se il business plan è quello pubblicato da Carlo Festa de “Il Sole 24 ore”, fossi milanista mi preoccuperei, così come, da interista, mi sarei preoccupato se Thohir fosse rimasto per 5-6 anni invece di trovare un partner forte e credibile come Suning:

Gli articoli li trovate qui, su “il Sole24 ore” e qui su “Calcio&Finanza“.

Ecco, avete letto bene:

  • Ricavi dalla Cina passano da 90 a 225 milioni: ovvero +150%;
  • Ricavi Uefa passano da zero a 68 milioni, dando per scontate, quindi, qualificazioni in Champions League e persino buoni risultati (a sinistra si legge: sedicesimi nel 2018/19 e 2019/20, quarti di finale l’anno successivo fino alle semifinali nel 2021/22);
  • Ricavi da stadio passano da 23 milioni a 40 milioni: ovvero +73,91%;
  • Ricavi da sponsor e marketing: da 61 a 84 milioni, ovvero +37,7%;

Attenzione, perché io faccio i conti a partire dal 2017/18, non anno dopo anno: quindi la percentuale in aumento è nei cinque anni. Certo, avrei potuto persino essere più cattivo e partire dall’unico bilancio di cui esiste prova certa e scientifica, che è il 2016/17, ma già così i numeri sembrano davvero fuori portata. Per esempio, il benchmark dei ricavi in Cina può essere certamente l’Inter, che però è ferma a 86 milioni, un risultato che si potrebbe già definire mostruoso ma che è persino inferiore ai 90 che a fine anno Fassone & Mirabelli dovrebbero avere presentato all’Uefa: uso il condizionale perché non ho certezza assoluta, benché la fonte sia credibile, che il business plan sia proprio quello.

Ma il punto fondamentale è il punto 3: Mr. Li, o chi per lui, deve dimostrare di essere finanziariamente in grado di sostenere il club. E a furia di prestiti, fondi speculativi, ricorsi a banche e con miniere che spariscono da un giorno all’altro non è certo facile dirsi ottimisti. Mr. Li potrebbe trovare partner, ma più ombre si accumulano sopra la sua testa e meno probabile è che un partner credibile possa sposare la causa. Forse una banca o un altro fondo, ma a quali costi?

Ribadiamo, in tutto questo non ho messo, né mai metterò in dubbio la sopravvivenza del club, perché al limite immagino che ci sarà sempre un cavaliere, un principe azzurro pronto ad un sacrificio per salvare il Milan, chiunque esso sia. Il problema, semmai, è la competitività della squadra a medio termine, messa a repentaglio da una campagna acquisti sovradimensionata e soprattutto sovrastimata da società, tecnico e media, che ne parlavano come della campagna acquisti del secolo in Italia (no, non quella che portò Sneijder, Eto’o, Lucio, Motta, MIlito e Pandev in nerazzurro per Ibrahimovic e un tozzo di pane: quello era un mercato masochistico, nulla di più).

E, tornando sulla questione “giornalismo”, per leggere qualcosa di coraggioso devi leggerlo in inglese.

Oggi è uscito un articolo di Forbes (dal titolo emblematico: “il Milan potrebbe essere ceduto a a prezzo d’occasione”) che dà addirittura per certo (sinceramente, lo facciamo da tempo anche noi) la cessione del Milan, che si tratti di cessione volontaria o meno. Nel finale c’è una considerazione che vogliamo sottolinearvi:

To me it seems that AC Milan, which will likely miss the lucrative Champions League again next season, will be sold again, sooner rather than later–and for less than what Li paid. Another, perhaps more important consideration: where were the soccer authorities when Li was putting pen to paper to buy the team?

Ovvero: “a me sembra che il Milan, che la prossima stagione fallirà nuovamente il raggiungimento della redditizia Champions League, sarà ceduto di nuovo, prima piuttosto che dopo, e per una cifra inferiore di quella che ha pagato Li. Un’altra e forse più importante considerazione: dove erano le autorità calcistiche quando Li posava la penna sulla carta del contratto per comprare il Milan?

Come potete vedere, lo stesso tipo di considerazioni che si trovano sui giornali e sulle tv italiane, nevvero?

sostieni ilmalpensante.com

Ultime considerazioni

E non è tutto qui, perché al vaglio della Uefa potrebbero finire anche i costi, cosa di cui non si parla praticamente mai. La prima parte riguarda certamente la strategia di ammortamento che il Milan potrebbe avere scelto per la campagna acquisti di quest’anno. Ne abbiamo parlato in un approfondimento specifico sul bilancio:

La strategia di Milan e Inter: parte 1, i bilanci

In sostanza:

a) il costo di acquisizione del diritto pluriennale un’immobilizzazione in quanto non esaurisce la propria utilità in un solo esercizio, ma manifesta i suoi benefici economici lungo un arco temporale di più esercizi.

B)  il costo delle immobilizzazioni immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo, deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla residua possibilità di utilizzazione.

Detto in parole povere: quando si acquista un calciatore, il suo costo viene “spalmato” su più anni secondo un criterio, ovvero quello della cosiddetta “vita utile” del bene. Se nella contabilità delle aziende è prevista una vita utile “standard” per singolo bene, nel caso dei calciatori esiste un unico parametro: la durata del contratto.

Pertanto, se da una parte si può pattuire di diluire l’uscita finanziaria (il pagamento vero e proprio, l’uscita di cassa) con il venditore (l’Inter, per esempio, ha pattuito il pagamento di Vecino in 2 rate da 12 milioni), dall’altra parte in bilancio, come costo, e quindi concorrente alla formazione dell’utile o della perdita d’esercizio, va il costo storico diviso il numero di anni di contratto (Vecino “costa” 6 milioni l’anno, contratto di 4 anni: a questo dovete aggiungere sempre lo stipendio lordo).

Fassone, però, si è sbilanciato tempo addietro affermando che “Noi questi 230 milioni li metteremo tutti sul bilancio di quest’anno. Non abbiamo nessun giocatore, neanche Kessie, neanche altri, che andremo a postporre per appesantire i prossimi bilanci. Li mettiamo tutti sul bilancio 2017-2018, così stanno tutti tranquilli e sono tutti i 230 milioni calcolati su quest’anno.

Sinceramente non so su che basi faccia queste affermazioni, dato che per l’Agenzia delle Entrate (e su questo punto non ci sono dubbi), quel “sistematicamente” messo sopra in evidenza significa praticamente senza eccezioni, per evitare che l’ammortamento diventi una strategia mirata a rendere malleabili i risultati d’esercizio.

Il Milan, tutt’al più, potrebbe avere utilizzato il principio dell’ammortamento decrescente, che è un principio prudenziale che tende a garantire le aziende dal pericolo di usura del bene, a condizione che:

  1. il sistema delle quote decrescenti sia utilizzato per l’intero parco calciatori;
  2. il sistema delle quote decrescenti una volta adottato, non sia modificato, salvo il verificarsi di situazioni eccezionali.

L’ammortamento decrescente comporta che il “peso” dell’ammortamento sia più consistente nel primo anno, via via a scendere (40%, 30%, 20%, 7%, 3% in caso di contratto in 5 anni).

Cosa significa questo? Che oltre all’aspetto dei ricavi, ci sarà da considerare anche quello della credibilità dei costi soprattutto nei primi anni.

Ragionamento dal quale non può essere escluso neanche l’eventuale mercato dall’anno prossimo in poi. Se il Milan dovesse fallire quest’anno, come può pensare di essere competitivo l’anno prossimo con gli stessi uomini? È chiaro che dovrà provare a fare cassa (esclusivamente per ragioni sportive, non certo per saldare il debito), così come hanno fatto l’Inter e la Roma, o come fa la Juventus ogni anno (Vidal, Pogba, Bonucci su tutti). Ma gli interisti soprattutto sanno quanto possa diventare difficile vendere anche un pezzo pregiato in caso di bilancio da sistemare e risultati che non arrivano.

Sia il mancato introito della qualificazione in Champions League, sia l’inevitabile pesantezza dei costi di ammortamento per il prossimo anno (soprattutto se hanno usato l’ammortamento decrescente), sia la conseguente “natura predatoria” dei possibili acquirenti potrebbe portare a stalli inattesi sul mercato, con tutto quello che ne consegue.

Non solo, alcuni diventerebbero di fatto invendibili. L’ammortamento di cui parlavamo prima “serve” anche a diminuire il valore residuo del calciatore, che ci torna buono quando vogliamo calcolare plusvalenza e minusvalenza. Vecino “pesa” 6 milioni l’anno di ammortamento? Al terzo anno sono 18 milioni ammortizzati, ne mancherebbero 6: se l’Inter lo cede a 7 fa 1 milione di plusvalenza.

Bonucci, pagato 42 milioni, l’anno prossimo sarebbe iscritto a bilancio a 25,2 milioni nel caso di ammortamento decrescente con il primo anno al 40%: a quanto può essere venduto un 31enne reduce da una stagione fallimentare, compresa nazionale, e in uscita da una società che ha bisogno di vendere?

Il paradosso della vicenda è che magari fra 8 mesi i tifosi milanisti dovranno ringraziare quell’uomo che hanno cacciato a pedate e che ha fatto l’ultima campagna acquisti di calciatori vendibili con prospettive di plusvalenza: Romagnoli, Bonaventura, Suso etc… per arrivare a Donnarumma.

Conclusioni

Come avete potuto capire, la situazione del Milan è davvero appesa a un filo, dove in gioco non c’è né la vita né la permanenza in Serie A del club, cose che non ho problemi a ritenere addirittura scontate, anche a costo di una squadra che azzera quasi tutto e decide di riparitre con più calma.

Ecco perché abbiamo sempre parlato dell’operazione, di tutta l’operazione, come ad un grande “all in”: perché tutta l’operazione che vede coinvolto Mr. Li si sostiene su una linea sottilissima che passa inevitabilmente da tre punti: i risultati sportivi, la credibilità di Mr. Li, la fiducia della Uefa.

E, sinceramente, nessuno dei tre fronti lascia spazio a ottimismi di varia natura.

En passant

Ah, dimenticavo, en passant. Per Suning c’è stato un momento di imbarazzo quando, sulla tv statale CCTV news 1+1 un ricercatore, tale Yin Zhongli, si è espresso in maniera negativa nei confronti di certe operazioni all’estero. In due momenti distinti, pur ravvicinati, del servizio ha espresso due concetti.

 

1) Questo famoso club (l’Inter, ndr) ha chiuso gli ultimi cinque anni, con perdite totali pari a 275,9 milioni di euro. A quale scopo una società cinese ha deciso di acquistarlo?

2) Molte aziende sono già fortemente indebitate in Cina, e tuttavia spendono in modo importante ricorrendo a prestiti bancari all’estero… Io credo che molte operazioni di acquisizioni fuori dai confini cinesi abbiano poche possibili di generare cassa e non mi sento di escludere l’ipotesi di riciclaggio di denaro…

Ebbene, se cercate “Suning riciclaggio” su google trovate tantissime referenze, come per esempio questa:

Vedete però nella prima? È fatto il nome di Yin Zhongli, solo che non è nell’articolo ma nel commento di un utente. Zhongli ha rettificato quel pensiero dopo avere scatenato la tempesta, dicendo: “stavo commentando il fenomeno degli investimenti cinesi all’estero, mi riferivo al fenomeno generico e a nessuna azienda in particolare, riferirlo a Suning significa esulare quanto ho detto dal contesto e speculare su quanto ho sostenuto. E in caso adirò alle vie legali.”

Fate una ricerca su internet e guardate quanti articoli di giornali e tv di primo livello trovere in rete…

Esthia immobiliare

  • darthmanfro

    Non sarà che hanno ipervalutato il milan, speso un sacco di soldi per i giocatori (alcuni poi sono buoni, dategli tempo) per poterlo poi far “fallire” e comperarlo a 4 soldi?
    In pratica il prestanome Li è quello che assorbe le perdite, e tra un ano ci ritroviamo qualcuno che compera il milan con i giocatori attuali a pochi (relativamente) soldi senza dover pagare nemmeno gli ammortamenti dei giocatori (tutti a bilancio 2017/1018)?
    Spero che
    1 – non succeda
    2- la UEFA si senta vagamente presa per il culo e corra ai ripari in anticipo.

    • Alberto Di Vita

      Se fosse così, chiunque abbia orchestrato la vicenda perderebbe più o meno mezzo miliardo…

      Non si può mettere tutto su un bilancio l’ammortamento di un calciatore

      • Viktor85 (WaitingForGodot)

        …chi ha orchestrato è quello che se lo riprenderà…. l’alternativa è pensare che ci siano degli idioti totali in giro. che hanno buttato nel water (tanti) soldi che neanche avevano…. #iononcrete

      • darthmanfro

        Intendo: mediaset ha venduto a 700 milioni, poi la ricompera a 300 con il parco giocatori attuale pagato ed ammortizzato.
        I soldi ce li perde Li che pero’ è solo un prestanome.
        In pratica diventa insolvente, va in fallimento ed i creditori si attaccano.
        Ma la mia è una chiacchiera da bar, sarebbe troppo semplice farlo ed anche un allocco se ne accorgerebbe, è solo per parlare male del milan ogni tanto.
        juve merda per parcondicio

        • Amstaf

          La teoria di Travaglio, c’è sempre berlusconi, riciclaggio… Potrebbe essere.

          • docFreeza

            è una teoria che è balzata in testa a molti…

      • Roberto Di Giuseppe

        esatto.

  • Viktor85 (WaitingForGodot)

    …in Italia si sono bevuti anche la favola di Mr bee…#maqualegiornalismo

  • Duca Conte Balabam

    Tutto molto vero, preciso ed esaustivo. Ma io mi metterò le mani sulle orecchie e ripetendo “lalalala” continuerò a sognare di vedere i cugini smembrati e cancellati dalla mappa del calcio.

    • Alberto Di Vita

      è l’unica cosa che non succederà, credimi.
      Il massimo che ti puoi augurare è di vederli agonizzare senza un progetto, senza idee, senza soldi…

      • Viktor85 (WaitingForGodot)

        …tipo come nei primi anni ottanta…ma poi arrivarono tanti soldi…troppi per la concorrenza….

  • willerneroblu

    Intanto il mergellina della panchina ci nomina sempre….Comunque io non credo a nulla anzi credo che se rimarranno lontani dalla Champions nel girone di ritorno regaleranno punti alle nostre dirette concorrenti come nei Milan Juve degli anni 2000!!Poi sono stati già fregati una volta con Calciopoli per cui non credo rinunceranno a milioni di tifosi ….

  • Alessandro A.

    Bellissimo l’articolo. Però siamo seri: già l’intera compravendita (che vedeva coinvolto un gentiluomo al di sopra di ogni sospetto come Berlusconi) fu coperta dai media con due-tre paia di guanti bianchi. Se Moratti avesse venduto l’Inter allo stesso modo, a noi interisti la Gazzetta avrebbe fatto terrorismo psicologico per anni (e comunque ci hanno provato anche con Tohir).
    Di cosa ci meravigliamo? Al di là del calcio, in questa vicenda c’è (ancora…) di mezzo un uomo di 80 anni che possiede mezza Italia, molti media e un partito politico. Vi ricordate come veniva premiato il “giornalismo d’inchiesta” nell’Italia berlusconiana? A mio parere è servito da lezione a tutta la categoria, anche quella dei giornalisti sportivi.

    • Amstaf

      Non che ci fosse particolare bisogno di minacciare il “giornalismo d’inchiesta” da parte di berlusconi, tanto meno quello sportivo. Diciamo che quel poco, assolutamente marginale, che ancora esisteva venne ulteriormente indebolito. Ma anche dopo berlusconi nulla è cambiato, ora che torna di certo può solo peggiorare…

  • Me

    Ma dico io, come vi permettete di mettere in dubbio la solidità finanziaria di una delle società calcistiche più importanti del globo, non vi vergognate di dare visibilità ad una tale mole di calunnie, chiaramente notizie false montate ad arte per danneggiare la credibilità del calcio italiano? D’altronde anche il nostro ex esimio presidente Tavecchio, costretto a dimettersi dai poteri forti, si era ben espresso sul ritorno ad alto livello delle milanesi, indispensabili fiori all’occhiello di cotanta magnificenza pallonara, fossi in voi cambierei mestiere e mi dedicherei alla vendita di street food a base di frattaglie.

    • MATRIX61

      Cribbio!

    • Frydge

      COMUNISTI!

  • Christian

    Bella la premessa sul giornalismo d’inchiesta, io sono più tranciante però: è tutto il giornalismo che è ridotto al lumicino, basta vedere i titoli su certi giornali… E’ una rincorsa alla cosiddetta pancia della gente, quello sportivo poi è più chiacchiericcio da bar, tranne qualche rara eccezione.
    Prova ne sia che per vedere analisi tattiche dettagliate delle partite occorre andare in internet (questo sito per primo eh).
    Sulla situazione del Milan sono il primo che non si augura una sua sparizione, al di là del tifo sarebbe una grossa perdita e non accadrà mai. Però, al netto delle mirabilie giornalistiche su come far apparire certe notizie sponda nerazzurra e sparire altre sponda sbagliata del calcio a Milano, mi chiedo come potessero certi interisti nei mesi scorsi essere invidiosi dei nuovi proprietari e del nuovo management dei rossoneri. Se non altro perché quel Fassone lo avevamo avuto noi, con risultati nefasti. D’altronde un manager che afferma che i costi dei calciatori li spesa tutti nell’unico esercizio o ha esagerato col vino la sera prima o non sa cosa vuol dire fare un bilancio. Che provi a farsi approvare un bilancio del genere dalla società di revisione e poi vediamo.
    Sulla proprietà direi che la differenza anche con il solo Thohir è notevole: lì almeno c’era un soggetto con le sue (limitate) disponibilità e con conoscenza degli affari. Infatti il piano presentato all’Uefa a suo tempo conteneva scenari non miracolistici (+150% di fatturato in 5 anni come preventivato da Fassone sa più di evento sovrannaturale che di altro), tanto che se non ricordo male si parlava di ricavi da UEFA in funzione di qualificazione all’EL e non alla CL.

  • Pier

    Un dettaglio importante: in occasione del derby Zangh senior si è rifiutato di incontrare e salutare Yonghong Li allo stadio.

  • Zerco

    Complimenti per il reportage. Ma non glorifichiamo il giornalismo degli altri: quante inchieste ha fatto il Guardian sul riciclaggio dei proventi criminali di tutto il mondo nella City di Londra? Quante inchieste ha fatto il New York Times sul commercio di oppio afghano in tutto il mondo da parte della CIA? Il fatto è che il giornalismo in Italia non esiste: le notizie grosse sono semplicemente tradotte dai grandi media angloamericani. E questo per il giornalismo “serio”, figuriamoci per il calcio, in un paese dove Cesare Pompilio è iscritto all’ordine dei giornalisti e ha la casa pagata dall’INPGI.

    • maigobbo

      Cesare Pompilio giornalista? Cazzo allora io posso davvero diventare astronauta!

  • Gio-Bonimba ’61

    Finalmente un articolo meticoloso e chiaro sul problema: grazie Alberto! A dire il vero qualche timido approfondimento ogni tanto è emerso su SOLE24ORE e Calcio&Finanza, da te citati, ma trattandosi di argomentazioni prettamente economico-contabili finivano per annoiarmi….Guarda caso, proprio oggi esce questo su businessinsider: https://it.businessinsider.com/il-milan-in-mano-a-uno-sconosciuto-grazie-al-silenzio-degli-advisor/. Restano dubbi sul rientro dei milioni di euro dalle Isole Vergini e sul reale ruolo occulto di operazioni di questo tipo da parte del dominus Berlusca. A proposito poi dell’augurarsi un Milan che non scompare, dico solo questo ai miei amici online interisti: ogni volta che è prevalso in me il senso dello sportivo e del “mi dispiace” in cambio abbiamo ricevuto non comprensione e consolazione dai tifosi avversari, ma odio. e falsità. Mi spiego: già alla seconda retrocessione, sul campo, dei rossoneri provavo vera tristezza a vederli riretrocedere, nell’ultima loro partita speravo in un golletto che li salvasse, tanto non erano più competitivi. Ed anche durante e dopo i gloriosi giorni di calciopoli, con coloro che tifano per la squadra senza colori ormai scomparsi da bar e discussioni, non mi sembrava vero, non ho festeggiato come si doveva, ed ho avuto comprensione pure per la loro retrocessione, non immaginando mai cotanta sfrontatezza e revisionismo da piovra a primeggiare su tutto di lì a poco…..A proposito di piovra, e chiudo: Alberto è possibile un approfondimento sulle quote RCS Mediagroup, di cui era primo azionista EXOR-Fiat, passate miracolosamente a Cairo, e sul controllo dell’editoria italiana (Stampa, Tuttosport, Corsera, Corsport-Stadio, ecc) e reti televisive, e sulle sponsorizzazioni in mano a tale azionista? Urgono aggiornamenti ed elencazione dettagliata, in quanto su internet si trova di tutto ma roba anche non recente. Grazie ancora.

    • MATRIX61

      D’ accordissimo sul capire meglio tutta la faccenda stampa -tv, caro ADV serve articolo esplicativo.

    • mordecai

      Io invece che vederli falliti, preferirei vederli agonizzanti, sconfitti, prigionieri dI un limbo di tristezza e sconforto, non il fallimento, ma il tormento; sarebbe divertente vederli sconsolati ogni dì.

  • antaless73

    Oggi in un articolo di BI (https://it.businessinsider.com/il-milan-in-mano-a-uno-sconosciuto-grazie-al-silenzio-degli-advisor/) si ipotizza che sia stato messo in conto già dall’inizio che il Milan finisse in mano di Elliot, la quale lo rivenderebbe a un prezzo “poco” superiore al prestito concesso a Li e che probabilmente già c’è il compratore…

  • Felice Nicola

    déjà-vu Aubameyang ..

    lunga vita a Moratti e Thohir

  • Ambrogio Beretta

    Concordo su tutti i fatti riferiti e sulle valutazioni relative.
    Mi pare che tutta l’operazione qui descritta non stia in piedi senza i fondi occulti di berlusconi e mi chiedo, senza retorica: la magistratura italiana, la stessa che si è attaccata a Rubi e alle cene eleganti per arrivare a colpire il cavaliere, perché sta zitta e finge di non vedere? Perché non approfitta di una situazione così clamorosamente evidente? Che tipo di coperture reali ed effettive può mettere in campo berlusconi per realizzare una sporcaccionata di queste dimensioni alla luce del sole?
    Siamo passati dalla persecuzione giudiziaria alla magistratura cieco-sordo-muta?

  • maigobbo

    Sinceramente non provo verso i giornalisti italiani sportivi e non, alcun astio, giuro. Per loro provo infinita pietà, perchè quando si levano le loro giacche e cravatte e nell’intimo della loro casa si guardano allo specchio, questo gli rimanda l’immagine di quello che sono realmente: omuncoli, burattini che il Mangafuoco di turno muove come meglio crede; convivono e conviveranno per tutta la vita con la loro pochezza e da vecchi scopriranno di aver barattato la libertà, la dignità e l’onore con una vita moderatamente agiata con le briciole che il loro padrone lasciava cadere dal tavolo dei ricchi e che loro, poveri esseri scodinzolanti, raccoglievano con gratitudine.
    Poi spero, per i miei amici milanisti (ebbene si: ho amici che tifano per la terza squadra di milano) che la loro squadra riesca a tirarsi fuori da questo pasticcio, ma la vedo dura assai…Magari capitasse alla squadra dell’onorata famiglia (ecco: amici di siffatta stirpe, ringraziando Iddio, non ne ho).

  • Gourcuff87

    Che articolo!
    Ad ogni modo non entro nel merito della questione,è palese che il Milan non fallirà. Dalla Lazio in su non si fallisce.

    Vorrei puntare i riflettori sulla vicenda stadio. Quel circo ha già preso per i fondelli fondazione fiera,Inter,Comune di Milano con la pagliacciata dello stadio al Portello con clamoroso dietrofront.
    Quello fu di fatto la pietra tombale della proprietà Thohir che oltre al non-decollo dei risultati sportivi (il non-accesso alla Champions League) si vide tolto una possibile e lucrativa speculazione immobiliare (diretta o indiretta) e pertanto decise di ritirarsi in fretta.

    Ora,due anni dopo questa pagliacciata abbiamo l’Inter e sopratutto il comune di Milano che è costretto nuovamente a traccheggiare e prender tempo (questa volta rifiutando più volte i progetti di un’azienda seria come Suning) perchè una banda di pagliacci e/o speculatori e/o truffatori non è attualmente in grado di prendere una decisione sullo stadio (o più che una decisione,non è in grado di tirar fuori un centesimo perchè nel guano fino al collo).
    Da interista,ma sopratutto da cittadino di Milano,sono disgustato. Non si può rifiutare delle proposte da chi ha la possibilità e la credibilità per riqualificarti un’intero quartiere,migliorando stadio e area trotto,per aspettare le decisioni di questi qui,gente che non trova qualche decina di milioni per migliorare delle strutture sul territorio,ma ne ha trovati 250 per fare una speculazione sportiva in stile All-in più (sempre sia vero) 600-700 milioni per acquisto club usando leve finanziarie allucinanti.

    Il comune di Milano sta trattando la faccenda in maniera indegna.

    • maigobbo

      Milano non è torino e sopratutto Suning non è la mafi… cioè volevo dire non è la famiglia agnelli e quindi, non solo a noi il terreno non lo regalano, ma ostacolano in tutti i modi il progetto per non perdere i canoni di affitto di inter e milan.

  • BlackSail33

    Penso che tutta la faccenda sia losca. Di chiaro non c’è nulla. Già il fatto che abbia pagato il bilan il doppio dell’Inter è ridicolo. Allora è un coglione, ma di coglioni cinesi finanzieri non mi sembra ce ne siano tanti. Qui c’è stato un rientro di fondi neri di mister B. Il resto a prestito è il prezzo del bilan. Prestito al 11%. Non esiste nulla sul mercato con questo tasso d’interesse, a parte le obbligazioni del Togo. Piano di rientro in 4 anni introiti di 500 milioni, nemmeno il Bayern. Vedreno la serietà dell’uefa che a noi ci scassa ogni minuto con il fpf. Come scritto non permetteranno che spariscano, qualsiasi cosa succeda. Vedremo gli sviluppi.