Inter-Chievo 5-0: le pagelle della prima in classifica

Come suona bene.

“Prima in classifica”. E stavolta non ci saranno altri match degli avversari a togliere ai tifosi interisti il piacere di ritrovarsi lassù, in cima, in solitaria, e con la straordinaria sensazione… no, scusate, è più che una sensazione… con la straordinaria certezza che si è lì perché in fondo l’Inter lo ha meritato, o almeno non è lì per caso, per incidente.

E lo dicono i numeri, non solo le impressioni.

Ha battuto la Roma, ha battuto il Milan, ha fermato il Napoli forse nel suo momento migliore e ad oggi ha un percorso netto, immacolato, senza sconfitte, che in Italia non ha nessun altro. In Europa, prendendo soltanto i campionati di maggiore importanza, fa parte di un esclusivo gruppo di 5 squadre:

E visto che le altre squadre avevano quasi tutte accumulato qualche goleada che “falsava” l’osservazione del numero di gol fatti, i 5 contro il Chievo sistemano anche questa e raccontano di un’Inter che ha realizzato 33 gol, il Napoli 35, la Juventus 41, la Roma 27 (una partita in meno) e la Lazio 33 (due partite in meno, gioca stasera contro la Sampdoria). Insomma, dopo avere dato un colpo al cerchio dei gol subiti (Inter miglior difesa con Napoli e Roma a 10 gol subiti, Roma sempre una partita in meno), dà anche un colpo alla botte di quelli realizzati, mischiandosi numericamente al gruppo di testa che ha staccato tutto il resto.

La somma del cerchio e della botte ci dice 11 gol in più fatti rispetto all’anno scorso, 11 gol subiti in meno.

esthia immmobiliareQuella col Chievo è stata una partita di grande intelligenza tattica, che ha saputo alternare momenti di furore a momenti di riflessione, dominio a controllo, rischiando un paio di volte ma senza eccessivi patemi. Comportandosi, quindi, non da grande squadra, che potrebbe essere fuorviante… no, si è comportata da squadra matura, consapevole di sé stessa e della sua forza, che ha saputo digerire senza problemi i 3 cambi.

A proposito: i 270 minuti dei tre “non titolari” in campo (mi perdonerà Spalletti per la definizione, visto che per lui sono #TuttiTitolari) vanno anche a mischiare le carte delle statistiche sui minuti giocati, degli intoccabili, degli 11 sempre gli stessi etc… In un contesto di partite ancora così ristretto, due/tre cambi possono davvero incidere molto: ne riparliamo in settimana.

L’Inter vince, doma e domina il Chievo (nonostante il pensiero convinto e gufante di Caressa…), dicevamo, dando sensazione di consapevolezza e organizzazione, ma soprattutto di fiducia l’uno nell’altro: i meriti di Spalletti crescono ogni giorno di più e già sabato prossimo alle 20:45 avremo la possibilità di un altro esame per valutare la qualità e la quantità degli interventi di Luciano e anche la reale consistenza dell’Inter a livelli superiori.

Ma sulla partita contro il Chievo dedicheremo, come sempre, un approfondimento a parte. Facciamo, sommessamente, notare che l’Inter riaggancia la vetta della classifica in solitaria proprio nel giorno in cui il Milan e Gattuso entrano nella storia del calcio italiano, sprofondando a -18 dall’Inter, regalando il primo punto in Serie A al Benevento, raggiunto tra l’altro con un gol del portiere a tempo quasi scaduto, di testa, a eguagliare in Serie A i solitari Rampulla, Taibi e… Toldo. Checché se ne dica in giro, quel gol alla Juventus per gli interisti è di Toldone. Vuoi mettere? C’è chi tarocca un intero palmares e c’è chi tarocca soltanto, per affetto, un tabellino.

Le Pagelle

HANDANOVIC 6,5: “che bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole” avremmo potuto scrivere se non fosse per Meggiorini, ex Inter, che ha voglia di tenerlo quantomeno impegnato.

D’AMBROSIO 6,5: senza sbavature, qualche sovrapposizione e tanta attenzione. Dal suo lato c’è un Candreva straripante e questo gli facilita il lavoro. È comunque entrato nella top 5 dei “tacklers” di successo del campionato.

RANOCCHIA 7:  non giocava titolare in Serie A dal 2 dicembre 2016, in Napoli-Inter, e questo la dice lunga sulla tensione che poteva essere nella testa di Andrea, osservato speciale. San Siro lo ha aiutato, applaudendolo e sostenendolo. Lui sbaglia soltanto una volta, perdendosi Birsa dentro l’area ma recuperando un attimo dopo frapponendosi a terra tra Birsa stesso e Handanovic.

Poi dietro si muove con sicurezza, gioca semplice, non sbaglia quasi nulla e rischia il gol almeno 3 volte, due in maniera clamorosa. Lo avrebbe meritato.

SKRINIAR 7,5: sul centro-sinistra deve prendere un po’ di confidenza prima di acquisire quella sicurezza mostrata di solito nell’altra metà della difesa centrale. Dopo i primi minuti diventa invalicabile, puntuale, preciso, anche perché il Chievo non ha mai tempo per riorganizzarsi e ripartire. Sul suo gol, non solo l’assist splendido di Candreva ma anche il suo intervento a rubare palla e far ripartire l’azione.

È talmente preciso da sbagliare un solo pallone: 98,4% di precisione nei passaggi. Non è ai livelli di Musacchio, ok, ma ci accontentiamo. Giuro.

SANTON 7: agevolato un po’ dallo spostamento di Skriniar e dal fatto che dal suo lato al massimo gli capita un attaccante, Santon fa una partita di grande sostanza, aiuta Perisic con molta continuità… e, apro una parentesi, ho impressione che questi due insieme funzionino già bene e che l’intesa stia crescendo di giorno in giorno. Sul primo gol del croato c’è il suo zampino, e rischia di far gol con una bella azione personale. Ritrovato, riscoperto, riapprezzato.

BORJA VALERO 7,5: 100% dei passaggi riusciti fino al 59esimo, quando azzarda un esterno al limite dell’area… avversaria. È lui che cuce il gioco, è lui che detta i tempi, accelerando e rallentando in base alle necessità: 102 passaggi con oltre il 98% di riuscita, sono numeri da fantascienza pura, anche perché ci sono anche diversi lanci lunghi, diverse aperture d’esterno, tanti filtranti a cercare i compagni tra le linee e ben cinque… no, ripeto, CINQUE “key passes” in una partita in cui ha ridotto il raggio d’azione. Ha anche rischiato di fare un grandissimo gol al volo, di collo esterno.

L’Inter il suo vero regista ce l’ha e si chiama Borja Valero. Quando lui gioca 15 metri dietro è tutta un’altra Inter.

JOAO MARIO 6+: mezzo voto in meno perché sbaglia un gol praticamente fatto. Non stava neanche giocando male, anzi, nel primo tempo era stato anche piuttosto buono: nella gestione della palla è risultato utilissimo perché è della stessa pasta di Vecino e Borja Valero: il suo ruolino di marcia racconta di 92,2% di passaggi riusciti. Gioca semplice, offre soluzioni ai compagni, ma quando si tratta di arrivare a ridosso dell’area diventa improvvisamente molle e sconclusionato. E dire che recupera anche diversi palloni, risultando il secondo in questa statistica (5) dopo Skriniar (7).

A dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che non è un giocatore da utilizzare troppo avanti: deve stare nel mezzo dell’azione e smistare gioco, anche perché ha davvero facilità di corsa anche senza palla (il secondo “runner” in partita, 12,3 km). Chiaro che oggi il Chievo gli abbia reso la vita più facile, però i segnali sembrano chiari e la sua pretesa di giocare in un ruolo diverso sembra fuori luogo.

BROZOVIC 7: a un certo punto del primo tempo incespica in area avversaria, poi sparacchia due tiri ciondolando. E io sbuffo. Mi fermo, penso che sia soltanto il classico momento di insofferenza dovuto all’immagine nitida del croato-pascolante e do un’occhiata al magico foglietto che metto davanti a me durante le partite, dove segno cose positive e negative di ogni singolo giocatore: fino a un certo punto Brozovic non aveva azzeccato neanche una, o quasi, scelta importante avendo difficoltà di emergere nella posizione da trequartista.

Mi era piaciuto, invece, e direi anche tanto, nella gestione della palla (gioco ravvicinato, preciso, pulito, senza esagerare, offrendo supporto ai compagni), nell’abnegazione del pressing e, soprattutto, nell’applicazione di uno schema semplice ma efficace: dato che il Chievo aveva predisposto un meccanismo a destra per limitare Perisic, Brozovic si è spesso spostato a sinistra, “tirando via” l’interno avversario deputato al raddoppio. Bravo lui e bravo Spalletti.

Dopo 25 minuti, però, la sua partita cambia e cresce, comincia a prendere fiducia finché al 38esimo non inventa un corridoio per Icardi che segna il suo gol. Da quel momento in poi sembra si sia tolto di dosso uno spettro e ha cominciato a provare cose importanti una dietro l’altra, come il lancio a Candreva sul gol di Skriniar: una palla forte, decisa, di grande fiducia in sé stesso e nel compagno.  Ha anche rischiato un gran gol, scheggiando la traversa, ma arriva ben 8 volte alla conclusione (2 in porta, 3 fuori, un paio stoppate dagli avversari): un’eternità.

Oltre a essere lui il più illuminato ispiratore dell’ultimo passaggio, alla fine risulta anche il calciatore che ha corso più di tutti: nuovamente sforato il muro dei 13 km. Questione di testa? Di fiducia? Di intensità? Chissà, è un mistero che forse ci porteremo appresso per tutta la vita.

CANDREVA 8: devastante, semplicemente devastante. Che è in forma si vede dalla facilità di palleggio, addirittura qualche doppio passo, cambi di direzione, scatti e una corsa continua in avanti e indietro: quando non ha la palla è un lavoro a fisarmonica tra il suo habitat sull’esterno e il centro. Quando Gobbi attaccava, si allargava per consentire a D’Ambrosio di stringere di più, vista la presenza di due attaccanti; se Gobbi restava, Candreva si accentrava come una vera e propria mezz’ala.

Ha provato più volte il gol, che avrebbe meritato, e fornito una prestazione di livello eccezionale, devastando tutto ciò che gli è capitato tra i piedi. Nel primo tempo si è permesso persino di palleggiare tre/quattro volte prima di fare un sombrero a Birsa al limite del proprio calcio d’angolo: sintomo che sta bene fisicamente e di testa.

Per la Lega Serie A è il secondo assistman del campionato: nella classifica degli assist potenziali è secondo dietro Insigne, in quella degli assist vincenti è dietro Immobile e Perisic. Il problema è che a noi risultano 7 assist decisivi e anche Opta ci dà ragione:

In Serie A nessuno ha creato più occasioni da rete di Antonio, tra assist vincenti, assist non realizzati dai compagni, passaggi che hanno portato a una occasione da rete: 47 in totale, uno ogni 25,5 minuti.

Niente male per uno che in tanti avrebbero ceduto alla prima occasione utile…

PERISIC 9: non si può dare di meno, almeno questo è quello che usano fare i giornali con i realizzatori di triplette. Crossa, attacca, corre, recupera, difende e almeno tre volte si fa il campo in diagonale per recuperare la posizione di Candreva che non riusciva a rientrare: nella settimana in cui lo abbiamo celebrato su queste pagine, lui sfodera una prestazione da fuoriclasse, completa, con tre gol e tantissima carne sul fuoco.

Ogni volta che prende palla dà l’impressione che da lì possa partire qualcosa di decisivo e determinante. E, rispetto al solito, insiste e accelera solo quando davvero può diventare importante, altrimenti fa circolare pure lui la palla: una delle poche volte che arriva all’80% circa, solitamente è uno di quelli che rischia di più.

Gigantesco.

E siccome non dimentichiamo mai, ricordiamo insieme:

ICARDI 7: il gol è il coronamento di tanto tanto lavoro sporco, ma proprio tanto. Sportellate a go-go, aiuto ai compagni, appoggi e una quantità di cose intangibili da far stropicciare gli occhi. Forse si lamenta un po’ troppo ma, visto l’effetto che fa sui compagni, non pensiamo sia il caso di rimproverarglielo.

 

EDER DALBERT E KARAMOH 6: di stima e di fiducia, ciascuno con la sua dose ci cose fatte bene.

SPALLETTI 8: imposta la partita con una serie di accorgimenti che risultano letali per il Chievo: accentra Candreva in fase di non possesso se non sale Gobbi e in attacco fornisce molto supporto a Perisic, smontando lo schema del Chievo per bloccarlo… ipotizzato dai movimenti, ma mai riuscito. Sia Joao Mario che Brozovic, infatti, si allargano spesso, senza mai togliere spazio al compagno, per consentire a Perisic ampia libertà nell’uno contro uno, ma anche per permettergli di accentrarsi ogni volta che può.

Ha ritrovato Santon, una piacevolissima e utile riscoperta; sta ricalibrando Brozovic; oggi Joao Mario è sembrato più nel vivo del progetto; Ranocchia da titolare non ha sbagliato quasi nulla. Poco ci manca e molti tifosi si metteranno in testa di creare la setta degli spallettiani.

L’Inter annienta il Chievo, sia per demerito del Chievo che per meriti propri: 39 tiri per Opta (30 per la Lega Serie A che non conta quelli stoppati/deviati), il baricentro (oltre 61 metri!!!) talmente alto da sembrare un campo a parti invertite, tanto possesso palla (quasi 59 minuti di gioco effettivo, 61% per l’Inter) e tante piccole e grandi soluzioni di intelligenza e pragmatismo. Soprattutto ha applicato una di quelle caratteristiche che nella nostra analisi pre-partita avevamo sottolineato: palla da far circolare rapidamente e non darà mai la possibilità al Chievo di organizzare il pressing. Alla fine i clivensi non hanno avuto chance neanche di fare fallo sul portatore, soltanto 4 falli commessi. Resa totale.

Un’Inter rinata, con schemi talvolta semplici ma funzionali, talaltra più complessi e portati con grande fiducia e efficacia. Ha l’Inter da quattro mesi, spicciolo più spicciolo meno, e sembra che giochi da chissà quanto tempo con questo allenatore. Un capolavoro vero.

Esthia immobiliare

BRIGNOLI 10

Uno di noi. Deviazione che ci concediamo perché… perché è storia.

Tabellino

INTER-CHIEVO 5-0 
MARCATORI: 23′ pt Perisic, 39′ pt Icardi; 12’st e 47′ st Perisic, 15′ st Skriniar.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio (31′ st Dalbert), Skriniar, Ranocchia, Santon; Joao Mario, Borja Valero; Candreva (38′ st Karamoh), Brozovic, Perisic; Icardi (29′ st Eder). (Padelli, Berni, Cancelo, Vecino, Nagatomo, Pinamonti). All. Spalletti.
CHIEVO ( 4-3-1-2) Chievo: Sorrentino; Cacciatore, Dainelli, Gamberini, Gobbi (42′ st Jaroszynski); Depaoli, Rigoni (18′ st Tomovic), Bastien; Birsa; Meggiorini (23′ st Garritano), Inglese. (Seculin, Confente, Stepinski, Gaudino, Leris, Cesar, Bani, Pucciarelli, Pellissier). All. Maran.
ARBITRO: Calvarese di Teramo.
SANZIONI: ammonito Ranocchia (I).
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