#InterChievo 5-0: la nuova dimensione dell’Inter

Sono stati necessari gli ultimi minuti ma, alla fine, la Lazio ha battuto la Sampdoria e ha tenuto corta la classifica là in alto, guadagnandosi gli applausi di giornata: tolta la sfida tra Juventus e Napoli, questa tra blucerchiati e biancocelesti era certamente la partita di maggiore spessore.

Insomma, si concretizza, se ce ne fosse ulteriore bisogno, il #SenzaTregua lanciato da Spalletti.

Per comprendere a fondo le implicazioni dei numeri che vediamo sopra, proviamo a riportare il punteggio su 38 giornate, benché questo risulti un esercizio lontano dalle reali possibilità.

Inter 99 punti
Napoli 96
Juventus 94 punti
Roma 93 punti
Lazio 87 punti
Sampdoria 71 punti

esthia immmobiliareComprensibile, insomma, l’affermazione che in questo campionato ci sia qualcosa di fantascientifico, inimmaginabile e inimmaginato fino a oggi. Nonostante i due match in meno tra Roma e Lazio, le prime 5 posizioni sono comprese in 7 punti, con la possibilità che la classifica si accorci ancora sabato prossimo, anche se tutti gli interisti si augurano l’esatto opposto.

Per questo le partite che possono diventare complicate per tante ragioni si devono vincere, di riffa o di raffa, così come fatto ieri dalla Lazio contro la Sampdoria.

Cosa ci restituisce il Chievo

Cosa abbiamo imparato dalla partita contro il Chievo?

Probabilmente la cosa più importante ce la restituiscono Santon e Ranocchia. Ovvero che, in un contesto funzionante e organizzato, agevolato da idee più chiare in società e in panchina, facilitato dalle vittorie (perché vincere, ricordate?, aiuta a vincere e stare sereni), tutti possono dare il loro contributo positivo, risultando anche migliori di quello che si pensasse.

Va detto, per essere il più onesti possibile, che sarebbe ingiusto gravare le prossime esperienze di Santon e Ranocchia di aspettative esagerate e soprattutto pensare che, di colpo, tutti i fantasmi delle stagioni siano stati scacciati e dimenticati; così come sarebbe, ed è, ingiusto pensarli titolari indiscutibili, visto che ieri ho letto da più parti che adesso Ranocchia può persino competere con Miranda per la maglia da titolare.

Sono, in effetti, situazioni diverse che vanno interpretate diversamente. Mentre Santon ha avuto lunghi momenti per essere apprezzato, Ranocchia ha avuto “finestre” più brevi e una storia decisamente più tormentata con l’Inter; per il primo siamo già alla terza partita e ha mostrato di poterci stare pienamente, anche perché ha caratteristiche e peculiarità che in rosa, in quel ruolo, non ci sono: adattabilità ad altri ruoli, capacità di adeguarsi in corso di partita, buona tecnica, capacità di integrazione con il compagno etc…; per il secondo, invece, parliamo di un calciatore che ha di fronte un compagno che, sì, talvolta è impreciso, ma ha anche più esperienza e sembra integrarsi perfettamente con Skriniar.

Non solo: conta molto anche il fattore età. Vero è che i centrali di difesa rendono anche fino ai 35/36 anni, ma Santon ha 26 anni e ha il tempo e il fisico dalla sua parte. Ranocchia decisamente un po’ meno.

La partita contro il Chievo, però, ci restituisce due prospettive positive da questo versante. La prima è che Ranocchia potrà essere ancora utile, benché, ripeto, credo sia necessario non caricarlo troppo di responsabilità… anche perché, ve lo dico sinceramente, l’accoppiata Miranda-Ranocchia preferirei evitarla il più possibile; la seconda è che, anche volendolo vendere a Gennaio, per gli eventuali interessati/acquirenti c’è la conferma che il ragazzo è abile e arruolabile.

Lo stato di forma

Per l’ennesima volta, filotto completo, l’Inter ha corso più dell’avversario, ma stavolta senza neanche un solo minuto d’affanno.

Il più in palla è stato certamente Candreva, che ha mostrato anche una straordinaria “leggerezza” nel passo, nel dribbling, nella corsa, nella convinzione e nella consapevolezza di poter essere determinante. Dopo la partita contro il Genoa, ma ne parleremo approfonditamente in settimana, Candreva ha effettivamente cambiato il suo modo di interpretare il ruolo, c’è stato un maggiore dialogo con i compagni e una sua maggiore disponibilità (non che prima fosse mancata!) ad abbandonare la fascia per lanciarsi nella contesa di mezzo, sia in fase offensiva che difensiva.

C’era stata qualche ombra sulle prestazioni di qualche calciatore nelle ultime partite, non tanto nella quantità della corsa ma nella qualità. Avevamo evidenziato le difficoltà di Perisic nello spunto, qualcosa riguardo anche a Skriniar e D’Ambrosio tra i titolari. Forse non è una delle migliori partite possibili per fare valutazioni sulla brillantezza dei singoli, però il linguaggio del corpo è sempre stato molto chiaro e sin dal primo minuto: l’Inter voleva vincere questa partita, ha aggredito, ha corso tanto e bene.

Le distanze sono sempre state buone, i compagni si sono aiutati molto e in generale l’Inter ha dato indicazioni sul proprio stato di salute: come dice Spalletti, per sabato siamo pronti.

La parte tattica

Premesso che al Chievo mancavano Castro, Hetemaj e Radovanovic, ovvero quello che si può sostanzialmente considerare il centrocampo titolare. Questo ha impedito ai clivensi di trovare soluzioni e automatismi perché, pur non avendo verificato, non credo che abbiano mai schierato Rigoni, Depaoli e Bastien titolari: il vantaggio per l’Inter è stato davvero determinante, al di là dei meriti indiscussi e indiscutibili dei nerazzurri.

Spalletti ha cercato e trovato soluzioni che potessero dare all’Inter quella fiducia nel mezzo che una squadra schierata con il rombo può sottrarre. Schierato inzialmente con il 4-2-3-1, Borja Valero (di cui parliamo a parte) è spesso rimasto molto più centrale rispetto ai compagni di squadra, come dimostra la sua heatmap: nell’osservarla ricordiamo che teoricamente lui era sul centrodestra:

Guardiamo Joao Mario:

La posizione del portoghese ci aiuta a spiegare uno dei passaggi dell’analisi, pur breve, di ieri nelle pagelle: ovvero quel meccanismo tattico di Spalletti che ha permesso a Perisic di essere più libero del solito. Il Chievo evidentemente aveva preparato una delle cosiddette “gabbie”, ma Luciano ha trovato la chiave di volta, chiedendo sostegno a Joao Mario, Santon e Brozovic, portandosi talvolta in massa sulla sinistra, lasciando libero Perisic: libero di accentrarsi, libero di affrontare l’uno contro uno, libero di prendersela anche un filo più comoda.

A darcene l’ulteriore dimostrazione c’è la posizione di Brozovic:

Tutto questo, però, è stato possibile perché dall’altra parte ha giocato uno degli elementi tattici più utili e intelligenti di questa formazione: il tanto vituperato e bistrattato Antonio Candreva. L’esterno nerazzurro è stato protagonista di una partita multidimensionale, capace di travolgere tutto ciò che gli capitava sulla fascia, ma anche di leggere attentamente le situazioni di gioco avversarie, prendendosi cura di Gobbi ad ogni discesa (con D’Ambrosio che accorciava sul centro) oppure accentrandosi nelle altre occasioni, per consentire lo schema offensivo appena descritto e che riguardava Perisic. Questa la heatmap di Candreva:

Al tempo stesso, però, questo ha imposto a Perisic di doversi sobbarcare, di tanto in tanto, delle discese verso la destra dell’Inter, proprio per dare a Candreva modo di rifiatare visto il gran lavoro di cucitura.

Il tutto è stato orchestrato a meraviglia dall’unico regista in pectore della squadra: Borja Valero. Sul nostro sito, un utente gli ha giustamente affidato il “premio Oscar alla regia”, perché con lui in campo e spostato 15 metri dietro la palla si muove in maniera diversa, più rapida, con raziocinio. Ci sono state due/tre occasioni in cui ha “aperto” il gioco sulla sinistra, d’esterno, con una naturalezza e una facilità da far sembrare i compagni dei ragazzini in visita guidata.

Rivedendo la partita ho potuto apprezzare la puntualità dei movimenti e l’intelligenza nello scegliersi sempre la posizione più idonea. Nel farlo ha mostrato evidenziato pochissima fatica, al punto che ho pensato, dopo la visione in diretta, che in realtà avesse corso poco e che avesse scelto di essere più posizionale, sia per necessità di protezione sia per mantenere lucidità.

Mi sbagliavo.

Perché Borja Valero è risultato, come spesso accade, uno di quelli che corre più di tutti, come evidenziato dalla statistica della Lega Serie A:

Va detto che è stato aiutato, e molto, degli altri 4 di metà campo, che gli hanno sempre offerto delle soluzioni, soprattutto Joao Mario e Brozovic, bravi a trovarsi spazi utili a far respirare la manovra: tutti i tentativi di pressing clivensi sono andati in malora ben presto.

È davvero un peccato che Joao Mario non stia trovando continuità nell’impegno e nelle prestazioni, parliamo degli allenamenti visto che Spalletti lo fa giocare poco: perché la differenza con Gagliardini, dal punto di vista tecnico, è sensibile. Mancano centimetri nelle palle alte a metà campo e in area, è chiaro, ma la gestione del possesso palla è stato davvero di ottimo livello e l’interpretazione di Joao Mario molto più moderna, con la continua ricerca della verticalità, rispetto al regista, per cercare il punto cieco dell’avversario diretto del compagno e consentirgli quindi passaggi migliori. La seconda visione della partita ha accresciuto l’apprezzamento per la sua prestazione, anche se non in maniera consistente, rimanendo comunque piuttosto determinante l’errore sotto porta per un gol facile facile.

Questa dei movimenti di Joao Mario è una soluzione che, nel medio termine, potrebbe risultare fondamentale per dare a questa squadra quella dose di imprevedibilità nella costruzione che oggi ogni tanto risulta carente. Con un particolare aggiuntivo non indifferente: Borja Valero dovrebbe stare in mezzo, e l’Inter avrebbe un centrocampo che mette in pratica l’idea di spalletti: “le giocate si devono vedere prima con la testa e poi con gli occhi“.

Conclusioni: una nuova dimensione

Inutile addentrarci nei meandri della partita, dato che gli unici minuti che andrebbero raccontati a dovere sono i primi 23. Avevamo detto che se l’Inter fosse riuscita a sbloccarla entro il 20esimo avrebbe potuto averla facile, anche perché è natura del Chievo quella di “afflosciarsi”. L’Inter l’ha sbloccata al 23esimo e si è risparmiata tanta fatica: il fatto che poi abbia chiuso la partita definitivamente in 3 minuti, ed entro la prima ora, ha reso l’ultima mezz’ora pura accademia utile a valutare anche gli inserimenti di Dalbert e Karamoh, benché test poco probante e poco tempo per valutarli.

Restano tante buone impressioni, anche se su tutte ne spicca una in particolare: questa squadra funziona perchè ha testa, perché ha una logica, e finalmente ha trovato una sua dimensione e una sua regolarità. Si è affermato quello che avevamo evidenziato nelle partite più difficili, ovvero che questa squadra continua a essere sé stessa in ogni momento della partita, non si scompone, rimane fedele all’idea che le ha instillato il suo creatore, colui che l’ha riplasmata dopo una stagione disastrosa.

Perché va bene dare meriti ai calciatori, ma l’artefice dei tanti piccoli e grandi miracoli di questa stagione ha un solo nome e un solo cognome: Luciano Spalletti.

sostieni ilmalpensante.comE per voi è un caso che proprio oggi venga fuori questa storia di De Rossi su Spalletti? Naaaaa.

E adesso una settimana intensa da vivere prima del grande match contro la Juventus. Si può affrontarla con più leggerezza, senza l’ansia del risultato. Se dovesse arrivare, però, si entrerebbe davvero in una inattesa dimensione dell’insondabile, ci si troverebbe come sull’astronave di Star Trek là dove nessun uomo, in questo caso interista, ha mai immaginato di potere essere, dove non varrebbero più le regole e i limiti che ci si era posti fino a qualche tempo fa.

Partita da vivere col giusto stato d’animo: non ci toglierebbe nulla, oppure potrebbe regalarci un nuovo entusiasmante campionato nel quale… meglio non dirlo, non ancora, non oggi.

Esthia immobiliare

 

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