Le gemme di Spalletti: Antonio Candreva

Eccoci arrivati.

L’abbiamo promesso per qualche settimana e, finalmente, arriva l’approfondimento su uno dei giocatori in assoluto più discussi dell’Inter, probabilmente dell’intero campionato italiano.

Dopo avere analizzato l’evoluzione di Perisic con Luciano Spalletti come allenatore, stavolta tocca a Antonio Candreva.

La prima gemma di Spalletti: Ivan Perisic

La vicenda di Antonio Candreva è piuttosto singolare e abbraccia molti aspetti del campo e del calcio che andrebbero analizzati a dovere in ogni partita, piuttosto che essere lasciati ad un approfondimento una tantum… tra l’altro con l’agevolazione di avere delle buone prestazioni alle spalle, perché altrimenti la reazione del lettore è al 99% di fastidio. Spesso preconcetto, va sottolineato.

Detto che è più complicato di Perisic e che ci serviremo di molti numeri, tutta la “questione Candreva”, se così mi consentite di chiamarla, nasce da un equivoco di base: ovvero cosa è Candreva e cosa ci si deve aspettare da lui. Quando è arrivato all’Inter ne scrivevamo così:

esthia immmobiliarePrima di approfondire cosa potrà portare Candreva all’Inter, guardiamo la sua storia, per molti versi simile a quella di tanti calciatori, bravissimi a fare tutto, eccezionali in nessun ruolo specifico: cosa che fa innamorare molti allenatori, ma che porta quella carriera a dipanarsi tra dubbi, incertezze, incomprensioni, cambi di ruolo, potenziale che rimane tale e non si palesa nella sua naturale realizzazione. I tifosi interisti ne hanno conosciuto uno, forse il più “tuttocampista” di tutti: Dejan Stankovic, giocatore che aveva nei piedi, nella testa, nel sacrificio e nel sudore un pallone d’oro e che invece ha una dimensione troppo ridotta per il suo reale valore.

Antonio è quel tipico calciatore che piace moltissimo agli allenatori ma che incontra una certa freddezza in una parte del pubblico, soprattutto nei momenti di “secca”, se mi permettete la similitudine, in fase offensiva e/o realizzativa.

Perché questa differenza?

Non la finiremmo mai di fare differenze tra calciatori, trovando specie e sottospecie diverse al cambiare degli aspetti e delle caratteristiche osservate. Se, però, ci concentriamo su un solo aspetto, e nel caso specifico quello della corsa/movimento, ci sono tre tipi di calciatori: quelli che si muovono in anticipo leggendo l’azione; quelli che si muovono contestualmente allo svolgersi naturale dell’azione; quelli che si muovono in ritardo rispetto alla stessa.

Per dire, abbiamo avuto in squadra Gary Medel che è stato uno dei più appariscenti “runner” in maglia nerazzurra. La maggior parte del suo apprezzamento era dovuto a due caratteristiche: “eh, però corre, guarda quanto corre!” e poi “serve uno a dare equilibrio, uno che ruba palloni”.

Salvo poi accorgerti che rarissimamente Medel spiccava nelle classifiche dei km percorsi e per recupero palla/intercettazioni non era poi così evoluto neanche nei momenti migliori: per fare un raffronto, uno si aspetta che Vidal, Nainggolan o Strootman stiano davanti al cileno, ma non Biglia, Hetemaj, Rigoni o Parolo, per dirne 4; così come vi stupirebbe sapere che uno dei più efficienti in Italia, da questo punto di vista, è stato Montolivo (quando sano): uno dei migliori “lettori” del pallone quando in possesso dell’avversario.

Nell’Inter ci sono oggi due centrocampisti che danno l’esatta sensazione opposta rispetto a Medel: sembrano correre poco. Nell’ultima partita, per esempio, Borja Valero sembrava avesse tenuto molto la sua posizione per garantire equilibrio: alla fine, invece, ha superato abbondantemente i 12 km (lo fa ormai costantemente).

Questo perché Borja Valero ha una naturale capacità di lettura dell’azione avversaria e il suo compito spesso si esaurisce nell’impedire quell’evoluzione, cosa che magari non viene notata, piuttosto che rincorrere affannosamente con una corsa che poi, invece, vale l’applauso dello stadio.

Candreva non è appariscente, raramente fa corse all’impazzata all’indietro e ancora più raramente è di quelli che strappano l’applauso del pubblico pagante.

Non è un fuoriclasse nel senso comune del termine: non è, cioè, quel calciatore che può risolvere la partita con una giocata. E questo può diventare un problema se a) giochi in una squadra dal relativamente basso quoziente di gol apportato dai centrocampisti b) se la tifoseria si era lasciata incantare d’estate da nomi altisonanti e esotici.

Può, altresì, essere un problema se nella tua carriera hai talvolta (3 stagioni, una di seguito all’altra) superato la doppia cifra in campionato, con 32 gol in 3 campionati, pur avendo “drogato” la statistica con ben 14 rigori.

Candreva, però, dicevamo che è uno di quei calciatori che gli allenatori amano: perché la loro corsa è sempre utile, soprattutto se intelligente e tatticamente preparata, perché aiutano sempre il compagno, perché tu sai che da lui avrai sempre garantita una certa produzione.

Beninteso, non gli manca la cifra tecnica per potere emergere, anzi: tecnicamente è di livello superiore alla media (vedi sombrero di domenica su Birsa dopo tre palleggi in corsa), ma la sua insita qualità è totalmente asservita al suo concetto di essenzialità e di utilità.

Insomma, per apprezzare Antonio devi spesso guardarlo prima che la palla arrivi dal suo lato, o proprio quando la palla è lontanissima.

Chi mi segue da tempo e ha avuto modo di leggere le analisi su ilMalpensante.com ricoderà come sia uno dei miei mantra: guardare spesso le azioni che si svolgono lontane dal pallone. Più facile farlo nella seconda visione, ma per deformazione sono ormai abituato a farlo anche in diretta.

Candreva è un calciatore intelligente, preparato tatticamente, utile, sempre sul pezzo quando si tratta di trovare la posizione, sempre preciso nell’eseguire quelli che pian piano, guardando, si comprende siano i dettami tattici dell’allenatore.

Purtroppo tutto questo non sempre, anzi raramente incontra il favore del grande pubblico.

Come giocava, come gioca: i numeri

A maggior ragione se, costretto a giocare in un determinato modo, la maggior parte delle cose che ti trovi a fare in attacco finiscono sulla schiena dell’avversario, così come è effettivamente accaduto sin troppo spesso nella sua permanenza all’Inter.

Ma qui subentrano due domande di fondo: è successo solo con l’Inter? Era tutta colpa sua?

Per quanto riguarda la seconda domanda, abbiamo provato più volte a rispondere, talvolta anche facendo dei piccoli video. Il gol di Icardi su assist di D’Ambrosio contro l’Atalanta, per esempio, è fatto con un movimento che è stato raro nell’Inter, fino a oggi:

Spesso, con Candreva in possesso di pallone, gli attaccanti si affollavano sul secondo palo (soprattutto Perisic) o scarseggiavano di movimento o quantomeno difettavano nella tempistica del movimento, visto che Icardi spesso rimaneva intruppato tra i centrali difensivi (cosa che abbiamo più volte documentato con video e immagini). Ricordate? Gran parte dei passaggi si “dettano”, non si fanno.

Possiamo dire che è stato un concorso di colpa: di fronte alle mancate sovrapposizioni, al mancato sostegno (i trequartisti nerazzurri hanno tutti una chiara tendenza “sinistrorsa”), al mancato o ritardato movimento degli attaccanti, talvolta alla manchevolezza nelle strategie tattiche, Candreva si è spesso ingobbito su sé stesso, provando la classica soluzione alla “sperindio”, ovvero una di quelle che provi tanto per provare, nella speranza che qualcosa funzioni nel tuo verso giusto o sbagliato per l’avversario. La casistica si è presentata talmente tante volte che, ad un certo punto, Candreva è andato in loop, ignorando la sovrapposizione di D’Ambrosio o scartando situazioni alternative: diventando prevedibile lui e il suo cross.

Lui, però, non nasce esterno: per gran parte della sua carriera fa altre cose. La prima (vera) volta in cui gioca esterno è nell’aprile 2012, giorno in cui segna anche quel gol che, come scritto al suo arrivo, gli ha cambiato la carriera. Guardatelo, perché ci torneremo in qualche modo:

Quando ne abbiamo parlato, ho descritto la vicenda così:

Ma è il 7 aprile 2012 il giorno che gli cambia la vita. Reja lo piazza esterno di destra, ruolo in cui sembrava addirittura forzato e probabilmente non ci credeva neanche lui: ma ha fatto come sempre, ha dato disponibilità e si è messo a correre. Dopo 9 minuti, l’episodio che scatena tutta la liberazione di un calciatore onesto dalle ottime doti che non ne poteva più, umanamente, di viaggi, cambi di maglia, lotte per non retrocedere, serie b, insulti dei tifosi.

Insomma, ancora prima che mettesse piede all’Inter ne descrivevo le caratteristiche di uomo di fatica, di sacrificio, di disponibilità assoluta e talvolta persino cieca nei confronti dei desiderata dell’allenatore, ovvero quella caratteristica che piace tanto ai tecnici, soprattutto se unita a intelligenza e anche buone doti tecniche.

Un Medel della fascia? Un Di Livio in salsa nerazzurra? Macché. I numeri smentiscono clamorosamente ogni operazione al ribasso.

La seconda domanda: è successo solo all’Inter?

Abbiamo analizzato i numeri Opta per le stagioni dal 2012 a oggi, considerando quindi solo quelle di quasi indiscutibile titolarità e in cui ha da esterno per quasi tutto il tempo o quasi. In seguito qualche volta ha giocato a sinistra o più centrale, ma il suo ruolo è rimasto essenzialmente uno.

Per raffrontare il tutto a questa stagione, oltre ai totali ho pensato di facilitare il compito e inserito un’unità di misura raffrontabile con certezza, considerando misure così diverse: ovvero la frequenza di tentativi (che siano passaggi, tiri, cross etc…) per minuto. Per essere più chiari, se tiri 5 volte in 500 minuti hai tirato con una frequenza di 1 tiro ogni 100 minuti.

Quindi, tanto più è frequente il tentativo tanto più è piccolo il numero; viceversa, tanto meno è frequente tanto più grande è il numero.

Anzitutto ho raccolto i dati sulla lunghezza dei passaggi (ci sono anche dei grafici: si può fare “scrollare in basso” il frame che contiene la statistica).

Da questa statistica possiamo evincere che nel corso degli ultimi anni Candreva è stato chiamato in causa, come passaggi, ogni 2 minuti e 20/30 secondi: quest’anno, invece, è decisamente chiamato più in causa, essendo al di sotto dei 2 minuti (1:56). Dovremmo verificare tutta un’altra serie di parametri (possesso palla, occupazione territoriale, numero totale di passaggi dell’Inter, passaggi in avanti etc…) ma diventerebbe complicato, ci fidiamo del numero: Candreva è più partecipe con Spalletti. Al punto da farne chiaro riferimento offensivo, a volte anche solo per “scarico” del pallone in situazioni di difficoltà: prendetene nota quando si tratta di analizzare l’efficacia, perché da questo lato non sempre le azioni nascono interessanti, anzi.

Negli ultimi anni prova più spesso i cosiddetti “passaggi lunghi” (che possono essere anche cambi di campo), sbagliandone 1 ogni ora negli ultimi 3 anni, ma alzando incredibilmente la frequenza di quelli riusciti in questi ultimi mesi, tornando quasi ai livelli delle migliori stagioni nella Lazio. Ovviamente, trattandosi di giocatore più coinvolto, anche la frequenza dei passaggi corti riusciti è migliorata, così come quella dei passaggi corti sbagliati.

Uno dei motivi di questa maggiore influenza nel gioco interista è quell’accentramento che Spalletti gli chiede con maggiore frequenza.

Ma quello che Candreva fa bene, in genere, è quello di creare un pericolo per l’avversario. Anche se a molti non sembra.

È stato criticato per la scarsa capacità di dribbling, ed in effetti Candreva non è ricordato per questa caratteristica.  Il numero, però, non è così scarso come in molti pensano. Se prendiamo, ad esempio, le due ultime stagioni di Di Maria (l’innamoramento estivo di tanti) con più di 2000 minuti giocati (al fine di potere equiparare stagioni similari anche nell’impegno fisico), Di Maria ha tentato un dribbling ogni 22 e 24,5 minuti (la statistica migliore nell’anno del Manchester United: 1645 minuti, 109 dribbling, 1 ogni 15 minuti ma un altissimo tasso di errore): Candreva nella sua migliore stagione, da questo punto di vista, ne ha provato 1 ogni 18,66 minuti. Man mano che l’età è avanzata, Candreva ha diminuito il numero di tentativi, scendendo sotto i 30 minuti ogni tentativo solo quest’anno dopo due stagioni da 1 dribbling ogni 32 minuti e 1 ogni 36,5 minuti.

A differenza di tanti “dribblomani”, però, soltanto per un campionato di Serie A i dribbling riusciti sono stati inferiori a quelli tentati.

Il tentare il dribbling, però, non è per forza di cose un aspetto positivo, anzi: talvolta può significare mancanza di idee, mancanza di schemi adeguati, mancanza di alternative, testardaggine etc… Certo che se ti chiami Lionel Messi è una cosa e va bene tentarli, ma la scelta di Candreva non è così insolita. Cristiano Ronaldo, per dire di uno degli amanti più sfegatati del dribbling, è passato da un top in carriera (considerando solo il campionato) di 1 dribbling tentato ogni 14 minuti a 1 dribbling tentato ogni 40 minuti dell’anno scorso.

Come dire: “Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore“.

Tornando ad Antonio, quello che conta, come dicevamo, è la capacità di creare pericoli, che è una caratteristica che per Candreva è sempre stata presente, sia sotto forma di tiro che sotto forma di assist o di potenziali azioni pericolose generate ma non tramutate in gol (key passes).

Come potete vedere, quest’anno ha creato una quantità strabiliante di passaggi chiave per i compagni: sono ben 47, uno ogni 25,51 minuti (l’anno scorso ne ha prodotti 72 su 38 partite). Per comprendere la portata della statistica è bene raffrontarla con altri calciatori.

Detto che in Italia non c’è un calciatore ai livelli di Candreva per produzione di passaggi chiave, in Europa c’è soltanto Kevin De Bruyne che ha lo stesso numero (47), ma abbiamo imparato che conta anche la frequenza per minuti: De Bruyne è a 1 key pass ogni 27,5 minuti, peggio di Candreva.

In Europa sono pochi i calciatori che hanno una produzione migliore come frequenza e l’unico calciatore con frequenza di key passes con almeno 1.000 minuti giocati è nientemeno che Neymar: 46 in totale, 1 ogni 23,5 minuti. Poi ci sono i calciatori sotto i 1.000 minuti, come Payet che ne sforna 1 ogni 22 minuti circa.

Esthia immobiliare

E poi ci sono i due “genii” del passaggio importante. Uno che credo rimarrà un grande incompiuto, ed è James Rodriguez, che quest’anno sta producendo 1 passaggio chiave ogni 21,5 minuti, ma giocandone solo 553, anche se in carriera non ha numeri così importanti; l’altro è quello che, numeri alla mano, è probabilmente il più illuminato creatore di gioco che si sia visto negli ultimi 20 anni, la croce e la delizia di ogni allenatore che lo ha allenato (soprattutto Mourinho), uno di quelli che anche passeggiando vede calcio là dove il 99,9% degli altri calciatori vede solo barriere e passaggio laterale o indietro: Mesut Ozil, 922 minuti, 43 in totale, 1 ogni 22 minuti circa.

Gli altri da segnalare, ricordandoVi che Candreva è a 1 ogni 25,5 minuti.

  • Fabregas: ogni 32 minuti circa;
  • Sanchez: ogni 28,8 minuti;
  • Viera: ogni 28 minuti;
  • Isco: ogni 40 minuti;
  • Messi: ogni 43,5 minuti;
  • Kimmich: ogni 30,5 minuti;

Comprensibile, quindi, che i numeri di Candreva, da questo punto di vista, sono tra i top in Europa e mai troppo ben pubblicizzati dai tifosi interisti.

Il motivo del contendere, probabilmente, è che mentre Ozil e Rodriguez creano da molte zone di campo, la maggior parte di quanto crea Candreva nasce da cross.

Il cross è per Candreva una forma di necessità, perché la maggior parte del suo gioco si sviluppa sulla fascia, mentre è Perisic l’esterno deputato a fare un gioco diverso: ma uno, il croato, è un attaccante vero, l’altro è un “tuttocampista” che per vocazione avrebbe dovuto fare l’interno da corsa.

Che piaccia o meno, però, la posizione di Candreva aiuta Perisic, soprattutto se consideriamo che il lato debole occupato da Candreva risulta spesso un problema per l’avversario, costretto ad allargare le maglie e lasciare campo all’Inter: interpretazione diversa, ad allargare il campo, rispetto a giocatori come Callejon, per esempio, che sfruttano il lato debole per attaccare più centralmente o in diagonale.

Nell’articolo di presentazione, ho messo in evidenza le statistiche di Perisic e di Candreva, con una chiosa finale, puntuale come una tassa:

Candreva Perisic

Antonio, dicevamo, prova a crossare spesso, appena può: i numeri non mentono. Non sono riuscito a verificare tutti i numeri, quindi l’analisi di questa statistica potrebbe non essere corretta al 100%, ma tra i calciatori con più cross nelle maggiori 5 leghe europepe ho trovato un solo nome con 1 tentativo di cross sotto i 10 minuti: Antonio Candreva.

Sono tanti, tantissimi quelli sbagliati, ma va detto che è la specialità della casa: c’è chi sbaglia una verticalizzazione, e non la vedi in una statistica, c’è chi sbaglia un cross e rimane.

Negli ultimi tempi, però, l’impressione generale è che Candreva crossi di meno. In realtà non è affatto così.

Ci sono state alcune partite da “parossismo“, su tutte quella contro il Bologna: ben 22 cross tentati, soltanto 2 riusciti. Un’enormità, soprattutto per le modalità in cui sono stati tentati i cross, molto spesso senza logica né possibilità di riuscita.

Spalletti, dopo quella partita, si è espresso in maniera chiara: “colpa mia, gli avevo chiesto di mettere i cross in quel punto, domani sarà più libero.

Si era alla vigilia della partita contro il Genoa e, effettivamente, il numero di cross è calato rispetto a quella contro il Bologna, ma quella contro il Genoa fu partita particolarissima perché ha visto molti cambiamenti nei movimenti di tutti, al punto da trovare Icardi spesso a ragionare con i compagni e Candreva addirittura alle sue spalle, da centravanti (una immagine su tutti):

 

 

Per un paio di partite si è rimasti a livelli accettabili: 4 cross contro Benvento e Milan, 8 contro il Napoli. Gli oltre 11 cross a partita delle prime 5 giornate diventano 6 cross per le successive 4: eureka, è un nuovo Candreva.

Peccato (per chi pensa sia un peccato) che Antonio si sia rimesso a crossare come se niente fosse e abbia persino alzato la media, con uno strabiliante 13,67 nelle ultime 6 partite:

Che cosa è cambiato, allora, visto che le sensazioni che lascia un Candreva pre-Genoa e uno post-Genoa sono così diverse?

Anzitutto lo stato di forma, che gli consente di arrivare di più e prima in certe posizioni del campo. In secondo, è cambiato il tempo del cross: quello che talvolta era un cross dopo uno stop, con controllo, aggiustatina, sguardo in area, tocchetto ad allungare, sguardo a D’Ambrosio, puntatina e infine cross, è diventato cross, se non di prima, quantomeno dopo uno o al massimo due tocchi.

Il terzo aspetto che è cambiato è la varietà del tentativo: mentre prima sembrava fosse un atteggiamento monotematico, oggi non è così.

Ma, ribadiamo, non è così anche grazie ai movimenti dei compagni di squadra: non sottovalutate mai questo aspetto. Prendiamo, ad esempio, il gol di Skriniar. Mettetelo in loop e guardate singolarmente ogni giocatore dell’Inter: prima Icardi, poi i marcatori di Icarid, poi Skriniar e solo alla quarta visione Candreva… potete permettervelo, dura 5 secondi:

Cosa abbiamo visto?

  1. Icardi è in mezzo ai suoi due guardiani del corpo ma, a metà azione, fa una frenata: questo movimento, che magari due mesi fa non avrebbe fatto, ha comportato l’arresto di Dainelli e di Gamberini;
  2. Skriniar corre fortissimo ma sembra avere una indecisione… che però è altro: ha guardato il movimento di Icardi: con il compagno che si ferma sul primo palo per ricevere il rasoterra, Skriniar accelera;
  3. Tuto questo si orchestra praticamente da solo e il “la” lo dà Candreva: se osservate bene, le scelte dei due compagni di squadra arrivano proprio quando Antonio alza la testa e guarda in mezzo. Appena vede i due difensori che si fermano per Icardi, il resto è invenzione d’istinto, un cioccolatino per Skriniar.

Ora, potete pensarla come volete, ma queste cose all’Inter non succedevano spesso: la mano di Spalletti è evidente. “Guardatevi” , è una delle cose che un allenatore intelligente dice ai suoi calciatori: e non datela per scontata.

La varietà cambia, quindi, anche e soprattutto perché ci sono più movimenti, ragionati, concordati, d’istinto ma su “visione” del compagno.

Tornando a noi e alla “normalità”, la cosa più importante è che in genere il cross va oltre l’avversario, perché il tempo è giusto, perché l’attaccante ha dettato il passaggio e, anche se non è preciso, dà un maggiore senso di pericolosità e, pertanto, risulta più “digeribile” al tifoso.

Legando la frequenza di coinvolgimento di Candreva, la sua propensione al cross e la capacità di generare situazioni pericolose, dà un’altra statistica: il fatto che dei 47 passaggi chiave che finora sono la maggiore fonte di pericolosità nerazzurra, ben 22 provengono da cross, 11 da calcio d’angolo (la colonna “altro” verosimilmente accorpa più di una categoria, perché le somme non corrispondono: consideratelo, quindi, un aggregato).

Ecco, quando pensate di togliere il cross a Candreva, sappiate che volete togliere 22 passaggi chiave all’Inter su 15 partite, 1,5 a partita. Se facessimo la somma di tutti i passaggi a smarcare gli attaccanti dal centro avremmo medie decisamente meno interessanti, almeno nell’Inter.

Spalletti ha trovato in Candreva un elemento di una duttilità eccezionale, utilissimo per riequilibrare alcune delle “sghembature” dell’Inter, bravissimo nell’interpretare il ruolo a seconda delle esigenze, stringere spesso, allargarsi quando serve, dialogare coi compagni, ad accentrarsi in fase offensiva per scardinare le certezze avversarie e aprire varchi a D’Ambrosio… a essere, insomma, quel jolly tuttofare che spesso Spalletti aveva trovato (quasi) solo al centro del campo.

Su Candreva ha lavorato in maniera diversa che con altri, più sulla tattica e sulla testa, sui tempi di gioco, sul differenziare la scelta in base all’opportunità: per completare l’informazione sulla varietà, Antonio crossa  con il sinistro più di quanto non facesse a inizio anno.

E quando qualcuno si chiede perché non giochi di più Karamoh o Cancelo, o magari Eder, si chieda anche chi sarebbe capace di replicare tutto il lavoro in campo di Antonio, riuscendo a dare alla squadra quell’equilibrio e quella quadratura che, in assenza, la squadra stessa è costretta a cercare come gruppo.

Nell’attesa spallettiana, probabilmente, che dopo avere sistemato tante piccole e grandi cose sulla corsa, sui tempi e sulla tattica, si possa anche intervenire dal punto di vista realizzativo e alzare l’incidenza globale.

Nella Lazio era diventato fondamentale sotto molti punti di vista: nelle ultime tre stagioni, su 177 gol biancocelesti, Candreva aveva timbrato cartellino o servito assist per un totale di 58 volte. Ovvero quasi il 33%: 1 gol su 3 avevano la firma di Antonio. Con oltre 150 key passes in 3 stagioni.

Conclusione

I cambiamenti da una stagione all’altra sono stati tanti… non male, tra l’altro, per uno che è stato preso per accontentare un allenatore che aveva già deciso di mollare, e che probabilmente lo aveva preso perché voleva utilizzarlo come stantuffo sulla fascia e giocare con la difesa a 3. En passant, lavoro che potrebbe fare egregiamente: una delle sue migliori prestazioni in carriera rimane quell’Italia-Belgio con Conte in panchina e 3-5-2 in campo, lui a farsi tutta la fascia.

Se c’è qualcosa che sta mancando quest’anno è il tiro. Alla Lazio è arrivato persino a 1 tiro ogni 35 minuti, quest’anno è 1 ogni poco meno di 50 minuti: poco per uno che ha sempre altissime percentuali di precisione nel tiro: nel 2014-15 è arrivato persino al 55% di precisione nel tiro (esclusi i tiri ribattuti: si contano solo i tiri in porta o fuori) su 117 tiri, di cui 74 fuori dall’area.

Risultato che l’anno scorso ha soltanto sfiorato: 49% su 88 tiri con 48 tiri da fuori area.

Ma è un “poco” che ha una logica: talvolta sembrava che tirasse per “alleggerire” la pressione, perché mancavano le alternative. Oggi ci sono e questa esigenza è inferiore rispetto al passato. Ma Candreva è passato da 3,5 tiri a partita a 1,6 di quest’anno: poco per uno che ha la sua qualità balistica.

Chiudiamo le statistiche con una carrellata che mette a confronto le ultime 5 stagioni di Candreva, utilizzando le statistiche di Squawka (sono sempre Opta, le stesse di Whoscored). Ci serve per avere anche un quadro grafico finale delle cose che sono cambiate le tendenze del calciatore. Da spiegare c’è solo quel “take ons” che dovrebbero essere i dribbling riusciti: non so per quale ragione, ma Squawka e Whoscored discordano (28 il primo, 25 il secondo) per quanto riguarda quest’anno, per gli altri anni coincidono.

Tanti miglioramenti, percettibili o meno, che vanno su una statistica o no, ma che sono evidenti soprattutto nel corso della stagione e, quando non nei numeri, quantomeno nella sensazione lasciata sia in campo che fuori.

Oggi è piuttosto semplice dirlo: Candreva è l’uomo più in forma dell’Inter. E questo, ricordate, non significa che dovrà essere lui a risolvere le partite, ma che è al momento quello a cui fare più affidamento in attacco e quando la manovra rallenta e c’è bisogno di una variazione: perché oggi è quello che varia di più lo spartito dell’Inter in attacco.

Quest’anno è a zero gol, ed è strano per uno come lui che comunque qualche gol lo ha sempre fatto (una sola stagione “a secco”, a Livorno) e che l’anno scorso ha timbrato ben 6 volte in campionato con la bellezza di 11 assist: il 23,6% delle realizzazioni interiste lo ha visto protagonista. E dire che è stato anche uno dei più criticati.

Quest’anno è sotto media, sia in termini di gol che in termini di apporto (7 assist su 33 gol: 21,21%).

Insomma, sabato sembra si giochi una partita importante: quale migliore occasione per sbloccarsi?

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  • Giovanni Lievi

    candreva è giocatore di volume, se gli togli il volume togli tutto.
    come dici te è stato bravo spalletti a dargli più dimensioni, non solo pendolino sulla fascia (dove ok la gamba ma non è un estroso) ma anche più tagli interni. ed anche con la palla tra i piedi sai che non ci sarà il codice candreva ossia o subito tiro o corsa e poi cross. fa anche un gran lavoro difensivo (senza palla sul lato debole stringe tantissimo per poi ripiegare rapidamente sulla fascia).
    oggi ha grande gamba e gioca pure con grande fiducia (il sobrero di domenica o sei un fuoriclasse o hai un grande momento mentale dalla tua).
    manca ancora qualche gol, che ha nei piedi, ma se le prestazioni restassero queste e gli altri tenessero il ritmo ben venga questa versione più passatrice

    • Alberto Di Vita

      il problema dell’estroso sai qual è? Che se giochi in un determinato modo non hai bisogno di esserlo: lui in passato ha mostrato di poterlo essere, non certo ai livelli di Di Maria o Ronaldo, ma anche loro sui 30 hanno ridotto l’essere estroso…

      • Giovanni Lievi

        vero che, chiaro poi che quando inizia a calare la gamba inizia a salire l’appoggiarsi al sistema. cr7 è l’esempio massimo

  • Frydge

    Ero uno di quelli convinti che serviva qualcos’altro sulla fascia destra. Evidentemente mi sbagliavo e ne sono più che felice, sia per lui che per l’Inter.
    La cosa che più mi indispettiva l’anno passato era la mancanza di alternative al cross, e sono sempre convinto che la prova dell’occhio non mentisse più di tanto sulla sua poca efficenza (quante volte l’abbiamo visto cincischiare a ridosso del calcio d’angolo, tentennare, e tornare poi indietro dovendo ripartire quasi da Handanovic quando ormai la strada era chiusa e la difesa schierata.. tante piccole cose che le statistiche non tengono in conto).
    Anche qua, mi sento di dare tanti meriti a Spalletti, che sta compiendo un miracolo con la rosa a disposizione (per ora).
    Bel approfondimento come al solito comunque, Alberto.

  • Frydge

    Ero uno di quelli convinti che serviva qualcos’altro sulla fascia destra. Evidentemente mi sbagliavo e ne sono più che felice, sia per lui che per l’Inter.
    La cosa che più mi indispettiva l’anno passato era la mancanza di alternative al cross, e sono sempre convinto che la prova dell’occhio non mentisse più di tanto sulla sua poca efficenza (quante volte l’abbiamo visto cincischiare a ridosso del calcio d’angolo, tentennare, e tornare poi indietro dovendo ripartire quasi da Handanovic quando ormai la strada era chiusa e la difesa schierata.. tante piccole cose che le statistiche non tengono in conto).
    Anche qua, mi sento di dare tanti meriti a Spalletti, che sta compiendo un miracolo con la rosa a disposizione (per ora).
    Bel approfondimento come al solito comunque, Alberto.

  • Marco C.

    ciao Alberto,
    io rimango a bocca aperta quando leggo queste tue analisi così accurate. ma perchè non ti fai assumere da Spalletti come analista? non solo per i giocatori già dell’Inter, ma anche per eventuali prospetti utili al suo gioco. dico veramente 😉

    • Alberto Di Vita

      eh, proponiamoglielo 🙂 la mia risposta è già sì!

      • Marco C.

        come si possono contattare?

    • scanziani2001

      Temo che tra spalletti e il coach difensivo adv non serva troppo all’inter. Se non magari come direttore di IC. Servirebbe al milan magari…. e strapagato! ma noi adv non lo regaliamo, vero?

  • Alessandro Loziobiz Bisi

    probabilmente è fantacalcio, ma pensa se per caso cancelo dovesse fare un salto di qualità e imparare decentemente i movimenti difensivi cosa potrebbe essere quella fascia con i due…

    • Alberto Di Vita

      eh, diventerebbe devastante in attacco, soprattutto adesso che si può contare su un “D’Ambrosio di sinistra” come Santon, che può restare bloccato e garantire la difesa a 3

  • Alberto

    Ciao Alberto,
    la spiegazione del dato relativo delle tabelle non e’
    chiarissima. Per esempio si riporta che Candreva quest’anno impiega 1.94
    minuti per effettuare un passaggio (il che non e’ proprio “totale ogni x
    minuti” come riportato in tabella ma “uno ogni x minuti”). Usando la
    frequenza di passaggio si ha invece 0.5=618/1199 Passaggi al Minuto nel
    2017/2018, mentre 0.4=1202/3022 Passaggi al Minuto nel 2016/2017; questo
    dato fa subito capire che Candreva fa piu’ passaggi quest’anno che
    l’anno scorso.
    A parte questa cavolata approfondimento veramente chiaro e interessante, grazie mille!

  • Stefano Ferrata

    ciao complimenti davvero
    una curiosità posto che quello per Skriniar è sicuramente un cross perfetto…quale è la definizione di cross sbagliato?
    Lungo, corto, basso, alto…ma rispetto a cosa? alla posizione dei tuoi compagni, che magari hanno fatto un movimento oppure no? al fatto che lo prendono i difensori ecc..

    • Alberto Di Vita

      è sicuramente sbagliato quando è lontanissimo dai compagni, troppo alto, sul difensore.
      Dopo di che si entra in una zona grigia dove per me molto spesso è errore del compagno e non di Candreva

  • FC

    Di Candreva non mi hanno mai convinto i calci d’angolo. I cross li fa piuttosto bene, ma come giustamente dici spesso sbaglia(va) i tempi anche per colpa di come la squadra attaccava l’area di rigore, e questo vanificava tutto. Con i croati più avanzati in campo vicino a Icardi la pericolosità è aumentata.

    • Marat666

      Ecco, effettivamente i calci d’angolo sono un problema in generale: spesso li battiamo malissimo.

      • Alberto Di Vita

        non abbiamo molte alternative eh. Almeno Candreva ci mette forza

  • Christian

    Grande Alberto, hai superato Santucci sulle statistiche :-)…

    A Candreva io ho sempre riconosciutoil suo mettersi a disposizione della squadra, gli imputavo solo ed esclusivamente la monotematicità, con la tendenza a crossare e basta. La tua analisi aiuta però a capire che sì a volte si incaponisce lui, ma nella maggior parte dei casi era un problema di movimenti degli attaccanti e dei centrocampisti sbagliati o addirittura inesistenti.
    In questo senso credo che si veda la mano di Spalletti che ha saputo far creare spazio e occasioni attraverso movimenti di tutta la squadra.
    Ora da Candreva ci si aspetta solo un po’ di realizzazioni, anche perché il tiro ce l’ha e piuttosto buono.

  • Viktor85 (WaitingForGodot)

    …non voglio minimamente discutere la generosità e l’utilità tattica di Candreva (ottimamente valorizzata prima da Conte in nazionale e poi da Spalletti quest’anno…), ci mancherebbe…ma certe sue scelte (di cross o dribbling) a volte sono così smaccatamente e grossolanamente sballate che non ci si può esimere dal mandarlo fragorosamente a …quel paese…

  • scanziani2001

    Hai espresso quel che spesso insisto a cercare di spiegare malamente ai miei amici interisti. Quando cerco di far capire perchè un Conte lo prenderebbe ad occhi chiusi e perchè spalletti lo considerava anche all’inizio inamovibile. O perchè non penso che i meriti di d’ambrosio siano tutti di d’ambrosio…. Solo…. medel della fascia….Anche solo come boutade è un po troppo 🙂
    È l’unico per cui mi dispiace davvero che non si vada ai mondiali. PS. Aggiungerei un terzo alla coppia ozil rodiguez. Ed è teo kovacic. Alcuni suoi assist sono stati semplicemente visionari

  • Luca Carmignani

    Scrivo una cosa che sanno tutti coloro che vanno allo stadio (quindi, primo o poi… tutti). Le partite alla TV le vedi al 50%. Solo allo stadio puoi, veramente, apprezzare il gioco del calcio. Sempre che tu sappia guardare ovviamente. Ho l’abbonamento al primo anello arancio, settore 155, fila 5 posto 20. Per capirsi: vicino alla Nord, all’altezza del calcio di rigore (circa). Da lì la fascia si vede perfettamente e Candreva, nel tempo in cui l’Inter attacca verso la Nord, mi passa a pochi metri.
    Lui corre tutto il tempo e lo si vede anche quando non ha il pallone. Medel (per dire), quando non aveva la palla, generalemente stava fermo. Questo alla TV non si percepisce perché le telecamere inquadrano il pallone. Ma allo stadio, la visione è globale e queste cose le vedi, eccome se le vedi. Cos’ come si vede che Borja Valero non sta mai fermo, si muove sempre anche quando il pallone è lontano decine di metri. Poi alla TV ti sembra quasi fermo, ma è perché si è mosso per tempo: si è mosso prima.
    Il buon Pitbul, arrivava in ritardo, si vedeva correre alla disperata e gettarsi in tackle, per cui ci sembrava un combattente ed un corridore: in realtà era solo in ritardo…

    • Giovanni Lievi

      anzitutto complimenti per quanto fatto a New York.
      anche dalla tv fidati che si vedeva che medel era sempre fuori tempo

  • RanieroB

    A me Candreva è sempre piaciuto, e quando era alla Lazio lo temevo moltissimo.
    I numeri li ho saltati, ma le considerazioni confermano quello che già a occhio mi sembrava. Grazie, bell’analisi!