Juventus Inter: a Torino, pronti, senza paura

Siamo ormai agli sgoccioli: è solo questione di poche ore e ci sarà il via della partita al vertice tra Juventus e Inter.

Già dirlo così, ammettiamolo, suona strano. Non certo per chi vince da 6 anni in Italia, comprensibile per chi, invece, in estate sembrava destinato a un anno di passione e sofferenza, quantomeno in quel tratto che porta da agosto a gennaio, per verificare se ci sarebbero state le condizioni per dare alla squadra quella sistemata che in estate si era man mano resa impossibile per tutti i motivi che conosciamo (e che qua dentro vi abbiamo sempre raccontato con estrema onestà).

Basti pensare che la Juventus ha un solo punto in più dell’anno scorso, nonostante una corsa pazzesca, mentre l’Inter ha scavato un solco enorme della dimensione di 18 punti.

esthia immmobiliareJuventus-Inter è sfida di vertice, con i nerazzurri avanti di 2 punti sulla Juventus (terza: il Napoli è a -1), ma è anche sfida che può disegnare scenari incredibili con un solo risultato. Con la Roma che già attualmente, vincendo il recupero contro la Sampdoria, potrebbe essere a pari punti con i bianconeri, anche l’efficace Lazio di Inzaghi è a un tiro di schioppo dai bianconeri: -5 con una partita in meno.

Se usassimo il ragionamento dei giornali, è un virtuale “-2” (quanto è stata importante la vittoria contro la Sampdoria nel turno precedente?): ma non siamo così ingiusti nei confronti né di Sampdoria né dell’Udinese che devono affrontare le romane a gennaio.

Insomma, una partita di vertice sì, ma che una sconfitta di una delle sfidanti potrebbe cambiare solo l’aspetto della classifica, perché la vicinanza delle 5 di testa impedisce alla sfida stessa di diventare davvero determinante.

Tra l’altro, curiosità statistica da approfondire appena possibile, nella mia memoria non riesco a ritrovare una sfida di vertice in cui una pretendente allo scudetto sfida due capolista diverse in due giornate consecutive.

Lo stato di forma e psicologico

Dal punto di vista mentale, le due squadre sono al meglio, indiscutibilmente nella posizione migliore per affrontare una sfida del genere.

L’Inter non ha mai perso in campionato, viene da una vittoria brillantissima contro il Chievo, da tre vittorie consecutive se inseriamo anche Atalanta e Cagliari, e nelle ultime 5 partite ha segnato 13 gol subendone soltanto 3. Inoltre, non avendo le coppe, ha potuto prepararsi a questa partita senza alcuna distrazione di sorta.

La Juventus, invece, era chiamata a un trittico che sembrava poter mettere in discussione persino l’intera stagione, con il “rischio” Champions League e con gli scontri diretti con due delle avversarie per la testa della classifica. Ha superato egregiamente il test-Napoli, tra l’altro con una prestazione che per molti versi ha ricordato quella dell’Inter contro i partenopei (però, ehi, il loro è cinismo, quello dell’Inter è autobus), ma mostrando quello che reputo uno dei pregi maggiori in un allenatore e in una squadra: il sano realismo.

Insomma, andarsela a giocare all’arma bianca contro la banda di Sarri non è proprio il massimo dell’intelligenza e la Juventus si è adeguata, dimostrando di avere mandato a memoria la lezione di Allegri: quella stessa lezione che l’anno scorso le ha consentito di arrivare in finale di Champions, con unità di intenti, compattezza, linee strette e la consapevolezza di essere forti.

Prima di questo trittico, intervallata dalla sfida contro il Crotone, ci aveva pensato la Sampdoria a incrinare le certezze bianconere, al punto da sentire qualcuno parlare di crisi di identità, di problemi fisici, mentali, di spogliatoio: ragionamenti ai limiti dell’assurdo se si pensa che la Juventus ha, sì, perso due volte in campionato, ma ha pareggiato una sola volta (contro l’Atalanta) e ha 12 vittorie, tante quante l’Inter e il Napoli (la Roma a 11, con la solita partita in meno).

Fisicamente, però, qualcosa effettivamente non tornava nella squadra bianconera, che sembrava correre meno del solito e andare al risparmio. Atteggiamento quasi fisiologico, visto che è impossibile andare sempre alla stessa andatura da agosto a dicembre, ma forse un po’ troppo pronunciato: si è passati dagli oltre 112km di squadra nella partita contro la Lazio agli appena superati 109 nella partita contro la Sampdoria, con l’aggravante di dovere inseguire praticamente per tutto il secondo tempo.

La sfida contro il Napoli ha messo a posto le cose, anche come corsa: 116km.

Da questo punto di vista l’Inter non ha praticamente mai toccato il freno: è da inizio anno che corre (molto) più dell’avversario diretto, mostrando una forma fisica invidiabile, ma che nelle ultime partite ha visto qualche protagonista in lieve calo fisico

Numericamente le squadre sembrano avere lo stesso chilometraggio. Se diamo per buone le probabili formazioni da più parti annunciate (4-2-3-1 pure per la Juventus, con Cuadrado in campo), il dettaglio dice:

  • Juventus con 165 presenze e 12.953 minuti con i titolari;
  • Inter con 151 presenze e 12.576 minuti con i titolari;

A “drogare” un po’ la media sono Santon (276 minuti) e De Sciglio (437 minuti). L’Inter scenderebbe in campo con 9 calciatori sopra i 1.000 minuti (8 oltre i 1.100, 7 oltre i 1.200, 5 oltre i 1.300), mentre la Juventus avrebbe 7 giocatori sopra i 1.000 minuti (6 sopra i 1.300, 3 sopra i 1.400, 2 addirittura sopra i 1.700, Dybala e Higuain), segno che la Juventus ha un suo “core” (letto all’inglese eh, non alla napoletana!) che funziona a prescindere (Buffon, Chiellini, Pjanic, Dybala, Mandzukic e Higuain) mentre gli altri possono consentirsi delle rotazioni: prova ne è che i 4 possibili “esclusi” (Rugani, Douglas Costa, Matuidi, Alex Sandro) sono tutti abbondantemente con almeno 1.000 minuti in stagione (Alex Sandro 1.370 e Matuidi 1.230).

Ovviamente il minutaggio risente anche della partecipazione alla Champions League, con altri 6mila minuti da potere spalmare per tutta la rosa.

Se l’Inter ha potuto far riposare Miranda, Vecino e Gagliardini (assenti nella sfida contro il Chievo), la Juventus, almeno a detta del suo allenatore, sembra avere qualche piccolo problema di forma per Chiellini, Mandzukic, Lichtsteiner, Buffon, Pjanic e Dybala: ma l’impressione è che sia pretattica e che le scelte saranno fatte per questioni puramente tattiche.

La tattica

Per l’Inter sembra tutto piuttosto facile: 4-2-3-1. La sostanza del modulo, però, cambia anche e soprattutto con gli interpreti. A sinistra si dà per certo Santon, che ha garantito un miglioramento della circolazione della palla ma anche una maggiore solidità nel gioco aereo (indipendentemente dagli errori individuali).

A metà campo, sempre seguendo il ragionamento sull’aspetto fisico, Vecino e Gagliardini diga davanti alla difesa, Borja Valero libero di svariare. In molti pensano che possa essere partita da Brozovic o addirittura Joao Mario, con l’arretramento dello spagnolo, per migliorare la qualità del palleggio e del possesso palla.

C’è un “ma” grande quanto una casa. Se la Juventus gioca con Pjanic, l’Inter avrebbe tutto il vantaggio a far giocare Borja Valero in quelle zone, sia perché è mentalmente più dentro le partite dei due compagni, sia perché non sarebbe marcato a uomo dal centrocampista bosniaco: la marcatura a uomo che molte squadre gli hanno riservato è stata la sua kryptonite talvolta.

La presenza di Gagliardini, invece, garantirebbe centimetri che potrebbero mancare. Valutando tutte le opzioni, sembra proprio la formazione con più aspetti positivi.

L’ingresso di Brozovic porterebbe in dote imprevedibilità e tiro da fuori, ma col contrappeso di una indisciplina tattica ancora tutta da registrare; quello di Joao Mario un maggiore e più fluido controllo palla, ma perdendo qualcosa dal punto di vista della pericolosità offensiva e delle letture sulla marcatura all’avversario più importante, Pjanic.

La Juventus, invece, ha una straordinaria varietà tattica e tecnica, al punto da potere presentare due formazioni diverse per almeno 8/11esimi e rimanere comunque competitiva senza alcun calo, ma risultando terribilmente camaleontica e di difficile lettura.

Come scritto sopra, da più parti viene anticipato un 4-2-3-1 con Buffon (o Szczesny), De Sciglio, Benatia, Chiellini, Asamoah, Pjanic, Khedira, Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain.

Ammetto che questa formazione mi sorprenderebbe per tante ragioni, non per ultima lo stato di forma di alcuni dei papabili.

La Juventus quest’anno ha spesso giocato con questo modulo, agevolata dal fatto di avere una batteria di esterni mica male.

La partita contro l’Inter, però, è una di quelle diverse per tante ragioni e, pertanto, credo che qualche variazione alletti, e non poco, Massimiliano Allegri.

Contro il Napoli (partita che guardiamo con più attenzione perché la più recente), formalmente si trattava di un 4-3-3 con una cerniera a centrocampo formata da Matuidi, Pjanic e Khedira. In campo, però, si trasformava in un 4-4-1-1 strettissimo e molto chiuso, talmente chiuso da registrare un baricentro scandalosamente basso di 36,41 metri (rarissimamente ho visto una roba del genere in Serie A) e una lunghezza media di 21,1 metri, consentendo al Napoli un baricentro di 63,47 metri e una lunghezza media di 23,22 metri.

Quella che molti tifosi juventini e napoletani avevano definito “tattica dell’autobus” interista, proprio contro i partenopei, non fu così spregiudicatamente difensivista: baricentro di 44,57 metri e lunghezza media di 24,71; Napoli con baricentro di 56,26 metri e lunghezza media di 24,33.

Sulla partita, però, vanno chiariti alcuni aspetti che non riusciremmo ad analizzare a fondo (ci vorrebbe un articolo a sé). Va detto che la Juventus nei primi 10 minuti ha tenuto un ritmo altissimo, pronunciando il possesso palla (oltre il 60% fino al gol di Higuain), attaccando le ricezioni dei partenopei e provando a giocare molto in verticale tutte le volte che le riusciva.

La Juventus ha “copiato” in parte la tattica dell’Inter, quella che tanto ci aveva stupiti durante il match tra nerazzurri e Napoli: il possesso palla bassissimo, talmente basso da cominciare talvolta sulla linea di fondo per costringere il Napoli ad allungarsi e perdere misure e distanze.

Se la Juventus volesse ripetere l’operazione, l’importanza di Szczesny sarebbe enorme: molto più bravo lui con i piedi di quanto non sia Buffon.

La scelta di Matuidi era perfettamente logica, perché sappiamo che il Napoli collassa a sinistra con estrema facilità e la tattica di Allegri è stata chiara: affollare quel lato, non lasciarlo mai davvero “debole” e chiedere a Matuidi di accentrarsi spesso, lasciando Callejon tra Chiellini e Asamoah. Tutto fatto molto bene.

Dopo il vantaggio è comunque rimasta aggressiva sui portatori di palla, disturbando ogni singola ricezione, impedendo un possesso palla lineare e pericoloso. Fondamentale, in questo schema, l’apporto di Douglas Costa: l’azione di Higuain al 4° minuto (grande intervento di Reina) e il gol dell’argentino al 12° nascono entrambi dai suoi piedi, benché sul gol ci sia una serie imbarazzante di errori del Napoli, a partire dalla stupida leggerezza di Insigne che perde palla, passando per i mancati recuperi di Mario Rui e di Callejon (che rallenta due volte la corsa) e soprattutto una chiarissima responsabilità di Koulibaly che non immagina neanche l’azione di Higuain alle sue spalle.

Tutto questo lasciando consapevolmente al Napoli il possesso palla, talvolta ben al di là dei limiti del cosiddetto “autobus”: dal 16esimo al 48esimo, il Napoli ha tenuto palla per 15 minuti e 39 secondi, la Juventus soltanto 3 minuti e 19 secondi: ovvero oltre l’82% di possesso palla contro poco più del 17%…

Anche contro la Lazio, altra partita “diversa”, è stato un 4-3-3, ma con molti meno accorgimenti rispetto al Napoli. Quella partita, però, è arrivata in un momento di forma non proprio eccelso per i bianconeri, che palesavano altri problemi anche in fase di costruzione e quel 4-3-3 sembrava voler essere il classico coniglio tirato fuori dal cilindro.

Sembra quasi superfluo parlare di Barcellona, affrontato con un 3-4-3 piuttosto insolito (anche nella scelta degli uomini) proprio per le caratteristiche degli avversari.

Per quanto riguarda gli uomini in campo, quindi, possibile che si possa vedere una soluzione simile a quella adottata contro il Napoli, anche per trovare soluzione al pericolo maggiore nell’uno contro uno: Perisic.

Dall’altra parte, l’aiuto potrebbe arrivare sia da Mandzukic che da uno dei mediani. La mia impressione… o meglio, se io fossi Allegri, ho gli uomini per giocarmela potendomi adattare in corsa, proverei a giocarmela col 4-3-3 che si trasforma in 4-4-2 o 4-5-1, con Matuidi a fare la spola tra sinistra e centro-sinistra per avere buoni raddoppi ai lati, se e quando serve, ma copertura al centro, e lasciare che Mandzukic si preoccupi di rientrare presto solo se D’Ambrosio dovesse supportare l’azione di Candreva.

Le accoppiate sarebbero lì tutte belle e impacchettate, con raddoppi sistematici e un solo scontro diretto importante: Asamoah contro Candreva in certe situazioni di gioco, ma da qualche parte devi giocartela anche uno contro uno e devi rinunciare a qualcosa.

Ci sarebbe poi da scegliere uno tra Douglas Costa, Cuadrado o Dybala, e non deve sembrare blasfemo (ai tifosi juventini) l’eventuale panchina dell’argentino: il brasiliano, per me favorito, è anche una sorta di regista esterno, bravo nella conduzione della palla.

Molto dipenderà dallo stato di forma, che solo Allegri conosce bene: in caso di squadra in salute, meno 4-3-3 e più 4-2-3-1 molto corto e stretto, ma vedo più Douglas Costa di Cuadrado in questo caso.

La “mia” formazione: Sczezny, De Sciclio, Benatia, Chiellini, Asamoah, Khedira, Pjanic, Matuidi, Douglas Costa, Mandzukic, Higuain.

Mi aspetto attenzione particolare su Vecino e Skriniar, che sono i due portatori di palla più interessanti per l’Inter: contro il Napoli, Allegri ha costretto i due migliori portatori (Koulibaly e Jorginho) a giocare meno palloni dell’accoppiata Albiol e Hysaj:

  • Albiol 114 passaggi;
  • Jorginho 95;
  • Hysaj 85;
  • Koulibaly 84;

Sarà fondamentale non regalare alla Juventus la possibilità di scegliersi la partita che vuole, a prescindere da quale sia. Lo ha implicitamente ammesso lo stesso lo stesso Allegri: “Abbiamo capito come andava la partita. Abbiamo giocato bene in alcuni spezzoni, in alcune cose però dobbiamo ancora migliorare.”

Non datelo come aspetto scontato, basta vedere cosa è successo contro la Sampdoria, per entrambe le squadre…

Prevedo un inizio molto forte, anche perché gioca in casa, ma soprattutto perché, se in vantaggio, può giocare nella sua veste più comoda e chiudersi con un 4-4-1-1 che è diventato cassaforte quando è servito.

Non c’è, quindi, una sola tattica per battere la Juventus, perché è formazione che sa adeguarsi perfettamente ai diversi contesti di gioco, avendo capacità di lettura e di indirizzamento del match possibili solo a chi vince da molti anni e ha potuto costruire con serenità, aggiungendo qualità e quantità a una rosa che la metà basterebbe per vincere il campionato.

La Juventus è pericolosa se si difende a oltranza, perché capace di togliere respiro alla manovra e di mandare in tilt quasi qualunque possesso palla, ma soprattutto avendo possibilità di attaccare in verticale e in velocità; ma lo è altrettanto se attacca a tutto spiano, perché ha uomini in grado di giocare bene sullo stretto, di affrontare l’avversario diretto, di poter gestire il pallone e trovare soluzioni impensabili.

Se c’è un difetto in questa Juventus, almeno per il campionato italiano, è che si tratta di squadra… agorafobica, se mi passate il termine. Perché se non riesce a mantenere le giuste spaziature va in difficoltà, soprattutto a metà campo, soprattutto alle spalle dei centrocampisti.

Non ha un possesso palla della stessa qualità del Napoli, ma il motivo è semplice: se il Napoli tende a cercare il momento giusto in cui la maglia avversaria si apre, la Juventus porta palla molto più indietro dei partenopei, quasi invitando l’avversario ad allungarsi e ad “aprirsi” in mezzo al campo, dove Dybala diventa un giocatore assolutamente… “centrale” (vedi gol contro il Napoli). E, in assenza, pesa molto la rapidità di esecuzione: la Juventus sa essere letale.

Sarà importante, quindi, togliere sicurezza a questo possesso palla nel quale sono venuti a mancare Dani Alves e Bonucci, davvero importantissimi l’anno scorso nella costruzione del gioco, costringendo il gioco sulle fasce, dove c’è meno qualità, visto che in mezzo c’è il supporto sicuro di Pjanic che è garanzia di qualità e di controllo.

Passata la prima fase di pressing, l’Inter dovrà essere brava a rientrare presto e attaccare ferocemente sulla ricezione della palla, un po’ come fatto contro il Genoa.

In fase offensiva, vincere i duelli individuali prima che la Juventus riesca a riassettarsi (e ci vorrà, quindi, molto coraggio e spavalderia nel rischiare la giocata), giocare molto tra le linee (quando e se lasciato spazio!), non dare riferimenti precisi ai difensori e attaccare variando molto: anche a costo di sbagliare qualcosa di più, provare più rapidità e verticalità, appoggi su Icardi o sfruttare la velocità di Perisic o la forma di Candreva.

L’Inter dovrà essere bravissima, più di quanto non sia diventata, anche a sfruttare il gioco sulle fasce e i cross in mezzo, soprattutto nei movimenti degli attaccanti: i bianconeri hanno letteralmente imposto al Napoli questa soluzione, potendo contare sull’ottima capacità di lettura di Chiellini e Benatia, anche se il trio Mertens, insigne e Callejon non ha la stessa pericolosità del duo Icardi-Perisic. Ma vedere un Napoli con ben 41 cross è rarità da segnare sul calendario:

Qualche numero e la conferenza di Spalletti

L’Inter non batte la Juventus a Torino dal 2012, quando fu Stramaccioni a giocarsela “con spensieratezza” tattica ma non solo. Quello fu un piccolo capolavoro dell’allenatore interista, che azzeccò praticamente tutto quello che si poteva azzeccare, giocando con sfrontatezza e coraggio.

Domani sarà partita da giocare anche così.

Da quel giorno in poi, a Torino bottino magrissimo: quattro sconfitte e un pareggio.

La Juventus quest’anno ha il miglior attacco della Serie A. Raramente questo comporta vincere il campionato, visto che sembra essere l’aspetto più importante per diventare campioni d’Italia. L’anno scorso la Juventus segnò 77 reti, Roma 90 e Napoli 94: la differenza la fecero i gol subiti (27 dei bianconeri, 38 Roma e 39 Napoli).

Negli ultimi 5 anni, la Juventus ha avuto soltanto 2 volte il miglior attacco ma sempre la miglior difesa: l’anno scorso la Roma e il Napoli hanno “rovinato” la statistica della migliore differenza reti, con i bianconeri vincenti nonostante una DR inferiore ai rivali.

Nonostante le partenze importanti, la differenza con l’anno scorso non è così marcata: quest’anno la Juventus ha realizzato 41 gol subendone 14, l’anno scorso alla 15esima aveva realizzato 32 gol (uno meno dell’Inter di quest’anno…) e subito 13 gol, 36 punti di ieri contro 37 di oggi. Insomma, Bonucci manca più per ragioni di impostazione che non di difesa pura.

La partita, come anticipato sopra, quasi sicuramente sarà molto tattica: occhio agli errori individuali e al cosiddetto episodio che fa “saltare il tappo”, perché una sfida così sentita ci vuol poco che diventi all’arma bianca, anche se la Juventus ha imparato a gestire situazioni del genere.

Rischia, ovviamente, di essere molto “bloccata”, lasciando più margine all’Inter in trasferta. Curiosità di questo campionato, soltanto la Roma ha vinto uno scontro diretto in casa (contro la Lazio), mentre per il resto si parla di pareggio tra Napoli e Inter e ben cinque successi di chi ha giocato fuori casa: Roma-Inter 1-3, Lazio-Napoli 1-4, Juventus-Lazio 1-2, Roma-Napoli 0-1, Napoli-Juventus 0-1.

Singolare, non c’è che dire. Oppure, più semplicemente, gli allenatori sono preparati, si studiano tanto e bene, e chi gioca fuori casa ha il vantaggio di avere meno pressione per impostare la partita, adattandosi di più all’avversario.

A proposito di allenatori, piaciuta (per l’ennesima volta) la conferenza del mister, che ci suggerisce pochi cambiamenti, ma anche l’avere finalmente acquisito una dimensione precisa e identificabile, come diciamo ormai da settimane: è piacevole ritrovare in quelle del tecnico parole che scriviamo praticamente dall’inizio.

abbiamo una precisa identità su cui continuare a lavorare e su cui continuare a cercare di raggiungere quegli obiettivi che abbiamo nella testa, perché per raggiungerli visto come vanno tutte le squadre ci vorranno moltissimi punti e di conseguenza la consapevolezza di quello che siamo diventa fondamentale”[…]

“Non andiamo a giocare a Torino cercando di vedere che squadra siamo e quello che può darci questo confronto, noi sappiamo che realtà siamo, abbiamo individuato le nostre qualità, siamo sicuri, per cui si va a giocare la partita tentando di fare più punti possibile, perché per arrivare a quegli obiettivi che abbiamo nella testa ci vogliono molti punti e ogni partita deve essere l’occasione per mettere punti in classifica”[…]

in questi mesi abbiamo costruito una nostra identità, una nostra convinzione, una nostra forza, la vogliamo mettere in campo. Poi sarà il campo che dirà se è abbastanza per poter ambire anche a vincere, o a confrontarsi, con squadre forti come la Juventus” […]

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“Per quelle che sono state le scelte fino a questo momento, le valutazioni sotto gli occhi di tutti. Quando crediamo di aver messo dei giocatori come l’ultima partita che togliessero equilibrio poi sono stati la soluzione. A centrocampo sono cinque titolari che hanno fatto vedere che ci si può fidare di loro, abbiamo un centrocampo forte, farò delle scelte, come dico sempre non bocciando nessuno, perché le debbo fare, e speriamo siano quelle giuste. Per il momento non dico quelli che vanno in campo” […]

Noi non ci dobbiamo inventare niente, non ne abbiamo bisogno. Per quelli che sono stati i nostri risultati, il nostro cammino, noi dobbiamo andare a ripetere quello che abbiamo fatto. Esibire la forza che abbiamo avuto in questo campionato contro altri avversari. Siamo convinti, ci fidiamo delle nostre qualità, andiamo a metterle in pratica. Non vedo perché si dovrebbe tirare a campare in questa partita, noi dobbiamo andare lì a tirare a vivere, il più a lungo e meglio possibile. Si va a metterci dentro quelle che sono le nostre certezze, che sono molte, i nostri equilibri, quello che la squadra conosce, la scelta dei momenti della partita, come deve essere”.

L’arbitro Valeri

Non è per mettere le mani avanti, ma non poteva esserci designazione peggiore, per tanti punti di vista. Avrei preferito persino l’innominabile Rocchi a Valeri, arbitro che contro l’Inter perde spesso la testa (“famosa” la sua partita con 4 rigori tra Inter e Genoa). È uno di quegli arbitri bravissimi a “far casino”, a rendere le partite inspiegabili e illeggibili (ricordate Atalanta-Inter dell’anno scorso? Qualcuno ha capito l’annullamento della rete di Icardi?), capacissimo di far diventare le partite una sorta di corrida, di prendere decisioni inspiegabili (ben 8 ammoniti in Udinese Juventus 2-6?)

Una delle peggiori designazioni possibili, speriamo che i calciatori in campo gli diano una mano.

Arbitro della massima serie da 10 anni, internazionale dal 2011.

I numeri non sono di buon auspicio… per l’Inter.

Questo è il quadro generale, ma è il tipo di conduzione che non è mai parso, almeno a me personalmente, da grandi match con grandi tensioni. L’Inter se lo ricorda in più occasioni: il 3-1 contro il Catania (espulso Muntari) nell’anno del Triplete,  il già ricordato 5-4 di Inter-Genoa con 4 rigori in una partita (5-4, tra l’altro, anche in Fiorentina-Inter dello scorso aprile), o un Inter-Cagliari (1-2) in cui non vede un rigore che invece viene segnalato da Rizzoli (addizionale di porta in quel caso).

Non ingannino i numeri in sé, perché comunque i bianconeri negli ultimi anni hanno vinto molto (anche se lui è arbitro dal 2007…): rapportato a 38 partite, lo score sarebbe di 76 punti, diciamo che potrebbe essere una serie positiva di poco superiore alla media dei punti fatti.

L’Inter, invece, conterebbe 59 punti, forse sotto media.

Un dato curioso, semmai, è la sequenza. Detto che due sconfitte arrivano in Supercoppa (2014) e in Coppa Italia (quindi in campionato solo 3 sconfitte), l’ultima sconfitta  della Juventus con Valeri in campionato è Juventus-Sampdoria del 06/01/2013: da quel momento in poi 10 vittorie e 2 pareggi con 21 gol fatti e soli 3 gol subiti, anche se molte sono partite “abbordabili”, diciamo così.

Ha già arbitrato Juventus-Inter nel 2011 (1-0 per la Juventus) e nel 2015 (0-0).

Dal punto di vista statistico, piuttosto anomalo il dato dei rigori pro e contro:

  • 11 rigori a favore della Juventus;
  • 2 rigori a favore dell’Inter;
  • 2 rigori contro la Juventus;
  • 10 rigori contro l’Inter;
  • 7 espulsioni a favore della Juventus;
  • 4 espulsioni a favore dell’Inter;
  • 1 espulsione contro la Juventus;
  • 5 espulsioni contro l’Inter.
    Insomma, non proprio il massimo.

Ribadisco, non è un problema di numeri in sé quanto di conduzione. Ci sarà da tenersi forte, perché potrebbe essere partita molto corretta e anche piuttosto bella: ci vuol poco a rovinarla e farla diventare una roulette russa.

Uomini chiave e pronostico

Quest’anno non abbiamo mancato neanche un pronostico, questa partita non farà eccezione.

Ho scelto il mio uomo copertina già da una decina di giorni, dedicandogli un approfondimento speciale infrasettimanale: Antonio Candreva. I motivi sono tanti, ma basterebbe dire che è l’uomo più in forma dei nerazzurri.

Dati per scontati Icardi e Perisic, sarà cruciale il lavoro dei due terzini, ma anche il tempismo di Skriniar contro due attaccanti bravissimi a trovarsi spazi che per altri non esistono.

Detto che sono partite in cui gente come Mandzukic potrebbe emergere, temo Douglas Costa (se gioca) oltre agli altri due scontati Higuain e Dybala, se c’è. Anche se molte delle fortune bianconere si fonderanno sulla prestazione di Pjanic.

Ovviamente ruolo fondamentale avranno i due tecnici, con Spalletti in difetto sia contro la Juventus che contro Allegri.

Pareggio 0-0 o 2-3 per l’Inter e che il dio del calcio ce la mandi buona.

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