Juventus-Inter 0-0: le 10 cose che l’Inter impara dalla sfida di Torino

Il succo di qualunque discorso si possa fare, da qualunque parte la si guardi, si può racchiudere in quelle due/tre frasi del tweet inviato a tempo scaduto alle 10:39, anche se quel “solo per il risultato” può dare l’impressione di essere qualcosa di diverso dal pensiero che lo ha generato.

L’Inter pareggia contro una Juventus ed è un pareggio pesantissimo per molte ragioni.

Anzitutto, come ci ricorda il buon Alessandro Villa su Twitter, la Juventus segnava ininterrottamente in casa da ben 44 partite e l’ultimo 0 sul tabellino era di oltre due anni fa:

Inoltre, si costringe a zero gol il miglior attacco del campionato, con quasi 3 gol di media a partita.

Già questo potrebbe farci pensare che si tratti di un buon punto, anche perché si evitano mescolamenti pericolosi della classifica.

Ma, se non bastasse, allora subentrano altre considerazioni.

La prima è che questa partita, con una Juventus in questo stato di forma (checché ne dica Allegri è assolutamente in crescendo) l’anno scorso l’Inter avrebbe perso. Invece in questa occasione non molla di un centimetri, arranca, si protegge, soffre tutta insieme e arriva al 90esimo senza subire gol.

La seconda è che, come dice il buon Spalletti, l’Inter in 15 partite si è conquistata la possibilità di una sfida di questo genere con questo grado di importanza: è importante, però, che i tifosi non dimentichino mai da dove siamo partiti e dove bisogna arrivare. Insomma, non è la Juventus l’avversaria diretta.

L’Inter è lì con merito, ma c’è ancora molto da lavorare e per essere competitivi davvero c’è ancora del terreno da recuperare.

Terza, la Juventus, che pure ha avuto le sue chance di segnare, raramente si è trovata in casa con così poca “aria” per il suo gioco: c’è una traversa, ci sono un paio di parate di Handanovic e un paio di tiri pericolosi finiti fuori di poco, con un tentativo di autogol di Perisic, ma non ha mai dato l’impressione di essere nettamente più forte. Più forte sì, ma non nettamente, non in maniera schiacciante come direbbe la storia recente e la quantità e la qualità della rosa.

A proposito, quarta considerazione: la “seconda squadra” della Juventus, quella in panchina, stasera avrebbe dato filo da torcere all’Inter e avrebbe perso. Ad un certo punto, invece, il tifoso interista immaginava impossibili schieramenti tattici, circonvoluzioni di giocatori roteanti sui bastioni di Orione per immaginare una variazione credibile sul tema che fosse al tempo stesso pericolosa. Me compreso.

Quinta considerazione. L’Inter resta imbattuta in campionato e, considerando tutte le competizioni, è l’unica che può vantare uno 0 nella casella sconfitte: certo, non gioca le coppe (il City, per esempio, ha perso in settimana a qualificazione già ottenuta), ma intanto la statistica c’è ed è confortante.

Sesta considerazione. Anche nella sofferenza, anche con i tanti errori in fase di palleggio e di uscita, l’Inter non ha mai “mollato l’osso”, non ha ceduto, ha mantenuto la sua identità nella sofferenza. Poi ci sono quelle partite in cui non ti viene bene neanche quella azione che può cambiarti la partita (vedi quella di Icardi e il tiro di Brozovic a lato) ma paradossalmente è confortante sapere che buona parte della sofferenza è stata dovuta più ai propri errori che non i meriti dell’avversario. Insomma, da recuperare della strada, sì, ma sulla rosa e sulla maturità, non dal punto di vista del carattere, della tenuta mentale e sull’identità.

Per quello che vale, l’Inter si conferma anche discretamente portata alla corsa: anche oggi ha fatto gli straordinari (113,6 km) costringendo la Juventus per una parte di partita a correre male: nel complesso, i bianconeri si sono fermati sotto i 109km. Il disegno era di far correre l’Inter a vuoto, ma i nerazzurri non sono andati mai fuori giri.

Settima considerazione. Avevamo detto che sarebbe stato fondamentale evitare il maggior numero di errori individuali possibili: obiettivo fallito. Troppi errori, ma soprattutto errori che fanno perdere quella sicurezza di base che è necessaria in partite di questo profilo.

Gli errori (tanti, troppi) di Candreva e Perisic hanno tolto fluidità alla manovra, ma anche spinta ai terzini. Gli errori dei terzini hanno costretto le ali ad arretrare di 15 metri. Gli errori di Brozovic hanno inceppato una macchina che era stata bravissima, soprattutto per 30-35 minuti, ad arrivare sulla trequarti avversaria.

Ottava considerazione. L’Inter ha bisogno di trovare a gennaio una soluzione al problema trequartista. Perché Brozovic è assolutamente inaffidabile, Joao Mario a rischio impalpabilità e il trio Valero-Gagliardini-Vecino non può giocarle tutte. Non so se dovrà essere un centrocampista o un trequartista, ma urge soluzione. Così come la necessità di inserire gli altri nel più breve tempo possibile.

Nona considerazione. Partite così diventano anche un rischio, perché la squadra potrebbe sentirsi improvvisamente fragile e “più scarsa” di quanto non si sia pensata fino a oggi. Chi vuole trovare per forza legami con il passato non li troverà: non c’entra la sfida di Torino dell’anno scorso, partita che rendeva vana una rincorsa disperata, né nessuna delle partite dell’Inter di Mancini. Si tratta solo di lavorare sulla testa e pensare che si è cresciuti tanto e bene.

Dieci. A coprire le crepe della nove ci pensa lui, Luciano Spalletti. L’ho sentito in conferenza e devo ammettere che ho trovato un allenatore lucido, attento e determinato:

Mi ha fatto impressione la sicurezza, trasmessomi soprattutto dal rammarico sincero di non avere visto la sua vera squadra e le cose che avevano preparato. Senza Spalletti, non ci sarebbe punto 10 e il 9 avrebbe campo libero: lui, invece, mi dà la sensazione che saprà dare un senso positivo a questa partita, alle fragilità e agli errori che si sono manifestati. Spalletti mi dà sicurezza.

E se lo fa a me da casa, figuriamoci a loro ogni giorno in allenamento.

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Un pareggio che è importantissimo, nessuno lo sottovaluti. Per mezz’ora è stata anche una buona Inter, poi ha regalato campo e occasioni alla Juventus. Ha avuto timore e la difesa ha reagito troppo tempestivamente arretrando il baricentro, mentre Benatia ha mostrato di avere classe, qualità, letture e sapienza per giostrare le salite, facendo guadagnare metri e campo alla sua squadra, anche con alcuni anticipi di livello.

Nei momenti di difficoltà e contro le grandi squadre, concedere poco non può che essere un merito. Se Mourinho ci ha insegnato qualcosa… beh, è proprio questo assunto.

L’Inter ha affrontato tutte le sfide di vertice fuori casa: vittoria a Roma, pareggio a Napoli e Torino. Da adesso in poi saranno tutte in casa, compresa la prima con la Lazio a fine dicembre. Sarà pur piccolo ma è sempre un vantaggio.

Insomma, il messaggio è chiaro? Si tratta di un ottimo punto che non toglie nulla al campionato dell’Inter: non è un passo avanti e neanche indietro, è una conferma di quel che è l’Inter. Non si esce ridimensionati dal match, tutt’altro.

E le prossime 3 ce lo dimostreranno.

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