Spalletti contro Allegri: le chiavi tattiche del derby d’Italia

Molto spesso le grandi partite sono come del buon vino: più le guardi e più scopri cose che ad una prima visione, una seconda e poi una terza, ti erano sfuggite.

Juventus-Inter da questo punto di vista si scopre un po’ più povera: dopo la prima visione, chiaramente inficiata dall’ansia da prestazione, è stata partita che si è canalizzata quasi subito, e con insolita ripetitività, su alcuni canovacci tecnico e tattici di quasi immediata lettura.

Il che, però, non la rende meno interessante di altre, anzi.

La partita è suddivisibile in alcune parti: un inizio molto guardingo della Juventus, piuttosto insolito tutto considerato; un’Inter che rincula appena perde qualche duello individuale; un finale di primo tempo con i bianconeri in netta crescita; un secondo tempo che ha cambiato definitivamente padrone del gioco; un finale in cui c’è molta più confusione e le due squadre, stanche, non riescono più a mettere buone idee sul campo.

L’arbitro, purtroppo, non è stato esente da quel protagonismo che alla lunga condiziona gli andamenti del match: soprattutto nel secondo tempo il metro usato non è stato uniforme.

La scelta di Spalletti

esthia immmobiliareLe scelte dell’Inter non sono state fatte in funzione dell’avversario, o almeno non come intendiamo di solito: i perché e i percome analizzati soprattutto a fine dell’articolo. Quella più discussa e più importante è stata quella del trequartista.

Perché ha scelto Brozovic? La cosa importante è che non si è trattata di scelta soltanto dettata dalle sesazioni restituite dalla partita contro il Chievo. Andiamoci per gradi.

Spalletti è uno molto attento al gioco aereo: le statistiche sono impietose e dicono di un’Inter che ha segnato 7 gol di testa e ne ha subito zero su calci piazzati (occhio eh, sono due casistiche diverse), anche se Lazio (9) e Juventus (8) le stanno davanti per gol da palla inattiva (considerando i gol fatti con qualunque parte del corpo).

Nasce così la “mitologia” di un’Inter forte fisicamente: in una Serie A in cui 1 su 5 dei gol circa (qualcosa meno) è realizzato su calcio da fermo (la statistica arriva vicina a 1/3 se consideriamo i rigori), subire zero gol in questo fondamentale è… fondamentale.

Contro la Juventus l’ennesima riprova, con moltissima attenzione e preparazione su tutti i calci piazzati, anche e soprattutto per la statistica della Juventus sui calci piazzati… al punto che nel secondo tempo c’è stata appena qualche apprensione in più giusto quel paio di volte in cui il battitore era Dybala, ma qui c’entra anche l’imprevedibilità del mancino agli occhi della maggioranza dei destrorsi.

Santon in campo lo abbiamo “giustificato” così e nei giorni seguenti ne abbiamo avuto la riprova nelle parole di Spalletti, che ne ha elogiato anche la buona qualità tecnica con la palla tra i piedi.

Brozovic non è un gran colpitore di testa, va da sé, ma proprio l’inserimento di Santon consente a Spalletti di variare le scelte, fermo restando il caposaldo dell’attenzione sulle palle alte: se rinunci ai 190 cm di Gagliardini è anche perché puoi far conto sui 186 di Santon. E l’Inter ha una batteria di 7 ottimi o quantomeno buoni saltatori, se si escludono Borja Valero, Brozovic, Handanovic e Candreva, quest’ultimo comunque dotato di buon fisico.

Forse non è un caso che, infortunatosi Santon, 5 minuti dopo entri Gagliardini? Non ci sarebbe altra spiegazione, se non quella di un Candreva stanco (ma in quel caso Brozovic ha corso, pur malissimo, più di tutti), visto che il primo cambio della Juventus è alla mezz’ora e vede fuori Khedira per Dybala, mentre Santon esce al 18esimo del secondo tempo e Gagliardini al 26esimo.

Perché, tornando alla domanda, Brozovic e non Gagliardini, Joao Mario o Eder?

Col senno di poi l’idea di Spalletti era giusta anche in considerazione della scelta avversaria, perché la Juventus, come vedremo, ha letteralmente svuotato il centro per  bloccare le fasce all’Inter (la motivazione è stata data dal tecnico stesso e la analizzeremo nel dettaglio nella seconda parte).

Brozovic serviva per creare delle difficoltà al centro del campo, tanto che il croato ha interpretato una partita sostanzialmente diversa da quella contro il Chievo, non solo per la diversità dell’avversario, ma perché c’erano due esigenze: coprire Pjanic e sfruttare lo spazio al centro.

Qui vediamo la heatmap di Brozovic contro il Chievo (l’abbiamo analizzata la settimana scorsa, evidenziando come si fosse allargato molto sulla sinistra, assieme a Joao Mario, per scardinare la “gabbia” pensata per Perisic):

Questa è invece contro la Juventus: col Chievo è da leggersi attacco da sinistra verso destra, contro la Juventus da destra verso sinistra. Più le azioni sono ripetute e frequenti e più il colore diventa blu denso per poi passare al verde: il fatto che Brozovic non abbia zone verdi evidenti contro la Juventus ci può suggerire (ma è solo un sostegno statistico a fronte di quanto abbiamo visto) che non abbia mai trovato la posizione e non sia riuscito a incidere.

La passmap dell’account @11Tegen11 di Twitter ci dà altre indicazioni. L’Inter solitamente ha una buona uscita dal pressing grazie anche all’utilizzo dei terzini, spesso chiamate in causa molto presto vista la buona funzionalità di tutte le catene laterali: ultimamente, con l’ingresso di Santon, entrambe le fasce sono chiamate a costruire l’azione sin dall’inizio, con quel genere di costruzione bassa che per molti è sembrata qualche volta una complicazione. La Juventus è stata molto brava, da questo punto di vista, lasciando che l’Inter si incartasse spesso nel possesso palla:

1) l’azione cominciasse anche dal centro (ci sono i portatori migliori), rendendo più difficoltosa la ricezione sugli esterni e puntando sui duelli tra i centrocampisti, non tanto per provocarli all’errore ma per disturbargli le linee di passaggio e non farli ragionare;

2) D’Ambrosio e Santon pressati in fase di costruzione, erano invece più liberi di ricevere palla da scarico dei centrocampisti, quando però la Juventus si era già “riassettata” e aveva chiuso le opzioni di passaggio;

3) Asamoah ha sbagliato molti movimenti su Candreva, mentre dall’altra parte il controllo su Perisic ha funzionato: l’Inter, però, non ha quasi mai sfruttato a dovere (in realtà una sola volta) le possibilità date a Candreva per via di troppi errori nell’ultimo passaggio.

Per fare un raffronto sul gioco laterale, prendiamo come esempio un’altra passmap, quella dell’Inter nel match contro l’Atalanta:

Insomma, l’Inter costruiva anche discretamente bene e con pazienza, pur troppo spesso con eccesso di lentezza (e sulle ragioni ci torneremo nella parte che riguarda la Juventus), ma quando c’era da trovare la giocata su o da Candreva/Perisic e da Brozovic, praticamente ha quasi sempre commesso l’errore individuale.

Due dati statistici sottolineano il grande lavoro tattico della squadra di Allegri: l’Inter ha crossato 3 volte (dato della Lega Serie A: Opta ci suggerisce 11, ma entrambi i numeri sono sotto-media). Non solo, l’Inter ha fatto zero ripartenze, zero contropiedi, e quando dico “zero” intendo proprio zero: vedremo quando si tratterà di Juventus che è dato condiviso. È indice di quanto le due squadre siano state attentissime a rientrare presto e ricompattarsi.

La Juventus ha così bloccato quattro armi fondamentali per l’Inter: l’attivazione di Perisic nell’uno contro uno; la ripartenza rapida; il controllo di palla con l’aiuto delle fasce in fase di prima costruzione, tanto da avere visto tanti rilanci di Handanovic quanti non se ne vedevano da tempo. Infine, pur con pressing piuttosto alto, l’Inter non è riuscita ad avere quel controllo di palla tale da “invitare” la Juventus ad insistere oltre il necessario e scompaginare la quadratura bianconera.

Perché Spalletti non ha reagito?

Ammetto che in qualche caso, quest’anno, ho avuto delle perplessità sulle scelte del mister: tra tutte, la soluzione di sostituire Candreva con Brozovic esterno. Non che non ne capisca l’utilità, intendiamoci: Candreva molto spesso, come abbiamo visto più e più volte, si accentra per dare una mano ai centrocampisti, facendo “l’elastico” tra la fascia e l’interno.

Brozovic al suo posto è un segnale chiaro da questo punto di vista: un Cancelo o un Karamoh, figuriamoci un Eder, non riuscirebbero a garantire lo stesso tipo di adattabilità a questa necessità che il tecnico evidentemente sente.

Semplicemente, io non sono d’accordo, non mi piace, ma tant’è… non decido io e quello pagato per prendere decisioni anche impopolari è lui.

D’altra parte, abbiamo sempre sottolineato come il lavoro più grande e più importante di Spalletti sia stato dal punto di vista mentale, giusto?

Ad un certo punto è sembrato chiaro che Brozovic stesse fallendo totalmente e inesorabilmente le sue “mission” (probabile approfondimento video in settimana) e, quando ho visto che non cambiava niente neanche con la manovra dell’Inter che zoppicava, neanche quando era chiaro che gli esterni non avrebbero visto boccia, ho capito una volta di più che Luciano è entrato perfettamente nel mondo Inter, talmente “fit” che ha una sola spiegazione, una che abbiamo già dato a inizio settembre:

Talmente dentro, maturo, serio, pacato, misurato ma con la capacità di attirarsi le attenzioni negative per distrarle dalla squadra da farci pensare che Roma in realtà lo abbia limitato, forse per limiti suoi caratteriali, forse per l’ambiente, forse per lo spogliatoio o le dirigenze, chi può dirlo. Ma se Luciano nel recente passato mi aveva dato quel fastidioso senso di “utilitarismo a prescindere”, costi quel che costi, da quando è all’Inter dà segnali totalmente diversi.

La scelta di Spalletti ha una logica che punta in una direzione diversissima rispetto alle scelte di Allegri. Vedremo quanto la Juventus si è adattata, si è trasformata, ha cercato soluzioni al suo interno per opporsi all’Inter… e, beninteso, è un pregio che personalmente apprezzo moltissmo.

Spalletti, invece, ha puntato tutto sul percorso, sulla strada tracciata, sulla crescita intravista, sulla cosa più importante per questa squadra, quella che vale più dei punti, più degli schemi, più del top player… anzi, essendo l’unico vero top player di questo inizio stagione: l’identità.

L’Inter è rimasta fedele a sé stessa, prendendosi qualche rischio, ma senza stravolgimenti che potevano dare, in questa fase di crescita, il senso del timore reverenziale, della paura, dell’inferiorità. Quello che per una squadra matura, che vince da anni, che ha una formazione fatta di 24 titolari, è un punto di forza enorme, diventa un rischio, di più, un vulnus per una squadra che sta scoprendo sé stessa, si sta ricostruendo giornata dopo giornata, giocata dopo giocata: l’adattabilità, il trasformismo, l’utilitarismo della circostanza.

Puntare sul percorso, quindi, e non sulla contingenza.

Con l’aggiunta di una mossa psicologica: dentro Brozovic voleva significare “potete giocarvela alla pari per vincerla anche”, benché il campo abbia restituito il senso di una squadra chiaramente più forte, pronta e matura.

Tutto questo nonostante si stesse giocando in una delle roccaforti del calcio europeo, un terreno quasi inespugnabile. A fine anno scorso avevo raccolto delle statistiche che andrebbero aggiornate ma che erano impietose (ringrazio l’utente Facebook Marco Caliccia per lo “stimolo” alla ricerca di queste statistiche:

  • La Juventus è l’unica squadra in Italia ad avere vinto tutte le partite casalinghe in un campionato (2013-14, con 47 gol fatti e 9 subiti);
  • L’Allianz Stadium registra il numero di vittorie consecutive più lungo in serie A: 33;
  • A partire dall’11 settembre 2011 (prima partita giocata all’Allianz Stadium, ai tempi ancora Juventus Stadium) e fino a fine della scorsa stagione, la Juventus aveva vinto più partite in casa tra tutte le squadre europee, meno sconfitte in casa (3) e nella top 3 come gol subiti;
  • Negli ultimi 7 anni, la Juventus in casa ha pareggiato 16 volte e perso solo 4;
  • Dei 28 punti racimolati dagli avversari, l’Inter è riuscita a prenderne 5, Lazio e Sampdoria 4: Napoli, Roma e Milan (per dire di possibili grandi pretendenti/avversarie) è a 0 da quando esiste lo Juventus/Conad/Allianz Stadium;
  • La Juventus ha raccolto il 93% dei punti disponibili in casa;
  • La media punti della Juventus in casa allo Stadium è di 2,79 punti;

Ah, ed è appena finita Lazio-Torino, con i biancocelesti sconfitti.

Continuate a sminuire, mi raccomando.

Esthia immobiliare

Si poteva fare di più? Si poteva osare di più? Fare scelte diverse?

Sì, e scegliete voi l’avverbio che vi aggrada di più tra probabilmente e sicuramente. Ma, come detto a fine partita, “saprà dare un senso positivo a questa partita, alle fragilità e agli errori che si sono manifestati. Spalletti mi dà sicurezza“.

Il paradosso è che uno 0-0, senza subire reti, resistendo, ha restituito qualcosa di indefinibile a questa squadra, qualcosa che potremo davvero capire soltanto fra qualche mese. Non voglio arrivare agli estremi dell’amico Rudi Ghedini pronunciando l’impronunciabile, però questa squadra comincia a diventare una piacevole certezza.

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