Allegri contro Spalletti: le scelte tattiche della Juventus

Proviamo questa nuova versione. Chi ci legge da tempo sa quali sono le regole della casa: essere sempre in ritardo rispetto alla notizia e scrivere tanto, non importa se un approfondimento deve farvi compagnia per una settimana, se lo leggete in bagno o se rubate minuti al vostro lavoro.

Abbiamo spezzettato l’analisi post partita in due: la prima parte che riguarda le scelte di Spalletti, la seconda che riguarda quelle di Allegri.

A dare conforto all’esperimento anche il risultato di un sondaggio richiesto su Twitter: il sito è anche di chi lo legge e lo frequenta, pertanto è giusto consultarsi di tanto in tanto.

D’altra parte, visto il ritardo con cui pubblichiamo questa, sembra sia la scelta più saggia.

E benché possiate andare in home page e trovare la prima parte, link direttamente alla “prima puntata” per i più pigri.

Spalletti contro Allegri: le chiavi tattiche del derby d’Italia

Le scelte di Allegri

esthia immmobiliareAbbiamo visto come l’Inter abbia tentato più la carta psicologica e della identità piuttosto che adattarsi alla Juventus. quando ha dovuto farlo, soprattutto nel secondo tempo, lo ha concretamente realizzato con una formazione molto più corta e stretta rispetto al primo tempo, soprattutto con un baricentro più basso: non bassissimo, a dire il vero, ma fallita la prima pressione alta era molto rapida e ordinata nel rintanarsi nella sua metà campo.

Allegri, invece, ha scelto una strada diversa: avendo una squadra più pronta e matura, con una qualità e una quantità tecnica invidiabile, ha scelto di opporre all’avversario una formazione in grado di adeguarsi alle esigenze, capace di partire in un modo (4-4-1-1 sghembo in fase di non possesso, 4-3-3 in fase di possesso) per mutare successivamente in un chiaro 3-5-2 di partenza, come vedremo.

Anzitutto la prima mossa: disegnare formalmente un centrocampo a 3 con Matuidi e Khedira chiamati a giocare molto più larghi del solito, pur mantenendo costante il livello di attenzione e protezione del centro quando serviva.

Questo ha rafforzato le catene laterali e, come detto ieri, “svuotato” il centro, al punto che è sembrato persino lampante il disinteresse verso Brozovic. Una “mancanza di interesse” che è ampiamente dimostrabile da immagini e video di cui vi diamo degli esempi:

Le cose da notare in queste immagini sono sostanzialmente due: come detto, la libertà di Brozovic in pratica costante per tutta la partita; la lunghezza della Juventus in fase difensiva. Quando i bianconeri alzavano il pressing, non hanno quasi mai lasciato spazio vero alle spalle dei difensori, perché sono quelli in cui Candreva, Icardi e Perisic riescono a fare male: l’unico che ha avuto 3-4 occasioni è stato Candreva, ma l’ultimo passaggio dei compagni è arrivato con lentezza, sbagliato oppure troppo arretrato.

Una scelta rischiosa ma ponderata: come abbiamo detto nell’analisi pre-partita, quando giochi una sfida con tante sfaccettature e contro una squadra con più punti di forza, da qualche parte devi pur lasciare qualcosa, devi tentare la sorte e sperare che la tua squadra sia, sic et simpliciter, più brava dell’altra. In questo caso si scommette sul pericolo minore: credo che in Italia conoscano tutti Brozovic e, nel caso di una giornata positiva, Allegri si sarebbe adeguato di conseguenza… solo che non ce n’è stato bisogno.

Le immagini servono anche a indicare diverse situazioni di pressing nella quale i bianconeri sono riusciti ad adattarsi in maniera davvero interessante, costringendo più spesso Handanovic al rilancio e impedendo il più possibile il flusso di gioco basso sugli esterni. Tutto ideato e fatto benissimo in campo.

La Juventus ha così costretto l’Inter a giocare palle più lunghe: nonostante un possesso palla spesso ordinato e senza grossi patemi, l’Inter ha optato per oltre 60 lanci lunghi (sono compresi anche i cambi di lato). Altrettanti, qualcosa in più, la Juventus, che però l’ha scelta come strategia d’offesa: da una parte il disegno di togliere all’Inter la sicurezza del pressing alto, dall’altra lo sfruttamento della buona vena di Pjanic che di prima ha spesso trovato soluzioni interessanti in uscita dal pressing. Pjanic, a mio avviso, di gran lunga il migliore dei suoi anche in fase di non possesso, nella quale ha prodotto un lavoro enorme in uscita nel pressing quando i compagni fallivano, lasciando Brozovic al suo trotterellare e intervenendo ora sugli esterni e, più di frequente, su Borja Valero, operazione fondamentale per i piani della Juventus.

La scelta di Allegri, però, non si basa solo sulle qualità dei singoli calciatori.

L’Inter è la squadra che crossa di più in Italia e ha anche due calciatori di ottimo livello sul tempismo in area su queste situazioni, come Perisic e Icardi, ma come dicevamo è tutta l’Inter a funzionare sotto questo aspetto, visti i 7 gol di testa, così come gli assist sommati di Candreva (7) e Perisic (6) che secondo la Lega Serie A sono la migliore coppia per “tentati assist”, con uno straordinario “32” che viene avvicinato solo dal 29 di Insigne e Mertens (il Napoli diventa mostruoso sul terzetto, aggiungendo i 10 assist tentati da Callejon), mentre la terza coppia è Immobile-Luis Alberto a 21.

La precisione dei cross nerazzurri sta vertiginosamente crescendo: ancora c’è un saldo negativo (le uniche in Serie A: Spal, Udinese, Sampdoria, Bologna e Inter) ma i cambi apportati da Spalletti stanno accorciando la forbice e ci si sta avvicinando al pareggio, con un solo cross di differenza tra quelli azzeccati e quelli sbagliati, ancora comunque troppo: 128, il Milan penultimo a 113 e il Napoli a 112.

Questo, per Allegri, era il maggior pericolo. Nell’analisi pre-partita mi ero sbilanciato, ipotizzando che Allegri forzasse questa scelta rafforzando il centro e giocandosela sull’esperienza e sulla qualità dei suoi difensori. Invece ha scelto proprio di non fare giocare l’Inter sulle fasce, neutralizzando con 3 uomini le catene laterali, uomini che talvolta diventavano 4.

Abbiamo visto per l’Inter la distribuzione dei passaggi, che è anche distribuzione dei giocatori in campo, postata su Twitter dall’[email protected] e basata su dati Opta. Guardiamo quella della Juventus, dove è possibile apprezzare i triangoli di cui parlavamo prima, la splendida solitudine di Pjanic e quanto invece la Juventus abbia spinto sulle catene laterali:

Riguardiamo quella dell’Inter:

Abbiamo detto che la strategia era molto simile, per molti versi, a quella usata contro il Napoli: guardiamo la passmap contro il Napoli, dove è possibile apprezzare non solo l’estremizzazione del ruolo di Matuidi, visto che il Napoli è costantemente sbilanciato a sinistra:

passmap juventus napoli

Guardiamo quella contro il Barcellona per fare un raffronto tra le posizioni di Matuidi ma anche della diversa distribuzione del pallone con Pjanic molto più “centrale” nel gioco:

passmap juventus barcellona

Per concludere, le posizioni medie di Whoscored (l’unica da cui sembra potersi desumere più facilmente una difesa a 3):

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La Juventus, quindi, ha creato un sistema di triangoli sugli esterni in cui l’interno di metà campo offriva sempre appoggio in fase di possesso e sostegno in fase di non possesso. Questo ha comportato la splendida solitudine di Pjanic centralmente, mai sfruttata davvero dall’Inter.

La copertura delle fasce è rimasta inalterata anche in caso di forzatura, da parte dell’Inter, nella creazione di un lato debole: almeno due juventini a presidiare e questo ha impedito all’Inter di fare cambi di campo spesso pericolosi per i nerazzuri. Alla fine la palla girava con più lentezza e con una sorta di… “ridondanza” nelle scelte che la faceva diventare troppo prevedibile.

Per sfruttare al meglio il meccanismo, la Juventus dopo 25 minuti (circa) del primo tempo è passata a una difesa a 3 (che non spunta in nessuna statistica, heat o passmap: fidatevi sulla parola), con De Sciglio molto più centrale e Asamoah e Cuadrado sugli esterni. Pur non essendo uno schema rigido (quando necessario  i bianconeri si chiudevano a 4), era la base dell’attacco e del pressing: non è un caso che dopo la mezz’ora anche Asamoah sia cresciuto offensivamente.

Ma la cosa più interessante era la posizione di Mandzukic e Higuain nel primo pressing: non pressavano immediatamente ma bloccavano le linee di passaggio sugli esterni e “imbottigliavano” la manovra dell’Inter. Scegliamo una immagine su tutti, tra l’altro una in cui già Spalletti (è del 2° tempo) aveva provato a variare la posizione dei terzini chiedendo a Vecino e Borja Valero di abbassarsi di più. La Juventus ha tamponato come meglio non si poteva.

Se c’è stato un limite nell’impostazione di Allegri è stato l’eccesso di timore, il non voler rischiare nulla, anche a costo di produrre piuttosto poco rispetto ai propri standard, figuriamoci quelli casalinghi.

Allegri, però, la sa certamente più lunga di noi e se l’ha preparata così ha i suoi motivi. Quando ha fatto i cambi, soprattutto quello di Dybala, forse era già troppo tardi.

Per l’Inter si è trattata di una sfida di livello superiore rispetto a qualunque altra nel campionato italiano: neanche Roma e Napoli erano state così impegnative, e di certo non è un demerito dell’Inter. Una tattica del genere, così facilmente adattabile alle situazioni di gioco, così camaleontica, così per certi versi rischiosa, in Italia è possibile solo alla Juventus.

Il paradosso, quindi, vuole che avere costretto Allegri a una tattica così guardinga per molti versi ed essere usciti dall’Allianz con un prezioso 0-0 è una sorta di… “patente”: benché la strada sia lunga e c’è tantissimo da fare, l’Inter è considerato avversario temibile anche da chi fino all’anno scorso non sentiva l’esigenza di tutte queste “precauzioni” (e forse è uno dei motivi della sconfitta dell’andata).

Insomma, Pordenone o meno, l’Inter c’è e lo dimostra l’attenzione esasperata dell’avversario più importante.

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